Apri il menu principale
Leopoldo II
Leopold ii garter knight.jpg
Leopoldo II del Belgio con le insegne dell'Ordine della Giarrettiera
Re dei Belgi
Stemma
In carica 10 dicembre 1865 –
17 dicembre 1909
Predecessore Leopoldo I
Successore Alberto I
Re del Congo
come Leopoldo I del Congo
In carica 5 febbraio 1885 –
15 novembre 1908
Predecessore Carica creata
Successore Carica abolita
Nome completo italiano Leopoldo Luigi Filippo Maria Vittori di Sassonia-Coburgo-Gotha
francese Léopold Louis Philippe Marie Victor de Saxe Cobourg-Gotha
fiammingo Leopold Lodewijk Filips Maria Victor de Saxe Cobourg-Gotha
Trattamento Maestà reale
Altri titoli Principe del Belgio
Duca di Brabante
Nascita Bruxelles, 9 aprile 1835
Morte Laeken, 17 dicembre 1909
Luogo di sepoltura Chiesa di Nostra Signora di Laeken, Laeken
Casa reale Sassonia-Coburgo-Gotha
Padre Leopoldo I del Belgio
Madre Luisa Maria d'Orléans
Consorte Maria Enrichetta d'Austria
Figli Luisa Maria
Leopoldo
Stefania
Clementina
Firma 1900 signature of Leopold II of Belgium.jpg

Leopoldo II del Belgio, nome completo Leopoldo Luigi Filippo Maria Vittori di Sassonia-Coburgo-Gotha, in francese Léopold Louis Philippe Marie Victor de Saxe Cobourg-Gotha[1], in fiammingo Leopold Lodewijk Filips Maria Victor de Saxe Cobourg-Gotha (Bruxelles, 9 aprile 1835Laeken, 17 dicembre 1909), principe del Belgio[1], duca di Brabante[1], fu re dei Belgi dal 10 dicembre 1865 fino alla sua morte[1]. Ricordato prevalentemente per la fondazione e la brutale amministrazione dello Stato Libero del Congo, progetto che egli portò avanti quasi da privato cittadino. Si rivolse a Henry Morton Stanley per aiutarlo nella gestione dello stato e alla Conferenza di Berlino del 1884-1885, il Belgio fu in grado di presenziare col proprio impero coloniale in continua espansione, nella totale mancanza di rispetto dei costumi e delle tradizioni locali.

Leopoldo estrasse una grande fortuna dal Congo, inizialmente con l'esportazione di avorio, poi forzando la popolazione locale a trarre gomma dalle piante. Interi villaggi vennero requisiti per farne luoghi di deposito e lavorazione della gomma stessa, causando la morte di 10 milioni di congolesi su un totale di 25 milioni. La scandalosa amministrazione del Congo da parte di Leopoldo II viene ancora oggi ricordata come uno dei crimini internazionali più infamanti del XIX secolo e lo stesso sovrano venne poi costretto a cedere la sovranità dello stato e la sua amministrazione al governo belga che resse la colonia ancora per mezzo secolo.

Indice

BiografiaModifica

I primi anni e l'inizio della carriera pubblicaModifica

 
Leopoldo in giovane età ritratto da Franz Xaver Winterhalter nel 1844

Figlio secondogenito di Leopoldo I del Belgio e della sua seconda moglie, la principessa francese Luisa d'Orléans[1], figlia del re Luigi Filippo di Francia, Leopoldo II nacque a Bruxelles il 9 aprile 1835. Suo fratello maggiore, Luigi Filippo, morì dopo pochi mesi dalla nascita nel 1834 e pertanto Leopoldo divenne erede al trono. All'età di 9 anni egli ottenne il titolo di duca di Brabante. Pur non affrontando direttamente in Belgio i problemi della rivoluzione del 1848, Leopoldo assistette impotente alla caduta di suo nonno Luigi Filippo dal trono francese e il suo successivo rifugio in Inghilterra, per influenza del padre di Leopoldo, all'epoca re del neonato Belgio.

La carriera pubblica di Leopoldo ebbe inizio nel 1855 quando divenne membro del Senato belga, evidenziando ben presto un punto critico per l'epoca per uno Stato da poco formatosi come il Belgio e che voleva esaltare la propria rinnovata potenza al pari delle altre potenze europee: la mancanza di un impero coloniale, obbiettivo che sarà il punto focale di tutta quanta la sua reggenza e poi anche come sovrano. Durante un suo viaggio in Grecia, esplicitò questo pensiero inviando al padre un prezioso marmo antico sul quale aveva inciso sul retro "al Belgio serve una colonia", quasi a provare le ricchezze che potevano trovarsi nell'istituire un impero coloniale.

