Università di Bologna

università pubblica di Bologna, Emilia Romagna (1088)
(Reindirizzamento da Bononia University Press)
Alma Mater Studiorum
Seal of the University of Bologna.svg
Bologna, palazzo malvezzi campeggi 01.JPG
Ubicazione
StatoItalia Italia
CittàBologna
Altre sediBuenos Aires, Cesena, Cesenatico, Faenza, Fano, Forlì, Imola, Ozzano dell'Emilia, Ravenna, Rimini[1][2][3]
Dati generali
MottoAlma Mater Studiorum. Petrus ubique pater legum Bononia mater
Fondazione1088
Tipostatale
RettoreGiovanni Molari
DirettoreMarco Degli Esposti
Studenti87 590 (2020)[4]
Dipendenti2 842 (2020)
Colorirosso     [5]
AffiliazioniCINECA, Europaeum, Gruppo di Coimbra, FIUP e Utrecht Network
SportCUS Bologna
Mappa di localizzazione
Sito web

L'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna[6] (già Università degli Studi di Bologna; acronimo: UniBo) è un'università italiana statale. Attiva dall'XI secolo, è considerata da molteplici fonti la più antica università del mondo tuttora in funzione.[7][8][9][10]

Nonostante i primi statuti universitari risalgano al 1317, data della prima edizione nota dello statuto dell'Università dei Giuristi,[11] già all'XI secolo risalirebbe lo Studium, una fiorente scuola giuridica. Nel 1888, una commissione presieduta da Giosuè Carducci[12] fissò convenzionalmente l'anno di fondazione al 1088,[13] accogliendo le ipotesi di alcuni storici; il fondatore viene considerato Irnerio, morto presumibilmente dopo il 1125.[14]

StoriaModifica

OriginiModifica

 
Irnerio che glossa le antiche leggi, affresco di Luigi Serra.

«La scuola di Bologna si compose per movimento proprio, sorse e grandeggiò privata.»

(Giosuè Carducci alle celebrazioni dell'ottavo centenario)

Considerata la più antica università propriamente detta del mondo, la fondazione dello Studium convenzionalmente viene fatta risalire al 1088, sebbene non sia supportata da fonti o testimonianze. Tuttavia la data scelta da Carducci non è così distante dal vero, dato che si hanno già notizie di Bologna come importante centro di studi nella prima metà del XII secolo.[15]

Il processo di formazione dell'università fu un fenomeno spontaneo, dovuto all'interesse per gli studenti che riuniti in rudimentali forme associative cercavano di assumere degli insegnanti per garantirsi un'istruzione superiore.[16] La fioritura di queste scuole ebbe un rapido sviluppo, in maniera del tutto autonoma e slegata dalle istituzioni pubbliche del tempo. Per i primi decenni non ebbero neppure una forma istituzionale unitaria. La particolarità di queste scuole, rispetto ai precedenti insegnamenti di arti liberali presso le scuole cattedrali e ordinamenti simili, era lo studio della scienza giuridica. Veniva insegnato principalmente il Corpus iuris civilis, utilizzato come compendio di diritto romano. Bologna quindi si impone rapidamente come capitale degli studi giuridici in Europa, e i suoi maestri acquisiranno man mano una notevole importanza.[16][17]

Uno dei più famosi di questi maestri di diritto fu Irnerio, tanto che oggi viene riconosciuto come un padre dell'università, se non addirittura il fondatore. Il prestigio di Irnerio fu tale che ebbe anche un notevole peso politico: infatti risulta firmatario del Diploma di Enrico V, ovvero l'atto che sancisce la nascita del Comune di Bologna. Oltre a Irnerio fu importante anche il contributo di Graziano, il monaco che separando dalla teologia il complesso di norme e tradizioni giuridiche ecclesiastiche risistemò organicamente fondando il diritto canonico.[15][16]

