Pignola

comune italiano
Pignola
comune
Pignola – Stemma
Pignola – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
ProvinciaProvincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Amministrazione
SindacoGerardo Ferretti[1] (Lista civica) dal 10/06/2018
Territorio
Coordinate40°34′N 15°47′E / 40.566667°N 15.783333°E40.566667; 15.783333 (Pignola)Coordinate: 40°34′N 15°47′E / 40.566667°N 15.783333°E40.566667; 15.783333 (Pignola)
Altitudine927 m s.l.m.
Superficie56,24[2] km²
Abitanti6 931[3] (31-3-2018)
Densità123,24 ab./km²
FrazioniCampo di Giorgio, Molino di Capo, Mulino di Piede, Pantano, Petrucco, Piancardillo, Ponte Mallardo, Pozzillo, Rifreddo, Sciffra, Serra San Marco, Tora, Tuorno.
Comuni confinantiAbriola, Anzi, Potenza, Tito
Altre informazioni
Cod. postale85010
Prefisso0971
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT076062
Cod. catastaleG663
TargaPZ
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Nome abitantipignolesi
PatronoMaria Santissima degli Angeli
Giorno festivodal terzo sabato alla quarta domenica di maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pignola
Pignola
Pignola – Mappa
Posizione del comune di Pignola all'interno della provincia di Potenza
Sito istituzionale

Pignola (Vïgnuòlë in dialetto locale)[senza fonte], chiamato anche il paese dei portali[4] in riferimento ai numerosi ingressi decorati nel suo centro storico, è un comune italiano di 6.931 abitanti[3] della provincia di Potenza in Basilicata.

Pignola nel 1703

TerritorioModifica

Pignola è un comune italiano della provincia di Potenza in Basilicata. Confina ad est con Anzi, a sud-ovest con Abriola, ad ovest con Tito ed a nord con Potenza. Il territorio pignolese si estende per 55,51 km² ed ha un’altitudine che va dai 700 m di Pantano-Petrucco ai 927 del centro abitato, fino ai 1476 m del M. Serranetta che rappresenta il punto più alto del territorio pignolese[5]. Conta 6.962 abitanti[6]. Il comune comprende tredici frazioni: Campo di Giorgio, Molino di Capo, Mulino di Piede, Pantano, Petrucco, Piancardillo, Ponte Mallardo, Pozzillo, Rifreddo, Sciffra, Serra San Marco, Tora, Tuorno.[7] Distante km dal capoluogo, è diviso in due parti: il centro storico, con il resto del paese a monte, e il Pantano che è la sua più importante frazione situata a pochi passi dal lago del Pantano e dall'oasi WWF. La zona è ad alta pericolosità sismica. Il territorio è prevalentemente boscoso e sono presenti numerosi corsi d’acqua che vanno ad alimentare il Basento; numerose anche le sorgenti potabili ma non degne di nota per l’esigua quantità d’acqua. A pochi passi dalla frazione di Pantano a 770 m. di altitudine, è situato un lago, il Lago di Pantano di Pignola, tutelato da una riserva naturale originatosi da un’antica palude bonificata durante il periodo fascista[8]. L’ambiente, nel quale nell’800 Emilio Fittipaldi segnalò la presenza della lontra, è caratterizzato da erbe rare e tipiche della zona umida, oltre a salici, ontani, pioppi, mentre le rive fangose del lago sono un’importante stazione di sosta e nidificazione per oltre 150 specie di uccelli tra cui rapaci, poiane, folaghe, nibbi, gheppi, aironi, cormorani e tuffetti. Attorno al lago è presente un sentiero, percorribile anche in inverno e di sera, che attraversa tutto l’ambiente circostante.

StoriaModifica

Dalle origini agli AngioiniModifica

Pignola, detta anticamente Vineola, fu in seguito chiamata Vignola. Incerto è il significato di questi nomi riconducibili comunque al latino vinea, vigna. A partire dal 1863 il comune fu autorizzato ad assumere il suo attuale nome, Pignola di Basilicata, termine che potrebbe riferirsi a qualche pineta del luogo[9].

La mancanza di testimonianze precise fa sì che gli studiosi non siano concordi nel datare la nascita di questo paese. Il Lavista attribuisce la fondazione di Pignola all’imperatore Tito Vespasiano, che avrebbe mandato le sue truppe a fondare diversi paesi della Lucania tra cui Tito, Pignola e Castrum Gloriosum.[10] Il Rendina invece, nelle Historiae della città di Potenza, afferma che il paese fu fondato da alcuni nobili potentini che fuggirono da Potenza dopo essere stati sopraffatti da una rivolta della popolazione.

Con l’anno mille il paese fu governato dai Bizantini e poi dai Normanni; il feudo di Vineola viene infatti citato nel catalogo dei baroni normanni. Più tardi Federico II di Svevia governerà su tutta la Basilicata. In epoca sveva, infatti, intorno al 1240 Pignola è chiamata dall’imperatore Federico II a contribuire alle spese di restauro del castello di Lagopesole.

Nel 1266 la Basilicata passa nelle mani degli Angioini e poi di diversi feudatari, tra cui Rinaldo De Puy e Giovanni Pipino[11].

Dalla Regina Giovanna alla fine della feudalitàModifica

Alla morte del Re Ladislao, gli successe la sorella Giovanna che sembrerebbe avesse abitato a Pignola vicino la Chiesetta di San Nicola. Giovanna concesse a Pignola privilegi e doni tra cui l’istituzione della Fiera. Nel 1420 la regina Giovanna fondò la casa Santa Ave Gratia Plena di Napoli, meglio conosciuta come “Casa dell’Annunziata”[12] a cui donò la terra di Pignola. Alla sua morte le successe Alfonso D’Aragona che, dopo aver lottato per la successione al trono contro Renato d’Angiò, decise di ricompensare le famiglie che lo avevano sostenuto (tra queste quella dei Guevara a cui il re concesse molte terre tra cui anche la città di Potenza). Proprio in questi anni la Casa dell’Annunziata cedette in enfiteusi la terra di Pignola al conte Innico de Guevara. Grazie a questa cessione si registrò a Pignola un grande aumento demografico dovuto al trasferimento in paese di diverse famiglie tra cui: La Vista, Romeo, Scavone, Albano, Padula.

La violenta epidemia di peste del 1656 colpì tutta la zona del Potentino e Pignola si vide decimare gli abitanti. Nonostante ciò il paese continuò a crescere negli anni successivi non solo demograficamente ma anche culturalmente spronato dalla presenza di due conventi che erano nel suo territorio.

Verso la fine del 1600 numerose bande di briganti infestavano continuamente invadendo terre coltivate assaltando molte masserie isolate e distruggendo tutto ciò che trovavano sul loro cammino. Tra i briganti più temuti Francesco Cauzillo di Pignola, detto l’arrabbiato, che con altri banditi, tra cui Giuseppe Postiglione e Bernardo Guma, fu accusato di furti, rapine, omicidi, sequestri di persona e ricatti. Proprio per l'esistenza di queste bande molti Pignolesi vennero perseguitati per aver fornito appoggi ai Cauzzillo (una delle bande più note all'epoca).

