Utente:WalrusMichele/Studio Ghibili

SituazioneModifica

               

To doModifica

  • Portare il maggior numero di voci da D a C.
  • Tradurre la corrispettiva voce francese ed integrare in La città incantata.

RisorseModifica


AccoglienzaModifica

Nausicaä della Valle del ventoModifica

Scrivere distribuzione in forma discorsiva con info sui singoli paesi.

Laputa - Castello nel cieloModifica

Controllare durata dei brani in colonna sonora.

Il mio vicino TotoroModifica

 
Ricostruzione della casa di Satsuki e Mei.

Pioggia di ricordiModifica

Pioggia di ricordi (おもひでぽろぽろ Omohide poro poro?) è un film d'animazione giapponese scritto e diretto da Isao Takahata e basato sul manga omonimo di Hotaru Okamoto e Yūko Tone[1]. Prodotto da Toshio Suzuki e animato dallo Studio Ghibli, è stato proiettato per la prima volta in Giappone il 20 luglio 1991[2]. L'edizione italiana è stata curata da Lucky Red, proiettata in anteprima al Lucca Comics & Games e distribuita direttamente per il mercato home video in DVD e Blu-ray a partire dal 2 dicembre 2015[3].

Nel film, Takahata adotta una struttura narrativa basata sull'alternanza tra il soggiorno della protagonista in campagna e ricordi della sua infanzia, sviluppando dei temi a lui cari e ricorrenti nelle sue opere: l'importanza dei valori tradizionali, della vita comunitaria, del rispetto della natura e del lavoro agricolo. Infine il regista pone la sua eroina davanti ad una drastica scelta: inseguire una carriera a Tokyo o sposarsi e andare ad abitare nella regione rurale di Yamagata.

Il film è ritenuto una tappa importante per i lungometraggi anime soprattutto per l'originalità della tematica proposta, dal momento che la vita sentimentale di una office lady di trent'anni è un soggetto piuttosto insolito per un film di animazione[4]. Pioggia di ricordi esplora un genere che all'epoca si pensava tradizionalmente non adatto all'animazione: un dramma realistico scritto per gli adulti, indirizzato soprattutto alle donne. Il lungometraggio tuttavia ha avuto un buon successo ai botteghini giapponesi, risultando il film giapponese campione d'incassi del 1991[5].

I sospiri del mio cuoreModifica

L'un des aspects frappants du film est sa justesse de ton concernant les passions adolescentes de nos héros. Si l'on devait résumer l'intrigue amoureuse, cela pourrait se résumer à ça : un garçon de club de base-ball aime Yuko qui, elle, rêve de Sugimora, qui n'a jamais avoué son penchant pour Shizuku, qui elle s'aperçoit de sentiments pour Seiji, qui lui est fou amoureux de Shizuku depuis fort longtemps, sans jamais lui avoir dit !! Derrière ce marivaudage évoquant irrésistiblement des rebondissements à répétitions dignes des Feux de l'Amour, le réalisateur ne sombre pourtant jamais dans la caricature. Le spectateur ne porte jamais un regard condescendant sur ces jeunes gens, bien au contraire, il se prend immédiatement au jeu. On se sent réellement concerné par les atermoiements de ces jeunes japonais, on les comprend, quelque soit l'âge du spectateur ou son vécu.

Kondô aborde également le thème très contemporain de la scolarité, en prenant pour toile de fond le lycée et le fameux concours d'entrée, qui sont des leitmotivs dans l'animation japonaise. Mais ici, Kondô ne cherche pas à montrer forcément des jeunes gens bien intégrés, prêts à entrer dans le système éducatif japonais ultra compétitif. On peut même voir dans l'oeuvre de Kondô une réflexion sur la pression scolaire chez les adolescents japonais. Shizuku refuse ce système aliénant qui annihile ses aspirations au point qu'elle ignore ce qu'elle attend réellement de l'avenir. De manière plus globale on peut être amené à s'interroger sur la "normalité" voulue par une société qui devient néfaste lorsqu'elle bride les esprits. La famille de Shizuku incarne ainsi la famille japonaise moderne idéale, ouverte et tolérante. Elle reste imperméable aux pressions extérieures pour le bien-être de chacun, qu'il soit parent (la mère de Shizuku concilie travail et vie familiale) ou enfant.