Attorno a Irnerio e i primi maestri si radunarono alcuni discepoli, i quali formeranno una scuola di studiosi e giuristi a cui viene dato il nome di scuola bolognese dei glossatori. La tradizione identifica quattro illustri allievi di Irnerio: Bulgaro, Martino, Ugo di Porta Ravegnana e Jacopo di Porta Ravegnana. Tutti proseguirono la strada intrapresa dal loro maestro, sebbene Martino fosse più vicino alla scuola di diritto canonico.[16] I quattro giuristi avevano acquisito una grande fama tanto che l'imperatore Federico Barbarossa li convocò alla Dieta di Roncaglia in qualità di esperti di diritto. Il prestigio internazionale dello Studium bolognese ormai era tale che lo stesso imperatore promulgò la Constitutio Habita, che sebbene fosse un testo di carattere universale con il quale venivano attribuiti agli studenti privilegi e protezioni, viene comunque ritenuto il primo riconoscimento formale dell'Università di Bologna.[16][18]

Il XIII secoloModifica

 
Studenti rappresentati nell'arca di Giovanni da Legnano, opera di Pierpaolo dalle Masegne, Museo Civico Medievale di Bologna.

Già nei primi decenni Duecento lo Studium contava all'incirca un migliaio di studenti. Dalle primordiali associazioni (societas) si erano già formate le cosiddette Nationes, ovvero corporazioni che radunavano gli studenti su base etnica. Esse servivano a garantire ai membri aiuto e mutua previdenza, oltre che a organizzare gli studi dato che sceglievano e finanziavano in prima persona i docenti attraverso un sistema di raccolta delle donazioni definito collectio.[19][20]

Le Nationes successivamente si confederarono in due organizzazioni definite Universitates: la prima era quella dei citramontani, gli studenti italiani (ma non bolognesi), l'altra quella degli ultramontani, ovvero gli stranieri d'oltralpe. Dal termine Universitas, che per tutto il medioevo e l'età moderna definirà le associazioni studentesche, deriva il nome odierno di Università. Entrambe le corporazioni eleggevano al loro interno capi riconosciuti definiti rectores per poi man mano dotarsi di veri e propri statuti ufficiali.[21][22]

Venne così a delinearsi il cosiddetto modello bolognese, in cui l'organizzazione degli studi era affidata all'associazionismo degli studenti, contrapposto al modello parigino che invece era basato sull'associazionismo dei maestri, i quali si occupavano di regolare gli studi dei propri scolari ponendosi come principali interlocutori presso le istituzioni del periodo.[23]

Nel corso del XIII secolo l'università crebbe: i vecchi insegnamenti di medicina e arti liberali confluirono nella nuova organizzazione universitaria, fino ad allora riservata agli studi giuridici. Si formò così la Università degli Artisti, che vide principalmente l'affermazione della retorica e del notariato, oltre che della medicina, quest'ultima legata agli studi filosofici.[24]

Sebbene mancasse ancora una struttura centrale, con il tempo vennero a crearsi due "zone universitarie". La prima era nel quartiere di Porta Procula e vi si trovavano le scuole di diritto; Gli studenti di giurisprudenza utilizzavano come sede per le loro assemblee la Basilica di San Domenico. Le scuole di arti e medicina invece trovarono posto nel quartiere di Porta Nova, e il punto di riferimento per questi studenti era la Basilica di San Francesco.[25]

 
Bartoluzzo de' Preti raffigurato mentre insegna nella lapide del suo sepolcro

Le lezioni erano imperniate sulla lectura, ovvero la lettura e il commento dei testi da parte degli insegnanti, a cui seguivano delle lezioni di approfondimento ogni settimana chiamate repetitiones. Inoltre, fondamentale nel clima culturale medievale erano le quaestiones publicae disputatae, ovvero dibattiti pubblici su temi specifici in cui emergevano professori e studenti dando prova delle loro abilità dialettiche. Le lezioni più importanti si tenevano al mattino, quelle di minor prestigio al pomeriggio. L'anno accademico iniziava a metà ottobre per concludersi tra agosto e settembre. Sebbene via via persero progressivamente potere, erano ancora le universitates degli studenti a controllare lo svolgimento delle lezioni, tramite una procedura, definita puntactio, che suddivideva il programma degli insegnanti e obbligava loro a svolgere le parti fondamentali entro la fine dell'anno scolastico. Inoltre l'uniformità delle lezioni e dei programmi era garantita da una commissione studentesca.[22][26]

