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Benelli Q.J.
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Fabbrica Benelli.jpg
StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà a responsabilità limitata
Fondazione1911 a Pesaro
Fondata daTeresa Benelli e dai suoi sei figli (Giuseppe, Giovanni, Francesco, Filippo, Domenico e Antonio)
Sede principalePesaro
GruppoQianjiang Group Co. Ltd
Persone chiave
  • Yu Jin-presidente
  • Yan Haimei-amministratrice unica
  • Gianni Monini-responsabile commerciale
SettoreMetalmeccanica
ProdottiMotociclette
Scooter
Dipendenti80 (2018)
Slogan«pura passione dal 1911»
Sito webwww.benelli.com/

Benelli Q.J. è un'azienda italiana che costruisce motociclette e scooter con sede nella città di Pesaro.

Dal 2005 è di proprietà del gruppo Qianjiang, una società cinese che a sua volta è controllata dal Geely Holding Group. Fondata nel 1911 a Pesaro è la seconda azienda motociclistica italiana più antica ancora in attività.

StoriaModifica

1911-1938Modifica

 
I sei Fratelli Benelli. Da sx: Antonio (Tonino), Francesco, Giovanni, Giuseppe, Filippo e Domenico.

Nel 1911 Teresa Boni Benelli, vedova da quattro anni, si poneva il difficile compito di assicurare un solido futuro ai sei figli Giuseppe, Giovanni, Francesco, Filippo, Domenico e Antonio, detto Tonino, di soli nove anni.

  • Giuseppe Benelli è stato certamente l'uomo di maggior spicco e levatura tecnica della famiglia: la sua mente fertilissima e le sue capacità progettuali diedero vita a originali progetti in ambito motoristico sia a due che a quattro ruote. Risultano tuttora a suo nome oltre 10 brevetti.
  • Giovanni Benelli, secondogenito, è stato il braccio destro di Giuseppe, si è da sempre interessato della produzione e dopo che il fratello maggiore ha lasciato la società sarà l'artefice del rilancio del marchio nel primo dopoguerra realizzando modelli di grande successo come il Leoncino e le quattro cilindri da competizione. Nel 1967 fonderà ad Urbino la Benelli Armi concretizzando così la sua passione per le armi da caccia coltivata fin da adolescente. Attualmente la società armiera appartiene al gruppo Beretta Holding.
  • Filippo Benelli è stato il responsabile amministrativo/finanziario della società. Fu lui che ideò e portò a termine nel primo dopoguerra l'acquisto di circa 1.000 motociclette abbandonate dai belligeranti sul terreno e raggruppate nei campi A.R.A.R., per poi essere ricondizionate e riconvertite dalla Benelli ad uso civile. Operazione economicamente vantaggiosissima che darà nuova linfa all'azienda ridotta dalla guerra a un cumolo di macerie.
  • Francesco Benelli, staccandosi dal ceppo familiare, ha mentenuto rapporti di collaborazione con l'azienda di famiglia, creando ad Ancona la prima rete commerciale.
  • Domenico Benelli (detto Mimo) è stato il responsabile della gestione sportiva: sempre presente sui circuiti e confidente di tanti piloti. Va ricordato anche il suo prezioso apporto al recupero, nell'immediato dopoguerra, dei macchinari e delle attrezzature che l'esercito tedesco aveva saccheggiato dallo stabilimento di Viale Mameli.
  • Antonio Benelli (detto Tonino) fu quattro volte campione d'Italia con la Benelli 175. La sua fama all'epoca travalicava i confini nazionali. In Patria fu definito il "Girardengo della motocicletta" e anche il "Cigno della moto", nel primo caso accostandolo al più grande ciclista dell'epoca, nel secondo al suo più celebre concittadino Gioachino Rossini definito il "Cigno della musica".

Verificato che i fratelli avevano scarsa attitudine a proseguire l'occupazione paterna nel condurre il fondo agricolo avuto in eredità e che, per contro, manifestavano una grande passione per la meccanica, la madre decise di vendere buona parte dei terreni e di investire il ricavato per l'acquisto di alcune macchine utensili, realizzando una piccola officina in via dell'Annunziata, nel centro storico di Pesaro. I figli maggiori, Giuseppe e Giovanni, avevano già terminato gli studi presso il prestigioso Istituto Tecnico Industriale Montani di Fermo e in breve tempo l'officina iniziò a funzionare, eseguendo riparazioni e realizzando artigianalmente pezzi di ricambio. Data l'esiguità di veicoli a motore esistenti a Pesaro nella prima metà degli anni dieci, gli introiti non erano certo copiosi, ma paradossalmente le cose migliorarono con lo scoppio della prima guerra mondiale con l'arrivo di numerose commesse di aziende che erano impegnate nello sforzo bellico, quali: Isotta Fraschini, Colombo, OM e Alfa Romeo.

Nel 1916, un violento terremoto rese inagibile l'officina e l'abitazione. Teresa Boni Benelli & Figli pensano allora di trasferire l'attività a Milano, proposito a cui rinunciano una volta che un amico di famiglia gli mette a disposizione alcuni locali di sua proprietà nella prima periferia di Pesaro. La fabbrica quindi trasloca in via del Lazzaretto, vicino alla Molaroni, la prima azienda motociclistica pesarese, le cui officine, nel 1933, saranno acquistate dalla Benelli una volta che la Molaroni decise di cessare la produzione. Da questo sito, l'opificio si espanderà progressivamente raggiungendo la sua massima dimensione negli anni settanta con una superficie complessiva di circa 33.000 m², di cui 23.000 coperti e con all'interno una pista ovale per testare sia le moto di serie che da competizione.

Complice l'univoca passione per i motori, i fratelli Benelli avevano preso l'abitudine, sin dal 1910, di riunirsi per progettare, sotto la direzione di Giuseppe e Giovanni, un motore tutto loro con il quale equipaggiare una motocicletta. L'opera di progettazione, prototipazione e sviluppo, eseguita fuori dall'orario di lavoro, durò otto anni e partorì una motocicletta con un motore a due tempi di 75 cm³ montato su un telaio di bicicletta che si rivelò strutturalmente inadatto. Nel 1921 i Benelli, dopo aver apportato le opportune modifiche soprattutto telaistiche, presentano alla III Esposizione del Motociclo di Milano, quella che ufficialmente è considerata la prima motocicletta Benelli: il Velomotore tipo A. Cambio a due rapporti, trasmissione a catena con parastrappi, magnete Bosch, carburatore Amal, forcella anteriore elastica, telaio in tubi d'acciaio, serbatoio sotto canna e motore maggiorato a 98 cm³ sempre a 2 tempi. Le critiche saranno lusinghiere tanto che presto seguirà il Velomotore tipo B di 125 cm³. Sulla base di quest'ultima moto, portata a 147 cm³ e opportunamente modificata per le competizioni, comincerà a gareggiare nel 1923 Tonino Benelli, (all'anagrafe Antonio), ottenendo qualche piazzamento di prestigio pur gareggiando nella categoria 175cm³.

Ma il motore di maggior successo, che fece conoscere la Benelli in campo nazionale e internazionale, è stato il 175c cm³ 4 tempi con distribuzione a "cascata" d'ingranaggi e albero a camme in testa del 1927. Soluzione ardita e sofisticata che divenne ben presto il "marchio di fabbrica" della casa di Pesaro. Ad onor del vero questo sistema di distribuzione non era del tutto inedito, ma già utilizzato in campo automobilistico, per questo motivo a Giuseppe Benelli è stato imputato (soprattutto dai suoi detrattori) di non aver inventato nulla, ma in realtà la sua geniale innovazione consiste nell'interpretazione costruttiva finalizzata ad eliminare gli effetti negativi delle dilatazioni termiche che affliggevano queste applicazioni.