MatrimonioModifica

 
Leopoldo II e Maria Enrichetta

A Bruxelles, il 22 agosto 1853, Leopoldo sposò Maria Enrichetta d'Asburgo-Lorena, figlia del conte palatino d'Ungheria, l'arciduca Giuseppe Antonio Giovanni d'Asburgo-Lorena, e nipote di Leopoldo II, imperatore del Sacro Romano Impero. Per quanto giudicata una delle più belle principesse d'Europa, il matrimonio con Maria Enrichetta non fu per Leopoldo un motivo di orgoglio, da un lato per l'eccessiva riservatezza e timidezza della moglie, dall'altro per la sua personale inclinazione alla poca espansività.

Il regnoModifica

 
Il giovane Leopoldo II del Belgio in un ritratto di Nicaise de Keyser.

Nel 1865, alla morte del padre, Leopoldo II ascese al trono belga. Sebbene fosse avverso al partito cattolico al governo, in politica interna intervenne solo dal punto di vista militare, per garantire la storica neutralità del Belgio in un periodo di coalizioni opposte dai grandi stati europei, ciò valse al paese una certa prosperità.

Il periodo del suo regno fu segnato dalla moderazione negli affari interni: il partito liberale che resse il governo del Belgio dal 1857 al 1880 portò avanti la legge Frère-Orban nel 1879, la quale gradualmente laicizzò la scuola dall'influsso del cattolicesimo romano. Nel 1880 il partito cattolico ottenne la maggioranza e per i quattro anni successivi le scuole cattoliche vennero quasi completamente restaurate. Fu il partito laburista che dal 1885 avviò le riforme più radicali, rivedendo la costituzione e concedendo il suffragio universale maschile nel 1893. Grande attenzione durante questo periodo venne apposta al mondo del lavoro con la concessione del diritto di formare sindacati, età per l'ammissione dei bambini nelle fabbriche fissata a 12 anni, divieto di lavoro notturno per i bambini di età inferiore a 16 anni e divieto di lavoro sotterraneo (in particolare nelle miniere di carbone) per le donne sotto l'età di 21 anni. Oltre a questo vennero per la prima volta contemplati degli indennizzi per gli infortuni e la domenica divenne obbligatorio giorno di riposo delle attività produttive.

 
Leopoldo II in un ritratto del 1866

Con sommo dispiacere del sovrano, fu sempre il partito laburista a ridurre l'esercito belga, forgiandolo sul modello svizzero della Nazione armata dal 1909 con un decreto che stabiliva un reclutamento nell'esercito su base volontaria e attraverso il sorteggio (con la possibilità di essere anche sostituiti mediante il pagamento di una corrispettiva somma in denaro). Nel 1909 questo sistema venne sostituito, e fu prevista la leva obbligatoria di un figlio per ciascun nucleo famigliare. In una lettera a suo fratello, il conte delle Fiandre, nel 1888, Leopoldo II scrisse a tal proposito: "il paese deve essere forte e prospero, e pertanto avere opportunità di essere un bel luogo ove vivere e tranquillo". Terrorizzato dalla debolezza che il Belgio aveva a livello militare, ottenne lo strappo alla regola di costruire fortificazioni per la sicurezza dello stato a Liegi, Namur e Anversa.

Personalmente, Leopoldo incominciò a interessarsi attivamente alla causa del colonialismo a favore del Belgio dal 1866 quando inviò un ambasciatore a Madrid per discutere con la regina Isabella II di Spagna per una possibile cessione delle Filippine al Belgio, causa che però non ebbe l'esito sperato. Quando nel 1868 Isabella II venne deposta dal suo ruolo di regina di Spagna, Leopoldo II tentò di acquisire nuovamente le Filippine ma anche in questo caso l'operazione fallì per mancanza di fondi. Fu a causa di questi iniziali insuccessi che le aspirazioni di Leopoldo si concentrarono essenzialmente sulla colonizzazione dell'Africa.

Dopo numerosi e fallimentari tentativi di acquisire ulteriori colonie in Asia, nel 1876 Leopoldo organizzò una compagnia privata con finti scopi scientifici e filantropici che chiamò Società Africana Internazionale o Associazione Internazionale per l'Esplorazione e la Civilizzazione del Congo. Nel 1878, sotto gli auspici di questa compagnia, ingaggiò il famoso esploratore Henry Stanley per formare una colonia nel Congo, un'area geografica settantasei volte più grande del Belgio e che venne istituita ufficialmente in colonia a partire dal 5 febbraio 1885.

