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Per Civiltà bizantina si intendono tutti quegli aspetti della popolazione indoeuropea chiamata Bizantini, da sociali a religiosi, culturali, letterari, artistici, militari, ecc.[1]

Indice

Nascita del termine bizantinoModifica

Mentre l'Impero d'Occidente declinò durante il V secolo, il più ricco Impero d'Oriente continuò ad esistere per oltre un millennio, con capitale Costantinopoli. In quanto incentrato sulla città di Costantinopoli, gli storici moderni lo chiamano «Impero bizantino», anche per distinguerlo dall'Impero romano classico, incentrato sulla città di Roma. Tuttavia gli Imperatori bizantini e i loro sudditi non si definirono mai tali ma continuarono a fregiarsi del nome «Romani»[1] fino alla caduta dell'Impero, quando ormai non avevano più nulla di romano, se non il nome e le aspirazioni irrealizzabili di grandezza. Il termine «bizantino» è molto più recente, e fu coniato da Du Cange (1610-1688) [fonte non citata], quasi due secoli dopo la caduta dell'Impero (1453); il termine venne poi reso popolare dagli storici illuministi, che disprezzavano l'Impero.[2] Il motivo per cui Du Cange e gli illuministi decisero di dare ai Romani d'Oriente il nome di Bizantini, secondo Clifton R. Cox, sarebbe questo:[3]

«Ducange scrisse sotto l'influenza della cultura rinascimentale. Gli storici che lavoravano nell'alveo rinascimentale pensavano alla storia ordinandola in tre fasi:

  • la fase classica dell'antichità greca e romana, periodo di gloria terminato con la caduta di Roma;
  • la fase medievale, periodo d'oscurità e di declino;
  • la fase moderna, periodo di riabilitazione nel quale rifioriscono le antiche virtù.

Inseriti in questo schema ideologico di pensiero, Ducange e i suoi contemporanei non potevano accettare che i bizantini fossero greci o romani, visto che, sotteso ai termini greci e romani, c'era il glorioso periodo classico terminato con la caduta di Roma. In aggiunta a ciò si sovrappose il pregiudizio religioso: la cattolica Francia guardava alle Chiese Ortodosse d'Oriente come a quelle maggiormente scismatiche ed eretiche".»

Al tempo dell'esistenza dell'Impero bizantino, molte popolazioni continuarono a chiamarlo «romano» (ad esempio i Persiani, gli Arabi e i Turchi) mentre le popolazioni dell'occidente latino, soprattutto dopo l'800 (incoronazione di Carlo Magno), lo definivano «Impero greco», per la sua ellenicità.

Comunque sia, come ben spiega l'Ostrogorsky, almeno nei suoi primi tre secoli di vita, l'Impero bizantino era veramente romano:

«Invece, nel suo primo periodo [324-610], l'Impero bizantino era ancora effettivamente un impero romano e tutta la sua vita era fittamente contesta di elementi romani. Questo periodo, che si può chiamare sia il primo periodo bizantino, sia il tardo periodo dell'Impero romano, appartiene alla storia bizantina non meno che alla storia romana. I primi tre secoli della storia bizantina - o gli ultimi tre secoli della storia romana - sono una tipica età di transizione che conduce dall'Impero romano all'Impero bizantino medioevale, in cui le forme di vita dell'antica Roma man mano si estinguono e cedono il posto alle nuove forme di vita dell'età bizantina.»

(Ostrogorsky, Storia dell'impero bizantino, p. 27.)

StoriaModifica

Periodo proto-bizantino (330-641)Modifica

Questo periodo viene fatto convenzionalmente iniziare nel 330, con la rifondazione di Costantinopoli ad opera di Costantino, anche se fu solo nel 395 che l'Impero d'Oriente si separò definitivamente da quello d'Occidente. Warren Treadgold fa invece iniziare la storia bizantina nel 284, anno dell'ascesa di Diocleziano con cui ebbe inizio il processo di separazione tra occidente e oriente romani.

