Cars - Motori ruggenti

film d'animazione del 2006 diretto da John Lasseter
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Cars - Motori ruggenti
Cars - Motori ruggenti.png
I cittadini di Radiator Springs riuniti nel tribunale
Titolo originaleCars
Lingua originaleinglese, italiano
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno2006
Durata116 min
Rapporto2:39,1
Genereanimazione, commedia, avventura, sportivo
RegiaJohn Lasseter, Joe Ranft (co-regia)
SoggettoJohn Lasseter, Joe Ranft, Jorgen Klubien
SceneggiaturaDan Fogelman, Kiel Murray, Phil Lorin, John Lasseter, Joe Ranft, Jorgen Klubien
ProduttoreDarla K. Anderson
Casa di produzionePixar Animation Studios, Walt Disney Pictures
Distribuzione in italianoBuena Vista International Italia
FotografiaJeremy Lasky, Jean-Claude Kalache
MontaggioKen Schretzmann
Effetti specialiSteve May
MusicheRandy Newman
ScenografiaWilliam Cone, Bob Pauley
StoryboardJoe Ranft (sup.), Steve Purcell, Dan Scanlon, J. Garrett Sheldrew, Brian Fee, Rob Gibbs, Max Brace, Brenda Chapman, Matthew Luhn, David Skelly
Character designGary Schultz, Jay Shuster, Anthony Christov, Nat McLaughlin
AnimatoriScott Clark, Doug Sweetland
Doppiatori originali
Doppiatori italiani
Cars Logo Black.svg
Logo originale del film

Cars - Motori ruggenti (Cars) è un film d'animazione del 2006 co-scritto e diretto da John Lasseter; prodotto dai Pixar Animation Studios, in co-produzione con Walt Disney Pictures (il primo dopo l'acquisizione della Pixar da parte di quest'ultima) e distribuito dalla Buena Vista International.

Si tratta del 7° lungometraggio - nonché il più lungo - della casa cinematografica Pixar.

La pellicola è dedicata alla memoria di Joe Ranft, co-autore e co-regista, deceduto in seguito a un incidente stradale nell'agosto 2005 a 45 anni.[1] Il film ha avuto due sequel: Cars 2 (2011) e Cars 3 (2017), oltre che una serie di cortometraggi dedicati.

Accolto positivamente dalla critica e dal pubblico, la pellicola ha ricevuto importanti riconoscimenti e due nomination agli Oscar 2007 come miglior film d'animazione (poi andato a Happy Feet) e per la miglior canzone (Our Town, scritta e composta da Randy Newman).

TramaModifica

Saetta McQueen è una giovane auto da corsa che partecipa per la prima volta alla "Piston Cup", prestigioso campionato automobilistico degli Stati Uniti. Il suo sogno è quello di diventare il primo a vincere la competizione da esordiente e ottenere la sponsorizzazione Dinoco. I suoi più diretti rivali sono "The King", pluricampione alla sua ultima stagione, visto da Saetta come un maestro, e Chick Hicks, eterno secondo, che spesso ricorre a scorrettezze e vigliaccherie pur di vincere. I tre arrivano a pari punti all'ultima gara della stagione, in cui si battono negli ultimi giri dopo un grave incidente causato da Chick che ha coinvolto quasi tutte le altre auto; Saetta, illeso, decide di rientrare ai box solo per fare rifornimento, senza cambiare le gomme, andando contro alle indicazioni del suo team: questo gli consente di ottenere quasi un giro di vantaggio e tutti pensano che ormai abbia la vittoria in tasca, ma all'improvviso gli scoppiano le gomme posteriori, permettendo a The King e Chick di raggiungerlo. I tre tagliano il traguardo nello stesso istante: la commissione decide di organizzare una gara di spareggio tra i tre la settimana successiva in California.

