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Thomas Mann

scrittore e saggista tedesco
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo attore, vedi Thomas Mann (attore).

Paul Thomas Mann semplicemente noto come Thomas Mann (Lubecca, 6 giugno 1875Zurigo, 12 agosto 1955) è stato uno scrittore e saggista tedesco. Premio Nobel nel 1929, è considerato uno dei romanzieri maggiori di sempre della letteratura mondiale.

Indice

BiografiaModifica

Infanzia sul BalticoModifica

Paul Thomas Mann nacque a Lubecca, in Germania, secondogenito di Thomas Johann Heinrich Mann, senatore e facoltoso commerciante, e di Júlia da Silva Bruhns, nata da padre tedesco e madre brasiliana a Rio de Janeiro ma emigrata in Germania all'età di sette anni. Nonostante la confessione cattolica della madre, Mann venne battezzato secondo la fede luterana del padre.

Il piccolo passava l'estate a Travemünde, sul Baltico, dove già dava spazio alla propria indole sognatrice immerso nella bellezza del luogo. Una certa indipendenza spirituale gli fece frequentare la scuola con disinteresse, preferendo dedicarsi a letture e studi personali e lasciando da parte le esigenze didattiche. Frequentò le scuole a indirizzo commerciale del Katharineum, a Lubecca, dato che il padre voleva un successore per l'impresa familiare. Negli stessi anni Thomas scrisse i primi racconti e le prime poesie, alcune delle quali dedicate all'amico Armin Martens, immortalato nelle pagine del Tonio Kröger con il nome di Hans Hansen, e altre, d'amore, a una compagna bruna di cui non seppe più nulla.[1][2]

StudiModifica

Nel 1892 il padre morì, la ditta di famiglia fu liquidata e la madre si trasferì a Monaco di Baviera con i figli - Mann aveva due fratelli e due sorelle -, mentre Thomas rimase ancora due anni a Lubecca, a "dozzina" da un professore, per completare gli studi. Mann raggiunse quindi la famiglia nella città bavarese, per dimorarvi fino al 1933. Fratello minore di Heinrich Mann, anch'egli scrittore, si dedicò fin da giovanissimo anche al giornalismo, scrivendo nel 1893 schizzi di prosa e saggi per la rivista scolastica Der Frühlingssturm (La Tempesta Primaverile) da lui coedita.

Nel 1894 entrò in una compagnia di assicurazioni ma nel tempo libero continuava a scrivere: nacque così il primo racconto, Gefallen, pubblicato sulla prestigiosa rivista Gesellschaft e capace di suscitare l'ammirazione di Richard Dehmel, rinomato poeta che lo spronò a continuare nell'attività letteraria e gli rimase amico fino alla morte.[3] Nel 1895, dopo un solo anno di lavoro, decise di rinunciare alla professione borghese e dedicarsi ai propri interessi a tempo pieno.

D'accordo con Dehmel, si iscrisse all'università e al politecnico di Monaco con l'intenzione di diventare giornalista, compagno di quel Koch-Weser che sarebbe diventato Ministro dell'Interno. In questo periodo cominciò a frequentare i caffè assieme ad alcuni giovani intellettuali, e fu così che conobbe anche insigni rappresentanti della cultura tedesca, che di tanto in tanto si univano alla compagnia.[4]

Mann amava anche recitare: quando Ernst von Wolzogen mise in scena L'anitra selvatica di Ibsen, Thomas interpretò la parte del commerciante Werle.

Successo e matrimonioModifica

Dato che Heinrich risiedeva a Roma, decise di raggiungerlo e di passare con lui l'estate a Palestrina, per poi andare a vivere assieme nell'Urbe, subinquilini di un appartamento di via di Torre Argentina. Rimase a Roma un anno, evitando quasi ogni forma di vita sociale, e dedicandosi esclusivamente alla lettura – di scandinavi e russi in particolare – e alla scrittura, aiutato dal denaro che mensilmente la madre mandava ai due fratelli.[5]

Il racconto breve, Il piccolo signor Friedemann (Der kleine Herr Friedemann), concluso già a Monaco, destò l'interesse della casa editrice berlinese Fischer, e fu pubblicato nel 1898. Nel frattempo iniziò anche a lavorare al suo primo romanzo, I Buddenbrook che, pubblicato poi nel 1901, riceverà un notevole successo.