 
Spaccato del motore a cascata d'ingranaggi con albero a camme in testa

I cinque ingranaggi cilindrici a denti diritti della distribuzione furono inseriti (a cascata) in una sottile cartella di alluminio collocata sul lato destro del motore, sulla sommità della quale vi era montato il "castelletto" della distribuzione con l'albero a camme e bilancieri annessi. Il tutto però non era fissato rigidamente alla testa del motore, ma vincolato con due "colonnette" cilindriche poste in corrispondenza delle viti della testata e alloggiate su due fori ricavati nel castelletto. Ciò permetteva ai due "blocchi" (cartella-castelletto/cilindro-testata) di scorrere l'uno sull'altro nella fase di dilatazione per effetto del calore, senza creare quelle deformazioni che avrebbero reso inaffidabile il sistema. Soluzione che fu brevettata (brevetto n. 255634 del 29 ott. 1927 "Disposizione per formare e fissare la scatola della trasmissione per il comando dell'albero di distribuzione in testa nei motori a scoppio") e diede inizio al successo commerciale e sportivo della Benelli, protrattosi fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

 
Busto bronzeo di Tonino Benelli esposto nell'area in cui sorgeva lo storico stabilimento di Viale Mameli

Con una motocicletta equipaggiata con questo motore, Tonino si laureerà Campione Italiano nel 1927, 1928, 1930 e 1931, guidando nei primi tre casi la Benelli 175 super sport monoalbero e nel 1931 la bialbero. Con quest'ultima moto nel 1932 conquisterà anche la piazza d'onore nel Campionato d'Europa, alle spalle del compagno di squadra Carlo Baschieri.

Le moto Benelli senza Tonino, che dovette interrompere la sua brillante carriera di pilota nel 1932 a causa di un grave incidente occorsogli nel circuito del Tigullio, risultarono comunque vittoriose e arrivarono a conquistare nuovamente il Titolo Europeo FICM nel 1934 della classe "175" con il centauro belga Yvan Goor; nel 1935 il record mondiale di velocità di categoria del Miglio e del Km lanciato con il pilota milanese Raffaele Alberti in sella alla "250" sport bialbero con 182.500 Km/h; nel 1939 il Tourist Trophy con l'inglese Ted Mellors sempre con una "250" sport bialbero. Vittoria bissata nel dopoguerra dal pilota cesenate Dario Ambrosini laureatosi Campione del Mondo nel 1950.

 
Benelli M36 Mototriciclo (1936)

Il destino sarà crudele e beffardo nei confronti del più giovane dei sei fratelli Benelli, dopo aver rischiato la vita in tutti i circuiti d'Italia e di mezza Europa, morirà in un incidente stradale il 27 settembre 1935 all'età di 35 anni; Tonino era di ritorno da Rimini in sella a una Benelli "500 Sport" e in prossimità della curva San Lorenzo di Riccione si scontrerà frontalmente con una vettura proveniente dal senso contrario, l'impatto non darà scampo al campione pesarese che perderà la vita sul colpo. Il clamore della sua scomparsa riecheggerà per settimane sui media dell'epoca.

Le più significative evoluzioni delle moto dotate di motore a "cascata d'ingranaggi" furono: nel 1930 Giuseppe Benelli introduce un "castelletto" che consente con poche modifiche di trasformare il monoalbero in bialbero, adesso gli ingranaggi complessivi erano dodici! Le valvole venivano comandate direttamente da due distinti alberi a camme. Nel 1935 viene abolita la classe 175 e la Benelli introduce due nuove cilindrate: "250" e "500" con architetture praticamente identiche. Il serbatoio dell'olio, prima posto sotto la sella, viene spostato sul basamento del motore e dotato di un piccolo radiatore per il raffreddamento del medesimo. Il cambio, che prima era acquistato da aziende terze (Albion, Burman), fu interamente progettato e costruito internamente.

 
Motore 250 cc. 4 cilindri con compressore volumetrico

Nel 1938 in Benelli si pensa ad una moto sovralimentata per contrastare la Gilera e la Moto Guzzi che già adottavano questa soluzione. Giuseppe Benelli applica ad una monocilindrica bialbero 250 di serie un compressore volumetrico coassiale all'albero motore, ma parallelamente si stava preparando un motore 4 cilindri fronte marcia con doppio albero a camme in testa, raffreddato a liquido e con un compressore volumetrico a palette, accreditato di una potenza massima di 52 CV a 10.000 giri/min e una velocità massima di 230 km/h. Lo scoppio del Secondo conflitto mondiale vanificherà ogni sforzo e questa soluzione (vietata nel dopoguerra) non sarà mai utilizzata in competizioni ufficiali.

Nel 1938 la Benelli aveva quasi mille dipendenti ed entrò a pieno titolo nella cosiddetta "pentarchia" insieme a Gilera, Moto Guzzi, Sertum e Bianchi.

1939-1972Modifica

 
Benelli 500 VLM (Valvole Laterali Militare) (1940)

Durante il periodo bellico l'azienda si dedicò esclusivamente alla fornitura di mezzi di trasporto a due o tre ruote ad uso militare. Al temine del conflitto gran parte dello stabilimento andò distrutto, le attrezzature disperse o danneggiate e furono necessari tre o quattro anni per riavviare l'attività in un quadro di precarietà e miseria. Per rimpinguare le scarse risorse finanziarie i Benelli acquistarono un migliaio di motociclette abbandonate dagli alleati durante il conflitto mondiale e raggruppate nei campi A.R.A.R. che vennero poi ricondizionate e riconvertite ad uso civile.

 
Leoncino 125cm³ 2 tempi del 1952
 
Benelli Letizia (1949)

Giuseppe Benelli, in seguito a insanabili contrasti con i fratelli sulle strategie produttive, si stacca nel 1948 dall'azienda che passa sotto la direzione del secondogenito Giovanni che, pur non avendo il talento progettuale del fratello maggiore, era dotato di grandi capacità organizzative avendo sempre gestito l'apparato produttivo dell'azienda. Sotto la sua direzione Giovanni fornisce ai progettisti le linee guida del modello della rinascita: la nuova motocicletta dovrà essere leggera, affidabile ed economica. Nasce così il modello Letizia dotato di un motore a due tempi (più economico del 4 tempi) di 98 cm³ con quattro cuscinetti di banco, montato su un telaio essenziale, ma elastico su entrambi gli assi. Letizia sarà la motocicletta antesignana del modello più famoso della Benelli nel dopoguerra: il Leoncino. Fu prodotto dal 1950 al 1960 in circa 45.000 esemplari, la motorizzazione più diffusa fu il 125 cm³ 2 tempi, ma anche 150 cm³ per la versione "motocarro" e 125 cm³ 4 tempi con distribuzione a "cascata d'ingranaggi", soluzione subito abbandonata per problemi di affidabilità.

 
Il Benelli 48, detto "Ciclomotore", del 1956

Nei primi anni "60", complice la profonda crisi del motoveicolo a vantaggio dell'automobile, i vertici di Benelli e Motobi (azienda fondata da Giuseppe Benelli) trovarono un accordo per fondersi in un'unica realtà, pur mantenendo attivi entrambi i marchi. Nel 1962 la produzione complessiva raggiunse i 300 esemplari al giorno. Alla fine degli anni sessanta con la crescente diffusione delle case giapponesi inizia il rapido declino dell'industria motociclistica italiana, cui la Benelli/MotoBi non fa eccezione. Declino che i cugini Marco, figlio di Giuseppe e Paolo Benelli, figlio di Tonino, tentano di arginare con investimenti nel campo sportivo e con la progettazione di nuovi motori bicilindrici a due tempi, per i quali viene ingaggiato lo specialista tedesco Peter Dürr.

