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1leftarrow blue.svgVoce principale: Molise.

Bandiera del Molise

Il Molise, così come lo conosciamo ora, è il risultato di profondi cambiamenti territoriali. Dapprima noto come la parte montuosa della regione romana del "Sannio", insieme al sud Abruzzo, popolato dai Sanniti, dopo la caduta dell'Impero il territorio si disgregò e i territori di Caserta e Benevento si compattarono nel Ducato di Benevento, lasciando a Bojano, Isernia e Campobasso il controllo di un perimetro circostante il Matese, parte del Biferno, il Trigno e il Volturno, fino ai confini di San Severo in Puglia.

Il piccolo territorio oggi conosciuto è il profitto della fusione del Contado di Molise e la Contea di Loritello (XIII secolo), ma escludeva comunque ampie zone ora molisane; per un periodo storico perse la propria identità amministrativa (XIX secolo), ma non territoriale e culturale, e venne aggregato all'Abruzzo (1816). Nel 1963 venne ricostituita di nuovo come entità amministrativa, dopo la soppressione della regione Abruzzi e Molise, ma con un territorio molto diverso da quello del passato.

Indice

StoriaModifica

 
Teatro romano di Saepinum

L'epoca preistoricaModifica

La presenza umana in questa regione risale al Paleolitico: nei pressi di Isernia, in località La Pineta, sono state individuate tracce di ominidi appartenenti al cosiddetto Homo Aeserniensis, una varietà di Homo erectus o di Homo heidelbergensis. I primi reperti, individuati alla fine degli anni 70 durante gli scavi per la realizzazione della superstrada Napoli-Vasto, sono attualmente custoditi nel Museo nazionale del Paleolitico di Isernia. Recenti scavi hanno portato alla luce nuovi elementi, fra cui il più antico resto umano d'Italia: un dente da latte datato a circa 600mila anni fa[1].

Storia anticaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Sanniti.

Storicamente, gran parte del territorio del Molise era abitato da popolazioni di stirpe sannitica. A partire dal III secolo a.C. la regione subì l'invasione dei Romani che si garantirono il controllo del territorio stabilendo una serie di insediamenti nei punti strategici più importanti, nei pressi di centri abitati già esistenti: è questo il caso di Aesernia, colonia di diritto latino fondata nel 263 a.C. L'influenza politica di Roma portò, nel giro di alcuni secoli, al completo assoggettamento del territorio e all'assimilazione dei suoi abitanti. In particolare, furono fondamentali la Guerra sociale e le sue conseguenze[senza fonte]: alla fine del I secolo a.C la romanizzazione era pressoché completa. Della fase precedente rimangono i resti, in varie località della regione, di insediamenti sannitici, abbandonati proprio in concomitanza della Guerra sociale: essi appartengono a numerose tipologie, dalle semplici cinte murarie a struttura poligonale al santuario d'altura e al santuario federale: sebbene molti studiosi (soprattutto di storia locale) abbiano provato ad associare a questi centri i nomi tramandati dagli autori antichi (in particolare Livio, Plinio e Strabone), l'assenza di ulteriori elementi relega questi tentativi a restare delle semplici ipotesi. Di origine romana sono le città di Aesernia, (Isernia), Bovianum (Bojano), Larinum (Larino), Terventum (Trivento) e Venafrum (Venafro): in questi centri si è sempre avuta continuità insediativa lungo tutto il medioevo e l'età moderna, come è evidente dall'impianto urbano e, soprattutto, dalla presenza di una sede vescovile. Città romana è anche Saepinum (Sepino): l'abitato originario, tuttavia, fu abbandonato fra la tarda antichità e l'alto medioevo; il centro attuale è di origine medioevale ed è situato più a valle. Nella riorganizzazione dell'Italia da parte di Augusto gran parte del territorio andò a costituire (ad eccezione della città di Venafrum, assegnato alla Regio I, e a Larinum, assegnato alla Regio II) la Regio IV[2]. Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente vennero meno le suddivisioni amministrative esistenti; il territorio molisano, al pari di gran parte dell'Italia centrale e meridionale, subì le pesanti devastazioni legate alla Guerra greco-gotica. All'arrivo dei Longobardi divenne parte del Ducato di Benevento.

