San Benedetto del Tronto

comune italiano
San Benedetto del Tronto
comune
San Benedetto del Tronto – Stemma San Benedetto del Tronto – Bandiera
San Benedetto del Tronto – Veduta
Panorama
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Marche.svg Marche
ProvinciaProvincia di Ascoli Piceno-Stemma.png Ascoli Piceno
Amministrazione
SindacoPasqualino Piunti (Forza Italia) dal 20-6-2016
Territorio
Coordinate42°56′37.61″N 13°52′59.99″E / 42.943781°N 13.883331°E42.943781; 13.883331 (San Benedetto del Tronto)Coordinate: 42°56′37.61″N 13°52′59.99″E / 42.943781°N 13.883331°E42.943781; 13.883331 (San Benedetto del Tronto)
Altitudinem s.l.m.
Superficie25,41 km²
Abitanti47 533[1] (31-12-2019)
Densità1 870,64 ab./km²
Comuni confinantiAcquaviva Picena, Grottammare, Martinsicuro (TE), Monteprandone
Altre informazioni
Cod. postale63074
Prefisso0735
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT044066
Cod. catastaleH769
TargaAP
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Cl. climaticazona D, 1 593 GG[2]
Nome abitantisambenedettesi
Patronosan Benedetto martire
Giorno festivo13 ottobre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Benedetto del Tronto
San Benedetto del Tronto
San Benedetto del Tronto – Mappa
Posizione del comune di San Benedetto del Tronto nella provincia di Ascoli Piceno
Sito istituzionale

San Benedetto del Tronto è un comune italiano di 47 533 abitanti[1] della provincia di Ascoli Piceno.

Posto lungo la costa adriatica meridionale delle Marche alla foce del fiume Tronto, è un importante centro turistico e porto peschereccio[3] della Riviera delle Palme.[4]

Geografia fisicaModifica

«…dalle colline dorate si scorge la spiaggia di San Benedetto del Tronto cittadina di pescatori… stupende barche da pesca che solcano il mare Adriatico, barche con le vele dipinte con soggetti religiosi o con antichi emblemi, esse vanno cullate dalle onde di un mare sempre vivo sempre nuovo e sembra che il murmure delle acque costituisca una lene musica…[5]»

(Franz Liszt)

San Benedetto del Tronto sorge sulle rive del mare Adriatico e posta a circa 28 km ad est da Ascoli Piceno. L'abitato originario si sviluppò su un modesto rilievo a poca distanza dal mare, dove vi è l'antico nucleo urbano denominato "Paese alto", ai piedi del quale si sviluppa, lungo il corso del torrente Albula, l'abitato della parte più recente denominata la "Marina". Con la forte espansione urbanistica, avutasi fra gli anni sessanta e settanta, ha avuto un incremento dell'area urbana estesa tra i fiumi Tesino e Tronto.[6]

TerritorioModifica

È il comune litoraneo più meridionale delle Marche. I confini naturali a sud (fiume Tronto) e a est (mare Adriatico) sono ben definiti mentre a nord e a ovest non sono altrettanto identificabili. L'elevata espansione urbana nel territorio stretto tra mare e collina non permette una lettura facile dei limiti dell'abitato. Il territorio comunale si sviluppa per 25,41 km² e ha conformazione di collina litoranea, con un livello di altitudine compreso fra 0 e 283 m s.l.m. in contrada Barattelle, si estende per 9,3 km lungo la costa del Medio Adriatico, di cui 1,7 km nell'area naturale protetta della Sentina. È il comune con maggiore densità di popolazione della regione Marche.[7]

Veduta panoramica di San Benedetto dalla Torre dei Gualtieri

ClimaModifica

San Benedetto gode di un clima mediterraneo particolarmente benigno, con inverni miti (7 °C circa di media stagionale) ed estati calde, ma non afose (23 °C circa di media stagionale). La temperatura media annua è di circa 15 °C mentre le precipitazioni sono generalmente comprese fra i 700 e gli 800 mm.[9]

San Benedetto del Tronto Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Anno
Temperatura media (°C) 6,2 7,4 9,8 13,2 17,2 21,3 24,0 23,6 20,6 16,3 11,8 8,2 15,0
Temperatura media minima (°C) 3,0 3,8 6,0 9,0 12,8 16,8 19,0 18,7 16,1 12,3 8,5 4,9 10,9
Temperatura media massima (°C) 9,4 11,1 13,7 17,5 21,6 25,9 29,0 28,6 25,2 20,3 15,2 11,5 19,1
Precipitazioni (mm) 63 52 63 60 51 51 42 56 71 82 86 80 757

