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Vittime di Cosa nostra in Italia

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In Italia le vittime di Cosa nostra[1] (criminalità organizzata), a partire dagli albori del fenomeno, fino ai primi anni '60, risultano essere 519 approssimativamente; più di 5000, se compresi anche gli stessi mafiosi uccisi.[2]

XIX secoloModifica

Anni 1860Modifica

  • Giovanni Corrao (3 agosto 1863). (così alla voce Giovanni Corrao: probabilmente non fu la mafia a uccidere Corrao, con cui si suppone fosse in buoni rapporti e con l'ausilio della quale stava organizzando un'insurrezione contro il neonato Regno d'Italia).

Anni 1870Modifica

Anni 1890Modifica

  • Francesco Gebbia (10 ottobre 1892), consulente legale, Consigliere comunale di opposizione del comune di Mezzojuso, assassinato nella piazza del paese a fucilate. Fonte "Il Giornale di Sicilia".
  • Emanuele Notarbartolo (1º febbraio 1893), ex sindaco di Palermo, ex direttore generale del Banco di Sicilia.
  • Emanuela Sansone (27 dicembre 1896), ragazza uccisa a Palermo per vendetta nei confronti della madre. È considerata la prima donna uccisa dalla mafia.
  • Antonino D'Alba (1897), membro della cosca di Falde.
  • Vincenzo Lo Porto e Giuseppe Caruso (24 ottobre 1897), due cocchieri affiliati alla cosca dell'Olivuzza.

XX secoloModifica

Anni 1900Modifica

  • Luciano Nicoletti (14 ottobre 1905), contadino socialista, impegnato nelle affittanze collettive per ottenere la gestione delle terre da parte dei contadini. Ucciso a Corleone (PA).
  • Andrea Orlando (13 gennaio 1906), medico chirurgo nonché consigliere comunale socialista di Corleone, sosteneva anch'egli le affittanze collettive. Ucciso a Corleone (PA)[4].
  • Giuseppe (Joe) Petrosino (12 marzo 1909), figlio di emigranti, divenne ben presto tenente della polizia di New York (NYPD), in particolare dell'Italian Legion, cioè gruppi di agenti italiani, a suo giudizio indispensabili per combattere la mafia americana. Stimato da Roosevelt per il suo impegno costante nel cercare di sconfiggere la mafia, allora chiamata Mano Nera, assicurò alla giustizia boss di alto calibro. Capì che la mafia, a New York, aveva le sue radici in Sicilia, tant'è che intraprese un viaggio in Sicilia per infliggerle il colpo mortale.
  • Pietro Vasta (5 agosto 1909), medico, fu ucciso a Favara per la sua lotta contro l'usura.

Anni 1910Modifica

Anni 1920Modifica

  • Nicola Alongi (29 febbraio 1920), dirigente socialista e anima del movimento contadino, viene ucciso a Prizzi (PA).
  • Paolo Li Puma e Croce Di Gangi (30 settembre 1920), contadini nonché consiglieri comunali socialisti di Petralia Soprana, vengono uccisi a Petralia Soprana (PA).
  • Paolo Mirmina (3 ottobre 1920), combattivo sindacalista socialista, viene ucciso a Noto (SR).
  • Antonino Scuderi (9 ottobre 1920), segretario della cooperativa agricola nonché consigliere comunale socialista di Paceco, viene ucciso a Paceco (TP).
  • Giovanni Orcel (14 ottobre 1920), segretario dei metalmeccanici di Palermo nonché promotore (assieme ad Alongi) del collegamento tra movimento operaio e movimento contadino nel palermitano. Era il candidato socialista alla provincia di Palermo quando viene ucciso a Palermo.
  • Giuseppe Monticciolo (27 ottobre 1920), presidente socialista della Lega per il miglioramento agricolo, viene ucciso a Trapani.
  • Stefano Caronia (17 novembre 1920), arciprete di Gibellina.
  • Giuseppe Zaffuto (morto il 26 dicembre 1920), Gaetano Circo (morto a Palermo il 4 febbraio 1921), Calogero Faldetta (morto a Palermo il 31 dicembre 1920), Carmelo Minardi (morto a Palermo il 26 dicembre 1920), Salvatore Varsalona (morto il 27 dicembre 1920): il 26 dicembre 1920, quattro persone incappucciate, rimaste sconosciute, lanciarono una bomba all'interno della sezione socialista di Casteltermini (sita in via Nazario Sauro), in quel momento piena di militanti. L'esplosione provocò, oltre a numerosi feriti, la morte del prof. Zaffuto, segretario locale, insieme a quattro contadini iscritti al partito. Dall'accertamento compiuto dai carabinieri, incaricati di indagare sul grave attentato, risultò che l'atto criminale venne compiuto dalla mafia della Valle del Platani, «perché le cooperative agricole socialiste avrebbero provocato la fine dei campieri della mafia che indisturbati imperavano su tutte le campagne e su tutti i proprietari».
  • Giuseppe Compagna (29 gennaio 1921), contadino nonché consigliere comunale socialista di Vittoria.
  • Pietro Ponzo (19 febbraio 1921), contadino nonché presidente della Cooperativa agricola di Salemi, fu ucciso a Salemi.
  • Mariano De Caro (7 aprile 1921), dirigente locale del Fascio, fu ucciso in piazza a Misilmeri (PA).[8]
  • Vito Stassi (28 aprile 1921), dirigente del movimento dei contadini, viene ucciso a Piana degli Albanesi (PA).
  • Giuseppe Cassarà e Vito Cassarà (5 maggio 1921), dirigenti socialisti nella Piana degli Albanesi (PA), uccisi dalla criminalità locale.
  • Domenico Spatola, Mario Spatola, Pietro Spatola e Paolo Spatola (16 gennaio 1922), parenti di Giacomo Spatola (presidente della locale società agricola cooperativa). Tutti uccisi a Paceco.[9][10]
  • Sebastiano Bonfiglio (11 giugno 1922), sindaco di Erice nonché membro della direzione del Partito Socialista, viene ucciso a Erice (TP).
  • Antonino Ciolino (30 aprile 1924), dirigente delle lotte contadine, ucciso a Piana degli Albanesi (PA).
  • Domenico Perricone (30 gennaio 1929), sindaco e podestà di Vita (TP).