Tornato a Monaco, ebbe il primo impiego di rilievo, quando Korfiz Holm lo assunse nella redazione del periodico Simplicissimus, dove lavorò un anno come lettore e correttore.[6]

L'11 febbraio 1905 sposò Katharina Pringsheim (Katia), una giovane laureata in chimica, figlia del grande matematico Alfred Pringsheim e nipote della propugnatrice dei diritti della donna Hedwig Dohm, dalla quale avrà sei figli.

Esilio ed ereditàModifica

Nel 1929 gli venne conferito il Premio Nobel per la letteratura.

 
Mann ed Einstein a Princeton nel 1938

Nel gennaio del 1933 Mann tenne una celebre conferenza all'Università di Monaco, sua ultima apparizione pubblica in Germania: Dolore e grandezza di Richard Wagner. In quell'occasione lo scrittore – grande appassionato wagneriano – criticò i legami tra il Nazismo e l'arte tedesca, dei quali la musica di Wagner sembra il simbolo più autentico. La conferenza infastidì non poco i nazionalisti presenti in sala, proprio nei giorni dell'ascesa di Hitler al potere. Mann si trasferì immediatamente all'estero, stabilendosi prima a Küsnacht, presso Zurigo, poi negli Stati Uniti, a Pacific Palisades, distretto di Los Angeles, località che già ospitava una nutrita comunità di esuli tedeschi.

Nel 1952 fece ritorno in Svizzera, ma non in Germania, nonostante fosse stato proposto come primo Presidente della Repubblica. Morì di arteriosclerosi a Kilchberg, presso Zurigo, il 12 agosto del 1955.

Fra i numerosi riconoscimenti ottenuti, oltre al Premio Nobel, ricordiamo il "Goethe-Preis" della città di Francoforte e la cittadinanza onoraria della sua città natale.

Theodor Lessing

Se Friedrich Nietzsche vivesse oggi e avesse bisogno di esempi per sostenere la sua eroica psicologia dei vecchi affetti morali nessun altro autore tedesco moderno gliene potrebbe offrire di tanto chiari quanto quelli elargiti da questo tipico effeminato, che con mille pretesti di estetismo rispecchia un decadentismo moralista. T. Mann è segretamente un "moralista", più ancora è un'anima del tutto priva di ogni etica, al tempo stesso pieno di sé e piagnucolosamente altruista, egocentrico e sentimentale[7].

L'operaModifica

Il primo romanzo di Mann, I Buddenbrook, pubblicato all'età di ventisei anni, riscosse immediatamente un notevole successo di pubblico in Germania.

Opera dal forte carattere autobiografico, narra della ascesa e caduta di una ricca famiglia di commercianti, seguendone le vicende attraverso diverse generazioni. Anticipando alcuni tratti distintivi di tutta la produzione successiva, all'acuta analisi e descrizione psicologica dei personaggi si affianca una altrettanto attenta osservazione della società e dei suoi mutamenti dagli inizi del diciannovesimo secolo fino all'unificazione.

A I Buddenbrook fecero seguito una serie di racconti e novelle, segnati variamente dal tema personale dell'omosessualità irrisolta, tra i quali si ricorda in particolare Tonio Kröger (1903) e La morte a Venezia (1912). Il romanzo La montagna incantata (1924), concepito anch'esso in un primo momento come racconto breve, poi elaborato in un lavoro di più ampio respiro, tratta della formazione umana e spirituale del giovane ingegnere Hans Castorp durante anni di permanenza in un sanatorio sulle Alpi svizzere.

Tra il 1933 e il 1942, Mann pubblicò la tetralogia Giuseppe e i suoi fratelli, ricca rielaborazione della storia di Giuseppe, tratta dalla Genesi, e considerata una dei suoi lavori più significativi.

