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Legislazione italiana a tutela delle minoranze linguistiche

Descrizione ed elenco della legislazione italiana a tutela delle minoranze linguistiche
(Reindirizzamento da Minoranze linguistiche d'Italia)

1leftarrow blue.svgVoce principale: Lingue parlate in Italia.

Le minoranze linguistiche in Italia riconosciute dalla legge 482 del 1999[1] (dati 2013)

Le minoranze linguistiche d'Italia sono costituite dalle comunità storiche parlanti idiomi ascritti a varie famiglie linguistiche (nell'ordine, albanesi, germaniche, greche, neolatine e slave)[2] presenti entro i confini della Repubblica italiana e diversi dall'italiano, lingua ufficiale dello stato. Sono riconosciuti e tutelati da apposite leggi nazionali (come la 482/99)[3] e regionali dodici gruppi linguistici minoritari (albanesi, catalani, croati, francesi, francoprovenzali, friulani, germanici, greci, ladini, occitani, sardi, sloveni), rappresentati da circa 2.500.000 parlanti distribuiti in 1.171 comuni di 14 regioni.

Non sono ammesse a tutela le «alloglossie interne», ossia le comunità parlanti idiomi di ceppo italo-romanzo trasferitesi dalle proprie sedi originali in territori oggi appartenenti allo Stato italiano (come gli idiomi gallo-italici dell'Italia insulare e meridionale), né le «minoranze diffuse», cioè le comunità parlanti varietà non territorializzate (come i rom e i sinti) perché prive dell'elemento "territorialità", né le «nuove minoranze», ossia le lingue alloglotte parlate in comunità di recente immigrazione in cui spicca «una volontà di conservare lingua, cultura, religione e identità di origine»[4] perché mancanti dell'elemento di "storicità".

Indice

Riconoscimenti ufficialiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Costituzione della Repubblica Italiana, Carta europea delle lingue regionali o minoritarie e Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali.

Tutela costituzionaleModifica

«La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.»

(Articolo 6, Costituzione Italiana)

Il contenuto normativo dell'Art. 6, informato ai principi del pluralismo e dell'uguaglianza di cui all'Art. 2 e 3, esprime il diverso indirizzo politico che l'appena nata Repubblica Italiana avrebbe dovuto adottare in relazione alle sue minoranze etnico-linguistiche, dissociandosi così dalle politiche d'ispirazione assimilatrice prima perseguite, in particolar modo durante il fascismo[5][6]. Purtuttavia, tale articolo della Carta Fondamentale trovò per la prima volta piena attuazione solo mezzo secolo più tardi, allorquando venne approvata la legge quadro 15 dicembre 1999 N. 482[7].

Prima dell'approvazione di tale legge, solo quattro minoranze linguistiche (la comunità francofona in Valle d'Aosta; la comunità germanofona e, con diritti linguistici più limitati, la minoranza ladina nella provincia di Bolzano; la minoranza di lingua slovena in provincia di Trieste e, con diritti linguistici più limitati, in provincia di Gorizia) godevano di una tutela linguistica per altro non paritaria e unicamente derivante da clausole di trattati internazionali imposti all'Italia[5]. Le altre otto minoranze linguistiche furono riconosciute e tutelate solo con la L.482/99; inoltre, si noti che la minoranza slovena della Provincia di Udine fu anch'essa riconosciuta solo con legge sopra citata, così pure le minoranze germaniche (Cimbri, Mocheni, Walser, germanici della Provincia di Udine e dei Comuni di Sauris, Tarvisio, Timau, Sappada, Malborghetto-Valbruna e Pontebba) residenti in province diverse da quella di Bolzano. Prima dell'approvazione della L.482/99, su più di 2 milioni e mezzo di appartenenti alle dodici minoranze linguistiche storiche, risultavano tutelati meno di 400.000[8].

Intorno agli anni Sessanta il Parlamento italiano, nel momento in cui decise di dare attuazione all'articolo 6 della Costituzione italiana, nominò un "comitato di tre saggi" ai quali sarebbe stata delegata la scelta delle comunità da riconoscere come minoranze linguistiche e a motivarne l'inclusione. Questi saggi furono Tullio De Mauro, Giovan Battista Pellegrini e Alessandro Pizzorusso, figure insigni nel campo della linguistica i primi due e insigne giurilinguista Pizzorusso; in una relazione depositata nell'archivio del Parlamento, individuarono alfine un numero di tredici minoranze, corrispondenti alle dodici attualmente riconosciute con l'aggiunta dei Sinti e Rom[9]. Purtuttavia, tale legge fu presentata allorquando la legislatura era in scadenza e doveva essere rinnovata; per tale motivo, si dovette procedere da capo. L'elenco originale, curato sulla base di considerazioni linguistiche, storiche e antropologiche, fu comunque mantenuto in tutte le numerose proposte di legge di tutela successivamente presentate per l'approvazione in Parlamento, con l'eccezione delle popolazioni nomadi per le quali, non presentando il requisito della territorialità, il Parlamento si era proposto di approvare una legge ad hoc. L'approvazione del disegno di legge fu segnata da un assai travagliato processo normativo, essendo il legislatore restio ad accogliere dibattiti sulla diversità etnico-linguistica del Paese[7]. Solo nel 1999 si arrivò infatti ad approvare una legge di tutela (482/99), la cui proposta fu presentata dall'on. Felice Besostri in qualità di relatore. Solo con tale legge la Repubblica italiana diede per la prima volta attuazione all'articolo 6 della Costituzione italiana, in seguito a 51 anni d'inosservanza; prima del 1999, solo alcune minoranze godevano infatti, come si è detto, di una qual certa tutela derivante da accordi internazionali.

