John Pershing

generale statunitense
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John Joseph Pershing
GEN Pershing as Chief Of Staff.jpg
Ritratto del generale John Joseph Pershing
SoprannomeBlack Jack
NascitaLaclede, 13 settembre 1860
MorteWashington D.C., 15 luglio 1948
Cause della mortemalattia coronarica e insufficienza cardiaca congestizia
Luogo di sepolturaCimitero nazionale di Arlington, Virginia
Religioneepiscopale e dal 1912 anglicano
Dati militari
Paese servitoStati Uniti Stati Uniti
Forza armataUnited States Army
ArmaFanteria
Anni di servizio1886-1924
GradoGeneral of Armies insignia.svg General of the Armies of the United States
GuerreGuerre indiane
Guerra ispano-americana
Guerra filippino-americana
Guerra russo-giapponese
Guerra di confine (Rivoluzione messicana)
Prima guerra mondiale
CampagneGuerre apache
Guerre sioux
Ribellione dei Moro
Campagne del Lago Lanao
Spedizione contro Pancho Villa
Fronte occidentale
Occupazione della Renania
BattaglieBattaglia delle alture di San Juan
Assedio di Santiago de Cuba
Battaglia di Bacolod
Seconda battaglia di Bud Dajo
Battaglia di Bud Bagsak
Offensiva di primavera
Battaglia di Bosco Belleau
Battaglia di Hamel
Battaglia di Château-Thierry
Offensiva dei cento giorni
Battaglia di Amiens
Battaglia di Saint-Mihiel
Offensiva della Mosa-Argonne
AzioniRappresaglie contro i ribelli Moro
Nemici storiciGeronimo
Pancho Villa
Álvaro Obregón
Georg von der Marwitz
Comandante di8th Brigade[1][2]
Forze di spedizione in Messico contro Pancho Villa
American Expeditionary Forces
First United States Army
United States Army
DecorazioniDistinguished Service Cross
Distinguished Service Medal
Silver Star
Cavaliere Onorario di Gran Croce dell'Ordine del Bagno (Regno Unito)
Legion d'onore (Francia)
Studi militariAccademia militare di West Point
PubblicazioniMy Experiences in the World War (1931)
Frase celebre"Perché i Marines riescono dove i miei soldati falliscono? Hanno lo stesso equipaggiamento e lo stesso addestramento eppure i Marines sono la punta di lancia dell'American Expeditionary Forces"
(frase detta in occasione della Battaglia di Bosco Belleau)
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John Joseph Pershing
John Pershing, Bain bw photo as major general, 1917.jpg

10° Capo di stato maggiore dell'Esercito degli Stati Uniti
Durata mandato 1º luglio 1921 –
13 settembre 1924
Predecessore Peyton C. March
Successore John L. Hines

5º Governatore della Provincia di Moro
Durata mandato 9 novembre 1909 –
15 dicembre 1913
Predecessore Charles Hagedon
Successore Frank Carpenter

Dati generali
Titolo di studio Accademia militare
Università United States Military Academy
Professione Militare, insegnante
Firma Firma di John Joseph Pershing

John Joseph "Black Jack" Pershing (Laclede, 13 settembre 1860Washington, 15 luglio 1948) è stato un generale statunitense.

Si distinse giovane nella guerra ispano-americana per il suo coraggio e, dopo una lunga e brillante carriera nelle Filippine e in Messico contro i ribelli dei due paesi, Pershing fu a capo della spedizione statunitense nella prima guerra mondiale e ancora dopo capo di stato maggiore dell'Esercito degli Stati Uniti ed è per questo considerato il mentore di una generazione di generali statunitensi che combatterono nella seconda guerra mondiale come George Marshall, Dwight D. Eisenhower, Omar Bradley, Lesley James McNair, George Smith Patton e Douglas MacArthur.[3][4] Con George Washington è stato l'unico soldato a raggiungere il massimo grado militare statunitense, quello di General of the Armies of the United States, tuttavia da Washington lo contraddistingue che lui lo ottenne quando era ancora in vita ed è per questo per ora l'unico statunitense ad aver avuto l'onore di riceverlo di persona.