Con il romanzo Lotte a Weimar del 1939, Mann ritornò al mondo de I dolori del giovane Werther di Goethe, mentre Doctor Faustus, del 1947, narra la storia del compositore Adrian Leverkühn e della corruzione della cultura tedesca negli anni precedenti la seconda guerra mondiale.

Un ultimo grande romanzo, Confessioni del cavaliere d'industria Felix Krull, fu pubblicato incompleto nel 1954 perché rimasto incompiuto alla morte dello scrittore.[8][9]

Al centro dell'opera di Mann c'è la decadenza della società borghese ed il contrasto fra quel mondo e l'artista. Egli avverte i limiti angusti e la mancanza di spiritualità del mondo borghese. Modello fondamentale per Mann fu Goethe che nelle sue opere conciliò la ragione con la fantasia, la vita reale con le esigenze dello spirito. egli fu anche preciso conoscitore di filosofi e musicisti del suo tempo: Nietzsche, Tolstoj, Freud e Wagner.

Heinrich Mann

Nella lettura delle sue ultime poesie non ho potuto sottrarmi alla penosa sensazione che in modo analogo mi procura solo August von Platen-Hallermünde, il cavaliere del santo deretano. Un lirismo dell'amicizia talmente rammollito, dolciastro-sentimentale:
Quando riposai sul tuo petto;
Quando cinsi l'amico con il braccio;
E mi cullai in dolce voluttà...
Se tutto ciò è vero sentimento (ben triste, se fosse questo il caso!) ringrazio per la frutta, non prendo neanche il formaggio e me ne vado alla francese[10].

OmoerotismoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Omoerotismo e Storia dell'omosessualità in Germania.

«Stava diventando scomodo e penoso conservare tutta quella massa di scritti segreti... molto segreti!»

(- T. Mann[11].)

I corposi Diari di Mann, che coprono un arco di oltre un quarantennio di vita, rivelano le battaglie interiori che l'artista dovette affrontare contro la sua spiccata predisposizione alla pederastia; tema il quale si trovò riflesso più volte nei suoi lavori, in particolare attraverso l'ossessione dell'anziano Aschenbach per il quattordicenne polacco Tadzio nella novella La morte a Venezia[12].

Il libro dell'autore Gilbert Adair The Real Tadzio (2001) descrive come nell'estate del 1911 Mann fosse rimasto al Grand Hotel des Bains al Lido di Venezia in compagnia della moglie Katia Pringsheim e di suo fratello Heinrich Mann, quando fu del tutto improvvisamente rapito dalla figura angelicata di Władysław Moes (diminutivo Władzio, da cui Tadzio), un ragazzino della nobiltà polacca di 12 anni appena entrato nella fase della pubertà.

La biografia di Anthony Heilbut intitolata Thomas Mann: Eros and Literature (1997) ha scoperto - forse per la prima volta compiutamente - la centralità della sessualità, ed in particolare della sensibilità omoerotica, nell'opera dello scrittore; in seguito anche il critico tedesco Hermann Kurzke ne approfondirà e svelerà in parte le contorte meccaniche. Nell'inverno del 1889 il giovane Thomas s'invaghì del compagno di scuola Armin Martens e per lui scriverà un gran numero di poesie (di cui in seguito si vergognerà); in quello stesso lasso di tempo si dovette tenere anche il celebre corso di danza immortalato e descritto poi in Tonio Kröger, a cui parteciparono entrambi[13].

Klaus Mann

Il tema della "seduzione" è caratteristico del Mago, mentre non lo è per me. Motivo della seduzione: romanticismo, musica, Richard Wagner, Venezia, "simpatia per l'abisso", pederastia. Per me è diverso: influsso primario di Frank Wedekind, Stefan George, concetto del "peccato" non vissuto. Esclusione dalla vita, ebbrezza di morte sempre come potenziamento della vita; mai "seduzione"[14].