Dal canto loro i professori si organizzarono nel Collegio dei Dottori, corporazione "speculare" a quelle studentesche, ristretto ai soli docenti bolognesi e fissato in numero chiuso: 16 giuristi civilisti, 12 giuristi canonisti, 15 medici e artisti. Progressivamente il collegio dottorale acquisì sempre più importanza, trattando coi poteri pubblici (il comune e le autorità religiose) e divenne un corpo elitario di controllo dello Studium.[27][22]

Laurea e titolo dottoraleModifica

Nei primi secoli il titolo di doctor indicava principalmente quegli studenti che giudicati dai propri maestri fossero ritenuti degni di poter professare l'insegnamento accademico. Non c'era invece bisogno di un'attestato che comprovasse la frequentazione delle lezioni per chi sarebbe andato ad esercitare una professione, fossero quelle mediche o giuridiche. Anzi, spesso molti studenti interrompevano gli studi senza ottenere la laurea.[28]

Tuttavia l'autorità di conferire la licentia docendi (ovvero l'abilitazione a insegnare) era fondamentale nella gestione dello Studium. Se inizialmente erano i maestri che in seguito ad un esame probabilmente informale riconoscevano agli studenti la facoltà di insegnare, nel 1219 la questione venne regolamentata da papa Onorio III tramite una bolla. Questa impose l'arcidiacono della cattedrale, la più importante carica religiosa cittadina dopo il vescovo, quale unica autorità in grado di rilasciare la licentia docendi, provocando non pochi attriti coi professori. In seguito si giunse ad un accordo che formalizzò le procedure d'esame dividendolo in due parti, la prima svolta privatamente dinanzi ad una commissione di laurea composta dai docenti, la seconda praticamente una cerimonia pubblica presieduta dall'arcidiacono. Nel 1291 papa Niccolò IV dichiarò universalmente valido il titolo dello Studium bolognese, aprendo così la possibilità ai laureati bolognesi di insegnare in qualsiasi università (licentia ubique docendi).[22][29]

Il XIV e XV secoloModifica

 
L'ingresso di alcuni studenti nella Natio Germanica Bononiae, il collegio di studenti tedeschi a Bologna; miniatura del 1497.

Nel corso del XIV secolo il Comune cercò di imporre almeno in parte il proprio controllo sugli studi universitari. Dal 1309 alla nomina dei rettori assistevano un rappresentante del podestà e uno del capitano del popolo. Nel 1381 venne istituita la magistratura dei quattro Riformatori dello Studio, dedita all'organizzazione didattica e al finanziamento di alcune cattedre, in modo tale che i docenti vennero progressivamente assunti dal comune e non più stipendiati dagli studenti come avveniva tradizionalmente.[30][31]

Anche il Papato, seppur tra alterne vicende che videro estendere il proprio dominio sulla città alternato alle conquiste viscontee, riuscì ad estendere la propria influenza sullo Studium. Nel 1360, dopo che il cardinale Egidio Albornoz riconquistò la città, venne aperta la facoltà di teologia. Lo stesso Albornoz quattro anni più tardi istituì il Collegio di Spagna, ancor oggi in attività, un collegio che doveva ospitare gli studenti spagnoli dell'Università di Bologna.[30][32]

Le Universitates studentesche man mano persero potere, schiacciati dalle istituzioni temporali e spirituali e dal crescente peso dei collegi dottorali. I podestà cittadini si arrogarono molte competenze giurisdizionali sugli studenti.[33] Ciò tuttavia non influì sulle attività e il prestigio dello Studium, tant'è che con la ripresa dell'autonomia comunale dal 1376 uno dei più importanti esponenti politici nonché vicario e ambasciatore pontificio fu il noto giurista Giovanni da Legnano.[30]

Nel XV secolo l'ateneo si ridimensionò mantenendo, tuttavia, alcuni giuristi di prestigio come Andrea Alciato, detentore della prima cattedra ordinaria delle Leggi[34] e Christoph von Scheurl che ne fu studente e cattedratico. A partire dalla fine dello stesso secolo, il comune di Bologna provvide uno stipendio minimo per i docenti – scelti tra i membri delle famiglie aristocratiche petroniane – che entrarono così a far parte dei Collegi dei Dottori relativi alla propria disciplina[35].

