Arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado

arcidiocesi della Chiesa cattolica in Italia
Arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado
Archidioecesis Urbinatensis-Urbaniensis-Sancti Angeli in Vado
Chiesa latina
Urbino-duomo04.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Pesaro
Regione ecclesiastica Marche
Mappa della diocesi
Arcivescovo Giovanni Tani
Vicario generale Giuseppe Tabarini
Arcivescovi emeriti Francesco Marinelli
Sacerdoti 62 di cui 50 secolari e 12 regolari
851 battezzati per sacerdote
Religiosi 13 uomini, 104 donne
Diaconi 4 permanenti
Abitanti 56.785
Battezzati 52.790 (93,0% del totale)
Superficie 781 km² in Italia
Parrocchie 54
Erezione VI secolo (Urbino)
18 febbraio 1636 (Urbania e Sant'Angelo in Vado)
in plena unione dal 30 settembre 1986
Rito romano
Cattedrale Santa Maria Assunta
Concattedrali San Cristoforo Martire
San Michele Arcangelo
Santi patroni San Crescentino
San Cristoforo
San Michele Arcangelo
Indirizzo Piazza Pascoli 2, 61029 Urbino [Pesaro], Italia
Sito web www.arcidiocesiurbino.it
Dati dall'Annuario pontificio 2018 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia

L'arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado (in latino: Archidioecesis Urbinatensis-Urbaniensis-Sancti Angeli in Vado) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Pesaro, appartenente alla regione ecclesiastica Marche. Nel 2017 contava 52.790 battezzati su 56.785 abitanti. È retta dall'arcivescovo Giovanni Tani.

Il palazzo arcivescovile di Urbino. Al pianterreno dell'edificio si trovano le sale del museo diocesano Albani.
Il portale della chiesa di San Sergio, primitiva cattedrale della diocesi urbinate.
Papa Pio IV, che eresse la diocesi di Urbino ad arcidiocesi metropolitana.

TerritorioModifica

L'arcidiocesi comprende i comuni di Acqualagna, Borgo Pace, Colbordolo, Fermignano, Isola del Piano, Mercatello sul Metauro, Montecalvo in Foglia, Peglio, Petriano, Piobbico, Sassocorvaro, Sant'Angelo in Vado, Urbania e Urbino. Comprende inoltre parte dei comuni di Lunano, Fossombrone, Montefelcino, Montelabbate e Piandimeleto.

Sede arcivescovile è la città di Urbino, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta. A Urbania e a Sant'Angelo in Vado si trovano le concattedrali dedicate rispettivamente a San Cristoforo martire e a San Michele arcangelo.

Il territorio si estende su 781 km² ed è suddiviso in 54 parrocchie, raggruppate in 7 unità pastorali: Urbino, Massa Trabaria, Urbania, Candigliano, Metauro, Apsa, Foglia.

StoriaModifica

L'odierna circoscrizione ecclesiastica è frutto dell'unione, attuata nel 1986, dell'arcidiocesi di Urbino con la diocesi di Urbania e Sant'Angelo in Vado.

Diocesi di UrbinoModifica

La diocesi di Urbino è attestata a partire dalla fine del VI secolo, sebbene la tradizione indichi come primo vescovo Evandro, vissuto nel IV secolo. Il primo riscontro storico certo dell'esistenza della diocesi risale al 593, anno in cui è menzionato il vescovo Leonzio, a cui Gregorio Magno affida l'amministrazione della chiesa di Rimini in assenza del vescovo Castorio. Leonzio è documentato in altre occasioni nell'epistolario gregoriano (595, 596) e morì probabilmente prima di maggio 599, poiché a questa data risultava amministratore della diocesi di Rimini il vescovo Sebastiano, che si ritiene sia stato il successore di Leonzio, benché nella lettera di Gregorio Magno che lo menziona non è indicata la sede di appartenenza.[1] La successiva cronotassi dei vescovi urbinati, fino al XII secolo, è molto lacunosa e incompleta, e incerta è l'attribuzione a Urbino dei vescovi documentati dalla tradizione.