Del pathos di allora sono rimasti alcuni idilli, schizzi ed estatici articoli i quali apparvero sul giornalino scolastico della prima metà del 1893. Giunto in tarda età, quando comincerà a parlare più liberamente di queste cose, svelerà il "segreto": "A lui ho veramente voluto bene. Fu davvero il mio primo amore e non me ne fu mai concesso uno più tenero, più beato e insieme più doloroso... serbo il ricordo di questa passione come un tesoro. Quel sentimento poi si spense, quando il suo charme aveva subito già gravi danni ad opera della pubertà. Gli ho elevato un monumento in Tonio Kroger" [15].

Nel frattempo il fratello maggiore Heinrich, raccolte le sue confidenze, risponderà con una serie di lettere offensive rivolte ad amici comuni: "nella lettura delle sue ultime poesie non ho potuto sottrarmi alla penosa sensazione che in modo analogo mi procura solo August von Platen-Hallermünde, il cavaliere del Santo deretano. Un lirismo dell'amicizia talmente rammollito. Ben triste davvero se fosse un sentimento autentico!"[16].

L'infatuazione per Williram Timpe, dal quale nel cortile del collegio si fa prestare una matita, invece la conosciamo dall'analogo episodio de La montagna incantata; questa avrà una durata maggiore (almeno due anni)[17]. Prestito e restituzione sono nel romanzo poetiche mascherature di un rapporto sessuale: "una matita d'argento, con un anello che si doveva spingere in su per vederne uscire la mina rossa". Il 15 dicembre 1950 menziona i "trucioli conservati della matita di Willri"[18].

L'amore senza parole è un motivo che nelle opere di Thomas Mann torna costantemente; Aschenbach non scambia una sola parola col bel Tadzio: "Soltanto nell'unione umana, là ove non vi sono più parola o non ve ne sono ancora, nello sguardo e nell'abbraccio può trovarsi la felicità, giacché lì soltanto esiste assolutezza, libertà, mistero e profonda assenza d'ogni riguardo. Tutto quel che sta frammezzo è limitato da formalità e convenzioni borghesi... non è il comunicare per parole il mio elemento (prodotto d'una civiltà mediocre). Il mio vero interesse si rivolge alle estreme regioni dei rapporti umani... mentre gli sguardi si accoppiano irresponsabili, con grande lascivia"[19].

Mann era inoltre un amico intimo del violinista e pittore Paul Ehrenberg (fratello di un musicista), per il quale aveva avuto sentimenti di amore romantico almeno fino al 1903 circa; l'attrazione che provava per Ehrenberg, è corroborata dalle annotazioni sui quaderni, causò a Mann difficoltà e disagio e potrebbe essere stato un ostacolo alla sua unione con una donna di origini inglesi, Mary Smith, che aveva incontrato a Firenze nel 1901[20]. Con lui sviluppò una complicata amicizia a sfondo omoerotico, che ebbe la sua fase più intensa dal 1900 al 1903; scriverà di "un'indescrivibil, pura ed insperata felicità del cuore... P. ha il diavolo in corpo!"[21] Nel Diario del 13 settembre 1919 annota: "l'ho amato ed è stato qualcosa di simile ad un amore felice"[22].

«Quando più dimiuisce nell'uomo la potenza generatrice, tanto più decisa diviene la tendenza contro natura. È per questo che di regola consideriamo la pederastia come un vizio delle persone anziane»

(- Arthur Schopenhauer, Metafisica dell'amore sessuale[23])

Nel capitolo XIII della sua biografia, intitolato "Omoerotismo dell'età di mezzo", Hermann Kurzke racconta dell'esitante coming out del celebre autore e inanella tutta una serie di citazione tratte dai Diari.

L'autocensura si allenta negli anni 1920, legge - seppur polemicamente - Il ruolo dell'erotismo nella società maschile di Hans Blüher, addirittura firmerà l'appello di Magnus Hirschfeld (leader del primo movimento omosessuale tedesco) per l'abolizione del famigerato Paragrafo 175 che condannava l'omosessualità come se fosse un crimine (vedi la storia dell'omosessualità in Germania); infine lascia ogni freno quando si tratta di pensare e guardare il figlio Klaus appena entrato nell'età dell'adolescenza con occhi di palese "incesto mentale"[24].