L'art. 2 della legge 482/1999[10], ai sensi dell'art. 6 della Costituzione italiana, riconosce l'esistenza di dodici minoranze linguistiche definite "storiche" e ne ammette la tutela:

«In attuazione dell'articolo 6 della Costituzione e in armonia con i princípi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo

L'elenco delle minoranze linguistiche riconosciute e tutelate, che i Padri costituenti avevano rinunciato a elencare nell'art. 6 della Costituzione italiana, viene alfine inserito nell'art. 2 della legge 482/99, elencando in due gruppi distinti le popolazioni destinatarie delle norme. Il primo gruppo parrebbe includere solo popolazioni parlanti lingue non neo-latine: la presenza della lingua catalana mette però in discussione questa interpretazione; il secondo gruppo include solo popolazioni parlanti lingue neo-latine; questa interpretazione cade ugualmente se si valuta la scrittura dell'articolo, carente sotto il profilo della capacità espressiva. Indipendentemente dalla modalità di elencazione, le misure di tutela restano comunque uguali per tutte e dodici le minoranze elencate[11].

Alcune delle lingue minoritarie riconosciute dalla legge 482/1999 avevano già ricevuto in precedenza riconoscimenti mediante leggi statali (la lingua tedesca e la lingua ladina in Trentino-Alto Adige, la lingua slovena in Friuli-Venezia Giulia, la lingua francese in Valle d'Aosta, la lingua albanese presente nel meridione) o leggi regionali (la lingua friulana in Friuli-Venezia Giulia[12], la lingua sarda e quella catalana in Sardegna[13]).

Fiorenzo Toso sostiene che la legge quadro sia viziata da una sostanziale confusione tra patrimonio linguistico e diritto linguistico, discriminando le diverse alloglossie in comunità politicamente riconosciute come «minoranze linguistiche storiche» e non; giacché la definizione dei confini di queste minoranze è delegata alla discrezionalità delle amministrazioni locali, in alcuni casi si sono verificate dichiarazioni di appartenenza a gruppi minoritari inesistenti perché venisse loro garantito l'accesso ai relativi finanziamenti pubblici, oltre alla rimozione di tradizioni di plurilinguismo e pluriglossia effettivamente esistenti[14]. Secondo dell'art. 3 della L. 482/99, la determinazione dell'ambito territoriale della tutela può essere adottata a seguito di "richiesta" di "almeno il quindici per cento dei cittadini iscritti nelle liste elettorali e residenti nei comuni stessi", oppure dopo consultazione della popolazione residente o in seguito al riconoscimento di una proposta di un organismo di coordinamento di minoranze sparse in diverse territori.

Nella prassi effettiva, non tutte le lingue minoritarie riconosciute dalla stessa legge nazionale godono comunque della stessa considerazione:[7] la discriminazione tra le dodici minoranze linguistiche tutelate dalla legge n. 482/1999 ha la sua origine nella più forte tutela accordata solamente alla minoranza francese della Val d’Aosta e a quella tedesca della provincia di Bolzano, non riconosciuta alle altre dieci minoranze linguistiche[15]. Maggiore tutela derivante da accordi/trattati internazionali sottoscritti dall'Italia con alcuni stati confinanti prima del 1999, anno di approvazione della legge 482. Ad esempio, i siti governativi e parlamentari non hanno una versione, nemmeno ridotta, nelle lingue delle minoranze, salvo rare eccezioni (ad esempio, il sito della Camera dei deputati ha una versione in francese[16]); ancora, l'Agenzia delle Entrate mette a disposizione il modello 730 e le relative istruzioni, oltre che in italiano, solo in tedesco e in sloveno. Un DDL del governo Monti, in seguito convertito in una legge impugnata dal Friuli-Venezia Giulia[17] ma non dalla Sardegna[18], introduceva un trattamento differenziato riservato alle minoranze storiche "di lingua madre straniera" (minoranze linguistiche storiche "con Stato": la Francia, l'Austria e la Slovenia) rispetto a quelle storiche "senza Stato" (ovvero, tutte le altre), con l'obiettivo di non applicare a queste ultime i benefici previsti in tema di assegnazione degli organici per le scuole[18]; con la sentenza numero 215, depositata il 18 luglio 2013, la Corte Costituzionale ha però successivamente dichiarato incostituzionale tale trattamento differenziato.[19][20]

Tutela penaleModifica

Ai sensi dell'articolo 23 della L. 38/2001, sono penalmente vietati “fenomeni di intolleranza e di violenza nei confronti degli appartenenti alle minoranze linguistiche" elencate all'articolo 2 della L. 482/99.[21][22][23]

