Campo di Giove

comune italiano
Campo di Giove
comune
Campo di Giove – Stemma Campo di Giove – Bandiera
Campo di Giove – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
ProvinciaProvincia dell'Aquila-Stemma.svg L'Aquila
Amministrazione
SindacoGiovanni Di Mascio[1] (Lista Civica Nuovi orizzonti 2.0) dal 07/05/2012 (2º mandato)
Territorio
Coordinate42°00′40″N 14°02′25″E / 42.011111°N 14.040278°E42.011111; 14.040278 (Campo di Giove)Coordinate: 42°00′40″N 14°02′25″E / 42.011111°N 14.040278°E42.011111; 14.040278 (Campo di Giove)
Altitudine1,064 m s.l.m.
Superficie28,9 km²
Abitanti794[2] (31-5-2019)
Densità27,47 ab./km²
Comuni confinantiCansano, Pacentro, Palena (CH)
Altre informazioni
Cod. postale67030
Prefisso0864
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT066015
Cod. catastaleB526
TargaAQ
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Nome abitanticampogiovesi
PatronoSant'Eustachio
Giorno festivo20 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Campo di Giove
Campo di Giove
Campo di Giove – Mappa
Posizione del comune di Campo di Giove all'interno della provincia dell'Aquila
Sito istituzionale

Campo di Giove è un comune italiano di 794 abitanti[2] della bassa provincia dell'Aquila, al confine con la provincia di Chieti, in Abruzzo. Fa parte della Comunità montana Peligna e del Parco Nazionale della Majella. Situato ai piedi del versante sud-occidentale della Majella, è un'importante località di villeggiatura estiva ed invernale, con la presenza dell'omonima stazione sciistica.

StoriaModifica

Origini e periodo italico-romanoModifica

La zona orientale della Majella fu abitata sin dal Paleolitico, poiché non molto lontano, presso il comune di Lama dei Peligni, fu rinvenuto il cranio del cosiddetto "Uomo della Majella". Del Neolitico presso il cosiddetto pagus sul laghetto del Tescino risale una pietra scheggiata dagli uomini primitivi. Tuttavia presenze stabili nel territorio si hanno nel VI secolo a.C., quando il villaggio originario era formato da un insieme di pagi, situati presso le zone di Pian de' Tòfani, dell'Ara e di Guado di Coccia.

Verso il 300 a.C. nel campo dell'Ara di Coccia sorse un tempio dedicato a Giove. Il posto prese il nome di Campus Jovis, da cui la denominazione attuale del paese. Secondo la leggenda, durante una battaglia tra Peligni e Romani, guidati da Quinto Fabio Massimo, svoltasi nella zona, presso il cosiddetto Colle della Battaglia, i primi credettero di aver vinto, quando all'improvviso scoppiò un tremendo temporale che capovolse le sorti dello scontro e i Romani, in segno di riconoscenza per la vittoria ottenuta più per motivi legati alla pioggia che per le loro capacità militari, vollero innalzare un tempio a Giove presso il campo dell'Ara di Coccia, dove oggi si trova la chiesa di Sant'Eustachio[3]; tuttavia venne eretto anche un altro tempio, dedicato però a Giove Anxur, su una piana situata sopra l'abitato, dove tuttora si scorgono i resti.

 
Resti del tempio di Giove Anxur

Subito dopo, nella zona, attraversata non molto lontano dalla Via Minucia, una delle vie imperiali più importanti, fu formata una mansio, ossia una stazione di posta, di sosta e di ristoro, dove tra il 217 e il 211 a.C. passò più volte Annibale con il suo esercito durante i suoi spostamenti da e verso Roma[4]. L'area, ricca di terreni adatti al pascolo, corrispondente all'odierno Altopiano di Quarto Santa Chiara, veniva utilizzata dai pastori per compiere il rito della transumanza. Si può dire quindi che la zona durante tutta la durata dell'Impero romano attraversò un periodo di relativa stabilità.

MedioevoModifica

Dopo la caduta dell'Impero romano, avvenuta nel 476 d.C., i Goti, i Vandali e i Longobardi saccheggiarono la Valle Peligna, colpendo anche il pagus di Campo di Giove. Nell'VIII secolo sopraggiunsero anche i Franchi e i Saraceni, oltre agli Ungari e ai Normanni nel IX e X secolo. Una notizia riporta che nel 937 presso Campo di Giove gli abitanti della zona riuscirono a sorprendere ed annientare una colonia di Ungari intenta ad oltrepassare il Valico della Forchetta con un ricco bottino.

Il villaggio romano intanto venne definitivamente abbandonato e gli abitanti dei vari pagi si radunarono in un podium e iniziarono a difendersi dai barbari costruendo nuove case e delimitando i confini con delle mura perimetrali. In poco tempo il podium divenne oppidum, ossia un castello non fortificato, e contava quattro porte urbiche (chiamate oggi Porta Cauto, Porta della Serra, Porta delle Scalate sante e Porta del Supporto) poste lungo le mura perimetrali, cui si aggiunse prima del 1584 una quinta (Porta Belprato)[5].

Parallelamente nella comunità cominciò a diffondersi il cristianesimo, grazie alla presenza in paese di alcuni monaci dell'Abbazia di San Vincenzo al Volturno, quivi stabilitisi, che impartivano agli abitanti i doveri religiosi e civili. Nel 1183 una bolla di Papa Lucio III documentava la presenza di una chiesa dedicata a San Michele Arcangelo situata nella vicina Cansano.