Il Settecento e la Relazione GaudiosoModifica

Dalla Relazione Gaudioso, stilata agli inizi del 1700 per ordine reale dall'avvocato fiscale Don Rodrigo Maria Gaudioso, apprendiamo che la terra di Pignola era esposta verso Tramontana per cui "li terreni sono molto sterili e di gran povertà. (...) La gente bassa era di costume rissoso, poi, col beneficio di due congregazioni erette, si sono rese più docili, standovi tutti ascritti in dette congregazioni, dove si fanno continui esercizi spirituali".

Apprendiamo inoltre che all'epoca il territorio di Pignola era abitato da circa tremila persone dedite alle "arti liberali, all'arte meccaniche e alla coltura dei terreni, ed altri pochi che vanno negoziando da vaticali da donde si provvede in parte di quello che manca".

lo stesso documento registra la presenza a Pignola della "decorata" Chiesa di Santa Maria Maggiore, di cinque confraternite di carità, di due monasteri di padri mendicanti di San Francesco, uno dei Padri Cappuccini, poco distante dall'abitato, l’altro sotto il titolo di San Michele Arcangelo, a un miglio di distanza dall'abitato[13].

Il 1700 fu un secolo di ribellioni e subbugli. Nel 1747, ad esempio, si registra una lite amministrativa tra Pignola e Potenza per il possesso del Lago e di una zona boschiva posta tra i due centri, detta "Area Silvana", zone entrambi molto importanti per l'economia del territorio. Il Lago all'epoca era pescoso e vi si poteva raccogliere paglia di buona qualità.

L'OttocentoModifica

Pignola non si fece coinvolgere direttamente nei fatti del 1799 relativi alla nascita della repubblica partenopea. Nel Libro dei defunti della parrocchia leggiamo dei pignolesi uccisi in quel periodo e della fucilazione di Nicola Trotta, uno dei capi della rivolta, che, potentino residente a Pignola, tentò di sobillare il paese contro i Borbone ma non ottenne seguito in paese. Tra il 1806 e il 1809 si registrano diversi violenti scontri in paese tra le famiglie di fede borbonica e i simpatizzanti del governo francese.

Nel 1808 Gioacchino Murat fu nominato Re di Napoli. Egli dispose una statistica, la Statistica Murattina, da cui possiamo desumere interessanti notizie su Pignola e sulle condizioni di vita del popolo lucano. “Il basso popolo abita ordinariamente in sottani angusti ed oscuri i quali ricevono la luce del sole dalla sola porta aperta. In questa specie di tuguri coabita coi polli, il poro e l’asino e, non tenute con nettezza, si sviluppano delle febbri contagiose.” Vi si legge ancora che le donne andavano scalze in ogni stagione e che fiorivano le attività economiche legate in particolare alla lavorazione di panni e tessuti. Molto sviluppato anche l’artigianato in legno e in ferro battuto. Tra il 1806 e il 1809 Pignola partecipò attivamente al brigantaggio: si formarono infatti bande organizzate in funzione antifrancese che proseguirono la loro azione anche dopo l’unificazione del Regno d’Italia, quando diversi pignolesi andarono a rimpinguare le file dei briganti.

Nel 1848 scoppiarono nuovi moti, i cosiddetti “moti comunisti” durante i quali i contadini insorsero per la conquista della terra minacciando la sicurezza dei proprietari terrieri.

Tra il 1850 e il 1851 anche Pignola subì gravi perdite a causa dell’epidemia del vaiolo.

Nel 1857, alle cinque di mattina, tra il 16 e il 17 dicembre si verificò in Basilicata un sisma violento e inatteso che causò molte vittime e danni ingenti. Le vittime di Pignola furono sette e anche i danni furono numerosi. Tra gli edifici crollati ricordiamo: la Cappella della Santissima Annunziata, la Cappella di Santa Maria del Pantano, una porzione del campanile della chiesa di Santa Maria Maggiore e circa ottanta case di privati cittadini. Tutta la popolazione attribuì la propria salvezza alla grande devozione riposta verso la protettrice, Madonna degli Angeli.

Pignola partecipò anche ai moti del 1860. Tra gli insorti ricordiamo i fratelli Berardi, Filadelfio e Giuseppe Eugenio, Domenico Coiro ed Emilio Fittipaldi.

Nel 1860 si verificarono atti briganteschi ricollegati a motivazioni del tutto politiche ovvero di riportare sul trono di Napoli il Borbone. A causa di queste atti il sindaco di Pignola emanò alcune disposizione che impedivano ai cittadini di recarsi a lavorare in campagna senza un regolare permesso e di portare con sé più di un certo quantitativo di pane per impedire che rifornissero di cibo i loro parenti datisi alla macchia.

Il NovecentoModifica

Passata l’epoca del brigantaggio, liberate le campagne dal pericolo di disordini pubblici, Pignola entra a far parte del Regno d'Italia. I due terzi degli abitanti di Pignola sono di condizione contadina. Tanti gli emigrati. Nel 1901 gli emigranti sono 83 su 2567 abitanti, nel 1906 sono 106 su 2556 abitanti[14].

Per quanto concerne l’istruzione agli inizi del 1900 circa la metà degli obbligati era inviata a lavorare piuttosto che entrare a far parte della popolazione scolastica.

Dal punto di vista politico si fronteggiavano due diversi partiti: il Partito Socialista e quello Liberale. Nelle elezioni amministrative del 1914 vinse il Partito Socialista, ma seguirono momenti di disorientamento ed alterne vicende che portarono alla nomina di un commissario prefettizio.

Tra il 1917 e il 1918 fu concluso il tronco ferroviario della Ferrovia Calabro Lucana tra Pignola e Potenza (inaugurato il 23 gennaio 1919), che fu utilizzata non solo per i semplici collegamenti, ma anche per spedire il carbone prodotto a Pignola in gran quantità. Il 4 novembre 1931 venne inaugurato il prolungamento ferroviario fino a Laurenzana.[15]

Negli stessi anni alto fu il tributo pagato dalla comunità pignolese che contò più di quaranta vittime nella grande guerra.

Anche nel secondo conflitto mondiale Pignola pagò un alto tributo di sangue. Nel settembre del 1943 alcuni aerei alleati sganciarono un gran numero di bombe sulla città capoluogo e tre ordigni furono destinati a Pignola. Essi caddero nel rione Convento, allora pressoché disabitato, e non causarono vittime.

Il dopoguerra fu un periodo difficile anche per Pignola: moltissimi residenti furono costretti ad emigrare alla ricerca di un lavoro.

Il 23 novembre 1980 un violento sisma colpì l’abitato. Crollarono venti case, tredici furono dichiarate pericolanti, cinquanta quelle inagibili e riparabili. I senzatetto furono 271 su una popolazione di 3983 abitanti. Non si registrarono vittime ma tanti pignolesi emigrarono in altre parti d’Italia o all'estero[16].

StemmaModifica

Diverse sono le testimonianze relative allo stemma. Il Gattini cita uno stemma dato da “Un pino al naturale con una serpe d’oro attorcigliata al tronco”. Questo disegno era accompagnato dalle lettere P.V. iniziali dei due seguenti esametri:

Pinea sum fortis, corrupto nomine dicor

Vinea; nunc laeta a coeli regina tuetur

Il Pacichelli riporta che il Lacava invece della serpe mette due leoni controrampanti con il motto:

Pinea sum dicta et dicor a nomine fortis

Questo è lo stemma che appare oggi sul balcone del Municipio.[17].