Pershing è stato uno dei primi generali della storia ad impiegare e saper coordinare brillantemente la fanteria leggera tradizionale con le nuovissime invenzioni belliche novecentesche come i carri armati e le autoblindo per le grandi offensive come durante la spedizione punitiva in Messico e l'Offensiva dei cento giorni. Tuttavia la sua dipendenza da assalti frontali è stata ampiamente criticata sia dai suoi contemporanei che dagli storici moderni in quanto causa di troppe inutili perdite tra i soldati.[5]

In suo onore, il missile balistico con codice MGM-31 e il carro armato M26 furono nominati Pershing.

BiografiaModifica

Pershing nacque in una fattoria nei pressi di Laclede in Missouri nel 1860 in una famiglia benestante: il padre John Fletcher, di origini tedesche, era un uomo d'affari mentre la madre, Ann Elizabeth Thompson, di origini inglesi, una casalinga. Il trisavolo di Pershing, Frederick Pershing, il cui nome in origine era Pfersching, emigrò dall'Alsazia e arrivò a Filadelfia il 2 ottobre 1749. Pershing aveva cinque fratelli: i fratelli James F. (1862-1933) e Ward (1874-1909) e le sorelle Mary Elizabeth (1864-1928), Anna May (1867-1955) e Grace (1867-1903); altri tre bambini morirono in tenera età.[6][7][8] Quando scoppiò la Guerra di secessione suo padre si arruolò nelle file dell'Unione e prestò servizio nel 18º Fanteria volontaria del Missouri.

Completati molto presto i primi studi, Pershing divenne insegnante per i bambini afro-americani in una scuola di Laclede ma abbandonò tale lavoro per andare a insegnare nel 1880 alla più prestigiosa Truman State University a Kirksville. Pershing studiò anche alla Scuola Normale Statale (ora Truman State University) a Kirksville, nella quale si laureò nel 1880 con un bachelor of science in didattica scientifica.[9][10] Due anni più tardi Pershing entrò all'Accademia militare di West Point, motivato soprattutto dall'idea di abbandonare l'ambiente rurale del Missouri, da cui uscì laureato nel 1886 con risultati poco più che sufficienti, ma i suoi insegnanti gli riconobbero doti di comando, rigore, disciplina e buone capacità psicologiche.

Quando era ancora in accademia, nell'agosto 1885 Pershing ebbe l'opportunità di comandare, ex officio, la guardia d'onore che salutò il treno funebre del presidente Ulysses S. Grant mentre superava West Point.

Primi incarichiModifica

 
Pershing come cadetto nel 1886

Pershing venne assegnato allo Squadrone L del 6º Cavalleria di stanza a Fort Bayard, nel New Mexico. Mentre prestava servizio nel 6º Cavalleria, Pershing partecipò a diverse campagne indiane e venne citato per il coraggio nelle azioni contro gli Apache. Durante il suo periodo a Fort Stanton, Pershing e gli amici intimi, il tenente Julius A. Penn ed il tenente Richard B. Paddock, vennero soprannominati "The Three Green P's", trascorrendo il loro tempo libero a caccia e frequentando balli ispanici. Grace, la sorella di Pershing, sposò Paddock nel 1890.[11]

Tra il 1887 e il 1890, Pershing prestò servizio con il 6º Cavalleria in varie pubblicazioni in California, Arizona e North Dakota. Divenne anche un esperto tiratore e, nel 1891, si classificò secondo nell'uso della pistola e quinto nell'uso del fucile tra tutti i soldati dell'esercito degli Stati Uniti.