Il feudo contava nell'XI secolo 24 famiglie ed il castello, tassato 20 once annue, forniva 2 cavalieri e 4 scudieri[6]. In questo periodo il suo territorio fu attraversato da Ugo I di Vermandois, intento a recarsi con il suo esercito in Terrasanta per la prima crociata[7]. Il feudo nel 1073 venne ceduto ai monaci dell'Abbazia di Montecassino da Oddone di Pettorano sul Gizio, il quale l'aveva ottenuto grazie ad una donazione fattagli dai predetti monaci volturensi.

Più avanti negli anni, nel XIII secolo, Campo di Giove venne frequentato da Papa Celestino V e i suoi discepoli, tra cui Roberto da Salle, i quali praticavano la via dell'eremitaggio per adorare il Signore. Durante il suo passaggio, Pietro (questo il suo nome prima di divenire Papa) ebbe modo di far erigere a Sulmona l'eremo di Sant'Onofrio al Morrone e a Campo di Giove l'eremo della Madonna di Coccia e il convento di Sant'Antonino, situato fuori dalle mura della città, oggi scomparso, mentre da Roberto la Grotta di Sant'Angelo presso Lama dei Peligni[8].

 
L'eremo della Madonna di Coccia, uno degli edifici religiosi fondati da Papa Celestino V durante il suo eremitaggio

Nel 1280 il feudo fu diviso in due parti, entrambe governate dai baroni di Colledimacine: una metà dai fratelli Galgano ed Oderisio di Bifero, mentre l'altra dal loro fratello Luca e dai suoi nipoti Tommaso ed Andrea di Bifero[9]. Nel 1294 Bartolomeo Galgano divenne signore del feudo. Nel 1304 Campo di Giove fu donata dal Re del Regno di Napoli Carlo II d'Angiò a Tommaso Piscicelli che la governerà fino alla sua morte, avvenuta il 7 dicembre 1334[10][11]. Il feudo andò quindi al barone De Capite di Sulmona, a Roberto di Licinardo e alla sua morte, avvenuta intorno al 1342, alla sorella Giovanna[12][13], che dovettero combattere contro lo strapotere sempre maggiore delle famiglie Caldora e Cantelmo, la prima schierata con gli Angioini, mentre l'altra con gli Aragonesi, pretendenti al trono del Regno.

 
Giacomo Caldora, il primo della famiglia che assunse il controllo dei castelli della Majella e della Val di Sangro, fortificando anche quello di Campo di Giove, successivamente trasformato in un palazzo residenziale

Nel 1383 Giacomo Cantelmo, 6º signore di Popoli, conquistò Campo di Giove, essendosi ritirato dalla vita di corte napoletana, data l'instabilità del governo del Re Carlo III d'Angiò-Durazzo. Il feudo passò poi al figlio secondogenito Berlingiero Cantelmo, 1º conte d'Arce e gran camerlengo del Regno di Napoli, e fu confermato prima dal sovrano napoletano e poi dal suo successore Ladislao d'Angiò-Durazzo. Questi morì prematuramente e lasciò nel testamento come bali e tutori del suo unico figlio Giacomo, rimasto orfano (la madre Maria Caldora, figlia di Luigi, era morta prima del padre Berlingiero), la sorella Rita Cantelmo, all'epoca vedova di Giovanni Antonio Caldora, e il loro figlio primogenito Giacomo Caldora[14]. Giacomo Cantelmo ereditò così tutti i feudi e i titoli nobiliari del padre, ma poiché aveva meno di 7 anni il Re Ladislao li riassegnò provvisoriamente a suo cugino Giacomo Caldora[15][16], il quale, a sua volta, per governare meglio i suoi vasti possedimenti, diede il feudo di Campo di Giove in subvassallaggio con il grado di capitano a Francesco Riccardi[17][18]. Raggiunta la maggiore età, il 31 ottobre 1417 Giacomo Cantelmo vi fu in essi reintegrato ed accadde che non molto tempo dopo Raimondo Caldora, fratello minore di Giacomo, li occupò con il suo esercito, costringendolo a muovergli guerra insieme al nipote Antonio Cantelmo e a sottrargli con la forza tutti i suoi feudi[15][16]. Questo perché entrambi seguitavano per fazioni rivali: Giacomo per quella dei Durazzo, mentre Raimondo per quella degli Angioini. Di conseguenza Giacomo Caldora per vendicare il fratello nel 1419 tolse a Giacomo Cantelmo i feudi di Campo di Giove e Pacentro, che gli verranno restituiti nel 1422 per ordine della Regina Giovanna II d'Angiò-Durazzo e passeranno alla morte di questi al nipote Antonio Cantelmo[15][16]. Giacomo Caldora quindi all'inizio del 1421 rinforzò il feudo di Campo di Giove munendolo di torri e pezzi di artiglieria ed elevandolo così al rango di castrum[19].