Dal 667 al 1045: i gastaldati longobardiModifica

 
Castello svevo di Termoli (XIII secolo)

Sotto il dominio longobardo il territorio molisano era suddiviso fra sei gastaldati: quattro appartenenti al Ducato di Benevento (Boiano, Larino, Termoli, Trivento) e due al Principato di Capua (Isernia, Venafro); tale suddivisione amministrativa si è conservata nell'organizzazione ecclesiastica fino al 1976, quando con l'elevazione ad arcidiocesi metropolitana dell'arcidiocesi di Campobasso-Boiano le varie diocesi molisane hanno cessato di essere suffraganee dell'arcidiocesi di Capua (Isernia-Venafro) e dell'arcidiocesi di Benevento (Termoli-Larino).

Il gastaldato di Bojano, intorno al 667, venne concesso dal Re longobardo Grimoaldo al condottiero bulgaro Alzeco[3], che divenne il primo gastaldo[4] di un'area pressoché disabitata. Comunità bulgare (o meglio proto-bulgare) erano presenti oltre che a Boiano anche a Sepino, Isernia, Castropignano, e nella zona dell'agro dell'attuale Campobasso, come evidenziato dal ritrovamento di tombe umane di un tipo steppico-nomade, caratterizzate dalla presenza di sepolture equine, databili alla seconda metà dell'VIII secolo. Nella sua Historia Langobardorum Paolo Diacono scrive che i discendenti di questi Proto-bulgari parlavano ancora il loro idioma originario insieme al latino. Secondo uno studio di Francesco D'Ovidio, queste comunità sarebbero riuscite a integrarsi nel territorio e a conservare, nei secoli, alcuni elementi della propria cultura originale.

Dal 1045 al 1210, dalla Contea di Bojano al Contado di MoliseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Rodolfo di Moulins.
 
Facciata romanica della Cattedrale di Isernia

Nel 1045 il condottiero normanno Rodolfo di Moulins, disceso in Italia Meridionale con gli Altavilla, conquista la Contea di Bojano. È con l'arrivo dei normanni e della famiglia de' Moulins, tra la fine dell'XI secolo e l'inizio dell'XII secolo, infatti, che comincia ad affermarsi il toponimo Comitatus Molisii riferito, appunto, alla contea di Bojano, che, nel contempo, aveva inglobato altre contee dove governavano altre signorie feudali. Rodolfo di Moulins (noto anche come Rao o Rodolfo De Molisio o di Molise) fu il primo conte del Molise. Territori, quali Venafro, Larino, Trivento, Isernia, Campomarino, la montagna del Matese, Pietrabbondante, Termoli, Mignano fino a Capracotta, Capriata e Prata[5] passarono quindi sotto la signoria dei de' Moulins. Nel contempo, la Città di Campobasso assunse un'importanza economica sempre crescente riuscendo a diventare la “capitale” della Contea. Il nome Molise, quindi, compare nel Medioevo centrale per identificare una contea di appartenenza della famiglia normanna dei de' Moulins.

 
Cartina del Contado di Molise

Dinastia dei Conti del Molise , della casata dei de MoulinsModifica

Conte Guidomondo; Signore normanno del Castrum Molinis (Mortagne-au-Perche);

  • A1. Rodolfo de Moulins (o di Molhouse, de Molinis o Molisio)- Condottiero Normanno 1º Conte di Boiano e del Comitatus Molisii (1053 ca.);
  • B1. Guidmondo figlio di Rodolfo de Moulins - 2º Conte di Boiano e del Comitatus Molisii;
  • C1. Rodolfo II figlio di Guidmondo e Emma d'Eboli - 3º Conte di Boiano e del Comitatus Molisii (1092);
  • D1. Ugo I; 4º Conte di Boiano (1095) - Conte del Molise;

Nel 1130 Ugo I, aveva trasferito la sua dimora, da Bojano ad un borgo poco lontano dove ancora esiste un villaggio chiamato Molise, poi successivamente a Campobasso. Nel 1144 assunse quindi il titolo definitivo di Conte di Molise unificando tutti i titoli conferiti alla famiglia de Molinis .

  • E1. Simone; 2º Conte di Molise;
  • E2. Ugo II (1128-1160); 3º Conte di Molise;
  • G1. Ruggero; 5º Conte di Molise; nel 1170;

La casata dei de Molise finì nel 1326 con la morte di Guglielmo Clarisia de Molisio.