Dopo aver girato uno spot pubblicitario per il suo sponsor (la Rust-Eze, una ditta che produce antiruggine) ed essere stato piantato in asso dal suo team, che non sopporta più il suo atteggiamento egocentrico, Saetta sale a bordo del rimorchio del suo camion personale Mack e parte per la California. A un certo punto del viaggio Mack si sente stanco e vorrebbe riposarsi, ma Saetta, desideroso di arrivare in California per primo per fare amicizia con i vertici Dinoco, gli impone di proseguire. Mack, assonnato, viene circondato da quattro auto truccate in vena di brutti scherzi, che prima lo fanno addormentare del tutto suonandogli una ninna-nanna e poi danno un colpo al rimorchio, facendo sbandare il camion. Un modellino cade e schiaccia il pulsante di apertura del portellone: Saetta, anch'esso addormentato, si ritrova contromano in autostrada ed inizia ad inseguire un camion, scoprendo che non è Mack solo dopo averlo raggiunto; nel fare ciò, si perde e finisce sulla famosa Route 66. Credendo che gli scoppiettii della marmitta dello Sceriffo che lo insegue siano spari, scappa e si ritrova per caso in una cittadina nel bel mezzo del nulla. Dopo che gli si attacca addosso una recinzione di filo spinato, finisce per sradicare la statua di Stanley, il fondatore della città in cui si trova, il cui picchetto rompe tutta la strada, e termina la sua corsa appeso a un palo del telefono.

Il mattino dopo Saetta si sveglia prigioniero in un recinto, bloccato da una ganascia. Qui incontra Carl Attrezzi, per gli amici "Cricchetto", un simpatico carro attrezzi arrugginito e senza cofano, che gli dice che il nome del luogo dove si trovano è Radiator Springs. Durante il suo processo nel tribunale della cittadina conosce anche l'avvenente Porsche 911 Sally, l'avvocatessa della città, che convince il severo giudice Doc Hudson Hornet a fargli riparare la strada, mentre il giudice inizialmente intendeva semplicemente cacciarlo via dalla città. Saetta, furioso, viene così agganciato a una pesante asfaltatrice di nome Bessie, affinché sconti la sua pena.

Saetta, inizialmente arrogante, si affeziona poco a poco agli abitanti della cittadina, e nel corso di tre giorni anche il lavoro di asfaltatura impostogli dal giudice Hudson non gli sembra poi più così pesante. Una notte il giudice affida a Cricchetto l'incarico di sorvegliare Saetta e i due vanno insieme a rovesciare trattori addormentati, divertendosi moltissimo; quando Saetta gli parla della Piston Cup e dei benefici di un nuovo sponsor, il carro attrezzi gli dice che sogna da sempre di salire a bordo di un elicottero sponsorizzato e Saetta gli promette che cercherà di accontentarlo. La mattina successiva Sally e Saetta fanno un giro insieme verso le montagne, in cui raggiungono il Mozzo della Ruota, un albergo per auto chiuso ed abbandonato da molto tempo. Sally racconta che un tempo viveva e lavorava come avvocato a Los Angeles, dove però si sentiva scontenta, motivo per cui lasciò la California e finì per trovare la pace che desiderava a a Radiator Springs. Sally racconta poi a Saetta il passato di Radiator Springs: quarant'anni prima l'autostrada Interstate 40 non esisteva e la Route 66 seguiva il paesaggio, quindi la cittadina aveva molti clienti e turisti, ma tutto cambiò a metà degli anni ottanta, quando un tratto dell'autostrada venne costruito non lontano da Radiator Springs, che venne così tagliata fuori per risparmiare dieci minuti, scomparendo poi dalle mappe. Senza più clienti in arrivo, alcuni dei precedenti abitanti chiusero definitivamente i loro negozi e lasciarono la cittadina, mentre gli abitanti rimasti trascorsero gli anni a contare l'uno sull'altro, attendendo con pazienza dei clienti.