 
Braccio da Montone, che nel 1421 assediò per tre giorni consecutivi il paese e poi lo saccheggiò

Sempre nello stesso anno Campo di Giove venne assediata dal capitano di ventura Braccio da Montone che guidava l'esercito napoletano contro i feudi ribellatisi al dominio della Regina Giovanna II d'Angiò-Durazzo (Giacomo Caldora, inizialmente schierato con gli Angioini, era nel frattempo passato dalla parte degli Aragonesi). Dopo tre giorni continui di attacchi i soldati nemici riuscirono a penetrare nel paese e lo saccheggiarono. Braccio diede ordine ai suoi soldati di uccidere tutte le guardie poste in sua difesa, risparmiando le donne e i bambini[20][21][22]. Il vicolo ripido e stretto da cui entrarono i nemici (ha origine dalla Porta della Serra) fu da essi incendiato e in memoria di tale accaduto prese poi il nome di Via del Sacco[23]. L'intero avvenimento è stato tramandato dallo storico Giovanni Antonio Campano:

«Braccio soggiogata Sulmona per non metter tempo in mezzo, e per isgrauare quelli, che gli erano già diuenuti amici, cauò con grandissima prestezza le genti dalla città, e mosse il campo uerso Capogiogo, la qual terra era del Conte Iacomo Caldora, huomo infin dalla mia fanciullezza di gran nobiltà, e potenza, e hauendo i terrazzani ricusato ogni conditione di pace, furono presi tutti, insieme con la terra per forza, e siccome furono i primi à tentar l'impeto de' nemici, così furono anco i primi a non poterlo sostenere, e ogni cosa fu data liberamente in preda à soldati, eccetto le donne, e fanciulli.»

(Giovanni Antonio Campano, Capogiogo, preso e messo a sacco, in L'historie et vite di Braccio Fortebracci detto da Montone, et di Nicolò Piccinino pervgini, Venezia, 1572, p. 105)

Dopo aver strenuamente difeso il paese, Giacomo Caldora riuscì a stento a fuggire e si diresse a Castel di Sangro, che cadrà poi anch'esso nelle mani degli avversari[24]. In seguito a causa di alcuni avvenimenti i due condottieri invertirono i loro partiti: il Caldora rientrò nelle grazie della Regina Giovanna, mentre il Montone passò al soldo del pretendente Alfonso V d'Aragona e in più ricevette la scomunica dal Papa Martino V. Nel 1424 la sovrana napoletana nominò Giacomo Caldora gran connestabile del Regno di Napoli e lo spedì alla volta di L'Aquila, dove Braccio aveva posto l'assedio da più di un anno, non prima di aver conquistato numerosi feudi, distrutto vari castelli e commesso atroci delitti in quasi tutto l'Abruzzo. La battaglia finale fu feroce e cruenta e decise il destino di gran parte della penisola italiana. Giacomo Caldora, appoggiato da Francesco Sforza, vinse la battaglia e Braccio da Montone morì, forse ucciso dal Caldora stesso[25]. Subito dopo Giacomo liberò con il suo esercito Campo di Giove, rimasta in mano ad alcuni mercenari di Braccio. La Regina Giovanna, per ricompensarlo per questo e per altri successivi successi ottenuti in campo militare, gli diede il Ducato di Bari, rendendolo così il feudatario più potente del Regno di Napoli.

Morto Antonio Cantelmo a Mondragone il 17 ottobre 1439, il feudo di Campo di Giove venne ereditato dal figlio secondogenito Onofrio Gaspare[26]. Un mese dopo, il 15 novembre, morì anche Giacomo Caldora, durante l'assedio di Colle Sannita. Poco dopo, Antonio Caldora, figlio primogenito di Giacomo, riuscì a riprendersi il feudo[27], che però riperse nel 1464 dopo essere stato fatto prigioniero durante l'assedio di Vasto: tutti i suoi feudi per volere del suo avversario Ferrante d'Aragona, succeduto al padre Alfonso V nel trono napoletano, furono confiscati ed assegnati alle persone di corte a lui più vicine e fedeli. Da allora il declino della famiglia Caldora fu inarrestabile. Campo di Giove, che all'epoca contava 82 fuochi e 410 abitanti[28], venne assegnata al gran cancelliere Valentino Claver[29] che la mantenne fino al 1473, anno in cui la vendette a Vito Nicola di Procida, il quale la possedette fino al 13 ottobre 1483, quando suo figlio Gianfrancesco la cedette a Simonetto Belprato. Da quest'ultimo passò nel 1488 direttamente al nipote Giovanni Vincenzo (Michele Belprato, figlio di Simonetto e padre di Giovanni Vincenzo, era morto prematuramente)[30]. Tuttavia dal 1495 al 1498 fu in mano a Cesare Valignano, il quale l'ebbe per i servigi resi a Carlo VIII di Francia, ma la perdette con l'arrivo in Italia degli Spagnoli[31]. Tornò così a Giovanni Vincenzo Belprato e passò alla sua morte al suo unico figlio Giovanni Berardino[32][33].

 
Cesare Valignano, feudatario di Campo di Giove dal 1495 al 1498

Cinquecento, Seicento e SettecentoModifica

Durante la reggenza di Giovanni Berardino Belprato, nel 1509, Giovanni Battista Caldora, nipote di Antonio, tentò invano di recuperare Campo di Giove[34][32]. Morto il Belprato, nel 1520 il feudo passò al figlio primogenito Giovanni Vincenzo, indi al di lui figlio Giovanni Berardino e al nipote Carlo[30]. L'unica figlia di quest'ultimo, Virginia, lo porterà in via dotale al marito Giovanni Tommaso di Capua e dunque ai suoi discendenti[30]. Parallelamente, sempre nel Cinquecento, per un breve periodo tornerà in mano alla famiglia Bifero, nella persona di Antonio Angelo[35]. Si entra quindi nel Seicento e tra i vari feudatari vi saranno i Ricciardi, proprietari dell'omonimo Palazzo.

Il Settecento iniziò invece con nefasti avvenimenti poiché il paese nel 1706 fu gravemente danneggiato dal terremoto della Maiella, che ebbe l'epicentro proprio a Campo di Giove, nella faglia della montagna sopra il borgo. Nonostante la forza catastrofica della scossa, il paese resistette anche se però gran parte degli edifici furono danneggiati: castello medievale compromesso, chiese distrutte, case abbattute.