 
Renzo Pasolini su Benelli 250 Grand Prix

Per quanto riguarda il settore sportivo, nel dopoguerra il marchio del Leoncino ha ottenuto due titoli mondiali nella classe 250 con il cesenate Dario Ambrosini nel motomondiale 1950 e con l'australiano Kel Carruthers nel motomondiale 1969; si è imposta anche in cinque Campionati Italiani Velocità nella classe 250 con Dario Ambrosini (1950), con l'emiliano Tarquinio Provini (1965, 1966), con il riminese Renzo Pasolini (1968, 1969); in tre Campionati Italiani Velocità nella classe 350 con il pesarese Silvio Grassetti (1967) e ancora con Pasolini (1968, 1969). Numerose furono le affermazioni e i piazzamenti nelle classiche di gran fondo dell'epoca, la Milano-Taranto e il Motogiro d'Italia, con il Leoncino 125, decisamente la motocicletta di serie più iconica della Benelli degli anni 50/60.

Il Trofeo Pesaro Mobili, svoltosi in località Villa Fastiggi di Pesaro, si fregiò della partecipazione dei più grandi nomi del motociclismo mondiale dell'epoca come Giacomo Agostini, Mike Hailwood, Jarno Saarinen e Renzo Pasolini. Nell'edizione del 1971 "Mike the Bike" in sella a una vecchia Benelli 350 arrivò secondo dietro ad "Ago" alla guida della tre cilindri MV Agusta. Nel 1972 Jarno Saarinen in sella alle nuovissime Benelli 4 cilindri 500 e 350 vinse in entrambe le classi battendo rispettivamente Giacomo Agostini su MV Agusta nella 500 e Renzo Pasolini su Aermacchi nella 350.

La gamma per il mercato USAModifica

Dagli anni 60, nel momento di maggior crisi del mercato in Italia, la Benelli salva i bilanci con le esportazioni negli USA. Negli anni sessanta infatti sceglie due strade diverse per vendere oltreoceano: tramite l'importatore Cosmopolitan e con la Montgomery Ward e presentò i seguenti modelli:

  • Tornado 650: la maxi bicilindrica venne commercializzata prima negli USA poi in Europa. Le sovrastrutture sono completamente diverse, ma la particolarità è il telaio tipo Metisse, voluto da Steve McQueen. L'attore infatti era l'uomo immagine dell'importatore Comsopolitan e della Montgomery Ward.
  • Mojave 260/360: utlizzava il telaio e le sovrastrutture della Tornado mentre il motore 4 tempi era una maggiorazione del 175 cc. La moto, proposta anche in allestimento Scrambler, si poteva comprare in negozio oppure farsela spedire a casa smontata con un risparmio di alcuni dollari. L'operazione commerciale di montare il Marchio Riverside e non Benelli partì bene ma finì male per via dell'inesistente rete di assistenza e per via del prezzo. Ne furono realizzati circa 1000 esemplari.
  • Buzzer/Hurricane/Dynamo:scooter a ruote piccole con motore da 65 cc (al posto di 50 cc venduti in Italia). Rispetto i modelli venduti in Italia cambiavano i nomi e qualche dettaglio.
  • Volcano: "scooter" a ruote basse derivato dal Mini Cross ma con una cilindrata di 180 cc.


 
Alejandro De Tomaso in sella a un prototipo della Benelli 750 Sei (1972)

La gestione Alejandro De Tomaso (1972-1989)Modifica

 
Benelli 750 Sei del 1975

L'arrivo di De Tomaso in Italia risale agli anni 50. Ha soldi in abbondanza e si dedica alla sua grande passione: le auto. Dopo una breve parentesi come corridore con Maserati, realizza una propria serie di autovetture da competizione ma la sua prima vera attività imprenditoriale si concretizza a fine anni 60 con l'acquisizione della Ghia e della Vignale e successivamente nel, 1971, la Benelli per 11 miliardi (la Casa è indebitata per 9) e la Moto Guzzi nel 1973. Marco Benelli (figlio di Giuseppe) rimase in azienda come dirigente, mentre il cugino Paolo (figlio di Tonino) lasciò per dedicarsi alla Benelli Armi fondata dallo zio Giovanni. Nel 1976 Paolo, insieme alla Morbidelli, costituirà una società con sede a Sant'Angelo in Vado (PU) per la produzione di moto da GP denominata MBA (Morbidelli Benelli Armi).

Al fine di sfidare le case giapponesi De Tomaso chiese subito ai progettisti di copiare un motore Honda CB 500 Four per risparmiare tempo e denaro. Nacque così la 500 Quattro (1974) e la "sorella" Moto Guzzi GTS 350. Nonostante diversi tentativi di diversificarsi dai concorrenti giapponesi (citiamo la 750 Sei e il suo motore a sei cilindri in linea, primo al mondo su una moto stradale).

 
Benelli 250 Quattro (1981), la 4 cilindri più compatta mai prodotta
 
Benelli 900 Sei (1983)

Gli anni 80 sarà il decennio che trasforma la Benelli in una scatola vuota. Le cause sono molteplici, ma tutto inizia dalla fine degli anni 70 quando il Gruppo De Tomaso perde colpi a causa delle difficoltà che incontrano Innocenti e Maserati in campo automobilistico. Tutto ciò si riflette negativamente anche sulle moto, poco sviluppate e costruite con sempre minor cura rivelandosi dei veri flop come ad esempio la 125 T e la 125 T Sport; la 125 BX, una moto da cross sviluppata con l'aiuto della FMI e del Team Italia in collaborazione con TM Racing (Casa pesarese specializzata nel fuoristrada) che forniva telaio e motore ma che dopo due stagioni con qualche buon risultato, finì nel dimenticatoio; la 124 (presentata anche con Marchio Moto Guzzi) derivata dalla 254 della Guzzi che dopo 2 anni uscì di scena per gli scarsi risultati di vendita; la 125 Jarno, dedicata a Jarno Saarinen che è la prima 125 ad avere tre freni a disco ma che, nonostante i 27 cavalli a 10 500 giri, fumava e consumava troppo; le 354 e le 654 che costavano più della Honda e che godevano di scarsa affidabilità; la 900 Sei; la 250 2C che peccava nei consumi e nella fumosità dello scarico; l'S50 e l'S125 che aveva la particolarità di prevedere due frizioni, una comandata a mano e l'altra automatica; l'E3 a ruote alte che non ebbe alcun successo e per finire il Laser, uno scooter di 50 cc con il curioso scudo anteriore che avvolgeva completamente la ruota e con una discreta capienza. Lo scooter non ebbe alcun successo e dopo 3 anni uscì di produzione. Tra i motivi dell'insuccesso di De Tomaso ci sono anche la scarsa rete di vendita e una produzione limitata. Infine il "colpo di grazia" sarà inferto alla fine degli anni 80 dalla fusione con l'acerrima e storica rivale (nelle corse) Moto Guzzi nella Guzzi-Benelli Moto (G.B.M. S.p.A.).


In questo periodo la Benelli si trasferirà nell'area industriale di Chiusa di Ginestreto in prossimità di Pesaro, mentre lo storico stabilimento di Viale Mameli sarà quasi completamente demolito per far posto ad un centro direzionale.

La gestione Giancarlo Selci (1989-1994)Modifica

A fine anni 80, l'attività produttiva si ridusse ai minimi termini e nel 1989 solo un'ottantina di operai lavoravano, mentre altri 153 erano in cassa integrazione[1].

Dopo la morte di De Tomaso, la sopravvivenza della Benelli è garantita da Giancarlo Selci, pesarese, anno 1936, fondatore della Biesse, uno dei maggiori gruppi industriali al mondo per la produzione di macchine per la lavorazione del legno, vetro e pietra, che rileva la Casa del Leoncino il 23 ottobre 1989. Senza poter investire tanto, si concentra sulla produzione di ciclomotori. Tiene in produzione l'economico S50 e il City Bike (aggiornato con nuove colorazioni e denominato City Bike 90) e lancia nuovi scooter come il Così e lo Scooty e due moto sportive a marce: lo Spring e il Devil. Viene anche organizzato un trofeo monomarca, ma siamo agli sgoccioli. Selci getta la spugna e si concentra solo sulla Biesse.