Gli ultimi anniModifica

 
Re Leopoldo II sul letto di morte

Sulla scia delle spinte insurrezionaliste e regicide tra fine Ottocento e primi del Novecento, il 15 novembre 1902, l'anarchico italiano Gennaro Rubino tentò di assassinare Leopoldo che partecipava al corteo in memoria della moglie Maria Enrichetta da poco defunta. Dopo il passaggio della carrozza di Leopoldo, Rubino sparò tre colpi di pistola al re, mancandolo. Rubino venne arrestato poco dopo.

Leopoldo II decise di risposarsi tre giorni prima della sua morte, il 14 dicembre 1909, con Blanche Zélia Joséphine Delacroix, conosciuta anche col nome d'arte di Caroline, poi baronessa de Vaughan dalla quale aveva già avuto due figli mai riconosciuti. Erano però noti come il duca di Tervuren e il conte di Ravenstein e portarono il cognome del secondo marito della loro madre. Il secondo matrimonio del re destò un certo scalpore e non sarebbe risultato valido per la legge belga, ma fu comunque celebrato segretamente per volontà dello stesso sovrano al Palazzo Reale di Laeken a Bruxelles.

Il 17 dicembre 1909 Leopoldo II morì a Laeken e la sua salma fu poi sepolta nella cappella reale della chiesa di Nostra Signora di Laeken a Bruxelles, lasciando la corona al nipote Alberto dal momento che gli era premorto anche il fratello Filippo che era stato nominato suo erede alla morte dell'unico figlio maschio avuto dalla coppia reale.

Il colonialismo privato di Leopoldo IIModifica

Leopoldo credeva fermamente che le colonie d'oltremare fossero la chiave per la grandezza di un paese e lavorò instancabilmente per acquisire un territorio coloniale per il Belgio. Né il popolo belga né il governo belga, però, erano interessati a ciò, per cui Leopoldo incominciò a cercare un modo per acquisire una colonia da una posizione di privato cittadino.

Dopo un certo numero di progetti coloniali in Africa o Asia andati a vuoto, nel 1876 organizzò una compagnia commerciale privata camuffata da associazione scientifica e filantropica internazionale. Nel 1879, sotto gli auspici della compagnia commerciale, egli assunse, dopo il rifiuto opposto da Pietro Savorgnan di Brazzà, il famoso esploratore Henry Morton Stanley per stabilire una colonia nella regione del Congo. Parecchie manovre diplomatiche si ebbero alla Conferenza di Berlino del 1884–85, alla quale rappresentanti di tredici paesi europei e degli Stati Uniti riconobbero Leopoldo come sovrano della maggior parte dell'area che lui e Stanley rivendicavano. Il 5 febbraio 1885, il risultato fu lo Stato Libero del Congo (più tardi Congo Belga, poi Zaire, e oggi Repubblica Democratica del Congo), che Leopoldo fu libero di controllare come un dominio personale.

 
Immagini di ragazzini congolesi mutilati per non aver raccolto la quota stabilita di gomma durante il regime di Leopoldo II

Resoconti di sfruttamento selvaggio e diffuse violazioni dei diritti umani (incluse schiavitù e mutilazioni, eseguite queste ultime in particolare quando le produzioni della gomma non rispettavano i quantitativi richiesti) della popolazione nativa, specialmente nell'industria della gomma naturale (caucciù o Ficus elastica),[2] portarono alla nascita di un movimento internazionale di protesta già nei primi anni del Novecento. A peggiorare poi la situazione erano le frequenti epidemie di vaiolo e malattia del sonno che devastarono la popolazione a più riprese a partire dal 1896 uccidendo più di 5.000 africani nel solo villaggio di Lukolela presso il fiume Congo. Stime sulle perdite umane oscillano fra i 3 e i 10 milioni di morti e molti storici considerano le atrocità commesse tali da costituire un genocidio. Alla fine, nel 1908, il parlamento belga costrinse il re a cedere lo Stato Libero del Congo al governo del Belgio, a partire dal 15 novembre di quell'anno, e il Paese fu ribattezzato Congo Belga.[2]