L'unico che non sembra convincersi della bontà di Saetta è Doc, il quale, come lo stesso Saetta ha scoperto, ebbe un glorioso passato da campione finito, però, in modo tragico: è infatti il grande Hudson Hornet, che vinse consecutivamente ben tre Piston Cup all'inizio degli anni cinquanta per poi avere un tremendo incidente nel 1954, a seguito del quale si ritirò essendo stato messo in disparte (quando ritornò a correre dopo essere stato riparato nessuno lo considerava più), quindi iniziò a considerare le auto da corsa egoiste ed indifferenti ai sentimenti altrui; Saetta, tentando di farlo ragionare, gli rinfaccia che, nonostante viva a Radiator Springs da anni, non ha mai fatto sapere a nessuno chi sia stato davvero.

Il giorno dopo Saetta finisce di riparare la strada, ma prima di andarsene decide di fare una serie di acquisti nei negozi della città, diventandone così il primo cliente a distanza di molti anni, e di fare una sorpresa a Sally una volta scesa la sera, rivelando che per l'occasione gli abitanti avevano aggiustato le insegne al neon. Doc, non riuscendo proprio a sopportare la presenza in città dell'auto da corsa, contatta la stampa e segnala che Saetta si trova a Radiator Springs. Di lì a poco, un'enorme folla di giornalisti invade la città e sopraggiunge anche Mack, che carica Saetta sul rimorchio e lo porta alla gara. Sally scopre tutto e accusa il giudice di essere stato egoista e di agire secondo ciò che è meglio per lui anziché ciò che è meglio per gli altri. Gli abitanti, tristi per la partenza del loro nuovo amico, spengono tutte le luci e vanno a dormire, lasciando Doc da solo davanti al semaforo.

Saetta affronta la gara con poco entusiasmo, essendo anche lui triste per non aver potuto salutare gli abitanti di Radiator Springs: pensando soprattutto a Sally, si distrae e si ritrova con un giro di svantaggio. Improvvisamente dai box sente le voci di tutti i suoi amici, in particolare del burbero Doc, che hanno deciso di aiutarlo a vincere la gara facendogli da squadra, con Doc stesso che gli fa da caposquadra, tornando nel mondo delle corse dopo cinquant'anni. Saetta recupera, giro dopo giro, il terreno perso, e grazie anche all'uso della retromarcia insegnatogli da Cricchetto, un rapidissimo pit stop da parte di Guido e un'abile manovra del repertorio di Doc, la derapata sullo sterrato, riesce a portarsi in vantaggio. Ormai Saetta sta vincendo, ma all'ultimo giro il rivale Chick dà un forte spintone a "The King" e lo manda fuori pista facendogli subire un grave incidente; Saetta vede sugli schermi l'auto sfasciata e, ricordandosi dell'ammirazione che nutriva per essa nonché dell'incidente di Doc, inchioda davanti al traguardo senza passarlo, rinunciando così alla vittoria a favore di Chick e, davanti alla completa incredulità del pubblico, Saetta recupera generosamente "The King" e lo spinge oltre il traguardo permettendogli così di finire la sua ultima gara. Nessuno è compiaciuto della vittoria di Chick, a cui viene sbattuta sul cofano la Piston Cup nel mezzo di una pioggia di insulti, mentre Tex, il proprietario della Dinoco, offre comunque a Saetta la possibilità di diventare il nuovo volto aziendale. Saetta però decide di rinnovare la fiducia al suo vecchio sponsor, che in fondo gli ha dato una grossa opportunità: l'unica cosa che chiede a Tex è di permettere a Cricchetto di fare un giro su un loro elicottero privato, mantenendo la promessa che gli aveva fatto e mostrandogli dall'alto Radiator Springs con il suo nuovo svincolo autostradale. Proprio a Radiator Springs viene posta la scuderia di Saetta, stabilitosì lì per vivere con Sally ed i nuovi amici. In questo modo non solo la città riprende ad essere indicata sulle mappe, ma si ritrova ad avere nuovamente molti frequentatori, come ai suoi tempi d'oro; anche il Mozzo della Ruota riapre i battenti.

