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Traiano

imperatore romano
(Reindirizzamento da Marco Ulpio Nerva Traiano)
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Marco Ulpio Nerva Traiano
Buts of Trajan, ca. 108 AD, of the so-called “Decennalia type”, Venice Museo Archeologico, Italy (20841123999).jpg
Busto di Traiano, l'Optimus princeps
(Museo archeologico nazionale di Venezia)
Nome originaleMarcus Ulpius Nerva Traianus (nome ufficiale)
  • Marcus Ulpius Traianus (alla nascita)
  • Caesar Marcus Ulpius Nerva Traianus (dopo l'adozione)
  • Imperator Caesar Nerva Traianus Divi Nervae filius Augustus (durante il principato)
Regno27 gennaio 98
8 agosto 117
Tribunicia potestas21 volte: la prima volta (I) il 27 ottobre 97, la seconda (II) il 27 gennaio 98, la terza (III) il 10 dicembre 98, poi rinnovata annualmente ogni 10 dicembre fino alla ventunesima (XXI) del 116
Cognomina ex virtute3 volte: Germanicus nell'ottobre del 97,[1][2] Dacicus nel 102[1][2] e Parthicus nel 116.[1][2]
TitoliPater Patriae (98),[1] Optimus Princeps (settembre 114)[1]
Salutatio imperatoria13 volte:[1] I (al momento della assunzione del potere imperiale),[1] II (101), III e IV (102),[1] V (105) e VI (106),[3] VII e VIII (114), IX, X e XI (115), XIII (116).
Nascita18 settembre 53
Italica
Morte8 agosto 117
Selinus in Cilicia
PredecessoreNerva
SuccessoreAdriano
ConiugePlotina (dal 90? al 117)
Figlinessuno
Adottivo:
Publio Elio Traiano Adriano
DinastiaImperatori adottivi
PadreMarco Ulpio Traiano
Marco Cocceio Nerva (adottivo)
MadreMarcia
Tribuno militaredal 73 al 75 in Siria;
dal 79 all'81 in Asia
Preturanell'84 o nell'86/87
Legatus legionisdella legio VII Gemina in Spagna (88)
Consolato6 volte: nel 91, 98, 100, 101, 103 e 112.[1]
Legatus Augusti pro praetorein Germania superiore o Pannonia? (97)
Pontificato maxnel 98[1]

Marco Ulpio Nerva Traiano (in latino: Marcus Ulpius Nerva Traianus; nelle epigrafi: IMPERATOR • CAESAR • DIVI • NERVAE • FILIVS • MARCVS • VLPIVS • NERVA • TRAIANVS • OPTIMVS • AVGVSTVS • FORTISSIMVS • PRINCEPS • GERMANICVS • DACICVS • PARTHICVS[4]; Italica, 18 settembre 53Selinus in Cilicia, 8 agosto 117) è stato un imperatore romano, regnante dal 98 al 117.

Fu primo tra gli imperatori ad avere un'origine provinciale (Hispania Baetica), seppure di fatto fosse originario dell'Italia. Valente militare e popolare comandante, venne adottato da Nerva nel 96, succedendogli due anni dopo e dando inizio alla dinastia degli Antonini. Egli era divenuto un importante generale durante il regno dell'imperatore Domiziano, i cui ultimi anni furono segnati da continue persecuzioni ed esecuzioni di senatori romani. Nel settembre del 96, dopo l'assassinio di Domiziano, un vecchio senatore senza figli, Nerva, salì al trono, ma si dimostrò subito impopolare con l'esercito. Dopo un anno breve e tumultuoso al potere, l'opposizione della guardia pretoriana ne aveva ormai indebolito il potere, tanto da costringerlo a difendere il suo ruolo di princeps adottando il più popolare tra i generali del momento, Traiano, e lo fece suo erede e successore. Nerva morì poco dopo, alla fine di gennaio del 98, lasciandogli l'impero senza tumulti e opposizioni.

Indice

DescrizioneModifica

Sotto Traiano, l'Impero romano raggiunse la sua massima estensione territoriale (6,5 milioni di chilometri quadrati)[5], grazie alle conquiste di Armenia, Assiria e Mesopotamia, subito dopo perdute, ma anche dei territori della Dacia e del regno di Nabatea (Arabia Petrea). La conquista della Dacia portò notevoli ricchezze all'Impero, in quanto ricca di preziosi giacimenti di metalli preziosi come oro e argento. La conquista dei territori dei Parti rimase invece incompleta e fragile a causa di una nuova rivolta in Giudea. Egli lasciò alla sua morte una situazione fiorente dell'economica globale, in particolare della parte orientale dell'Impero romano.

Parallelamente alle conquiste territoriali, Traiano condusse un vasto programma di edilizia pubblica che rimodellò la città di Roma, lasciando numerosi monumenti a sua testimonianza, come le grandi terme a lui dedicate, un'ampia area che includeva sia un immenso foro e ampi mercati, sui quali ancor oggi svetta una Colonna di pietra che rappresenta le sue imprese belliche in Dacia. Fu inoltre impegnato in una politica di misure sociali di portata senza precedenti (institutio Alimentaria). Rafforzò quindi il ruolo dell'Italia nell'Impero e continuò l'opera di romanizzazione delle province.

Esaltato già dai contemporanei e ricordato dagli storici antichi come Optimus princeps ovvero il migliore tra gli imperatori romani, da molti storici moderni ed esperti è considerato, in virtù del suo operato e delle sue grandi capacità come comandante, amministratore e politico come uno degli statisti più completi e parsimoniosi della storia, e uno dei migliori imperatori romani.

Alla sua morte, Traiano venne deificato dal Senato e le sue ceneri furono poste ai piedi della colonna Traiana. Gli succedette suo figlio adottivo e pronipote, Adriano, nonostante non fosse chiaro a tutti quando e se fosse stato effettivamente designato come suo erede. Adriano non continuò con la politica espansionistica di Traiano e abbandonò tutti i territori conquistati ai Parti e ponendo al centro della sua politica le province romane e la loro romanizzazione.

Fonti e storiografiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Fonti e storiografia su Traiano.

Nome e titoliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cognomina ex virtute.
  • 53, nasce MARCVS•VLPIVS•TRAIANVS
  • 97, adottato da Nerva, prese il titolo di Germanicus: CAESAR•DIVI•NERVAE•FILIVS•NERVA•TRAIANVS•GERMANICVS
  • 98, al momento dell'assunzione imperiale: IMPERATOR•CAESAR•DIVI•NERVAE•FILIVS•NERVA•TRAIANVS•AVGVSTVS•GERMANICVS
  • 102, assume il titolo di Dacicus: IMPERATOR•CAESAR•DIVI•NERVAE•FILIVS•NERVA•TRAIANVS•AVGVSTVS•GERMANICVS•DACICVS
  • 114, il Senato romano decretò per Traiano il titolo di Optimus: IMPERATOR•CAESAR•DIVI•NERVAE•FILIVS•NERVA•TRAIANVS•OPTIMVS•AVGVSTVS•GERMANICVS•DACICVS
  • 116, assume il titolo di Parthicus: IMPERATOR•CAESAR•DIVI•NERVAE•FILIVS•NERVA•TRAIANVS•OPTIMVS•AVGVSTVS•GERMANICVS•DACICVS•PARTHICVS
  • Alla sua morte nel 117 la sua titolatura completa era: IMPERATOR•CAESAR•DIVI•NERVAE•FILIVS•NERVA•TRAIANVS•OPTIMVS•AVGVSTVS•GERMANICVS•DACICVS•PARTHICVS, PONTIFEX•MAXIMVS, TRIBVNICIAE•POTESTATIS•XXI, IMPERATOR•XIII, CONSVL•VI, PATER•PATRIAE

Traiano venne quindi divinizzato dal Senato. Egli fu il primo ad ottenere il titolo di Parthicus e, dopo la sua morte, continuò a mantenere il titolo di Divus Traianus Parthicus, mentre tutti gli altri imperatori perdettero il loro titolo vittorioso dopo l'apoteosi,[6] anche se i posteri dimenticarono l'esito finale della campagna militare in Parthia.

BiografiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Imperatori adottivi.

Origini familiariModifica

Traiano discendeva da un gruppo di coloni italici installati a Italica (odierna Santiponce, non lontano dall'attuale Siviglia), nella provincia di Spagna, la futura Hispania Baetica (odierna Andalusia), situata nella parte meridionale della penisola iberica.[7] Gli antenati di Traiano, gli Ulpii, erano originari di Todi in Umbria.[8] Italica era stata fondata nel 206 a.C. da un insieme di veterani, di legionari romani e di alleati italici feriti o malati dell'esercito di Scipione Africano.[8] E' pertanto molto probabile che il primo degli Ulpii ad installarsi in Baetica provenisse proprio da questa armata, sebbene sia possibile anche successivamente, giunto come un civile alla fine del I secolo a.C..[9] Traiano è stato spesso ed erroneamente, indicato come il primo imperatore di origine provinciale, mentre egli proveniva da una famiglia italica residente in una provincia romana.[10]

Luogo e data di nascita

Traiano potrebbe essere nato a Roma, essendo nato all'inizio del consolato del padre, piuttosto che in Spagna,[11] poiché il padre, quando nacque nel 53, era un senatore romano, e ciò escluderebbe un suo soggiorno a Italica in questo periodo.[12] Tuttavia l'ipotesi di una sua nascita in Spagna non è da scartare.[13] Oltre a Eutropio,[14] che scrive nel IV secolo, tutti gli altri autori antichi ricordavano semplicemente come le sue origini fossero spagnole e che la sua famiglia provenisse da Italica, senza accennare minimamente se egli fosse nato in questa località.[11]

Il giorno della sua nascita è il quattordicesimo giorno prima delle Calende di ottobre, vale a dire il 18 settembre.[15] Tuttavia, l'anno della sua nascita è il più discusso: alcuni autori suggeriscono infatti l'anno 56, basato sulla sua carriera come senatore, ma la stragrande maggioranza degli storici moderni considera che Traiano sia nato nel 53.[16]

Famiglia
 
Aureo di Traiano celebrante l'omonimo padre, divinizzato.

Era figlio di una donna iberica, Marcia, di cui sappiamo veramente poco, e di un importante senatore che portava il suo stesso nome e che era stato pretore attorno al 59/60, poi legatus legionis della legio X Fretensis durante la prima guerra giudaica nel 67,[16] probabilmente prima di diventare proconsole nella Betica.[17] Ulpio Traiano è forse uno dei primi cittadini romani che non dovette stabilirsi in Italia per accedere al rango di senatore romano e governare la propria provincia d'origine.[17] In Giudea, servì sotto il comando di Vespasiano, insieme al figlio di lui, Tito.[17] Ottenne quindi il consolato suffectus nel 70,[18][19] oppure due anni più tardi nel 72.[20][21]

Il padre fu quindi elevato al rango di patrizio nel 73/74, durante la censura congiunta di Vespasiano e del figlio Tito.[22] E sempre a partire da questa data, fino al 76-78, Vespasiano gli affidò il governo, come legatus Augusti pro praetore, della provincia romana di Siria per circa 3-5 anni,[23][24] mettendolo a capo della principale forza militare in Oriente.[25]. Tra la fine del 73 e l'inizio del 74, il padre di Traiano si scontrò con successo contro i Parti,[18][22] respingendo facilmente un'incursione del loro re Vologase I.[26] Per questi successi ricevette gli ornamenta triumphalia, titolo raro ed eccezionale per quell'epoca.[22] Seguì quindi il proconsolato d'Asia (forse nel 79).[22][23] poi la carica di sodalis Flavialis, come membro del collegio religioso associato al culto degli imperatori Vespasiano e Tito.[27] Morì probabilmente prima dell'anno 98, quando il figlio divenne imperatore.[27]

Grazie al suo consolato entrò a far parte di quella classe superiore e ristretta dei vir triumphalis, potendo così offrire al figlio un cammino già prefigurato all'interno dell'ordine senatorio (v. cursus honorum).[28] E sempre dalla parte di suo padre, Traiano ebbe una zia, Ulpia Traiana, che sposò un certo Publio Elio Adriano Marullino, e che ebbe un figlio, Publio Elio Adriano Afro, padre dell'imperatore Adriano.[29] Nell'86, Adriano Afro morì e Traiano, insieme a un cavaliere romano di Italica, Publio Acilio Attiano, fu tutore del giovane Adriano,[29][30] che allora aveva 10 anni,[31], e di sua sorella Elia Domizia Paolina. Quest'ultima sposò pochi anni più tardi, attorno al 90, il futuro consolare per ben tre volte, Lucio Giulio Urso Serviano.[29][32]

Riguardo invece alla madre, potrebbe essere appartenuta alla gens Marcia, visto il nome della figlia e i collegamenti che Traiano ebbe in vita con questa famiglia,[19] una famiglia probabilmente senatoria e di provenienza italica, oltreché di rango consolare all'epoca dell'imperatore Tiberio.[28] Riguardo alla sorella, Ulpia Marciana, sappiamo che nacque prima del 50,[19] che sposò un certo Matidius, identificabile probabilmente con Gaio Salonino Matidio Patriuno, attorno al 63. Quest'ultimo era pretore e membro del collegio religioso degli Arvali prima che morisse nel 78; e da questa unione nacque Salonina Matidia.[15] Quest'ultima si sposò almeno due volte, una prima con un certo Mindius, da cui nacque una figlia, Matidia, mentre la seconda volta fu con Lucio Vibio Sabino, console suffectus, e fu da questa unione che nacque Vibia Sabina, la futura sposa dell'imperatore Adriano.[15] Il suo terzo matrimonio fu con Libo Rupilius Frugi, che era imparentato con una delle nonne di Marco Aurelio.

