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1. Fußballclub Union Berlin

società calcistica tedesca
1. FC Union Berlin
Union Berlino
Calcio Football pictogram.svg
1 FC Union Berlin.png
Die Eisernen (i ferrei), Eisern-Union (unione di ferro)
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Trasferta
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Terza divisa
Colori sociali Bisection vertical White HEX-FF0000.svg Bianco, rosso
Simboli Orso, guerriero
Inno Eisern Union
Nina Hagen[1]
Dati societari
Città Coat of arms of Berlin.svg Berlino
Nazione Germania Germania
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Germany.svg DFB
Campionato Bundesliga
Fondazione 1906
Rifondazione1945
Rifondazione1966
Presidente Germania Dirk Zingler
Allenatore Svizzera Urs Fischer
Stadio Stadion An der Alten Försterei
(22 012 posti)
Sito web www.fc-union-berlin.de
Palmarès
Titoli nazionali 1 Dritte Liga
Trofei nazionali 1 Coppa DDR (FDBG Pokal)
Soccerball current event.svg Stagione in corso
Si invita a seguire il modello di voce

L'1. Fussballclub Union Berlin e.V. (abbreviato Union Berlin, in italiano comunemente Union Berlino) è una società calcistica tedesca con sede a Berlino, nel quartiere di Köpenick. Nella stagione 2019-2020 milita in Bundesliga, la massima divisione del sistema calcistico tedesco, per la prima volta nella sua storia.

Il club trova le proprie origini storiche nell'anno 1906, con la fondazione della società Fussballclub Olympia Oberschönweide; dopo essere incorso in varie fusioni, scissioni, ridenominazioni e rifondazioni, nel 1966 ha acquisito la corrente ragione sociale.

Dal secondo dopoguerra al 1991, essendo basato nella parte orientale di Berlino, il club ha militato nel sistema calcistico della Germania Est, raggiungendo come massimo successo una vittoria nella coppa nazionale. A quel tempo l'Union assunse il ruolo di "squadra della dissidenza", contrapponendosi in una forte rivalità con la concittadina Dinamo Berlino, legata a doppio filo all'establishment politico-militare della DDR[2]. A seguito della riunificazione tedesca, per contro, il club è stato associato all'Ostalgie; in tale epoca il risultato più prestigioso è costituito dal raggiungimento della finale di DFB-Pokal 2000-2001 e la successiva partecipazione alla Coppa UEFA 2001-2002.

Più in generale, l'Union Berlino vanta uno status di "società di culto", anche e soprattutto in virtù dello strettissimo legame intrattenuto con la propria tifoseria.

StoriaModifica

Dalla fondazione alla seconda guerra mondialeModifica

 
"Albero genealogico" dell'Union Berlino e delle società antesignane.

La storia sociale inizia il 17 giugno 1906 con la fondazione, nell'omonimo quartiere berlinese, del Fussballclub Olympia 06 Oberschönweide, che fuse in sé tre società preesistenti (il Frisch Auf, il Preußen e il Vorwärts) tutte basate nel medesimo quartiere.

L'età media degli aderenti era piuttosto bassa, sicché a stretto giro l'Olympia si affiliò alle giovanili del concittadino Berliner TuFC Helgoland 1897, che però cessò le attività di lì a poco. La squadra passò quindi a essere una sotto-formazione del Berliner TuFC Union 92, società vincitrice del titolo nazionale 1904-1905: nel 1907-1908 vinse l'ultimo livello dei campionati organizzati dal Verband Berliner Ballspielvereine (VBB, lega calcistica della città di Berlino e del Brandeburgo).

L'affiliazione con l'Union 92 terminò già nel 1909 e a quel punto la squadra decise di proseguire le attività in autonomia: in segno di ringraziamento nei confronti della "società madre", essa scelse di rinominarsi Union Oberschöneweide (poi Sportclub Union Oberschöneweide, talora abbreviato in Union-Ob) e di continuare a giocare in maglia bianco-blu.