Nel primo periodo bizantino Bisanzio è ancora uno stato tardo-romano, suddiviso come l'Impero d'Occidente in prefetture del pretorio, diocesi e province, fondato sul diritto romano, con l'esercito organizzato in modo simile all'Impero d'Occidente (anche se nel sesto secolo in Oriente scompaiono quasi del tutto le legioni) e come lingua ufficiale il latino. Tuttavia vi sono anche delle differenze: già ai tempi di Giustiniano nelle province più vicine alla capitale (Anatolia e Grecia) pochissimi capivano il latino (nonostante fosse lingua ufficiale) e parlavano invece il greco, lingua nativa e non imposta dai Romani; il latino era usato come madre lingua solo in alcune zone dei Balcani (Giustiniano proveniva proprio dalle zone latinofone) e nelle province occidentali riconquistate da Giustiniano (Africa, Italia e Spagna meridionale). Inoltre, all'epoca di Giustiniano, la mentalità e i costumi bizantini quasi nulla avevano di romano; le influenze orientalistiche, e la religione cristiana, avevano infatti impresso all'Impero tendenze nuove, da quando gli Imperatori avevano deciso di interferire negli affari di Chiesa, tentando di porsi al di sopra del Papa (cesaropapismo). In questo modo l'Impero d'Oriente si trasformò ben presto in una teocrazia e l'Imperatore aveva assunto un carattere sacro.[4]

Sotto il regno di Giustiniano I (527-565), l'esercito bizantino, condotto da talentuosi generali come Belisario e Narsete, riconquistò l'Italia e l'Illiria strappandole agli Ostrogoti, il Nord Africa sottratto ai Vandali, e la Spagna meridionale tolta ai Visigoti. Il Mar Mediterraneo ritornava così ad essere il mare nostrum dei Romani, e l'Impero ritornava in possesso della sua antica capitale, Roma. Le conquiste di Giustiniano si riveleranno tuttavia effimere: nel 568 i Longobardi invasero l'Italia e la occuparono in gran parte, mentre la Spagna bizantina dovette subire gli assalti dei Visigoti, che nel 624 riuscirono a occuparla tutta; solo l'Africa rimase tutto sommato pacifica. Gli Imperatori d'Oriente, pur non potendo pensare all'Occidente, vista la minaccia avara nei Balcani e quella persiana in Oriente, non lo dimenticarono: lo provò la riforma degli esarcati di Maurizio (582-602), che abolì le prefetture d'Italia e d'Africa, sostituite con vicereami (gli esarcati appunto) retti da un esarca, che era la massima autorità civile e militare dell'esarcato; in questo modo rese i territori in Occidente in grado di autodifendersi dai Longobardi. Sempre Maurizio, nel 597, stabilì che alla sua morte si sarebbe ricostituito l'Impero d'Occidente, governato dal figlio minore Tiberio, mentre l'Impero d'Oriente sarebbe andato al primogenito Teodosio. Tuttavia la morte violenta di Maurizio, ucciso dall'usurpatore Foca (602-610), mandò a monte i suoi piani. Foca si rese ben presto impopolare e venne alla fine ucciso da Eraclio, figlio dell'esarca d'Africa, che divenne imperatore. Con lui, noto per le sue grandi vittorie contro i Persiani, la trasformazione dell'Impero romano in Impero bizantino giunse a termine.