Fiumi e torrentiModifica

Origini del nomeModifica

Nel corso dei secoli sono stati utilizzati vari toponimi per il centro abitato, da San Benedetto in Albula a San Benedetto nella Marca. Nel 1862, per distinguerla dalle altre località omonime del neonato Regno d'Italia, la città fu denominata ufficialmente San Benedetto del Tronto. Il nome ha origine da un santo, il martire Benedetto. Vissuto al tempo di Diocleziano, Benedetto era un soldato romano dislocato nel presidio militare alla difesa della città di Cupra Marittima.[11] Essendosi rifiutato di abiurare la fede cristiana e di riconoscere gli dei pagani, fu martirizzato sul ponte del torrente Menocchia il 13 Ottobre del 304 d.C.. Dopo essere stato decapitato il suo corpo fu gettato in mare. La leggenda narra che in mare la testa non si sia separata dal corpo, e che le sue membra siano state trasportate verso sud grazie all'aiuto di alcuni delfini, che le hanno trasportate fino ad adagiarle sulle spiagge prospicenti all'odierna San Benedetto. Qui il corpo del martire sarebbe stato trovato da un contadino, che dopo aver chiamato aiuto ha caricato i resti del santo su un carretto trainato da buoi. Questi avrebbero trainato il carro fin sopra un colle poco distante dalla costa, dove Benedetto è stato finalmente sepolto. Sul luogo sarebbero sorte poi una cappella e una Pieve, attorno alla quale si è sviluppato il primo nucleo urbano, fino alla costruzione nel XVIII secolo dell'attuale Abbazia San Benedetto Martire.[12]

StoriaModifica

OriginiModifica

 
San Benedetto (IV secolo), il Santo patrono della città

Si sa poco sulle origini di San Benedetto del Tronto. Tradizionalmente vengono fatte risalire al XII secolo, ma dei ritrovamenti archeologici avvenuti nell'estate 2011 hanno messo in discussione l'origine medievale della città. A seguito di alcuni scavi nel Paese Alto sono stati rinvenuti molti reperti risalenti a epoca romana,[13] tra cui una vasca, un mosaico di tessere bianche con cornici nere e un angolo di muro di un edificio con affreschi parietali di colore rosso tipici della fase decorativa romana risalente all'età neroniana o flavia, databili fra la prima metà del I secolo a.C. e la prima metà del I secolo d.C..[14] L'origine romana della città era già stata ipotizzata in passato, senza però alcun riscontro concreto: si riteneva che fosse sorta sul sito dell'antica città di Truentum (fondata dall'antico popolo dei Liburni), poi ribattezzata Castrum Truentinum, identificata oggi con il sito archeologico scavato alla foce del Tronto nel comune di Martinsicuro.

Non si hanno tuttavia ancora certezze sulle reali origini della città. In attesa di ulteriori studi sui ritrovamenti, si continua ad accreditare l'ipotesi di un nucleo sorto attorno a una chiesa che avrebbe ospitato le spoglie di San Benedetto martire, soldato romano martirizzato nell'antica Cupra (poi Cupra Marittima). Del nucleo abitativo di San Benedetto, definito come Plebs Sancti Benedicti in Albula dal nome del santo protettore e titolare della chiesa omonima, nonché del torrente che tuttora l'attraversa, si hanno tracce dall'anno 998 in un atto relativo all'investitura del beneficio dei SS. Vincenzo e Anastasio in territorio di Acquaviva Picena da parte di Uberto, vescovo di Fermo.

Nel 1105 Papa Pasquale II conferma il monastero di San Benedetto al Tronto a Oderisio, abate di Montecassino[15] e di nuovo nel 1112, con altra bolla inviata al nuovo abate cassinense Gerardo[16].

Il primo significativo mutamento insediativo si ha nel 1145 quando i signori Azzo e Berardo di Gualtiero ottennero l'autorizzazione dal vescovo Liberto di Fermo a realizzare un castrum sul colle ove sorge la pieve, pur nel rispetto delle pertinenze di questa.

