Psyco

film del 1960 diretto da Alfred Hitchcock
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Psycho
Psyco (film).png
Janet Leigh nella celebre scena della doccia
Titolo originalePsycho
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno1960
Durata109 min
Dati tecniciB/N
rapporto: 1.85:1
Generethriller, orrore
RegiaAlfred Hitchcock
SoggettoRobert Bloch (romanzo)
SceneggiaturaJoseph Stefano
ProduttoreShamley Productions
Distribuzione (Italia)Paramount
FotografiaJohn L. Russell
MontaggioGeorge Tomasini
Effetti specialiClarence Champagne
MusicheBernard Herrmann
ScenografiaRobert Clatworthy, Joseph Hurley e George Milo
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Il trailer originale

Psyco (Psycho) è un film del 1960 diretto da Alfred Hitchcock e interpretato da Janet Leigh, Anthony Perkins, John Gavin e Vera Miles.

Candidato a quattro premi Oscar nel 1961 è uno dei film più famosi del regista e il suo maggior successo commerciale, tanto da aver generato ben tre sequel, uno spin-off e un remake shot-for-shot di Gus Van Sant.

Nel 1992 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[1] Nel 1998 l'American Film Institute l'ha inserito al diciottesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi,[2] mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è salito al quattordicesimo posto.[3]

Il film è tratto dall'omonimo romanzo del 1959 di Robert Bloch, basato sulle vicende reali di Ed Gein.

Indice

TramaModifica

Phoenix, 11 dicembre 1959. Marion Crane, bella e giovane segretaria di un'agenzia immobiliare, è innamorata di Sam Loomis, imprenditore e proprietario di un negozio di ferramenta, con il quale ha intrapreso da tempo una relazione segreta, fatta di fugaci incontri in albergo durante la pausa pranzo. Stanca della sua ordinaria e squallida vita Marion, con la scusa di andare a depositarli in banca - come le aveva detto il suo datore di lavoro - ruba 40.000 dollari, proprietà di un ricco cliente che aveva intenzione di acquistare, con quei soldi, una casa alla figlia diciottenne come regalo di nozze.

Dopo un lungo viaggio in automobile, durante il quale viene pedinata da un poliziotto insospettito dal suo comportamento, Marion cambia la sua auto per non lasciare tracce e, sorpresa da un'improvvisa e battente pioggia, per sbaglio esce dall'autostrada e scorge l'insegna di un motel, il cupo e sinistro Bates Motel, sormontato da un'enorme casa situata su di una collina a meno di 50 metri. Mentre osserva una delle finestre della casa con la luce accesa, Marion scorge l'ombra di una donna che si muove in una stanza. Marion suona il clacson e viene raggiunta dal giovane proprietario e gestore del motel, lo strano Norman Bates, il quale le dice di avere il motel libero da tempo in quanto in passato c'era stato un cambio di percorso sull'autostrada (cosa che Marion nota dopo un po', rendendosi effettivamente conto di aver sbagliato uscita). Il ragazzo si mostra subito gentile e, dopo aver dato a Marion la stanza numero 1, la invita a cena a casa sua.

Norman rientra in casa per preparare la cena ma ha un acceso diverbio con l'anziana madre, discussione che Marion ascolta dall'esterno senza però assistervi di persona. La madre, con la quale Norman vive, è una donna invalida che si dimostra gretta, bigotta e che si rifiuta di accettare Marion in casa. Norman, amareggiato, scende nel motel con le pietanze e propone alla sua ospite di consumare la cena nel salotto dell'ufficio. Qui il giovane, intavolando con la donna una conversazione dall'apparenza scontata e banale, si rivela emotivamente fragile e molto legato alla madre che, pur invalida, bisbetica e possessiva, tuttavia non appare mai. Marion, confrontando la propria vita con quella di Norman, si rende conto che, per quanto piatta e senza soddisfazioni, la sua individualità di donna frustrata non è poi così intollerabile come le appariva in precedenza: decide allora di ritornare a Phoenix per restituire i soldi rubati, prima che sia troppo tardi. Si congeda quindi da Norman e si appresta a fare la doccia. All'improvviso una figura femminile sopraggiunge nel bagno, assale l'ignara Marion, la uccide brutalmente a coltellate e si allontana furtivamente. Poco dopo sopraggiunge Norman che, riavutosi dall'iniziale attimo di raccapriccio, decide di pulire la scena del delitto per nascondere le tracce di sangue. Pulita la stanza carica il cadavere e la valigia che contiene i soldi (di cui lui ignora il contenuto) nella macchina di Marion che poi fa sprofondare nel laghetto di una vicina palude.