Un autre aspect traité par le film, encore plus évident, est le passage de l'adolescence à l'âge adulte, la découverte de soi. Ce thème, que l'on retrouve chez Miyazaki (Kiki, Le Voyage de Chihiro, Le château ambulant), est traité sans lourdeur. Shizuku se rend compte que c'est maintenant qu'elle doit faire des choix importants qui conditionneront le reste de sa vie, qu'ils soient amoureux ou professionnels. Kondô alterne donc des scènes légères et drôles et des réflexions plus graves sur la prise de conscience de soi, de ses aspirations et de ses responsabilités. C'est un regard très juste que pose Kondô sur ce parcours initiatique qu'est l'adolescence, jalonnée des plus grandes joies, comme des plus grands doutes.[6]

"I tried to focus on how the 15-year-old girl has grown up, and the heroine finally will reach a point where she can understand what she is through experiencing pure love," Miyazaki says.

"So I think it is wrong that the current education system and a society that gives so much importance to academic background kills individuality of young people." Discover your potential ability so that you can do a better job than others, is the message Miyazaki wants to convey to the younger generation.

"Everything Japan has long been proud of, such as the lifetime employment system and flawless labor- management system, have become cracked from the inside," Miyazaki says. "Many fathers of dankai-no-sedai (1st baby boomers aged 45 to 48) have lost their confidence and come to notice that graduating from a prestigious university and working for a big company doesn't always lead to happiness in their lives as they toil for their families."[7]

  • Guido Tavassi, Storia dell'animazione giapponese, Tunué, 2012, p. 254, ISBN 978-8897165514.


Nella proposta avanzata allo Studio Ghibli per Mimi wo sumaseba Miyazi scrive, che il film dovrà trasmettere un messaggio di speranza per i giovani, per non arrendersi ad essere solo comparse nella "scena della vita" e riaccendere i desideri nei loro cuori ed abbracciare con forza i propri sogni. Per mostrare al pubblico il modo per condurre una vita ricca e sana in una società sempre più materialistica.[8]

Princess MononokeModifica

Design e scenografia
 
Shiratani Unsui forest, Yakushima.
 
Shiratani Unsui forest, Yakushima.

Nell'aprile del 1995 l'animatore Masashi Ando ultimò il character design dei personaggi a partire dagli storyboard di Miyazaki. A maggio Miyazaki realizzò i primi storyboard definitivi. Nello stesso periodo Miyazaki e Ando visitarono la foresta dell'isola di Yakushima e la regione montuosa del Shirakami-Sanchi come location scouting, insieme ad un gruppo di direttori artistici, addetti ai fondali e animatori digitali, per tre giorni[9]. La produzione iniziò a luglio[10]. Gli storyboard definitivi del finale furono completati solo pochi mesi prima del debutto cinematografico del film[11].

Inspired by John Ford, an Irish-American director best known for his Westerns, Miyazaki created Iron Town as a "tight-knit frontier town" and populated it with "characters from outcast groups and oppressed minorities who rarely, if ever, appear in Japanese films." He made the characters "yearning, ambitious and tough."[12] Miyazaki did not want to create an accurate history of Medieval Japan, and wanted to "portray the very beginnings of the seemingly insoluble conflict between the natural world and modern industrial civilization."[13] The landscapes appearing in the film were inspired by Yakushima.[14] Despite being set during the Muromachi period, the actual time period of Princess Mononoke depicts a "symbolic neverwhen clash of three proto-Japanese races (the Jomon, Yamato and Emishi)."Template:Sfn