MedioevoModifica

Oggetto della rivalità tra le città di Ascoli e Fermo, San Benedetto fu per secoli aspramente contesa delle due rivali. Nel 1463 Fermo dette incarico al frate Giacomo della Marca di pronunciarsi quale arbitro nella questione e risolvere le secolari controversie fra le due città. Frate Giacomo della Marca il 3 luglio 1463 emise il suo giudizio assegnando i territori meridionali di S. Benedetto, compresi tra il torrente Ragnola e il Tronto, a Monteprandone, garantendo agli ascolani uno sbocco strategico al mare; inoltre annetté alla giurisdizione di Monteprandone il Montecretaccio, sotto il quale si sarebbe dovuto costruire l'omonimo porto (Porto d'Ascoli), ma la cui realizzazione non avverrà mai.

Nel 1478 un'epidemia di peste, forse portata da turchi, devastò il territorio di San Benedetto decimando la popolazione; gli effetti furono tanto devastanti che nel 1491, essendo il paese rimasto pressoché disabitato, su iniziativa del municipio di Fermo (che all'epoca ne deteneva la giurisdizione), venne deciso di dare facoltà ad alcuni profughi imolesi di stabilirvisi, concedendo loro terreni in enfiteusi.

Sotto lo Stato pontificioModifica

Saccheggi e devastazioni a varie riprese caratterizzano anche il XVI secolo per cui il paese, seppure di importanza strategica, non riuscì a svilupparsi se non dopo aver riacquistato un po' di tranquillità. È del 1615 la testimonianza di una prima espansione fuori dalle mura, verso il mare, con la costruzione di una chiesetta dedicata alla Madonna della Marina in corrispondenza del luogo dove oggi è situata piazza Cesare Battisti in prossimità del vecchio Palazzo Municipale. Costruita sul litorale deserto lungo la via Litoranea sulla direttrice che dalla Porta Sud conduceva alla spiaggia, fuori delle mura del borgo antico, fu stimolo per la popolazione a scendere in marina.

Nel giro di pochi anni cominciarono a sorgere dei magazzini rudimentali e casupole in cui i pescatori depositavano gli attrezzi da pesca. Parzialmente distrutta dall'inondazione del torrente Albula del 6 luglio 1898, per i danneggiamenti subiti fu chiusa al culto e demolita l'anno seguente, ma non si spense nel popolo sambenedettese la devozione alla Madonna del Mare e una nuova chiesa venne costruita. Nel Museo di Arte Sacra di San Benedetto del Tronto è conservata un'epigrafe in latino del 1615, a memoria della fondazione dell'antica chiesetta.

L'OttocentoModifica

 
Scorcio di viale "Secondo Moretti", oggi rappresenta il vero centro cittadino, strada intitolata all'ex sindaco di San Benedetto del Tronto (1871-1882).

Lo sviluppo demografico del Castro Sancti Benedicti e, successivamente al 1860 con Regio Decreto, di San Benedetto del Tronto, non può che rassomigliare a quello di tanti altri centri rivieraschi dell'Adriatico, ove svolgono un ruolo determinante le immigrazioni (rese necessarie per il ripopolamento sul finire del XV secolo e proseguite fino ai giorni nostri in modo significativo), le incursioni e le catture barbaresche, i rapporti con le popolazioni transadriatiche, le epidemie, le successive e massicce emigrazioni in altri luoghi dell'Italia e all'estero, talune con caratteristiche specifiche legate ai mestieri del mare.

San Benedetto, attraverso questi fenomeni, appare come una vera e propria “testa di ponte” ove si approdava con le barche o si giungeva dai paesi dell'interno e ci si stanziava, magari per ripartire per altri lidi, ma sempre lasciando tracce di quegli apporti demografici. Ciò è particolarmente significativo dal XVIII secolo, quando la pesca fa da motivo di attrazione e la viabilità costiera, resa più agevole e sicura, ne fa uno snodo tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli.

Il XVIII secolo è il secolo nel quale la popolazione sambenedettese inizia a uscire dal sovraffollato quartiere Castello dopo aver invaso con le nuove costruzioni lo spazio di rispetto delle mura fortificate e talvolta scavalcate queste verso i giardini sottostanti, accompagnato dall'espansione lungo e al di sotto della strada “Lauretana” (poi statale 16) indi dei "paiarà" (toponimo del primo insediamento sviluppatosi sulle terre sottratte al mare, che deve il proprio significato da quelle case costruite con paglia impastate con argilla).

