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Panorama di Genova all'inizio del XIX secolo. Qui comparve per la prima volta la coccarda italiana tricolore, e con essa i colori nazionali italiani

I colori nazionali dell'Italia sono il verde, il bianco e il rosso. I tre colori nazionali italiani comparvero per la prima volta a Genova il 21 agosto 1789 su una coccarda poco dopo lo scoppio della Rivoluzione francese[1].

Indice

StoriaModifica

Le ipotesi rigettate dagli storiciModifica

Il presunto uso medievale e rinascimentale del tricoloreModifica

 
Lo stemma di papa Clemente IV, che venne concesso ai guelfi dal pontefice. Si noti la presenza del verde, del bianco e del rosso tra i colori base dello stemma

Spesso nella ricerca storica finalizzata allo studio dell'origine del tricolore italiano si è considerata l'ipotesi che il verde, il bianco e il rosso siano stati utilizzati come colori nazionali fin dall'epoca medievale, volendo far così risalire la creazione della bandiera italiana a epoche remote: in realtà queste congetture sull'origine del vessillo, che vorrebbero collegare il presunto tricolore medievale a quello nato in età napoleonica, sono storicamente da rifiutare, vista la totale assenza di fonti che comprovino questo legame[2].

In epoca medievale i tre colori sono stati forzatamente riconosciuti in alcuni eventi della storia d'Italia, come sul pennone del Carroccio durante la battaglia di Legnano, sugli stendardi dei guelfi toscani, il cui stemma era formato da un'aquila rossa su campo bianco sopra un serpente verde, blasone che venne concesso da papa Clemente IV[N 1], sull'insegna della contrada senese dell'Oca, sulle divise tricolori dei servitori della duchessa di Milano Valentina Visconti; in epoca rinascimentale i colori nazionali italiani sono stati immaginati sui tappeti che accolsero Renata di Francia, andata poi in sposa a Ercole I d'Este, al suo arrivo a Ferrara, sulle uniformi tricolori dell'esercito di Borso d'Este e sulla bandiera verde, bianca e rossa che iniziò a garrire dal Duomo di Milano in occasione dell'ingresso nella capitale meneghina di Francesco I di Francia dopo la sua vittoria nella battaglia di Marignano[2][3][4].

Altri studiosi hanno ipotizzato la prefigurazione del tricolore italiano in opere pittoriche; sono infatti verdi, bianchi e rossi gli abiti di alcuni personaggi affrescati sulle pareti di Palazzo Schifanoia di Ferrara, che risalgono al Medioevo[5]. Anche tali ipotesi, basate questa volta su raffigurazioni artistiche, sono da scartare perché non basate su riscontri storici[5]. Il motivo dell'inconsistenza storica dell'ipotetica presenza del tricolore in eventi storici e in opere artistiche precedenti all'era moderna risiede nel fatto che all'epoca non era ancora avvenuta la presa di coscienza nazionale italiana, che comparve secoli dopo[6].

I tre colori della bandiera italiana sono citati, nella letteratura, in alcuni versi della Divina Commedia, e ciò ha alimentato teorie che vorrebbero la nascita del tricolore collegata a Dante Alighieri: anch'esse sono ritenute infondate dagli studiosi[7], in quanto Dante in questi versi non pensava all'Italia politicamente unita, ma alle virtù teologali, ovvero alla carità, alla speranza e alla fede, con le ultime due che si vollero poi metaforicamente simboleggiate, come già accennato, nella bandiera italiana[8]. I versi della Divina Commedia che hanno dato origine a questa ipotesi appartengono al canto XXIX del Purgatorio[9]:

 
Dante e Beatrice di Carl Oesterley (1845), rappresentati come descritti da Dante nel canto XXX del Purgatorio della Divina Commedia. Si può notare, sulla sinistra, il vestito verde, bianco e rosso di Beatrice

«[...] Tre donne in giro da la destra rota
venian danzando; l'una tanto rossa
ch'a pena fora dentro al foco nota;
l'altr'era come se le carni e l'ossa
fossero state di smeraldo fatte;
la terza parea neve testé mossa. [...]»