L'Union Oberschöneweide nei cinque anni seguenti inanellò tre promozioni e nel 1914 arrivò a militare in Verbandsliga (prima serie del VBB, che nel mentre si era fusa con altre leghe calcio locali e aveva mutato nome in Verband Brandenburgischer Ballspielvereine). Nel 1917 la squadra fu seconda in tale campionato, ma dovette fare i conti con i rovesci della prima guerra mondiale: circa il 60% degli affiliati venne chiamato alle armi (tra i quali si calcola che i 4/5 caddero in combattimento o in prigionia) e le attività sportive dovettero essere fortemente limitate.

Sede degli allenamenti e delle partite fu, fino al 1920, un campo sportivo sito in Wattstraße; successivamente la squadra trovò definitivamente la propria sistemazione a Köpenick, nella zona sportiva detta Sadowa-Platz, al limitare della foresta di Wuhlheide. La prima partita giocata in tale sede fu un'amichevole contro il Norimberga, giocata il 7 agosto di quell'anno.

A guerra finita, nel 1920 l'Union vinse per la prima volta il campionato brandeburghese, potendo così debuttare nella fase finale del campionato nazionale, ove venne poi sconfitta ed eliminata ai quarti di finale dallo Sportfreunde Breslau col risultato di 2-3. Tre anni dopo il risultato venne migliorato con la conquista della finale per il titolo, che vide però imporsi l'HSV per 0-3.

Il rendimento della squadra andò però calando negli anni seguenti: nel 1925 i biancoblù si piazzarono al secondo posto nel campionato brandeburghese e nel 1926 persero la finale della coppa cittadina (alla quale però non concorrevano club più strutturati quali l'Hertha o il Tennis Borussia Berlin) contro il Viktoria. La defezione di giocatori talentuosi quali Otto Martwig e Karl Schulz contribuì alla crisi dei risultati, con la squadra che si riposizionò a metà classifica. In questo periodo andò altresì diffondendosi tra i supporter del club il soprannome Eisern Union ("unione di ferro"), che già in precedenza erano soliti chiamare i giocatori (perlopiù figli di famiglie operaie) Schlosserjungs, ossia fabbri ferrai.

L'avvento del regime nazista, dal 1933, coincise con una decisa riforma del calcio tedesco: le precedenti 30 leghe regionali vennero ridotte a 16 Gauligen da circa 160 squadre ciascuna. L'Union venne inserita in Gauliga Berlin-Brandenburg e qui continuò il suo declino: al termine della stagione 1934-1935 retrocedette, per poi risalire subito in prima lega l'anno seguente, ma senza mai ottenere prestazioni di rilievo. Solo dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale (che complicò le attività di molti club, falcidiandone le rose a seguito delle coscrizioni), nel 1940 l'Union vinse il campionato distrettuale e si qualificò alla fase finale del nazionale, scegliendo però di ritirarsi prima di disputare il secondo turno contro il Rapid Vienna. Nel 1942 sopraggiunse una nuova retrocessione, dopodiché la risalita del 1944 fu di poco valore, poiché la rovina della Germania nelle fasi finali del conflitto segnò la definitiva battuta d'arresto per le attività calcistiche.

La divisione dopo la guerraModifica

Al termine della seconda guerra mondiale le autorità alleate smantellarono tutte le associazioni dell'ex Germania nazista, comprese quelle sportive, ritenendole pressoché tutte compromesse con l'abbattuto regime. In tutti i settori della Berlino occupata venne altresì vietata fino al 1948 la creazione autonoma di nuovi club sportivi, che venne riservata alle autorità municipali. Le nuove Sportgemeinschaften (SG, ossia "associazioni sportive") che nacquero in quel tempo sotto l'egida comunale dovettero inoltre usare nuove denominazioni: fu così che l'Hertha BSC rinacque come SG Gesundbrunnen (e tale rimase fino al 1949), il Tennis Borussia divenne SG Charlottenburg e l'Union invece ebbe nuova vita dalla fine del 1945 come SG Oberschöneweide (siglato SGO). Fino all'anno seguente inoltre poterono giocarvi solo soggetti residenti nella capitale.