Campo di Giove però ben presto si risollevò, anche se il feudo era ora politicamente instabile: il 30 gennaio 1715 fu venduto a Francesco Recupito, poi da suo figlio Donato fu ceduto agli Sciarra Colonna. A livello giuridico Campo di Giove dipendeva da Introdacqua e tali tribunali funzionarono fino all'abolizione del feudalesimo, avvenuta nel 1806, con il dominio francese. E fu così che nel 1799 Campo di Giove andò in mano ai francesi di Gioacchino Murat, che la incluse nel giustizierato dell'Abruzzo Ulteriore Secondo, nel distretto di Sulmona.

OttocentoModifica

Durante il periodo pre-unitario a Campo di Giove non si ebbero moti carbonari o pro-Italia poiché era sufficiente il semplice controllo amministrativo della giunta comunale. Tuttavia i problemi si crearono dopo l'Unità d'Italia, nel 1861, quando per gli sconvolgimenti politici il paese fu abbandonato a se stesso. Si sviluppò allora il fenomeno del brigantaggio e il 14 agosto dell'anno seguente (1862) si distinse in paese Francescantonio Cappucci, che assaltò il Palazzo Ricciardi. Per tutta la Majella il brigantaggio dilagò e nella zona operò anche la banda di Fabiano Marcucci, detto Primiano, noto brigante campogiovese[36]. Ben presto l'esercito piemontese represse nel sangue il fenomeno del brigantaggio, costruendo un fortino sul massiccio della montagna, noto come Blockhaus.

Verso la fine dell'Ottocento, nel 1897, venne realizzata la ferrovia Sulmona-Isernia, che attraversa vari comuni della Majella, tra cui Campo di Giove, in corrispondenza dell'omonima stazione. Tale realizzazione fu molto importante, in quanto significava sinonimo di progresso per l'economia locale e poneva fine all'isolamento montano[37].

NovecentoModifica

Nel 1933 Campo di Giove subì alcuni danni a causa di un nuovo terremoto della Majella, di magnitudo inferiore a quello del 1706, ma pur sempre lesivo per i borghi montani circostanti.

Quando in paese entrò il fascismo si registrarono alcuni episodi di soprusi e violenze. Ancor peggiore fu la repressione nazista delle rivolte, durante la seconda guerra mondiale, quando nel 1943 ci fu la ritirata dell'esercito lungo la Linea Gustav. Campo di Giove divenne il quartier generale tedesco per la sua posizione strategica, e quindi non distrutta, come i nazisti facevano con i borghi circostanti, adottando la tattica della "terra bruciata".

 
Il generale Albert Kesselring, che condusse l'esercito nazista a Campo di Giove durante la seconda guerra mondiale. Il paese non subì bombardamenti, ma episodi di soprusi e violenze e fu usato come campo di prigionia

Il 15 ottobre 1943 i partigiani tennero un'imboscata a dei camion tedeschi; due giorni dopo, durante i rastrellamenti, l'intera popolazione di Campo di Giove fu minacciata di eccidio se non si fossero trovati i partigiani responsabili. Il 7 novembre gli abitanti furono evacuati per consentire lo svolgimento delle operazioni militari che durarono fino agli inizi del 1944, quando il fronte si spostò a Cassino. Dopo la fine della battaglia, nel mese di giugno, il paese fu abbandonato dai tedeschi e la popolazione locale poté rientrarvi ed esporre sul Guado di Coccia la bandiera bianca, in segno di resa[38].

Epoca odiernaModifica

Durante il dopoguerra ci fu una lenta ripresa, anche se negli anni sessanta il fenomeno dell'emigrazione cominciò ad interessare fortemente il paese. Per far fronte al problema, Campo di Giove decise di sfruttare i punti di forza della montagna, così come stava accadendo nei vicini comuni di Pescocostanzo e Roccaraso, costruendo degli impianti di risalita sciistici presso la località di Le Piane, incentrando l'economia prevalentemente sul turismo montano invernale. Agli inizi degli anni novanta venne attivata a Campo di Giove una seconda stazione ferroviaria, denominata stazione di Campo di Giove Majella, migliorando così i collegamenti per servire gli impianti di risalita sciistici[39].

Attualmente è una rinomata stazione sciistica ed importante località di villeggiatura estiva, iscritta nella lista dei comuni del Parco Nazionale della Majella.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Architetture religioseModifica

Chiesa madre di Sant'EustachioModifica

 
Dipinto della Majella sullo sfondo della chiesa madre di Sant'Eustachio (opera di Vincenzo Alicandri)
 
Chiesa madre di Sant'Eustachio

Si tratta di una delle prime chiese del paese, nonché di quella principale (madre), poiché vi è custodita la statua di Sant'Eustachio, patrono di Campo di Giove. È sorta, secondo la tradizione, sui resti del tempio romano di Giove verso il XII secolo, secondo le prime documentazioni. La chiesa attuale risale alla ricostruzione post sisma del 1706 ed ha aspetto prevalentemente barocco. La facciata presenta un andamento a salienti, con portale centrale rettangolare sormontato da timpano spezzato, decorazione che si ripete nella finestra di sopra. Ai lati del portale ci sono altri due accessi minori; decentrato rispetto alla facciata spicca il campanile medievale a pianta quadrata con cuspide piramidale. L'interno è a tre navate e rispecchia in parte l'impianto antico, avente il transetto e il coro rettangolari. La navata centrale è rimarcata da trabeazione in pietra con mensole; quelle laterali sono arricchite da altari realizzati tra il XVI-XVII secolo. Nel transetto è posto l'altare della Madonna del Rosario con una tela del 1578, raffigurante la Vergine che offre il Rosario a San Domenico e a Santa Caterina da Siena. All'ingresso si trova una piccola fonte battesimale in pietra del 1587, finemente intagliata. Il coro ligneo sarebbe dei maestri di Pescocostanzo, oppure di Paolo Balcone, che realizzò quello del complesso della Santissima Annunziata a Sulmona (1577). Antistante la chiesa vi è un giardino, di ridotte dimensioni, con un parco giochi per bambini.