Tutela internazionaleModifica

  • La Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali è stata adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa a Strasburgo il 1° febbraio 1995. È entrata in vigore il 1° febbraio 1998 ed è stata sottoscritta e ratificata anche dall'Italia[24]. Il termine giuridico "minoranza nazionale" è considerato equivalente a quello di "minoranza linguistica": rappresentano entrambi la medesima fattispecie giuridica a livello europeo. Ogni cinque anni il Comitato del Consiglio d'Europa, cui è demandato il compito di vigilare sull'applicazione di questo trattato internazionale, visita i singoli Stati che hanno ratificato il trattato stesso, tra cui anche l'Italia. Relativamente allo Stato italiano, il Comitato visita le comunità riconosciute come minoranze linguistiche dalla legge 482/99, incluse quelle sarde[25][26][27], friulane[28], occitane, ladine, etc., considerate anche sul piano istituzionale e formale minoranze nazionali al pari delle comunità slovene, germanofone o francofone che vivono in Italia. Nella L.r. 18 dicembre 2007 nr. 29 della regione Friuli-Vg, "norme per la tutela, valorizzazione e promozione della lingua friulana", all'art. 2 (principi) lettera “e bis” si fa espressamente richiamo alla Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali del Consiglio d'Europa [29]. Nelle sue relazioni ufficiali, il Consiglio d'Europa ha più volte lamentato la non sufficiente tutela dello Stato italiano nei confronti delle minoranze linguistiche riconosciute e tutelate con la legge 482/99, con riferimento in particolare a quelle non tutelate anche da accordi internazionali, e la scarsità di fondi loro assegnati[30][31][32].
  • La Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, entrata in vigore il 1 marzo 1998 e sottoscritta dall'Italia il 27 maggio 2000, all'art. 3 punto 1) precisa: "Ciascun Stato contraente deve specificare nel suo strumento di ratifica, di accettazione o di approvazione, ogni lingua regionale e minoritaria o ogni lingua ufficiale meno diffusa su tutto o solo una parte del suo territorio, alla quale si applicano i paragrafi scelti conformemente al comma 2 dell'articolo 2.". Poichè lo Stato italiano ha sottoscritto la Carta il 27/5/2000 ma non l'ha ratificata, questo trattato internazionale europeo non trova ancora attuazione in Italia e neppure esiste - relativamente all'Italia - un elenco ufficiale delle comunità etniche-linguistiche destinatarie delle norme di tutela previste da questo trattato. Tale elenco dovrebbe essere provvisto all'atto della ratifica dal Parlamento italiano, ai sensi dell'articolo 3 punti 1)[33] . La tutela prevista da questo trattato internazionale è sia linguistica sia culturale, e prevede norme di tutela attese dalle minoranze linguistiche riconosciute dalla L.482/99[34]. Ai sensi dell'art. 1 punto c), la Carta prevede la tutela anche delle comunità linguistiche parlanti una "lingua non territoriale" (Rom e Sinti).

Distribuzione territorialeModifica

La distribuzione territoriale delle lingue minoritarie è estremamente complessa. Di seguito si riporta un elenco delle dodici lingue minoritarie riconosciute e un'indicazione non dettagliata dei territori in cui sono parlate. Le informazioni dettagliate sulla distribuzione geografica di ciascuna lingua sono approfondibili nelle rispettive voci enciclopediche.

Lingua Regione Numero di comuni Numero di parlanti Mappa
Lingua albanese   Abruzzo,   Basilicata,   Calabria,   Campania,   Molise,   Puglia,   Sicilia 50 80 000[35]
Lingua catalana   Sardegna 1 20 000[36]
Lingua croata   Molise 3 2 100[37]
Lingua francese   Piemonte,   Valle d'Aosta 103 20 000
Lingua francoprovenzale   Piemonte,   Puglia,   Valle d'Aosta 123 90 000[38]
Lingua friulana   Friuli-Venezia Giulia,   Veneto 183 600 000[39]
Lingue germaniche   Friuli-Venezia Giulia,   Piemonte,   Trentino-Alto Adige,   Valle d'Aosta,   Veneto 169 293 400
Lingua greca   Calabria,   Puglia,   Sicilia 25 12 000[40]
Lingua ladina   Trentino-Alto Adige,   Veneto 55 55 000
Lingua occitana   Calabria,   Liguria,   Piemonte 112 40 000
Lingua sarda   Sardegna 370 1 000 000
Lingua slovena   Friuli-Venezia Giulia 32 70 000
totale 1171[41] ca 2 400 500

Lingua albaneseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Arbëreshë.

Circa cento comuni sparsi nel Sud Italia. Lingua comunale a Piana degli Albanesi.

Lingua catalanaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetto algherese.

Parlata in Sardegna ad Alghero, dove è lingua comunale.

Lingua grecaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Minoranza linguistica greca d'Italia e Grecìa Salentina.

Parlata in alcuni comuni in Puglia e in Calabria:

Lingua slovenaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Diffusione dello sloveno in Italia.

Lingua croataModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua croata molisana.

Parlata nei comuni di:

Lingua franceseModifica

La Valle d'Aosta fu la prima amministrazione al mondo ad adottare la lingua francese come idioma ufficiale (1536), tre anni prima della Francia stessa[43].

Il francese divenne lingua ufficiale della Valle d'Aosta con la promulgazione dell'Editto di Rivoli da parte di Emanuele Filiberto I il 22 settembre 1561.

A seguito della Seconda Guerra mondiale e della promulgazione dello statuto speciale, la lingua francese e quella italiana sono parificate in Valle d'Aosta[44] a tutti i livelli e in tutti gli ambiti. In particolare, l'apprendimento scolastico parificato elimina il concetto di separazione in due comunità linguistiche, tipico di altri regimi di bilinguismo in Italia, per cui la scelta dell'uso dell'una o dell'altra lingua è affidata alla discrezione del locutore poiché ogni valdostano è tenuto a conoscere entrambe le lingue.