(Divina Commedia, Purgatorio, versi 121/126)

In questi versi le virtù teologali sono allegoricamente rappresentate da tre donne che indossano, rispettivamente, un vestito verde (che simboleggia la speranza), un abito bianco (la fede) e un indumento rosso (la carità)[10]. Altri passi della Divina Commedia dove sono citati due dei tre colori della bandiera italiana sono i versi del canto XXX del Purgatorio, in cui Dante descrive Beatrice:

«[...] Sovra candido vel cinta d'uliva
donna m'apparve, sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva. [...]»

(Divina Commedia, Purgatorio, versi 28/33)

Anche in questo caso, i tre colori simboleggiano le virtù teologali cristiane: il verde la speranza, il bianco la fede e il rosso la carità[N 2].

L'improbabile origine massonica dei tre colori nazionali italianiModifica

 
Ritratto di Cagliostro

Nel 1865 il marchese Francesco Cusani, nella sua opera Storia di Milano dall'origine ai giorni nostri, propose la tesi per la quale la bandiera italiana avrebbe avuto origine massonica, precisamente dal Rito egiziano creato da Cagliostro[11]. Questa sua convinzione nacque da un libretto anonimo (Il Cagliostrismo svelato) pubblicato a Venezia nel 1791, che riportava il seguente stralcio[12]:

«[...] Il famoso impostore Cagliostro, qualche anno prima che scoppiasse la rivoluzione in Francia, introdusse tra i Franchi Muratori la riforma che intitolò degli Illuminati dell’Alta Osservanza o Rito egiziano e la diffuse anche in Italia. Fra le bizzarre cerimonie prescritte per l'accettazione di un aspirante all'iniziazione trovasi la seguente: La benda [posta sugli occhi] deve essere di seta nera larga quattro dita terminata in tre ale[N 3], ed avere qualche figura emblematica ricamata sulle tre estremità. Una di queste ale deve essere bianca, una rossa, una verde [...]»

(Il Cagliostrismo svelato, autore anonimo)

Dalla presenza delle tre ali – per parte – della benda[N 4], paragonabili metaforicamente ai tre colori nazionali italiani, e dal fatto che il nuovo tricolore verde, bianco e rosso fosse stato stranamente accolto senza commenti od opposizioni trasformandosi in breve tempo da coccarda a vessillo militare, venendo poi adottato come bandiera nazionale da vari Stati italiani senza tentennamenti, come se la sua nascita fosse stata guidata su binari precisi, Francesco Cusani ipotizzò l'origine massonica del tricolore italiano[12]. Tra l'altro Cagliostro, durante il suo tentativo di introdurre il Rito egiziano, soggiornò poco in Italia e riuscì a fondare una sola loggia, a Rovereto: il suo rito ebbe quindi pochissima influenza sullo sviluppo della massoneria italiana[13].

 
Squadra e compasso, uno dei simboli massonici più celebri[14]

Inoltre Francesco Cusani non è molto accurato nelle sue descrizioni, dato che fa confusione tra le varie cerimonie massoniche, compresa quella della benda[15]. Inoltre l'affermazione di Francesco Cusani sul fatto che l'unico collegamento tra le repubbliche napoleoniche italiane da poco costituite fosse la massoneria, è difficilmente condivisibile, dato che in questo modo si attribuisce a quest'ultima, esagerandone l'importanza e l'influenza, la responsabilità degli effetti della Rivoluzione francese[13]. Questa tesi, rilevatasi poi infondata, era all'epoca molto diffusa, specie negli anni seguenti alla caduta del Primo Impero francese[13]. Altro punto a sfavore di questa ipotesi è il fatto che il verde, il bianco e il rosso non abbiano rivestito particolare importanza nelle cerimonie massoniche (compaiono infatti solo in quella di Cagliostro), con il colore principale della benda, il nero, che è completamente ignorato nell'iconografia patriottica italiana[16].