Publio Elio Adriano Marullino
Ulpia Traiana
Marco Ulpio Traiano
Marcia
Publio Elio Emilio Africano
Domizia Paulina Maggiore
Nerva
Traiano
Pompeia Plotina
Domizia Paulina Minore
Adriano

Giovinezza e matrimonioModifica

L'infanzia e l'adolescenza di Traiano sono oscure, ma ricevette sicuramente un'educazione appropriata al suo rango, imparando grammatica, retorica e greco[33] Si sposò attorno al 75/76, prima di diventare imperatore, con Pompeia Plotina, figlia di Lucio Pompeio e Plozia, una potente famiglia probabilmente originaria dell'Hispania Baetica e che trascorse la sua infanzia a Escacena del Campo (Andalusia). Plotina era una donna sobria, colta ed intelligente,[34][35] di grandi virtù e pia.[36] È anche conosciuta per il suo interesse in filosofia, tanto che la scuola epicurea di Atene era sotto la sua protezione.[37] L'unione non diede figli.

Carriera militare e politica sotto i Flavi (71 - 96)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cursus honorum e dinastia dei Flavi.
 
Busto di un giovane Domiziano (Musei Capitolini)

Ci sono poche informazioni sull'inizio della carriera senatoriale di Traiano prima dell'89.[27] Egli ricoprì probabilmente il ruolo di tribuno militare a partire dal 71 al fianco di suo padre in Siria, mentre quest'ultimo era legatus legionis della X Fretensis.[38][16][39] Avrebbe servito per ben dieci anni come tribuno militare, cosa che mostra il suo interesse per la carriera militare.[7] Sotto Vespasiano nel 78, oppure sotto Tito nell'81, Traiano divenne questore del tesoro senatoriale.[40] In seguito sembra che abbia accompagnato suo padre, proconsole d’Asia, come legatus tra il 79/80 e l'80/81.[22]

Traiano divenne quindi pretore all'inizio del principato di Domiziano, probabilmente nell'84 o nel 86/87.[41] E mentre era consuetudine per un patrizio candidarsi al consolato dopo due o tre anni dalla pretura, Traiano potrebbe aver incontrato degli ostacoli proprio con lo stesso Domiziano. Sappiamo che nell'88 ottenne il comando come legatus legionis della legio VII Gemina, che era posizionata nel nord della Spagna.[40] E mentre era al comando della legione spagnola, Domiziano gli ordinò durante l'inverno dell'88/89 di sopprimere la ribellione di Lucio Antonio Saturnino a Mogontiacum (Magonza), in Germania Superiore. La rivolta di Saturnino fu repressa nel sangue da Aulo Bucio Lappio Massimo prima che Traiano potesse intervenire.[42][43]

Per ricompensarlo della sua fedeltà, Domiziano lo fede console con Manio Acilio Glabrione nel 91.[7][44] Un consolato che giunse relativamente tardi per un aristocratico come lui.[45]

Le fonti sulla carriera di Traiano tra il suo consolato del 91 e l'anno 97 sono oscure e incomplete, e provengono soprattutto dal Panegirico di Traiano di Plinio il Giovane, che non è completamente affidabile e in alcune parti anche contradditorio.[46][47] E pertanto noi ignoriamo cosa gli sia successo durante questo periodo fino al suo comando nella provincia imperiale della Germania Superiore nel 97. Sembra anche che abbia preso parte alle guerre dell'imperatore Domiziano contro i popoli della Germania Magna (95-97?),[2] lungo il fronte pannonico, poco prima che l'ultimo discendente della dinastia Flavia fosse assassinato nel 96.

Sappiamo invece che la perdita di una legione romana durante la guerra contro i Sarmati Iazigi provocò una crisi politica interna nel 92.[48] Domiziano, come Princeps, assunse chiaramente una posizione autocratica di fronte alla nobilitas romana. Tra il 90 e il 95, furono messe in atto una serie di misure atte a punire l'adulterio, il crimine di lesa maestà e l'altro tradimento.[49] Dopo l'agosto del 93, un'ondata di proscrizioni portò all'eliminazione di persona sospette di essere contrarie al regime.[50] Alle numerose cospirazioni del suo regno, Domiziano rispose anche con delle esecuzioni. Tuttavia, il numero di senatori giustiziati (quattordici sono i nomi a noi noti) rimane molto più basso rispetto a quello dell'imperatore Claudio.[50] Tante furono le condanne e gli esili.[43][51]

Domiziano si rivelò ben presto imprevedibile come quando, nel 95, mise a morte il cugino, Tito Flavio Clemente.[43] Persino i membri della famiglia imperiale non si sentirono più al sicuro. La paura di così tante persone portò inevitabilmente ad una nuova congiura, che ebbe luogo il 18 settembre del 96, e che portò all'assassinio di Domiziano.[43][52] È difficile sapere in quale misura furono coinvolti i senatori, poiché la congiura fu condotta direttamente da persone vicine allo stesso imperatore, tra cui alcuni dei suoi liberti e probabilmente la stessa moglie, Domizia Longina, con il supporto, attivo o meno, dei due prefetti del pretorio. La morte di Domiziano mise fine alla dinastia dei Flavi.[53]

Ascesa e investitura sotto Nerva (96 - 98)Modifica

 
Busto dell'imperatore Nerva (96-98).

Nel settembre del 96, venne eletto un nuovo imperatore. Si trattava di un vecchio senatore di 65 anni, princeps senatus, il cui nome era Marco Cocceio Nerva. Egli aveva intrapreso una carriera senatoriale esemplare, in completa antitesi con quella di Domiziano.[54] Nonostante i suoi successi politici, il suo regno rivela molte debolezze tipiche di un regno di transizione.[55][56] La questione della successione rimase aperta, ma così fu evitata una guerra civile al termine della dinastia flavia, contrariamente a quanto era accaduto alla fine della dinastia giulio-claudia.[54]

Nerva non aveva figli e, tenendo conto della sua età ormai avanzata, era certo che non avesse alcuna intenzione di iniziare una nuova dinastia. Egli doveva il suo principato esclusivamente ai cospiratori che avevano assassinato Domiziano, pur non avendo probabilmente partecipato attivamente alla riuscita al successo dell'impresa.[57] Nerva, inoltre, non era popolare con i militari come lo era stato invece Domiziano.[58][54] Egli infatti non comandò mai, durante la sua carriera, alcuna legione o addirittura una provincia romana,[59] e non aveva, pertanto, nessuna gloria militare da esibire alle armate romane.[54] Il Senato, inoltre, non accettò il nuovo imperatore senza che ci fossero delle controversie sulla sua nomina.[55][60] Il malcontento dell'esercito e della guardia pretoriana e il debole sostegno del Senato resero così la posizione di Nerva estremamente fragile. Una cospirazione contro di lui fu scoperta all'inizio del 97.[61] In Pannonia, il filosofo Dione Crisostomo riuscì a sedare un principio di rivolta.[62] In Germania Superiore, una serie di sollevazioni ostili al nuovo princeps ebbero luogo, i campi furono bruciati, una legione fu sciolta, ma Traiano, il governatore provinciale, ristabilì l'ordine in nome del nuovo imperatore.[54]

 
Le province della Germania Superiore e della Rezia lungo il limes germanico-retico e gli Agri decumati da esso racchiuso.