La lingua francese, intesa come variante standard, è oggi la lingua madre di una minima parte della popolazione valdostana. Un recente sondaggio della Fondation Émile Chanoux[45] ha messo in luce l'inversione di tendenza in seguito al secondo conflitto mondiale, che ha visto l'italiano imporsi nella vita quotidiana ad Aosta, e il francoprovenzale valdostano (localmente chiamato Patois, cioè dialetto) nelle valli e nei comuni limitrofi. In particolare, il patois è riservato ad alcuni ambiti caratteristici della realtà valdostana, come l'agricoltura e l'allevamento, mentre nelle attività appartenenti ai settori secondario e terziario è più influente l'italiano, in virtù dei rapporti che interessano sempre una parte non-valdostana (italiana).

Quanto al francese, storicamente unica lingua ufficiale della regione, essa gode oggi di un particolare prestigio nelle attività culturali e presso le famiglie agiate e nobili, in ossequio al passato. Sulla scena politica, il francese rappresenta i partiti regionalisti, insieme ad una recente comparsa e rivalutazione del patois in questo ambito.

Grazie alla parificazione a livello scolastico, alla presenza di media regionali in lingua francese, e alla vicinanza tra il patois e il francese, tutti i valdostani di nascita conoscono questa lingua a un livello medio-alto.

Lingua francoprovenzaleModifica

 
Descrizione del Piemonte e della Liguria occidentale, secondo la Legge 482/99 e Chambra d'Oc, confrontata con la descrizione del medesimo settore secondo gli studi linguistici complessivi o circostanziati, effettuati nella zona dagli anni 70 a oggi.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetto valdostano e Minoranza francoprovenzale in Puglia.

Parlata correntemente solo in Valle d'Aosta, dove una recente legge regionale ne ha approvato lo statuto di lingua di insegnamento negli asili e nelle scuole elementari regionali[senza fonte].

Il francoprovenzale è presente inoltre in alcune valli del Piemonte, e nei comuni di Celle di San Vito e di Faeto in provincia di Foggia.

Lingua occitanaModifica

Parlata nelle Valli occitane del Piemonte e nel comune di Guardia Piemontese in Calabria.

Lingua tedesca e affiniModifica

Lingua sardaModifica

Lingue retoromanzeModifica

Lingua ladinaModifica

Statuto di autonomia della regione Trentino-Alto Adige: con legge costituzionale nr. 1 del 4 dicembre 2017 è stato riconosciuto sul piano costituzionale ufficialmente il trilinguismo (italiano- tedesco – ladino) nella provincia di Bolzano.[47]

Lingua friulanaModifica

  • friulano centro-orientale
    • friulano centrale o friulano comune (modello per la koinè)
    • goriziano o sonziaco
    • friulano della fascia sudorientale del basso Tagliamento
    • friulano sud-orientale (tergestino e muglisano, estinti)
  • friulano carnico
    • carnico comune o centro-orientale
    • alto gortano o carnico nord-occidentale
    • basso gortano
    • fornese o carnico sud-occidentale
  • friulano occidentale o concordiese
    • friulano occidentale comune
    • friulano della fascia nordoccidentale del basso Tagliamento
    • asìno (secondo alcuni appartiene al gruppo carnico[48])
    • tramontino
    • ertano (secondo alcuni è un dialetto ladino, per altri veneto[49])
    • friulano della fascia di transizione veneto-friulana[50]

Distribuzione non territorialeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua dei segni italiana e Braille.

Lingua dei segni italianaModifica

La LIS, la lingua dei segni italiana è una lingua non territoriale della Repubblica Italiana, composta da una comunità di persone sorde, la comunità sorda. In Italia la LIS è diffusa in tutto il territorio italiano, ha delle radici culturali, della grammatica, del movimento e della morfologia, il movimento spazio-tempo. La popolazione italiana dei sordi è composta di circa 170.000 che la utilizzano la LIS e degli assistenti alla comunicazione e degli interpreti della lingua dei segni, presenti nella società dei sordi italiani.

La lingua dei segni è riconosciuta dalla convenzione ONU "Convenzione sui diritti delle persone con disabilità" del 13 dicembre 2006. In Italia è in corso di procedimento parlamentare. A livello di legislazione regionale, la Sicilia ha promosso per la diffusione della LIS, con la legge del 4 novembre 2011 numero 23[51].

BrailleModifica

Il Braille, è invece la forma di scrittura utilizzata dai ciechi, che conta su una popolazione di circa 20.000.

Lingua dei Segni TattileModifica

Lingua Tattile dei Sordo-Ciechi (LIST), altra comunità di italiani sordo-ciechi che conta sui circa 5.000 abitanti; presenti a Roma e in varie parti d'Italia, in particolare ad Osimo.