PersonaggiModifica

  • Saetta McQueen: è il protagonista del film. È una giovane automobile NASCAR da corsa rossa, un astro nascente con l'ambizione e il sogno di diventare la prima auto a vincere la Piston Cup da esordiente e di ottenere i benefici che la vittoria gli porterebbe, primo fra tutti la sponsorizzazione "Dinoco". Inizialmente egocentrico e desideroso solamente di farsi conoscere ed ottenere visibilità, al punto da rifiutare di avere qualcuno che lo aiuti, a causa di una serie di inconvenienti si perde nella sperduta e sonnacchiosa cittadina di Radiator Springs, lungo la Route 66, e cambia radicalmente: incontra Sally, Cricchetto, Doc Hudson, Luigi, Guido, Ramon, Fillmore ed altri personaggi, con cui fa amicizia e che gli fanno comprendere che la vita non è fatta solo di corse, premi e prestigio, ma nella vita sono ben altri i valori che contano. Creatore del suo motto personale ("Ka-Chow"), Saetta è definito da molti un talento naturale che non sbaglia mai un colpo. Il suo cognome è un omaggio a Glenn McQueen, un animatore Pixar morto per melanoma nel 2002.
  • Carl Attrezzi, detto Cricchetto: un autocarro simile ad uno Chevrolet Task Force Series 3800 del 1955 (oppure un International Harvester L 170 del 1951), è il simpatico, generoso ed ottimista carro attrezzi di Radiator Springs, dove è l'unico addetto al soccorso stradale e in cui gestisce un'officina. Nonostante l'età, a causa della quale ha perso il cofano e si è ritrovato praticamente tutta la carrozzeria ricoperta di ammaccature e ruggine, si vanta di avere il più veloce cavo da traino della contea; alla fine del film, preferisce fare un volo su un elicottero della Dinoco che tornare azzurro come era in origine. È il primo personaggio a stringere amicizia con Saetta, e nel corso della storia gli si dimostra sempre fedele, fino a diventare il suo migliore amico. Il suo intercalare tipico è "Fischia!".
  • Sally Carrera: è una Porsche 911 Carrera del 2002. Avvocato di professione, Sally inizialmente viveva e lavorava a Los Angeles, dove tuttavia non si sentiva del tutto felice, motivo per cui decise di abbandonare la California ed il suo stile di vita frenetico; dopo un lungo viaggio si ruppe proprio a Radiator Springs, dove gli abitanti la ripararono e la accolsero, decidendo infine di restarvi a vivere per la bellezza del paesaggio locale. Di carattere solare e intraprendente, Sally ha assunto il ruolo di avvocato della città, preoccupandosi di curarla e preservarla, allo scopo che essa possa essere nuovamente inserita sulle mappe. Si innamora di Saetta McQueen e ne diventerà la fidanzata. Da un sondaggio della rivista Top Gear, Sally è risultata essere una delle 100 automobili più sexy del cinema.[2]
  • Doc Hudson: è una Hudson Hornet del 1951, che di mestiere fa il medico-meccanico in una piccola clinica-officina a Radiator Springs, nonché il giudice del tribunale del traffico di Radiator Springs. Ha avuto un glorioso passato come automobile da corsa, vincendo tre volte di fila la Piston Cup, per poi ritirarsi dopo un terribile incidente in seguito al quale nessuno lo degnò più di considerazione; per tale motivo iniziò ad odiare fortemente le auto da corsa, ritenendole indifferenti ai sentimenti altrui; alla fine del film riuscirà a mettere da parte i suoi pregiudizi e deciderà di aiutare ed allenare Saetta. È ispirato a un pilota realmente esistito, Herb Thomas, che, alla guida di una Fabulous Hudson Hornet, vinse due campionati negli anni cinquanta e poi si ritirò in seguito a un grave incidente. È doppiato nella versione originale da Paul Newman.
  • Ramon: è una Chevrolet Bel Air Lowrider del 1959. Artista della verniciatura, è il proprietario della Casa della body Art, atelier di carrozzeria a Radiator Springs. Per molti anni, come gli altri lavoratori di Radiator Springs, non ha mai avuto nessun cliente; a seguito di ciò, probabilmente per non perdere l'abilità professionale, ha passato il tempo a ridipingere continuamente se stesso, comparendo ogni volta con una carrozzeria con colori diversi. È il marito di Flo e parla con accento spagnolo. Ha la capacità di sollevarsi da terra grazie a degli ammortizzatori particolari.
  • Flo: è un prototipo GM mai prodotto e realizzato per il motorama del 1957. È la proprietaria del distributore-ristorante Café V-8, l'unica stazione di servizio della zona. È la moglie di Ramon, che è la ragione per cui ha deciso di vivere a Radiator Springs. È arrivata lì durante una tournée di ballerine.