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Architetture religioseModifica

Chiesa Matrice di Santa Maria MaggioreModifica

 
Chiesa Matrice di Santa Maria Maggiore

La prima struttura risale al XIII secolo. Nel 1390 il lapicida Trifoggio da Stigliano terminò il campanile.[18]

La chiesa sorge nella parte più alta del paese, nel borgo detto “Terra Vecchia”, dove si insediarono i primi abitanti provenienti da Castelglorioso, una località poco distante da Pignola, oggi chiamata Arioso; è affiancata da un maestoso campanile a base quadrata con cinque piani di apertura.

Il terremoto del 1561 danneggiò seriamente la chiesa: la torre campanaria pericolante costituiva un serio pericolo per gli abitanti. Tre anni dopo i danni furono riparati, grazie all’intervento della Congregazione Romana. Nei secoli la chiesa è stata continuamente minacciata da eventi naturali di diverso tipo, non solo terremoti, ma anche fulmini. Nel 1701 e poi nel 1752 fu danneggiata da “potenti folgori cadute dal cielo” che provocarono il crollo di parte del campanile.

Anche nel 1857 una violenta scossa tellurica colpì la Basilicata e provocò gravi danni alla chiesa e al suo campanile che vide in quel momento l’abbattimento della cuspide che lo sovrastava.

Il terremoto del 23 novembre del 1980 danneggiò seriamente l’edificio che rimase chiuso per dieci anni, fino alla riapertura al culto avvenuta nel 1990[18].

 
Esterno Santuario di Santa Maria Maggiore

Alla chiesa, che si articola su due ordini sovrapposti, si accede da una scalinata ampia attraverso due diversi portali: uno centrale sulla facciata principale e l’altro sul lato destro della chiesa. Entrambi i portali sono decorati e recano al di sopra dei cartigli con iscrizioni contenenti la data del 1784, anno in cui terminarono i lavori di riedificazione dell’edificio.

La pianta è a croce latina, con otto cappelle laterali, presbiterio e coro, con transetto destro caratterizzato da tre altari e con transetto sinistro appena accennato[19]. La navata misura 55 per 27metri. L’ambiente risulta luminoso e proporzionato: i colori prevalenti sono il grigio e l’ocra sulle pareti su cui si appoggiano semicolonne dipinte ad imitazione del marmo. Il pavimento è in marmo bianco con fasce dipinte. La cupola, poggiata su quattro pilastri, è decorata ai quattro angoli con immagini raffiguranti gli Evangelisti. Sulla volta a botte, tra rosoni e ghirlande dorate, sono rappresentati in stucco dipinto: Il sacrificio di Abramo, la Creazione, Il Figliol prodigo, Sant'Emidio, protettore dei terremoti e Sant'Ireneo, protettore della pace.

Il transetto termina a destra con un cappellone dedicato alla Madonna del Carmine, dove ci sono tre altari in marmo policromo. Su quello centrale è posta un’urna lignea contenente le ossa di San Felice. L’altare di destra è dedicato a Santo Stefano e quello di sinistra a San Giuseppe. Al di sopra dell’altare centrale è posta una tela raffigurante la Madonna del Carmelo e le anime purganti. Ai lati della tela due nicchie contenenti due statue: una raffigurante l’Arcangelo Michele che calpesta il maligno, l’altra l’Arcangelo Raffaele che volge lo sguardo verso Tobiolo seduto ai suoi piedi e gli indica il cielo. Sopra gli altari laterali altre due tele: a sinistra la Crocifissione con San Giuseppe piangente e San Carlo Borromeo, a destra una Madonna con Bambino e Santi.

Il pulpito, addossato al pilastro sinistro della cupola, è realizzato in legno policromo e si compone di una scala rettilinea con una balaustra intagliata e di un podio con una balaustra decorata da lesene e pannelli marmorizzati[20].

Il presbiterio sopraelevato è circoscritto da una balaustra di marmo. Al centro l’altare maggiore sopraelevato a sua volta e staccato dalla parete di fondo. Fu realizzato nel 1795 ed esprime un carattere barocco, con girali vegetali, vasi di fiori e altri ornati resi con marmi di vario colore.

Il tabernacolo è ornato con volute e teste di putti. L’altare delimita la zona retrostante del coro, isolandolo dal presbiterio. A ridosso dell’altare maggiore nel 1954 venne eretto il trono per la Madonna, una robusta nicchia in marmo di Carrara che ospita la statua nei mesi da Maggio a Settembre.

Il coro risale al XIX secolo. Fu costruito nel 1805 da maestranze artigiane di Pignola residenti a Grassano. È caratterizzato da un gusto sobrio e classicheggiante e segue l’andamento curvilineo della parete absidale a cui si appoggia ed è composto da due file di seggi.

Queste le cappelle presenti nella chiesa:

  • la Cappella del Santo Rosario, accanto all'altare maggiore, sulla navata sinistra. L'altare è ottocentesco e si compone di una mensa poggiante su volute con rosone centrale. Su di esso un polittico con al centro la Madonna del Rosario con S. Domenico e Santa Caterina da Siena.
  • la Cappella di San Pietro Apostolo, la seconda cappella a sinistra dell’altare maggiore. L'altare, in marmi policromi intarsiati, è ornato da volute. Sull'altare era collocata la tela del Martirio di San Pietro
  • la Cappella del Battistero, la terza cappella a sinistra dell’altare maggiore, delimitata da una piccola balaustra di marmo con disegno a trafori di volute intrecciate. Il fonte battesimale è parzialmente incassato nella parete, poggia su un piede cilindrico ed è inserito in una decorazione parietale in stucco.
  • la Cappella di San Lorenzo e di San Michele è situata vicino all'ingresso principale della chiesa, alla sua sinistra. È priva di altare. Ospitava un confessionale. La cappella prende il nome dall'opera raffigurante il Martirio di San Lorenzo, realizzata da un ignoto pittore del XVIII secolo, copia dell’omonima opera realizzata da Tiziano tra il 1548 e il 1557.
  • la Cappella di San Giovanni Evangelista è a destra dell’ingresso principale e custodisce la tela raffigurante il Miracolo di san Francesco da Paola, firmata da Feliciano Mangieri nel 1832.
  • la Cappella dell’Immacolata Concezione, la seconda a destra della navata. La statua dell’Immacolata Concezione, che oggi si conserva nella nicchia sovrastante l’altare della cappella, proviene probabilmente dal Convento di San Michele Arcangelo di Pignola, di cui oggi non rimane quasi nulla.
  • la Cappella di Sant'Antonio da Padova. Sull'altare è sistemata una nicchia che ospita la statua lignea di Sant'Antonio da Padova[21].

Chiesa e Convento di San RoccoModifica

 
Portale della Chiesa di San Rocco

La chiesa è datata al 1777 ed era inserita in un Convento risalente alla fine del Cinquecento(1590-1595) ed abbattuto negli anni quaranta del XX secolo. Fu costruito mediante alcune offerte dei fedeli e del clero di Pignola per dare una degna sistemazione ai Frati Cappuccini e poi abbattuto negli anni quaranta del XX secolo. Il convento venne soppresso nel 1865 e i religiosi lasciarono l’edificio il 19 marzo dello stesso anno[22].