Il restante territorio della marina è ancora inabitabile a causa degli acquitrini che vi si sono formati con il ritirarsi della costa e la campagna vede solo rare case coloniche. In prosieguo di tempo, con la relativa conquista e bonifiche delle terre alla marina, buona parte delle circa 5 000 anime che costituivano la popolazione sambenedettese nel 1850, abitavano già nella loro maggioranza nel quartiere Marina che arricchiva la nomenclatura delle contrade portandola da nove a dodici.

Sono soprattutto i pescatori, i calafati, gli sciabicotti, i pescivendoli e i facchini di marina che per una maggiore comodità professionale si insediano al di sotto della Strada detta Lauretana. Il centro sociale, civile e di conseguenza economico non è più individuabile all'interno delle mura del Castello, ove la maggior parte dei residenti ora sono pochi artigiani con le loro botteghe, i benestanti, e alcuni possidenti agricoli. Qualche marinaio abita ancora nel quartiere Castello, ma ciò rappresenta un'eccezione rispetto alla maggioranza che occupa lo spazio sotto le mura orientali.

Nel 1763 ci fu il primo intervento urbanistico organizzato a cura dell'ing. Paglialunga di Fermo, nel 1851 la cittadina contava appena 5 351 abitanti (censimento dello Stato Pontificio). Nel 1860 con l'invasione piemontese da parte dei Cacciatori delle Alpi la città passò dallo Stato Pontificio allo Stato Italiano. Nel 1863 la costruzione della linea ferroviaria adriatica costituì un passaggio storico per tutto il territorio. Negli stessi anni aprivano i primi stabilimenti balneari e l'amministrazione del sindaco Secondo Moretti delineò la vocazione turistica della cittadina[17] di San Benedetto. Risale al 1896 il regio decreto che concede a San Benedetto l'attributo del Tronto.[18]

Il NovecentoModifica

Il vecchio incasato del “Paese Alto” dopo il bombardamento aereo del 27 novembre 1943
Liberazione di San Benedetto, l’entrata in città delle truppe alleate

Nel 1907 comincia la costruzione del porto peschereccio, il cui ultimo ampliamento è del 2000. Nel 1912 avviene il varo del primo peschereccio a motore in Italia, il "San Marco", su concezione del monsignor Francesco Sciocchetti.[19]

Nel 1928 con decreto ministeriale, San Benedetto otteneva il riconoscimento di Stazione di Cura, soggiorno e turismo, prima località balneare delle Marche e di tutta la costa adriatica.

Nel 1935, dopo molti tentativi avvenuti negli anni precedenti, un decreto regio annette Porto d'Ascoli, fino ad allora frazione di Monteprandone, ai territori della città per motivi di convenienza territoriale: San Benedetto infatti è in piena espansione, e necessita di spazio. Nel 1961 Porto d'Ascoli viene ufficialmente incorporata al nucleo urbano di San Benedetto: l'ISTAT, in occasione del X Censimento, la considera infatti parte integrante del capoluogo comunale e non più sua frazione; il centro conserva tuttavia una sua specifica identità, come quartiere.

Il 18 giugno 1944 dopo 144 bombardamenti aerei e sei cannoneggiamenti navali che hanno devastato la città nella seconda guerra mondiale, San Benedetto viene liberata.[20][21][22]

SimboliModifica

I simboli del comune possono essere così descritti:

Blasonatura stemma

«D'argento al guerriero all'antica aureolato e tenente la palma nella destra, nella sinistra l'elsa della spada, in maestà dinanzi a una torre movente dal mare, il tutto al naturale.»

(D.R. 10 novembre 1948)
Blasonatura gonfalone

«Drappo troncato di azzurro e di rosso.»

Caratteristiche dello stemma
Simboli: Mare, Palma, Spada, Torre

OnorificenzeModifica

  Titolo di Città
«Decreto del Presidente della Repubblica[23]»
— 25 ottobre 2000

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Architetture storiche e militariModifica