  • Sergente: è una Willys Jeep del 1942. L'intera vita di Sergente della seconda guerra mondiale ruota intorno al suo passato da militare. Espone una bandiera a stelle e strisce, inizia ogni giornata con la sveglia militare e gestisce un negozio di articoli militari e residuati bellici. È continuamente in contrasto con il suo vicino Fillmore, che mette continuamente in dubbio la sua autorità. Chiama tutti i suoi amici soldato.
  • Fillmore: è un Volkswagen Transporter del 1960. È un hippy convinto, vicino di casa del militare Sergente, con il quale è continuamente in conflitto. Chiama tutti i suoi amici amico. Fabbrica in casa il suo ottimo "bio-carburante" alternativo, realizzato con componenti naturali. Il suo nome è un riferimento al Fillmore East, un locale che fu teatro di vari concerti rock durante gli anni sessanta e settanta.
  • Luigi: è una Fiat 500 degli anni sessanta. È un gommista ed è proprietario della Casa delle gomme, che gestisce insieme a Guido. Amichevole e generoso, Luigi è un grande appassionato di corse automobilistiche, anche se segue esclusivamente le Ferrari. La sua targa è 445-108, numeri che corrispondono alla latitudine e alla longitudine della posizione dello stabilimento Ferrari a Maranello.
  • Guido: è un carrello elevatore (simile a una Iso Isetta del 1956), assistente e miglior amico di Luigi, con cui condivide la passione per le Ferrari e il sogno di effettuare, un giorno, un vero pit stop durante una gara, sogno che realizzerà cambiando le gomme in gara a Saetta. Parla solo in italiano nella versione inglese di Cars e solo in dialetto bolognese nella versione italiana, in cui è doppiato da Alex Zanardi.
  • Sceriffo: è una Mercury Eight del 1949, è un'auto della polizia, responsabile della sicurezza pubblica a Radiator Springs. Il suo intercalare tipico è "Nella mia città non si corre!", che esclama prima di partire all'inseguimento di qualche fuorilegge.
  • Red: è un camion dei pompieri, grande e grosso ma anche molto timido e sentimentale. Ha le sembianze di un American LaFrance. Ha la passione per i fiori, infatti lo si vede spesso mentre li innaffia con il getto d'acqua.
  • Bessie: è una asfaltatrice di strade, molto potente e molto pesante. A Saetta viene imposto di usarla per riparare la strada da lui rovinata. È l'unico personaggio che non ha un volto.
  • Lizzie: è una Ford Model T del 1923. Vedova di Stanley, il fondatore di Radiator Springs, è proprietaria di un negozio di souvenir. È quasi sorda (non comprende mai cosa le si dice) e trema sempre per la vecchiaia.
  • Mack: è il camion amico e assistente di Saetta, che trasporta verso i luoghi delle gare. È un auto-articolato Mack Super-Liner degli anni ottanta.
  • Chick Hicks: è l'antagonista principale del film. È una Buick Regal Grand National in versione da corsa con livrea verde. Da sempre eterno secondo nella Piston Cup dietro Strip Weathers, condivide con Saetta McQueen il sogno di vincere la Piston Cup. A differenza del suo rivale Saetta, però, Chick è abitualmente scorretto, prepotente, invidioso, antipatico, egoista, irascibile e sleale, e non rinuncia mai a qualche colpo basso pur di non fallire nelle gare. Somiglia alla Pontiac Grand Prix con cui Richard Petty corse nel campionato NASCAR nel 1983.
  • Strip Weathers: è una Plymouth Superbird azzurra da corsa del 1970, ispirata alla Plymouth Superbird di Richard Petty, della quale ha anche il numero sulle fiancate, il 43. È l'indiscusso vincitore di innumerevoli Piston Cup, al punto di essere stato soprannominato "il Re" ("The King"), nonché il pilota volto della Dinoco da molti anni. Ciò nonostante, Strip è riuscito a rimanere un'auto dal carattere semplice, consapevole che per essere un vero campione bisogna credere anche nella lealtà e nello spirito di squadra. È gentile con tutti ed è l'idolo di McQueen.
  • Stanley: è una Stanley Steamer del 1908. Come si può leggere sotto la statua a lui dedicata, nel centro di Radiator Springs, Stanley è stato il fondatore della città, nel 1909.
  • Tex: è il ricco proprietario della "Dinoco", che nel finale del film propone a Saetta di essere il nuovo volto della scuderia, offerta che Saetta umilmente rifiuta, chiedendo all'imprenditore di accontentare solo il desiderio di Cricchetto di volare su un loro elicottero.
  • Trattori: sono dei trattori che Cricchetto e Saetta si divertono a far rovesciare mentre dormono, avvicinandosi di soppiatto e spaventandoli con il suono del clacson di Cricchetto o con il rumore del motore di Saetta; rappresentano delle mucche.
  • Frank : è una grande mietitrebbiatrice rossa, dall'indole e feroce e aggressiva, che fa la guardia ai trattori e tenta di uccidere Saetta e Cricchetto per averli disturbati. È la rappresentazione un toro.