Dal XVI al XVII secoloModifica

Nel XVI secolo vennero istituiti i primi insegnamenti di magia naturale[36], ovvero ciò che noi conosciamo oggi come scienza sperimentale. Figure di rilievo furono Pietro Pomponazzi, professore di filosofia dal 1512 al 1524[34] che sfidò le posizioni tradizionaliste della teologia sostenendo lo studio delle leggi naturali, Ulisse Aldrovandi, precursore del moderno metodo d'indagine nelle scienze naturali[37], e il teologo antiaverroista nonché rettore Giovanni Crisostomo Javèlli.

Nello stesso periodo l'università divenne un centro d'eccellenza per l'algebra, con esponenti di spicco come Gerolamo Cardano e Scipione del Ferro; mentre la medicina fece progressi enormi grazie al contributo di Gaspare Tagliacozzi, pioniere della chirurgia rinoplastica[38] – il quale nel 1597 pubblica la sua opera De curtorum chirurgia per insitionem[39] – e, nel secolo successivo, di Marcello Malpighi le cui osservazioni al microscopio portano a fondamentali scoperte nel campo della circolazione sanguigna[40].

Il XVIII e il XIX secoloModifica

 
Gli stemmi studenteschi dell'Archiginnasio, sede dell'ateneo sino al 1803.

Nel XVIII secolo, Papa Benedetto XIV favorì l'Istituto di Scienze, istituito nel 1711 per volontà di Luigi Ferdinando Marsili, con doni di materiale scientifico della propria biblioteca e incoraggiò arte e scienza in diversi modi[41]. La scossa culturale lambertiniana, avviata nel 1745, aggiunse alla cattedra di matematica superiore quelle di meccanica, fisica, algebra, ottica, chimica e idrometria e portò a Bologna matematici e astronomi come Domenico Guglielmini, Eustachio e Gabriele Manfredi, chimici e medici-chirurghi come Jacopo Bartolomeo Beccari (tra i precursori della microbiologia) e Pier Paolo Molinelli[42], promotore di un rinnovato interesse per la pratica della chirurgia[43]. Inoltre favorì, l'insediamento di donne sia come docenti che come membri dell'Accademia dell'istituto delle scienze. Un esempio della promozione della figura femminile nel contesto delle politiche di rinnovamento culturale promosse da Prospero Lambertini, fu la laurea con cui venne onorata la fisica sperimentale Laura Bassi che nello stesso anno ottenne la prima lettura stipendiata della storia per una donna e fu ammessa come membro onorario dell'accademia Benedettina. Da ricordare sicuramente anche la lettura onoraria concessa a Maria Gaetana Agnesi nel 1750 e la lettura concessa all'anatomista e ceroplasta Anna Morandi Manzolini nel 1756.[44]

Le scienze e la tecnologia mostrarono il loro sviluppo con gli studi pionieristici di Luigi Galvani sull'elettricità ma, grazie al rilancio degli studi di storia ed erudizione, non mancarono letterati come Ercole Francesco Dandini[45] e Francesco Maria Zanotti[46], storici come Giovanni Grisostomo Trombelli[47] e Ludovico Ravioli e il commediografo Francesco Albergati Capacelli.

Medaglia dell'VIII centenario.
 
Umberto I a sinistra Testo in otto linee
Medaglia di Luigi Giorgi[48]

Nel 1877 venne istituita la Scuola di Applicazione degli Ingegneri. La prima sede della scuola fu l'ex monastero di San Giovanni dei Celestini, vicino a Piazza Maggiore, successivamente soppresso. L'attuale sede della Scuola di Ingegneria è stata inaugurata nel 1935[49].