La primitiva cattedrale della diocesi era la chiesa di San Sergio, che sorgeva fuori dalle mura cittadine. Nel 1021 il vescovo Teodorico trasferì la cattedrale episcopale in una chiesa all'interno della città, che dedicò a Santa Maria Assunta. All'epoca del successivo vescovo, il beato Mainardo, furono trasferite da Città di Castello e collocate nella cattedrale le reliquie di San Crescentino, patrono della città e della diocesi di Urbino.

Scrive Franco Negroni[2]: «Il sorgere del Comune tra i secoli XI-XII, con l'espansione rapida e notevole della città, non fu senza un certo travaglio tra vescovo e cittadini e vive furono le fazioni guelfa e ghibellina, capeggiata quest'ultima dalla famiglia Montefeltro. La città dal secolo XII contò cinque parrocchie oltre la cattedrale e accolse i nuovi ordini mendicanti: Francescani (dal loro sorgere), Domenicani (ca. 1245), Agostiniani (c.1258), Celestini (fine secolo XIII) con i rami femminili delle Clarisse, Agostiniane (tre monasteri), Santucciane (Benedettine). Il secolo XIV segnò il nascere delle gloriose confraternite di Santa Croce (1318), del Corpus Domini (ca. 1350), dell'Umiltà (1362), di San Giovanni (1393), dello Spirito Santo (ca. 1395) e la nascita o l'incremento di vari ospedali nella città e nel territorio diocesano».

Nel 1380 il beato Pietro Gambacorta diede vita, a poca distanza da Urbino, alla congregazione dei Poveri eremiti di San Gerolamo, che si diffuse in tutta Italia e all'estero.

Su istanza di Federico da Montefeltro, nella seconda metà del XV secolo venne ricostruita la cattedrale, che fu consacrata nel 1534 e ultimata con l'aggiunta della cupola agli inizi del Seicento.

Nel 1402 l'abbazia benedettina di San Cristoforo del Ponte (VIII secolo) a Casteldurante, in commenda dal 1393, ottenne lo status di nullius dioecesis da papa Bonifacio IX, ossia l'indipendenza ecclesiastica dai vescovi di Urbino; oltre Casteldurante, dall'abbazia dipendevano i castelli di Sant'Angelo in Vado e di Sassocorvaro.

Il 4 giugno 1563[3], su richiesta dell'ex vescovo, il cardinale Giulio della Rovere, Urbino fu elevata al rango di arcidiocesi metropolitana con la bolla Super universas di papa Pio IV. Originariamente le furono assegnate come suffraganee le diocesi di Cagli, Senigallia, Pesaro, Fossombrone, Montefeltro e Gubbio. Nel 1636 entrò a far parte della provincia ecclesiastica urbinate anche la diocesi di Urbania e Sant'Angelo in Vado.

Durante l'episcopato di Antonio Giannotti, il 21 novembre 1592 fu istituito il seminario diocesano nei pressi dell'antica cattedrale di San Sergio. Rimase in questa sede fino al 1874, quando l'arcivescovo Alessandro Angeloni fece costruire un nuovo grande edificio nel luogo dove sorgeva l'ex monastero di San Domenico.

Nell'epoca post-tridentina, gli arcivescovi si impegnarono per l'attuazione delle riforme introdotte dal concilio di Trento e l'arcidiocesi vide il fiorire di opere di carità, di istituzioni laicali e di assistenza, e la fondazione di numerose case di religiosi. Da segnalare: la visita pastorale attuata dall'arcivescovo Benedetto Ala (1610-1620); i sinodi arcivescovili indetti da Paolo Emilio Santorio nel 1627, da Antonio Santacroce nel 1639, da Francesco Vitelli nel 1645 e da Ascanio Maffei nel 1648; la fondazione della congregazione per l'assistenza degli infermi poveri nel 1648.