 
Torre dei Gualtieri
  • Torre dei Gualtieri(o Torrione) — Più propriamente denominato "Mastio della Rocca" e più popolarmente noto come "Torrione" (lu Turriò o lu Campanò) è forse l'elemento più rappresentativo della città, spiccando dall'altura del Paese Alto a dominare l'intero abitato. Eseguita nell'ultimo ventennio del XV secolo a seguito di una ristrutturazione della cinta muraria dopo uno dei tanti conflitti tra Ascoli e Fermo presumibilmente dalla famiglia Gualtieri, la quale, verso l'anno 1145 iniziò la riedificazione del castello (sopra le rovine dell'antica pieve caduta in rovina per mano dei pirati turchi che depredavano le coste o per le invasioni barbariche) terminata circa ben tre secoli dopo con la costruzione di questa insolita torre dalla foggia così singolare.[24] Di altezza relativamente modesta (20 m), a pianta esagonale schiacciata, è interamente in laterizio, presenta un orologio sulla faccia rivolta verso mare e una merlatura superiore eseguita nel restauro del 1901 su progetto dell'architetto Giuseppe Sacconi. L'interno è suddiviso in quattro livelli forniti di copertura a volta (a botte cuspidata per i primi due livelli).[25]
  • Torre Guelfa — Si trova accanto a una villa privata e si può scorgere dalla S.S. 16 in località Porto d'Ascoli. Si tratta di una torre di difesa a base quadrata del XIV secolo con opera a sporgere costituita da beccatelli e piombatoi. Costituita in muratura a secco con paramenti esterni ed interni in laterizio, faceva parte di una fortezza consistente in due grandi torri, sette torrioni con settanta merli, ricostruita dalla città di Ascoli dopo il 1348, distrutta poi da Gentile da Mogliano, signore di Fermo.[26]
  • Caserma Guelfa — Si trova lungo la Strada Statale 16 in prossimità dell'incrocio con via Mare, la via principale di Porto d'Ascoli. Edificio fortificato a pianta quadrangolare del XVI secolo con corpi d'angolo a "puntone" e chiostro interno a doppio ordine con archi a tutto sesto, la scarpatura di base è bloccata a metà altezza con un cornicione a sezione semicircolare. Portale d'ingresso in pietra con sovrastante stemma in pietra della città di Ascoli. La copertura è con capriate in legno e sovrastante manto di coppi. Inizialmente aveva la destinazione di Ospizio al Porto, Hostaria e nuovi magazzini per il deposito delle merci, successivamente assunse il ruolo di ultimo avamposto pontificio prima del Regno delle Due Sicilie per questo è popolarmente definita come la "Dogana Pontificia".[27]