La gestione Andrea Merloni (1995-2004)Modifica

Dal momento in cui la Benelli fu venduta dagli ultimi eredi della sua dinastia, la Casa andò, anno dopo anno, sempre più in declino: lo sfaverovole momento del mercato motociclistico e la scarsa convinzione dei successivi proprietari, portarono la Benelli a un punto morto: i nuovi modelli immessi sul mercato non ebbero l'accoglienza sperata e quelli esistenti erano ormai superati.

Nel dicembre 1995 ci fu la svolta decisiva: il giovane Andrea Merloni, di soli 28 anni, rampollo della nota dinastia marchigiana di elettrodomestici e appassionato motociclista, decise di rilevare la Benelli e rilanciarla sul mercato mondiale, prima inaugurando uno nuovo stabilimento in Strada della Fornace Vecchia, dove la stessa Benelli ha sede ancora oggi, poi entrò nei settori più difficili, avvalendosi di giovani e dinamici progettisti e designer, lanciando una serie di scooter e maximoto per dare immediato ossigeno alle casse e organizzare la rete di vendita e assistenza. Trasformò la Società da s.r.l. a S.p.a. con un aumento di capitale da 180 milioni a 20 miliardi di lire. Il 55% del capitale societario faceva capo alla famiglia Merloni, la restante parte era detentua con il 10% ciascuno da Giancarlo Selci, da Augusto Baronciani, dai fratelli Montagna, dalla famiglia Colombo di Bergamo e il restante da una finanziaria regionale.

 
Benelli Tornado Tre 900 del 2002
 
Particolare del radiatore sotto la sella della Tornado

Così, in poco più di un anno dalla rinascita, furono immessi sul mercato i primi nuovi prodotti come i modelli Adiva (nelle cilindrate 125 e 150) dotato di tettuccio rigido ripiegabile nel bauletto (primo scooter al mondo a essere dotato di questo meccanismo, poi copiato dalla concorrenza), il Velvet (nelle cilindrate 125,150,250,400), il 491 (50 cm³) il K2 (50 e 100 cm³) e il Pepe (50 cm³), questi ultimi motorizzati con motore Minarelli, che riscossero un buon successo commerciale. Nel 1999, fu ingaggiato il tecnico Riccardo Rosa (ex Cagiva) e fu quindi presentata la nuova Tornado, una moto sportiva (da 900 cm³ prima, poi portata a 1130 cm³), con interessanti innovazioni tecnologiche. Si trattava infatti di una moto sportiva pura, dotata di un motore a 3 cilindri in linea che presentava una inedita disposizione del radiatore di raffreddamento posizionato sotto il codino posteriore e dotato di due ventole di estrazione forzata dell'aria di scenografico effetto e di un inedito telaio "misto" costituito da una pressofusione di alluminio e da tubi in acciaio uniti fra loro con una tecnologia di provenienza aeronautica.

 
Benelli Tnt Cafè Racer del 2006

"Le corse migliorano la razza" e Merloni, ex pilota, lo sapeva bene per cui il passo successivo fu prepararare la nuova Tornado per le gare. Come da suo stile, Merloni, cominciò immediatamente a correre nel 2001 e nel 2002 nel Campionato mondiale Superbike con il pilota Australiano Peter Goddard, che con la sua lunga esperienza, ha saputo dare le indicazioni per migliorare la moto e di conseguenza anche quella di serie. Tenuto conto che la squadra era all'esordio e la concorrenza agguerrita, i risultati furono superiori alle attese con con un 36º posto nella classifica finale nel 2001 (con 7 punti) e un 22º posto in quella del 2002 (con 23 punti). Fu così realizzata una versione limitata da 150 esemplari della Tornado (denominata Tornado LE, dove LE sta per Limited Edition).

Il 5 giugno 2000 Benelli tornò sull'isola di Man, dietro l'invito degli organizzatori del Tourist Trophy, per partecipare al giro d'onore del cinquantenario della vittoria di Dario Ambrosini.

Nel 2003 si pensa di rispolverare il Marchio MotoBi, ma solo per la gamma scooter.

Nel 2004 Benelli irrompe con un nuovo modello naked dal design futurista che rimarrà in gamma fino al 2017: la TNT, una roadster caratterizzata dello stesso motore a 3 cilindri portato ad una cilindrata di 1130 cm³, disposizione laterale sdoppiata del radiatore di raffreddamento ed un telaio che utilizzava le stesse tecnologie aeronautiche della Tornado. Nel 2004 fu premiata da una rivista tedesca come miglior moto dell'anno 2004.

I risultati della nuova Benelli sono incoraggianti ma i forti investimenti per la Tornado non sono compensati dalle vendite e anche Andrea Merloni decide di fermarsi.

Gruppo Qianjiang (2005-oggi)Modifica

Dopo la chiusura di Merloni, per l'acquisto della Benelli si fece avanti un miliardario russo di 25 anni, Nikolai Smolenski, già proprietario del marchio inglese di auto sportive TVR. Secondo alcune indicazioni, il nuovo proprietario avrebbe dovuto assumere una trentina dei 50 dipendenti che erano in cassa integrazione straordinaria per la fabbricazione di moto per il mercato russo. L'accordo prevedeva anche che l'azienda sarebbe dovuta rimanere a Pesaro. Qualche tempo dopo in Benelli arrivarono alcuni rappresentanti di una fabbrica cinese, i quali erano interessati all'acquisto di alcuni stampi di modelli Benelli di 50cc. Alla fine nulla di tutto ciò andò in porto e il marchio fu acquisito dal colosso cinese Qianjiang Group nel settembre del 2015.

La Qianjiang Group è una società cinese costruttrice di piccoli motocicli e motori, che possiede già i Marchi Keeway e Generic e che decide di mantenere l'attività produttiva e ingegneristica a Pesaro, affidando l'azienda all'amministratrice unica Yan Haimei. La produzione di moto riparte quasi immediatamente, il montaggio dei motori a 3 cilindri (precedentemente eseguita dalla Franco Morini Motori) viene riportata in casa, la gamma scooter viene altresì riavviata con motori di provenienza cinese.

 
Benelli Tnt 1130

Al 63º Salone di Milano del novembre 2005 Benelli quindi si ripresenta viva, aggiorna la Tornado con il motore da 1130 cm³ della TNT, dalla quale fa anche derivare una versione più alta e più motard denominata ufficialmente Tre 1130 K. Al Salone di Milano del 2006 la Casa pesarese (con i capitali cinesi di Quianjiang), decisa ad espandere i propri interessi anche nel mondo del fuoristrada, presenta al grande pubblico un’innovativa quattro tempi dotata di una linea pulita ed elegante al tempo stesso, che suscitò molto interesse tra gli operatori e gli appassionati dell'off-road: la BX.

La BX fu presentata inizialmente nella versione cross, la BX 449, ma poi fu declinata anche nelle versioni Enduro (BX505) e Motard (BX570), ognuna dotata di una motorizzazione specifica.

Il progetto, pur marchiato Benelli, era in verità frutto delle esperienze dei fratelli Vertemati che avevano studiato per il costruttore pesarese una moto innovativa.

Il motore quattro tempi era caratterizzato da un carter centrale in pezzo unico, iniezione elettronica, cambio estraibile, sedi valvole in berillio e valvole in titanio, mentre il telaio, perimetrale in alluminio aveva un sistema brevettato per variare la rigidità torsionale grazie all’adozione di inserti in carbonio, intercambiabili, e inseriti nella zona inferiore del trave portante superiore. Il forcellone era in pezzo unico ricavato per fusione.

Dopo alcuni anni, durante i quali furono fatte circolare foto dei prototipi definitivi e furono fatti provare alla stampa specializzata vari esemplari praticamente definitivi della moto nelle tre versioni, il progetto fu interrotto senza mai giungere alla produzione di serie per il cambio di scelte strategiche della dirigenza, che decise di concentrarsi su altri prodotti e fasce di utenza.