Durante la prima guerra mondiale, nel 1917, il convento venne attrezzato per ospitare prigionieri di guerra.

Durante il terremoto del 1980 la chiesa subì notevoli danni e solo cinque anni dopo cominciarono i lavori di ristrutturazione che hanno dato alla chiesa il suo aspetto attuale.

Si tratta di una chiesa a due navate, una centrale ed una minore sul lato destro, coperte da volte a botte. I due ambienti hanno ingressi anteriori indipendenti e sono a quota diversa. È presente un altro ambiente, adibito a sagrestia, a cui si accede dalla zona del presbiterio[23].

 
Chiesa di san Rocco

Nel 2006 nel portale della chiesa risalente al settecento, molto semplice e con timpano non chiuso, è stata incastonata una porta in bronzo realizzata dallo scultore potentino Marco Santoro. Si tratta di una porta in bronzo a tre battenti realizzata ad alto rilievo, commissionata dalla Pro-Loco “Il portale” di Pignola in omaggio al papa Giovanni Paolo II che è ritratto nel pannello centrale. Intorno alla figura centrale, entro formelle, sono raffigurati dieci momenti della vita del papa. La navata centrale, con zona del presbiterio rialzata, era dominata dall'altare maggiore realizzato in legno con il tabernacolo contornato da colonnine adornate con motivi vegetali.

Sull'altare maggiore domina un polittico con una statua dell’Assunta custodita nella nicchia centrale, contornata da una serie di dipinti databili tra 500 e 600 raffiguranti San Bonaventura, San Michele Arcangelo, La Vergine Annunziata e l’Arcangelo Gabriele.

Sulla sinistra della navata centrale vi sono due nicchie con altari. Tre nicchie laterali ed una frontali all’ingresso adornano la navata laterale.

Sul prospetto anteriore vi è una pregevole croce in ferro a ricordo dei padri missionari del 1935 ed una croce in pietra con i simboli dei Cappuccini.

Chiesa di San DonatoModifica

 
Chiesa di San Donato di Pignola
 
Chiesa di San Donato interno

È posta nella parte più alta di Pignola nelle immediate vicinanze della Chiesa Madre.

La fondazione probabilmente risale al XIII secolo come attesterebbero tre affreschi bizantini rinvenuti dopo il terremoto del 1980 proprio sulle pareti dell’edificio, e risalenti alla fine del 1200.

Fu dedicata a San Nicola, ma tra la fine dell’800 e l’inizio del 900, verrà dedicata a San Donato. Infatti il luogo in cui oggi è collocata la chiesa è chiamato “rione San Nicola”.

L’edificio religioso fu in parte distrutto dal terremoto del 1980.

Il portale della chiesa, datato 1746, fu anch’esso restaurato: liscio e poco lavorato, ha come unico pregio la figura del santo scolpita su un concio chiave.

Attualmente la Chiesa è in uno stato di degrado. Nonostante i numerosi interventi di restauro rimangono in piedi solo la facciata anteriore e parte delle mura laterali.

Chiesa rurale di Santa LuciaModifica

 
Chiesa di Santa Lucia

Situata in un luogo non molto lontano dal paese, fu costruita all’inizio dell’ottocento a devozione della famiglia Brigante. Fu restaurata dopo il terremoto del 1980 pur non presentando molti danni.

Ha una pianta rettangolare ed un'unica navata; su un altare, in una nicchia, vi è una scultura raffigurante la Santa.

Durante la festa di Santa Lucia, il 13 dicembre, si svolgono le funzioni religiose; è ormai persa la tradizione della corsa al “laccio” ma ancora in uso resta la “cuccia”.

Chiesa di Sant'Antonio AbateModifica

 
Chiesa di Sant'Antonio Abate

La chiesa di Sant'Antonio Abate risalirebbe al 1600 in base alle ricerche svolte da parte del parroco Don Rocco Piro, il quale sostiene che dell'edificio originario resterebbero soltanto le strutture murali e quelle in pietra. Originariamente essa era formata da una sola navata centrale in stile barocco, simile alla Chiesa di San Rocco al Convento. L'edificio terminava con un arco in cui trovava posto un altare in legno su cui si ergeva una nicchia che racchiudeva la statua di Sant'Antonio Abate. La chiesa era adiacente a quella dell’Annunziata, demolita nel 1892. A seguito di questa demolizione si creò un'unica chiesa, più ampia.

Dopo il terremoto del 1857 gli edifici civili e religiosi del paese subirono gravi danni, eccetto la Chiesa di S. Antonio Abate che riportò solo lievi danni.

La Chiesa ha origini misteriose. È dedicata al suo Santo eremita, di origini egiziane.

Il portale esterno è riccamente decorato; ha una cornice sagomata con ovoli e volute, è sormontato da una trabeazione molto aggettante su cui è un timpano spezzato con volute al cui interno un riquadro ovale decorato anch'esso con volute recante nel suo interno l’immagine a rilievo di Sant'Antonio Abate.

La planimetria, di forma particolare, induce a pensare ad una struttura che ha subito trasformazioni succedutesi nel tempo. Presenta una sola navata longitudinale con tre arcate cieche per lato e conclusa da un arco che si innesta nel presbiterio il quale a sua volta presenta due cappelloni laterali.

 
Porta del Giubileo

All'interno della Chiesa ci sono interessanti opere d’arte: sul lato destro una Trasfigurazione, una Madonna del Carmelo con le anime purganti, una Vergine con Bambino, San Giovanni Battista e S. Agata; sul lato sinistro una Annunciazione, un San Rocco e una Madonna delle Grazie.

Nella sagrestia si conserva una tela raffigurante San Michele Arcangelo.

Nel presbiterio sono presenti la tela della Crocifissione e due sculture in legno policromo raffiguranti l’Addolorata e Sant'Antonio Abate. Quest'ultimo presenta i suoi consueti attributi: il saio, il bastone da pellegrino, il libro, il fuoco e il maialetto.[24]

Nel 1999 la chiesa è stata impreziosita, su commissione della Pro Loco, con una porta in bronzo, opera dello scultore Antonio Masini. Si tratta della Porta del Giubileo: infatti nell’anta centrale, che scandisce tutto lo spazio verticale, sono rappresentati in grandezza naturale, un uomo e una donna che sollevano verso l’alto un bambino. L'immagine rappresenta il confronto tra due generazioni, l'adulto ed il bambino, ma il rimando implicito e simbolico è al secolo vecchio che sta lasciando il posto al secolo nuovo. Le due ante laterali raffigurano invece momenti biblici significativi quali il passaggio del Mar rosso, la liberazione del popolo eletto ed alcuni pellegrinaggi a Gerusalemme, a Roma, a Santiago de Compostela.

Chiesa della Madonna delle GrazieModifica

 
Chiesa Madonna delle Grazie

È situata nel quartiere detto Paschiere, nel centro storico di pignola. Fu costruita verso il 1500, al tempo degli Aragonesi. Dedicata inizialmente a San Giacomo, successivamente fu dedicata al culto di Maria SS. sotto il titolo: "Madonna delle Grazie". Attualmente presenta una sola navata, il soffitto a due spioventi. Lungo le pareti vi sono poche finestre. Nella zona del presbiterio, su una base di marmo, è collocata la statua raffigurante la Madonna con Bambino e sull'altare è posto un Crocifisso.