  • Uno come me, è chiaro, non dovrebbe mettere al mondo dei figli (Diario del 20 settembre 1918).

Il Diario del periodo attorno al 1920 registra minuziosamentela la forte attrazione che sentiva di provare nei confronti dell'allora figlio tredicenne Klaus Mann, soprannominato "Eissi"

  • Mi fa piacere avere per figlio un così bel ragazzo (24 dicembre 1918);
  • Klaus molto aggraziato (20 aprile 1919);
  • Ho lasciato capire a Klaus la mia inclinazione per lui accarezzandolo... Mi pare che la sua virilità gli crei dei problemi (25 maggio 1920);
  • Dopo il pasto tenerezze con Eissi (14 giugno 1920);

Nelle conversazioni epistolari viene spesso toccato "l'argomento dell'erotismo tra maschi, come ad esempio in una lunga lettera scritta al proprio corrispondente Carl Maria Weber su questo argomento, mentre sempre il Diario rivela sempre di più:

  • Klaus, dal quale da qualche tempo mi sento molto attratto (22 giugno 1920);
  • Innamorato di Klaus in questi giorni (5 luglio 1920);
  • Eissi, che al momento mi affascina (11 luglio 1920);
  • Incantato da Eissi, terribilmente grazioso mentre fa il bagno. Trovo molto naturale che io mi innamori di mio figlio... Eissi steso sul letto a leggere, nudo e abbronzato nella parte superiore del corpo, cosa che mi ha turbato... Pare che per me sia proprio finita con le donne (25 luglio 1920);
  • Ho parlato con lui a letto accarezzandolo, cosa che mi pare gli piaccia (27 luglio 1920);
  • Ho sentito del chiasso nella stanza dei ragazzi e ho sorpreso Eissi tutto nudo che faceva lo stupido davanti al letto di Golo. Forte iimpressione del suo splendido corpo non ancora virile. Turbamento (17 ottobre 1920)[25].

Per riuscire a gestire la lotta tra il "dionisiaco e l'apollineo", come lui stesso li definiva rifacendosi a Friedrich Nietzsche, le sue pulsazioni omosessuali sono sempre state trasformate in creazioni d'alta letteratura.

Come sarà incolpato sarcasticamente dall'avversario di vecchia data Alfred Kerr, critico teatrale e saggista, per aver reso la "pederastia" accettabile per il ceto medio colto[26]; ciò fu fondamentale per poter introdurre il discorso del desiderio tra persone dello stesso sesso nella cultura generale ad un più ampio raggio[27].

«Eterno amore di ragazzo»

(- T. Mann[28].)

Nel Doctor Faustus il personaggio di Rudi è "un uomo casto, senza vizi, un uomo puro"; negli appunti preparatori l'autore preciserà: "abbiamo parlato della condizione precaria di chi non ama andare a donne... Avrei voluto spiegargli ciò che sento per lui, dirgli che questa nostra amicizia agisce su di me come un mezzo per fare pulizia, salvarmi dalla sessualità". L'amore puro (omoerotico) viene concepito come un modo per redimere l'eterosessualità, la felicità sta nel dolore ed al romanzo faustiano è all'arte che viene attribuita la funzione purificatrice[29].

Nel 1950 Mann incontrò poi il cameriere di 19 anni Franz Westermeier, confidando al suo Diario: "ancora una volta, ancora una volta amore"[30].

Nel 1975, quando i Diari di Mann cominciarono ad essere pubblicati, crearono una curiosità sensazionalistica nazionale in tutta la Germania; l'allora pensionato Westermeier verrà rintracciato negli Stati Uniti: si dirà lusingato di apprendere che era stato l'oggetto dell'ossessione di Mann, ma anche sconvolto per la profondità ed intensità provata dal maturo ed affermato Premio Nobel per la letteratura[31].

Sebbene avesse sempre negato che i suoi romanzi potessero contenere delle componenti di autobiografia, la lettura dei Diari rivela quanto la sua vita fosse stata consumata da una passione non corrisposta e sublimata, il che portò anche ad una rivalutazione del suo lavoro[31][32].