Architetture religioseModifica

Architetture religiose
 
Cattedrale di Santa Maria della Marina
 
Interno della Cattedrale di Santa Maria della Marina
 
La Chiesa di San Benedetto martire e la Torre dei Gualtieri
 
Altare della chiesa di San Benedetto martire
 
Chiesa di San Giuseppe
  • Cattedrale di Santa Maria della Marina - Eretta dal Comune nel 1615, in onore della Madonna della Spiaggia, è stata la prima costruzione posta fuori le mura del borgo antico. La chiesa sorgeva in Piazza Cesare Battisti, un tempo chiamata Piazza del Mercato, sulla direttrice che collegava il borgo vecchio e il mare, quando agli inizi dell'Ottocento la chiesa, ormai cadente, venne sconsacrata ed adibita a magazzino. La chiesa, riaperta al culto dal Governo Pontificio dopo il 1816, venne seriamente danneggiata dall'alluvione del Torrente Albula del 6 luglio 1898 e quindi abbattuta nel maggio del 1899, per ampliare la piazza del Municipio. Essa fu uno stimolo per la popolazione a scendere in marina. Infatti, nel giro di pochi anni, cominciarono a sorgere dei magazzini rudimentali e casupole in cui i pescatori depositavano gli attrezzi da pesca. La prima pietra della ricostruzione della chiesa nuova, da erigere in Piazza Nardone (già Piazza Roma e già Piazza del Teatro perché vi si affacciava il Teatro Concordia, sul lato opposto della chiesa), fu posta il 16 maggio 1847 dal vescovo Carlo Gentile. Il primo progetto del bolognese Gaetano Ferri fu ritenuto troppo ambizioso e quindi seguì quello dell'ascolano Ignazio Cantalamessa. Dopo una pausa di dieci anni, divenuto vescovo della diocesi l'abate Giacinto Nicolai, i lavori furono ripresi. Veri animatori della costruzione furono don Francesco Sciocchetti e padre Gioacchino Pizzi dei Chierici Regolari che, nel 1821 acquistò l'area per costruirla. Don Sciocchetti diede il via ai lavori che furono affidati all'architetto Giuseppe Rossi ed approvati dall'architetto Giuseppe Sacconi. Monsignor Luigi Boschi, vescovo diocesano, consacrò la chiesa il 4 aprile 1908. Ad opera dei successori di don Sciocchetti, venne costruito il battistero, la gradinata esterna e metà della facciata. Subito dopo la seconda guerra mondiale si pensò al completamento di quella che per la vastità, per l'eleganza delle linee architettoniche e dell'ubicazione sarebbe stata destinata a divenire una "degna cattedrale". Furono dunque edificati il campanile, l'abside e fu completata la facciata. Fu consacrata, con rito solenne, con elevazione a concattedrale da monsignor Vincenzo Radicioni il 7 febbraio 1973. Dieci anni dopo, con decreto pontificio del 30 settembre 1986 la chiesa diveniva la nuova cattedrale della "Diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto". È stata insignita nel 2001 del titolo di "Basilica minore". Il monumentale organo proveniente dalla Basilica di Loreto contiene al suo interno le canne dell'organo Callido, ricostruito da Vegezzi Bossi nel 1900 e successivamente nel 1950 da Balbiani di Milano. Nel 1991, dopo la soppressione dal Santuario, fu acquistato dal maestro organaro Alessandro Girotto di Postioma (in provincia di Treviso), che dopo averlo restaurato e ricomposto per l'occasione aggiunti nuovi registri. In seguito, in accordo con il parroco pro tempore don Paolo Civardi, l'organo fu collocato nella cattedrale. I concerti inaugurali furono tenuti dei maestri Giancarlo Parodi, Donato Cuzzato e Antonio Palcich.[28]
  • Chiesa di San Benedetto martire — Il primo insediamento risale all'XI secolo dove sorgeva l'antica pieve di San Benedetto sorta sul sepolcro di San Benedetto martire attorno alla quale, dopo il 1140, venne costruita la cinta muraria. Poco rimane dell'antico sepolcro e del vecchio edificio poiché la chiesa fu modificata ed ampliata alla fine del XVIII secolo su disegno dell'architetto Pietro Augustoni. Interamente in laterizio con facciata con cornici e paraste e timpano in pietra, nella chiesa sono conservate, oltre a reperti, epigrafi e lapidi, diverse altre opere: una pala del 1707 del pittore fermano Ubaldo Ricci relativa all'ultima cena, una pala della Madonna del Rosario di anonimo del XVI secolo e un'altra della Madonna del Carmelo, sempre di anonimo, del XVIII secolo; inoltre il simulacro dell'Immacolata Concezione realizzata nel 1856, un Cristo Morto della seconda metà dell'Ottocento e soprattutto l'altare di San Benedetto martire con reliquie del Santo.[29][30]
  • Chiesa di San Giuseppe — Progettata dall'architetto ascolano Ignazio Cantalamessa e costruita a partire dal 1870, la chiesa è stato il punto di riferimento religioso per tutto l'antico centro storico del Mandracchio, il complesso di case di marittimi che sorgevano attorno alla retrostante via Laberinto.[31] Le vetrate policrome sono state realizzate nel 1988 (anno dell'ultimo restauro) su disegno dell'artista locale Marcello Sgattoni. La chiesa, in stile neoclassico ed elementi decorativi in laterizio, ha un portale d'ingresso con timpani e fregi in pietra che si affaccia su piazza Matteotti, l'antica piazza d'Armi, perché luogo dove sostavano le truppe di passaggio. La piazza è dominata dall'artistica fontana realizzata a partire dal 1870 su progetto dell'architetto romano Virginio Vespignani. Più avanti, degni di nota una grande ancora (a ricordo dell'antico nome dello stradone, cioè via dell'Ancoraggio) e, più avanti, la statua La Retara, dedicata cioè alla donna addetta alla fabbricazione e riparazione delle reti da pesca, opera in bronzo dello scultore Aldo Sergiacomi. All'interno sono custodite le immagini della Madonna del Rosario di Andrea Tavernier, una seicentesca Fuga in Egitto e la Sacra famiglia, opera del massimo pittore sambenedettese Armando Marchegiani.[32]
  • Santuario della Madonna del Santissimo Sacramento — Non molto distante dal vecchio palazzo municipale, vi è il santuario intitolato alla “Madonna del Santissimo Sacramento”. È la chiesa dei “Padri Sacramentini” della “Congregazione del Santissimo Sacramento” che si richiama all'opera e alla spiritualità di San Pier Giuliano Eymard (in francese Saint Pierre-Julien Eymard). Ricavata dall'ex Teatro Virginia, fu consacrata l'8 dicembre 1939 dal vescovo Luigi Ferri, che in questa chiesa è sepolto. Egli fortemente volle nella sua diocesi di Ripatransone un luogo di culto dedicato all'Adorazione Perpetua. Nel santuario infatti il Santissimo Sacramento dell'Eucaristia è esposto tutto il giorno all'adorazione dei fedeli che qui accorrono numerosi. La chiesa, di impianto moderno e a pianta rettangolare, è suddivisa in tre navate. La parete absidale posteriore, dietro l'altare, mostra un grande mosaico opera dell'artista contemporaneo di origini ungheresi Giovanni Hajnal. Esso richiama l'episodio evangelico della Cena di Emmaus: l'imponente e slanciata figura del Cristo risorto, tra lo stupore e la meraviglia dei due discepoli, sembra congiungere la terra e il Cielo, mentre dona l'Eucaristia sotto le specie del Pane spezzato e del Vino, sullo sfondo appare la croce con la quale il Figlio di Dio offre agli uomini la salvezza attraverso il sacrificio del suo Corpo del suo Sangue.[33]
  • Vescovado — Già Palazzo Anelli, deve il suo nome alla famiglia che almeno dal fine del XVIII secolo abitava nel luogo dove oggi sorge questo edificio. La struttura presenta elementi liberty in un contesto medievale ed è composta da due corpi a pianta rettangolare, un avancorpo a due livelli prospettante sulla piazza e un corpo arretrato a quattro livelli che costituiscono la torretta. Da evidenziare le facciate arricchite da eleganti cornici e fasce marcapiano in laterizio. Pregevoli le inferriate, le ringhiere e le cancellate in ferro battuto a motivi floreali. Oggi, dopo un attento e mirato restauro, è la prestigiosa sede del Vescovado.[34]