Dopo aver mancato all'esordio la qualificazione in Berliner Stadtliga (prima divisione cittadina), l'Oberschöneweide ottenne il risultato nel 1946-1947, vincendo altresì la coppa cittadina (ove riuscì a sconfiggere diverse squadre di categoria superiore). Nella stagione 1947-1948 l'SGO difese il titolo in coppa e vinse la Stadtliga, qualificandosi così alle finali nazionali, ove però venne eliminata ai quarti dal St. Pauli, che vinse per 0-7 la partita giocata dinnanzi ai 70.000 spettatori dello stadio olimpico di Berlino.

Nel 1948 venne meno il divieto di utilizzo delle vecchie ragioni sociali e la società cambiò denominazione in SG Union 06 Oberschöneweide, col benestare delle autorità sovietiche (che ancora occupavano la parte orientale di Berlino): il nome infatti venne giudicato non connotato in "senso borghese". Nel mentre alcuni giocatori iniziarono ad abbandonare il club per trasferirsi nei settori occidentali della capitale, ove le possibilità di guadagno erano superiori.

La crisi divampò allorché nel 1949 il Deutsche Sportausschuß (comitato d'indirizzo delle attività sportive nella parte di Germania sotto occupazione sovietica) non accettò la riforma dei contratti dei calciatori in senso professionistico voluta dalla lega calcistica berlinese e ritirò dai campionati le squadre di Berlino Est. Gran parte dei giocatori dell'Union Oberschöneweide allora si trasferì a Moabit, nel settore di occupazione britannico, ed elesse a proprio campo interno il Poststadion: la squadra, allenata da Johannes Sobek, si piazzò seconda nella Stadtliga 1949-1950, ma venne esclusa d'ufficio dalle finali nazionali (ove avrebbe dovuto incontrare l'Amburgo). Di riflesso quasi tutta la squadra (di cui Paul Salisch e Heinz Rogge erano gli elementi più talentuosi) si stabilì definitivamente a Berlino Ovest e il 9 giugno 1950 costituì un club autonomo denominato SC Union 06 Berlin, che da allora ebbe vita autonoma rispetto alla società dell'est e arrivò anche a disputare, con discreti risultati, alcune stagioni di Oberliga (all'epoca massima serie calcistica della Germania federale).

L'Union in Germania EstModifica

Quel che rimaneva dell'Union Oberschöneweide a Berlino Est, indebolita dalla "scissione forzata", venne ammessa nel 1950 in DDR-Oberliga, prima divisione del sistema calcistico della Repubblica Democratica Tedesca: il campionato d'esordio venne concluso al 15° posto, non sufficiente per mantenere la categoria.

Intervenne a quel punto il Deutscher Sportausschuß, che ritenendo opportuno mantenere due club berlinesi in massima serie, decise di salvare dalla retrocessione sia l'Union che il VfB Pankow, imponendo però che esse si associassero ai club sportivi dopolavoristici (Betriebssportgemeinschaften, abbreviato BSG) legati alle maggiori imprese della città. L'Union venne pertanto incorporata nel BSG della VEB Transformatorenwerk Karl Liebknecht, cambiando inoltre denominazione in BSG Motor Oberschöneweide: in questa occasione vennero altresì abbandonati gli storici colori sociali biancoblù, cui subentrò un nuovo schema cromatico biancorosso. Alcuni personaggi legati alla squadra provarono allora a proseguire autonomamente l'attività con la vecchia denominazione, ma la loro squadra non riuscì mai ad emergere dalle divisioni inferiori e infine cessò di esistere nel 1972.

Il Motor Oberschöneweide resistette in DDR-Oberliga fino alla stagione 1952-1953, chiusa al 15° posto con susseguente retrocessione in DDR-Liga. Un'ulteriore retrocessione in Zweite DDR-Liga (terza serie) sopraggiunse al termine dell'annata 1994-1995.