Matrimonio e figliModifica

Da Katia Pringsheim (Feldafing, 24 luglio 1883 - Kilchberg, 25 aprile 1980), Thomas Mann ebbe:

Temi e caratteri dell'opera di Thomas MannModifica

Opere originaliModifica

In grassetto l'anno di prima edizione.

RomanziModifica

 
Buddenbrooks (1909)

Racconti e novelleModifica

TeatroModifica

  • Fiorenza.

SaggiModifica

  • Versuch über das Theater (Saggio sul teatro) (1907)
  • Friedrich und die große Koalition (Federico e la grande coalizione) (1915)
  • Betrachtungen eines Unpolitischen (Considerazioni di un impolitico) (1918)
  • Goethe und Tolstoi (Goethe e Tolstoi) (1923)
  • Von deutscher Republik (Della repubblica tedesca) (1923)
  • Theodor Fontane (1928)
  • Freuds Stellung in der modernen Geistesgeschichte (Posto di Freud nella moderna storia intellettuale) (1929)
  • Deutsche Ansprache. Ein Appell an die Vernunft. (Discorso tedesco. Un appello alla ragione) (1930)
  • Goethe als Repräsentant des bürgerlichen Zeitalters (Goethe come rappresentante dell'era borghese) (1932)
  • Goethe und Tolstoi. Zum Problem der Humanität. (Goethe e Tolstoj. Sul problema dell'umanità) (1932)
  • Goethes Laufbahn als Schriftsteller (La carriera di Goethe come scrittore) (1933)
  • Leiden und Größe Richard Wagners (Sofferenza e grandezza di Richard Wagner) (1933)
  • Freud und die Zukunft (Freud e il futuro) (1936)
  • Bruder Hitler (Fratello Hitler) (1938)
  • Ein Briefwechsel (Uno scambio di lettere)(1937)
  • Vom zukünftigen Sieg der Demokratie (Il futuro vittorioso della democrazia) (1938)
  • Schopenhauer (1938)
  • Dieser Friede (Questa pace) (1938)
  • Achtung, Europa! (Attenzione, Europa!) (1938)
  • Das Problem der Freiheit (Il problema della libertà) (1939)
  • Deutsche Hörer! (Ascoltate tedeschi!) (1942)
  • Deutschland und die Deutschen (La Germania e i tedeschi) (1947)
  • Nietzsches Philosophie im Lichte unserer Erfahrung (La filosofia di Nietzsche alla luce della nostra esperienza) (1947)
  • Goethe und die Demokratie (Goethe e la democrazia) (1949)
  • Ansprache im Goethejahr (Intervento su Goethe) 1949
  • Michelangelo in seinen Dichtungen (Michelangelo e le sue poesie) (1950)
  • Der Künstler und die Gesellschaft (L'artista e la società) (1953)
  • Gerhart Hauptmann (1952)
  • Versuch über Tschechow (Saggio su Cechov) (1954)
  • Versuch über Schiller (Saggio su Schiller) (1955)

Elenchi di opere in tedescoModifica

  • Hans Bürgin: Das Werk Thomas Manns. Eine Bibliographie. unter Mitarbeit von Walter A. Reichert und Erich Neumann. S. Fischer Verlag, Frankfurt a. M. 1959. (Fischer Verlag, Frankfurt a. M. 1980,
    ISBN 3-596-21470-X
  • Georg Potempa: Thomas Mann-Bibliographie. Mitarbeit Gert Heine, Cicero Presse, Morsum/Sylt 1992, ISBN 3-89120-007-2.
  • Hans-Peter Haack (Hrsg.): Erstausgaben Thomas Manns. Ein bibliographischer Atlas. Mitarbeit Sebastian Kiwitt, Antiquariat Dr. Haack, Leipzig 2011, ISBN 978-3-00-031653-1.