Periodo medio-bizantino (641-1204)Modifica

 
Eraclio I

Con Eraclio il processo di trasformazione dell'Impero romano in quello che definiremmo oggi Impero bizantino (i suoi abitanti continuavano a considerarsi Romani), già iniziata sotto Giustiniano[5], giunse a termine. Egli (o forse uno dei suoi successori, Costante II, come afferma il Treadgold nella sua opera History of the Byzantine State and Society) abolì l'antico sistema provinciale romano di Diocleziano e Costantino, sostituendo diocesi e prefetture con circoscrizioni militari detti temi (themata). La riforma dei temi consisteva nell'assegnazione dell'autorità civile e militare del tema al comandante dell'esercito (strategos) e nell'assegnazione di terre da coltivare ai soldati (stratioti); tale riforma permise di tagliare le spese militari dei 2/3 e rese più motivati i soldati, poiché nella provincia da difendere dai nemici vi erano la loro famiglia e tutti i loro possedimenti. Grazie ai temi, Bisanzio riuscì a resistere per molto tempo a nemici molto forti come Arabi e Bulgari. Eraclio inoltre, oltre a rendere il greco la lingua ufficiale dello Stato, al posto del latino (ormai parlato da pochissimi), ellenizzò tutte le cariche politiche: l'Imperatore non veniva più chiamato Imperator Caesar Augustus ma Basileus (Βασιλεύς, re); anche il senato, i titoli di magister militum, curopalate ecc. vengono tradotti in greco; un cambiamento nel titolo non vuol dire necessariamente che sia avvenuto un cambiamento della funzione ma esso indica come la latinità dell'Impero d'Oriente si stesse man mano affievolendo.

L'Impero romano d'Oriente aveva ormai perso in massima parte le proprie connotazioni latine. Dal 610 l'Impero romano d'Oriente, che, come si è accennato, era ormai un'entità statuale più greca che latina, divenne quello che molti storici moderni chiamano Impero bizantino. A contribuire all'ellenizzazione dell'Impero contribuirono anche Slavi e Arabi; essi infatti strapparono all'Impero i Balcani (gli Slavi), la Siria e l'Africa (gli Arabi), privandolo di gran parte delle province non grecofone. L'Impero si mutò così da potenza internazionale a potenza regionale, con gran parte delle sue province in Anatolia e in Tracia (grecofone). All'Impero rimaneva ancora parte dell'Italia con la città di Roma; e Costante II (641-668), nipote di Eraclio, pensò di riconquistare il Bel Paese strappandolo ai Longobardi; sbarcato a Taranto nel 663, nello stesso anno invase il ducato di Benevento, assediando Benevento. Tuttavia subì varie sconfitte e dovette rinunciare all'anacronistica impresa. Costante II fu l'ultimo imperatore «romano» a visitare Roma (663); dopo averlo fatto, si stabilì a Siracusa, dove pose la capitale dell'Impero; morì nel 668, in una congiura, e la capitale venne di nuovo spostata a Costantinopoli.

Con l'ascesa della dinastia isaurica (717) l'Impero si ellenizzò ulteriormente, e gradualmente tutti i titoli latini scomparvero dalle monete. Nel corso dell'VIII secolo, la controversia iconoclastica e le minacce dei Longobardi e dei Franchi contribuirono a separare l'Italia e la città di Roma dall'Impero romano d'Oriente, e nella seconda metà dell'VIII secolo l'intero centro Italia cadde in mano longobarda; il Papa, non potendo più contare sui Bizantini, chiese aiuto ai Franchi che scesero in Italia e annichilirono il regno longobardo, cedendo poi il Centro Italia ai Papi invece di restituirlo ai Bizantini; Roma, l'antica capitale, andò di nuovo perduta finendo in mano papale.

 
L'entrata di Maometto II a Costantinopoli.