Un anno dopo che Nerva ebbe conquistato il potere, Casperio Eliano, ex-prefetto del pretorio di Domiziano, era ancora molto popolare tra i pretoriani.[63] Aveva mantenuto questa posizione fino al circa 94, prima di ritirarsi o di essere caduto in disgrazia. Fu una scelta sfortunata per l'imperatore. Eliano reclamò presso i pretoriani la testa degli assassini di Domiziano e assediò il palazzo imperiale per catturare i responsabili della morte dell'ultimo imperatore della dinastia dei Flavi, poiché non erano stati ancora condannati dal nuovo imperatore. Egli riuscì a far giustiziare gli assassini, tra cui alcuni ufficiali pretoriani, malgrado l'opposizione di Nerva, tanto da indebolirne la sua posizione a palazzo.[64] L'imperatore fu altresì costretto a pronunciare un discorso pubblico per ringraziare Eliano di questa sua iniziativa.[65]

Da questo momento ebbe inizio la lotta per il potere imperiale. Fu così che in Senato ci furono molti a volere che Nerva nominasse un successore. Alcuni sostenevano che potesse essere Marco Cornelio Nigrino Curiazio Materno, il pluridecorato generale di Domiziano e attuale governatore della Siria, che si trovava a capo della più potente armata del limes orientale.[66] Altri proposero Traiano, che a quel tempo sembra che fosse il governatore imperiale della Germania Superiore o forse della Pannonia. Si agì rapidamente per evitare una possibile usurpazione di Nigrino, che sembrava imminente, tenendo contro che Traiano poteva contare su tre/quattro legioni e un numero di ausiliari stazionati nella provincia pari a circa 35.000 armati.[67] Il governatore di queste due province era certamente più vicino all'Italia, potendo inoltre disporre di una grande armata, sia per prendere il posto dell'imperatore in carica sia per proteggerlo.

Nella confusione della fine dell'anno 97, mentre le due fazioni si impegnarono in una lotta apparente, Traiano rimase nella sua provincia. I suoi sostenitori includevano i senatori Lucio Giulio Urso Serviano, Lucio Licinio Sura, Gneo Domizio Curvio Tullo, Sesto Giulio Frontino e Tito Vestricio Spurinna.[68][69][7] Nerva prese allora una decisione: salì sul Campidoglio e adottò solennemente Traiano il 28 ottobre del 97[54][65] in questi termini secondo lo storico Cassio Dione Cocceiano:

«Per la buona sorte del Senato e del popolo romano, oltre che di me stesso, io adotto Marcus Ulpius Nerva Traianus

(Cassio Dione, LCVIII, 3.4)
 
IMP TRAIANO AUG GERM PM (Museo di belle arti di Lione.)

La scelta di Nerva fu probabilmente guidata da Lucio Licinio Sura, influente senatore romano, vicino a Traiano, che incoraggiò quest'ultimo a impadronirsi del potere imperiale per evitare una crisi ed una possibile guerra civile.[70] Si aggiunga che Cornelio Nigrino era anch'egli originario della Spagna, appartenesse all'ordine equestre, sebbene non possedesse lo stesso prestigio di Traiano, dovuto principalmente ai meriti di suo padre.[71]

A Traiano venne riconosciuto il titolo di Cesare, la tribunicia potestas e l'imperium proconsolare maius. L'anno successivo divenne console eponimo, ricevendo il titolo onorifico di Germanicus Alla morte dell'imperatore Nerva, Traiano si trovava a Colonia.

La sua rapida ascesa fu dovuta a diversi motivi: il padre era in difficoltà a causa di una rivolta di pretoriani e quindi considerò opportuna l'ascesa di un buon generale, di nobiltà recente, ma solida e popolare. Il secondo motivo fu inoltre probabilmente dato dal fatto che Traiano era a capo delle legioni più prossime all'Italia e che quindi disponeva di un esercito fedele e pronto ad appoggiarlo; infine esso era probabilmente l'unico in grado di riprendere le orme politiche del padre adottivo le quali si basavano su un governo di tipo assistenziale, per questo Traiano fu accettato subito, da esercito, Senato e pretoriani, come capo dello stato nel 98 e vi rimase fino al 117.

Descrizione fisica e caratterialeModifica

Traiano era vigoroso, alto, i suoi capelli erano neri, ma ingrigirono presto. Durante il principato erano quasi completamente bianchi già all'età di 50 anni circa.[72] Lo storico romano Cassio Dione Cocceiano ci ha tramandato la notizia che Traiano fosse aduso ad intrattenere rapporti sessuali sia con donne che con ragazzi e amasse molto il vino, trovandosi non di rado in stato di ubriachezza. Queste caratteristiche però, come accaduto con Cesare, se vere, non vennero usate contro l'immagine del principe, come era stato con i detestati Nerone e Domiziano, additati a simbolo di decadenza morale.[73]

D'altra parte fu uno degli imperatori più seri e corretti, caratteristiche che ne facevano un ottimo princeps, che sapeva gestire al meglio gli affari della res publica. Non fu mai corrotto dal potere e non usò mai il suo titolo e il suo potere per scavalcare la legge, anzi riconobbe sempre il primato di quest'ultima anche sopra la sua carica. Eliminò tutti quei rituali decadenti tipici di un monarca orientale come l'abbraccio del piede, il baciamano, il palanchino ondeggiante con i battistrada. Seppe farsi amare da tutti, in particolare dalle due parti sociali più importanti: il Senato e l'esercito, ma anche dal popolo, cose rare da trovare insieme nella biografia di un imperatore romano. Era un conservatore, convinto che il progresso derivasse più da un'oculata amministrazione che da imponenti riforme. Benché non avesse la cultura di Adriano e Marco Aurelio, era intelligente nella vita quotidiana, in guerra e in politica, grande comunicatore, amato dai soldati per la sua affabilità, difficile all'ira e incline alla clemenza.[74][75]

Il principato (98-117)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Età traianea e adrianea.

Amministrazione interna e provincialeModifica

 
Busto di Traiano, conservato ai Musei capitolini di Roma
 
Aureo di Traiano

Il popolo di Roma salutò il suo nuovo imperatore con grande entusiasmo, ed egli seppe essere riconoscente e degno di tale onore governando bene e senza i bagni di sangue che avevano caratterizzato il regno di Domiziano. Traiano si trovava a Colonia quando la notizia della sua nomina lo raggiunse, a seguito di una gara di messaggeri vinta da suo cugino e futuro successore Adriano. Diventava Imperatore il 27 gennaio 98, all'età di quarantacinque anni: fu il primo Imperatore non italico, poiché nato in Hispania. Il dominio romano rivelava così una nuova svolta: la penisola italica stava perdendo il suo ruolo centrale nella politica romana.