Infine, una spiegazione ermeneutica dei colori, che si presta quindi a interpretazioni, difficilmente avrebbe fatto presa sul popolo, principale "destinatario" della nuova bandiera[3]. Questo ultimo aspetto a sfavore dell'ipotesi che vorrebbe l'origine massonica dei tre colori nazionali è legato alle caratteristiche del tricolore e a quelle dei simboli massonici, la cui forma intrinseca è antitetica per definizione: se la coccarda tricolore identificava in modo palese e immediato l'appartenenza politica della persona che la indossava (discorso analogo si potrebbe fare per la bandiera tricolore), i simboli massonici hanno caratteristiche esattamente opposte, visto che sono notoriamente contraddistinti da un significato criptico, misterioso e difficile da decifrare[17].

Anche l'intellettuale francese René Guénon, nel suo saggio intitolato L'esoterismo di Dante, allude a un'origine massonica per i tre colori della bandiera italiana:

«Ora si trova che alcuni dignitari inferiori della Massoneria Scozzese, la quale pretende risalire ai Templari, [...] hanno per simbolo un Palladium, o statua della Verità, rivestita come Beatrice dei tre colori verde, bianco e rosso: è per lo meno curioso che questi stessi tre colori siano divenuti precisamente, nei tempi moderni, i colori nazionali d'Italia; d'altronde si attribuisce abbastanza generalmente a questi ultimi un'origine massonica, quantunque sia assai difficile sapere da dove l'idea sia potuta essere direttamente ricavata.»

(René Guénon, L'esoterismo di Dante, cap. III, pp. 3-4, trad. it. Roma, Atanor, 1925)

Il significato idealistico dei coloriModifica

Il verde, il bianco e il rossoModifica

 
 Lo stendardo dei cacciatori a cavallo della Legione Lombarda. Un esemplare originale è conservato al Museo del Risorgimento di Milano

Ci sono varie ipotesi che tentano di spiegare i significati metaforici e allegorici legati ai colori nazionali italiani, che sono cambiati rispetto al significato originario nel tricolore francese quando il verde, il bianco e il rosso hanno assunto la caratteristica dell'unicità trasformandosi in un simbolo patrio italiano[18]. In particolare, il tricolore francese è formato dal blu, dal bianco e dal rosso, dove il bianco era il colore della monarchia francese, mentre il rosso e il blu sono gli antichi colori di Parigi[18]).

La più antica associazione di significati metaforici al futuro tricolore italiano è ascrivibile al 1782, quando fu fondata la Milizia cittadina milanese, le cui uniformi erano costituite da un abito verde con mostrine rosse e bianche; per tale motivo, in dialetto milanese, i membri di questa guardia comunale erano popolarmente chiamati remolazzit, ovvero "piccoli rapanelli", richiamando le rigogliose foglie verdi di questo ortaggio[19]. Anche il bianco e il rosso erano comuni sulle divise militari lombarde dell'epoca[20][19][21]: i due colori sono infatti anche caratteristici dello stemma di Milano[22].

Non fu quindi un caso che il primo stendardo militare verde, bianco e rosso, già considerato "italiano", abbia debuttato, l'11 ottobre 1796, sul vessillo da guerra della Legione Lombarda: i tre colori erano già infatti nell'immaginario collettivo dei lombardi per motivi storici[21].

Sulla sinistra una veduta del Gran Paradiso dal Giardino botanico alpino Paradisia, che si trova all'interno del Parco nazionale del Gran Paradiso, mentre sulla destra uno scorcio del sacrario militare di Redipuglia, con in primo piano la tomba di Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, soprannominato il Duca Invitto per aver riportato numerose vittorie nella prima guerra mondiale senza essere mai sconfitto sul campo

Durante il periodo napoleonico, che durò dal 1796 al 1815, i tre colori nazionali italiani hanno gradualmente acquisito un significato sempre più idealistico, che con il tempo si è diffuso tra la popolazione, sganciandosi dagli originari significati storici legati alla nascita dei tre colori: il verde ha iniziato a rappresentare la speranza, il bianco la fede e il rosso l'amore[19][23].