Yakul, la cavalcatura è stata scelata perché sarebbe stato più facile disegnare un animale immaginario e perché un cavallo avrebbe immediatamente fatto associare Ashitaka all'idea di samurai, che Miyazaki voleva evitare. Anche se non è mostrato nel film, Miyazaki ha sviluppato un background per il personaggio di Lady Eboshi. Il suo passato di sofferenze l'ha resa una donna forte, risoluta e con la voglia di creare un paradiso per sé e la sua gente. La città del ferro non è stata rappresentata sotto una guida maschile perché sarebbe stato un amministratore, mentre una donna sarebbe stata una rivoluzionaria. Dare un senso di un organismo innovativo, rivoluzionario, con un ideale, che lavora sodo. Il Dio Cervo dà la vita di notte così gli ha dato un aspetto diverso di giorno e di notte. Colui che cammina nella notte. Dio minore, non è una creatura gentile. L'arma usata da Lady Eboshi di chiama kasou (lett. "lancia di fuoco") ed è un'arma da fuoco già usata in Cina nel XV secolo e successivamente importata in Giappone prima dell'arrivo dei fucili occidentali. http://www.nausicaa.net/miyazaki/interviews/m_on_mh.html

Princess Mononoke was produced with an estimated budget of ¥2.35 billion (approximately US$23.5 million).[15][16][17]

Distribuzione

Two titles were originally considered for the film. One, ultimately chosen, has been translated into English as Princess Mononoke. The other title can be translated into English as either The Story of Ashitaka or The Legend of Ashitaka. In a Tokyo Broadcasting System program, televised on November 26, 2013, Toshio Suzuki mentioned that Hayao Miyazaki had preferred The Legend of Ashitaka as the title while Suzuki himself favoured Princess Mononoke. Suzuki also mentioned that Miyazaki had created a new kanji to write his preferred title.[18][19]

Tematiche trattate e analisi
Accoglienza

Princess Mononoke received a highly positive response. The Daily Yomiuri's Aaron Gerow called the film a "powerful compilation of [Hayao] Miyazaki's world, a cumulative statement of his moral and filmic concerns."[20] Leonard Klady of Variety said that Princess Mononoke "is not only more sharply drawn, it has an extremely complex and adult script" and the film "has the soul of a romantic epic, and its lush tones, elegant score by Joe Hisaishi and full-blooded characterizations give it the sweep of cinema's most grand canvases."[21] Roger Ebert of the Chicago Sun-Times stated "Princess Mononoke is a great achievement and a wonderful experience, and one of the best films of the year."[22] Ty Burr of Entertainment Weekly called the film "a windswept pinnacle of its art" and that it "has the effect of making the average Disney film look like just another toy story."[23] However, Stephen Hunter of the Washington Post stated that the film "is as spectacular as it is dense and as dense as it is colorful and as colorful as it is meaningless and as meaningless as it is long. And it's very long."[24] Kenneth Turan of the Los Angeles Times said that the film "brings a very different sensibility to animation, a medium he views as completely suitable for straight dramatic narrative and serious themes."[25] Todd McCarthy, also of Variety, called the film "a savage and beautiful episode in the ongoing battle between man and nature."[26]

The voice acting for the English version of Princess Mononoke was met with a mostly positive response. Ebert said that it was "well and carefully dubbed with gifted vocal talents."[22] McCarthy said that "the [film's] dubbing, while robbing any film of its intrinsic aural personality, does much less egregious damage to an animated film than it does to a live-action piece"[26] Ty Burr of Entertainment Weekly gave the film an "A" grade. Burr said that the film is "the passing of mankind from pagan beliefs into a complex, ruinous modernity" and said that the characters are "straight out of a Joseph Campbell playbook."[23]

The film's ecological and historical themes was also praised. Klady stated that the film shares the same ecological theme as Pom Poko, but is "much richer, drawing upon [Japan]'s history and adapting folkloric legends for a highly original tale."[21] Janet Maslin of The New York Times quipped that "the image of plants and flowers springing to life beneath the Forest Spirit's hooves as he walks is simple, meaningful and ravishingly presented." Maslin also said that "[the film]'s forests, imbued with a stirring, forthright sense of natural beauty, turn out to be filled with Mr. Miyazaki's fanciful inventions."[27] Turan said that Miyazaki "marries a remarkable sense of visual fantasy, both lyric and violent, with an ecology-themed story and complex characters. It's an adult fairy tale, animation as we've not experienced it before--exactly what devotees of writer-director Hayao Miyazaki have come to expect." Turan would later go on to say that Miyazaki "creates a self-contained world that could not exist without animation, and a more satisfying use of the medium would be difficult to imagine."[25]