Nel 1888 si celebra l'ottavo centenario dello Studium, con l'indizione del Congresso Nazionale ed Internazionale degli Studenti Universitari, organizzato sotto l'egida di Giosuè Carducci[50], evento che riunisce a Bologna tutte le università del mondo per onorare quella che in un certo senso è la "madre" delle Università. La cerimonia diviene una festa internazionale degli studi poiché le università riconoscono in quella di Bologna le loro radici.

In occasione di tali celebrazioni a Bologna, per la prima volta in Italia, vennero conferite 120 lauree honoris causa.[51][52]

Dal XX secolo all'età contemporaneaModifica

Alla fine degli anni ottanta l'Università di Bologna comincia a dotarsi di una struttura policentrica espandendosi a Buenos Aires e nel territorio emiliano-romagnolo, creando nel 1986 una prima sede distaccata a Ravenna[53]. Nel 1989 due sedi distaccate vengono istituite anche a Cesena[54] e a Forlì[55]. Nel 1999, a Bologna è stato ratificato il trattato per il rinnovo e l'armonizzazione dei sistemi universitari europei noto come processo di Bologna. Nel 2001 l'Università di Bologna continua la propria espansione nel territorio romagnolo istituendo i poli scientifici-didattici di Forlì, Cesena e Ravenna che nel 2012, in seguito all'ingresso in vigore del nuovo Statuto d'Ateneo, assumono la denominazione di Campus[6].

L'Università continuò a mantenere una posizione fondamentale nel campo della ricerca e della formazione fino alla prima guerra mondiale, quando altre realtà presero il sopravvento nella scena culturale europea[13].

Scuola di medicina e chirurgiaModifica

 
Il teatro anatomico dell'Università di Bologna, costruito nel 1637 e situato nel Palazzo dell'Archiginnasio.
 
Istituto di Anatomia della Scuola di Medicina e Chirurgia dell'Università di Bologna

La Scuola di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Bologna coordina i numerosi Corsi di laurea nelle professioni sanitarie. Segreteria e Presidenza hanno sede presso il polo "Augusto Murri" all'interno del Policlinico Sant'Orsola-Malpighi.

Il primo medico di cui si ha notizia a Bologna è Petrus (fine X secolo), dopodiché altri dottori svolsero a Bologna anche attività didattica. Solo nel 1288 il Comune riconobbe i Magister in fisica (ovvero anche medicina) nei propri statuti. Nel 1316 venne riconosciuta la Universitas Artistarum e il Collegio Medico. Nel medesimo anno Mondino de' Luzzi introdusse anche lo studio dell'anatomia. Lo statuto del 1405 portò a quattro anni la durata del corso e stabilì tre materie fondamentali: medicina teorica, medicina pratica e chirurgia.

Nel 1570 venne ufficialmente assegnata la prima cattedra di anatomia in Italia. Sempre nel XVI secolo cominciarono a ramificarsi numerose specialità (pediatria, dermatologia). Nel 1563 la facoltà si trasferì, assieme all'Università intera, al palazzo dell'Archiginnasio. Il clima del seicento controriformista si fece sentire anche nello studio, che conobbe un'epoca di stasi. Tuttavia proprio allora lavorò Marcello Malpighi che condusse numerose, fondamentali, ricerche su polmoni, recettori sensoriali, fegato, milza, reni (a lui la scoperta dei Glomeruli del Malpighi) ed embrioni. Al contrario, nel settecento, l'Illuminismo ebbe risonanza anche a Bologna, dove si verificò un rinnovamento degli studi medici. Il chirurgo, prima di esercitare, avrebbe dovuto esercitarsi sui cadaveri fino alla padronanza degli strumenti chirurgici. L'Impero di Napoleone costrinse a una riforma la facoltà. Venne divisa in Facoltà di Medicina (8 insegnamenti) e Facoltà di Chirurgia. Alla grande espansione della facoltà dovette far seguito una sistemazione degli insegnamenti in diversi luoghi (Palazzo Poggi, ex Convento di Santa Maria dei Servi), mentre le cliniche vennero concentrate, dapprima al "Grande Spedale" (Ospedale Maggiore), poi all'Ospedale Azzolini, in via Zamboni. Con la restaurazione il Governo Pontificio riformò nuovamente le facoltà (Quod Divina Sapientia 1824). Quella di Medicina, quadriennale, e quella di Chirurgia, solamente triennale, dovevano essere seguite da due anni di praticantato presso le cliniche per l'abilitazione alla libera professione. Nel 1869 le cliniche trovarono definitiva sistemazione all'Ospedale Sant'Orsola.