Il verde del tricolore italiano era l'unico, come già accennato, ad avere, fin dalle origini, anche un significato idealistico: simboleggiava infatti per i giacobini i diritti naturali, ovvero l'uguaglianza e la libertà[24].

Ipotesi considerate non attendibili, e quindi scartate dagli storici, sono i presunti richiami metaforici al tricolore contenuti nella Divina Commedia di Dante Alighieri, nella quale ci sarebbero allegoricamente rappresentate le virtù teologali, ovvero la carità, la speranza e la fede, con le ultime due che si vollero poi simboleggiate, senza basi storiche, nella bandiera italiana[8]. Tale ipotesi vorrebbe quindi l'interpretazione dei colori nazionali italiani legata a significati religiosi[25], in particolar modo nei confronti del cattolicesimo, religione da sempre maggioritaria in Italia[26].

Altra ipotesi che tenta di spiegare il significato dei tre colori nazionali italiani vorrebbe, anch'essa senza alcuna base storica, che il verde sia legato al colore dei prati e della macchia mediterranea, il bianco alle nevi delle montagne italiane e il rosso al sangue versato dai soldati italiani nel corso dei secoli[25][27].

 
I colori nazionali italiani, nella forma di una bandiera d'Italia e dello stendardo del Presidente della Repubblica Italiana, sulla Lancia Flaminia presidenziale. La loro presenza indica che il presidente è a bordo

Per l'adozione del verde esiste anche la cosiddetta "ipotesi massonica": anche per questa società iniziatica il verde era il colore della natura, emblema quindi tanto dei diritti dell'uomo, che sono naturalmente insiti nell'uomo[20], quanto del florido paesaggio italiano; tale interpretazione, tuttavia, è osteggiata da chi sostiene che la massoneria, in quanto società segreta, non avesse all'epoca un'influenza tale da ispirare i colori nazionali italiani[28].

Altra congettura non plausibile che spiegherebbe l'adozione del verde ipotizza un tributo che Napoleone avrebbe voluto dare alla Corsica, luogo in cui[19]. Altra ipotesi ancora, anche in questo caso totalmente infondata, vorrebbe che il tricolore derivi dai colori principali della pizza Margherita, chiamata così in onore della regina Margherita di Savoia, i cui ingredienti principali dovrebbero richiamare le tre tonalità nazionali italiane, ovvero il verde per il basilico, il bianco per la mozzarella e il rosso per la salsa di pomodoro[29]: tale supposizione è totalmente insensata, visto che l'invenzione della pizza Margherita risale al 1889[N 5], mentre i colori nazionali italiani comparvero per la prima volta cent'anni prima, nel 1789 a Genova[1].

L'azzurroModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Blu Savoia.

Con l'unità d'Italia, e con la conseguente estensione dello Statuto Albertino a tutta la penisola italiana, al verde, al bianco e al rosso si aggiunse un quarto colore nazionale, il blu Savoia, tonalità cromatica distintiva della famiglia regnante italiana; in particolare, in ambito istituzionale, venne inserito nella bandiera del Regno d'Italia sul contorno dello stemma reale per evitare che la croce e il campo dello scudo si confondessero con il bianco e con il rosso del vessillo[21].