Nel mentre la squadra si era distaccata dalla Karl Liebknecht ed era divenuta la sezione calcistica della polisportiva Sportclub Motor Berlin, che nel 1957 incorporò varie altre società sportive cittadine divenendo TSC Oberschöneweide. Questa ragione sociale durò fino al 1963, quando a seguito di un'ulteriore fusione con lo Sportclub Rotation Berlin e lo Sportclub Einheit Berlin ebbe origine il Turn- und Sportclub Berlin.

Dietro a questi frequenti cambi di denominazione e riassetti societari si celava la regia politica che sovrintendeva allo sport in Germania Est: a titolo d'esempio, la creazione del TSC Berlin fu voluta espressamente dalla segreteria distrettuale della SED (il partito egemone del regime tedesco-orientale) al fine di disporre di una società sportiva di matrice civile da contrapporre con efficacia ai club controllati dalle forze militari (ossia la Dynamo, espressione della Volkspolizei, e il Vorwärts, controllato dall'esercito).

Questa volubilità ebbe però il risultato di annacquare l'identità del club, che perse così il suo appeal nei confronti dei tifosi, che fino alla costruzione del muro di Berlino, iniziata nel 1961, preferirono di gran lunga seguire le partite della già citata SC Union 06 Berlin, creata dagli "scissionisti" a Berlino Ovest, piuttosto che quelle del TSC. In aggiunta l'emorragia di giocatori talentuosi proseguì anche dopo l'istituzione della Germania Est (nomi come Günther Wirth, Horst Assmy e Lothar Meyer passarono infatti al Vorwärts o alla Dynamo), sicché fino al 1962 la squadra rimase confinata in terza serie.

Ritornato in DDR-Liga, il TSC Berlin si propose come squadra di vertice, ma ancora per diverso tempo non riuscì a rientrare in Oberliga. Di questo periodo resta particolarmente nota la vittoria per 15-1 ottenuta contro il SC Frankfurt all'ultima giornata del campionato 1963-1964, chiuso al secondo posto alle spalle del SC Neubrandenburg.

Nella stagione 1965-1966 il TSC riuscì infine a primeggiare in DDR-Liga, con sei punti di vantaggio sulle altre squadre, e a riconquistare l'Oberliga. Nel mentre erano però intervenute delle novità: nel quadro di un progetto di potenziamento del calcio tedesco-orientale, le autorità preposte allo sport avevano stabilito che per ogni distretto della Repubblica Democratica Tedesca dovesse esistere un solo club (per l'esattezza si parlava di Leistungszentren, ossia centri d'allenamento) d'alto livello. La capitale fece eccezione, poiché sia la Stasi che l'esercito pretesero che i rispettivi club (la Dynamo e il Vorwärts) mantenessero uno status di prima fascia: a quel punto Herbert Warnke, presidente della Freie Deutsche Gewerkschaftsbund (la federazione sindacale nazionale) chiese che, per parità di trattamento, si accordasse il privilegio anche a un club civile, destinato "ai lavoratori". In virtù di ciò, il 20 gennaio 1966 il club di Kopenick venne rifondato con la nuova denominazione 1. Fussballclub Union Berlin, in italiano "Union Berlino".

La stagione d'esordio dell'Union Berlino fu inaspettatamente di buon livello e venne chiusa al sesto posto, davanti peraltro ad entrambi i club concittadini (coi quali andò sviluppandosi una sentita rivalità): la squadra in tal modo si qualificò alla coppa Karl Rappan, che l'anno seguente portò i primi match internazionali a Kopenick: ciò portò una quantità sempre maggiore di pubblico a interessarsi alle sorti dell'Union.

L'anno seguente l'Union colse il maggior successo della sua storia, aggiudicandosi la FDGB Pokal nella finalissima contro il Carl Zeiss Jena (all'epoca campione in carica della DDR), che venne sconfitto per 2-1. Vent'anni dopo, nel 1988, l'Union tornò in finale di Coppa, ma la perse contro la Lokomotive Lipsia (1-5).

Dalla riunificazione alla storica promozione in Bundesliga del 2019Modifica

Dopo la riunificazione tedesca, avvenuta nel 1990, l'Union continuò ad offrire buone prestazioni sul campo ma rischiò varie volte il collasso finanziario. Tentò di salvarsi con qualche sponsorizzazione, vinse la divisione regionale nel 1993 e nel 1994 la federazione privò la squadra, in entrambe le occasioni, della licenza per giocare in Zweite Bundesliga. Il club sfiorò il fallimento nel 1997.