Anni 1930Modifica

Anni 1940Modifica

Anni 1950Modifica

Anni 1960Modifica

Anni 1970Modifica

Anni 1980Modifica

  • Salvatore Zangara (8 ottobre 1983), analista.
  • Giuseppe Fava, (5 gennaio 1984), giornalista.
  • Salvatore Anselmo, (12 novembre 1984), delinquente mafioso pentito assassinato. Nel processo del 5 luglio 1994 è stato condannato all'ergastolo Salvatore Riina[16].
  • Mario Coniglio, (14 novembre 1984), macellaio, Coniglio aveva 55 anni quando fu massacrato dentro la sua bottega di via degli Emiri alla Zisa, a sparare contro l'ambulante furono due sicari con il volto coperto, a bordo di un vespone. Testimone uno dei figli che si trovava accanto a lui mentre veniva ucciso. La sentenza ha riconosciuto la colpevolezza del padre di Ganci, Raffaele, boss del quartiere della Noce, e di Domenico Guglielmini, entrambi condannati a 30 anni di reclusione; confermata anche la condanna a 10 anni per il pentito Antonio Galliano, che aveva sempre negato il proprio coinvolgimento. Nel processo del 5 luglio 1994 è stato condannato all'ergastolo Salvatore Riina.[16]
  • Leonardo Vitale (2 dicembre 1984), delinquente mafioso pentito. Vitale venne assassinato una domenica mattina con due colpi di lupara alla testa sparati da un uomo non identificato che lo raggiunse all'uscita dalla chiesa dei Cappuccini di Palermo mentre era in compagnia della madre.[17] Nel processo del 5 luglio 1994 è stato condannato all'ergastolo Salvatore Riina[16].
  • Pietro Busetta (7 dicembre 1984), imprenditore e maestro decoratore, vittima innocente. Ucciso solo per essere cognato di Buscetta. Il cognome simile è solo un gioco del destino. Nel processo del 5 luglio 1994 è stato condannato all'ergastolo Salvatore Riina.[16]
  • Roberto Parisi (23 febbraio 1985), imprenditore e presidente del Palermo calcio, assieme al suo autista Giuseppe Mangano.
  • Pietro Patti (28 febbraio 1985), imprenditore. Rimase ferita anche la figlia Gaia di nove anni.
  • Strage di Pizzolungo (2 aprile 1985): Barbara Rizzo in Asta, signora morta nell'attentato con autobomba contro il sostituto procuratore Carlo Palermo, salvatosi miracolosamente; morti anche Giuseppe e Salvatore Asta, i due figli gemelli di 6 anni della donna.
  • Giuseppe Spada (14 giugno 1985), imprenditore.
  • Beppe Montana (28 luglio 1985), capo della Catturandi della Questura di Palermo. Di ritorno da una gita in mare quando mette piede a terra, viene assassinato a colpi di rivoltella, dritto in faccia, da Giuseppe Lucchese. Il 17 febbraio 1995 la Corte di Assise di Palermo ha condannato i mandanti dell'assassinio Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Francesco Madonia e Bernardo Provenzano, vengono condannati all'ergastolo.
  • Ninni Cassarà (6 agosto 1985), dirigente della squadra mobile di Palermo, e il suo collega Roberto Antiochia, agente di polizia. Nel primo pomeriggio il vicequestore Cassarà stava rientrando a casa, insieme a tre collaboratori. Quando l’Alfetta blindata con i quattro poliziotti entrò nel cortile del palazzo, dall’ammezzato di un edificio di fronte, una decina di delinquenti mafiosi armati di Kalashnikov fecero fuoco. Il vicequestore Cassarà e l’agente Antiochia morirono sul colpo, falciati da decine di proiettili. Un terzo agente venne gravemente ferito. Il quarto agente, l’assistente Natale Mondo, si salvò per miracolo riparandosi sotto alla vettura. Il 17 febbraio 1995, i mandanti dell'assassinio Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Francesco Madonia e Bernardo Provenzano, furono condannati all'ergastolo.