Agli inizi del Settecento l'urbinate Gianfrancesco Albani divenne papa con il nome di Clemente XI; questi si mostrò munifico e generoso nei confronti della sua città natale, così come il nipote, il cardinale Annibale Albani (1682-1751), nei confronti di chiese, monasteri, opere pie e della cattedrale.

Il patrimonio architettonico delle diocesi fu colpito dal terremoto del 3 giugno 1781, che portò distruzione soprattutto nella parte montana dell'arcidiocesi e nelle chiese di campagna. La cupola della cattedrale di Urbino cedette nel gennaio del 1789, provocando danni alle opere d'arte custodite nella chiesa.

Durante il periodo napoleonico l'arcidiocesi di Urbino fu guidata dal vescovo Spiridione Berioli (1787-1819), di tendenze filonapoleoniche, con qualche contrasto con il clero diocesano e il capitolo della cattedrale. Tuttavia, dopo la caduta di Napoleone, Berioli abbandonò le simpatie liberali. Durante il suo episcopato, nel 1801, si riaprì la cattedrale restaurata in forme neoclassiche dall'architetto romano Giuseppe Valadier.

Dopo l'annessione delle Marche al Regno d'Italia l'arcidiocesi di Urbino dovette subire la politica anticlericale del governo unitario. L'arcivescovo Angeloni (1846-1881), considerato un conservatore e reazionario, fu arrestato tre volte. Intanto, in tutta la seconda metà dell'Ottocento sorsero istituti di carità: l'orfanotrofio, la "Casa delle Convertite", la conferenza di San Vincenzo de Paoli, l'istituto Santa Felicita per l'istruzione di ragazze povere, la Banca Cattolica, le cooperative cattoliche e le casse rurali. Si deve all'Angeloni la celebrazione di sinodo provinciale nel 1859 e di due sinodi diocesani nel 1867 e nel 1880.

Nel 1900 nacque il giornale diocesano "L'Ancora", seguito da "Il Dovere", per la diffusione dell'Azione cattolica, e da "Il lavoro", che si opponeva alla stampa socialista.

Diocesi di Urbania e Sant'Angelo in VadoModifica

Tiphernum Metaurense, l'odierna Sant'Angelo in Vado, fu sede vescovile già nell'antichità, scomparsa a causa delle distruzioni portate dai Goti nel VI secolo. Apparteneva certamente alla sede marchigiana Lucifero, episcopus Tifernis Metauris, che prese parte al sinodo riunito da papa Ilario nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma il 19 novembre 465, durante il quale fu interdetto ai vescovi in punto di morte di designare il proprio successore.[4] A Tiphernum Metaurense viene poi attribuito un altro vescovo, Mario, che prese parte al sinodo romano convocato da papa Simmaco il 1º marzo 499 per eliminare alcuni abusi che si erano introdotti nell'elezione del vescovo di Roma. Questo vescovo tuttavia firma gli atti come episcopus ecclesiae Tifernatium, senza ulteriori specificazioni; potrebbe perciò appartenere anche alla sede omonima dell'Umbria, Tiphernum Tiberiacum, ossia Città di Castello.[5]

Il territorio delle due future diocesi appartenne a lungo all'arcidiocesi di Urbino. A partire dal XII secolo si costituirono alcune circoscrizioni ecclesiastiche indipendenti dai vescovi urbinati:

Il 18 febbraio 1636[8], su istanza del cardinale commendatario Francesco Barberini, con due bolle dal medesimo incipit Pro excellenti praeminentia[9], papa Urbano VIII eresse le città di Casteldurante e di Sant'Angelo in Vado in sedi diocesane, le unì aeque principaliter e le dichiarò suffraganee di Urbino. Contestualmente, la città di Casteldurante, per omaggio al pontefice che ne fece sede vescovile, cambiò nome in Urbania. La residenza vescovile, secondo le bolle d'erezione, spettava in alternanza a Sant'Angelo in Vado e a Urbania, con alternanza da un vescovo all'altro.