Gli storici del periodo tendono a dare un'immagine molto oscura di Leopoldo, a causa delle uccisioni di massa e delle violenze che si ebbero nel Congo: uno storico britannico disse che egli "fu un Attila in vesti moderne, e che sarebbe stato meglio per il mondo che non fosse mai nato" (dalla relazione di Roger Casement, console britannico in Congo). Il missionario John Harris di Baringa, ad esempio, fu così scioccato da ciò che vide in Congo che si fece coraggio per scrivere all'agente di Leopoldo nello stato riportando: "Sono appena tornato da un viaggio nella parte interna del paese, diretto al villaggio di Insongo Mboyo. La miseria più abbietta e l'abbandono totale di quelle terre sono indescrivibili. Pertanto mi sono rivolto a voi Eccellenza perché vi facciate promotore affinché tali atrocità abbiano fine e mi sono preso la libertà di promettere che in futuro punirete giustamente solo i criminali che abbiano commesso dei crimini". Il Kaiser Guglielmo II di Germania una volta descrisse il suo reale collega come un "uomo completamente cattivo".

Leopoldo II è ancora oggi sentito come una figura controversa nella Repubblica Democratica del Congo; nel 2005 la sua statua fu abbattuta solo poche ore dopo essere stata rieretta nella capitale, Kinshasa. Il ministro della cultura congolese, Christoph Muzungu, aveva deciso di reinstallare la statua, sostenendo che la gente dovrebbe vedere anche gli aspetti positivi del re oltre a quelli negativi. Ma poche ore dopo essere stata eretta al centro di una rotatoria vicino alla stazione centrale di Kinshasa, la statua alta sei metri fu buttata giù di nuovo, senza spiegazioni.

Leopoldo e i BelgiModifica

Re dei Belgi
Casa di Sassonia-Coburgo-Gotha


Leopoldo I (1790-1865)
Leopoldo II (1835-1909)
Alberto I (1875-1934)
Leopoldo III (1901-1983)
Baldovino I (1930-1993)
Alberto II (1934-vivente)
Figli
Filippo (1960-vivente)
Modifica
 
Statua equestre di Leopoldo II a Bruxelles.

Leopoldo II è percepito da molti belgi come il "Re Costruttore"[3] ("le Roi-Bâtisseur" in francese, "Koning-Bouwer" in olandese), poiché egli commissionò un gran numero di edifici e progetti urbanistici in Belgio (principalmente a Bruxelles, Ostenda e Anversa). Gli edifici comprendono le serre reali a Laeken (nella tenuta del Castello Reale di Laeken), la Torre Giapponese, il Padiglione Cinese, il Musée du Congo (ora chiamato Museo Reale per l'Africa Centrale) e i loro parchi circostanti a Tervuren, il Triplo Arco del Giubileo a Bruxelles e l'atrio della stazione ferroviaria di Anversa. Egli costruì anche un'importante residenza di campagna a Saint-Jean-Cap-Ferrat sulla Riviera francese, con all'interno la Villa des Cèdres, che adesso è un giardino botanico.

C'è stato un "Grande Oblio", come Adam Hochschild affermò in King Leopold's Ghost, dopo che il Congo di Leopoldo fu trasferito al Belgio. Come dice Hochschild: Il Congo offre un eclatante esempio della politica dell'oblio. Leopoldo e i funzionari coloniali belgi che lo seguirono fecero accuratamente tutto il necessario per cercare di cancellare le prove potenzialmente incriminanti dagli archivi storici. (Adam Hochschild, King Leopold's Ghost).

È indicativo che il Museo Reale coloniale per l'Africa Centrale (a Tervuren) non abbia menzionato alcunché riguardo alle atrocità commesse nello Stato Libero del Congo. Il Museo di Tervuren ha una grande collezione di oggetti coloniali ma della grandissima ingiustizia in Congo, "non ce n'è assolutamente traccia" (di nuovo nelle parole di Hochschild). Un altro esempio si può trovare sulla passeggiata a mare di Blankenberge, una popolare località turistica costiera, dove un monumento mostra un colonialista e un bambino nero ai suoi piedi (presunto portatore della "civiltà") senza alcun commento, ulteriore illustrazione di questo "Grande Oblio".

Il sovrano si dedicava molto anche alla bella vita della società aristocratica dell'epoca e per tali scopi possedeva anche due ville sulla Costa Azzurra, Villa Leopolda e Villa Les Cèdres ove istituì un giardino botanico, impegnandosi attivamente per la coltivazione delle piante esotiche.

Scritti su LeopoldoModifica

Molti importanti scrittori dell'epoca presero parte alla condanna internazionale di Leopoldo II e del suo sfruttamento del Congo. Tra essi, Arthur Conan Doyle, Booker T. Washington, e quelli sotto menzionati.