  • Graziella Campagna (12 dicembre 1985), diciassettenne di Saponara (ME) che aveva riconosciuto due latitanti.
  • Claudio Domino (7 ottobre 1986), bambino di 11 anni che stava passeggiando davanti al negozio dei suoi genitori in via Fattori, nel quartiere di San Lorenzo a Palermo. Un giovane a bordo di una motocicletta lo chiamò per nome. Claudio si avvicinò, l'uomo premette il grilletto ed un proiettile lo raggiunse in fronte, tra gli occhi. Morì all'istante. Cosa Nostra attraverso le gabbie del bunker del carcere de L'Ucciardone, avendolo concordato prima, fece leggere a Giovanni Bontade, fratello di Stefano Bontade (anche lui poi ucciso) un comunicato che condannava tale omicidio e che non attribuiva origini mafiose (Per tale comunicato pentiti quali Francesco Marino Mannoia e Giovanni Brusca hanno riferito che Giovanni Bontade fu ucciso l'anno seguente, avendo indirettamente ammesso l'esistenza di Cosa Nostra con quel "Noi..".). Polizia e Carabinieri per mesi brancolarono nel buio. Dopo vari possibili motivi, una recente sentenza in primo grado ha attestato che il piccolo sarebbe stato ucciso perché scomodo testimone di una relazione tra sua madre e Salvatore Graffagnino, titolare di un esercizio commerciale accanto alla cartoleria dei Domino. La mamma di Claudio ha respinto tali accuse. Precedentemente a tale sentenza, fonti confidenziali riferirono alla Squadra mobile che uno dei responsabili era Salvatore Graffagnino, che fu sequestrato il 26 dicembre dell'86, torturato e poi assassinato. Durante gli interrogatori, il padre di Claudio ha sempre smentito quelle voci secondo le quali sarebbe stato avvicinato da esponenti di Cosa Nostra e invitato a non indagare perché: «Claudio era stato vendicato».
  • Giuseppe Insalaco (12 gennaio 1988), ex sindaco di Palermo.
  • Natale Mondo, (14 gennaio 1988), agente di polizia scampato all'attentato in cui persero la vita Ninni Cassarà e Roberto Antiochia, venne ucciso perché si era infiltrato nelle cosche mafiose.
  • Alberto Giacomelli (14 settembre 1988), ex magistrato in pensione.
  • Antonino Saetta (25 settembre 1988), giudice ucciso con il figlio Stefano Saetta.
  • Mauro Rostagno (26 settembre 1988), leader della comunità Saman per il recupero dei tossicodipendenti e giornalista, dai microfoni di una televisione locale faceva i nomi di capi mafia e di politici corrotti. Venne assassinato a Valderice (TP).
  • Giuseppe Montalbano (18 novembre 1988) medico, Camporeale, provincia di Palermo; ucciso perché il suo comportamento corretto dava "fastidio" ad un gregario di Giovanni Brusca che lavorava presso il comune di Camporeale.
  • Pietro Polara (27 febbraio 1989), commerciante di macchine agricole. Venne assassinato a Gela (CL).
  • Antonio D'Onufrio (16 marzo 1989), proprietario terriero a Ciaculli, allenatore di pallacanestro, marito e padre.
  • Gianluigi Barletta (21 aprile 1989), bambino di 10 anni. Venne ferito alla gola durante una sparatoria da un appartenente al clan Cappello.
  • Vincenzo Puccio (11 maggio 1989), mafioso, assassino della famiglia di delinquenti di Ciaculli. Puccio è stato assassinato l'11 maggio 1989 mentre era detenuto al carcere dell'Ucciardone: il killer Giuseppe Marchese gli fracassò la testa nel sonno con un colpo di padella in ghisa. Ad ordinare l'omicidio fu Totò Riina perché Puccio si stava organizzando con alcuni picciotti per prendere il potere assoluto di Cosa nostra che era nelle mani di Riina.
  • Antonino Agostino (5 agosto 1989), agente di polizia, e la moglie Ida Castelluccio, incinta di due mesi.