Si era, dunque, formata una entità territoriale unificando le varie contee sotto controllo della Contea di Bojano, che i normanni chiamarono Comitatus Molisii ovvero Contado di Molise, che avrebbe conservato una propria peculiare identità nel corso dei secoli. Il dominio della famiglia si estinse verso la fine del secolo XII. Tale condizione determino anche la fine della Contea che si smembrò in piccoli feudi. Dai Conti del Molise discesero presumibilmente altre casate come i Montagano, i Luparia, i Pietravalle, i Montaquila, i Busso, i Castropignano, i Cantalupo, i Pescolanciano, i Santangelo, i Gambatesa, che si divisero il territorio della contea; i loro nomi derivano dai feudi di provenienza.

Dal 1221 al 1806, dal Contado di Molise alla Provincia di MoliseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Contado di Molise e Contea di Loritello.
 
Il Molise nel Regno di Napoli nel 1454

L'integrità del contado di Molise, come detto, fu conservata fino al 1221, anno in cui Federico II di Svevia attaccò e conquistò Boiano convocandovi i feudatari e i nobili a lui fedeli. In quell'anno il Molise divenne la sede di un giustizierato (Justitiaratus Molisii), cioè di un distretto di giustizia imperiale, dove l'autorità del re si sovrapponeva a quella dei feudatari. La contea di Molise venne di fatto unita alla Contea di Loritello (attuale Rotello) formando un'unica entità amministrativa e territoriale che però, fu aggregata, prima, alla Terra di Lavoro (corrispondente all'attuale provincia di Caserta ed a parte delle attuali province di Frosinone e di Isernia) e poi, dal 1538, durante la dominazione spagnola, alla Capitanata (corrispondente all'attuale Provincia di Foggia).

La contea di Loritello e il Contado di Molise erano entrambe Normanne i De Molisio e Loritello, che anche dopo la fusione mantennero possedimenti ed il controllo dei rispettivi territori.

Fu questo un periodo di isolamento e di grave crisi economica e sociale, data la presenza sul territorio di numerose bande di briganti.

Castelli e casate del Molise al tempo Contado del Molise 1221 - 1806:

Pos. Comune Nome del Castello Periodo Famiglia
1 Campobasso Castello Monforte XIV secolo Monforte-Gambatesa
2 Castropignano Castello d'Evoli XIV secolo d'Evoli
3 Termoli Castello Svevo XIII secolo nd
4 Civitacampomarano Castello Angioino XIII secolo Alfonso I d'Aragona
5 Monteroduni Castello Pignatelli XIII secolo d'Ardicourt poi Pignatelli
6 Venafro Castello Pandone XIV secolo Pandone
7 Gambatesa Castello di Gambatesa XIV secolo Pietravalle poi De Capua
8 Ferrazzano Castello Carafa di Ferrazzano XIII secolo Carafa

Il passaggio di Federico II di Svevia in Molise si vede dalla cinta muraria di Termoli, con il castello Svevo del 1247. Termoli divenne per secoli il distretto portuale principale del territorio, come lo è ancora oggi, favorendo l'economia, almeno dei centri stanziati alla foce del fiume Biferno.

La città tuttavia non sarà esente da attacchi navali, come quelli dei Veneziani del XV secolo, e quelli turchi e saraceni, di cui si ricorda l'invasione dell'agosto 1566 da parte delle galee di Pyali Pashà, dopo aver saccheggiato la vicina Vasto.

 
Campobasso: Porta Sant'Antonio

La presenza successiva degli Angioini, da Carlo I a Luigi, è attestata dal giglio francese presente in alcune chiese, come nel portale del Duomo di Larino e della chiesa dell'Annunziata di Venafro. A Isernia o Sant'Angelo Limosano nel 1215 nacque il futuro papa Celestino V, frate Pietro Angelerio, che studiò nell'abbazia di Santa Maria di Faifoli a Montagano (CB), per poi dirigersi nel Morrone in Abruzzo. All'epoca degli Angiò le città più fiorenti erano Venafro, Campobasso e Isernia. Tra le varie famiglie cadette degli Angiò che governavano alcuni feudi della regione c'erano i Loritello, i Monforte, i De Sangro, che si unirono con la precedente mediante il matrimonio di Altabella de Sangro con Nicola Monforte, colui che dopo il sisma del 1456 ricostruì Campobasso col favore di Alfonso I d'Aragona, erigendo il nuovo castello con la cinta muraria. Sempre alla metà del XV secolo è da attribuire la fondazione di numerosi territori lungo la pianura che volge verso il mare, tra Petacciato e Termoli. Per via del disastroso terremoto del 1456 che distrusse Bojano, Isernia e Campobasso, molti centri della piana verso il mare si spopolarono, e vennero rifondati dai profughi slavi, provenienti in maggioranza da Costantinopoli, presa dai turchi nel 1453, e capitanati da Giorgio Castriota Scanderbeg. Ancora oggi molte di queste località: Ururi, Portocannone, Palata, San Giacomo degli Schiavoni, Santa Croce di Magliano, Sant'Elia a Pianisi, Acquaviva Collecroce, Montemitro, presentano un carattere orografico del borgo completamente diverso dal classico impianto fortificato dei borghi molisani; oltretutto sono provvisti di una minoranza linguistica slava, così come venerano due religioni, una cattolica e una ortodossa.