Chiesa di San RoccoModifica

Seconda chiesa del paese, è di aspetto più modesto rispetto a quello della chiesa madre; probabilmente fondata nel XVI secolo, dopo la pestilenza che colpì Campo di Giove, quando iniziò a diffondersi in Abruzzo il culto di San Rocco, protettore del morbo. Della chiesa originaria rimane poco, perché ricostruita daccapo dopo il terremoto del 1706. La facciata a coronamento orizzontale è inquadrata da cantonali in pietra da taglio e presenta nel mezzo un portale in pietra, con cornice modanata e timpano semicircolare, sormontato da una finestra rettangolare a coronamento orizzontale, inserito tra due finestre quadrangolari. Il campanile attuale è costituito da una semplice finestrella, posta in alto a sinistra nella facciata principale, con la campana. L'interno è a navata unica, molto sobrio, con una statua lignea del santo del 1529, posta presso l'altare centrale.

Chiesa di San MatteoModifica

Situata lungo la via omonima, nel moderno centro, è una cappella campestre del XVIII secolo, con facciata a coronamento orizzontale, che rispecchia lo stile classico delle chiese romaniche abruzzesi. Il portale, un tempo romanico, oggi è moderno. Il campanile a vela è posto in alto a sinistra nella facciata principale. L'interno, molto semplice, è a navata unica.

Ex Chiesa di San PaoloModifica

La chiesa di San Paolo è stata sconsacrata e si trova nella parte antica del paese, nei pressi del Palazzo del Castello. Probabilmente è di stile medievale, anche se è stata modificata dopo il sisma del 1706. Il suo stile molto grezzo la fa quasi confondere con le case del borgo antico. Probabilmente fu usata come cappella privata dei castellani. Attualmente è collegata al centro polifunzionale di Casa Quaranta.

Eremo della Madonna di CocciaModifica

Eremo della Madonna di Coccia, una delle più antiche chiese del paese che si trova nella località Guado di Coccia, costruita presso una grotta, rifugio di pastori, viandanti ed eremiti. Probabilmente è medievale, ma il restauro attuale è datato 1748. Prima del 1706 la chiesa era molto più grande, come testimoniano i ruderi situati accanto alla piccola cappella; tale tempietto è composto da due ambienti: la chiesa cristiana e un piccolo dormitorio in basso, abitazione degli eremiti. La facciata a capanna è molto semplice, presentando un portale settecentesco rimontato con il materiale del precedente medievale, con la scritta:

(LA)

«D. O. M.
Ad onorem B. V. Maria
Michele Vella p. [pro] sua
divotione restauravit
A. D. 1748.
»

(IT)

«A Dio, il più buono, il più grande.
All'onore della Beata Vergine Maria
Michele Vella per sua
devozione restaurò
nell'anno del Signore 1748

(Incisione latina presente nel portale)

Ex Convento di Sant'AntoninoModifica

Situato poco fuori dal centro abitato, nei pressi della Contrada Sant'Antonino e di una fonte della Majella, a 1500 m s.l.m., era un edificio religioso di modeste dimensioni. Venne costruito tra il 1264 ed il 1274, dopo che Papa Urbano IV ne approvò la richiesta di edificazione redatta da Pietro da Morrone[8].

Architetture civiliModifica

Palazzo del CastelloModifica

 
Veduta della parte alta ed antica del borgo: a destra il Palazzo del Castello e a sinistra il Palazzo Ricciardi con in alto la torre colombaia

Si trova in Largo Castello, costruito nel XVI secolo sopra l'antico castello. L'ingresso principale è costituito da un portale in pietra con arco a tutto sesto, sovrastato da una nicchia che accoglie una figura antropomorfa, elemento originario, così come lo sono le finestre a coronamento orizzontale del primo piano. Inequivocabilmente cinquecentesca è la loggia situata all'ultimo piano, che si apre sulla piazza. Presenta quattro fornici con archi a tutto sesto e semplici capitelli cubici. Il castello si trova nella parte più alta del paese, che si eleva sopra una roccia, e conserva poco della pianta originaria, probabilmente ellittica, come dimostra lo spicchio meglio conservatosi, poiché il resto si fonde con le case del borgo antico. Da sinistra si collega al Palazzo Ricciardi, sede del municipio del paese. Fu abitato principalmente dalle famiglie Cantelmo e Caldora.

Palazzo RicciardiModifica

Situato in Piazza Regina Margherita, risale al XVIII secolo e fu costruito dalla famiglia Ricciardi di origine napoletana. Il palazzo presenta una massiccia struttura in pietra e una facciata suddivisa in tre livelli. Sul primo vi è una serie di finestre di forma quadrata, nel cui centro è posto il portale in pietra a tutto sesto. Il secondo livello presenta una serie di finestre rettangolari a coronamento orizzontale; quella centrale è arricchita da un'imponente balconata sostenuta da mensole. Sull'ultimo livello vi è il piano di mezzo, in cui si succedono delle piccole aperture ellittiche. A sovrastare l'ingresso c'è una torre colombaia centrale a pianta quadrata. Attualmente ospita il municipio del paese.