Il poeta mistico americano Vachel Lindsay scrisse: "Listen to the yell of Leopold's ghost / Burning in Hell for his hand-maimed host / Hear how the demons chuckle and yell / Cutting his hands off, down in Hell" ("Udite le urla dello spettro di Leopoldo / Che arde all'Inferno per il gran numero di mutilati / Sentite come i demoni sghignazzano e gridano / Tagliandogli le mani, giù all'Inferno")

Gli spettri del Congo (titolo originale: King Leopold's Ghost: "Lo spettro di Re Leopoldo") di Adam Hochschild descrive la storia e la brutalità del dominio di re Leopoldo nel Congo Belga.

Il Congo belga di re Leopoldo fu descritto come un regime coloniale di lavoro schiavistico, stupri e mutilazioni in Cuore di tenebra di Joseph Conrad.

Mark Twain scrisse una sarcastica satira politica, Il Soliloquio di Re Leopoldo.

Anche Edgar Rice Burroughs menziona polemicamente Leopoldo II come responsabile delle crudeli atrocità commesse ai danni delle popolazioni indigene nel suo celebre Tarzan delle Scimmie.

DiscendenzaModifica

Dal matrimonio tra Leopoldo e Maria Enrichetta d'Asburgo-Lorena nacquero quattro figli:[1]

Leopoldo II fu inoltre padre di due figli illegittimi avuti dall'amante Caroline Lacroix, adottati poi nel 1910 dal secondo marito della Lacroix, Antoine Durrieux:

  • Lucien Philippe Marie Antoine (1906 – 1984), Principe di Tervuren.
  • Philippe Henri Marie François (1907 – 1914), Conte di Ravenstein.

AscendenzaModifica

Leopoldo II del Belgio Padre:
Leopoldo I del Belgio
Nonno paterno:
Francesco, Duca di Sassonia-Coburgo-Saalfeld
Bisnonno paterno:
Ernesto Federico, Duca di Sassonia-Coburgo-Saalfeld
Trisnonno paterno:
Francesco Giosea, Duca di Sassonia-Coburgo-Saalfeld
Trisnonna paterna:
Anna Sofia di Schwarzburg-Rudolstadt
Bisnonna paterna:
Sofia Antonia di Brunswick-Wolfenbüttel
Trisnonno paterno:
Ferdinando Alberto II, Duca di Brunswick-Wolfenbüttel
Trisnonna paterna:
Antonietta Amalia di Brunswick-Wolfenbüttel
Nonna paterna:
Augusta di Reuss-Ebersdorf
Bisnonno paterno:
Enrico XXIV, Conte Reuss di Ebersdorf
Trisnonno paterno:
Enrico XXIII, Conte Reuss di Ebersdorf
Trisnonna paterna:
Contessa Sofia Teodora di Castell-Remlingen
Bisnonna paterna:
Carolina Ernestina di Erbach-Schönberg
Trisnonno paterno:
Giorgio Augusto, Conte di Erbach-Schönberg
Trisnonna paterna:
Contessa Ferdinanda Enrichetta di Stolberg-Gedern
Madre:
Principessa Luisa d'Orléans
Nonno materno:
Luigi Filippo I, Re dei Francesi
Bisnonno materno:
Luigi Filippo II, Duca d'Orléans
Trisnonno materno:
Luigi Filippo I, Duca d'Orléans
Trisnonna materna:
Principessa Luisa Enrichetta di Borbone
Bisnonna materna:
Principessa Luisa Maria Adelaide di Borbone
Trisnonno materno:
Luigi Giovanni Maria di Borbone, Duca di Penthièvre
Trisnonna materna:
Principessa Maria Teresa di Modena
Nonna materna:
Maria Amalia di Borbone-Napoli
Bisnonno materno:
Ferdinando I delle Due Sicilie
Trisnonno materno:
Carlo III di Spagna
Trisnonna materna:
Principessa Maria Amalia di Sassonia
Bisnonna materna:
Arciduchessa Maria Carolina d'Austria
Trisnonno materno:
Francesco I, Sacro Romano Imperatore
Trisnonna materna:
Maria Teresa d'Austria