Nello stesso anno Benelli presenta la DUE, una bicilindrica di 756 cc con telaio e forcellone in alluminio, forcella da 50 mm a steli rovesciati, pinze freno ad attacco radiale e scarico basso. Nello stesso anno vince, nella categoria "Open Category" del Motorcycle Design Awards 2006, il premio come moto più bella.

Purtroppo la crisi della Benelli di quegli anni, costrinse la dirigenza a cancellare il progetto che ormai era ben collaudato.


Nel 2007, per rilanciare il Marchio, la Benelli, sotto proprietà cinese, presenta la Tnt e la Tre-K con motore 899 e le versioni depotenziate da 35 KW (adatta per i neopatentati).

Il 6 luglio 2010 subentra, al direttore tecnico Pierluigi Marconi, l'ex manager Yamaha Claudio Consonni, già responsabile di produzione dello stabilimento Yamaha Motor Italia di Lesmo.

Negli anni successivi Benelli amplia la gamma degli scooter e, al Velvet e al rinnovato Pepe, si aggiungono il QuattroNoveX di 50 cc che successivamente sarà affiancato anche dalle versioni da 125 e 150 cc (X125 e X150); lo scooter a ruote alte e con pedana piatta Macis disponibile nelle cilindrate di 125 e 150 cc; il CaffeNero (125 e 150) derivato dal Keeway Outlook, che successivamente sarà affiancato dalla versione da 250 cc e lo Zenzero di 350 cc, derivato dal Keeway Index. Tutti rimasero in gamma fino al 2015, fino quando Benelli decise di abbandonare la produzione degli scooter, per concentrarsi sulla produzione di moto di media e piccola cilindrata.

Nel 2011, in occasione del centenario del Marchio, viene presentata la Century Racer, nelle cilindrate 899 e 1130, su base Tnt che differiva da quest' ultima per la colorazione verde (Verde Vintage) e per il marchio storico degli anni 50 stampato sul serbatoio, oltre che per la sella in alcantara. Inoltre dal 2011 in poi, tutti i modelli di Tnt e Tre-k e tutti i modelli di scooter saranno caratterizzati con l'adesivo "100 Anni Benelli" .

Il 28 settembre 2012 si conclude l'incarico di Consonni come direttore tecnico.

Nel 2012, Benelli, presenta la prima moto progettata sotto proprietà cinese: la Bn600 R, una quattro cilindri in linea di 600 cc, con 82 cavalli, una linea accattivante, forcelle Marzocchi e freni Brembo. Qualche anno più tardi presenta una versione più economica senza forcelle Marzocchi e senza freni Brembo denominata BN600i e una versione turistica (Bn600GT).

 
Benelli Bn302 (in alcuni mercati nota col nome Tnt300)

Il 19 luglio 2016 il Tribunale di Pesaro, a seguito dell'istanza presentata da un fornitore che vanta un credito di 120.000 euro, accerta lo stato di insolvenza e dichiara il fallimento dell'azienda che già nel 2014 e nel 2015 aveva chiuso il bilancio in perdita[2][3]. Sentenza che verrà però revocata il 22 novembre 2016 dalla Corte d' Appello di Ancona.

Dal 2016 Benelli Q.J. è controllata dalla Geely Automobile proprietaria anche di vari marchi automobilistici fra cui spicca Volvo.

Nella classifica di vendita in Italia del 2019 risultano in terza posizione la TRK 502, in quindicesima la Leoncino 500, in ventiduesima la BN 125 (prima assoluta nella cilindrata delle moto 125) e in ottantaquattresima la BN302.

Nel 2020 Benelli torna nelle maxi cilindrate con la nuova 752S, una bicilindrica in linea di 754 cc e una potenza di 76 cavalli.

Con l'emergenza mondiale Coronavirus del 2020, Benelli dona 2 ventilatori polmonari e 4.500 tute in tyvek alla Croce Rossa Italiana di Pesaro e agli Ospedali Riuniti Marche Nord.

 
Benelli 250 4 cilindri di Kel Carruthers

Celebrazioni della BenelliModifica

Nel 2011 (anno del 100º anniversario) si è svolta a Pesaro una grande festa durata una settimana che ha coinvolto tutti gli appassionati e i possessori di motociclette Benelli da tutto il mondo.

Nel 2019, in occasione del Benelli Week, organizzato dal Moto Club "Tonino Benelli" con il patrocinio della Benelli QJ, si sono celebrati tre anniversari: L'80esimo della prima vittoria al Tourist Trophy di Ted Mellors in sella alla Benelli 250 bialbero; il 50esimo del secondo titolo mondiale del 1969; il 30esimo della fondazione del Registro Storico Benelli. Per l'occasione è intervenuto l'ottantunenne Kelvin (Kel) Carruthers che ha guidato per alcuni chilometri la moto "250 quattro", perfettamente funzionante e restaurata, con cui vinse cinquantanni prima il titolo mondiale.

Il Museo Officine BenelliModifica

Il museo Benelli e MotoBi sorge a Pesaro, in Viale Mameli 22, proprio negli ex stabilimenti della fabbrica, in uso fino alla fine degli anni 80.

Dell'originale impianto è stato "salvato" solo un edificio di poco più di mille metri quadrati, unico esempio di archeologia industriale della città, diventato sede del Museo Officine Benelli, gestito dal Moto Club "Tonino Benelli" e dal Registro Storico Benelli, visitabile tutto l'anno.

I locali della vecchia fabbrica Benelli, perfettamente restaurati con la supervisione della Sovrintendenza alle Belle Arti negli anni 2000, sono stati suddivisi in 4 ambienti ove vi sono in esposizione permanente 200 motociclette Benelli, MotoBi e non solo. Il percorso inizia dalla sala dedicata a Tonino Benelli dove si possono ammirare alcune moto "simbolo" dell'ultracentenaria storia della casa pesarese, fotografie di piloti, tecnici e personaggi che hanno dato lustro e gloria alla Benelli e MotoBi, trofei di ogni epoca e motori Benelli, MotoBi e Molaroni. Prosegue nella grande sala dedicata all'Ing. Giuseppe Benelli in cui, oltre alla prima motocicletta transitata a Pesaro nel 1897, un triciclo De Dion Bouton e due rarissime moto Molaroni degli anni venti, vi sono trenta Benelli costruite prima della seconda guerra mondiale. Nel terzo salone due esemplari di Letizia, tutti i tipi del modello Leoncino, le pluricilindriche a sei e quattro cilindri e le bicilindriche due tempi costruite negli anni settanta e alcuni modelli per il mercato USA. Poi la mostra prosegue su un piano rialzato, un'affascinante struttura di circa 250 mq. con impalcato e tetto in legno, dove sono esposti tutti i modelli prodotti dalla MotoBi dal 1950 al 1970, una vastissima gamma di ciclomotori Benelli e MotoBi, ed infine, su una ideale "pit line", alcuni rari esemplari di moto da competizione costruiti nella provincia di Pesaro e Urbino fra gli anni sessanta e ottanta: MotoBi, MBA, Morbidelli, Piovaticci e Sanvenero.

L' Autovettura BBCModifica

Nel secondo dopoguerra, Giuseppe Benelli, fondatore "ufficiale" dell'omonima casa motociclistica, intuì che il futuro dei trasporti fosse nell'automobile. Questa sua convinzione fu uno dei principali motivi di attrito con i fratelli con cui gestiva l'azienda di famiglia, che non condividevano la sua visione strategica. Giuseppe però non desiste dal suo intento e insieme a Pietro Beretta e Guglielmo Castelbarco Albani fonda la BBC (acronimo dei cognomi dei partecipanti), a quel punto i contrasti con i fratelli si fanno insanabili e Giuseppe uscirà dall'azienda cui aveva dato tanto lustro. Pietro Beretta, che insieme ai figli gestiva la famosa fabbrica di armi di Gardone Valtrompia, a guerra finita si è trovato ad affrontare una rapida riconversione industriale visto il crollo verticale delle commesse militari. Il conte milanese Guglielmo Castelbarco Albani, amico di entrambi, partecipa al sodalizio nell'intento di far da tramite per il progetto.