Una volta divenuto Imperatore non si recò subito nella capitale, ma si limitò a sostituire alcuni uomini infidi, a punire i pretoriani coinvolti nella rivolta contro il predecessore, riducendo della metà il tradizionale donativo per celebrare l'ascesa al trono.[76] Entrò in Roma due anni più tardi, dopo aver sistemato le cose sul confine renano; liberò molta gente che era stata ingiustamente imprigionata da Domiziano e restituì una gran quantità di proprietà private che Domiziano aveva confiscato (procedura, questa, già iniziata da Nerva prima della sua morte): la sua popolarità fu tale che il senato gli concesse il titolo onorifico di optimus, "il migliore".[77]

Il senatore Plinio gli rivolse, durante la cerimonia in Senato, un interminabile panegirico in cui chiese inoltre che a tale Consiglio fosse concesso un maggior coinvolgimento nella conduzione degli affari dell'amministrazione pubblica dello Stato. Traiano accolse allegramente queste richieste e chiamò molti dei “padri coscritti” (senatori) a governare le province romane. Tuttavia mantenne saldo su di essi un controllo molto forte, occupandosi scrupolosamente dei bisogni delle varie Provincie e arrogandosi, per esempio, i permessi per l'edificazione di edifici ad uso pubblico. Questo gli consentì di smascherare e punire molti senatori rei del reato di concussione, che avevano approfittato della politica indulgente del precedente imperatore Nerva. Traiano si avvalse di un organo giudicante creato da lui allo scopo di indagare su questi reati, il Consilium Principis, del quale fecero parte tra i migliori giuristi dell'epoca,come, ad esempio, Tizio Aristone. Numerosi furono gli indagati per casi di malgoverno delle province, sebbene il Senato stesso abbia poi emanato sentenze generalmente favorevoli.

Traiano uomo di statoModifica

 
Busto di Traiano, della tipologia relativa al ritratto del decennale di regno

Traiano non concentrò le sue energie e quelle dell'Impero solo su campagne militari e costruzioni di edifici pubblici. Fu anche un oculato statista e filantropo, interessato alle condizioni dei suoi cittadini e pertanto attento nelle riforme sociali e politiche.[78] Egli, infatti, in materia giudiziaria diminuì i tempi dei processi, proibì le accuse anonime, acconsentì il risvolgimento del processo in caso di condanna in contumacia e proibì le condanne in mancanza di prove solide o in presenza di qualsiasi dubbio. In materia economica e sociale trovò modo di organizzare la burocrazia e promulgò leggi a favore della piccola proprietà contadina, la cui base era minacciata dall'estendersi del latifondo.[79]

Traiano favorì il ripopolamento di liberi contadini nella penisola, investendo capitali e fornendo ai coloni i mezzi per il sostentamento e il lavoro nei campi; in cambio i coloni si impegnavano a versare una parte dei raccolti come saldo del debito. Questo sistema, noto come colonato, aveva bisogno del controllo da parte dello stato affinché potesse funzionare. Da un lato bisognava impedire che gli esattori delle imposte depredassero i coloni o che i latifondisti esigessero più del dovuto riducendo alla miseria e alla semischiavitù i contadini; dall'altro bisognava difendere i coloni dai briganti e gli invasori che avrebbero potuto devastare le terre costringendoli all'abbandono delle campagne e a riversarsi in città lasciando le terre incolte.[80]

Per ovviare al declino dell'agricoltura italica impose ai senatori di investire in Italia almeno un terzo dei loro capitali. Pose dei limiti all'emigrazioni dalla penisola, tentando di incentivare la presenza del ceto imprenditore e della manodopera in un'Italia che stava perdendo la sua centralità e che stava per avviarsi ad una fase di declino. Traiano fece bruciare i registri delle tasse arretrate (raffigurato in quest'atto nei Plutei della Curia) per alleggerire la pressione fiscale sulle province e abolì alcune tassazioni che gravavano sui provinciali e gli italici; poté così creare una sorta di cassa risparmio popolare che concedeva prestiti ai piccoli contadini e imprenditori romani che in tal modo beneficiarono di larghe concessioni; vennero poi favorite le prime cooperative e associazioni dei mestieri.[80]

 
Traiano in armatura da parata, copia moderna

Traiano fu soprattutto, come detto, un grande filantropo e protettore della gioventù romana.[81] Per ovviare alla miseria dei ceti più bassi, e tentare di risollevare le condizioni della declinante economia italica, fece istituire l'Institutio Alimentaria. Con quest'ultimo provvedimento Traiano sacrificò parte del suo patrimonio personale per assicurare il sostentamento a centinaia di bambini e giovani bisognosi.[82] Sull'Arco di Traiano di Benevento è raffigurata la distribuzione di viveri alla popolazione e soprattutto ai bambini poveri in base alla Institutio Alimentaria. Così pure dei rilievi sono conservati nel Foro Romano, riferentisi all'istituzione degli «Alimenta Italiae» in favore dei «pueri et puellae alimentari».

Con i ricavati e i proventi delle riforme attuate, Traiano edificò collegi e orfanotrofi per i figli illegittimi e gli orfani dei suoi soldati garantendo loro un sussidio mensile e un'istruzione adeguata. Così facendo, l'imperatore garantì agli imperatori successivi un ceto dirigente abile e capace. I problemi economici vennero risolti con le campagne militari, che avevano il doppio intento di pacificare i confini e reperire l'oro e l'argento necessari per le costruzioni, le riforme e per colmare il deficit economico degli imperatori precedenti. Il suo successore, Adriano, si trovò a reggere le sorti di un impero economicamente in attivo.

Politica religiosaModifica

Traiano fu molto tollerante in materia religiosa, però, come la maggior parte dei romani considerava alcuni culti come sovversivi, come ad esempio il cristianesimo. Tuttavia egli cercò di limitare e di evitare eccessi di repressione. Delle persecuzioni all'epoca di Traiano ci restano alcuni documenti molto importanti. Il primo è una lettera inviata all'imperatore da Plinio il Giovane quando quest'ultimo, intorno al 110, era legato nella provincia della Bitinia. Plinio descrive la linea seguita fino ad allora con i cristiani e le accuse loro rivolte, ma chiede ulteriori chiarimenti su come comportarsi con loro. Nella lettera si trova il giudizio negativo contro la religione cristiana largamente diffuso nella cerchia imperiale ed intellettuale dell'epoca, e condiviso dallo stesso Plinio: “nihil aliud quam superstitionem” ("null'altro che superstizione").

Il secondo documento è il rescritto, cioè la risposta ufficiale, in cui l'imperatore detta le modalità per trattare la questione cristiana che sarebbero rimaste valide per quasi 140 anni: nessuna ricerca attiva dei cristiani, ma, in caso di denuncia, essi dovevano essere condannati solo qualora avessero rifiutato di fare sacrifici agli dèi (solitamente gettando grani d'incenso davanti alla statua dell'imperatore, un gesto più politico che religioso, o abiurando; Traiano invece prescrisse solo una semplice offerta alla statua di una divinità); le denunce anonime andavano respinte[83].

La corrispondenza fornisce alcune interessanti notizie: a parte la condivisione dell'opinione comune, Plinio non sapeva quasi nulla sui Cristiani, e tantomeno sui loro presunti delitti, sulle pene da infliggere e sulle norme e procedure da applicare nei loro confronti; da ciò si può dedurre che all'epoca non esistevano leggi o decreti anticristiani, che anche gli imperatori non avevano mai preso ufficialmente posizione contro di loro e che nessun processo celebrato contro i cristiani aveva avuto così tanta rilevanza da poter costituire un precedente utile per un magistrato di Roma. La risposta di Traiano, d'altra parte, dalla quale traspare la difficoltà a stabilire una regola, sembra più attenta alla protezione degli innocenti che all'assoluzione dei colpevoli: colpire i rei, ma astenersi dal ricercarli, né procedere in base a denunce, soprattutto se anonime, e richiedere la semplice prova del sacrificio agli dèi[84].