OnorificenzeModifica

Stendardo di Leopoldo II del Belgio

Onorificenze belgheModifica

  Gran Maestro e Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo
— 10 dicembre 1865
  Gran Maestro dell'Ordine della Stella africana
— 30 dicembre 1888 (come Ordine dello Stato Libero del Congo); 10 ottobre 1908 (come Ordine belga)
  Gran Maestro dell'Ordine Reale del Leone
— 9 aprile 1891 (come Ordine dello Stato Libero del Congo); 10 ottobre 1908 (come Ordine belga)
  Gran Maestro dell'Ordine della Corona
— 15 ottobre 1897 (come Ordine dello Stato Libero del Congo); 10 ottobre 1908 (come Ordine belga)
  Gran Maestro dell'Ordine di Leopoldo II
— 24 agosto 1900 (come Ordine dello Stato Libero del Congo); 10 ottobre 1908 (come Ordine belga)
  Croce militare di I classe

Onorificenze straniereModifica

  Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca)
  Collare dell'Ordine Supremo del Crisantemo (Giappone)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Luigi d'Assia (Granducato d'Assia)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Alberto l'Orso (Granducato di Anhalt)
  Cavaliere dell'Ordine della Fedeltà (Granducato di Baden)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Falco Bianco (Granducato di Baden)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone di Zähringen (Granducato di Baden)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito di Pietro Federico Luigi (Granducato di Oldenburg)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Civile e Militare sotto il titolo di San Giuseppe (Granducato di Toscana)
  Gran Commendatore dell'Ordine principesco dinastico di Hohenzollern (Hohenzollern)
  Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro (Impero austriaco)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria (Impero austriaco)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Impero del Brasile)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale di Pietro I (Impero del Brasile)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Imperiale dell'Aquila Messicana (Impero del Messico)
  Cavaliere di I classe dell'Ordine di Medjidié (Impero ottomano)
  Cavaliere di I classe dell'Ordine di Osmanie (Impero ottomano)
  Cavaliere dell'Ordine Imperiale di Sant'Andrea apostolo "il primo chiamato" (Impero russo)
  Cavaliere dell'Ordine Imperiale di Sant'Alexander Nevsky (Impero russo)
  Cavaliere dell'Ordine Imperiale dell'Aquila bianca (Impero russo)
  Cavaliere di I classe dell'Ordine Imperiale di Sant'Anna (Impero russo)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Carlo (Monaco)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Norvegese di Sant'Olav
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone dei Paesi Bassi
  Cavaliere di Gran Croce del Reale Ordine di San Ferdinando e del Merito (Regno delle Due Sicilie)
  Cavaliere di Gran Croce del Ordine Militare del Cristo (Regno del Portogallo)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada (Regno del Portogallo)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Giacomo della Spada (Regno del Portogallo)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di San Benedetto d'Avis (Regno del Portogallo)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona del Württemberg (Regno del Württemberg)
  Cavaliere dell'Ordine di Sant'Uberto (Regno di Baviera)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Regno di Francia)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Salvatore (Regno di Grecia)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Giorgio (Regno di Hannover)
  Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno di Sardegna)
— 1855
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno di Sardegna)
— 1855
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona Fiorata (Regno di Sassonia)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Takovo (Regno di Serbia)
  Cavaliere dell'Ordine Supremo dell'Aquila Nera (Regno di Prussia)
  Cavaliere di I Classe dell'Ordine dell'Aquila Rossa (Regno di Prussia)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Stella di Romania (Regno di Romania)
  Cavaliere compagno del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera (K.G., Regno Unito)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (Santa Sede)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Casata Ernestina di Sassonia di Sassonia (Sassonia-Coburgo-Gotha)
  Cavaliere di Gran Croce del Reale e Distinto Ordine Spagnolo di Carlo III (Spagna)
  Cavaliere del Reale Ordine dei Serafini (Svezia)
— 17 maggio 1852
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Elefante Bianco (Thailandia)

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f Darryl Lundy, Genealogia di Leopoldo II del Belgio, thePeerage.com, 10 maggio 2003. URL consultato il 14 ottobre 2009.
  2. ^ a b La storia del padre che contempla il piede e la mano tagliati alla figlia di 5 anni in Congo, su vanillamagazine.it. URL consultato l'11 dicembre 2017 (archiviato l'11 dicembre 2017).
  3. ^ Maria José di Savoia, Giovinezza di una regina, Milano, Le Scie, Arnoldo Mondadori Editore, 1991.ISBN 88-04-35108-X

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN264072032 · ISNI (EN0000 0001 0871 8736 · LCCN (ENn79088906 · GND (DE118727648 · BNF (FRcb12054676b (data) · NDL (ENJA00620958 · WorldCat Identities (ENn79-088906