Chiesa rurale di San Michele ArcangeloModifica

Il convento di San Michele fu costruito nel 1535 nella zona dell’agro di Pignola denominata Sant'Angelo, nei pressi di una sorgente ritenuta miracolosa per le febbri. In questi anni si stabilirono in questa contrada alcuni padri Cappuccini i quali, accanto alla grotta, costruirono un convento e si presero cura della chiesetta che era situata al di sopra della grotta e che con essa comunicava per mezzo di venticinque gradini. Alla fine del 1500 i padri si trasferirono nel convento di san Rocco. Attualmente di tutto il complesso conventuale rimane la Chiesa, restaurata, la grotta e pochi ruderi del convento quasi completamente sepolti dalla vegetazione. La chiesa ha un impianto rettangolare con copertura a volta. Nella grotta due piccole gradinate conducono ad un piano sopraelevato, al di sotto del quale si apre l’accesso alla cavità naturale. Sul piano rialzato si trova la scarna edicola nella quale era conservata la statua di San Michele Arcangelo trafugata nel 1996. Questa Chiesa adesso è un luogo di raccolta per il pellegrinaggio annuale che si tiene in occasione della festività di San Michele nei giorni 8 maggio e 29 settembre.

Santuario di Maria Santissima degli Angeli (frazione Pantano)Modifica

 
Santuario di Maria Santissima degli Angeli, Pantano di Pignola

Il santuario dista 4 km dal centro di Pignola.

Sin dal XIV secolo, si hanno le testimonianze della presenza di una comunità di benedettini, insediatasi accanto al santuario forse già esistente. Dal 1521 la chiesa del Pantano è passata sotto il patronato del capitolo della chiesa madre di Pignola. Nel 1432 ci fu una lite fra un sacerdote della chiesa di Pignola e un benedettino. La causa ebbe una soluzione favorevole al sacerdote di Pignola che nel 1451 fu il possessore definitivo del santuario. A causa del terremoto del 1857 il paese riportò molti danni soprattutto alla cappella della Chiesa di Santa Maria del Pantano. I lavori di restauro furono eseguiti fino al 1972, quando venne rifatto il tetto in cemento armato. A causa del terremoto del 1980, l’edificio religioso fu compromesso da profonde lesioni che scendevano lungo i muri. Nel 1983, la situazione del santuario peggiorò e solo nel 1986 è stato riaperto al culto. Nel 1989 l’attuale parroco Don Rocco Piro lamentò il fatto che il campanile della chiesa fosse stato ricostruito di dimensioni ridotte rispetto all'originale e che l’edificio, pitturato a calce, si presentasse in uno stato non proprio decoroso. Dal 1990 il tempio ha assunto il titolo di Santuario Diocesano.

L’epoca precisa in cui questa chiesa fu realizzata non si conosce con precisione ma il suo impianto planimetrico, gli stucchi delle cornici e dei capitelli, la cupoletta centrale e il movimento della facciata riconducono ad un carattere barocco. Ha un'unica navata e una cupola al centro che divide lo spazio in tre zone: l'ingresso, la navata e il presbiterio. Nella navata ci sono quattro semipilastri angolari e a reggere la cupola ci sono quattro archi a tutto sesto. Lungo tutto il perimetro della chiesa, al di sopra dei capitelli, è disegnata una trabeazione. Tutte le cornici e i capitelli, compresa la stella a otto punte disegnata a ridosso della cupoletta, sono realizzati in stucco. La volta a vela ha delle finestre laterali e nell'intradosso è rappresentato un affresco di una Madonna con Bambino tra angeli. L'altare maggiore e il trono sovrastante creato per la nuova statua della Madonna, furono costruiti nel 1798 dal Maestro Bitetti da Padula. L'edicola nella quale viene custodita la statua della Madonna degli Angeli, più comunemente conosciuta come la Madonna del Pantano, costruita in legno intagliato e dorato, è databile alla fine del XVIII secolo, è in marmo policromo con putti alla sommità, volute laterali in basso e nicchia centrale ad arco ribassato. Addossati ai muri laterali della navata, nel 1804, furono costruiti due altari, sovrastati, in apposite cornici, da due tele firmate da Feliciano Mangieri, (1805) raffiguranti il Transito di San Giuseppe e la Natività. Nell'ingresso della chiesa, a sinistra, si trova una nicchia, dove è posta un'antica statua in legno del XV secolo raffigurante Sant'Antonio da Padova, mentre a destra c'è un quadro con cornice in legno che ritrae Gesù Bambino sorretto da S. Ignazio.

La facciata del santuario è ad andamento curvilineo, tripartita orizzontalmente da cornici che individuano due ordini sovrapposti e il timpano. Nel primo ordine è collocato il portale d'ingresso, molto semplice, in pietra grigia, decorato con delle volute agli angoli della cornice. Questo portale è sovrastato da una nicchia nella quale è posizionata una piccola statua in pietra raffigurante la Madonna degli Angeli. Tra il portale di ingresso e la nicchia è collocato un cartiglio che riporta la frase: “Non sit vobis grave dicere unu Ave Maria A.D. 1798”. Nel secondo ordine della facciata è collocata invece una finestra archivoltata[25].

Architetture civiliModifica

PortaliModifica

Pignola è noto come “il Paese dei portali”. Essi sono innumerevoli e vari per forma e struttura. L’esame delle forme li fa risalire al 1600. Il territorio altamente sismico ha reso necessarie nel tempo delle modifiche strutturali. Ciascun portale prende il nome dalla famiglia originariamente proprietaria del palazzo.

 
Portale Ciasca

Il Portale “Ciasca” (Via Umberto I nº48), è tra i portali più interessati, con piedritti lisci che sostengono un arco. Sono presenti delle zanche laterali ampie (barre metalliche per fissare un elemento a una struttura muraria) che, in corrispondenza dei piedritti, sono composte da sei riquadri per parte, adorni di sei figure scolpite a punta di diamante. I balconi in ferro battuto hanno richiami floreali. Lo stemma, sempre in ferro battuto, e le due figure demoniache laterali sono provviste di anelli che servivano per legarvi gli animali, cavalli e muli. Caratteristiche anche le aperture e le finestre chiuse da cancelli chiodati.

 
Portale interno Palazzo Ciasca

Il Portale “Scavone” (Via Umberto I), è un portale in stile neoclassico adorno di due colonne in stile dorico, poste su basi rettangolari leggermente lavorate. Il capitello delle due colonne presenta la decorazione di quattro roselline. Sulle colonne poggiano due lesene con quattro scanalature e quindi il balcone, sorretto da gattoni lavorati. Esiste anche uno stemma in pietra raffigurante un leone che impugna una lancia e tre stelle.

 
Portale Scavone

Il Portale “Pecoriello” (Via Umberto I nº32) ha una forma tipica barocca con quattro forme esagonali per parte e due volti di bimbo. Alla base troviamo un leone per parte, il concio in chiave è finemente lavorato. Il Portale “Colucci” (Via Umberto I nº16), è in stile neoclassico datato al 1800. Come concio in chiave ci sono sporgenze che richiamano il semplice ricamo ad incavo dell’intero portale.

 
Portale Colucci

Il Portale “Buonansegna” è semplice con un arco a tutto sesto, il concio in chiave raffigura una forma arborea.