Politica esteraModifica

La conquista della Dacia (101-106)Modifica
 Lo stesso argomento in dettaglio: Conquista della Dacia e colonna di Traiano.
 
Partenza da Ancona per la Dacia, rilievo 58 dalla Colonna Traiana
 
Sottomissione dei daci a Traiano, rilievo 103 dalla Colonna Traiana

Nonostante la grande attività in campo edilizio, e le numerose riforme politico-economiche, Traiano è più conosciuto nella storia come conquistatore. Nel 101, lanciò una spedizione verso il regno di Dacia, sulla riva settentrionale del Danubio; le motivazioni che lo spingevano alla campagna dacica erano molteplici[85], innanzitutto legate all'affermazione del proprio prestigio militare e politico, volendo riuscire laddove il suo predecessore Domiziano aveva sostanzialmente fallito, sottoscrivendo un trattato disonorevole con i Daci. Vi erano poi ragioni militari e strategiche, dato che il regno dacico si era ormai consolidato e costituiva una seria minaccia per gli interessi romani nell'area danubiana; sussisteva infine una forte motivazione economica, in quanto il controllo delle miniere d'argento e oro della Dacia costituiva un obiettivo di primaria importanza.

L'anno seguente, l'imperatore costrinse il re Decebalo a sottomettersi a lui dopo essersi accampato a pochi chilometri dalla capitale, Sarmizegetusa Regia. Traiano quindi tornò a Roma in trionfo e gli fu accordato il titolo di Dacicus maximus.[86]

Tuttavia, Decebalo iniziò subito a tramare premendo ancora sulle frontiere e cercando di raggiungere i vicini regni sulla riva settentrionale del Danubio per unirsi a loro. Traiano intervenne di nuovo, e partendo da Ancona arrivò sulle rive del Danubio. Le fonti parlano di 13 legioni mosse per sottomettere definitivamente quella terra ricca d'oro e quel popolo che durante il regno di Domiziano aveva messo la Mesia a ferro e fuoco.

L'esercito Romano accampato sul Danubio atterrì l'animo dei Daci facendo costruire un ponte (il ponte di Traiano) sul fiume per spostare le legioni (impresa molto simile per altro a quella di Cesare). L'architetto, Apollodoro di Damasco sembra abbia edificato questo mostro dell'architettura di 1.135m col duplice scopo di far attraversare il Danubio e scoraggiare i nemici. Nonostante la forza e la veemenza dei Daci (costoro erano talmente valorosi che, se non cadevano in battaglia, si suicidavano in onore del loro dio Zalmoxis) l'avanzata dell'esercito di Roma fino alla capitale Sarmizegetusa Regia non subì intoppi grazie alla sua superiorità numerica e logistica, e alle tattiche ormai consolidate da secoli di guerre e assedi.

In occasione di queste guerre Traiano introdusse una nuova arma, la carrobalista, ovvero l'antenato del cannone da campagna, un mezzo che univa la mobilità necessaria in battaglia ad una grande potenza e che contribuì alla vittoria romana. Sarmizegetusa Regia fu distrutta, Decebalo si suicidò, e sul posto dell'antica capitale Traiano fondò una nuova città, Ulpia Traiana Sarmizegetusa, popolò la Dacia con coloni romani e la annesse come provincia all'impero.[87] Queste imprese furono celebrate nel fregio della Colonna di Traiano in Via dei Fori imperiali a Roma.[88] La Dacia fu una delle ultime provincie annesse all'Impero romano[89] e fu una delle prime ad essere abbandonata, abbandono che iniziò già nel 256, dopo soli 150 anni dalla costituzione, e si concluse nel 271. Nonostante fosse stata una delle ultime terre conquistate dall'Impero romano, ebbe un processo di "romanizzazione" più veloce rispetto alle altre, sia nei costumi che nella lingua. Infatti, questa provincia assunse il nome di Romania e l'idioma ancora oggi parlato, il rumeno, è una lingua neolatina.

 
La seconda campagna in Dacia di Traiano del 105 e 106 che portò alle definitiva sottomissione delle sue genti e alla creazione della provincia romana.
Conquista dell'Arabia e carteggio con Plinio "il giovane"Modifica
 
Busto di Traiano con la corona civica, una cintura per la spada e un diadema attributo a Giove, simbolo del potere divino (Glyptothek di Monaco di Baviera).

Nello stesso periodo, il regno dei Nabatei (Arabia nord occidentale) finì con la morte del suo ultimo re. Quando nel 101 re Agrippa II morì senza successori diretti, lasciò in eredità il suo regno a Traiano, così, mentre la Dacia veniva conquistata, l'impero acquisiva quella che sarebbe divenuta la provincia di Arabia (per la geografia odierna si tratta della parte meridionale della Giordania e di una piccola parte dell'Arabia Saudita). Il piccolo regno fu inglobato nella provincia romana di Giudea. Intorno al 106 Traiano decise di consolidare il possesso di quella piccola striscia di terra tramite l'annessione del Regno dei Nabatei. In questo modo si assicurò un collegamento continuo dall'Egitto alle province asiatiche. Tutto il Mediterraneo era da quel momento in mano ai Romani, i quali lo considerarono a ragion veduta "un lago privato", conferendogli il titolo di "mare Nostrum".

Giudea e Arabia Nabatea sarebbero state due eccellenti piattaforme di partenza per le future campagne orientali di Traiano. Per i successivi otto anni, Traiano non si occupò di imprese militari cogliendo però ugualmente molti successi. Durante questo periodo ebbe una corrispondenza con Plinio "il giovane", dal 111 al 113 governatore della Bitinia, su varie tematiche politico-amministrative (si trattava, tecnicamente, di un rescritto); spicca il citato carteggio relativo al trattamento da riservare ai cristiani, nel quale l'Imperatore suggeriva di non praticare un'indiscriminata repressione, ma di punirli solo in presenza di prove certe dell'adesione a questa religione o qualora essi non abiurassero. Costruì molti nuovi edifici, monumenti e strade in Italia e nella nativa Spagna, compreso lo stupendo Foro di Traiano i cui resti sono ancor oggi visibili a Roma.[90]

Le campagne orientali (114-117)Modifica
 Lo stesso argomento in dettaglio: Campagne partiche di Traiano.
 
Busto di Traiano conservato al museo di Ankara, scolpito nel 117: è evidente il declino fisico del - fino ad allora - vigoroso e prestante imperatore

Nel 113, Traiano decise di procedere all'invasione del regno dei Parti. Il motivo, che l'imperatore addusse per giustificare la sua ultima campagna, fu la necessità di porre rimedio alla provocazione rappresentata dalla decisione dei Parti di porre un re sul trono di Armenia, senza chiedere il consenso dei Romani.[91] L'Armenia era lo stato cuscinetto tra Roma e i Parti. Un regno su cui fin dal tempo di Nerone, mezzo secolo prima, l'Impero romano tentava di stabilire la sua egemonia nel suo confronto politico e militare con i Parti.[92] Traiano per prima cosa marciò sull'Armenia, depose il re, e procedette ad inglobare i territori del regno all'Impero romano.