StruttureModifica

 
Dipartimento di chimica Giacomo Ciamician, Università di Bologna.

L'Università di Bologna ha adottato una struttura multicampus che comprende, oltre alle sede centrale di Bologna, altri quattro campus sul territorio regionale a Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini[56]. Dal 1998 dispone di una delegazione in Argentina, nella città di Buenos Aires, impegnata sui temi del processo di integrazione politica ed economica fra l’Unione Europea e l’America Latina[57].

Dipartimenti e scuoleModifica

L'Università è organizzata in trentadue dipartimenti[58]:

  • Architettura
  • Beni culturali
  • Chimica
  • Chimica industriale
  • Delle arti
  • Farmacia e biotecnologie
  • Filologia classica e italianistica
  • Filosofia e comunicazione
  • Fisica e astronomia
  • Informatica (scienza e ingegneria)
  • Ingegneria civile, chimica, ambientale e dei materiali
  • Ingegneria dell'energia elettrica e dell'informazione
  • Ingegneria industriale
  • Interpretazione e traduzione
  • Lingue, letterature e culture moderne
  • Matematica
  • Medicina specialistica, diagnostica e sperimentale
  • Psicologia
  • Scienze aziendali
  • Scienze biologiche, geologiche e ambientali
  • Scienze biomediche e neuromotorie
  • Scienze dell'educazione
  • Scienze e tecnologie agro-alimentari
  • Scienze economiche
  • Scienze giuridiche
  • Scienze mediche e chirurgiche
  • Scienze mediche veterinarie
  • Scienze per la qualità della vita
  • Scienze politiche e sociali
  • Scienze statistiche
  • Sociologia e diritto dell'economia
  • Storia, culture, civiltà

Le scuole dell'Università di Bologna sono cinque:[59]

  • Economia e management
  • Ingegneria
  • Lettere e beni culturali
  • Medicina e chirurgia
  • Scienze

CollegiModifica

Integrato nell'ateneo, vi è il Collegio Superiore, il quale accoglie gli studenti più meritevoli offrendo loro una borsa di studio e un alloggio gratuito – presso la residenza di Studi superiori – oltre a fornire un'aggiuntiva formazione interdisciplinare alla quale si accede tramite concorso.

BibliotecheModifica

Tutte le biblioteche universitarie sono coordinate dal Sistema Bibliotecario di Ateneo (SBA), molte delle quali sono nel Polo Unificato Bolognese SBN/UBO.[60][61] La principale e più importante biblioteca dell'università è la biblioteca universitaria di Bologna (BUB) fondata nel 1712 ed è situata a palazzo Poggi.[62] Ad essa si affiancano le biblioteche di dipartimento e quelle centrali, disseminate per le varie sedi e campus.

Sempre gestite dal SBA sono la biblioteca digitale di ateneo, AlmaDL, che risale al 2001 e fornisce una selezione di riviste scientifiche open access[63][64] pubblicate dai dipartimenti e dai gruppi di ricerca dell'Università,[65] e AlmaRE, che raccoglie tutte le risorse elettroniche prodotte dall'università.[66]

La Biblioteca Universitaria inoltre conserva l'Archivio Storico dell'università che conserva tutto il patrimonio documentario prodotto dall'unità d'Italia fino agli anni '70 del Novecento.[67][68]

MuseiModifica

 
L'Istituto e museo di mineralogia in Piazza di Porta San Donato

Le varie collezioni museali dell'università sono coordinate dal Sistema Museale d'Ateneo (SMA), e sono strutturate in quattordici musei:[69]