Il Portale “Cauzillo” (Vico S.Giacomo nº8) portale con pietre a bugna liscia con rientranze e sporgenze, il concio in chiave è ricamato ma senza iscrizioni. Nel muro di fronte vi sono figure raffiguranti animali.

Il Portale “Buonansegna” (Via S.Giacomo nº24), lavorato a forme geometriche, ha sporgenze alla base ed all’apice dei piedritti.

Il Portale “Gerardi” (Via Garibaldi nº44) è portale ondulato, con lavorazione molto semplice. Il concio in chiave raffigura un volto angelico.

 
Portale Severino

Il Portale “Severino” (ex Coiro Via Garibaldi nº46), ha due ricami a forma quadrilatera, con due semicerchi alle estremità. I piedritti, adornati con basi lisce e leggermente sporgenti, si chiudono all’apice in un'altra sporgenza su cui poggia l’arco che si chiude con una chiave ricamata.

Il Portale “Severino” (ex Coiro Via Garibaldi nº48), presenta piedritti lisci e arrotondati con una scanalatura esterna. Le sporgenze della base del piedritto e del concio in chiave creano un sobrio ricamo.

 
Portale Padula

Il Portale “Padula” (Piazza Vittorio Emanuele), si tratta di un portale riccamente decorato sia sui piedritti con forme a punta di diamante, sia sull'arco. L’arco si chiude in chiave con una figura umana e al di sopra di esso troviamo una pietra con iscrizione capovolta. Il balcone sovrastante, in ferro battuto, è retto da cariatidi, con forme umane e animali.

Il Portale “Albano” (ex Tucci Via Principe Amedeo nº3), ha elementi in stile barocco. Le zanche laterali sono ricamate in volute e i piedritti, come l’arco, sono lisci e senza ricami. Inoltre, sull’arco vi è uno stemma rappresentante una famiglia.

Il Portale “Albano” (ex Tucci Via Principe Amedeo nº5), risalente al 1779, presenta piedritti arricchiti da forme rettangolari con semicerchi e il concio in chiave ricamato.

Il Portale “Albano” (Via Principe Amedeo nº7) è adornato con figure geometriche sui piedritti e sull’arco.

Il Portale “Marsico” (Via Fontana nº3) è decorato con forme geometriche con un concio in chiave lavorato a scanalatura ed accartocciato.

Il Portale “Marsico” (ex Barone Lombardi Via Fontana nº4) si presenta con due colonne doriche il cui capitello è adornato con fiori minuscoli, che vanno a reggere il balcone centrale. L’arco è a tutto sesto. all’apice hanno uno stemma che raffigura due gigli. Il palazzo è in stile neoclassico.

Il Portale “Darimini” (Via Umberto I nº12), ha piedritti lavorati in due figure geometriche per ogni lato. Stesso richiamo sull’arco, due per ogni lato.

Il Portale “Palermo” (Vico I Umberto I nº5), risalente al 1752, è adornato da figure vegetali sia sui piedritti che sull’arco. Le figure sono abbellite da foglie di quercia e margherite. L’arco si chiude con una figura di un fanciullo.

Il Portale “Petrone” (Vico Umberto I nº5-nº6), lo stile è neoclassico, rilevanti sono le figure demoniache ai lati del portone. È presente anche lo stile barocco nei ricami floreali sulle finestre.

Il 'Portale “Padula” (Largo Fontana nº7), è dato da due figure rettangolari su ogni piedritto e due figure simili sull'arco.

Il Portale “Trotta” (Via Mazzini nº14), è un portale diverso dagli altri infatti è un accoppiarsi di forme squadrate e scanalate.

 
Portale Gaeta

Il Portale “Gaeta” (Piazza Vittorio Emanuele nº2), portale a conci incavati, ha un arco a tutto sesto che si chiude con una figura alata. Sui piedritti si alternano forme piatte ed in rilievo. Alla base troviamo due leoni, a reggere i balconi, invece, troviamo figure scimmiesche e umane; tre figure di musici reggono la ringhiera mentre altre figure abbelliscono l’ambiente.

 
Portale Fierro

Il Portale “Fierro” (Vico I Vittorio Emanuele nº7), portale con piedritti lisci e zanche con richiami a volute, ha un ricamo a timpano sulla porta.

Il Portale “Postiglione” (Via Cavour nº6), portale lineare con base allargata ed arco scemo.

Il Portale “Paciello” (Piazza Vittorio Emanuele nº16), portale di tipo barocco, lineare con piedritti lisci e zanche poco sporgenti, ha molti richiami a chiocciole.

Il Portale “Paciello” (Piazza Vittorio Emanuele nº7), portale liscio, al lato vi sono due volti probabilmente usati per legare gli animali.

 
Portale Chiesa di S.Antonio

Il Portale “Chiesa di S.Antonio” (Piazza Vittorio Emanuele), portale con timpano spezzato ed elementi barocchi, ha richiami esterni ad “S” e a chiocciole. I piedritti sono abbelliti da figure circolari; nella parte centrale c’è la figura di un santo ed una croce.

 
Portale Ferretti

Il Portale “Ferretti” (Via Dante nº9), detto della Caserma Vecchia per via del soggiorno della Caserma dei Carabinieri. È un portale ampio e lavorato a conci, l’arco si chiude in un conio di volta a forma di un volto umano alato. Le zanche sono lavorate a volute.

Il Portale “Nigro” (Via Dante nº8), portale semplice, liscio e lineare.

 
Portale Lagrotta

Il Portale “Lagrotta” (Via Dante nº17), semplice con arco scemo, sui bassorilievi e le zanche ci sono richiami floreali. Nello stesso palazzo, all’entrata posteriore, troviamo un altro portale lavorato con un concio in chiave ricamato a pergamena.

Il Portale “Vigilante” (Via Dante nº19), portale con piedritti lisci alla base e sporgenze all’apice. Liscio l’arco con sporgenze nella chiave.

Il Portale “Fusco” (Via Dante nº16), portale ampio e liscio ha un concio in chiave con una figura pentagonale.

Il Portale “Vigilante” (Via Dante nº21), portale con piedritti adorni da figure geometriche, alla base ed in chiave vi sono richiami floreali.

Il Portale “Vista” (Via Dante nº18), portale liscio e lineare con sporgenze alla base, all’apice ed in chiave.

Il Portale “Olita” (Via Dante nº22), portale liscio con varie sporgenze che si scontrano in chiave con richiami floreali.

Il Portale “Pietrafesa” (Via Dante nº24), portale liscio e sporgenze alla base, all’apice ed in concio in chiave.

Il Portale “Sabatella” (Via Dante nº28), portale liscio con sporgenze sui piedritti e chiave liscia.

Il Portale “Mancino” (Via Regina Elena nº31), portale con conci lavorati che si alternano sui piedritti, l’arco si chiude con una figura umana dai tratti orientali.

Il Portale “Postiglione” (Via Cavour nº6), portale ad arco scemo con forme lisce e base allargata.

 
Portale Pinterpe

Il Portale “Pinterpe” (Salita M. Pagano nº4) è il portale più decorato di Pignola, è in stile barocco ricamato esternamente da figure a chiocciola ed “S”. I piedritti hanno richiami floreali che si concludono all’alto con due figure alate. L’arco è a tutto sesto ed ha anch’esso richiami floreali.