Palazzo NanniModifica

 
Palazzo Nanni

Palazzo settecentesco su Piazza Duval, ha la facciata principale divisa in tre livelli con un portale in pietra a tutto sesto, a coronamento rettilineo preceduto da un doppio sedile, alle cui estremità sono poste le statue di due leoni. Il secondo e il terzo livello sono scanditi da finestre con timpano semicircolare. Restaurato nel Novecento, presenta all'interno una sala conferenze, una biblioteca e una sala per l'accoglienza turistica. Nella parte posteriore del palazzo vi è un ampio cortile, utilizzato occasionalmente per il mercato, con una piccola arena, utilizzata in estate per svolgere spettacoli musicali. Prende il nome dalla famiglia Nanni che l'abitò.

Palazzo delle LoggeModifica

 
Palazzo delle Logge

Situato sul lato sinistro di Palazzo Nanni, sempre su Piazza Duval, risale al XVI secolo ed è uno degli edifici storici del paese. Caratteristica di tale edificio sono le loggette situate sull'ultimo piano (l'intera struttura si sviluppa su due livelli), che conferiscono il nome allo stabile e risultano essere l'ultimo baluardo dell'originaria versione, completamente deturpata.

Casa QuarantaModifica

Tipico esempio di casa rinascimentale abruzzese, si trova nella parte antica del borgo. Fu di proprietà della famiglia Quaranta. Conservatasi perfettamente, oggi ospita un centro polifunzionale insieme al Museo delle Tradizioni Locali. L'edificio si articola su tre livelli, presentando l'elemento architettonico del "vignale", ossia il pianerottolo con la scalinata da cui ci si affaccia all'ingresso. Sulla facciata che guarda su Via Quaranta è collocato il piano terra, in corrispondenza del quale si apre una piccola finestra al piano superiore. Il prospetto settentrionale, occupato da una scala con parapetto in pietra che conduce al secondo piano, è arricchito da una finestra a tutto sesto del medesimo stile di quella collocata su Via Quaranta. L'interno è completamente restaurato, avendo perso lo stile originario, tranne le mensole in pietra scolpita. Tra le opere conservate nel museo ci sono le sculture del noto scultore locale Liborio Pensa.

Casone BelpratoModifica

Edificio storico di origine contadina, realizzato con pietre della Majella, è situato nella parte antica del paese, nei pressi della Porta Belprato. Lo stabile prende il nome dalla famiglia Belprato che l'abitò. Presenta elementi architettonici risalenti al XV e al XVI secolo. Degno di nota è un mascherone in pietra scolpito in uno spigolo dell'edificio per allontanare gli spiriti maligni[40][41].

Parco Nazionale della MajellaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Parco Nazionale della Majella, Passo San Leonardo e Riserva regionale Bosco di Sant'Antonio.

Nel territorio, incluso nel Parco Nazionale della Majella, si accede a diverse riserve naturali, come il bosco di Sant'Antonio, a confine con Pescocostanzo, al Guado di Coccia, dove vi è l'eremo della Madonna di Coccia, oppure ci si avvia verso Pacentro lungo il Passo San Leonardo e la piana di Fonte Romana. Nella località Le Piane, poco distante dal paese, si trova la stazione sciistica del comune.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[42]

Tradizioni e folcloreModifica

EconomiaModifica

TurismoModifica

Campo di Giove oggi è una meta turistica adatta per vacanze rilassanti. Seguendo il tracciato della linea ferroviaria turistica Sulmona-Isernia è possibile raggiungere a sud gli Altipiani maggiori d'Abruzzo, mentre a nord e ad est è una porta d'accesso al massiccio della Majella e al relativo parco.

Nel mesi estivi vengono organizzate attività, feste e spettacoli a cura della Pro Loco, tra cui i festival musicali Campo di note e Muntagninjazz Festival.

 
Roberto Gatto in uno dei concerti della rassegna Campo di note

Negli anni gli eventi musicali hanno ospitato protagonisti assoluti della musica jazz e classica, come Ares Tavolazzi, Danilo Rea, Enzo Pietropaoli, Fausto Mesolella, Gabriele Mirabassi, Giovanni Bellucci, Luca Mannutza, Luca Signorini, Luciano Biondini, Rita Marcotulli, Roberto Gatto e Roberto Taufic.

Infrastrutture e trasportiModifica

FerrovieModifica

Era attiva la ferrovia Sulmona-Isernia, con fermate nella stazione di Campo di Giove e nella stazione di Campo di Giove Majella (in quest'ultima per accedere alla stazione sciistica) e con collegamenti con Sulmona, Isernia, L'Aquila, Roma, Pescara e Napoli, ma il servizio ordinario è stato sospeso l'11 dicembre 2011[43][44][45]. Il 17 maggio 2014 è stata riaperta come ferrovia turistica[46].