  • Museo di palazzo Poggi
  • Museo della specola
  • Orto botanico ed Erbario
  • Museo europeo degli studenti - MEUS
  • Collezione di Chimica "Giacomo Ciamician"
  • Collezione di Geologia "Museo Giovanni Capellini"
  • Collezione di Mineralogia "Museo Luigi Bombicci"
  • Collezione delle Cere anatomiche "Luigi Cattaneo"
  • Collezione di Zoologia
  • Collezione di Anatomia comparata
  • Collezione di Antropologia
  • Collezione di Fisica
  • Collezione di Anatomia degli animali domestici
  • Collezione di Anatomia patologica e teratologia veterinaria "Alessandrini - Ercolani"

Bologna Business SchoolModifica

Nel 2000 l'Ateneo ha dato vita a una nuova business school (prima Almaweb, poi Alma Graduate School e ora Bologna Business School). La Fondazione Bologna Business School (BBS) ha come soci fondatori, oltre all'Università di Bologna, la Fondazione Carisbo, la Fondazione Marconi, Profingest, Unicredit e Unindustria Bologna. Nel 2005 il Global MBA di BBS ha ricevuto l'accreditamento EPAS da parte di EFMD. Nel 2011, assieme alla Chapman Graduate School of Business della Florida International University, alla Mirbis di Mosca e alla Coppa (Università Federale di Rio de Janeiro) ha fondato l'EMBA Consortium for Global Business Innovation[70], rete di business school internazionali.

Associazioni e cooperative studentescheModifica

L'Alma Mater Studiorum riconosce e supporta varie associazioni e cooperative di studenti[71], fra cui il Club tecnica e motori (CTM), che con UniBo Motorsport partecipa ai campionati della Formula SAE e Motostudent, e il Centro Universitario Sportivo Bologna (CUSB), associazione sportiva dilettantistica fondata nel 1946[72].

Casa editrice, riviste e altri mediaModifica

Bononia University PressModifica

Bononia University Press (BUP) è la casa editrice dell'Università degli Studi di Bologna dal 1998.

RivisteModifica

Le riviste edite dall'ateneo, benché di ambito prevalentemente umanistico, comprendono altresì pubblicazioni tecnico-scientifiche quali: il Journal of Formalized Reasoning, una rivista sulla formalizzazione di ogni area della matematica; e IN_BO[73], realizzata nel corso di laurea di ingegneria edile e architettura.

In campo giuridico, è inoltre presente una pubblicazione scientifica edita ad opera degli studenti della Scuola di Giurisprudenza: la University of Bologna Law Review[74] [75].

RettoriModifica

Rettori dell'università di Bologna[76]:

Nominativo Mandato Note
Inizio Fine
Nestore Cantuti Castelvetri (inizi XIX sec.)
  Luigi Calori 1876 1877
Francesco Magni 1877 1885
  Giovanni Capellini 1885 1888
  Augusto Murri 1888 1889
Giovanni Brugnoli 1889 1890
Ferdinando Paolo Ruffini 1890 1894
  Giovanni Capellini 1894 1895
Francesco Roncati 1895 1896
  Vittorio Puntoni 1896 1911
Leone Pesci 1911 1917
  Vittorio Puntoni 1917 1923
Pasquale Sfameni 1923 1927
Giuseppe Albini 1927 1930
  Alessandro Ghigi 1930 1943
Enrico Redenti agosto 1943 ottobre 1943
Umberto Borsi 19 ottobre 1943 28 ottobre 1943 facente funzione
  Goffredo Coppola 1944 1945
  Edoardo Volterra 1945 1947
  Guido Guerrini 1947 1950
  Felice Battaglia 1950 1956
Giuseppe Gherardo Forni 1956 1962
  Felice Battaglia 1962 1968
Walter Bigiavi maggio 1968 giugno 1968 facente funzione
Tito Carnacini 1968 1976
Carlo Rizzoli 1976 1985
Fabio Alberto Roversi Monaco 1985 2000
Pier Ugo Calzolari 2000 2009
  Ivano Dionigi 2009 2015
  Francesco Ubertini 2015 2021
Giovanni Molari 2021 in carica