 
Portale Sasso

Il Portale “Sasso” (Salita M. Pagano nº6), portale con forme geometriche che si alternano sui piedritti fino alle sporgenze all’apice. L’arco a tutto sesto si chiude in un concio con figura umana.

Il Portale “Tucci” (Salita M. Pagano nº12), portale alto ed ondulato con sporgenze all’apice delle colonne e dell’arco.

Il Portale “Rianni” (Via Vittorio Emanuele nº1), portale liscio e squadrato con sporgenze in cima all’arco come concio in chiave.

Il Portale “Pinotti”, (Via Vittorio Emanuele nº12), portale con piedritti incavati e sporgenze lisce alla base, all’apice dei piedritti ed alla sommità dell’arco.

Il Portale “Ferretti”, (Via Vittorio Emanuele nº14), portale ondulato ma senza fregi.

 
Portale Chiesa Matrice di Santa Maria Maggiore

Il Portale “Chiesa Matrice di Santa Maria Maggiore”, (Via Vittorio Emanuele), portale lavorato sui piedritti e sulle zanche, presenta elementi tipici del barocco quali volute e chiocciole. Si chiude con un timpano aperto.

Il Portale “Chiesa Madre", (Via Vittorio Emanuele), anch’esso in stile barocco, simile al precedente con una scritta sulla sommità della porta.

Il Portale “Riviello”, (Via Regina Margherita), portale con conci lavorati a punta di diamante, piedritti decorati con figure geometriche e conci, con richiami floreali, si chiudono con una chiave con figura angelica.

Il Portale “Postiglione”, (Via Regina Margherita nº3), portale liscio con sporgenze alla base e agli apici dei piedritti, concio di volta ricamato e sporgente.

Il Portale “Patrone”, (Via Regina Margherita nº7), portale ondulato con base lievemente sporgente e liscia,con un arco a tutto sesto e zanca con richiami a chiocciola.

Il Portale “Giglio”, (Via Regina Margherita), portale ondulato ma liscio sia sui piedritti che sull’arco, con sporgenze alla base e all’apice dei piedritti ed in chiave. Sul concio c’è una figura a conchiglia.

Il Portale “Chiesa di S. Donato”, (Largo S. Nicola), portale liscio e poco lavorato con una figura di un santo raffigurata sul concio in chiave[26].

Accanto ai portali nella maggior parte dei casi sono presenti mascheroni a cui legare gli animali. Spesso figure demoniache, utili contro il malocchio. Stesse figure sui batacchi dei portoni (elemento metallico, di varie dimensioni, usato per bussare alla porta) forse per scatenare l'invidia dei visitatori.

PalazziModifica

La piazza di Pignola è racchiusa tra palazzi quali Palazzo Gaeta e Padula, entrambi ornati da cariatidi (elemento architettonico utilizzata come colonna che rappresenta una figura femminile). A reggere i balconi troviamo delle figure scimmiesche ed umane.

All’interno di palazzo Gaeta troviamo delle statue a sorreggere la ringhiera.

Il Portale del Palazzo Padula è dato da due figure rettangolari, ornate da un ricamo con foglie di quercia.[27]

Aree naturaliModifica

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[28]

Lingue e dialettiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetti gallo-italici di Basilicata.

Il dialetto pignolese appartiene al gruppo potentino dei dialetti gallo-italici, identificati dal filologo Gerhard Rohlfs fra il 1925 e il 1930, a cui appartengono pure i dialetti della stessa Potenza, di Picerno e di Tito.

Tradizioni e folcloreModifica

La festa di Sant’Antonio AbateModifica

 
Mulo addobbato per la corsa di Sant’Antonio Abate

La festa si celebra a Pignola nelle giornate del 16 e del 17 gennaio, da più di 600 anni. Lo conferma un documento presente nell'archivio parrocchiale dell'anno 1402, nel quale si comunicava quanta cera si era consumata durante le celebrazioni in onore del Santo. Nella serata del 16 si accende un fuoco, la cosiddetta fanoia, preparata accuratamente nel primo pomeriggio da mulattieri e boscaioli pignolesi, i quali servendosi dei propri muli e automezzi trasportano il legname in piazza Vittorio Emanuele. Nel frattempo, un gruppo di giovani gira nei quartieri del paese, raccogliendo la legna donata dal popolo per devozione e un gruppo di anziani inizia a costruire una struttura quadrangolare chiamata U catuozz, disponendo dei tronchetti di legno uno sopra l'altro, in due versi diversi. La fanoia, benedetta dal parroco dinanzi la statua del compatrono, resta accesa per tutta la notte. I devoti vi si raccolgono intorno scaldandosi, mangiando gli strascinati con la mollica e bevendo vino a ritmo di musica popolare. In passato vigeva l’usanza di portare a casa, per devozione, qualche pezzo di carbone e della brace per accendere il fuoco che sarebbe durato tutto l’inverno. La leggenda racconta infatti che Sant’Antonio sarebbe sceso all’inferno per prendere il fuoco e farne poi dono agli uomini. La mattina successiva, il 17 gennaio, si tiene la corsa dei cavalli, dei muli e degli asini. Gli animali, accompagnati dai loro fantini, si riuniscono in piazza per ricevere la benedizione, per poi dare inizio alla corsa. Gli animali devono compiere tre giri devozionali intorno alla chiesa, spronati dai loro fantini. Al termine della corsa si dà inizio al Carnevale.

La UgliaModifica

La terza domenica di maggio a Pignola si celebra la festività di Maria SS. degli Angeli. Il sabato precedente e successivo alla festa si rappresenta la Uglia, una processione che si snoda nel centro storico del paese. La rituale manifestazione ha inizio di sera; dalla Chiesa di San Rocco escono i portatori sorreggendo un baldacchino a forma di guglia con un’immagine di Maria[29].

La festa della MadonnaModifica

 
Volto della Statua di Maria SS degli Angeli.
 
Statua di Maria SS degli Angeli.

Si tratta di una festa dedicata alla Madonna del Pantano. Non si sa con certezza quando la festa fu introdotta, un inventario del 1696 parla di due celebrazioni in onore della Madonna del Pantano, una celebrata il 15 agosto, in concomitanza con la festa dell’Assunzione, l’altra nel mese di maggio[30]. La prima aveva durata di un solo giorno ed era chiamata “Solennità della Madonna” e si svolgeva celebrando una messa solenne nella cappella dei frati cappuccini. Subito dopo iniziava la processione con l’immagine della Madonna che toccava l’agro circostante senza arrivare al centro abitato. La processione veniva accompagnata da musici provenienti da paesi confinanti e da numerosi pellegrini. La seconda festa, quella di maggio, durava una settimana ed era chiamata “Festività della Madonna”. Si svolgeva nel centro abitato di Pignola; il sabato precedente al giorno in cui, secondo la leggenda, sarebbe arrivata l’immagine della Madonna, i “confratelli della Madonna” con i musici elemosinavano offerte per la festa girando per le strade del paese. La mattina del giorno successivo una lunga processione accompagnava la statua della Madonna dalla cappella del Pantano alla Chiesa Madre, dove veniva celebrata la messa “cantata” dai fedeli e dai pellegrini. Per tutta la settimana la statua della Madonna restava esposta alla devozione dei fedeli nella chiesa madre e ai piedi della statua veniva posto un bacile per la raccolta delle offerte. Nel pomeriggio i pignolesi ed i forestieri venuti per la festa si sfidavano in giochi e gare di ogni tipo per dare spettacolo e raccogliere offerte per lo svolgimento della festa. Tra le gare era annoverato anche un “palio”, probabilmente simile a quello di Sant'Antonio Abate di gennaio. Ad oggi rimane la festa più lunga e importante del paese, dura infatti otto giorni per ricordare l'usanza del passato. La statua di Maria S.S. degli Angeli sale in processione dal santuario alla chiesa madre, sempre la terza domenica di maggio e si svolge una grande festa in paese, durante l'ultimo giorno però, ossia l'ottava, la Madonna non ritorna a Pantano, ma sì svolge una processione per le vie del centro storico e successivamente a settembre la statua viene riportata nella frazione pignolese.