Bisanzio conobbe un periodo di rinascita sotto la dinastia dei Macedoni, nel corso della quale l'Impero riconquistò a spese di Arabi e Bulgari Cipro, parte della Siria e della Palestina, parti di Armenia e Mesopotamia, e tutti i Balcani; con la morte di Basilio II (noto come lo sterminatore di Bulgari, perché fu l'artefice della distruzione dell'Impero bulgaro) nel 1025 tuttavia iniziò un nuovo declino per Bisanzio dovuto soprattutto alla disgregazione del sistema dei temi, causata dall'espandersi dei latifondi: con la scomparsa dei soldati-contadini (stratioti), sostituiti da truppe mercenarie, l'Impero si indebolì militarmente[6], e di questo ne approfittarono nuovi temibili nemici, come Normanni e Selgiuchidi, che inflissero un duro colpo all'Impero. Nel 1071 infatti i Normanni conquistarono Bari cacciando definitivamente i Bizantini dall'Italia mentre i Selgiuchidi annichilirono l'esercito bizantino nella Battaglia di Manzikert conquistando gran parte dell'Anatolia e della Siria; l'Impero, privo dell'Anatolia (principale fonte di truppe), sembrava sul punto di crollare ma seppe riprendersi con la dinastia dei Comneni. Il primo imperatore di questa importante dinastia, Alessio I, chiese infatti aiuti all'Occidente latino chiedendo loro di cacciare i Selgiuchidi dal Santo Sepolcro e dall'Anatolia e l'Occidente rispose organizzando alcune crociate contro gli Infedeli; inizialmente le crociate portarono bene a Bisanzio, e infatti durante la prima crociata Alessio recuperò parte dell'Asia Minore, conquiste portate avanti dai successori Giovanni II e Manuele I; nel corso delle Crociate si crearono tuttavia dei dissidi tra Crociati e Bizantini, che sfociarono nella Quarta Crociata (1204), che non fu volta contro gli Infedeli ma contro i Bizantini; e nel 1204 Costantinopoli, ritenuta inespugnabile, venne espugnata dai crociati, che posero momentaneamente fine all'Impero d'Oriente dando vita all'Impero latino.

Periodo tardo-bizantino (1204-1453)Modifica

Tuttavia nel 1261 i Bizantini riuscirono a riconquistare Bisanzio facendo rinascere l'Impero d'Oriente; sotto la dinastia dei Paleologhi tuttavia l'Impero non riuscì a recuperare l'antico splendore anche a causa dell'ascesa di un nuovo nemico, gli Ottomani, che seppero approfittare delle guerre civili che dilaniavano Bisanzio e nel 1453 espugnarono Costantinopoli ponendo definitivamente fine all'Impero romano.

SocietàModifica

Forme di governoModifica

Età proto-bizantinaModifica

Nel periodo proto-bizantino l'Impero era organizzato in due prefetture (diventate quattro sotto Giustiniano e ritornate due sotto Maurizio):

Sotto Giustiniano vennero istituite due ulteriori prefetture:

Sotto Maurizio queste due prefetture si tramutarono in esarcati.

Le prefetture venivano amministrate dai prefetti del pretorio.

Ogni prefettura venne divisa in diocesi. All'epoca di Costantino l'Impero era suddiviso in tredici diocesi, di cui una (Oriente) era governata da un Conte d'Oriente, un'altra (Egitto) da un Prefetto Augusteo, e le altre undici da altrettanti Vicari o sottoprefetti, i quali sottostavano all'autorità del prefetto del pretorio.[7] Ogni diocesi era ulteriormente suddivisa in province.

L'Imperatore Giustiniano (527-565) apportò alcune modifiche al sistema provinciale che si discostarono dai princìpi di Diocleziano e che secondo J.B. Bury anticiparono la riforma dei temi: egli infatti accentrò in molti casi il potere amministrativo e militare (che secondo Diocleziano dovevano rimanere separati) nelle mani di un'unica persona, soppresse alcuni vicari e fuse province più piccole in province più grandi. Queste riforme risalgono agli anni 535 e 536 e sono motivate dal tentativo di porre fine ai conflitti tra autorità civile e autorità militare.

I successori di Giustiniano continuarono la politica del loro predecessore nel concentrare potere civile e militare nelle mani di un'unica persona: Maurizio trasformò le antiche Prefetture d'Italia ed Africa in Esarcati, posti sotto la giurisdizione di un esarca, che deteneva sia il potere civile sia quello militare.

Gli Esarchi avevano un'indipendenza maggiore dal potere centrale rispetto ai prefetti, in quanto erano praticamente dei viceré che amministravano per conto dell'imperatore i territori loro affidati: anche per questa maggiore indipendenza molti esarchi si ribellarono all'Imperatore, tentando di proclamare la loro indipendenza; tali rivolte non ebbero mai successo.