Il 9 dicembre 1890, Pershing ed il 6º Cavalleria arrivarono a Sioux City, dove Pershing ebbe un ruolo nel sopprimere le ultime rivolte degli indiani Lakota (Sioux). Sebbene lui e la sua unità non avessero partecipato al massacro di Wounded Knee, combatterono tre giorni dopo, il 1º gennaio 1891, quando i guerrieri Sioux attaccarono i carri di rifornimento del 6º Cavalleria. Quando i Sioux iniziarono a sparare contro i carri, Pershing e le sue truppe udirono i colpi e cavalcarono per più di sei miglia sul luogo dell'attacco. La cavalleria sparò contro le forze di capo War Eagle, facendole ritirare. Questa sarebbe stata l'unica occasione in cui Pershing avrebbe visto l'azione nella campagna della danza dei fantasmi.[12]

Terminato il servizio insegnò, di nuovo, per quattro anni tattica militare all'Università del Nebraska-Lincoln. In seguito rientrò attivamente nell'esercito col grado di tenente, venendo assegnato nel 1895 ad uno squadrone del 10º Reggimento cavalleria, un reggimento di soldati afroamericani sotto il comando di ufficiali bianchi e uno dei reggimenti originali dei Buffalo Soldiers. Da Fort Assinniboine nel Montana centro-settentrionale, comandò una spedizione a sud e a sud-ovest che radunò e deportò un gran numero di indiani Cree in Canada.

Nel 1897 Pershing divenne istruttore militare a West Point. Qui egli si fece notare per la sua rigidità, cosa che gli valse l'antipatia di molti uomini che per questo lo soprannominarono, anche per il fatto di essere stato il comandante di un reggimento di neri, "Nigger Jack" ma esso venne considerato troppo dispregiativo e quindi addolcito in "Black Jack", soprannome che gli rimarrà per tutta la vita.

La guerra contro la Spagna e nelle FilippineModifica

Nel 1898 partecipò alla Guerra ispano-americana, guerra di stampo quasi colonialista da parte degli Stati Uniti contro la Spagna per il controllo di Cuba, le Filippine e di qualche altra isola strategica nell'Oceano Pacifico e combatte nella battaglia delle alture di San Juan agli ordini di Theodore Roosevelt, il futuro presidente USA. Nel 1919, ricevette la Silver Citation Star per queste azioni, e nel 1932 l'assegnazione venne aggiornata con la decorazione Silver Star. Un ufficiale in comando commentò così il comportamento calmo di Pershing sotto il fuoco, dicendo che era "freddo come una ciotola di ghiaccio rotto".[13] Col trattato di Parigi del 1898 tutti i territori passano sotto il controllo degli Stati Uniti ma mentre Cuba viene velocemente pacificata, nelle Filippine invece la ribellione continua. Pershing, diventato capitano, vi si fa trasferire e dopo varie azioni contro i guerriglieri come le campagne del Lago Lanao, con la decisiva Battaglia di Bud Bagsak nel 1913, riesce a ristabilire il controllo della situazione.[14]

La scalata ai vertici dell'esercito e la tragedia familiareModifica

Nel 1905 sposò Helen Warren, figlia del potente senatore Francis. A questo legame familiare sembra che Pershing debba la sua folgorante carriera, con un salto da capitano a generale di brigata, una promozione che suscita molte polemiche perché gli permette di sorpassare in un sol colpo ben 862 ufficiali superiori in attesa di promozione. I suoi incarichi lo portano nelle Filippine, in Manciuria e Corea per la guerra russo-giapponese al fianco del generale Kuroki Tamemoto poi a Parigi e nei Balcani come osservatore.

Nel 1915 lo colpì una immane tragedia: nell'incendio della sua abitazione muoiono sua moglie e le sue tre figliolette; si salva solo il figlio Francis Warren di 6 anni. La disgrazia lo segnerà pesantemente ed egli si sarebbe risposato, in segreto, solo nel 1946, con l'artista franco-romena Micheline Resco.[15] La Resco aveva 35 anni meno di lui e si conoscevano e si scambiavano lettere d'amore codificate da quando si erano incontrati a Parigi nel 1917, dove Resco aveva dipinto il ritratto di Pershing.[15]

La Rivoluzione messicana e la spedizione punitiva contro Pancho VillaModifica

 
Il generale Álvaro Obregón (a sinistra), il generale Pancho Villa (al centro) e Pershing (a destra), fotografati a Fort Bliss in Texas nel 1914, quando erano ancora alleati nelle fasi iniziali della Rivoluzione messicana. In seguito Obregón e Villa diventeranno nemici e Pershing li combatterà nella spedizione del 1916-17. Subito dietro Pershing all'estrema destra si può notare il giovane George Smith Patton, suo luogotenente