L'Union andò vicino alla promozione nel 1998-1999 e nel 1999-2000. Riuscì a centrare la promozione nel 2000-2001 sotto la guida dell'allenatore bulgaro Georgi Vasilev, dopo aver vinto con relativa facilità la Regionalliga Berlin, diventando così la seconda squadra della capitale dopo l'Hertha Berlino. Nello stesso anno, la squadra offrì un'ottima prestazione in Coppa di Germania, arrendendosi solamente in finale contro lo Schalke 04 (0-2), e si qualificò alla Coppa UEFA in virtù del posto guadagnato in finale di coppa. Il cammino nella coppa europea si sarebbe arrestato, nell'edizione 2001-2002, al secondo turno. Nella stessa annata il club retrocesse in Regionalliga e successivamente in Oberliga Nord-Ost Nord, ma nel 2005-2006 la squadra vinse l'Oberliga guadagnando nuovamente un posto nella terza divisione. Nella stagione 2007-2008 la squadra si classificò al quarto posto della Regionalliga Nord, ottenendo un posto nella neocostituita Dritte Bundesliga, la terza divisione. Nel 2008-2009, vincendo il campionato, i berlinesi furono promossi per la prima volta in Zweite Bundesliga, la seconda serie tedesca.

Nella 2018-2019 il club concluse il girone di andata da imbattuto, con 7 vittorie e ben 10 pareggi realizzati, confermandosi miglior difesa del torneo; alla prima giornata del girone di ritorno il club subì la prima sconfitta stagionale, perdendo per 3-0 sul campo dell'Erzgebirge Aue. La squadra riuscì comunque a chiudere il campionato in terza posizione per una migliore differenza reti rispetto al Paderborn 07, davanti alll'Amburgo, giunto quarto, consacrandosi come miglior difesa del torneo con sole 31 reti subite. Qualificatasi allo spareggio contro lo Stoccarda, terzultimo in Bundesliga, riuscì a prevalere nel doppio confronto grazie alla regola dei gol fuori casa (2-2 in trasferta e 0-0 in casa), centrando per la prima volta la promozione nella massima serie.

Il 31 agosto 2019 ha ottenuto la prima vittoria in Bundesliga, grazie al 3-1 contro il Borussia Dortmund. Il 2 novembre l'Union, grazie al gol realizzato da Sebastian Polter su calcio di rigore, si aggiudica il primo storico derby di Berlino contro l'Hertha.

StadioModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stadion An der Alten Försterei.

L'Union Berlino disputa le partite interne allo Stadion An der Alten Försterei (traducibile in stadio alla vecchia casa del guardaboschi), più comunemente noto come Alte Försterei, sito nel quartiere di Köpenick.

L'Alten Försterei è il primo stadio al mondo "parzialmente in possesso dei tifosi locali". Nel 2008, infatti, più di duemila sostenitori dell'Union diedero il proprio contributo gratuito alla modernizzazione dello stadio, portando la capienza a 22 012 posti, di cui solo 3 167 a sedere.

L'8 luglio 2009 il "nuovo" Alte Försterei fu riaperto in occasione di un derby amichevole tra l'Union e l'Hertha Berlino.

Nel 2009 la società controllata dall'Union Stadionbetriebs AG, proprietaria dello stadio, vendette azioni sulla struttura a 4 141 tra soci e sponsor del club, per un valore complessivo di 2,73 milioni di euro. L'Alte Försterei è così diventato il primo stadio di un campionato professionistico tedesco parzialmente di proprietà dei tifosi[3].

SocietàModifica

 
Festa del cinquantennale (2016)

Dal punto di vista giuridico, il 1. Fußballclub Union Berlin è un'associazione registrata (Eingetragener Verein, e.V.) aperta alle affiliazioni di comuni cittadini. Il club storicamente insiste molto sul legame con la propria tifoseria e in particolare all'avvento del terzo millennio ha lavorato per ampliare la base di associati con diritto di voto in assemblea, che sono passati dai 4.209 del 2006 ai 32.374 del 2019[4].