Periodo medio-bizantinoModifica

Sotto il regno di Eraclio (o secondo il Treadgold di Costante II) si ebbe l'abolizione effettiva delle prefetture, almeno in Oriente: infatti tale imperatore decise di riformare l'amministrazione provinciale e militare formando al posto delle vecchie diocesi in Oriente delle circoscrizioni militari dette temi. A capo dei temi vi era posto uno stratego, la massima autorità civile e militare all'interno della propria circoscrizione. Lo stratego era il governatore del tema e il comandante supremo dell'esercito. I soldati semplici si chiamavano stratioti ed erano soldati-contadini, in quanto ad essi venivano assegnate terre da coltivare in cambio delle loro prestazioni militari. Ricevevano inoltre dei compensi in denaro, anche se in misura minore rispetto in precedenza.

L'istituzione dei temi dell'Asia minore non causò la scomparsa delle vecchie province romane che continuarono a esistere all'interno dei temi amministrate da un proconsole. Tuttavia i proconsoli di un tema erano comunque subordinati al loro stratego, dal momento che i temi comprendevano più province[8]. All'inizio le nuove circoscrizioni militari vennero create solo in Asia Minore, dal momento che non era possibile crearle nei Balcani, che erano allora invasi dagli Avari e dagli Slavi.

Nell'Illirico dunque la Prefettura del Pretorio continuò a esistere fino alla fine del VII secolo, anche se senza alcun effettivo potere, dato che gran parte dei Balcani erano finiti sotto il giogo slavo (solo la zona intorno alla città di Tessalonica rimaneva in mano bizantina). Sotto i regni di Costantino IV (668-685) e Giustiniano II (685-695 e 705-711) vennero istituiti i temi anche nei Balcani e, pur senza mai venir ufficialmente soppressa, la Prefettura d'Illirico andò man mano scomparendo; alla fine del VII secolo il Prefetto dell'Illiria divenne Prefetto di Tessalonica[9]. Dunque la formazione progressiva dei Temi provocò la graduale scomparsa delle prefetture. Le antiche province continuarono invece a esistere all'interno dei Temi fino alla seconda metà del IX secolo, quando venne abolita la carica di Proconsole del Tema.[10]

Periodo tardo-bizantinoModifica

EtnieModifica

Se alla vigilia dell'espansione araba del VII secolo l'impero d'Oriente era ancora uno Stato estremamente composito, con Greci, Valacchi (popolazione balcanica di lingua romanza), Armeni, Ebrei, Egizi, Siriani, Illiri, Traci, Slavi, dopo il 650 circa attenuò tale eterogeneità culturale, pur mantenendo sempre un carattere multietnico (si diceva che nella sua capitale si parlassero tutte le settandue lingue del mondo). La civiltà greco-romana continuò ad irradiare da alcuni centri che erano stati già culla dell'ellenismo, ma altri importanti poli culturali, come Antiochia e e Alessandria d'Egitto, vennero definitivamente persi. Costantinopoli continuò ad essere tuttavia, fino agli inizi del XIII secolo, il massimo emporio euroasiatico e la città di gran lunga più ricca e popolosa del suo tempo, custode dell'eredità culturale classica e orgogliosa di rappresentare un impero le cui istituzioni civili e i cui valori ideali informavano ancora di sé la storia dell'umanità.

LingueModifica

 
Lingue parlate nell'Impero bizantino alla morte di Giustiniano (565).

La lingua ufficiale era il latino, fino all'avvento di Eraclio che rese il greco lingua ufficiale dello stato.

Nel V secolo e nella prima metà del VI a Costantinopoli era ancora presente una cultura latina, derivata dalla corte imperiale, accanto a quella greca, propria delle parti orientali dell'impero ed erede dell'ellenismo. Il latino era utilizzato nella ricerca storica (basti pensare al celebre Iordanes) e dominava non solo in campo giuridico (Codice teodosiano e Codice giustinianeo), ma anche in campo linguistico: la monumentale grammatica latina redatta da Prisciano di Cesarea fu la più diffusa in Europa e in Asia, insieme a quella di Elio Donato, durante tutta l'età medioevale.