L'origine del colore è datata 20 giugno 1366, quando Amedeo VI di Savoia, in procinto di partire per una crociata indetta da papa Urbano V che era finalizzata a prestare aiuto all'imperatore bizantino Giovanni V Paleologo, cugino di parte materna del conte sabaudo, decise di collocare sulla nave ammiraglia della flotta, una galea veneziana, una bandiera azzurra che sventolasse accanto allo stendardo rosso-crociato in argento dei Savoia[30]:

 
La coccarda azzurra sabauda, che è stata l'ornamento nazionale italiano fino al 1948, quando è stata sostituita dalla coccarda tricolore

«[...] di devozione di Zendado Azzurro con l'immagine di Nostra Signora in campo seminato di stelle (oro). E quel colore di cielo consacrato a Maria è, per quanto a me pare, l’origine del nostro color nazionale. [...]»

(Luigi Cibrario cit. in Carlo Alberto Gerbaix De Sonnaz "Bandiere stendardi e vessilli di Casa Savoia, dai Conti di Moriana ai Re d'Italia (1200-1861)" (Torino, 1911))

Il colore ha quindi un'implicazione mariana, fermo restando che esiste anche la possibilità che l'uso di un vessillo azzurro da parte dei Savoia sia iniziato in precedenza[31].

Il blu Savoia è stato conservato in alcuni ambiti istituzionali anche dopo la proclamazione della Repubblica Italiana: di questa tonalità è infatti il bordo dello stendardo presidenziale italiano (il blu, in araldica, significa "legge" e "comando") ed è il colore dominante delle bandiere istituzionali di alcune importanti cariche pubbliche (presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, ministro e sottosegretari della difesa, alti gradi della Marina e dell'Aeronautica Militare).

La tonalità azzurra del colore blu Savoia, già in uso sulle coccarde militari, sulle cravatte delle bandiere e sulle fasce degli ufficiali sabaudi, continua ancora adesso ad apparire come uno dei colori di riferimento e di riconoscimento dell'Italia, tant'è che è diventato la tonalità usata sulle maglie sportive nazionali italiane, sulla sciarpa azzurra in dotazione agli ufficiali delle forze armate italiane, sulla fascia distintiva dei presidenti delle province d'Italia[32][33], sulla coccarda italiana azzurra e sui velivoli utilizzati dalle Frecce Tricolori, anch'esse tradizioni che non si sono mai interrotte neppure in occasione della nascita della Repubblica Italiana.

I colori nazionali italiani nelle artiModifica

Nella musicaModifica

 
L'insurrezione di Palermo del 1820. La coccarda italiana tricolore, dopo l'epoca napoleonica, ricomparve per la prima volta nel Regno delle Due Sicilie durante i moti del 1820-1821

Alla coccarda tricolore è stata dedicata una celebre canzone scritta da Francesco Dall'Ongaro e musicata da Luigi Gordigiani[34]:

«E lo mio amore se n'è ito a Siena,
portommi la coccarda di tre colori:
il candido è la fé che c'incatena,
il rosso è l'allegria de' nostri cuori.
Ci metterò una foglia di verbena
ch'io stessa alimentai di freschi umori.
E gli dirò che il verde, il rosso e il bianco
gli stanno ben con una spada al fianco,
e gli dirò che il bianco, il rosso e il verde
gli è un terno che si gioca e non si perde
e gli dirò che il verde, il bianco e il rosso
vuoi dir che Italia il giogo suo l'ha scosso,
Infine gli dirò che il tricolore
emblema è di fè, di pace e amore.»

(La coccarda tricolore, di Francesco Dall'Ongaro e Luigi Gordigiani)

Ai tre colori nazionali italiani, e al loro significato idealistico, è legata invece una delle strofe della canzone militare Passa la ronda di Teobaldo Ciconi, che fu composta nel 1848[35]:

«[...] Siamo le guardie dai tre colori,
Verde, la speme dei nostri cori,
Bianco, la fede stretta fra noi,
Rosso, le piaghe dei nostri eroi. [...]»