CuluraModifica

CucinaModifica

Il fagiolo rosso scrittoModifica

 
Fagiolo rosso scritto, Pantano di Pignola

Il fagiolo rosso scritto si è sviluppato nell’alta valle del Basento, introdotto dagli spagnoli di ritorno dalle Americhe. Esso, poi diventò fin da subito un elemento di fondamentale presenza nella dieta locale. Ma è in epoca Napoleonica che esso acquisì maggiore importanza da parte delle famiglie contadine. Alla fine dell’800 la produzione di fagiolo a Pignola è da primato e alla Terza Fiera Campionaria Internazionale di Napoli del 1923 partecipano proprio i fagioli di Pignola. La coltivazione di questo tipo di fagiolo ancora oggi, in particolare nella frazione di Pantano di Pignola, trova delle vere e proprie condizioni climatiche favorevoli: le temperature massime, presenti nei mesi di luglio, agosto e settembre che non superano mai 30 °C. Inoltre le caratteristiche del terreno risultano perfette per la coltivazione del fagiolo, poiché ben drenato, con massimi livelli di produttività. Per quanto riguarda la coltivazione, la stagione di raccolta va dalla prima decade di settembre per il fagiolo fresco allo stato ceroso a inizio ottobre per il fagiolo secco da sgranare. Si tratta di una pianta rampicante che produce un seme tondo ed ovoidale, dal fondo beige con screziature rosso scure da cui deriva il nome di rosso scritto. La coltivazione ha lasciato il posto nel dopoguerra ai vari e numerosi allevamenti di bestiame e così i giovani hanno abbandonato progressivamente le campagne andando a lavorare in città o nell’industria chimica sviluppatasi in zona[31].

Infrastrutture e trasportiModifica

StradeModifica

  • Strada Provinciale 5 della Sellata
  • Raccordo Autostradale 5 Sicignano-Potenza - uscita Laurenzana in direzione Taranto; uscite Potenza Ovest, Potenza Centro, Bucaletto e Potenza Est in direzione Napoli-Salerno-Reggio Calabria-Roma-Milano
  • Strada Statale 92 dell'Appennino Meridionale

SportModifica

Ha sede nel comune la società di calcio A.S.D. Sporting Pignola che ha disputato campionati dilettantistici regionali.

NoteModifica

  1. ^ Organi di indirizzo politico-amministrativo, su comune.pignola.pz.it. URL consultato il 16 settembre 2013.
  2. ^ Dati di riferimento alla superficie
  3. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 marzo 2018.
  4. ^ Pignola, su Basilicata Turistica. URL consultato il 13 maggio 2020.
  5. ^ Cfr. V. Ferretti, Pignola in tre itinerari, Potenza, 1991.
  6. ^ Dati Istat, 1/1/2016.
  7. ^ Sebastiano Rizza, Vocabolario del dialetto di Pignola, Siracusa, 2007
  8. ^ Cfr. Basilicata e Calabria, Touring Club Italiano, Milano, 2005.
  9. ^ Vincenzo Ferretti, Vineola, Vignola, Pignola di Basilicata, dalle origini ai giorni nostri, Edizioni “Il portale”, p.11
  10. ^ Vincenzo Ferretti, Vineola, Vignola, Pignola di Basilicata, dalle origini ai giorni nostri, Edizioni “Il portale”, p.15
  11. ^ Vincenzo Ferretti, Vineola, Vignola, Pignola di Basilicata, dalle origini ai giorni nostri, Edizioni “Il portale”, p.18
  12. ^ Cfr. Patrizia Fanelli, 'Pignola: il patrimonio d’arte delle sue chiese', Anzi, 2008. p.17
  13. ^ Cfr. Vincenzo Ferretti, Vineola, Vignola, Pignola di Basilicata. Dalle origini ai giorni nostri, Edizioni “Il portale”, p. 26.
  14. ^ Cfr. Vincenzo Ferretti, Vineola, Vignola, Pignola di Basilicata. Dalle origini ai giorni nostri, Edizioni “Il portale”, Pignola, p. 47.
  15. ^ Alessandro Tuzza, Prospetto cronologico dei tratti di ferrovia aperti all'esercizio dal 1839 al 31 dicembre 1926, su trenidicarta.it. URL consultato il 19 settembre 2012.
  16. ^ Ibid., p. 54.
  17. ^ Cfr. Vincenzo Ferretti, Vineola, Vignola, Pignola di Basilicata. Dalle origini ai giorni nostri, Edizioni “Il portale”, p. 11
  18. ^ a b Cfr. Patrizia Fanelli, Pignola: il patrimonio d’arte delle sue chiese, Erreci edizioni, Febbraio 2008, pag. 15.
  19. ^ Cfr. Patrizia Fanelli, Pignola: il patrimonio d’arte delle sue chiese, Erreci edizioni, Febbraio 2008, pag. 43.
  20. ^ Cfr. Patrizia Fanelli, Pignola: il patrimonio d’arte delle sue chiese, Erreci edizioni, Febbraio 2008, pp. 44-48.
  21. ^ Cfr. Patrizia Fanelli, Pignola: il patrimonio d’arte delle sue chiese, Erreci edizioni, Febbraio 2008, pp. 42-64.
  22. ^ Cfr. Patrizia Fanelli, Pignola: il patrimonio d’arte delle sue chiese, Erreci edizioni, 2008, pp. 157-165.
  23. ^ Cfr. Patrizia Fanelli, Pignola: il patrimonio d’arte delle sue chiese, Erreci edizioni, 2008, p. 207.
  24. ^ Crf. Patrizia Fanelli, Pignola: il patrimonio d’arte delle sue chiese, Erreci edizioni, Febbraio 2008, pag. 157-165
  25. ^ Cfr. Patrizia Fanelli, Pignola: il patrimonio d’arte delle sue chiese, Erreci edizioni, Febbraio 2008, pp. 125-134.
  26. ^ Ferretti Vincenzo, Pignola in tre itinerari: guida turistica ragionata, Potenza: Archingrafica, 1991, pagg. 17-37
  27. ^ http://www.prolocoilportale-pignola.it/la-piazza/[collegamento interrotto]
  28. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  29. ^ http://www.comune.pignola.pz.it/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idservizio/20012/idtesto/55
  30. ^ Antonio Laurita, Dal lago al Ciglio, Anzi 2009
  31. ^ http://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/fagiolo-rosso-scritto-del-pantano-di-pignola/

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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