AmministrazioneModifica

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
23 aprile 1995 12 giugno 1999 Liborio D'Amore Lista Civica di Centro-sinistra Sindaco [47]
13 giugno 1999 29 luglio 2001 Franco Di Paolo Lista Civica Sindaco [48][49]
30 luglio 2001 27 maggio 2002 Vittorio Di Iorio Lista Civica Vicesindaco [50]
28 maggio 2002 6 maggio 2012 Vittorio Di Iorio Lista Civica di Centro-destra (2002-2007)
Lista Civica (2007-2012)
Sindaco [51][52]
7 maggio 2012 in carica Giovanni Di Mascio Lista Civica Nuovi Orizzonti Sindaco [53][1]

SportModifica

CalcioModifica

Il comune di Campo di Giove possiede un'unica società calcistica, il "Majella United", attualmente militante in Terza Categoria (Girone B della provincia dell'Aquila), nono ed ultimo livello del campionato italiano di calcio[54][55][56]. Gioca le proprie partite casalinghe nello stadio "Campo Sportivo Comunale". I colori della squadra sono il bianco e il rosso.

SciModifica

Il comune è dotato di impianti sciistici, composti da 1 seggiovia e da 4 sciovie, che salgono sino a 2.360 m s.l.m., sui pendii della "Tavola Rotonda", risultando gli impianti più elevati degli Appennini. L'attività sportiva dello sci costituisce uno dei punti di forza per il turismo del paese.

Altri sportModifica

È inoltre possibile praticare altri sport in quanto il comune possiede un campo da calcio a 5, un campo da basket e da pallavolo, due campi da tennis, una pista di pattinaggio, una pista ciclabile e da jogging e il parco avventura Maja Park[57][58].