Una settimana dopo Lila Crane, la determinata e invadente sorella di Marion, si reca da Sam Loomis per sapere dove si trovi la sorella. Sam non ha notizie della ragazza, ma in quel momento giunge Milton Arbogast, detective assunto dal capo di Marion per ritrovare i soldi rubati. Arbogast si accorda con Lila e con Sam e cerca in tutti i motel della zona una traccia della ragazza scomparsa.

Giunto al Bates Motel, Arbogast interroga Norman e, dalle sue incertezze, capisce che sa qualcosa. Entrato nella casa di Bates, mentre sale le scale per interrogare la madre di Norman, viene assalito e ucciso dalla stessa assassina di Marion. Lila e Sam si recano allora dallo sceriffo della città vicina, dove era diretta Marion prima di scomparire, per chiedere a loro volta informazioni utili su dove possa trovarsi Marion. La moglie dello sceriffo suggerisce di chiamare Norman al suo motel per chiedere se l'investigatore è andato da lui per interrogarlo, circostanza che Norman conferma, dichiarando poi di aver visto Arbogast andar via. Dopo la telefonata, sorpreso dal fatto che Arbogast aveva affermato che Norman viveva con sua madre, lo sceriffo rivela a Sam e Lila che ciò non è possibile perché la donna si è suicidata dieci anni prima, ingerendo del veleno dopo aver ucciso il suo compagno.

Non convinta della veridicità delle parole di Norman, Lila ritiene che Arbogast avesse scoperto indizi importanti, altrimenti non sarebbe sparito nel nulla senza informare lei e Sam, e si convince che qualcuno abbia impedito all'investigatore di farlo. I due giungono così al Bates Motel, fingendosi una coppia di sposini. Mentre Sam distrae Norman, Lila perquisisce l'abitazione. Norman capisce il trucco e stordisce Sam, per poi correre verso la casa. Lila lo vede e si nasconde in cantina, e trova il cadavere mummificato di una donna: la vera signora Bates. All'improvviso la figura femminile che ha commesso gli omicidi rivela la sua identità: si tratta di Norman, vestito con gli abiti della madre. Sam rinviene e ferma Norman prima che possa uccidere Lila.

Poco dopo l'arresto di Norman, lo psicologo Fred Richmond, a seguito di un lungo colloquio con il giovane, svela il mistero a Lila, Sam e agli inquirenti: dieci anni prima Norman aveva ucciso la madre e il compagno in quanto, dopo la morte del padre, egli aveva sviluppato un forte, patologico complesso di Edipo nei confronti della donna. Questa, fidanzandosi con un altro uomo aveva (secondo Norman) tradito il figlio, e così Norman aveva avvelenato lei e il suo compagno. In seguito, il rimorso per il suo gesto aveva scisso in due la personalità del giovane, dandone una parte (e in un certo senso riportandola in vita) a sua madre, che faceva rivivere vestendosi come lei e riuscendo perfino ad imitarne perfettamente la voce. La gelosia che Norman provava per la madre non era però sufficiente a renderla del tutto viva, perciò egli inscenò anche il contrario, cioè rese "sua madre" gelosa di lui, attuando quel meccanismo psicopatologico di rimozione del vissuto che è noto in psicanalisi come "identificazione proiettiva". Di conseguenza, ogni volta che Norman aveva a che fare con donne che non erano sua madre, quest'ultima per proteggerlo, eliminava letteralmente la fonte delle tentazioni attraverso l'omicidio.