Già dal 1910 era iniziata la Rivoluzione messicana in cui gli Stati Uniti si erano ritrovati coinvolti a causa di svariati incidenti sulla frontiera contro banditi che compivano scorrerie, ora sempre più frequenti, e addirittura interi reparti di soldati armati: da questo si originò la guerra di confine tra le truppe statunitensi e le truppe rivoluzionarie messicane, in cui gli USA compivano attacchi isolati come l'occupazione di Veracruz nel 1914 (questa facente parte in realtà delle cosiddette guerre della banana e a cui partecipò anche il giovane Douglas MacArthur) e/o soprattutto operazioni di pattuglia in suolo nemico e viceversa i messicani, guidati al nord dal brillante generale guerrigliero Pancho Villa.

Pershing aveva incontrato quest'ultimo insieme all'altro generale rivoluzionario Álvaro Obregón a Fort Bliss in Texas nel 1914 e si erano accordati per una reciproca alleanza militare contro il governo centrale, sorretto in quel momento dal presidente Victoriano Huerta, ma i legami si deteriorarono velocemente a partire dall'anno seguente quando Obregón e Villa divennero nemici e gli attacchi sulla frontiera ripresero in massa. Gli Stati Uniti però mantennero almeno per il momento uno stato di guardia e basta. Il 9 marzo del 1916 tuttavia le truppe di Villa compirono un enorme raid in pieno territorio statunitense a Columbus uccidendo molti soldati della guarnigione locale, evento che indusse il presidente Woodrow Wilson il 16 marzo a dare l'ordine di far intervenire finalmente gli USA di grande forza contro i ribelli messicani.

Pershing viene nominato comandante della nuova spedizione e inviato con 10 000 uomini[16] a catturare "vivo o morto" Villa.[14] La spedizione prosegue a rilento a causa delle continue azioni di guerriglia dei messicani nel Chihuahua, (anche se in realtà erano gli statunitensi ad avere la meglio, infliggendo gravi perdite ai nemici), problema che, unito alla mancata cattura di Villa, costringe Wilson ad annullarla nel febbraio del 1917.

La prima guerra mondialeModifica

Tuttavia la vera ben più preoccupante ragione dell'annullamento della spedizione fu che gli USA captarono un messaggio segreto dall'Impero tedesco diretto al Messico in cui i tedeschi chiedevano ai messicani di entrare ufficialmente in guerra contro gli USA in modo da tagliare i rifornimenti statunitensi al Regno Unito e alla Francia nell'ambito della prima guerra mondiale in Europa: si tratta del famoso telegramma Zimmermann. L'opinione pubblica statunitense ne rimane indignata e scoppiano ovunque proteste anti-tedesche e lo stesso presidente Wilson a questo punto non ha scelta: scioglie gli indugi e fa entrare in guerra gli USA contro la Germania, esattamente il 6 aprile.

Dopo l'improvvisa morte del generale Frederick Funston, il quale era stato designato da Wilson come comandante delle truppe statunitensi in Europa, a seguito di un infarto a 51 anni il 19 febbraio, Pershing viene di conseguenza nominato comandante in capo delle nuove American Expeditionary Forces (AEF), evento che desta polemiche in quanto sembrava che ci dovessero essere molti altri ufficiali, anche più esperti, prima di lui per la scelta del comando (come Leonard Wood) ma alla fine la scelta ricadde su di lui e il 13 giugno del 1917 sbarcò con i primi soldati in Francia.

Prima di inviare le prime truppe al fronte Pershing si volle fermare un attimo a Parigi al Cimitero di Picpus per rendere omaggio alla tomba del celeberrimo generale-marchese Gilbert du Motier de La Fayette eroe della Guerra d'indipendenza americana e della Rivoluzione francese, decisione anche simbolica per mettere in evidenza lo stretto legame storico e militare esistente tra Stati Uniti d'America e Francia e sottolineare l'importanza dell'intervento statunitense al fianco di quest'ultima in quella guerra. A questo episodio è stata attribuita per molto tempo erroneamente a Pershing la frase "La Fayette, siamo qui" ma in realtà essa fu pronunciata dall'ufficiale e aiutante Charles E. Stanton.