Furono erette a cattedrali la chiesa dell'antica abbazia di San Cristoforo a Urbania, e la chiesa di San Michele Arcangelo a Sant'Angelo in Vado.

Le due diocesi erano molto piccole: la diocesi di Urbania comprendeva Urbania e Sassocorvaro, mentre quella di Sant'Angelo in Vado la sola città episcopale. Per questo motivo, il 20 ottobre 1636, con il breve Cum nuper nos[10], Urbano VIII unì alla diocesi di Urbania la prelatura di Mercatello, e alla diocesi di Sant'Angelo in Vado l'abbazia di Lamoli, con le rispettive pertinenze.

Primo vescovo delle diocesi unite fu Onorato Onorati (1636-1683). Di lui scrive Cappelletti[11]: «Consacrò tutte le sue cure per porre in buon ordine lo stato delle due nuove cattedrali; piantò tre seminarii pei chierici di ambe le diocesi, in Urbania, in Vado e in Mercatello; visitò diligentemente il suo gregge; celebrò la solenne consacrazione della cattedrale di Urbania. A lui il vescovo di Rimini Marco Gallo affidò per qualche tempo l'amministrazione della propria diocesi…».

All'Onorati si deve anche la celebrazione del primo sinodo diocesano nel 1637; fino al 1790 furono indetti nelle due diocesi altri sedici sinodi. L'ultimo sinodo delle diocesi unite fu celebrato dal vescovo Giovanni Capobianco nel 1959.[12]

Durante l'episcopato di Giovanni Vincenzo Castelli (1714-1736), fu ricostruita la cattedrale, che venne consacrata nel mese di ottobre del 1726, come ricorda la lapide esposta nella chiesa. Il vescovo Paolantonio Agostini Zamperoli (1779-1813) morì in esilio a Como per non aver prestato il giuramento preteso da Napoleone Bonaparte.

«Numerosi erano i monasteri della diocesi di Urbania, tra i quali quello delle cappuccine in Mercatello, eretto nella casa ove il 27 dicembre 1660 nacque santa Veronica Giuliani, che, divenuta cappuccina in Città di Castello, vi morì il 9 luglio 1727».[7] Mercatello aveva anche due antichi conventi francescani, quello di Santa Chiara (fondato nel 1224 circa) e quello di San Francesco, entrambi soppressi, il primo durante il periodo napoleonico, il secondo nel 1887. A Sant'Angelo in Vado sorgevano i conventi dei Servi di Maria, dei Conventuali, dei Minori, dei Cappuccini, quattro conventi di monache, numerose confraternite, oltre tre ospedali e il Monte di Pietà. A Urbania si trovavano conventi dei Conventuali, dei Minori, dei Cappuccini e dei Chierici regolari minori (Caracciolini), un monastero di benedettine e uno di clarisse.[12]

L'11 maggio 1951, con la lettera apostolica Tot in periculis, papa Pio XII ha proclamato Santa Veronica Giuliani patrona delle due diocesi, assieme a san Cristoforo, patrono di Urbania, e a San Michele Arcangelo, patrono di Sant'Angelo in Vado.[13]

Il territorio della diocesi alla vigilia della plena unione con l'arcidiocesi metropolitana di Urbino, comprendeva cinque centri in provincia di Pesaro e Urbino: Borgo Pace, Sant'Angelo in Vado, Sassocorvaro, Mercatello sul Metauro e Urbania.

Essendo due diocesi, unite fin dalla loro fondazione aeque principaliter, vi erano due cattedrali: a Urbania sorgeva la cattedrale di San Cristoforo, mentre a Sant'Angelo in Vado si trovava la cattedrale di San Michele Arcangelo, entrambe oggi concattedrali dell'arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado.