Opere tradotte in italianoModifica

In ordine cronologico di traduzione

Opere riadattate per lo schermoModifica

Diverse opere di Thomas Mann ebbero una trasposizione cinematografica o televisiva. Tra queste ricordiamo le versioni:

Pure la scena teatrale ha molto attinto ai lavori di Mann, ma non sempre in modo tale da rendere merito agli originali. Tra le poche trasposizioni/riduzioni teatrali di Thomas Mann che si sono segnalate per l'alto valore estetico in sé e senza "tradire" Mann, ricorderemo "Mario e il Mago" (dall'omonimo racconto) di Mario Moretti, con la regia dello stesso Moretti, protagonista Virginio Gazzolo. Produzione Dramma Italiano di Fiume-Teatro dell'Orologio di Roma (stagione teatrale 1998/99)

NoteModifica

  1. ^ T. Mann, Romanzo di una vita, Milano 2012, pp. 9-11
  2. ^ L.Mazzucchetti, Thomas Mann l'europeo in Cronache e saggi, Milano 1966, pp. 321 - 464
  3. ^ T. Mann, cit., pp. 11-13
  4. ^ T. Mann, cit., pp. 13-14
  5. ^ T. Mann, cit., pp. 14-15
  6. ^ T. Mann, cit., p. 17
  7. ^ La morte a Venezia. Citato in Hermann Krunzke Thomas Mann. Una vita come opera d'arte Mondadori 2005, pag. 215
  8. ^ A. Tilgher, Thomas Mann, in Voci del tempo. Profili di letterati e filosofi contemporanei, Roma 1921, pp. 47-56.
  9. ^ L. Mittner, L'opera di Thomas Mann, Milano 1936.
  10. ^ Citato in Hermann Kurzke Thomas Mann. La vita come opera d'arte. Mondadori 2005, pag. 39
  11. ^ Hermann Kurzke, Thomas Mann. La vita come opera 'arte, Mondadori 2005, p. 13
  12. ^ Thomas Mann, Diaries 1918–1939, A. Deutsch, 1983, p. 471, ISBN 0-233-97513-6., citati in e.g. Hermann Kurzke e Leslie Wilson, Thomas Mann. Life as a Work of Art. A Biography, Princeton University Press, 2002, p. 752, ISBN 0-691-07069-5. Per una discussione della relazione tra l'omosessualità e la sua scrittura, vedi anche Anthony Heilbut, Thomas Mann: Eros and Literature, Humanity Press/prometheus Bk, 1997, p. 647, ISBN 0-333-67447-2.
  13. ^ Hermann Kurzke, Thomas Mann. La vita come opera 'arte, Mondadori 2005, p. 35
  14. ^ Citato in Hermann Kurzke Thomas Mann. La vita come opera d'arte. Mondadori 2005, pag. 77
  15. ^ 19 marzo 1955, Briefe II; Lettere p. 948, I Meridiani Mondadori, 1986
  16. ^ Hermann Kurzke, Thomas Mann. La vita come opera 'arte, Mondadori 2005, pp. 39
  17. ^ Hermann Kurzke, Thomas Mann. La vita come opera 'arte, Mondadori 2005, pp. 35-36
  18. ^ Hermann Kurzke, Thomas Mann. La vita come opera 'arte, Mondadori 2005, p. 42
  19. ^ Confessioni del cavaliere d'industria Felix Krugg, Libro II, Cap 4, pp. 80-81. Mondadori, Milano 2004
  20. ^ p. 6 Mundt, Understanding Thomas Mann, The University of South Carolina Press, 2004. URL consultato il 28 giugno 2014.
  21. ^ Hermann Kurzke, Thomas Mann. La vita come opera 'arte, Mondadori 2005, p. 123, 131, 135
  22. ^ Hermann Kurzke, Thomas Mann. La vita come opera d'arte, Mondadori 2005, p. 139
  23. ^ Citato in Hermann Kurzke, Thomas Mann. La vita come opera d'arte, Mondadori 2005, p. 359
  24. ^ Hermann Kurzke, Thomas Mann. La vita come opera d'arte, Mondadori 2005, p. 360-378