 
Duomo di Larino

Nel Quattrocento, un'altra nobile famiglia, di origini napoletane, fu quella dei Pandone, che acquisirono vari feudi presso il Volturno e Venafro (sede principale del potere). Nel 1457 il Contado di Boiano insieme a Macchiagodena e Venafro appunto andarono in feudi a Scipione Pandone, tale famiglia possiederà il territorio venafrano sino al 1531, riformando artisticamente e architettonicamente la città, e decorano gli interni del castello con magnifici affreschi.
Altra importante famiglia napoletana che ebbe vari feudi in Molise fu quella dei Capua, che per mezzo di Matteo, che combatté ad Otranto contro i Turchi, ottenne dei privilegi. Andrea di Capua, morto nel 1512, ottenne con Alfonso d'Aragona il feudo di Gambatesa (CB), Campobasso, Montagano, divenendo "signore" di Termoli. Il figlio Bartolomeo I ottenne anche il feudo di Riccia, stabilendovi la sua dimora gentilizia, e arricchendo il castello, facendo anche impiantare la "zecca" per stampare bolognini, con privilegio di Ladislao di Durazzo re di Napoli. I Capua furono feudatari di queste terre sino al XVIII secolo, quando il contado si disgregò, andando in mano a diverse famiglie, tra cui i Carafa, i Caracciolo, i Sanfelice, il duca di Castropignano. I Carafa furono signori di Campolieto e Ferrazzano. Queste piccole signorie si spartirono il territorio del Molise (la parte di Campobasso in parte aggregata alla Capitanata di Foggia), l'altra di Isernia e Venafro che in gran parte andava a costituire la porzione settentrionale della Terra di Lavoro, smantellata solo nel 1927 con la creazione di alcune province.

La signoria di vari piccoli appezzamenti di terra, nel Molise terminarono con l'abolizione del feudaleismo nel 1806, per via delle leggi napoleoniche. In questo contesto, sino al 1860, si crearono molti comuni, e soprattutto dopo l'Unità, per non creare casi di omonimia con altri centri del nuovo regno costituito, vennero aggiunti ai toponimi storici termini geografici che si rifacevano allo storico territorio dei Sanniti italici,l ossia il "Samnium". Non è difficile infatti notare varie aggiunte locative come "del Sannio -nel Sannio - dei Frentani - Sannita" (Rioneto, Montefalcone, Petrella, Forlì, Civitanova, Torella).

Il terremoto del 1805Modifica

Fu il terremoto più disastroso che la storia del Molise ricordi, verificatosi la notte del 26 luglio, per questo detto anche di "Sant'Agata". Verificatosi con epicentro nel massiccio del Matese, tra Bojano e Benevento, la magnitudo della scossa fu di circa 6.6° della scala Richter; il patriota Gabriele Pepe nel suo "ragguaglio" precisò che Campobasso subì danni ingentissimi tanto da dover essere ricostruita quasi daccapo, più a valle, presso la piana dei Celestini, con un innovativo programma edificatorio alla francese, dato che vigeva il governo di Gioacchino Murat. Il disastro comportò oltre 5000 morti e oltre 1000 feriti: i centri di Bojano, Campobasso andarono distrutti, insieme a Campochiaro, Castelpetroso, San Polo Matese, Bonefro, Baranello. Non solo la provincia di Campobasso venne irrimediabilmente compromessa con danni ingenti, ma l'entità della scossa arrivò anche a Isernia e Agnone, sicché edific come la Cattedrale ad esempio dovettero essere ricostruita. Oltre al gran numero di vite umane mietute, anche una parte del volto artisico del Molise, medievale, barocco e rinascimentale, fu completamente cancellato con la successiva ricostruzione.