Minoranze linguistiche non riconosciuteModifica

Alloglossie interneModifica

Pur essendo riconosciute come "lingue a rischio di estinzione" dall'Unesco[senza fonte], non godono di tutela da parte dello Stato Italiano le comunità linguistiche parlanti i dialetti gallo-italici della Sicilia, della Basilicata e della Campania, nonché il tabarchino parlato in Sardegna[52][53]. A partire dalla XIV legislatura,[54] è stata presentata alla Camera dei deputati una proposta di legge che preveda una "modifica dell'articolo 2 della legge 15 dicembre 1999, n. 482" affinché vengano incluse anche queste comunità linguistiche nella legge di tutela.[55] Tuttavia, allo stato attuale, il tabarchino gode solamente di tutela a livello regionale[13][56] mentre cinque comuni della minoranza gallo-italica della Sicilia (Nicosia, Sperlinga, Aidone, Piazza Armerina, San Fratello, Novara di Sicilia) rientrano nel Registro delle Eredità Immateriali istituito dalla Regione Siciliana,[57] e, di recente, anche per i gallo-italici della Basilicata sono state avviate iniziative per la valorizzazione del patrimonio linguistico con il coinvolgimento delle amministrazioni comunali. Relativamente all'idioma tabarchino va tuttavia ricordato che negli Statuti dei Comuni sia di Carloforte sia di Calasetta è scritto, all'art. 23 che "durante le sedute consiliari, di commissione e di giunta è consentito l'uso del dialetto tabarchino". Secondo Daniele Bonamore non può essere sollevata, in sede scientifica, ombra di dubbio che si tratti di un dialetto, il ligure di Pegli, che non è ammesso a tutela[58]. E' da rilevare inoltre che la L.r. della regione Sardegna, 15 ottobre 1997.n.26, è intitolata “promozione e valorizzazione della cultura e della lingua sarda" e cita solo in un piccolo recesso, il n. 4 dell'art. 2, il dialetto tabarchino, senza più nominarlo in tutto il testo di legge.[59] Nella L.r. della regione Sardegna 3 luglio 2018 n. 22 all'art.2 punto 2 lettera b)[60] manca il vocabolo "tutela" presente invece nella lettera a), riservando solo una promozione e valorizzazione culturale al tabarchino che viene elencato nella lettera b) assieme ai dialetti sassarese e gallurese; in nessun articolo della legge sopra citata la parola tabarchino è preceduta dall'appellativo "lingua" né viene riconosciuto alla comunità parlante il tabarchino lo status giuridico di minoranza linguistica, avendo riservato il legislatore regionale la tutela linguistica alle sole comunità etnico-linguistiche parlanti la lingua sarda e la lingua catalana di Alghero. Relativamente all'Unesco, questa importante istituzione internazionale nel suo “Atlante delle lingue in pericolo di estinzione” [61] da un codice ISO 693-3 ad ogni idioma incluso nell'atlante e per ogni idioma censito stabilisce i vari livelli di pericolo di scomparsa. Aver il riconoscimento Unesco significa che un idioma ha il codice ISO 693-3 ed è inserito nell'Atlante delle lingue in pericolo di estinzione; l'Unesco non dà riconoscimenti di "minoranza linguistica" né di "lingua minoritaria". L'Atlante dell'Unesco è curato dal linguista Christopher Moseley e i criteri di catalogazione delle lingue possono essere difformi da quelli seguiti dai linguisti italiani; è il caso ad esempio della lingua napoletana[62], il cui criterio Unesco è contestato anche da ampia parte della popolazione meridionale interessata.

Minoranze diffuseModifica

Non gode inoltre di alcuna forma di tutela a livello nazionale la lingua rom (romanì) parlata da secoli in Italia dai numerosi gruppi appartenenti ai popoli romaní rom e sinti[63]. Il presunto nomadismo è stato utilizzato dal legislatore per escludere le comunità parlanti la lingua romaní, in Italia, dai benefici della legge n. 482 del 1999.[64] Vari progetti di legge sono rimasti finora non adottati.[65] L'iter per il riconoscimento del romanì come minoranza linguistica è stato avviato nel 2016 dall'Università di Teramo.[66]

Idiomi regionaliModifica

Non sono altresì tutelati idiomi regionali, definiti dall'Unesco come "a rischio" o "vulnerabili", quali l'emiliano-romagnolo, il ligure, il lombardo, il napoletano, il piemontese, il veneto e il siciliano, le cui comunità, stricto sensu, pure rientrebbero nell'accezione di «minoranze linguistiche» in quanto parlanti idiomi tipologicamente differenziati rispetto alla lingua nazionale italiana[67][68].

Idiomi quali il veneto, il piemontese, il lombardo, etc. oggi trovano quindi tutela nella legislazione regionale[69][70][71]. Relativamente ai dialetti veneti, si ricorda però che la comunità slovena e croata parlante dialetti istroveneti (un gruppo ascritto al veneto coloniale) ha chiesto e ottenuto, in base ad accordi internazionali sottoscritti dall'Italia nel 1946, di essere riconosciuta e tutelata come minoranza nazionale di lingua italiana (l'allora Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia nella sua Costituzione utilizzava il termine giuridico di minoranza nazionale per indicare tutte le minoranze linguistiche insediate sul territorio della Jugoslavia senza alcuna distinzione tra minoranze "con Stato" e minoranze "senza Stato"). Ossia, in forza di accordi internazionali tra l'Italia e l'allora Jugoslavia, l'idioma istroveneto è giuridicamente considerato un dialetto della lingua italiana; in questo specifico caso è stata la popolazione stessa a definire la propria identità storico-linguistica e a considerare la sua parlata familiare come appartenente al sistema linguistico italiano. Lo stesso governo centrale italiano, oltre a quello regionale veneto, finanzia la tutela di detta minoranza in Slovenia e Croazia, che non solo considera un dialetto della lingua italiana il suo idioma storico, ma proprio su questo elemento basa la sua rivendicazione di appartenenza culturale alla nazione italiana[72][73]. Un'analoga posizione in merito all'identità linguistico-culturale è stata assunta in Brasile da parte dei locutori di quei dialetti veneti battezzati col nome di "talian" ("italiano") dalla comunità d'origine[74][75].