 
L' autovettura BBC (1949)

L’idea era semplice: mettere insieme dei capitali (e questo era compito di Castelbarco), utilizzare la struttura organizzativa ed industriale della Beretta, avvalersi delle grandi doti di progettista di Giuseppe Benelli, per realizzare un'utilitaria che si ponesse come alternativa alla FIAT 500 B (detta Topolino). Benelli progetterà "ex-novo", motore, telaio e carrozzeria della vettura che prese forma definitiva nel 1950, con la realizzazione di un prototipo allestito dalla nota carrozzeria Alberto Rosso di Torino, su disegno di Benelli, che si distingue per la linea moderna tipo "ponton" (quella, per capirci, della Fiat 1400). Il risultato sarà una berlina a due porte con un’ottima abitabilità per quattro persone, che non sembra concedere niente a un’idea di ristrettezza o spartanità, anche nei contenuti tecnologici che erano all'avanguardia per il periodo, basti pensare al motore anteriore bicilindrico a "V" con valvole in testa e punterie idrauliche, ai giunti omocinetici, alla trazione anteriore e alle ruote con sospensioni indipendenti.

Ma l’iniziativa non decolla, la produzione non parte e i ritardi si accumulano uno sull’altro. La famiglia Beretta ad un certo punto si ritira dal progetto senza dare alcuna spiegazione agli altri due soci, malgrado le loro ripetute richieste di chiarimenti. Non si conoscono i reali motivi di questo silenzioso disimpegno, quelli più accreditati sono: un "veto" della FIAT a Pietro Beretta, l'eccessivo costo della vettura, la ripresa del mercato delle armi dovuto allo scoppio della guerra in Indocina e Corea. Benelli fa allora un ultimo tentativo al Salone dell’Automobile di Torino del 1952, presentando la sua BBC, versione giardiniera, sotto il marchio F.A.M (Fabbrica Auto Motoveicoli) ma alla fine la vettura rimase solo un prototipo e Giuseppe tornerà a produrre motociclette con il marchio MotoBi sempre nella sua natia Pesaro.

Oggi l’unica BBC ancora esistente, restaurata e funzionante, è di proprietà di Ugo Gussalli Beretta, a Gardone Val Trompia. Esistono anche due prototipi F.A.M. (giardiniera e autotelaio con motore) che erano esposti al Museo Morbidelli di Pesaro che è stato chiuso e alienato nel 2019. A tutt'oggi non si conosce la loro collocazione.

La produzioneModifica

Modelli prodottiModifica

Dal 1919 al 1940Modifica

 
Motoleggera Tipo Sport 125 cm³ (1925)
 
Benelli 500 Sport (1935)
 
Benelli 250 Turismo (1939)
 
Benelli Leoncino Corsa 125 4 tempi (1955)
Nome modello Cilindrata Prodotto
dal
sino al
Velomotore A 98,17 cm³ 1921
Velomotore B 123,54 cm³ 1921
147 Tipo Sport 147,03 cm³ 1924
Motoleggera 1 H.P. tipo A 98,17 cm³ 1924
Motoleggera 1,25 H.P. tipo B 123,54 cm³ 1924
Motoleggera 125 Tipo Sport 123,54 cm³ 1925
Motoleggera 147 Tipo Sport 147,03 cm³ 1926
Bicicletta a motore Tipo Signora 123,54 cm³ 1926
175 Sport 172,08 cm³ 1927
175 Turismo 172,08 cm³ 1928
175 Extra Lusso 172,08 cm³ 1929
175 Turismo 172,08 cm³ 1930
175 Gran Lusso 172,08 cm³ 1930
175 Sport 172,08 cm³ 1931
175 Gran Sport Monza 172,08 cm³ 1931
175 Gran Lusso 172,08 cm³ 1932
175 Turismo 172,08 cm³ 1932
175 Gran Sport Monza 172,08 cm³ 1932
175 con carrozzino 172,08 cm³ 1933
175 Furgoncino 147,08 cm³ 1933
500 Turismo 493 cm³ 1933
175 Gran Sport Monza 172,08 cm³ 1933
500 Turismo 493 cm³ 1934
500 Sport 493 cm³ 1934
220 Turismo 215,69 cm³ 1934
220 Sport 215,69 cm³ 1934
500 Turismo 493 cm³ 1935
250 Turismo 246,79 cm³ 1935
500 Sport 493 cm³ 1936
M36 Mototriciclo 493,6 cm³ 1936
250 Sport 246,79 cm³ 1937
500 Turismo 493 cm³ 1937
250 M37 246,79 cm³ 1937
250 Turismo 246,79 cm³ 1938
500 Turismo 246,79 cm³ 1938
500 Motocarro 493 cm³ 1938
500 Turismo 493 cm³ 1939
250 4TSS Monotubo 248,87 cm³ 1940
500 VTA 493 cm³ 1940
500 VLC 493 cm³ 1940
500 VLM 493 cm³ 1940
500 VLMB 493 cm³ 1940

Dal 1949 al 1969Modifica

Nome modello Cilindrata Prodotto dal sino al
Letizia 1ª Serie 97 cm³ 1949
Letizia 2ª Serie 97 cm³ 1950
Leoncino 125 123 cm³ 1951
Leoncino 125 Normale 123 cm³ 1952
Leoncino 125 Sport 123 cm³ 1952
Leoncino 125 Carenato 123 cm³ 1952
Motofurgoncino Leocino 125 123 cm³ 1953
Leoncino Sport S53 123 cm³ 1953
Leoncino 125 Normale 123 cm³ 1954
Leoncino 125 Sport 123 cm³ 1954
Leoncino 125 Carenato 123 cm³ 1954
Motofurgoncino Leoncino 125 123 cm³ 1954
Leonessa 250 246 cm³ 1954
Leoncino 125 Normale 123 cm³ 1955
Leoncino 125 Sport 123 cm³ 1955
Leoncino 125 Lusso 123 cm³ 1955
Leoncino Rikshaws 123 cm³ 1956
Ciclomotore 49 cm³ 1956
Leoncino Normale 4 Tempi 123 cm³ 1956
Leoncino Sport 4 Tempi 123 cm³ 1956
Normale 49 cm³ 1957
Leoncino 125 Normale 123 cm³ 1957
Leoncino 125 Sport 123 cm³ 1957
Leoncino 125 Lusso 123 cm³ 1957
Scooter 49 cm³ 1958
Gran Turismo 49 cm³ 1958
Sport 49 cm³ 1958
Super Sport 49 cm³ 1958
Scooter 52cc 51 cm³ 1958
Scooter 49 cm³ 1958
Leoncino 150 145 cm³ 1958
Sport 52 cc 51 cm³ 1959
Sport 49 cm³ 1959
Export 49 cm³ 1959
125 Normale 123 cm³ 1959
175 Normale 172 cm³ 1959
125 Extra 123 cm³ 1959
175 Extra 172 cm³ 1959
Export Lusso 49 cm³ 1960
Sprint 49 cm³ 1962
Cicloscooter 49 cm³ 1963
Lusso 49 cm³ 1963
Export 49 cm³ 1963
Monomarcia 49 cm³ 1963
Sport Lusso 49 cm³ 1963
Nuovo Leoncino 123 cm³ 1963
Sprint 49 cm³ 1964
America 49 cm³ 1965
Special 49 cm³ 1965
Sport Special 49 cm³ 1965
Sport 49 cm³ 1965
Trial 49 cm³ 1965
Gentlemen 49 cm³ 1966
Sprint 3V Turismo 49 cm³ 1967
Sprint 3V Sport 49 cm³ 1967
Sprint 4V 49 cm³ 1967
Minibike 3 Marce 49 cm³ 1967
Citybike 49 cm³ 1967
Bobo 49 cm³ 1967
Motorella 49 cm³ 1967
California 49 cm³ 1967
Export FA 49 cm³ 1967
Export 3V-P 49 cm³ 1967
Export 3V-K 49 cm³ 1967
Sprite 5V 125 123 cm³ 1967
Sprite 5V 250 245 cm³ 1967
Nuovo Leoncino 123 cm³ 1968
Leoncino Scrambler 123 cm³ 1968
Sport Special 125 123 cm³ 1969
Bobo 49 cm³ 1969
Trial 49 cm³ 1969
Export FA 49 cm³ 1969
Export 3V-K 49 cm³ 1969
Gentlemen 49 cm³ 1969
Sport Special 250 245 cm³ 1969
125 Scrambler 123 cm³ 1969
250 Scrambler 245 cm³ 1969
 