Dal 1806 al 1811, La Provincia di MoliseModifica

 
Il Molise nel Regno di Napoli 1811

Di fatto la contea di Molise, nata dalla fusione del Contado del Molise e della Contea di Loriello, ebbe la sua autonomia ufficialmente il 27 settembre 1806, con la legge 132 del 1806 Sulla divisione ed amministrazione delle province del Regno, varata l'8 agosto di quell'anno, con Napoleone.

Il Molise divenne per la prima volta una provincia autonoma denominata Provincia di Molise con Campobasso capoluogo e che era suddivisa in tre distretti:

  • Distretto di Campobasso, dal 1806;
  • Distretto di Isernia, dal 1806;
  • Distretto di Larino, istituito nel 1806 come parte della Capitanata e (con mutamenti territoriali) aggregato al Molise nel 1811.

Dal 1811 al 1948Modifica

 
Castello Pandone di Venafro

La provincia di Molise ebbe un forte sviluppo grazie alle opere infrastrutturali e alle politiche messe in atto da Gioacchino Murat a partire dal 1811, e con l'annessione di Larino (in provincia di Campobasso) nel 1811 e del circondario di Venafro e di parte della Valle del Volturno nel 1863, assunse i confini simili a quelli della Regione poi istituita. Con la nascita di Vincenzo Cuoco patriota presso il paese di Castropignano, e di Gabriele Pepe, il Molise entrò nella prima fase del risorgimento per l'istituzione del Regno d'Italia, dato che nel 1820 e nel '48, si ha testimonianza si logge massoniche e "vendite" carbonare presenti a Campobasso, Termoli e Larino. Durante la marcia di Garibaldi per incontrare a Teano il re Vittorio Emanuele II, nel 1860 anche Isernia divenne per un giorno protagonista della storia d'Italia, con l'alloggiamento del re a Palazzo d'Avalos, mentre Anita Garibaldi sfilava per la città.

 
La Cattedrale di Isernia nel 1925

Dall'epoca del Regno di Napoli il territorio molisano era in realtà compreso in quattro giustizierati diversi: il Contado del Molise, l'Abruzzo Citeriore, la Terra di Lavoro e la Capitanata; ancora oggi è possibile riscontrare differenze dialettali, gastronomiche e folkloriche fra queste quattro aree. Con l'annessione al Regno d'Italia, nella regione scoppiarono molte ribellioni che furono completamente sedate solo alla fine del XIX secolo.

Seconda guerra mondialeModifica

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, il territorio attorno a Campobasso fu interessato da duri combattimenti, che si conclusero nel settembre 1943, con lo sbarco degli alleati a Termoli. I tedeschi per fortificare il territorio contro l'avanzata degli alleati, precisamente dell'VIII Armata britannica capitanata da Bernard Law Montgomery, che risaliva la Puglia dopo lo sbarco in Sicilia al fine di raggiungere Roma via Pescara, crearono quattro linee micidiali: la Bernhard-Stellung, la Viktor (lungo il Fortore, il Volturno e il Biferno), la Gustav (lungo il Sangro in Abruzzo), la Barbara. I comuni molisani interessati furono Venafro, Conca Casale, Pozzilli per la linea del Volturno, per quella del Sangro Montenero di Bisaccia, Petacciato, Montemitro, Roccavivara, San Pietro Avellana, Rionero Sannitico, Capracotta, Montenero Val Cocchiara, mentre per la linea del Trigno-Biferno i paesi di San Giacomo degli Schiavoni, Larino, Tufara, Torella del Sannio. Dal 14 settembre 1943, dopo lo sbarco a Termoli, furiosi furono i combattimenti in Molise, l'8 settembre Campobasso venne bombardata dagli alleati, tra il 14 fino al 9 ottobre i combattimenti interessarono Larino. I canadesi, una volta occupata Campobasso, installarono un presidio militare politico, tanto che venne chiamata la "Canadian Town", mentre i tedeschi compirono bombardamenti il 15 e il 20 ottobre 1943.