ProduzioneModifica

SviluppoModifica

La prima idea di un film sulle automobili nacque nel 1998, quando la produzione di A Bug's Life era quasi completata. Jorgen Klubien aveva scritto le prime bozze della sceneggiatura di un film d'animazione chiamato The Yellow Car, una storia originale in parte ispirata alla fiaba Il brutto anatroccolo. L'idea era quella di un'automobile gialla elettrica che viveva in un mondo di automobili a gas. L'idea era nata dalla scarsa accoglienza che i suoi connazionali avevano avuto in confronto alla CityEl. Alcuni disegni e personaggi originali sono stati sviluppati nel 1998 e i produttori hanno pensato che The Yellow Car poteva essere il prossimo lungometraggio Pixar dopo A Bug's Life, suggerendo di farlo uscire il 4 giugno 1999. Tuttavia, il progetto venne accantonato in favore di Toy Story 2. L'idea venne ripresa successivamente portando alcune modifiche alla sceneggiatura, come l'aggiunta di alcuni personaggi importanti come Carl Attrezzi o Doc Hudson.

John Lasseter ebbe l'ispirazione per la storia durante un viaggio su strada con la famiglia nel 2000. Tornato dal viaggio, Lasseter contattò Michael Wallis, uno storico della Route 66. Wallis ha quindi guidato undici animatori Pixar su delle Cadillac bianche noleggiate in due diversi viaggi su strada lungo il percorso per ricercare il film. Nel 2001, il titolo provvisorio del film era Route 66, ma si optò per il titolo "Cars" per evitare di confonderlo con l'omonima serie degli anni '60. Inoltre, inizialmente il numero di Saetta McQueen era "57" (riferimento al 1957, l'anno di nascita di John Lasseter), ma si decise di cambiarlo e di mettergli "95" (riferimento al 1995, l'anno di uscita di Toy Story).