Benelli Motorella GL (1978)
 
Benelli 504 Sport (1978)

Dal 1970 al 1987Modifica

Nome modello Cilindrata Prodotto
dal
sino al
Bobo 49 cm³ 1970
Mini Bike 4 Marce 49 cm³ 1970
Motorella 49 cm³ 1970
Leoncino 70 123,6 cm³ 1970
Mini Cross 49 cm³ 1970
Leoncino Cross 123,6 cm³ 1970
Export 3V-K 49 cm³ 1971
Mini 49 cm³ 1971
Tornado 650 642,8 cm³ 1971 1975
90 Turismo 87,8 cm³ 1971
90 Trial 87,8 cm³ 1971
Tornado 650 S 642,8 cm³ 1972 1975
125 2C 124,77 cm³ 1972
250 2C 231,4 cm³ 1972
125 Cross 120,62 cm³ 1972
50 Cross 49 cm³ 1972 1976
125 Enduro 120,62 cm³ 1973
Tornado 650 S2 642,8 cm³ 1973 1975
T 50 49 cm³ 1973
Bobo 49 cm³ 1974
500 Quattro 498,51 cm³ 1974
750 Sei 747,77 cm³ 1975
Motorella GL 49 cm³ 1975
Caddy 49 cm³ 1975
Magnum 5V 49 cm³ 1975
125 Turismo 120,62 cm³ 1976
125 2C SE 124,77 cm³ 1976
250 2C SE 231,4 cm³ 1976
Magnum 3V 49 cm³ 1976
250 Quattro 231,4 cm³ 1976
350 RS 345,57 cm³ 1976
500 LS 458,91 cm³ 1976
Magnum 3V 49 cm³ 1978
G2 Pedali 49 cm³ 1978
G2 Elle 49 cm³ 1978
G2 KS 49 cm³ 1978
Motorella GL 49 cm³ 1978
Export 3V 49 cm³ 1978
125 Sport 124,77 cm³ 1978
354 Sport 345,77 cm³ 1978
504 Sport 498,51 cm³ 1978
900 Sei 905,91 cm³ 1979
254 231,40 cm³ 1979
354 Sport II 345,57 cm³ 1980
354 345,57 cm³ 1980
654 T 603,94 cm³ 1980
125 T 124,77 cm³ 1981
S 50 49,6 cm³ 1981
654 Sport 603,94 cm³ 1982
304 231,10 cm³ 1982
124 123,57 cm³ 1982
S 125 124,8 cm³ 1984
Laser 49,6 cm³ 1985
900 Sei 905,91 cm³ 1986
City Bike 49 cm³ 1987
 
Benelli Pepe Classic

Dal 1988 al 2015Modifica

Nome modello Cilindrata Prodotto
dal
sino al
125 BX 123,15 cm³ 1988
Jarno 123,15 cm³ 1988
E3 49 cm³ 1988
G2 Elle 49 cm³ 1989
City Bike 90 49 cm³ 1990
Devil 49 cm³ 1991
Spring 49 cm³ 1992
Scooty 49 cm³ 1992
Così 49 cm³ 1992
491/491 RR/ 491 ST/ 491 RR-GP/ 491 ST-GP 49 cm³ 1997
K2 49 cm³/ 100 cm³ 1998 2001
Pepe/Pepe LX/Pepe Classic 49 cm³ 1998 2015
Velvet 124,77 cm³/ 149cm³/ 249 cm³/ 383 cm³ 1998 2012
Adiva 124,77 cm³/ 149 cm³ 2000 2001
QuattroNoveX 49 cm³ 2008 2015
Macis 124,6 cm³ / 151 cm³ 2011 2015
Caffè Nero 124,6cm³/ 151 cm³/ 249 cm³ 2011 2015
X125/ X150 124,6cm³/151 cm³ 2013 2015
Zenzero 313 cm³ 2013 2015

Benelli da Competizione del DopoguerraModifica

 
La 500 quattro Grand Prix di Jarno Saarinen accreditata di 100 CV (1970)
 
Parata delle "quattro" da GP 250-350-500 a Pesaro (2019)
Anno Motocicletta Campionato Piloti
1948 250 cc Monocilindrica bialbero Grand Prix   Dario Ambrosini
1965 60 cc Monocilindrica bialbero Campionato Nazionale Cadetti Mai gareggiato in competizioni ufficiali
1965 250 cc quattro cilindri Grand Prix   Silvio Grassetti   Tarquinio Provini
1966-1967 250 cc quattro cilindri Grand Prix   Kelvin Carruthers   Renzo Pasolini   Gilberto Parlotti
1967-1968 350 cc quattro cilindri Grand Prix   Mike Hailwood   Renzo Pasolini   Silvio Grassetti   Eugenio Lazzarini
1968 500 cc quattro cilindri Grand Prix   Mike Hailwood
1970 350 cc quattro cilindri Grand Prix   Jarno Saarinen   Roberto Gallina   Walter Villa
1970 500 cc quattro cilindri Grand Prix   Jarno Saarinen   Roberto Gallina   Walter Villa
2001-2002 900 cc tre cilindri WSBK   Peter Goddard

Immatricolazioni Benelli 1949-2010*Modifica

ITALIA
Anno Totale Immatricolazioni Fino 125 cc
1949 20 20
1950 29 29
1951 11 11
1952 98 98
1953 173 173
1954 137 137
1955 5285 5097
1956 5463 5192
1957 3851 3699
1958 3248 3014
1959 3095 N.C.
1960 3773 2906
1961 3779 3038
1962 2531 1888
1963 1508 1205
1964 1623 1413
1965 951 805
1966 595 504
1967 543 464
1968 990 863
1969 2211 1554
1970 2369 1825
1971 4991 3364
1972 6915 4456

N.B. a metà degli anni 70, le immatricolazioni viaggiano intorno alle 5000 unità annuali, per poi andare a calare nei periodi successivi. Nel 1986, le vendite precipitano a poc meno di 500 unità. Chiusa la Gestione De Tomaso, passa prima a Selci nel 1989, poi a Merloni e infine, nel 2005 alla cinese QJ:

ITALIA
ANNO Totale Immatricolazioni
1999 1196
2000 4595
2001 1759
2002 1774
2003 803
2004 932
2005 935
2006 262
2007 401
2008 484
2009 426
2010 268

*dati Motociclismo

Modelli fuori produzione in ItaliaModifica

  •  
    Benelli Tnt R160 (2011)
    Tornado Tre (900-1130) (2002-2008)
  • Tornado Tre LE/ Tornado Tre RS (2002-2003)
  • Benelli TNT 1130 (2004-2017)
  • TNT Cafè Racer (899/1130) (2005-2011)
  • TNT Sport Evo 1130 (2007-2009)
  • Titanium 1130 (2005-2008)
  • Tnt R160 1130 (2010-2016)
  • TNT 899/Tnt 899S (2010-2016)
  • Century Racer (899/1130) (2011-2013)
  • Tre-K (899/1130) (2006-2017)
  • Tre-K Amazonas 1130 (2007-2017)
  • BN600R/BN600i/BN600GT (2012-2017)