 
Tombe del cimitero militare francese di Venafro

Nel novembre-dicembre 1943 maggiori furono i danni apportati dai tedeschi alle comunità di Capracotta, San Pietro, Rionero, poiché applicarono la tattica della "terra bruciata", per rallentare l'avanzata alleata distruggevano lungo la ritirata ogni possibile luogo di riparo o dove trovare ristoro, facendo evacuare coattamente i centri, e minandoli dalle fondamenta, distruggendo case, palazzi, chiese. Così sparirono molti centri storici, tra cui specialmente Capracotta, che pagò col numero maggiore di danni, dopo Rionero. Anche Venafro i centri del Volturno subirono dai tedeschi e dagli americani ugualmente gravi distruzioni, di cui si ricorda l'attacco del 15 marzo 1944, lungo la cosiddetta "Winter Line". Per ricordare le morti civili e i gravi danni, presso il comune di Rocchetta al Volturno è stato allestito il Museo Internazionale della Guerra Mondiale, mentre a Venafro, appena fuori la città, si trova un cimitero militare di soldati francesi e nordafricani.

Si ricorda anche il bombardamento di Isernia degli alleati, compiuto il 10 settembre 1943, con vari morti e la distruzione di una parte del centro storico, dove si trova oggi Piazza Celestino V, con la fontana Fraterna.

Dal 1948 al 1963: Il Molise unito all'AbruzzoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Abruzzi e Molise e Variazioni territoriali e amministrative di Abruzzi e Molise.

All'Assemblea Costituente della Repubblica Italiana, fu prefigurata la formazione di due distinte regioni: l'Abruzzo e il Molise; tant'è che le due proponende regioni furono fatte votare separatamente già per le elezioni del Senato nel 1948. La decisione finale, però, fu poi procrastinata a data da destinarsi, data che arrivò nel 1963.

Dal 1963 a oggi: La Regione MoliseModifica

Nel 1963, grazie a una disposizione transitoria che consentì di derogare ai limiti imposti dall'art. 132 della Costituzione italiana, nacque la regione Molise dal territorio della provincia di Campobasso, dal seno di cui fu derivata la nuova provincia di Isernia.

È l'unico caso della storia dell'Italia repubblicana di formazione di una regione per distacco da un'altra.

Il Molise: prospettive futureModifica

Il XXI secolo si apre in Italia con un periodo di riforme, in particolare relative alla questione federalista: la riforma del Titolo V della Costituzione ha dato il via a una serie di modifiche dei rapporti fra Stato e Regioni più volte al centro del dibattito politico italiano. Una delle conseguenze più immediate è stata la riformulazione delle competenze delegate dallo Stato alle Provincie e alle Regioni, che tuttavia non ha soddisfatto l'opinione pubblica in quanto avrebbe, secondo alcune voci critiche, aumentato esclusivamente i centri di spesa[8][9][10]. Ha dunque suscitato nuovo interesse la proposta formulata già negli anni 90 dalla Fondazione Agnelli relativa a una revisione dell'organizzazione regionale italiana mediante la creazione di macroregioni; proprio le macroregioni sono al centro del Disegno di legge proposto dall'onorevole Morassut[11][12][13][14]: la proposta è quella di ridurre il numero di Regioni (secondo una logica che sembra richiamare le Regioni augustee) in modo da avere entità territoriali omogenee per numero di abitanti.

Secondo questo ddl la Regione Molise (più volte centro dell'attenzione mediatica per una gestione finanziaria non sempre felice e, più in generale, per le sue dimensioni non sempre ritenute adeguate a garantirle lo status di Regione) dovrebbe essere smembrata e suddivisa fra due differenti macroregioni: la Provincia di Campobasso andrebbe a far parte della cosiddetta Regione del Levante, la Provincia di Isernia sarebbe assegnata alla cosiddetta Regione adriatica oppure alla cosiddetta Regione tirrenica. Attualmente, però, il dibattito sul ddl è fermo in Parlamento, e non è facile prevedere se tale riforma andrà in porto o se vi saranno ulteriori aggiustamenti territoriali.