Gli idiomi regionali diversi dalle dodici lingue parlate dalle minoranze linguistiche, riconosciute dalla Repubblica italiana con la legge 482/99 ai sensi dell'art. 6 della Costituzione italiana, possono disporre di un riconoscimento legislativo regionale "esclusivamente culturale" ai sensi dell'art. 9 della Costituzione italiana ("la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica")[76]. Come chiarito dalla Corte Costituzionale nelle sue sentenze, il riconoscimento delle minoranze linguistiche è di competenza esclusivamente statale e sottratta alla legislazione concorrente; la Consulta con sentenza nr. 170 del 13.5.2010 ha, per esempio, dichiarato incostituzionale l'uso dell'espressione "lingua piemontese" contenuta nella L.r. nr. 11 del 7 aprile 2009 della regione Piemonte[77] e, con sentenza nr. 81/2018, ha dichiarato incostituzionale[78] la l.r. Regione Veneto nr. 28 del 13.12.2016 in cui si definiva “minoranza nazionale” il complesso dei residenti nella regione[79].

Daniele Bonamore ha osservato che a molti idiomi regionali non viene comunque riconosciuta dignità di lingua in virtù del fatto che essi, benché non associabili tout court all'italiano, sono oggi l'italiano: il siciliano (Scuola siciliana) di Giacomo da Lentini, di Cielo d'Alcamo, il bolognese di Guido Guinizelli, l'umbro di Jacopone da Todi, il veneto di Carlo Goldoni, il toscano di Dante, di Guido Cavalcanti e dei loro contemporanei, sono considerati fondatori della maggioranza linguistica italiana; al di fuori di questo epicentro si collocano, per contro, il friulano, il ladino, il sardo, il franco-provenzale e l'occitano, a cui è riconosciuta dignità di lingua[80].

Secondo Tullio Telmon, le minoranze linguistiche e le lingue non riconosciute sono tutte sullo stesso livello rispetto all'italiano, indipendentemente dalle loro origini e dai loro tratti distintivi[81]. Giovan Battista Pellegrini ha osservato che la contrapposizione tra due comunità divergenti quanto la friulana e la sarda (riconosciute dalla legge come minoranze linguistiche) a comunità non meno divergenti e tuttavia "italoromanze", renda ambiguo tale aggettivo tanto da mettere in discussione la posizione sociolinguistica di tutte le lingue parlate in Italia[82].