(Passa la ronda, di Teobaldo Ciconi)

Nelle arti visiveModifica

 
Dettaglio di Il bacio di Francesco Hayez (1859): il colore verde traspare dalla manica dell'uomo e sotto la mano della donna, il cui abito azzurro ha guarnizioni bianche. Il tricolore è completato dai pantaloni rossi dell'uomo

Il noto dipinto Il bacio (1859) del pittore Francesco Hayez nasconde un riferimento al tricolore italiano. Al di là del soggetto romantico, l'opera ha un significato storico e politico: Hayez, attraverso i colori utilizzati (il bianco della veste, il rosso della calzamaglia, il verde del risvolto del mantello e l'azzurro dell'abito della donna), vuole rappresentare l'alleanza avvenuta tra l'Italia e la Francia attraverso gli accordi di Plombières (21 luglio 1858), di natura segreta, che furono la premessa della seconda guerra d'indipendenza[36].

L'opera di Hayez venne ripresa tre anni dopo da Giuseppe Reina nel suo dipinto Una triste novella, in cui il pittore compone ben in evidenza un tricolore, accostando una scatola verde, uno scialle rosso e la gonna bianca della figura femminile rappresentata[37]. In precedenza Hayez aveva già artatamente inserito il tricolore in altri due suoi dipinti, I due apostoli Giacomo e Filippo (1825-1827) e Ciociara (1842): in entrambe le opere sono ancora i colori degli indumenti dei soggetti ritratti a richiamare i colori nazionali italiani[36].

Nella letteraturaModifica

 
Episodio delle Cinque Giornate (fine XIX secolo) di Baldassare Verazzi, che ha per soggetto uno dei combattimenti avvenuti presso Palazzo Litta. Si noti la presenza di una coccarda italiana tricolore sul cappello dell'uomo intento a mirare col fucile
 
Foglie, fiori e bacche del corbezzolo, i cui colori richiamano i colori nazionali italiani: per tale motivo questo cespuglio è considerato uno dei simboli patri italiani

Molti poeti del romanticismo dedicarono alcune delle loro opere letterarie, traendone accostamenti e simbolismi, ai tre colori nazionali italiani[38]:

«Se una rosa vermiglio o un gelsomino
a una foglia d'allor metti vicino
i tre colori avrai più cari e belli
a noi che in quei ci conosciam fratelli
i tre colori avrai che fremer fanno
chi ancor s'ostina ad essere tiranno.»

(Domenico Carbone, Sono Italiano, 1848)

«Il bianco mostra ch'ella è santa e pura
il rosso che col sangue è a pugnar presta
e quell'altro color che vi si innesta
che mai mancò la speme alla sventura.»

(Giovanni Battista Niccolini)

«O puro bianco di cime nevose,
soave olezzo di vividi fior,
rosseggianti su coste selvose,
dolce festa di vaghi color.»

(Ernesta Bittanti Battisti, ripresa dell'Inno al Trentino, dove i 'vaghi colori' (i colori cioè grati alla vista del patriota) sono quelli nazionali italiani: Trento, 1911[39])

«Con un'ostia tricolore
ognun s'è comunicato.
Come piaga incrudelita
coce il rosso nel costato,
ed il verde disperato
rinforzisce il fiele amaro.»

(Gabriele D'Annunzio, La canzone del Quarnaro)

Giovanni Pascoli, nell'ode Al corbezzolo, vide in Pallante il primo martire della causa nazionale italiana e la metafora del tricolore nel corbezzolo, sui cui rami fu adagiato il suo corpo esanime[40]. Il corbezzolo, infatti, viene considerato un simbolo patrio italiano per via delle foglie verdi, dei fiori bianchi e delle bacche rosse, che richiamano i colori nazionali italiani[41].