Oltre a quello di Marion, la "madre" di Norman confessa infatti anche gli omicidi di altre due giovani donne scomparse in precedenza, rimasti insoluti. Con la cattura, la personalità di Norman è però stata totalmente soggiogata da quella di sua madre, tant'è che quando il poliziotto di guardia gli porge una coperta, Norman risponde con la voce di sua madre e nega anche a se stesso di essere stato effettivamente in grado di compiere le sue azioni. Il film si chiude con la scena della riemersione della macchina di Marion, ripescata dalla palude.

I fattiModifica

Il personaggio di Norman Bates è ispirato alla figura di Ed Gein[4] che, nel periodo tra il 1947 e il 1957, uccise due persone nella zona di La Crosse e Plainfield (Wisconsin), creando decorazioni casalinghe con i resti delle vittime. La sua figura viene ripresa anche in altri tre film: ne Il silenzio degli innocenti (1991),[5] dove è rappresentato dal personaggio di Jame Gumb (detto Buffalo Bill e interpretato da Ted Levine), in Deranged - Il folle (1974), rappresentato dal personaggio Ezra Cobb (detto Macellaio di Woodside e interpretato da Robert Blossom),[6] e in Non aprite quella porta (1974), dove è rappresentato dal personaggio Leatherface, interpretato da Gunnar Hansen.[7]

ProduzioneModifica

CastModifica

Per il ruolo di Marion Crane furono considerate anche Eva Marie Saint, Piper Laurie, Marta Hyer, Hope Lange, Shirley Jones e Lana Turner.[4]

CameoModifica

Hitchcock, con in testa un cappello da cowboy, fa la sua consueta apparizione sul marciapiede davanti alla società dove lavora Marion.[4]

Logo e titoli di testaModifica

Il logo del film (e del franchise) venne mutuato dalla sovracoperta del romanzo di Robert Bloch, realizzata dal grafico italo-americano Tony Palladino.[8] Tre anni dopo la pubblicazione del libro, Alfred Hitchcock comprò i diritti per la trasposizione sul grande schermo, e l'agenzia pubblicitaria J. Walter Thompson comprò a Palladino i diritti d'uso della sua grafica, che ispirerà i titoli di testa realizzati da Saul Bass.[9]

RipreseModifica

 
Il set di Psyco negli Universal Studios a Hollywood, California.
 
Il Bates Motel

Il film venne girato negli Universal Studios di Hollywood dalla fine di novembre del 1959 fino al 1º febbraio del 1960.[10][11]

Il film fu girato con un budget di circa 800.000 dollari e ne incassò circa 50 milioni.[10] Per le riprese Hitchcock s'avvalse della troupe della serie tv Alfred Hitchcock presenta per risparmiare tempo e denaro. Hitchcock volle girarlo in bianco e nero soprattutto per evitare problemi di censura, dato che viene mostrato esplicitamente del sangue: in realtà il liquido che scorre nella doccia è cioccolato fuso.[4]

La celeberrima scena della doccia è la più famosa del film e fra le più note della storia del cinema: basata su uno storyboard di Saul Bass, la scena dura solo 45 secondi, ma occorsero sette giorni di lavorazione, 72 posizioni della macchina da presa ed una controfigura per Janet Leigh. L'accoltellamento dura 22 secondi per un totale di 35 inquadrature, ed in nessuna di queste si può vedere il coltello affondare nel corpo di Marion; è il montaggio serrato che fa supporre allo spettatore quello che non si vede.[4][12] Inizialmente Hitchcock voleva che la scena della doccia non fosse accompagnata da commento musicale, ma Bernard Herrmann gli fece cambiare idea dopo avergli fatto ascoltare una sua composizione,[4] i celeberrimi archi stridenti che assomigliano quasi a grida umane o animali.