Fin dagli ultimi decenni del V secolo tuttavia, e ancor più nel corso del secolo successivo, la lingua greca andò gradualmente acquistando una chiara preminenza su quella latina. Durante il regno di Eraclio I (610-641) la koinè greca si impose anche come lingua ufficiale dell'Impero, sostituendo definitivamente il latino. La trasformazione fu facilitata dalla definitiva perdita di gran parte dei territori non grecofoni (in particolare quelli di lingua copta, siriaca ed ebraica a seguito delle conquiste degli Arabi intorno al 650. Oltre ad essere lingua d'uso quotidiano da tempo, il greco divenne in tal modo anche l'idioma impiegato, in forma pressoché esclusiva, in Chiesa, in letteratura e nelle transazioni commerciali. Le vecchie province divennero altrettanti temi, i governatori stratioti e l'imperatore stesso venne indicato con il titolo greco di basileus, segno della ormai assoluta predominanza di tale lingua nell'impero.

ReligioneModifica

Fu dalla contrapposizione occidente-oriente che nacquero i due grandi filoni romano e greco-ortodosso. La Chiesa greco-costantinopolitana, a differenza di quella romano-latina, non aveva margini per un'attività politica per la costante supervisione imperiale; ereditando la passione greca per le questioni filosofiche e teologiche, che non avevano un riflesso puramente accademico o dottrinale, ma si ripercuotevano costantemente nella vita.

La persona dell'Imperatore è ammirata come sacra: egli è il rappresentante di Dio, anzi la vera immagine di Dio, e tutti si prostrano quando gli sono davanti; tutto ciò che lo riguarda è sacro, anche l'inchiostro rosso con il quale sottolinea la sua firma. Il carattere orientale della Chiesa bizantina appare nel suo tenace spirito dogmatico nello stabilire la dottrina nei concili, nell'ascetismo della vita monastica e anche nella profonda ostilità contro l'Occidente latino e la Chiesa di Roma (che nell'XI secolo sfociò nello scisma). Il carattere orientale della Chiesa e dello Stato è ancora più evidente se considerato negli effetti sulla vita civile, perlopiù controllata dalle classi più ricche, dagli ufficiali e dalle alte cariche religiose.

DirittoModifica

EsercitoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Esercito bizantino.

EconomiaModifica

ArteModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Arte bizantina.

LetteraturaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Letteratura bizantina.

La letteratura bizantina fu l'espressione della vita intellettuale dei popoli di lingua greca dell'Impero Romano d'Oriente durante il Medioevo. L'Impero era un organismo multiforme, una combinazione di civiltà greco-romana e cristiana, basato sulla lingua ellenica come lingua d'uso più diffusa, oltreché ufficiale (fin dal VII secolo), e fondato sul sistema politico e istituzionale romano. La vicininanza geografica e gli stretti contatti con le civiltà orientali lo portarono ad assorbire elementi culturali e stimoli intellettuali siriani, persiani, armeni, copto-egiziani, e, successivamente, anche arabo-islamici. Nell'analisi della letteratura bizantina, perciò, occorre considerare influenze differenti: greche, cristiane, romane e orientali.

Nella letteratura bizantina si distinguono due tendenze, una razionalistica e dotta e una romantica e popolare: ma la prima, grazie al suo riconoscimento ufficiale, fu quella predominante. La prima tendenza, inoltre, ricevette un supporto ulteriore dal movimento linguistico dell'atticismo e fu rappresentata da scrittori quali Dionisio di Alicarnasso e grammatici quali Elio Erodiano e Frinico.