NoteModifica

  1. ^ a b Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative dell'11 giugno 2017, su elezionistorico.interno.it.
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 maggio 2019.
  3. ^ Mauro D'Amico, Campo di Giove. I 38 Paesi del Parco Nazionale della Majella, Pescara, Multimedia Edizioni, pp. 93-95.
  4. ^ Mauro D'Amico, Campo di Giove. I 38 Paesi del Parco Nazionale della Majella, Pescara, Multimedia Edizioni, pp. 81-82.
  5. ^ Mauro D'Amico, Campo di Giove. I 38 Paesi del Parco Nazionale della Majella, Pescara, Multimedia Edizioni, pp. 134-140.
  6. ^ Angelo Ferrari, Feudi prenormanni dei Borrello tra Abruzzo e Molise, Editrice UNI Service, 2007, p. 166.
  7. ^ Mauro D'Amico, Campo di Giove. I 38 Paesi del Parco Nazionale della Majella, Pescara, Multimedia Edizioni, p. 82.
  8. ^ a b Mauro D'Amico, Campo di Giove. I 38 Paesi del Parco Nazionale della Majella, Pescara, Multimedia Edizioni, p. 120.
  9. ^ Anton Ludovico Antinori, Raccolta di memorie istoriche delle tre provincie degli Abbruzzi, vol. 2, Napoli, 1782, p. 159.
  10. ^ Carlo De Lellis, Discorsi delle famiglie nobili del Regno di Napoli, vol. 2, Napoli, 1663, pp. 33-34.
  11. ^ Giovanni Vincenzo Ciarlanti, Memorie historiche del Sannio, chiamato oggi Principato Ultra, Contado del Molise, e parte di Terra di Lavoro, province del Regno di Napoli, vol. 4, Campobasso, 1823, p. 195.
  12. ^ Appartenente alla famiglia Licinardo, anticamente denominata Luczinardo, Giovanna era la moglie di Gentile di Lettopalena e sorella del barone di Pacentro Roberto di Licinardo, marito di Margherita di Braj. Fu baronessa di Pacentro e signora di Campo di Giove, Gamberale, Lama dei Peligni e Pizzoferrato.
  13. ^ Abbazia di Montecassino, I regesti dell'archivio, vol. 3, a cura di Tommaso Leccisotti, Roma, Ministero dell'Interno, 1966, p. 211.
  14. ^ Carlo De Lellis, Discorsi delle famiglie nobili del Regno di Napoli, vol. 1, Napoli, 1654, pp. 120-123.
  15. ^ a b c Carlo De Lellis, Discorsi delle famiglie nobili del Regno di Napoli, vol. 1, Napoli, 1654, pp. 123-124.
  16. ^ a b c Pietro Vincenti, Historia della famiglia Cantelma, Napoli, 1604, pp. 84-87.
  17. ^ Biagio Aldimari, Memorie historiche di diverse famiglie nobili, così napoletane, come forastiere, Napoli, 1691, p. 126.
  18. ^ Berardo Candida Gonzaga, Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d'Italia, vol. 6, Bologna, Arnaldo Forni Editore, 1875, p. 151.
  19. ^ Mauro D'Amico, Campo di Giove. I 38 Paesi del Parco Nazionale della Majella, Pescara, Multimedia Edizioni, p. 134.
  20. ^ Giovanni Antonio Campano, L'historie et vite di Braccio Fortebracci detto da Montone, et di Nicolò Piccinino pervgini, Venezia, 1572, p. 105.
  21. ^ Domenico Romanelli, Scoverte patrie di città distrutte, e di altre antichità nella regione Frentana oggi Apruzzo Citeriore nel Regno di Napoli colla loro storia antica, e de' bassi tempi, vol. 2, Napoli, 1809.
    Citazione: «Campo di giogo, o di Giove terra di Giacomo Caldora, che volle usar resistenza, fu in breve battuta, e consegnata al saccheggio de' soldati.»
  22. ^ Braccio da Montone, su condottieridiventura.it.
    Citazione: «Giugno 1421. [Braccio da Montone] Entra nella Valle del Pescara ed ottiene a patti Castiglione con un breve assedio; costringe i conti di Popoli e di Loreto, che hanno tentato di chiudergli la strada verso Napoli, a ritornare all'obbedienza della Regina Giovanna d'Angiò. In modo analogo cedono Pacentro, Sulmona e Campo di Giove, feudo di Jacopo Caldora, che viene conquistato con l'uccisione di tutti i difensori.»
  23. ^ Mauro D'Amico, Campo di Giove. I 38 Paesi del Parco Nazionale della Majella, Pescara, Multimedia Edizioni, pp. 133-134.
  24. ^ Jacopo Caldora, su condottieridiventura.it.
    Citazione: «Giugno 1421. [Jacopo (o Giacomo) Caldora] Si oppone all'avanzata di Braccio da Montone; fa munire il suo castello di Pacentro posto ai piedi della Majella e costringe gli abitanti di Sulmona a scacciare i magistrati regi. Con un buon numero di cavalli e di fanti si muove sui monti Peligni per sbarrare la strada al Montone. Perde il castello di Campo di Giove ed è costretto a ripiegare a Castel di Sangro: anche questa località cade nelle mani degli avversari.»
  25. ^ La battaglia dell'Aquila, su arsbellica.it.
  26. ^ Carlo De Lellis, Discorsi delle famiglie nobili del Regno di Napoli, vol. 1, Napoli, 1654, pp. 128-129.
  27. ^ Berardo Candida Gonzaga, Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d'Italia, vol. 6, Bologna, Arnaldo Forni Editore, 1875, p. 65.
  28. ^ Francesco Senatore, Francesco Storti, Poteri, relazioni, guerra nel regno di Ferrante d'Aragona, Napoli, ClioPress Editore, 2011, p. 121.
  29. ^ Filiberto Campanile, Dell'armi, overo insegne dei nobili, Napoli, 1680, p. 173.
  30. ^ a b c Carlo De Lellis, Discorsi delle famiglie nobili del Regno di Napoli, vol. 1, Napoli, 1654, pp. 46-47.
  31. ^ Isidoro Nardi, Genealogia della famiglia Valignana, Roma, 1686, pp. 88-90.
  32. ^ a b Bullettino della Regia Deputazione abruzzese di storia patria, p. 175.
  33. ^ All'epoca Campo di Giove faceva parte della contea di Anversa degli Abruzzi, che comprendeva anche i feudi di Cansano e Villalago.
  34. ^ Giovanni Vincenzo Ciarlanti, Memorie istoriche del Sannio chiamato oggi principato Ultra, contado di Molise, e parte di Terra di Lavoro, provincie del Regno di Napoli, vol. 5, Campobasso, 1823, pp. 62-63.
  35. ^ Carlo De Lellis, Discorsi delle famiglie nobili del Regno di Napoli, vol. 1, Napoli, 1654, pp. 140-141.
  36. ^ Mauro D'Amico, Campo di Giove. I 38 Paesi del Parco Nazionale della Majella, Pescara, Multimedia Edizioni, pp. 140-145.
  37. ^ Attilio Di Iorio, in La ferrovia Sulmona-Isernia, monografia della rivista I Treni Oggi, edizione nº. 284, 2006, p. 29.
  38. ^ Mauro D'Amico, Campo di Giove. I 38 Paesi del Parco Nazionale della Majella, Pescara, Multimedia Edizioni, pp. 96-102.
  39. ^ "Notizia flash" sulla rivista I Treni Oggi, edizione nº. 122, 1992, p. 4.
  40. ^ Mauro D'Amico, Campo di Giove. I 38 Paesi del Parco Nazionale della Majella, Pescara, Multimedia Edizioni, pp. 132-133.
  41. ^ Particolare del Casone Belprato di Campo di Giove.
  42. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  43. ^ Mauro D'Amico, Campo di Giove. I 38 Paesi del Parco Nazionale della Majella, Pescara, Multimedia Edizioni, p. 20.
  44. ^ Giancarlo Scolari e David Campione, Cala il sipario sulla Sulmona-Castel di Sangro, in ferrovie.it, 11 dicembre 2011.
  45. ^ Sulmona-Carpinone: come si uccide una ferrovia, su miol.it.
  46. ^ Fondazione FS Italiane: il progetto "Binari senza tempo", su fondazionefs.it.
  47. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 23 aprile 1995, su elezionistorico.interno.it.
  48. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 13 giugno 1999, su elezionistorico.interno.it.
  49. ^ Gazzetta Ufficiale, serie nº. 54 del 5 marzo 2002, Decreto presidente della Repubblica 18 febbraio 2002, su gazzettaufficiale.biz.
  50. ^ Anagrafe degli Amministratori locali e regionali del Ministero dell'Interno, Scheda di Vittorio Di Iorio, su amministratori.interno.it.
  51. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 26 maggio 2002, su elezionistorico.interno.it.
  52. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 27 maggio 2007, su elezionistorico.interno.it.
  53. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 6 maggio 2002, su elezionistorico.interno.it.
  54. ^ Aggiornato alla stagione calcistica 2018/2019.
  55. ^ Terza Categoria – Girone B della provincia dell'Aquila, su atuttocalcio.tv.
  56. ^ A.S.D. Campo di Giove, su campodigiove.org.
  57. ^ Campi sportivi, su campodigiove.org.
  58. ^ Il Parco Avventura "Maja Park", su campodigiove.org.

BibliografiaModifica

  • Mauro D'Amico, Campo di Giove. I 38 Paesi del Parco Nazionale della Majella, Pescara, Multimedia Edizioni.
  • Mauro D'Amico, Anna Mosca, Il Parco Nazionale della Majella. Collana ai Parchi d'Abruzzo, Pescara, Multimedia Edizioni.

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