Furono apportate molte modifiche alla scena in cui Marion Crane appare già morta sul bordo della vasca da bagno col viso sul pavimento, perché durante le anteprime, quindi a pellicola quasi ultimata, la moglie di Hitchcock, Alma Reville, fu l'unica ad accorgersi che si poteva vedere l'attrice Janet Leigh respirare.[13]

Nell'inquadratura finale, quella che ritrae Norman Bates sorridente, si può notare la sovrapposizione sul suo volto di una figura simile al teschio della madre: questo fu uno dei primi effetti inseriti in un film per aumentare il senso di orrore trasmesso dal personaggio.[4]

 
House by the Railroad di Edward Hopper (1925) dipinto che ispirò il regista

La casa dietro il Bates Motel è stata ispirata da un dipinto di Edward Hopper, The House by the Railroad (1925).[14][15] L'edificio da cui ha preso spunto Hopper è ancora presente nel villaggio di Haverstraw, NY, lungo la Route 9W.[16][17]

Durante le riprese, il film aveva il titolo provvisorio di Production 9401 o Wimpy, in omaggio al cameraman della seconda unità Rex Wimpy.[4]

Tecnica cinematograficaModifica

Nel film la presenza di specchi è continua: in albergo a Phoenix, in ufficio dove Marion si guarda in uno specchietto portatile, nella sua automobile, a casa sua, nel gabinetto della rivendita di auto usate, al bancone del motel, nelle camere, nella stanza da letto della madre di Norman. Lo specchio, come già ne Il peccato di Lady Considine e ne La donna che visse due volte, suggerisce contemporaneamente una personalità divisa, il doppio, e l'introspezione, un'immagine di autocoscienza.[18] L'utilizzo massiccio degli specchi rivela peraltro la maestria di Hitchcock e dei suoi collaboratori nel non far mostrare mai per sbaglio la troupe nei riflessi. Sono inoltre presenti degli elementi gotici, quali gli incontri furtivi degli amanti, i tranquillanti presi di nascosto dalla collega d'ufficio, gli incassi non dichiarati e l'evasione fiscale, gli affari illeciti e il denaro rubato, la bottiglia di whisky nascosta da un impiegato nel cassetto, le identità nascoste e delitti impuniti, l'ambientazione desolata e remota, la presenza di una casa inquietante e misteriosa e la notte scura e tempestosa.[19]

In Psyco abbondano inoltre, a livello visivo, le immagini di linee verticali e di linee orizzontali che tagliano in due lo spazio, come nei titoli di Saul Bass in cui i nomi vengono tagliati e divisi, nella gru che taglia l'orizzonte, nelle fessure orizzontali delle persiane, nelle testiere dei letti nella stanza d'albergo, nell'abitazione di Norman, alta e stretta, e nel motel, basso e allungato, nelle falci e nei rastrelli sospesi sulle teste nel negozio di utensileria e nel palo del telefono che taglia la macchina di Marion parcheggiata. Secondo Donald Spoto, queste immagini di taglio creano una costruzione visiva capace di rappresentare il conflitto vissuto dallo spettatore (combattuto da reazioni contrastanti: attrazione e repulsione, partecipazione e condanna, disgusto e curiosità, imbarazzo e piacere) e quello dei personaggi.[20]

Altra peculiarità del film riguarda la scelta del bianco e nero, insolita nell'epoca del Technicolor e del VistaVision. Sono state date alcune interpretazioni di questa caratteristica del film, quali ad esempio che la forte valenza espressionistica del contrasto dei chiari e scuri, delle luci e delle ombre sottolineerebbe l'elemento drammatico e consentirebbe la rappresentazione di una violenza sottile e insidiosa, o che il bianco e nero si assocerebbe alla duplicità dei personaggi: di Norman, il cui viso spesso appare metà in ombra e metà in luce; e di Marion con i suoi reggiseni: bianco all'inizio quando si incontra con Sam e nero dopo aver rubato i 40.000 dollari e decisa a scappare.