Princess Mononoke ranked 488th on Empire's 2008 list of the 500 greatest movies of all time.[28] Terry Gilliam ranked the film 26th on Time Out's 50 greatest animated films.[29] As of September 2012, the film review aggregator website Rotten Tomatoes reported a 93% approval rating based on 83 reviews, with an average rating of 7.7/10. It offers the consensus: "With its epic story and breathtaking visuals, Princess Mononoke is a landmark in the world of animation."[30] On Metacritic, the film achieved an average score of 76 out of 100 based on 29 reviews, signifying "generally favorable reviews."[31]

I racconti di TerramareModifica

Produzione

Il film è tratto liberamente dagli eventi narrati nel quarto e quinto episodio del ciclo fantasy di Earthsea, scritto dall'autrice californiana Ursula K. Le Guin. Hayao Miyazaki aveva chiesto all'autrice il permesso di produrre un adattamento della saga già nei primi anni ottanta, ma, essendo il regista a quel tempo conosciuto in occidente solo per la serie animata Conan, il ragazzo del futuro, questo non gli venne concesso. Quando però, una decina d'anni dopo, Le Guin vide Il mio vicino Totoro, rimase folgorata dallo stile del regista, decidendo di tornare sui suoi passi e riproporre lei stessa l'adattamento delle sue opere[32]. Nel 2004 il maestro era impegnato in un contratto per la produzione de Il castello errante di Howl, e non avrebbe potuto liberarsi per tempo. Cogliendo l'occasione per entrare nel mondo dell'animazione, Gorō Miyazaki subentrò al padre ed accettò il contratto su proposta di Toshio Suzuki, contro il parere del padre che non lo riteneva pronto a dirigere un film d'animazione.

Le Guin non è rimasta troppo soddisfatta della versione cinematografica, in parte per l'introduzione di personaggi e situazioni non in linea con lo spirito del libro, e in parte per l'amarezza di non aver ottenuto la regia di Miyazaki senior[32].

Distribuzione
Data di uscita

Le date di uscita internazionali sono state[33]:

Edizione italiana

Nel 2006 I racconti di Terramare è stato presentato come film fuori concorso alla 63ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, ricevendo però una fredda accoglienza dalla critica.

Accoglienza

In Giappone, invece, il film ha ricevuto un ottimo apprezzamento, arrivando al primo posto nella classifica dei film più visti e rimanendovi per ben cinque settimane.