«Il tricolore!… E il vecchio Fauno irsuto
del Palatino lo chiamava a nome,
alto piangendo, il primo eroe caduto
delle tre Rome»

(Giovanni Pascoli, Al corbezzolo)

Nella prosa è celebre una novella di Grazia Deledda nella quale vengono richiamati i tre colori nazionali italiani[42]:

«[...] Appena aperti gli occhi alla luce del giorno, il cinghialetto vide i tre più bei colori del mondo: il verde, il bianco, il rosso. - sullo sfondo azzurro del cielo, del mare e dei monti lontani. [...] Una nube violenta lo avvolse: stramazzò, chiuse gli occhi; ma dopo un momento sollevò le corte palpebre rossicce e per l'ultima volta vide i più bei colori del mondo - il verde della quercia, il bianco della casina, il rosso del suo sangue. [...]»

(Grazia Deledda, Il cinghialetto, tratto da La volpe e altre novelle)

NoteModifica

EsplicativeModifica

  1. ^ L'aquila rossa su campo bianco sopra un serpente verde era infatti anche lo stemma di papa Clemente IV.
  2. ^ Questo non esclude tuttavia che, successivamente, la tradizione letteraria non abbia operato un collegamento tra i colori della bandiera nazionale e la nota allegoria dantesca, come dimostra il discorso del Carducci proferito in occasione del centenario della bandiera, un cui stralcio è riportato nel paragrafo "Dalla presa di Roma alla prima guerra mondiale". La figura di Dante, infatti, assurse a simbolo risorgimentale per eccellenza proprio con Mazzini e, sulla sua falsariga, con altri patrioti e letterati, tra i quali Carducci: cfr. Eugenia Querci (a cura di), Dante vittorioso, Allemandi, Torino-Londra-Venezia-New York 2011 ISBN 978-88-422-2040-4. Questo accadde in particolare con la celebrazione a Firenze, ma anche in altre città italiane come Verona o Trento, del "Centenario dantesco", vale a dire la commemorazione del sesto centenario di nascita del Sommo Poeta (1865), definito da Carducci «poetico centenario».
  3. ^ "Ale" è la versione arcaica del termine moderno "ali".
  4. ^ Le "ali" di una benda sono le sue due estremità grazie alle quali si è in grado di realizzare il nodo. A volte le estremità sono sfrangiate, come nel caso della benda del rito di Cagliostro, che era formata, per parte, da tre piccole ali.
  5. ^ Quella che oggi è chiamata pizza Margherita era tuttavia già stata preparata nel 1866, prima della dedica alla regina d'Italia, come attesta Francesco De Bourcard in: Usi e costumi di Napoli, riedizione in copia anastatica, tiratura limitata a 999 copie, Napoli, Alberto Marotta, 1965 [1866] p.124.