 
Pershing sulla prima pagina del primo numero di Stars and Stripes dell'8 febbraio 1918

Tra le truppe di spedizione statunitensi ritroviamo molti giovani e determinati ufficiali che in seguito sarebbero diventati i famosi generali protagonisti della Seconda guerra mondiale tra cui il luogotenente George Smith Patton e Lesley James McNair, già presenti nella campagna contro Villa, George Marshall, suo aiutante, Douglas MacArthur e Mark Wayne Clark. Il lavoro che lo attende è colossale perché deve organizzare un esercito che deve essere costruito da zero, addestrato e trasferito, ma egli è un instancabile e molto determinato lavoratore. Non mancano i contrasti, anche forti, con gli alleati, che vorrebbero un immediato impegno dei soldati statunitensi, ma Pershing resiste e concede solo poche truppe.

Finalmente nel giugno del '18, forzato anche dalla possente azione tedesca nella regione della Champagne, Black Jack impegna pesantemente le sue forze arrestandone l'avanzata. Per organizzare bene il suo esercito, impreparato a un conflitto di tali proporzioni, Pershing decide di dividerlo in sezioni diverse per controllarlo meglio e crea inizialmente una 1ª Armata, la First United States Army, il 10 agosto e la pone prima sotto il suo diretto comando e poi la cede al suo primo generale Hunter Liggett, distintosi nella seconda battaglia della Marna. Seguono così epiche vittorie durate tutto il 1918 sul fronte occidentale come la Battaglia di Bosco Belleau a giugno e le Battaglie di Hamel e Château-Thierry a luglio.

Tuttavia la più grande vittoria dell'esercito degli Stati Uniti è ottenuta presso il saliente di Saint-Mihiel fra il 12 e il 19 settembre dove Pershing coordina brillantemente l'azione di 550 000 fanti statunitensi e 110 000 fanti francesi, appoggiati da 1 400 aerei e 267 carri leggeri. L'Offensiva della Mosa-Argonne, iniziata il 26 settembre e parte della ben più grande Offensiva dei cento giorni iniziata l'8 agosto, è la mossa finale degli Alleati per distruggere definitivamente la presenza tedesca in Francia: 37 divisioni franco-statunitensi appoggiate da ben 700 carri vengono fatte avanzare ancora nel settore dell'Argonne al confine con l'Alsazia-Lorena tedesca, dove si trova l'ambitissima Metz che Pershing sogna di espugnare.

Per farlo il generale crea in ottobre la Second United States Army, sotto il comando del generale Robert Lee Bullard e il 7 novembre la Third United States Army, sotto il comando del generale Joseph Dickman. I tedeschi resistono fino all'ultimo contro i continui assalti frontali ordinati da Pershing (tattica che molti storici tutt'oggi gli criticano, in quanto causa di enormi perdite) ma ormai al collasso sono costretti a chiedere l'armistizio, l'11 novembre. È la fine, contro molti pronostici degli alti comandi alleati, della prima guerra mondiale.

Pershing non prese subito bene la notizia dell'improvvisa (ma annunciata) resa tedesca, in quanto avrebbe preferito proseguire con la guerra per continuare a dimostrare sul campo tutto il mostruoso potenziale dell'esercito degli Stati Uniti, che si sarebbe concretizzato con la nuova offensiva franco-statunitense che sarebbe dovuta partire il 14 novembre e che avrebbe dovuto portare alla tanto agognata conquista di Metz in pieno territorio tedesco e alla liberazione definitiva dell'Argonne per portare nei primi mesi del 1919 la linea del fronte direttamente in Germania e distruggere totalmente il suo apparato bellico.

 
Pershing fotografato al quartier generale dell'esercito statunitense a Chaumont in Francia nell'ottobre 1918

Sempre nel 1918 Pershing contrasse i sintomi della terribile Influenza spagnola che decimò molti dei suoi uomini, ma lui sopravvisse e poté cavalcare il suo cavallo, Kidron, nella parata della vittoria di Parigi nel 1919.