Anni 1990Modifica

XXI secoloModifica

Anni 2000Modifica

Anni 2010Modifica

  • Enzo Fragalà (26 febbraio 2010), avvocato e politico, ucciso perché indirizzava i suoi clienti all'apertura verso la magistratura.

Note per ricercaModifica

  1. ^ Vittime di mafia. Home. su Facebook dal settembre 2009.
  2. ^ VITTIME DI COSA NOSTRA (PDF), Centro Studi dell'Osservatorio per la Legalità e la Sicurezza. URL consultato il 10 maggio 2018 (archiviato il 10 maggio 2018).
    «a partire dagli albori del fenomeno, fino ai primi anni '60».
  3. ^ Pubblicazione dell'On. Paolo Monello edita nel 2002 in una collana di microstoria della sezione "Storia patria".
  4. ^ Vittime Mafia >> Andrea Orlando, su vittimemafia.it.
  5. ^ a b non uccidiamoli una seconda volta: mario barbato, giorgio pecoraro, su amicidilibera.blogspot.it.
  6. ^ Giorgio Gennaro, su memoriaeimpegno.it (archiviato dall'url originale il 24 ottobre 2017).
  7. ^ Giovanni Zangàra, su memoriaeimpegno.it (archiviato dall'url originale il 24 ottobre 2017).
  8. ^ sicilia.admaioramedia.it
  9. ^ Domenico, Mario e Pietro Paolo Spatola, su Memoria e impegno con Libera, 16 gennaio 2017. URL consultato il 9 maggio 2018 (archiviato dall'url originale il 10 maggio 2018).
  10. ^ Alessandro Gilleri, Dopo Monti: Liberalsocialismo: L’alternativa ai populismi per uscire dal pantano della Seconda Repubblica, Youcanprint, 2013, ISBN 88-911-0400-0.
    Visualizzazione limitata su Google Libri: Dopo Monti: Liberalsocialismo: L'alternativa ai populismi per uscire dal pantano della Seconda Repubblica, su books.google.it.
  11. ^ Gaetano Minuta, Una vita per vincere. Biografia di Nicasio Triolo
  12. ^ Scheda su vittimemafia.it
  13. ^ Francesco Viviano, DELITTI POLITICI, FU SOLO COSA NOSTRA, la Repubblica, 13 aprile 1995. URL consultato il 7 giugno 2018 (archiviato il 28 maggio 2017).
  14. ^ Sportello Scuola e Università della Commissione Parlamentare Antimafia
  15. ^ ' Uccise Il Capitano Basile' Per Riina È Il Carcere A Vita - La Repubblica.It
  16. ^ a b c d Riina fa il tris di ergastoli. Corriere della Sera. Archivio. 5 luglio 1994.
  17. ^ (EN) AmericanMafia.com - Feature Articles 486
  18. ^ STORIA DI EMANUELA MORTA IN DIVISA A VENTIQUATTRO ANNI, su repubblica.it.
    «Emanuela Loi è la prima donna poliziotto morta in servizio».
  19. ^ Copia archiviata, su centroimpastato.it. URL consultato l'8 ottobre 2008 (archiviato dall'url originale il 9 ottobre 2008).
  20. ^ Articoli di Riccardo Lo Verso, MAFIA Inghiottito dalla lupara bianca Dichiarato morto 16 anni dop, in LIVESICILIA, Martedì 20 Agosto 2013.
  21. ^ CerignolaViva il portale di Cerignola - Notizie ed eventi a Cerignola, turismo a Cerignola, hotel ristoranti e bed & breakfast a Cerignola, su www.cerignolaviva.it. URL consultato il 23 maggio 2016.
  22. ^ Rosanna, 8 Settembre 1999 Cerignola (FG). Ucciso Hiso Telaray, giovane albanese di 22 anni, per non aver ceduto al ricatto dei caporali.., su www.vittimemafia.it. URL consultato il 23 maggio 2016.
  23. ^ Redazione, Mesagne. Hiso Telaray ucciso dalla mafia, il cortometraggio, su www.ilgazzettinobr.it. URL consultato il 23 maggio 2016.
  24. ^ http://sicania.spazioblog.it/ Sicania

Voci correlateModifica