BibliograficheModifica

  1. ^ a b Ferorelli, p. 662.
  2. ^ a b Fiorini, pp. 244-247.
  3. ^ a b Fiorini, pp. 265-266.
  4. ^ Colangeli, p. 10.
  5. ^ a b Fiorini, p. 246.
  6. ^ Ferorelli, p. 668.
  7. ^ Bovio, p. 23.
  8. ^ a b Pagano, p. 10.
  9. ^ Il Tricolore, su villazzano.com. URL consultato il 18 febbraio 2016.
  10. ^ Ferorelli, p. 668.
  11. ^ Fiorini, p. 260.
  12. ^ a b Fiorini, p. 261.
  13. ^ a b c Fiorini, p. 262.
  14. ^ Sannino, Cap. I.
  15. ^ Fiorini, p. 263.
  16. ^ Fiorini, p. 264.
  17. ^ Rossella Leonforte, La simbologia segreta dell'arte nell'isola, su ricerca.repubblica.it. URL consultato il 7 agosto 2018.
  18. ^ a b Busico, p. 9.
  19. ^ a b c d Maiorino, p. 158.
  20. ^ a b Villa, p. 11.
  21. ^ a b c Il Tricolore, su quirinale.it. URL consultato il 19 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 31 marzo 2014).
  22. ^ Origini della bandiera tricolore italiana (PDF), su elearning.unite.it. URL consultato il 4 ottobre 2018 (archiviato dall'url originale il 24 febbraio 2017).
  23. ^ Villa, p. 13.
  24. ^ I valori » Il Tricolore, su 150anni.it. URL consultato il 3 maggio 2017.
  25. ^ a b Perché la bandiera italiana è verde bianca rossa, su lettera43.it. URL consultato il 20 agosto 2018.
  26. ^ Bandiera italiana: storia, colori, foto e significato, su italiaunita150.it. URL consultato il 20 agosto 2018.
  27. ^ Ito De Rolandis, Il significato dei tre colori della nostra Bandiera Nazionale, su radiomarconi.com. URL consultato il 20 agosto 2018.
  28. ^ Fiorini, pp. 239-267 e 676-710.
  29. ^ Fulvia Leopardi, Il significato dei colori della bandiera italiana: cosa rappresentano verde, bianco e rosso?, su nanopress.it. URL consultato il 21 agosto 2018.
  30. ^ Martinelli, p. 45.
  31. ^ Martinelli, p. 46.
  32. ^ Luigi Atzori, Azzurri – origine del colore della nazionale, su aserramanna.it, 29 luglio 2012. URL consultato il 18 marzo 2016.
  33. ^ Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, articolo 50, in materia di "Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali"
  34. ^ Zanichelli, p. 438.
  35. ^ Villa, pp. 24-25.
  36. ^ a b Selenia De Michele, Il "Bacio" di Hayez: tre versioni, un unico significato, su restaurars.altervista.org:80, 15 novembre 2015. URL consultato il 18 febbraio 2016.
  37. ^ La nazione dipinta. Storia di una famiglia tra Mazzini e Garibaldi, su archimagazine.com. URL consultato il 1º marzo 2016.
  38. ^ Maiorino, p. 161.
  39. ^ Bittanti, pp. 10-15.
  40. ^ Perri, p. 1.
  41. ^ Ivan Serafini, Il corbezzolo simbolo dell'Unità d'Italia. Una specie che resiste agli incendi, su altovastese.it:80, 3 ottobre 2011. URL consultato il 25 gennaio 2016.
  42. ^ Villa, p. 58.

BibliografiaModifica

  • Ernesta Bittanti Battisti, Il maestro Guglielmo Bussoli e l'Inno al Trentino, in Bollettino del Museo trentino del Risorgimento, vol. 1, Trento, 1954.
  • Augusta Busico, Il tricolore: il simbolo la storia, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per l'informazione e l'editoria, 2005, SBN IT\ICCU\UBO\2771748.
  • Vittorio Fiorini, Le origini del tricolore italiano, in Nuova Antologia di scienze lettere e arti, vol. LXVII, quarta serie, 1897, SBN IT\ICCU\UBO\3928254.
  • Tarquinio Maiorino, Giuseppe Marchetti Tricamo e Andrea Zagami, Il tricolore degli italiani. Storia avventurosa della nostra bandiera, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2002, ISBN 978-88-04-50946-2.
  • Alessandro Martinelli, L'azzurro italiano, in Vexilla Italica, nº 62, Torino, Centro Italiano Studi Vessillologici, febbraio 2006, ISBN non esistente.
  • Emiliano Pagano, Delle origini della bandiera tricolore italiana. Ricordi storici, Roma, Tipografia agostiniana, 1895, SBN IT\ICCU\TO0\0740687.
  • Pierluigi Perri, Il corbezzolo, pianta italianissima, Roma, Tipografia Superstampa, 1942, SBN IT\ICCU\RML\0207472.
  • Claudio Villa, I simboli della Repubblica: la bandiera tricolore, il canto degli italiani, l'emblema, Comune di Vanzago, 2010, SBN IT\ICCU\LO1\1355389.
  • Domenico Zanichelli, Una raccolta ottocentesca a stampa di canti patriottici popolari, in Archivio Storico Italiano, vol. 30, nº 227, Casa Editrice Leo S. Olschki, 1902, ISBN non esistente.

Voci correlateModifica

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