NoteModifica

  1. ^ Lingue di minoranza in Italia, su miur.gov.it.
  2. ^ De Mauro, 1979, 32.
  3. ^ Pascal Richard, La loi-cadre sur la protection des minorités linguistiques historiques en Italie : entre sincérité et opportunité, Revue française de droit constitutionnel, 2001/1 (n° 45).
  4. ^ Telmon, 1992, 151
  5. ^ a b Tutela delle minoranze linguistiche e articolo 6 Costituzione, su laleggepertutti.it.
  6. ^ Articolo 6 Costituzione, Dispositivo e Spiegazione, su brocardi.it.
  7. ^ a b c Schiavi Fachin, Silvana. Articolo 6, Lingue da tutelare, su patriaindipendente.it.
  8. ^ Salvi, Sergio (1975). Le lingue tagliate. Storia della minoranze linguistiche in Italia, Rizzoli Editore, p. 12-14
  9. ^ Camera dei deputati, Servizio Studi, Documentazione per le Commissioni Parlamentari, Proposte di legge della VII Legislatura e dibattito dottrinario,123/II, marzo 1982
  10. ^ Legge 15 dicembre 1999, n. 482 "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche", www.parlamento.it. URL consultato il 12 maggio 2012.
  11. ^ Bonamore, Daniele (2008). Lingue minoritarie lingue nazionali lingue ufficiali nella legge 482/1999, FrancoAngeli Editore, Milano, p. 29
  12. ^ Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia - Legge regionale 22 marzo 1996, n. 15
  13. ^ a b Legge Regionale 15 ottobre 1997, n. 26-Regione Autonoma della Sardegna – Regione Autònoma de Sardigna, su www.regione.sardegna.it. URL consultato il 25 novembre 2015.
  14. ^ Fiorenzo Toso, 5. La tutela delle minoranze linguistiche in Italia, in Enciclopedia dell'italiano, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010-2011. URL consultato il 17/010/2019.
  15. ^ v. il ricorso dell'avvocato Besostri contro la legge elettorale italiana del 2015.
  16. ^ Chambre des députés, su fr.camera.it.
  17. ^ Sentenza Corte costituzionale nr. 215 del 3 luglio 2013, depositata il 18 luglio 2013 su ricorso della regione Friuli-VG, su giurcost.org.
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  19. ^ Anche per la Consulta i friulani non sono una minoranza di serie B (PDF), su com482.altervista.org.
  20. ^ “La norma impugnata attribuisce alla definizione di «aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche» una portata indiscutibilmente limitativa […] infatti, nel conferire a tale previsione il significato di aree «nelle quali siano presenti minoranze di lingua madre straniera», il legislatore statale determina una rilevante contrazione dell'ambito applicativo della precedente disposizione […] la qual cosa determina una non giustificata discriminazione della lingua e della comunità friulana.” Corte costituzionale nr. 215 del 3 luglio 2013, depositata il 18 luglio 2013 su ricorso della regione Friuli-VG
  21. ^ http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2001;38
  22. ^ Dal quindicinale SLOV.IT 9 ottobre 2013: "Avvertimento importante per coloro che hanno il brutto vezzo di imbrattare o danneggiare i cartelli stradali bilingui: rischiate il carcere"
  23. ^ Dal quindicinale SLOV.IT 31 marzo 2014: ”Imbrattatori condannati a 3,5 mesi”
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  28. ^ Dalla Relazione del Comitato (Consiglio d'Europa) del 30 maggio 2011, paragrafo 144 pubblicato sul sito internet del Comitato482: "144. With regard to Friulian, it has been reported that, despite the agreement concluded between the region and RAI in this connection, the resources needed to implement it have still not been made available by the central government. This has resulted in considerable delays in implementing the guarantees laid down in the legislation on radio and television broadcasting in this language. The Advisory Committee welcomes the fact that the region has used special subsidies to support radio and television broadcasts in Friulian by RAI/private broadcasters. It nevertheless notes that, for television in particular, these are irregular broadcasts at off-peak times. Greater central- government support for the Friulian print media is also expected...)".
  29. ^ http://lexview-int.regione.fvg.it/FontiNormative/xml/xmllex.aspx?anno=2007&legge=29
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  31. ^ 12 luglio 2016 – quarto parere Comitato Consiglio d'Europa Convention for the Protection of National Minorities (PDF), su unipd-centrodirittiumani.it.
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  40. ^ Orioles, 2003, 80.
  41. ^ In 53 territori comunali si applicano le disposizioni di tutela di due minoranze linguistiche storiche; a Tarvisio la tutela riguarda tre minoranze (germanica, friulana e slovena).
  42. ^ Studio dell'Università di Padova, su maldura.unipd.it. URL consultato il 6-8-2009.
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  51. ^ Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana: Promozione della lingua dei segni italiana (LIS)
  52. ^ «La popolazione dei centri di dialetto gallo-italico della Sicilia si calcola in circa 60.000 abitanti, ma non esistono statistiche sulla vitalità delle singole parlate rispetto al contesto generale dei dialetti siciliani. Per quanto riguarda le iniziative istituzionali di tutela, malgrado le ricorrenti iniziative di amministratori e rappresentanti locali, né la legislazione isolana né quella nazionale (legge 482/1999) hanno mai preso in considerazione forme concrete di valorizzazione della specificità delle parlate altoitaliane della Sicilia, che pure rientrano a pieno titolo, come il tabarchino della Sardegna, nella categoria delle isole linguistiche e delle alloglossie». Fiorenzo Toso, Gallo-italica, comunità, Enciclopedia dell'Italiano (2010), Treccani.
  53. ^ [1] « Nel caso del tabarchino le contraddizioni e i paradossi della 482 appaiono con tutta evidenza se si considera che questa varietà, che la legislazione nazionale ignora completamente, è correttamente riconosciuta come lingua minoritaria in base alla legislazione regionale sarda (L.R. 26/1997), fatto che costituisce di per sé non soltanto un assurdo giuridico, ma anche una grave discriminazione nei confronti dei due comuni che, unici in tutta la Sardegna, non sono in linea di principio ammessi a fruire dei benefici della 482 poiché vi si parla, a differenza di quelli sardofoni e di quello catalanofono, una lingua esclusa dall'elencazione presente nell'art. 2 della legge», Fiorenzo Toso, Alcuni episodi di applicazione delle norme di tutela delle minoranze linguistiche in Italia, 2008, p. 77.