La Ferrari doppiata da Michael Schumacher nell'ultima scena è una F430, modello concesso in anteprima alla Pixar dalla casa automobilistica italiana prima ancora che uscisse nei concessionari.

PromozioneModifica

Dopo che il primo teaser ne annunciava l'uscita per la fine del 2005, successivamente la data di uscita fu posticipata al 9 giugno 2006 per gli Stati Uniti, mentre in Italia uscì il 23 agosto.

Il trailer della pellicola, uscito nel 2005, contiene molte scene create appositamente, che non compaiono nella versione finale del film.

DistribuzioneModifica

Il film è stato distribuito nelle sale cinematografiche statunitensi a partire dal 9 giugno 2006. In Italia dal 23 agosto.

Edizione italianaModifica

La direzione del doppiaggio e i dialoghi italiani sono a cura di Carlo Valli, per conto della Cast Doppiaggio srl.[3] La versione italiana può vantare importanti doppiatori non di professione, come Marco Messeri, Sabrina Ferilli, i piloti Alex Zanardi, Jarno Trulli, Giancarlo Fisichella ed Emanuele Pirro, il comico Marco Della Noce (noto per il personaggio del meccanico ferrarista Oriano Ferrari), i telecronisti RAI della Formula 1 Gianfranco Mazzoni e Ivan Capelli ed il cronista motociclistico Giovanni Di Pillo, oltre a importanti figure del doppiaggio italiano, come Massimiliano Manfredi, Cesare Barbetti, Pino Insegno, Michele Kalamera, Barbara Castracane e molti altri.

Curiosità sull'ed. italianaModifica

In tutte le versioni la Ferrari F430 che compare verso la fine del film è stata doppiata da Michael Schumacher. Nella scena in cui compare l'Autodromo Internazionale di Los Angeles, il cronista Bob Cutlass esordisce con «Un cordiale saluto a tutti gli appassionati», la stessa frase con cui Gianfranco Mazzoni, doppiatore del personaggio nella versione italiana, è solito aprire le telecronache dei Gran Premi di Formula 1. Mentre nella versione inglese Luigi (la Fiat 500 gialla) parla con un forte accento italiano e Guido (il muletto azzurrino) parla esclusivamente in lingua italiana (incomprensibile a gran parte del pubblico americano), nella versione italiana Luigi (Marco Della Noce) parla con un forte accento emiliano mentre Guido (Alex Zanardi) parla esclusivamente in dialetto bolognese (incomprensibile a gran parte del pubblico italiano) e per i suoi dialoghi, nel DVD, non sono presenti i sottotitoli. Nelle altre versioni Guido è doppiato da Danilo De Girolamo.

AccoglienzaModifica

IncassiModifica

Nel 2006 il film si è piazzato al secondo posto nella classifica degli incassi negli Stati Uniti con 244 082 982 dollari[4] e al sesto posto nel mondo con 461 983 149$[5] con un budget stimato di 120 milioni di $.

CriticaModifica

Sul sito aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes il film ha un tasso di gradimento del 74% con il consenso:"Cars - Motori ruggenti offre prelibatezze visive che compensano la sceneggiatura un po' scarna, aggiungendo un diversivo soddisfacente per i più giovani" basata su 197 recensioni.[6]