AccoglienzaModifica

Psyco fu il maggior successo commerciale di Alfred Hitchcock.[21]

CriticaModifica

L'accoglienza della critica non fu unanime: alcuni critici rimasero colpiti dalla violenza del film e non lo ritennero degno del suo autore, come Bosley Crowther del New York Times, che parlò di «Una macchia in una carriera onorevole»,[22] o Nino Ghelli, che scrisse: «Nessuna ricerca di umanità nei personaggi, né di una verità drammatica nelle situazioni narrate, nessuna indagine di una condizione umana o di un ambiente storico: soltanto il futile, accademico, e spesso irritante giuoco di intelligenza condotto fino allo spasimo, e sostenuto purtroppo dai più accademici e logori convenzionalismi».[23]

Altri critici si sono soffermati poi sull'importanza dello sguardo in Psyco come Spoto, che ha parlato di come «La dialettica del guardare e dell'essere guardati riceve in Psyco più che in ogni altro film di Hitchcock il suo trattamento più completo».[24].

In tema di identificazione, «Il film è fatto talmente bene che può indurre il pubblico a fare qualcosa che ormai non fa più - urlare verso i personaggi, nella speranza di salvarli dal destino che è stato astutamente lasciato intuire li stia attendendo».[25] Il pubblico all'inizio teme per una ladra, poi nelle scene della pulizia della stanza del motel e dell'affondamento della macchina nella stagno teme che l'assassino non riesca a cancellare le tracce della morte della ragazza, nel finale desidera che sia catturato e costretto a confessare per conoscere il segreto della storia.(Truffaut, op.cit., p. 229) Il regista ottiene che lo spettatore suo malgrado si identifichi con i colpevoli.

In un'intervista a François Truffaut, Hitchcock affermò: «In Psyco del soggetto mi importa poco, dei personaggi anche: quello che mi importa è che il montaggio dei pezzi del film, la fotografia, la colonna sonora e tutto ciò che è puramente tecnico possano far urlare il pubblico. Credo sia una grande soddisfazione per noi utilizzare l'arte cinematografica per creare una emozione di massa. E con Psyco ci siamo riusciti. Non è un messaggio che ha incuriosito il pubblico. Non è una grande interpretazione che lo ha sconvolto. Non è un romanzo che ha molto apprezzato che l'ha avvinto. Quello che ha commosso il pubblico è stato il film puro».(François Truffaut, op. cit., p. 233)

RiconoscimentiModifica

Differenze col romanzoModifica

Il film si discosta per alcuni versi dal libro; le maggiori differenze sono:

  • Nel film Norman Bates è scisso nella personalità di se stesso e in quella di sua madre, mentre nel libro vi è anche quella di Norman bambino.
  • Nel libro Norman Bates è un uomo di mezza età dai capelli rossicci, tozzo e bevitore, mentre nel film è un ragazzo alto e apparentemente più giovane e fragile.
  • Il libro è molto più violento rispetto al film: Mary viene decapitata nella doccia e Arbogast sgozzato con un rasoio; nel film vengono entrambi solamente accoltellati.
  • Nel libro, differentemente dal film, Mary Crane fa la doccia in un vero vano doccia.

Opere derivateModifica

SequelModifica

Di Psyco sono stati realizzati tre sequel, considerati molto inferiori rispetto all'originale[26][27]:

Spin-offModifica

Nel 1987 venne realizzato il film televisivo Il motel della paura (Bates Motel), che doveva essere l'episodio pilota di una serie televisiva spin-off mai realizzata. Anthony Perkins declinò l'offerta di recitare nel film, così il breve ruolo di Norman venne interpretato da Kurt Paul, che fece da controfigura di Perkins in Psycho II e Psycho III.[28]

RemakeModifica

Nel 1998 Gus Van Sant ha diretto un remake shot-for-shot del film: Psycho (Psycho).[29]