  54. ^ N° 4032, 3 giugno 2003.
  55. ^ N° 5077, 22 marzo 2012. Modifica dell'articolo 2 della legge 15 dicembre 1999, n. 482, in materia di tutela delle lingue delle comunità tabarchine in Sardegna e galloitaliche in Basilicata e Sicilia.
  56. ^ Legge Regionale 3 luglio 2018, n. 22-Regione autonoma della Sardegna – Regione Autònoma de Sardigna, su www.regione.sardegna.it. URL consultato il 25 novembre 2015.
  57. ^ Libro delle Espressioni, Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia, Parlata Alloglotta Gallo Italico
  58. ^ Daniele Bonamore “Lingue minoritarie lingue nazionali lingue ufficiali nella legge 482/1999” Franco Angeli editore Milano 2008 – pag. 75 e 80
  59. ^ Daniele Bonamore “Lingue minoritarie lingue nazionali lingue ufficiali nella legge 482/1999” Franco Angeli editore Milano 2008 – pag. 74
  60. ^ <L.r. Regione Sardegna nr.22/2018, art. 2 punto 2 lettera a) e b): “La presente legge disciplina le competenze della Regione in materia di politica linguistica. In particolare, essa contiene: a) le misure di tutela, promozione e valorizzazione della lingua sarda e del catalano di Alghero; b) le misure di promozione e valorizzazione del sassarese, gallurese e tabarchino”
  61. ^ http://www.unesco.org/languages-atlas/
  62. ^ “La lingua che troviamo nell’Atlante si chiama Napoletano-calabrese, o Italiano del Sud, e si parlerebbe in quasi tutto il Meridione, esclusa la Calabria meridionale e il Salento. L’UNESCO ha insomma annoverato come unica lingua quello che secondo la dialettologia italiana è il gruppo dei dialetti alto-meridionali.” https://www.identitainsorgenti.com/basta-false-informazioni-che-cosha-detto-veramente-lunesco-sulla-lingua-napoletana/
  63. ^ FuturaCoopSociale
  64. ^ Rocca, p. 58.[senza fonte]
  65. ^ DDL 3162 Melilla e altri
  66. ^ http://www.ilquotidianoitaliano.com/social-2/2016/02/news/romanes-avviato-liter-per-il-riconoscimento-di-minoranza-linguistica-190753.html/
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  68. ^ Lingue, in Il libro dell'anno, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 13 maggio 2015.
    «Non godono di alcun riconoscimento da parte dello Stato, invece, parlate regionali, pur classificate come lingue distinte dall'italiano (e non come dialetti dell’italiano) e definite "a rischio" o "vulnerabili" (piemontese, ligure, lombardo, emiliano-romagnolo, siciliano, napoletano, veneto).».
  69. ^ Regione Veneto, legge regionale n. 8, 13-4-2007
  70. ^ Regione Piemonte, legge regionale n. 11 del 7 aprile 2009 "Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico del Piemonte"
  71. ^ Regione Lombardia, legge Regionale n. 25 del 7 ottobre 2016 "Politiche regionali in materia culturale - Riordino normativo"
  72. ^ Minoranza autoctona italiana in Croazia, Farnesina, su esteri.it.
  73. ^ Richiesta d’iscrizione dell’istroveneto nel registro del patrimonio culturale immateriale della Slovenia (PDF), su unione-italiana.eu.
  74. ^ Il Brasile riconosce la lingua «taliàn», su corrieredelveneto.corriere.it.
  75. ^ Voci venete dal cuore del Brasile: il talian, su patrimonilinguistici.it.
  76. ^ Corte Costituzionale, sentenza del 10 maggio 2010, n. 170, dd del 13 maggio 2010, su asgi.it.
  77. ^ Sentenza costituzionale nr.170/2010 (PDF), su minoranzelinguistiche.provincia.tn.it.
  78. ^ Sentenza costituzionale nr.81/2018
  79. ^ s:Regione Veneto - L.R. 13 dicembre 2016, n. 28 - Applicazione della convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali
  80. ^ Bonamore, Daniele (2006). Lingue minoritarie Lingue nazionali Lingue ufficiali nella legge 482/1999, Editore Franco Angeli, p.16
  81. ^ Se posta nei termini corretti di una dialettica tra sistemi linguistici dominanti e sistemi linguistici dominati [….], l'intera questione delle minoranze linguistiche deve essere collocata in una normale situazione di diglossia, dove il polo del codice dominante è quello della lingua italiana [cioè dal Cinquecento in poi lingua tetto, riconosciuta come tale anche dai sardi e dai friulani, così come dai lombardi, dai siciliani ecc.] mentre il polo del codice subalterno è costituito da tutte le singole parlate locali, indipendentemente dalle loro origini storiche e dalle loro collocazioni tipologiche. (Telmon, 2006, 51[senza fonte] )
  82. ^ (Se dovessimo considerare nettamente estranei al dominio linguistico italo-romanzo i Sardi e i Friulani, dovremmo ridiscutere la posizione di tante altre parlate regionali rispetto alla lingua e alla cultura nazionale; non ci sarebbe pertanto disagevole dimostrare che anche l'Abruzzo, il Piemonte, la Calabria, la Sicilia ecc., oltre a possedere linguaggi popolari singolarissimi, non sono sprovviste di una loro particolare cultura o di documenti letterari antichi, anzi antichissimi, non di certo inferiori per importanze e ampiezza a quelli che normalmente si allegano per dimostrare la totale autonomia del sardo (che in buona parte risulta reale e unica in tutta la Romania) e del friulano. E non sarebbe inopportuno constatare, per assurdo, ancora una volta, che "ancor oggi, e tanto più nel vicino passato, se ci fondiamo sulle parlate municipali non influenzate dalla koiné e se prescindiamo da ragioni extralinguistiche, la nazione italiana è costituita da una maggioranza di minoranze. Pellegrini 1977, 18-19[senza fonte] )

BibliografiaModifica

  • Sergio Salvi – Le nazioni proibite – guida a dieci colonie “interne” dell'Europa occidentale – Vallecchi editore Firenze 1973
  • Sergio Salvi - Le lingue tagliate, storia delle minoranze linguistiche in Italia - Rizzoli editore - anno 1975 - Milano
  • Lingue di minoranza e scuola. A dieci anni dalla Legge 482/99, Roma, MIUR, 2010 [2003].
  • Tullio De Mauro, L'Italia delle Italie, Firenze, Nuova Guaraldi, 1979.
  • Vincenzo Orioles, Le minoranze linguistiche. Profili sociolinguistici e quadro dei documenti di tutela, Roma, il Calamo, 2003, ISBN 88-88039-67-8.
  • Tullio Telmon, Le minoranze linguistiche in Italia, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 1992.
  • Fiorenzo Toso, Le minoranze linguistiche in Italia, Bologna, il Mulino, 2008, ISBN 978-88-15-12677-1.
  • Daniele Bonamore - Lingue Minoritarie lingue nazionali lingue ufficiali nella legge 482/1999 - editore FRANCOANGELI Milano 2008

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