NoteModifica

  1. ^ Università di Bologna – Sedi e strutture, su unibo.it. URL consultato il 12 luglio 2019 (archiviato il 1º agosto 2019).
  2. ^ La scuola di agraria e medicina veterinaria – Le sedi, su agrariaveterinaria.unibo.it. URL consultato il 12 agosto 2018 (archiviato il 13 agosto 2018).
  3. ^ Sede di Fano, su bigea.unibo.it, Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche ed Ambientali (BiGeA) - Università di Bologna. URL consultato il 12 luglio 2019 (archiviato dall'url originale il 9 luglio 2019).
  4. ^ L'Università oggi: tra numeri e innovazione, su unibo.it. URL consultato il 19 maggio 2021.
  5. ^ Il sistema di identità e il marchio di ateneo, su unibo.it. URL consultato il 19 maggio 2021.
  6. ^ a b Statuto d'Ateneo (PDF), su normateneo.unibo.it, 28 luglio 2017. URL consultato il 4 ottobre 2017 (archiviato il 18 agosto 2019).
  7. ^ Sofia Nicolosi, Italia o Marocco: dove nacque l’università più antica al mondo?, su LiveUnict, 17 dicembre 2018. URL consultato il 4 giugno 2020.
  8. ^ (EN) The world's 15 oldest universities – where does Oxford rank?, in The Telegraph, 20 febbraio 2017. URL consultato il 4 giugno 2020.
  9. ^ (EN) 10 of the Oldest Universities in the World, su Top Universities, 21 giugno 2019. URL consultato il 3 giugno 2020.
  10. ^ Per una descrizione sintetica dei professori e degli eruditi che hanno insegnato all'università di Bologna dalla sua nascita fino alla vigilia della Rivoluzione Industriale (1800), si veda David de la Croix and Mara Vitale. (2021). Literati at the Univeristy of Bologna (1088-1800). Repertorium Eruditorum Totius Europae/RETE, 1:1-10.
  11. ^ Carlo Malagola, Statuti delle università e dei collegi dello Studio bolognese, Bologna, Zanichelli, 1988 [1888].. Per un inquadramento del tema storiografico della produzione statutaria universitaria cfr. Carla Frova, Antiche e moderne edizioni di statuti universitari italiani d'età medievale e moderna., in Romano, pp. 145-153.
  12. ^ Girolamo Arnaldi, Il discorso di Giosue Carducci per l'ottavo (virtuale) centenario dello Studio di Bologna, 3ª ed., Società Editrice Il Mulino, 2008, pp. 405-424, DOI:10.1403/28351.
  13. ^ a b L'Università dal XII al XX secolo, su unibo.it, Università di Bologna. URL consultato il 5 ottobre 2017 (archiviato il 5 ottobre 2017).
  14. ^ Ennio Cortese, Irnerio, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 4 ottobre 2017.
  15. ^ a b Bologna, città universitaria, p.21.
  16. ^ a b c d e La nascita dello Studio e del Comune, su unibo.it..
  17. ^ Bologna, città universitaria, pp.19-20.
  18. ^ Bologna, città universitaria, p.22.
  19. ^ Antonio Ivan Pini, Le "nationes" studentesche nel modello universitario bolognese nel medio evo, Bologna, CLUEB, 2000, DOI:10.1400/89107, ID:2257604. in Romano, Brizzi (a cura di), pp. 21-30.
  20. ^ Bologna, città universitaria, p.24.
  21. ^ Bologna, città universitaria, p.23.
  22. ^ a b c d Le Università degli studenti, su unibo.it.
  23. ^ Jacques Verger, L'università delle origini: i modelli parigino e bolognese. in Luigi Pepe, Piero del Negro (a cura di), pp. 13-19.
  24. ^ Bologna, città universitaria, pp.25-26.
  25. ^ Bologna, città universitaria, p.27.
  26. ^ Bologna, città universitaria, p.28.
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