In occasione dell'unione con Urbino, il vescovo Ugo Donato Bianchi dispose una riduzione del numero delle parrocchie, che passarono da 49 (35 per Urbania e 14 per Sant'Angelo in Vado) a 10:

  • 8 parrocchie nella diocesi di Urbania:[14]
    • Santa Maria Nuova nel comune di Borgo Pace;
    • Santa Veronica Giuliani nel comune di Mercatello sul Metauro;
    • San Giovanni Battista nel comune di Sassocorvaro;
    • San Cristoforo martire (cattedrale), San Giorgio martire, Santa Maria del Piano, San Pietro apostolo e San Vincenzo in Candigliano nel comune di Urbania;
  • 2 parrocchie nella diocesi di Sant'Angelo in Vado:[15]

La revisione del numero e dell'estensione delle parrocchie comportò la cessione di 3 parrocchie della diocesi di Urbania e quella di Sant'Angelo in Vado: l'ex parrocchia di Santa Croce in Sompiano (comune di Borgo Pace), il cui territorio fu integrato nella parrocchia di San Michele arcangelo in Lamoli; e le ex parrocchie di Santo Stefano in Metola (comune di Mercatello sul Metauro) e di San Martino in Baciuccaro (comune di Sant'Angelo in Vado), i cui territori furono annessi alla parrocchia della cattedrale di Sant'Angelo in Vado.[16]

Le sedi uniteModifica

Il 7 aprile 1965, alla morte del vescovo Giovanni Capobianco, la diocesi di Urbania e Sant'Angelo in Vado fu data in amministrazione all'arcivescovo urbinate Anacleto Cazzaniga, fino a quando il 23 maggio 1977 Ugo Donato Bianchi divenne, con due distinte nomine, arcivescovo di Urbino e vescovo di Urbania e Sant'Angelo in Vado, unendo così in persona episcopi le tre sedi episcopali.

Il 30 settembre 1986, con il decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi, è stata stabilita la plena unione delle tre diocesi e la nuova circoscrizione ecclesiastica ha assunto il nome attuale. Ugo Donato Bianchi è diventato il primo arcivescovo di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado.

Nel 1990 due parrocchie del comune di Piobbico (San Donato e Santa Maria), appartenenti alla diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola, vengono annesse all'arcidiocesi.[17]

La provincia ecclesiastica di Urbino ha subito sostanziali modifiche a partire dagli anni settanta del Novecento. Infatti nel 1972 e nel 1977 ha perso le diocesi di Gubbio e di Montefeltro. Dopo le modifiche attuate nel 1986, la provincia ecclesiastica urbinate era costituita dalle diocesi di Senigallia, di Pesaro e di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola. Infine, l'11 marzo 2000, nell'ambito della riorganizzazione della regione ecclesiastica Marche, Urbino, pur mantenendo il titolo arcivescovile, ha perso la dignità metropolitica ed è entrata a far parte della nuova provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Pesaro.[18]

Nel 2010 è stato riaperto al pubblico, dopo un'attenta opera di ristrutturazione e di ampliamento, il museo diocesano Albani, istituito nel 1964 in alcuni locali a pianterreno del palazzo arcivescovile di Urbino, e dedicato alla famiglia Albani, che nel Settecento si mostrò particolarmente munifica verso la cattedrale, contribuendo in maniera determinante ad accrescerne la collezione artistica.

Cronotassi dei vescoviModifica

Vescovi e arcivescovi di UrbinoModifica

Vescovi di Tiphernum MetaurenseModifica

  • Lucifero † (menzionato nel 465)
  • Mario? † (menzionato nel 499)