La vita nel dopoguerraModifica

 
Pershing decora i soldati a Treviri nel 1919

Pershing fece parte della delegazione statunitense alla Conferenza di pace di Parigi insieme allo stesso presidente Wilson, il generale ed ex-capo di stato maggiore dell'esercito Tasker H. Bliss, il segretario di Stato Robert Lansing e i due diplomatici e consiglieri presidenziali Edward Mandell House ed Henry White.

Al suo ritorno negli Stati Uniti, Pershing è ricevuto come un eroe e ottiene il più alto grado dell'esercito statunitense di tutti i tempi, appuntandosi sulla divisa 4 stelle d'oro. Washington ottenne lo stesso grado ma solo postumo nel 1976, quando il presidente Gerald Ford in occasione del bicentenario dalla Dichiarazione d'Indipendenza venne autorizzato dal Congresso a promuovere il Padre della Nazione a quel rango. Nessuno dei famosi generali del secondo grande conflitto avrà lo stesso titolo.[14] Per merito a tutta la sua carriera dal 1º luglio 1921 al 13 settembre 1924 Pershing venne insignito del rango di capo di stato maggiore dell'Esercito degli Stati Uniti.

Nel 1920 ci fu un tentativo da parte del Partito Repubblicano d'inserire Pershing tra i candidati repubblicani alla presidenza per le elezioni di quell'anno (Pershing aveva simpatie repubblicane) tuttavia, sebbene il generale avesse dimostrato interesse alla cosa, si rifiutò di fare campagna elettorale a causa della non buona considerazione che aveva di lui l'elettorato repubblicano il quale lo vedeva vicino al Partito Democratico a causa del suo lungo legame col presidente Wilson, un democratico.Scartato Pershing l'opzione passò su un altro generale, Leonard Wood, ma alla fine la scelta migliore ricadde sul senatore Warren Gamaliel Harding.

Il 1º novembre 1921, a Kansas City, Pershing partecipò alla cerimonia di inaugurazione del Liberty Memorial, museo e polo culturale di grande importanza costruito in ricordo della vittoria degli Alleati nella guerra e di essa in generale. Fu un evento particolarmente significativo, a cui parteciparono anche il vicepresidente statunitense Calvin Coolidge, il generale belga Alphonse Jacques de Dixmude, l'ammiraglio britannico David Beatty, il generale francese Ferdinand Foch e il generale italiano Armando Diaz. Tra i tanti veterani presenti invece spiccava un sottufficiale che si era distinto in Francia ed era stato per questo scelto come portabandiere ai comandanti: Harry Truman.

Il 2 ottobre 1922 Pershing istituì, con l'aiuto di diverse centinaia di ufficiali, molti dei quali reduci delle trincee europee, la Reserve Officers Association (ROA) presso il Willard Hotel di Washington D.C., composta da 75.000 membri, ufficiali o ex-ufficiali, di tutti i servizi di difesa degli Stati Uniti, in primo luogo la Riserva e la Guardia Nazionale. Essa è tutt'ora esistente ed è un'associazione con sede nel Congresso che fornisce consulenza ad esso e al presidente su questioni di sicurezza nazionale per conto di tutti i membri della Componente della Riserva.

Nel 1923 il Congresso istituì l'American Battle Monuments Commission, un'organizzazione non governativa tutt'ora esistente che si occupa della costruzione, la gestione e il mantenimento dei cimiteri per i militari statunitense morti in guerra all'estero e seppelliti in patria o altrove più anche giardini pubblici e statue a loro dedicate. Pershing ne venne nominato primo presidente e iniziò la vasta costruzione di imponenti cimiteri e monumenti per i soldati caduti in Europa. Terminato l'incarico di Capo di stato maggiore dell'esercito nel 1924, Pershing si congedò e sempre nello stesso anno divenne membro della Pennsylvania Society of the Sons of the American Revolution. Egli era anche membro della Society of the Cincinnati e della Veteran Companion of the Military Order of Foreign Wars.

L'anno seguente, nel 1925, il generale fu richiamato dal presidente Coolidge che lo nominò capo commissario statunitense nella disputa arbitrale tra Perù e Cile per il possesso delle regioni di Tacna e Arica per svolgere un ruolo di mediatore ma il tentativo fallì e la questione sarebbe rimasta aperta ancora a lungo. Terminato quindi anche questo incarico Pershing si ritirò a vita privata continuando però a mantenere una posizione privilegiata nel morale della Nazione.