L'Union Berlin è pertanto il secondo club calcistico con più affiliati della città di Berlino dopo l'Hertha BSC ed è, sempre in tali termini, nella "top-20" dei club tedeschi[5].

Nella stagione 2015-2016 l'Union Berlin ha messo a bilancio ricavi per 31,237 milioni di euro e 30,846 milioni in spese, con un'utile netto di circa 390.000 euro[6].

Modifica

 
Uno dei negozi ufficiali dell'Union nella città di Berlino

Cronologia di sponsor di maglia e fornitori tecnici dell'Union Berlin dal 1989[7]:

Stagione Sponsor tecnico Sponsor di maglia
1989/90 Puma Brauer Rohr-Frei
1990/91 Adidas KWO
1991/92 Adidas
erima
KWO
Benoba
1992/93 erima GHUT
1993/94 Patrick GHUT
1994/95 Van Hemert Fehrmann
1995/96 diadora leer
1996/97 diadora Nova Hotel
1997/98 Nike Karstadt Sport
1998/99 Nike Skandia
1999/00 Nike BSR
2000/01 Nike BSR
2001/02 Nike BSR
2002/03 Saller BSR
2003/04 Saller BSR
2004/05 Saller BSR
2005/06 Nike EastWest
2006/07 Nike EastWest
2007/08 Nike Silicon Sensor
2008/09 do you football Silicon Sensor
2009/10 do you football I.S.P. / kfzteile24
2010/11 do you football kfzteile24
2011/12 uhlsport kfzteile24
2012/13 uhlsport f.becker
2013/14 uhlsport f.becker
2014/15 uhlsport kfzteile24
2015/16 Macron kfzteile24
2016/17 Macron Layenberger
2017/18 Macron Layenberger
2018/19 Macron Layenberger
2019/20 Macron Aroundtown

PalmarèsModifica

Competizioni nazionaliModifica

1968
2008-2009
1999-2000 (Regionalliga Nord-Est), 2000-2001 (Regionalliga Nord)

Competizioni regionaliModifica

1939-1940
2005-2006
1947, 1948, 1994, 2007, 2009

Competizioni internazionaliModifica

1986

Altri piazzamentiModifica

Finalista: 1985-1986
Semifinalista: 1990-1991
Secondo posto: 1922-1923
Finalista: 2000-2001
Terzo posto: 2018-2019

Statistiche e recordModifica

Statistiche nelle competizioni UEFAModifica

Tabella aggiornata alla fine della stagione 2019-2020.

Competizione Partecipazioni G V N P RF RS
Coppa UEFA/UEFA Europa League 1 4 1 2 1 4 3

Ultime stagioniModifica

 

AllenatoriModifica

 
Uwe Neuhaus, tecnico dell'Union dal 2007 al 2014
 
Jens Keller ha guidato gli Eisernen dal 2016 al 2018
Nome Union Berlino
da a
Karsten Heine 1. Gen. 1988 9. Apr. 1990
Gerd Struppert 10. Apr. 1990 30. Giu. 1990
Werner Voigt 1. Lug. 1990 3. Giu. 1992
Gerhard Körner 4. Giu. 1992 30. Giu. 1992
Frank Pagelsdorf 1. Lug. 1992 30. Giu. 1994
Frank Engel 1. Lug. 1994 25. Gen. 1995
Hans Meyer 26. Gen. 1995 2. Ott. 1995
Eckhard Krautzun 3. Ott. 1995 24. Mar. 1996
Frank Vogel 25. Mar. 1996 10. Apr. 1996
Karsten Heine 11. Apr. 1996 25. Set. 1997
Frank Vogel 26. Set. 1997 14. Dic. 1997
Ingo Weniger 2. Gen. 1998 30. Set. 1998
Fritz Fuchs 30. Set. 1998 1. Giu. 1999
Georgi Vasilev 1. Lug. 1999 12. Ott. 2002
Ivan Tischanski 13. Ott. 2002 5. Nov. 2002
Miroslav Votava 6. Nov. 2002 24. Mar. 2004
Aleksandar Ristić 25. Mar. 2004 30. Giu. 2004
Frank Wormuth 1. Lug. 2004 27. Set. 2004
Werner Voigt 28. Set. 2004 9. Dic. 2004
Lothar Hamann/Holger Wortmann 10. Dic. 2004 19. Dic. 2004
Frank Lieberam 20. Dic. 2004 9. Dic. 2005
Georgi Vasilev 13. Dic. 2005 5. Apr. 2006
Christian Schreier 6. Apr. 2006 19. Giu. 2007
Uwe Neuhaus 20. Giu. 2007 12. Mag 2014
Norbert Düwel 1. Lug. 2014 2015
Sascha Lewandowski 2015 2016
André Hofschneider 2016 2016
Jens Keller 2016 2018
Urs Fischer 2018