Vescovi di Urbania e Sant'Angelo in VadoModifica

  • Onorato Onorati † (22 settembre 1636 - agosto 1683 dimesso)
  • Orazio Ondedei † (10 aprile 1684 - marzo 1688 deceduto)
  • Pietro Barugi † (15 novembre 1688 - maggio 1708 deceduto)
  • Antonio Antonelli † (6 maggio 1709 - 17 novembre 1711 deceduto)
  • Giovanni Vincenzo Castelli, O.P. † (21 marzo 1714 - 24 settembre 1736 deceduto)
  • Giuseppe Fabbretti † (19 novembre 1736 - 18 novembre 1747 deceduto)
  • Deodato Baiardi † (18 dicembre 1747 - 28 novembre 1776 deceduto)
  • Giovanni Pergolini † (17 febbraio 1777 - agosto 1779 deceduto)
  • Paolantonio Agostini Zamperoli † (13 dicembre 1779 - circa 1813 deceduto)
    • Sede vacante (1813-1816)
  • Francesco Leonini † (22 luglio 1816 - 9 aprile 1822 deceduto)
    • Sede vacante (1822-1824)
  • Francesco Tassinari † (27 settembre 1824 - 27 dicembre 1832 deceduto)
  • Lorenzo Parigini † (15 aprile 1833 - 24 dicembre 1848 deceduto)
  • Antonio Boscarini † (20 aprile 1849 - 3 giugno 1872 deceduto)
  • Giovanni Maria Maioli † (29 luglio 1872 - 19 giugno 1893 deceduto)
  • Francesco Baldassarri † (18 maggio 1894 - 15 aprile 1901 nominato vescovo di Imola)
  • Antonio Valbonesi † (15 aprile 1901 - 4 maggio 1906 dimesso[26])
    • Sede vacante (1906-1908)
  • Luigi Giacomo Baccini, O.F.M.Cap. † (25 agosto 1908 - 16 gennaio 1935 deceduto)
  • Giovanni Capobianco † (1º aprile 1935 - 7 aprile 1965 deceduto)
    • Sede vacante (1965-1977)
  • Ugo Donato Bianchi † (23 maggio 1977 - 30 settembre 1986 nominato arcivescovo di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado)

Arcivescovi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in VadoModifica

StatisticheModifica

L'arcidiocesi nel 2017 su una popolazione di 56.785 persone contava 52.790 battezzati, corrispondenti al 93,0% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
arcidiocesi di Urbino
1950 46.700 47.000 99,4 116 108 8 402 10 82 97
1970 38.450 38.500 99,9 84 74 10 457 10 94 111
1980 36.200 38.200 94,8 84 71 13 430 13 85 111
arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado
1990 50.700 51.000 99,4 97 86 11 522 11 145 51
1999 52.600 54.000 97,4 81 72 9 649 9 126 53
2000 53.100 54.500 97,4 81 71 10 655 10 125 53
2001 53.500 55.000 97,3 78 65 13 685 1 13 130 53
2002 54.623 57.617 94,8 81 65 16 674 1 17 143 53
2003 54.600 57.600 94,8 79 63 16 691 1 16 143 54
2004 54.600 57.600 94,8 70 60 10 780 10 140 54
2010 50.500 54.900 92,0 68 59 9 742 1 10 108 54
2014 54.000 57.000 94,7 66 55 11 818 4 11 111 54
2017 52.790 56.785 93,0 62 50 12 851 4 13 104 54