Gli ultimi anniModifica

 
Pershing durante un comizio nell'ottobre 1931

Nel 1931 Pershing pubblicò tramite la casa editrice Frederick A. Stokes Company di New York il romanzo autobiografico My Experiences in the World War, un libro di memorie in due volumi in cui il generale narrava il suo ruolo, le sue esperienze, i suoi legami ma anche attriti con alcuni ufficiali britannici e francesi, nella Prima guerra mondiale in Europa con l'inserimento di numerose foto, mappe, tabelle di organizzazione e varie illustrazioni. Il libro ebbe grande successo e gli valse il Premio Pulitzer per la storia l'anno seguente nel 1932.

Il discorso di Pershing alla Nazione il 10 giugno 1940 (quando gli USA erano ancora neutrali all'inizio della Seconda guerra mondiale) per invitare la popolazione statunitense a parteggiare e inviare rifornimenti bellici per gli Alleati.

Quando la Francia si arrese nel giugno 1940 all'inizio della Seconda guerra mondiale Pershing fu un esplicito difensore degli aiuti per il Regno Unito contro la Germania nazista. Non a caso nell'agosto di quell'anno sostenne pubblicamente il Destroyers for bases agreement in base al quale gli Stati Uniti vendettero cinquanta navi da guerra della Prima guerra mondiale al Regno Unito in cambio di lunghe locazioni di terreno su possedimenti britannici per l'istituzione di basi militari. Sempre due mesi prima il 10 giugno Pershing, in qualità di militare di rango più elevato negli Stati Uniti e generale capo delle truppe in Europa nella Prima guerra mondiale, in un breve discorso alla Nazione invitò la popolazione statunitense a parteggiare per gli Alleati e inviare loro rifornimenti bellici dicendo anche come queste nazioni si ritrovassero di nuovo a combattere per i loro ideali e valori contro il comune nemico germanico.

Nel luglio del 1944 Pershing, ormai in età avanzata e con la guerra a favore degli Alleati, ricevette la visita del generale francese Charles de Gaulle, guida della Francia Libera, al quale quando chiese se il suo vecchio amico e collega, il generale e maresciallo Philippe Pétain, stesse bene; de Gaulle rispose con tatto (nonostante Pétain fosse suo nemico militare e politico in quanto capo della Francia di Vichy) che l'ultima volta che lo aveva visto stava bene.

La morteModifica

 
La lapide del generale Pershing al Cimitero di Arlington

Pershing si trasferì a Washington D.C. nel 1944 per andare a vivere in un comodo appartamento costruito per lui dall'esercito al Walter Reed Army Medical Center, importante e famoso ospedale militare. Morì lì all'ospedale nel 1948, in tempo per vedere la fine della Seconda guerra mondiale e l'inizio della Guerra fredda, salutato come eroe nazionale e seppellito nel Cimitero di Arlington in Virginia, vicino alle tombe dei soldati che aveva comandato in Europa.

FamigliaModifica

La madre di Pershing morì nel 1886 quando lui era ancora giovane ed in servizio nelle guerre contro i nativi americani, mentre il padre morì più tardi, precisamente il 16 marzo 1906. L'unico figlio rimastogli dopo la tragedia familiare del 1915, Francis Warren Pershing (1909-1980), come già detto in precedenza, fu prima aiutante di George Marshall nella seconda guerra mondiale e poi fondatore e primo presidente della Pershing & Company. Morì nel 1980 ed ebbe due figli: Richard W. (1942-1968) e John Warren (1941-1999) entrambi diventati militari.

Richard W. prestò servizio nel 502º Fanteria e morì nella guerra del Vietnam il 17 febbraio 1968. Anche lui, come il nonno, è seppellito nel Cimitero nazionale di Arlington. John, o meglio, John Pershing III divenne assistente speciale dell'ex-capo di stato maggiore dell'esercito Gordon R. Sullivan e arrivò al grado di colonnello. Si distinse nel formare l'esercito e i programmi del Reserve Officers Training Corps (ROTC) a livello nazionale negli USA. Morì nel 1999.