NoteModifica

  1. ^ (EN) Only Yesterday: Frequently Asked Questions (FAQ): Q: Is it based on a manga or a book?, Nausicaa.net. URL consultato il 1º aprile 2016.
  2. ^ (EN) Omohide Poro Poro, Big Cartoon Database. URL consultato il 1º aprile 2016.
  3. ^ Domenico Misciagna, Pioggia di ricordi dello Studio Ghibli da oggi in Blu-ray e dvd: ecco una clip, Comingsoon.it, 2 dicembre 2015. URL consultato il 1º aprile 2016.
  4. ^ Mario A. Rumor, The art of emotion. Il cinema d'animazione di Isao Takahata, Rimini, Guaraldi-Cartoon Club, 2007, pp. 243 e segg., ISBN 978-88-8049-315-0.
  5. ^ (JA) 過去興行収入上位作品 1991年(1月~12月), Motion Picture Producers Association of Japan. URL consultato il 1º aprile 2016.
  6. ^ (FR) Analyse de Mimi wo Sumaseba, Buta-connection.net. URL consultato il 23 febbraio 2014.
  7. ^ (JA) Mitsunori Toda, Animator loses sight of utopia, The Daily Yomiuri, 25 aprile 1995. URL consultato il 23 febbraio 2014.
  8. ^ (EN) Hayao Miyazaki, Why Shōjo Manga Now?, in Starting Point 1979-1996, Viz Media, 4 agosto 2009, p. 269-272, ISBN 978-1421505947.
  9. ^ Cavallaro, p. 120
  10. ^ Errore nelle note: Errore nell'uso del marcatore <ref>: non è stato indicato alcun testo per il marcatore McCarthy185
  11. ^   (JA) Toshio Uratani, Princess Mononoke: Making of a Masterpiece, Buena Vista Home Entertainment, 2004.
  12. ^ The Myth of Princess Mononoke and Miyazaki's vision, Miramax Films. URL consultato il September 15, 2012 (archiviato dall'url originale il May 25, 2008).
  13. ^ The Myth of Princess Mononoke and Miyazaki's vision, Miramax Films. URL consultato il September 15, 2012 (archiviato dall'url originale il May 25, 2008).
  14. ^ (Japanese) もののけ姫 ロケ地情報, su loca.ash.jp. URL consultato il September 1, 2012. Lingua sconosciuta: Japanese (aiuto)
  15. ^ Errore nelle note: Errore nell'uso del marcatore <ref>: non è stato indicato alcun testo per il marcatore mov
  16. ^ Movie-Vault.com, Movie-Vault.com, 28 marzo 2005. URL consultato il 1º novembre 2013.
  17. ^ Articles about Mononoke Hime, Webcitation.org. URL consultato il 1º novembre 2013.
  18. ^ Hayao Miyazaki, 「もののけ姫」 企画書, in 出発点, San Francisco, Viz Media, July 31, 1996, pp. 272–274, ISBN 978-1-4215-0594-7. URL consultato il December 16, 2013.
  19. ^ (Japanese) 100秒博士アカデミー: 鈴木 敏夫 100秒博士アカデミー, RCC, November 26, 2013. URL consultato il January 28, 2014. Lingua sconosciuta: Japanese (aiuto)
  20. ^ Gerow, Aaron, A Spirited Battle for Nature, in Daily Yomiuri, July 10, 1997, p. 9.
  21. ^ a b Leonard Klady, Princess Mononoke, Reed Business Information, January 29, 1998. URL consultato il September 14, 2012.
  22. ^ a b Roger Ebert, Princess Mononoke, in Chicago Sun-Times, October 29, 1999. URL consultato il September 14, 2012.
  23. ^ a b Burr, Ty, Princess Mononoke Review, in Entertainment Weekly, October 29, 1999. URL consultato il September 14, 2012.
  24. ^ Hunter, Stephen, The Bland Violence of 'Mononoke', in Washington Post, November 5, 1999. URL consultato il September 15, 2012.
  25. ^ a b Kenneth Turan, 'Mononoke' a Haunting, Magical World of Fantasy, in Los Angeles Times, October 29, 1999. URL consultato il September 14, 2012.
  26. ^ a b Todd McCarthy, Princess Mononoke, Reed Business Information, October 28, 1999. URL consultato il September 14, 2012.
  27. ^ Maslin, Janet, Movie Review - Princess Mononoke, in The New York Times, September 27, 1999. URL consultato il September 15, 2012.
  28. ^ The 500 Greatest Movies of All Time, in Empire, Bauer Consumer Media. URL consultato il June 14, 2010.
  29. ^ Time Out's 50 greatest animated films: Part 3, in Time Out. URL consultato il September 15, 2012.
  30. ^ Princess Mononoke (Mononoke-hime), in Rotten Tomatoes, Flixster. URL consultato il September 15, 2012.
  31. ^ Princess Mononoke, in Metacritic, CBS Interactive. URL consultato il September 11, 2012.
  32. ^ a b (EN) Ursula K. Le Guin, Gedo Senki, Ursulakleguin.com. URL consultato il 17 maggio 2014.
  33. ^ (EN) I racconti di Terramare (2006) - Release Info, Internet Movie Database. URL consultato il 17 maggio 2014.