La gamma attualeModifica

 
Benelli Leoncino 500 presentato all'EICMA di Milano nel 2015
Gamma motociclette Italia (2020)
  • Leoncino 250 (250 cm³, monocilindrico, 4 tempi, 26 cv)
  • Leoncino 500 (500 cm³, 2 cilindri, 4 tempi 47 cv)
  • Leoncino 500 Trail (500 cm³, 2 cilindri, 4 tempi, 47 cv)
  • TRK 251 (250 cm³, monocilindrico, 4 tempi, 26 cv)
  • TRK 502 (500 cm³, 2 cilindri, 4 tempi, 47 cv)
  • TRK 502 X (500 cm³, 2 cilindri, 4 tempi, 47 cv)
  • Tornado naked T (125 cm³, monocilindrico, 4 tempi, 11 cv)
  • BN125 (125 cm³, monocilindrico, 4 tempi, 11 cv)
  • 251S (250 cm³, monocilindrico, 4 tempi, 26 cv)
  • 302S (300 cm³, 2 cilindri, 4 tempi, 38 cv)
  • 302R (300 cm³, 2 cilindri, 4 tempi, 38 cv)
  • 502C (500 cm³, 2 cilindri, 4 tempi, 47 cv)
  • 752S (750 cm³, 2 cilindri, 4 tempi, 77 cv)
  • Imperiale 400 (400 cm³, monocilindrico, 4 tempi, 21 cv)
Gamma e-bike (2020)
  • Mantus 27.5 Fat
  • Mantus 27.5 X
  • Mantus 26/28 Ct
  • Mantus 700c Trk
  • Mini Fold 16
  • Mini Fold Classic 16
  • City Classica
  • Zero N2.0 20
  • N2.0 Fat %
  • Linker Sport 20
  • Linker 20
  • Lite 24
  • Alpan 27.5
  • City Opp 26/28

Albo d'oro della BenelliModifica

Campionato d'Europa FICMModifica

Anno Classe Corridore
1932 Classe 175 cm³   Carlo Baschieri
1934 Classe 175 cm³   Yvan Goor

MotomondialeModifica

Mondiale pilotiModifica

Anno Vincitore Classe Motocicletta
Motomondiale 1950   Dario Ambrosini Classe 250 cm³ Benelli 250 monocilindrica bialbero
Motomondiale 1969   Kel Carruthers Classe 250 cm³ Benelli 250 4 cilindri

Mondiale costruttoriModifica

Anno Casa Costruttrice Classe Motocicletta
Motomondiale 1950   Benelli Classe 250 cm³ Benelli 250 monocilindrica bialbero
Motomondiale 1969   Benelli Classe 250 cm³ Benelli 250 4 cilindri

Tourist TrophyModifica

Anno Vincitore Classe Motocicletta
Tourist Trophy 1939   Ted Mellors Classe 250 cm³ Benelli 250 monocilindrica bialbero
Tourist Trophy 1950   Dario Ambrosini Classe 250 cm³ Benelli 250 monocilindrica bialbero
Tourist Trophy 1969   Kel Carruthers Classe 250 cm³ Benelli 250 quattro cilindri

Motogiro d'ItaliaModifica

Anno Categoria Vincitore Media oraria Classe Motocicletta
1953 Categoria unica - 8 tappe per un totale di 3.414 km   Leopoldo Tartarini Vincitore assoluto e di categoria 96,342 km/h Classe 125 cm³ Benelli Leoncino 125 2 tempi
1954 Categoria unica - 6 tappe per un totale di 3.040 km   Leopoldo Tartarini Vincitore di categoria 93,450 km/h Classe 125 cm³ Benelli Leoncino 125 2 tempi
1955 Categoria unica - 9 tappe per un totale di 3.438 km   Paolo Campanelli Vincitore di categoria 95,568 km/h Classe 125 cm³ Benelli Leoncino 125 2 tempi
1955 Categorie "Formula 2" e "Formula 3" - 9 tappe per un totale di 2.060 km   Ferrari Vincitore di categoria "Formula 3" 91,549 km/h Classe 125 cm³ Benelli Leoncino 125 2 tempi

Milano-TarantoModifica

Anno Classe Vincitore Motocicletta
1953 125   Leopoldo Tartarini - Terzo classificato   Luigi Ciai Benelli Leoncino 125 2 tempi
1954 125 sport   M.Preta Benelli Leoncino 125 2 tempi

Campionati nazionaliModifica

Campionato Italiano VelocitàModifica

Anno Vincitore Classe Motocicletta
Campionato Italiano Velocità 1927   Antonio Benelli Classe 175 cm³ Benelli 175 monoalbero
Campionato Italiano Velocità 1928   Antonio Benelli Classe 175 cm³ Benelli 175 monolabero
Campionato Italiano Velocità 1930   Antonio Benelli Classe 175 cm³ Benelli 175 monoalbero
Campionato Italiano Velocità 1931   Antonio Benelli Classe 175 cm³ Benelli 175 bialbero
Campionato Italiano Velocità 1932   Carlo Baschieri Classe 175 cm³ Benelli 175 bialbero
Campionato Italiano Velocità 1934   Amilcare Rossetti Classe 175 cm³ Benelli 175 bialbero
Campionato Italiano Velocità 1936   Celeste Cavaciuti Classe 250 cm³ Benelli 250 bialbero
Campionato Italiano Velocità 1939   Amilcare Rossetti Classe 250 cm³ Benelli 250 bialbero
Campionato Italiano Velocità 1950   Dario Ambrosini Classe 250 cm³ Benelli 250 bialbero
Campionato Italiano Velocità 1965   Tarquinio Provini Classe 250 cm³ Benelli 250 4 cilindri
Campionato Italiano Velocità 1966   Tarquinio Provini Classe 250 cm³ Benelli 250 4 cilindri
Campionato Italiano Velocità 1967   Silvio Grassetti Classe 350 cm³ Benelli 350 4 cilindri
Campionato Italiano Velocità 1968   Renzo Pasolini Classe 250 cm³ Benelli 250 4 cilindri
Campionato Italiano Velocità 1968   Renzo Pasolini Classe 350 cm³ Benelli 350 4 cilindri
Campionato Italiano Velocità 1969   Renzo Pasolini Classe 250 cm³ Benelli 250 4 cilindri
Campionato Italiano Velocità 1969   Renzo Pasolini Classe 350 cm³ Benelli 350 4 cilindri

NoteModifica

  1. ^ La Stampa, 10 settembre 1989, pag. 15
  2. ^ 56/2016 Benelli Q.J. Srl Dettaglio procedura, su portalecreditori.it. URL consultato il 25 luglio 2016 (archiviato dall'url originale il 14 settembre 2016).
  3. ^ Benelli, tribunale Pesaro dichiara fallimento, su repubblica.it, 24 luglio 2016. URL consultato il 25 luglio 2016.

BibliografiaModifica

  • Angelo Berto, Benelli: Mamma Teresa & Figli, Legend Bike, n.15, agosto 1993, Gruppo B Editore, Bresso
  • LE GRANDI MOTO DA CORSA ITALIANE: LE BENELLI BIALBERO 1931-1951 - Conferenza di Augusto Farneti Milano - 18 febbraio 1995 Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia
  • Registro Storico Benelli e Moto Club T.Benelli,"100 anni di Benelli", settembre 2011
  • Paolo Prosperi; Tonino Benelli, il cigno del motore, il Girardengo della motocicletta; ASI editore - 2014
  • Gianni Perrone; Benelli e Motobi, due storie in moto; ASI editore
  • Massimiliano Di Pasquale; Benelli 1911-2011, una fabbrica, una città, una famiglia; Franco Andreatini editore
  • Paolo Prosperi; BBC: Una Benelli a quattro ruote, un'arma incompiuta, Edizione Registro Storico Benelli Pesaro - 2017
  • Paolo Conti & altri; La storia della MBA: Storia dalla Morbidelli Benelli Armi alla MBA, Editore Registro Storico MBA

Altri progettiModifica

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