La letteratura bizantina è suddivisa in vari generi, di cui quattro che continuano la tradizione antica (storiografia (cui però è associata anche la cronografia), enciclopedia, saggistica e poesia secolare) mentre i rimanenti due generi sono nuovi: la letteratura ecclesiastica e religiosa e la poesia popolare.

ArchitetturaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Architettura bizantina.

Sotto il regno di Giustiniano, venne costruita la chiesa dedicata alla Sapienza di Dio o dell'Hagia Sophia, negli anni 530. Questa chiesa sarebbe diventata il centro della vita religiosa bizantina e della Chiesa Cristiana Ortodossa. Sempre di epoca giustinianea venne edificata la chiesa di Sant'Apollinare in Classe a Ravenna, città roccaforte del potere romano-orientale in Italia.

Pittura e sculturaModifica

NoteModifica

  1. ^ l'impero veniva chiamato dai Bizantini Romania, Basileia Romaion o Pragmata Romaion, che significa "Terra dei Romani", "Impero dei Romani"; i Bizantini si consideravano ancora romani (romaioi, si pronuncia romei). [citare fonte!]
  2. ^ Per esempio si potrebbe citare il Gibbon che nella sua opera Storia del declino e della caduta dell'Impero romano scrisse che la storia del tardo Impero romano d'Oriente è «una monotona vicenda di debolezze e miseria», uno dei giudizi «più falsi e di maggiore effetto mai espressi da uno storico attento» secondo J.B. Bury (Fonte: Gibbon, Declino e caduta dell'Impero romano, prefazione del curatore Saunders, pag. 18).
  3. ^ CHE SIGNIFICA IL TERMINE BIZANTINO SE NIENTE PUÒ DEFINIRSI CON TALE PAROLA?
  4. ^ Enciclopedia Treccani, lemma Civiltà bizantina
  5. ^ Giustiniano abolì il consolato (541) (in realtà il consolato non fu abolito del tutto ma diventava una carica che poteva assumere solo l'Imperatore nel primo anno di regno. Cfr. J.B. Bury, History of the Later Roman Empire), considerato troppo dispendioso. Le riforme provinciali di Giustiniano inoltre, secondo J.B. Bury, anticipano la riforma dei temi di Eraclio, in quanto i molti casi si aveva l'accentramento delle autorità civili e militari nelle mani di un'unica persona. Anche la riforma degli esarcati di Maurizio può essere vista come un'anticipazione della riforma dei Temi, per lo stesso motivo.
  6. ^ Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero bizantino, pag. 294-310
  7. ^ Gibbon (a cura di Saunders), pag. 256-257
  8. ^ Ostrogorsky, pag. 88
  9. ^ Ostrogorsky, pag. 115
  10. ^ Ostrogorsky, pag. 221

BibliografiaModifica

  • Steven Runciman, La civiltà bizantina, Collana Le piccole storie illustrate n.40, Firenze, Sansoni, 1960. Ghibli, 2014.
  • Charles Diehl, La civiltà bizantina, Milano, Garzanti, 1962.
  • Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero bizantino, Milano, Einaudi, 1968.
  • Alexander P. Kazhdan, La civiltà bizantina, traduzione di Giovanni Arcetri.
  • Cyril Mango, La civiltà bizantina (Byzantium. The Empire of New Rome, 1980), edizione a cura di Paolo Cesaretti, Collezione Storica, Roma-Bari, Laterza, 1991. Presentazione di Carlo Bertelli, Collana Storia Universale, RCS Quotidiani, Milano, 2004; Collana Biblioteca Storica, Laterza, 2014, ISBN 978-88-581-1757-6.
  • La civiltà bizantina. Donne, uomini, cultura e società. Diretto da Gaetano Passarelli. Prolusione di Carmelo Capizzi. Dizionario di Silverio Saulle, Collana Enciclopedia Tematica Aperta, Milano, Jaca Book, 2001, ISBN 978-88-16-43925-2.
  • Edward Gibbon, Declino e caduta dell'Impero romano, compendio in un volume a cura di A.D. Saunders.

Collegamenti esterniModifica

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