Poi si diresse a sud contro la Partia stessa, conquistando le città di Babilonia, Seleucia e infine la capitale Ctesifonte nel 116. Continuò poi verso sud fino al Golfo Persico, dove dichiarò la Mesopotamia nuova provincia dell'impero, lamentandosi di essere troppo vecchio per seguire le orme di Alessandro Magno.[92] Non solo tutta la Mesopotamia era occupata ma le avanguardie dell'armata romana, comandate da Lusio Quieto si protendevano verso le prime catene montuose della Persia. Ma la conquista non era ancora ben salda, la vastità dei territori occupati e la presenza di sacche di resistenza e la tattica della guerriglia con arcieri a cavallo, usata dai Parti, la mettevano in pericolo.

Nel 116, Traiano, conscio delle difficoltà, pensò di dover adottare le armi della politica, facendo salire sul trono dell'impero partico un re suo vassallo: il giovane Partamaspate.[93] Fu allora che la fortuna in guerra e la salute tradirono Traiano. La città fortificata di Hatra, sul Tigri resistette all'assedio imperiale, provocando numerosi morti nelle file degli assedianti romani. E non solo, in Giudea e in Siria scoppiarono sanguinose rivolte. Traiano fu costretto a spostare le sue armate verso ovest, attestando le truppe non più lungo l'Eufrate, ma a ridosso del Tigri, proprio per reprimere le ribellioni. Probabilmente vedeva tutto questo come una semplice battuta di arresto, ma il destino gli avrebbe precluso la possibilità di condurre nuovamente l'esercito romano verso oriente.[94]

 
L'Impero romano al tempo di Traiano raggiunse la sua massima estensione, grazia alla conquista della Dacia e delle province orientali.

Traiano il costruttoreModifica

 
Il Porto di Traiano esagonale ad Ostia
 Lo stesso argomento in dettaglio: arte traianea.

L'impero, che fino a quel momento si era in continuazione ampliato, sotto Traiano finalmente impegnò le sue risorse per il miglioramento delle condizioni di vita piuttosto che sulle nuove conquiste. Traiano promosse così grandi opere pubbliche e rafforzò le comunicazioni intervenendo in due modi: restaurando le principali strade e ampliando o costruendo nuovi porti, in modo da collegare più efficacemente l'Urbe al resto dell'Impero. Il ruolo di primo piano dato alle opere pubbliche, specie in Italia, spiega l'iscrizione che compare sulle monete coniate durante questo periodo; Italia rest[ituita][95]. L'arte romana, sotto l'impero di Traiano, arrivò a staccarsi definitivamente dagli influssi ellenistici, giungendo ad una originalità che influenzò lo sviluppo artistico dei secoli successivi, sino al periodo contemporaneo.

Porto di Traiano a FiumicinoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: porto di Traiano.

Costruì ex novo il celeberrimo porto di Traiano esagonale nella zona di Fiumicino (i cui resti sono ancor oggi imponenti) che collegava Roma con le regioni occidentali dell'Impero. L'opera fu senz'altro tra le più importanti per la Città, che ovviò così ai suoi problemi di approvvigionamento ormai fuori dalla portata del già esistente "Porto di Claudio". Incaricato del progetto fu l'architetto greco-nabateo Apollodoro di Damasco; i lavori durarono dal 100 al 112, con la creazione di un bacino di forma esagonale con lati di 358 metri e profondo 5 metri (al contrario della trascuratezza degli ingegneri di Claudio), con una superficie di 32 ettari e 2000 metri di banchina. Fu costruito un ulteriore canale, e il collegamento ad Ostia fu assicurato da una strada a due corsie lastricata. Il porto di Ostia era utile soprattutto per i traffici con il Mediterraneo occidentale; per facilitare la navigazione tra Roma e l'Oriente.

Porto di AnconaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Arco di Traiano (Ancona).
 
Arco di Traiano di Ancona.

Intorno al 100 d.C. Traiano ordinò l'ampliamento del porto adriatico di Ancona, in modo da collegare Roma con le province orientali dell'Impero. Per realizzare l'ampliamento, Traiano fece costruire un poderoso molo, per migliorare la protezione dalle onde già offerta dal promontorio sul quale sorge la città. Il Senato e il popolo romano fecero costruire sul nuovo molo un arco, per ringraziare l'imperatore di aver reso più sicuro "l'ingresso d'Italia" (così si legge sull'iscrizione posta sullì'attico[96]).

Le opere anconitane sono anch'esse attribuite ad Apollodoro di Damasco[97]. Ancor oggi il molo di Traiano è parte fondamentale del porto di Ancona e l'arco eretto in suo onore svetta ancora su di esso. Una zona archeologica mostra i resti dei cantieri navali traianei e dei magazzini portuali[98].

Porti di Civitavecchia e di TerracinaModifica

Traiano inoltre diede l'incarico sempre a Apollodoro di Damasco di costruire il porto di Civitavecchia, quando fu chiaro che il porto di Ostia tendeva ad insabbiarsi nonostante i lavori prolungati. Con la costruzione del porto nacque la città di Centumcellae intorno al 106 d.C.. L'idea dell'imperatore era quella di facilitare con un altro approdo sicuro il piano annonario a favore di Roma e i lavori vennero progettati dall'architetto Apollodoro di Damasco. L'impianto originale del porto rispecchiava i criteri architettonici del tempo con un grande bacino quasi circolare di circa 500 metri, due grandi moli e un antemurale, un'isola artificiale protesa in mare a protezione del bacino. L'intera struttura era sormontata da due torri contrapposte, in seguito dette del Bicchiere e del Lazzaretto (ancora visibile, e ricostruita da Sangallo).

L'imperatore Traiano ordinò anche l'ampliamento del porto di Terracina, del quale ancora oggi esistono le strutture principali. Il taglio del Pisco Montano contribuì in qualche modo ad orientare verso il porto tutto il movimento della città.

Variante della via AppiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Via Traiana e Arco di Traiano (Benevento).
 
L'Arco di Traiano di Benevento.

Per rendere più agevole il passaggio dell'Appia attraverso l'estrema appendice dei Monti Ausoni che all'epoca di Traiano venne eseguito il taglio del Pisco Montano, enorme sperone calcareo separato dalla massa del Monte Sant'Angelo che tuttora sovrasta la regina viarum costituendo un aspetto caratteristico del paesaggio tra il mare e la montagna.

Fra il 108 ed il 110 d.C., pensando anche al miglioramento delle comunicazioni terrestri, Traiano curò un nuovo tragitto per la via Appia che partiva dall'arco di Benevento e giungeva al porto di Brindisi. L'opera sfruttò un preesistente tracciato di età repubblicana.

Foro di Traiano e Colonna Traiana a RomaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Foro di Traiano e Colonna Traiana.
 
La colonna di Traiano
 
Il complesso del Foro di Traiano nel cuore dell’Urbe

A Roma rinnovò il centro cittadino con la costruzione di un immenso foro e di edifici in laterizio ad esso contigui, destinati alla pubblica amministrazione, che si appoggiavano al taglio delle pendici del Quirinale e della sella montuosa tra questo e il Campidoglio. Lo straordinario complesso del foro Traianeo, inaugurato nel 113,[99] risolse i problemi di congestione e sovraffollamento dell'area nel centro della città antica attorno alla Via Sacra.