RiconoscimentiModifica

Legami con la NASCARModifica

Saetta McQueen è un'auto ibrida che non appartiene a una categoria ben definita, ciononostante ha molti legami con le auto NASCAR. Il campionato in cui corre, la "Piston Cup", è stato inventato sfruttando l'assonanza del nome con la più famosa Winston Cup. A conferma dell'esplicito riferimento del film al mondo delle gare NASCAR, l'auto celeste numero 43, riproduzione della mitica Plymouth Superbird guidata dal vero "The King", Richard Petty, a tutt'oggi il più grande e più vincente pilota NASCAR (che è anche il doppiatore della stessa auto nella versione originale del film); oppure Chick Hicks, l'auto verde numero 86, del tutto simile alla Chevrolet Lumina guidata da Tom Cruise nel film Giorni di tuono. Molti altri sono i riferimenti alla NASCAR presenti in Cars, e oltre a Petty ci sono diversi piloti NASCAR che, nel doppiaggio originale, prestano la voce ad alcune auto. Poco prima dell'inizio dello spareggio finale, Fred, una delle auto arrugginite con il nome sulla targa, che Saetta incontra anche all'inizio del film, parla con l'auto corrispondente di Mario Andretti. Il nome di uno dei due telecronisti, Darrell Cartrip, richiama il nome di Darrell Waltrip, ex-pilota e telecronista della NASCAR. Nella vita reale, il numero 11 Holman Moody Ford Fairlane Andretti ha guidato per vincere la Daytona 500 del 1967 è stata ricostruita da Robert Gee (nonno di Dale Earnhardt Jr) e in seguito è diventata la prima auto da corsa della serie NASCAR Cup di Waltrip nel 1972 con il Mercury Cyclone del 1971, che è come l'auto è ora configurata, essendo stata di proprietà di Waltrip e restaurata a quel progetto che celebra la sua 25ª stagione nel 1997. Il personaggio di Cartrip è basato sul "Bertha" di Waltrip del 1977-80 (per ragioni di marchio, il progetto dello sponsor non è stato approvato per il film). Anche i due circuiti della gara iniziale e dello spareggio finale sono situati rispettivamente a Nashville e a Los Angeles, ma sono ispirati al Bristol Motor Speedway e all'Auto Club Speedway.

Sequel e spin-offModifica

Il sequel, intitolato semplicemente Cars 2, è uscito nel giugno del 2011, con la conferma del ritorno alla regia di Brad Lewis[8].

Nel 2013 è uscito uno spin-off dal titolo Planes e nel suo sequel Planes 2 - Missione antincendio del 2014.

Con la medesima ambientazione del lungometraggio è stato ricavato il cortometraggio Carl Attrezzi e la luce fantasma.

Nel 2014, la Pixar annuncia la produzione di Cars 3, uscito il 16 giugno 2017 negli USA.

Serie televisivaModifica

Da Cars è stata creata una serie animata di 15 episodi chiamata Cars Toons, nella quale il protagonista è Cricchetto.

Una serie basata sul film è stata annunciata da Pete Docter (il direttore creativo della Pixar) nel dicembre 2020. La serie televisiva d'animazione sarà incentrata su McQueen e Cricchetto ed uscirà nel 2022.

NoteModifica

  1. ^ (EN) Variety Staff, Variety Staff, Pixar exec dies in car accident, su Variety, 19 agosto 2005. URL consultato il 18 giugno 2021.
  2. ^ Top Gear magazine announces the 100 sexiest cars of all time - SportsCarForums.com, su sportscarforums.com. URL consultato il 15 ottobre 2012 (archiviato dall'url originale il 29 marzo 2013).
  3. ^ AntonioGenna.net presenta: IL MONDO DEI DOPPIATORI - ZONA CINEMA: "Cars - Motori ruggenti", su www.antoniogenna.net. URL consultato il 18 giugno 2021.
  4. ^ Domestic Box Office For 2006, su boxofficemojo.com. URL consultato il 12 febbraio 2021.
  5. ^ 2006 Worldwide Box Office, su boxofficemojo.com. URL consultato il 12 febbraio 2021.
  6. ^ (EN) Cars - Motori ruggenti, su Rotten Tomatoes, Fandango Media, LLC. URL consultato il 4 settembre 2017.  
  7. ^ (EN) 5th Annual VES Awards, su visualeffectssociety.com. URL consultato il 20 settembre 2012 (archiviato dall'url originale l'8 maggio 2013).
  8. ^ Walt Disney Pictures Offers 10 Releases by 2012, su canmag.com, CanMag, 8 aprile 2008. URL consultato il 3 aprile 2014.

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Collegamenti esterniModifica