Rosa 2019-2020Modifica

N. Ruolo Giocatore
1   P Rafał Gikiewicz
3   D Neven Subotić
5   D Marvin Friedrich
6   D Julian Ryerson
7   C Akaki Gogia
8   C Joshua Mees
9   A Sebastian Polter
10   A Sebastian Andersson
11   A Anthony Ujah
12   P Jakob Busk
14   D Ken Reichel
15   A Marius Bülter
16   A Laurenz Dehl
17   C Florian Flecker
18   D Nicolai Rapp
19   D Florian Hübner
20   A Suleiman Abdullahi
N. Ruolo Giocatore
21   C Grischa Prömel
23   C Felix Kroos
24   C Manuel Schmiedebach
25   D Christopher Lenz
26   C Julius Kade
27   A Sheraldo Becker
28   D Christopher Trimmel  
29   C Michael Parensen
30   C Robert Andrich
31   D Keven Schlotterbeck
32   A Marcus Ingvartsen
33   D Lennard Maloney
34   C Christian Gentner
35   P Moritz Nicolas
36   C Cihan Kahraman
40   C Maurice Opfermann Arcones

Staff tecnicoModifica

Allenatore:   Urs Fischer
Vice allenatore:   Sebastian Bönig
Vice allenatore:   Markus Hoffmann
Allenatore dei portieri:   Michael Gspurning
Preparatore atletico:   Martin Krüger

Rose stagioni passateModifica

CulturaModifica

L'inno della squadra è dal 1998 il brano Eisern Union, composto dalla cantante punk Nina Hagen, che oltre ad essere tifosa del club è figlia di esuli della Germania Est[1].

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Tino Czerwinski, Gerald Karpa, 1. FC Union Berlin, 40 Jahre 1. FC Union Berlin, Ein Jahrhundert Fußballtradition, Erfurt, Sutton Verlag, 2005. ISBN 3-89702-932-4.
  • Matthias Koch, Immer weiter – ganz nach vorn, Die Geschichte des 1. FC Union Berlin. 1. Auflage, Gottinga, Verlag Die Werkstatt, 2013. ISBN 978-3-7307-0049-5.
  • Jörn Luther, 1. FC Union Berlin, in Bibliothek des deutschen Fußballs, volume 1, Berlino 2015. ISBN 978-3-944068-39-8
  • Jörn Luther, Frank Willmann. Und niemals vergessen – Eisern Union! 2. Auflage, Berlino, BasisDruck Verlag, 2010. ISBN 978-3-86163-092-0.
  • Frank Nussbücker, 111 Gründe, den 1. FC Union Berlin zu lieben. 1. Auflage, Berlino, Schwarzkopf & Schwarzkopf, 2013. ISBN 978-3-86265-274-7.
  • Harald Tragmann, Harald Voß, Die Union-Statistik, Ein Club zwischen Ost und West. 3. Auflage, Berlino, Verlag Harald Voß, 2007. ISBN 978-3-935759-13-7.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN155747452 · LCCN (ENn2001111019 · GND (DE10090238-8 · WorldCat Identities (ENn2001-111019