  25. ^ pp. 346–347 Kurzke, Thomas Mann: Life as a Work of Art: a Biography, Princeton University Press., 2002, ISBN 978-0691070698.
  26. ^ Robertson, Ritchie "The Cambridge Companion to Thomas Mann", Cambridge University Press 2002, p5
  27. ^ Ritchie Robertson (ed.), The Cambridge Companion to Thomas Mann, p. 5.
  28. ^ Diario del 3 luglio del 1953. Citato in Hermann Kurzke, Thomas Mann. La vita come opera 'arte, Mondadori 2005, p. 47
  29. ^ Hermann Kurzke, Thomas Mann. La vita come opera d'arte, Mondadori 2005, p. 140
  30. ^ Mundt, Hannelore "Understanding Thomas Mann", University of South Caroline Press 2004
  31. ^ a b Paul James, A Man's Mann, Financial Times (UK), 6 August 2005.
  32. ^ Schwules Museum*, Norbert Heuler - Houseboys - Schwules Museum*, su www.schwulesmuseum.de.
  33. ^ G. Zamboni, Thomas Mann e il problema della decadenza, in Civiltà Moderna, 1931, pp. 1125-1158.
  34. ^ Ladislao Mittner, Thomas Mann, decadente longevo, in La letteratura tedesca del Novecento e altri saggi,Torino 1960, pp. 168-176.
  35. ^ Alberto Asor Rosa, Thomas Mann o dell'ambiguità borghese, Bari 1971.
  36. ^ Enzo Paci, Umanesimo e forma nell'ultimo Mann, in L'Indagine, 1947, pp. 145-159.
  37. ^ Marguerite Yourcenar, Umanesimo ed ermetismo in Thomas Mann, in "Con beneficio d'inventario", Milano, 1985.
  38. ^ Enzo Paci, Musica, mito e psicologia in Thomas Mann in Enzo Paci, Esistenza e immagine, Milano 1947, pp.51-85.
  39. ^ B. Porena, Musica e morale nell'opera di Thomas Mann, in Letteratura 1958, n. 31-32, pp. 42-53.
  40. ^ Oberti, E., La musica nel ‘Doctor Faustus' di Thomas Mann, in “Vita e pensiero”, anno LVIII, 1975, pp. 218–229..
  41. ^ Isotta, Paolo, Il ventriloquo di Dio. Thomas Mann: la musica nell'opera letteraria, Milano, Rizzoli, 1983.
  42. ^ Paolo Chiarini, Thomas Mann e la crisi del romanzo borghese, in Belfagor, 1953, pp. 642-649.
  43. ^ J. Fougère, Thomas Mann e la seduzione della morte, Roma 1951.
  44. ^ Paolo Chiarini, Cultura e poesia nell'opera di Thomas Mann in Romanticismo e realismo nella letteratura tedesca, Padova 1961, pp. 195-243.
  45. ^ Klein, Reimar, L'immagine dell'artista. Saggio su Thomas Mann, Milano, Celuc Libri, 1984.
  46. ^ Kurzke, Hermann, Thomas Mann: la vita come opera d'arte, trad. di Italo Mauro e Anna Ruchat, Milano, Mondadori, 2005
  47. ^ Introduzione e prefazione a Thomas Mann - La Montagna incantata, edizione Corbaccio
  48. ^ A. R. Zweifel Azzone, Brevi accenni alla problematica di malattia e arte nell'opera di Thomas Mann, in Annali della Facoltà di Lingue (Verona) dell'Università di Padova, Serie II, vol. 1, 1966-67, pp. 1-34.
  49. ^ Paci, Enzo, Kierkegaard e Thomas Mann, Milano, Bompiani, 1991
  50. ^ Goldman, Harvey, Max Weber e Thomas Mann, trad. di Umberto Livini, Bologna, Il Mulino, 1992
  51. ^ Enzo Paci, L'ironia di Thomas Mann, in "Aut aut", 1955, pp. 363-375.
  52. ^ K. Hamburger, Der Humor bei Thomas Mann, München, 1965.

BibliografiaModifica

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