L'origine del toponimoModifica

Differenti teorie esistono sull'origine del toponimo "Molise". Di certa genesi medievale, la denominazione potrebbe derivare, secondo Francesco D'Ovidio, dalla forma aggettivata di mola o molinum, da cui molenses, ovvero abitanti presso la mola o il mulino[15]. Secondo altri, invece, deriverebbe dal nome di un feudo o di un castello o di una antica città sannita (la Melae citata da Livio). Secondo la leggenda, infatti, il primo gastaldo di Bojano, Alczeco, avrebbe edificato il suo castello proprio sulle rovine di Melae[5]. Un'altra ipotesi, ancora, fa risalire il nome Molise all'alterazione dei cognomi "Marchisio" e "de Molisio" presenti in un documento del 1195, dove il conte Corrado di Luzelinart, si firmò "Corradus Marchisium de Molisio". Tale firma avrebbe generato un equivoco: essa, infatti, male interpretata, sarebbe stata intesa come: "Corrado, Marchese del Molise"[5]. Giambattista Masciotta, invece, tenta di individuare una connessione tra il guerriero Alczeco e la famiglia de Molisio definendo una linea di discendenza diretta. Proprio dal cognome de Molisio, secondo la teoria più accreditata, è da farsi risalire l'origine del toponimo. Proveniente dal feudo di Moulins-la-Marche (parte del Ducato di Normandia), questa famiglia ebbe quale capostipite Rodolfo de Molisio[16]. Costui, compagno d'armi di Roberto il Guiscardo, divenne feudatario supportando gli Altavilla nella conquista di alcuni dei territori sanniti che saranno parte del Regno di Sicilia. Studi basati sull'analisi di antichi testi pubblicati nell'Italia Meridionale ed in Europa individuano in Conti de Molisio la genesi di Contado di Molise, proprio in virtù di quella espansione territoriale della contea di Bojano della quale essi furono artefici intorno al XII secolo. Tale teoria, inoltre, è avvalorata dal fatto che l'impiego dei cognomi veri e propri entra in uso, per l'appunto, in questo periodo[5].

I terremotiModifica

NoteModifica

  1. ^ Il più antico resto umano d'Italia, su unife.it.
  2. ^ L'Italia romana delle Regiones. Regio IV Sabina et Samnium in "Il Mondo dell'Archeologia", su www.treccani.it. URL consultato il 20 ottobre 2016.
  3. ^ Gregorio Grimaldi, Istoria delle leggi e magistrati del regno di Napoli, vol. 1, Napoli, 1749, pagine 131-132. URL consultato il 2 agosto 2010. ISBN non esistente
  4. ^ Angelo Fumagalli, Delle antichità Longobardico-Milanesi, vol. 1, Milano, Imperial Monistero di S. Ambrogio Maggiore, 1792, p. 43. URL consultato il 2 agosto 2010. ISBN non esistente
  5. ^ a b c d Regione Molise, ComuniWeb.it. URL consultato il 2 agosto 2010.
  6. ^ Mandra in Puglia, nella regione di Troia. Storia della Sicilia sotto Guglielmo il Buono, Isidoro La Lumia (1867)
  7. ^ I Conti normanni di Molise
  8. ^ Sergio RizzoGian Antonio Stella, Privilegi, sprechi e bilanci colabrodo Tutte le (folli) spese delle Regioni, in Corriere della Sera. URL consultato il 20 ottobre 2016.
  9. ^ Le regioni e i costi della politica. La mappa degli sprechi e come risparmiare 600 milioni, in QuiFinanza, 4 novembre 2011. URL consultato il 20 ottobre 2016.
  10. ^ Regioni tra sprechi e tagli rinviati: ecco chi spende di più | Infonodo, su www.infonodo.org. URL consultato il 20 ottobre 2016 (archiviato dall'url originale il 20 ottobre 2016).
  11. ^ Fabio Salamida, Ridurre le regioni da 20 a 12: la proposta di Morassut, su www.ilquotidianoitaliano.com. URL consultato il 20 ottobre 2016.
  12. ^ Camera.it - XVII Legislatura - Lavori - Progetti di legge - Scheda del progetto di legge, su www.camera.it. URL consultato il 20 ottobre 2016.
  13. ^ Camera.it - XVII Legislatura - Lavori - Progetti di legge - Scheda del progetto di legge, su www.camera.it. URL consultato il 20 ottobre 2016.
  14. ^ Le Regioni italiane secondo il Disegno di Legge Morassut – Ranucci, su massacomune.it, 27 ottobre 2015. URL consultato il 20 ottobre 2016.
  15. ^ Vincenzo Eduardo Gasdía, Storia di Campobasso, vol. 1, Verona, Linotipia veronese Ghidini e Fiorini, 1960, p. 306. ISBN non esistente
  16. ^ Giovanni Brancaccio, Il Molise medievale e moderno: storia di uno spazio regionale, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 2005, p. 40, ISBN 978-88-495-1163-5.