Curiosità e influenza nella cultura di massaModifica

OnorificenzeModifica

Onorificenze statunitensiModifica

  Medaglia d'oro del Congresso
— 7 agosto 1946
  Distinguished Service Cross
— 1941
  Distinguished Service Medal
— 1918
  Silver Star
— 1932
  Medaglia interalleata della vittoria con quindici barrette
— 1919
  Indian Campaign Medal
— 1907
  Spanish Campaign Medal
— 1932
  Army of Cuban Occupation Medal
— 1915
  Philippine Campaign Medal
— 1905
  Mexican Service Medal
— 1918
  Army of Occupation of Germany Medal
— 1941

Onorificenze straniereModifica

  Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio)
  Croix de guerre 1914-1918 (Belgio)
  Cavaliere di I Classe con Spade dell'Ordine del Leone Bianco (Cecoslovacchia)
  Croce di guerra Cecoslovacca (Cecoslovacchia)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)
  Médaille militaire (Francia)
  Croix de guerre 1914–1918 (Francia)
  Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Sol Levante (Giappone)
  Medaglia della solidarietà di I classe (Panama)
  Gran Croce dell'Ordine del Sole del Perù (Perù)
  Croce di Commendatore dell'Ordine Virtuti Militari (Polonia)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del principe Danilo I (Regno del Montenegro)
  Membro di I Classe dell'Ordine di Michele il Coraggioso (Regno di Romania)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Stella dei Karađorđević (Regno di Serbia)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine militare di Savoia (Regno d'Italia)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Salvatore (Regno Unito)
  Cavaliere di Gran Croce Onorario dell'Ordine del Bagno (Regno Unito)
  Gran Cordone dell'Ordine della Giada Brillante (Taiwan)
  Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Grano d'Oro (Taiwan)
  Gran Cordone dell'Ordine del Liberatore (Venezuela)

NoteModifica

  1. ^ Wilson, John B. (1999) Maneuver and Fire Power: The Evolution of Divisions and Separate Brigades Archiviato il 13 gennaio 2018 in Internet Archive. Washington, D.C.: U.S. Government Printing Office. p. 57 ISBN 9780160899447
  2. ^ Vandiver, v.1 p. 576 Archiviato il 13 gennaio 2018 in Internet Archive.
  3. ^ (EN) Spencer C. Tucker, World War I: The Definitive Encyclopedia and Document Collection, vol. 1, Santa Barbara, CA, ABC-CLIO, 2014, p. 1238, ISBN 978-1-85109-964-1 (archiviato il 30 aprile 2016).
  4. ^ (EN) Michael Keane, George S. Patton: Blood, Guts, and Prayer, Washington, D.C., Regnery History, 2012, p. 73, ISBN 978-1-59698-326-7 (archiviato il 30 aprile 2016).
  5. ^ Sheffield, G. (2001). Forgotten Victory: The First World War: Myths and Realities (2002 ed.). London: Headline Book Publishing. ISBN 0-7472-7157-7
  6. ^ Ruth e Rose, le gemelle che morirono nel 1872, e Frederick, che morì nel 1876. Vandiver, v. 1, p. 6
  7. ^ Associated Press, Pershing's Sister Dies at 89, in The New York Times, 4 agosto 1955. URL consultato il 6 febbraio 2015 (archiviato il 7 febbraio 2015).
    «Anna May Pershing, a sister of the late General of the Armies John J. Pershing, died yesterday at the age of 89. [...]».
  8. ^ Redazione, James F. Pershing Dies At Age Of 71, in The New York Times, 10 febbraio 1933. URL consultato il 7 febbraio 2015 (archiviato il 7 febbraio 2015).
    «Brother of General Succumbs to Cerebral Thrombosis After a Long Illness. Was President of an Insurance Company. Formerly a Clothing Manufacturer. [...]».
  9. ^ (EN) Thomas Herbert Russell, America's War for Humanity: Pictorial History of the World War for Liberty, New York, L.H. Walter, 1919, p. 497 (archiviato il 13 gennaio 2018).
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