Le dimensioni straordinarie dell'opera (anche questa supervisionata da Apollodoro di Damasco) erano tali da emulare in grandezza quella di tutti gli altri fori messi insieme. Oltre alla pubblica Basilica Ulpia, la piazza, i colonnati, gli uffici, le biblioteche, e il tempio del divo Traiano, eresse nel suo foro la Colonna Traiana come celebrazione delle sue conquiste militari nella campagna di Dacia, ancor oggi uno dei simboli dell'eternità di Roma. Alta 30 metri circa e larga 4, in origine colorata, all'interno una scala a chiocciola porta sulla cima. All'esterno si avvolge a spirale sulla colonna un fregio di 200 metri largo 1 con scolpite più di 2000 figure in bassorilievo. La colonna era sormontata da una statua dell'imperatore (sostituita nel 1588 da una di san Pietro).[100][101]

Nuovo acquedotto a RomaModifica

A Traiano si deve la costruzione di un altro acquedotto che aumentava ulteriormente la portata dei rifornimenti idrici in Roma, che erano già abbondantemente assicurati dagli acquedotti costruiti in precedenza e soprattutto da quello noto come Anio Novus (costruito sotto Claudio). I lavori iniziarono nel 109, la struttura avrebbe dovuto raccogliere le acque delle sorgenti sui monti Sabatini, presso il lago di Bracciano (lacus Sabatinus). La lunghezza complessiva era di circa 57 km e la portata giornaliera di circa 2.848 quinarie, pari a poco più di 118.000 m³. Raggiungeva la città con un percorso in gran parte sotterraneo lungo le vie Clodia e Trionfale e poi su arcate lungo la via Aurelia. Arrivava a Roma sul colle Gianicolo, sulla riva destra del fiume Tevere.

Altre opereModifica

L'estensione della rete idrica fu incentivata non solo a Roma, ma anche in Dalmazia, nella natia Spagna e in oriente, cioè laddove i climi aridi richiedevano maggiori approvvigionamenti idrici.[102]

A Roma Traiano fece ampliare i canali sotterranei e i cunicoli della Cloaca Massima per il deflusso più efficiente delle acque piovane e delle acque reflue che venivano scaricate nel Tevere. Quest'ultimo poi venne rinforzato con argini e canali lungo tutto il suo perimetro più a rischio in modo da evitare straripamenti da parte del fiume della Città.

 
Cammeo di Traiano

Per lo svago e il piacere della plebe, Traiano fece eseguire alcuni dei lavori che danno a Roma l'aspetto che grossomodo hanno tutti nell'immaginario comune della Città. Fece ricostruire e ampliare definitivamente il Circo Massimo del quale i primi tre anelli alla base della struttura furono eretti con calcestruzzo e rivestiti da mattoni e marmi, solo l'anello superiore rimase in legno; la struttura divenne sicura e antincendio, favorendo la costruzione di botteghe e negozi ai suoi lati. Sul colle Oppio fece erigere delle grandiose terme sui resti della Domus Aurea di Nerone; si accedeva da un grande propileo che immetteva direttamente alla natatio, la piscina a cielo aperto. Sulla riva destra del Tevere dove sorge l'attuale Castel Sant'Angelo fece realizzare un'area per le naumachie (riproduzione di battaglie navali). Gli sforzi edilizi dell'imperatore non si concentrarono solo sulla Capitale, ma su tutto l'impero.

Attuò una serie di bonifiche nell'Agro Pontino nella regione delle Paludi Pontine; vennero così strappati numerosi terreni agli acquitrini.

In Egitto collegò il Nilo al Mar Rosso con un grande canale (fiume Traiano).[103] Fondò molte colonie per l'Impero. In Dacia (dopo averla sottomessa) favorì la colonizzazione e la fondazione di nuove colonie che romanizzarono rapidamente la provincia. La Colonia Ulpia Traiana sorse sulle ceneri della barbara Sarmizegetusa Regia. Fece costruire molti ponti, tra i più famosi ricordiamo quello sul Tago nei pressi della città spagnola di Alcantara e, il più lungo, sul Danubio presso Drobeta, costruito in occasione della campagna di Dacia (1.135 m); costruito col duplice intento di garantire una via di rifornimento per le legioni che avanzavano e di terrorizzare e scoraggiare i nemici di fronte ad una simile dimostrazione di superiorità tecnologica, logistica e militare.

La successioneModifica

Più tardi, nel 116, mentre era in Cilicia preparando un'altra guerra contro la Partia, Traiano, che spesso cavalcava sotto la pioggia esponendosi agli stessi disagi dei soldati, si ammalò. La sua salute declinò durante la primavera, forse a causa di un colpo apoplettico o di una malattia infettiva contratta in Mesopotamia[104], e l'estate del 117, finché l'8 agosto morì a Selinunte (allora Selinus o Seliki), in Cilicia (odierna Gazipaşa, in Turchia), per un edema polmonare o un infarto cardiaco causatogli dalla sua malattia. Non è certo che abbia effettivamente nominato Adriano suo successore, ottimo governante ma di cui conosceva le differenze caratteriali rispetto a sé. La moglie Plotina deve comunque aver certamente contribuito in qualche modo alla sua elezione ad imperatore, se Traiano lo ha effettivamente adottato in punto di morte.

Adriano, all'inizio del suo regno, rinunciò in Mesopotamia al dominio sui Parti, concedendo molta più autonomia al re vassallo, ed in breve tempo questo permise che i parti riconquistassero pienamente il regno. Tuttavia furono conservati tutti gli altri territori conquistati da Traiano, compresa la Dacia, completamente romanizzata in pochi anni.[105] Traiano venne cremato e le ceneri dell'Optimus, che stava apprestandosi a tornare a Roma per il trionfo, dopo aver lasciato il comando ad Adriano stesso, vennero raccolte in un'urna d'oro; dopo il trionfo postumo, con la sua effigie portata sul carro del vincitore dall'Augusta, l'urna venne posta dentro la base della Colonna Traiana, derogando all'antica legge che impediva le sepolture all'interno del perimetro cittadino. Essa venne in seguito trafugata, durante le invasioni barbariche, dai Visigoti nel sacco di Roma (410), e se ne persero le tracce, essendo stata presumibilmente fusa e le ceneri perdute, mentre la colonna, restaurata, tuttora si erge nel centro di Roma.[106]

Il mito dell'Optimus PrincepsModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Traiano nell'eredità storica culturale.

Monetazione imperiale del periodoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Monetazione da Nerva ad Adriano.

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j Chris Scarre, Chronicle of the Roman Emperors, London 1995, p.90.
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  3. ^ CIL X, 6853 (p 991).
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  52. ^ Bennett 1997, pp. 33-35.
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  56. ^ Petit 1974, pp. 163-164.
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  63. ^ Léon Homo, L'Empire libéral du II siecle, de Nerva à Commode (96-192 après J.C), Journal des savants, 1938, p. p. 212..
  64. ^ Cassio Dione, LXVIII, 3.
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BibliografiaModifica

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Corpora e florilegi epigrafici
Cataloghi e raccolte numismatiche (abbreviazioni)
Romanzi storici

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