RebootModifica

Il 13 gennaio 2012 la A&E annunciò la realizzazione della serie televisiva Bates Motel. La serie, che nulla avrebbe avuto a che fare con il film omonimo del 1987, doveva essere, a detta dei suoi creatori, un prequel di Psycho e avrebbe dovuto narrare la gioventù di Norman Bates, già narrata nei flashback di Psycho IV.[30]

Alla fine la serie divenne un reboot (e non un prequel) ambientato nell'Oregon dei giorni nostri anziché nella California degli anni 40/50. Inoltre la serie presenta una moltitudine di differenze che la rendono a tutti gli effetti una serie a sé stante. Nella quinta Stagione la celebre cantante Rihanna ha interpretato la parte di Marion Crane.

ParodiaModifica

Nel 1961 Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi sono i protagonisti di Psycosissimo, prima parodia ufficiale diretta da Steno.

NoteModifica

  1. ^ (EN) National Film Registry, National Film Preservation Board. URL consultato il 4 gennaio 2012.
  2. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.
  3. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies - 10th Anniversary Edition, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.
  4. ^ a b c d e f g h (EN) Trivia, Internet Movie Database. URL consultato il 19 luglio 2011.
  5. ^ (EN) Trivia - The Silence of the Lambs (1991), Internet Movie Database. URL consultato il 19 luglio 2011.
  6. ^ (EN) Trivia - Deranged (1974), Internet Movie Database. URL consultato il 19 luglio 2011.
  7. ^ (EN) Trivia - The Texas Chain Saw Massacre (1974), Internet Movie Database. URL consultato il 19 luglio 2011.
  8. ^ (EN) Remembering the brilliantly fractured designer of “Psycho”, su qz.com. URL consultato il 24-05-2017.
  9. ^ (EN) Tony Palladino, su adcglobal.org. URL consultato il 24-05-2017.
  10. ^ a b (EN) Box office / business for Psyco (1960), Internet Movie Database. URL consultato il 19 luglio 2011.
  11. ^ (EN) Filming locations for Psyco, Internet Movie Database. URL consultato il 19 luglio 2011.
  12. ^ Christopher Nickens; Janet Leigh, Psycho: Behind the Scenes of the Classic Thriller, Harmony, 1995.
  13. ^ Donald Spoto
  14. ^ Rebello, 2010, pp. 68-69.
  15. ^ Thomson, 2009, p. 37.
  16. ^ Sheena Wagstaff, Edward Hopper, Londra, Tate Publishing, 2004, ISBN 1-85437-533-4. p. 234.
  17. ^ Paul Bochner, Someplace Like Home: An eerily familiar house rises in many American landscapes, in The Atlantic Monthly, vol. 277, nº 5, maggio 1996, pp. 40-41.
  18. ^ Donald Spoto, p. 541.
  19. ^ Donald Spoto, p. 540.
  20. ^ Donald Spoto, p. 542.
  21. ^ John Russell Taylor, Hitch, Garzanti, Milano, 1980, p.326. Prima edizione London 1979.
  22. ^ Donald Spoto, p. 539.
  23. ^ Mauro Giori, p. 223.
  24. ^ Donald Spoto, p. 545.
  25. ^ (EN) Ernest Callenbach, Psycho, in Film Quarterly, vol. 14, nº 1, autunno 1960.
  26. ^ Ebert, Roger Psycho III. Roger Ebert' Movie Home Companion. Kansas City: Andrews and McMeel, 1991
  27. ^ Psycho III, in Variety, 1º gennaio 1986. URL consultato il 26 novembre 2006.
  28. ^ Bates Motel (TV Movie 1987) - IMDb
  29. ^ Roger Ebert, Review of Psycho (1998 film), in Chicago Sun-Times, 6 dicembre 1998. URL consultato il 3 novembre 2007.
  30. ^ more Mr Nice Guy: Utopia, Channel 4, BadTv.It. URL consultato l'11 marzo 2013.

BibliografiaModifica

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Collegamenti esterniModifica

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