NoteModifica

  1. ^ Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire…, II, pp. 2006-2007.
  2. ^ Storia dal sito web dell'arcidiocesi.
  3. ^ La bolla riporta la data del pridie nonas junii, che corrisponde al 4 giugno. Cappelletti (III, p. 206) indica erroneamente la data del 7 luglio.
  4. ^ Pietri, Prosopographie chrétienne…, II, p. 1328.
  5. ^ Pietri, Prosopographie chrétienne…, II, p. 1412.
  6. ^ Paul Fridolin Kehr, Italia pontificia, vol. IV, pp. 111-112.
  7. ^ a b Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  8. ^ Ad eccezione di Eubel (Hierarchia Catholica, IV, p. 84) e del sito web ufficiale dell'arcidiocesi di Urbino, tutti gli altri autori (Cappelletti, Moroni, Gams, Beweb), riportano come anno di erezione delle due diocesi il 1635. Le bolle di erezione, riportano la medesima data (Cappelletti, Le Chiese d'Italia…, III, pp. 420 e 432): «Datum Romae apud s. Petrum anno dominicae Incarnationis 1635, XII kalend. martii, Pontificatus nostri anno XIII», ossia: "Dato a Roma, presso San Pietro, nell'anno dell'Incarnazione del Signore 1635, dodici calende di Marzo (=18 febbraio), tredicesimo anno del nostro pontificato". Poiché si tratta dell'anno dell'Incarnazione, che inizia il 25 marzo 1635 per terminare il 24 marzo successivo, il 18 febbraio non può che corrispondere, nel nostro computo, al 1636.
  9. ^ Testo delle bolle in: Cappelletti, Le Chiese d'Italia..., III, pp. 414-420 e 425-432.
  10. ^ Testo del breve in: Cappelletti, Le Chiese d'Italia..., III, pp. 434-436.
  11. ^ Cappelletti, Le Chiese d'Italia..., III, pp. 434-436.
  12. ^ a b Dal sito web dell'arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado.
  13. ^ (LA) Lettera apostolica Tot in periculis, AAS 44 (1952), pp. 178-179.
  14. ^ Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale, nº 21, 27 gennaio 1987, Supplemento Straordinario nº 5, p. 40 e seguenti. In questo numero della Gazzetta Ufficiale è contenuto l'elenco delle parrocchie della diocesi che ottennero la qualifica di "ente ecclesiastico civilmente riconosciuto" dal Ministero dell'Interno, in forza della Legge 20 maggio 1985 n. 222, art. 29. Tale qualifica fu concessa con decreto ministeriale del 6 dicembre 1986 su richiesta del vescovo del 27 giugno 1986.
  15. ^ Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale, nº 7, 10 gennaio 1987, p. 7 e seguenti. In questo numero della Gazzetta Ufficiale è contenuto l'elenco delle parrocchie della diocesi che ottennero la qualifica di "ente ecclesiastico civilmente riconosciuto" dal Ministero dell'Interno, in forza della Legge 20 maggio 1985 n. 222, art. 29. Tale qualifica fu concessa con decreto ministeriale del 23 dicembre 1986 su richiesta del vescovo del 27 giugno 1986.
  16. ^ Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale, nº 21, 27 gennaio 1987, Supplemento Straordinario nº 5, p. 41 (nº 3) e p. 42 (nº 17 e 18).
  17. ^ AAS 83 (1991), pp. 524-525.
  18. ^ Decreto Quo maiori, AAS 92 (2000), pp. 568-569.
  19. ^ Vescovo di Ursinum, che secondo Lanzoni potrebbe essere Bolsena (Vulsinii) o Urbino (Urbinum). Per Cappelletti e Gams invece, Evandro fu vescovo di Ajaccio in Corsica.
  20. ^ Avrebbe partecipato al concilio romano convocato da papa Agatone nel 680. Gams e Cappelletti lo indicano sia come vescovo di Urbino che come vescovo di Monterano. L'edizione critica degli atti del Concilio di Costantinopoli III (Rudolf Riedinger ed., Acta conciliorum oecumenicorum. Series Secunda. Volumen II/1, Berlino 1990, p. 157) assegnano Esilarato alla diocesi di Monterano.
  21. ^ Alcuni autori, tra cui Eubel, e la tradizione locale, ritengono che questo vescovo corrisponda al futuro papa Martino V. Tuttavia lo stesso Ughelli (col. 788) mette in dubbio questa tradizione, mentre Cappelletti (p. 184) la esclude decisamente. Sia il Dizionario biografico degli italiani che l'Enciclopedia dei papi non accennano in alcun modo all'episcopato urbinate di Martino V.
  22. ^ Matteo Ghiri non acconsentì al trasferimento a Forlì, per cui la nomina di Giorgio non ebbe effetto.
  23. ^ Nominato arcivescovo titolare, titolo personale, di Palmira.
  24. ^ Nominato arcivescovo titolare di Sinnada di Frigia.
  25. ^ Nominato arcivescovo titolare di Scitopoli.
  26. ^ Nominato vescovo titolare di Memfi.

BibliografiaModifica

Per UrbinoModifica

Per Urbania e Sant'Angelo in VadoModifica

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