Altre architetture religioseModifica

  • Chiesa di San Filippo Neri — Sorge nella zona di confine tra San Benedetto e Grottammare. La chiesa, a pianta centrale, richiama nella sua configurazione volumetrica la forma di una pigna. La prima pietra fu posta il 2 luglio 1961 è stata consacrata il 19 marzo 1976.[35]
  • Chiesa della Madonna del Suffragio — Collocata nel quartiere Ponterotto, la chiesa costruita lungo il torrente Albula è stata consacrata l'l° aprile 1979.[36]
  • Chiesa di Sant'Antonio di Padova — il 10 dicembre 1939 venne posta la prima pietra. Il 21 marzo 1953 venne aperta al pubblica e consacrata dal mons.Vincenzo Radicioni.[37]
  • Edicola di Sant’Antonio di Padova — Ubicata, come edicola decorativa, nell’area verde del parco intitolato a Karol Wojtyla, fa parte della Parrocchia S.Antonio di Padova.[38]
  • Cappella dell’Immacolata — Sorge sul Lungomare nord di San Benedetto, a poche decine di metri dalla spiaggia, per tutti i residenti e turisti è la Chiesetta di legno, fa parte della Parrocchia S.Antonio di Padova.[39]
  • Chiesa San Pio X — Sorge nella zona turistica, la prima pietra venne posta il 1º febbraio 1965, è stata consacrata 27 settembre 1970.[40]
  • Statua di Padre Pio da Pietralcina — Situata in contrada Barattelle, sulle prime colline di San Benedetto del Tronto, a circa 3 Km dal centro cittadino e a pochi metri dal Museo Pietraia dei Poeti, si erge la statua consacrata di Padre Pio. Costruita con pietre, cemento e resina, dallo scultore Marcello Sgattoni, è diventata luogo di celebrazione eucaristica e preghiera.[41]
  • Chiesa di Cristo Re — Di forma esagonale costruita con criteri dell'architettura moderna, sorge nel quatiere Porto d'Ascoli centro, è stata Consacrata il 29 giugno 1961 è stata consacrata è stata aperta al pubblico dal cardinale Luigi Traglia il 2 luglio 1961.[42]
  • Chiesa della Sacra Famiglia — Posta nel quartiere Ragnola, nome del Torrente Ragnola, fu consacrata da mons. Radicioni il 29 giugno 1968.[43]
  • Chiesa della Santissima Annunziata — Sorge nel quartiere Salario, nome dovuto alla Via Salaria, è chiesa parrocchiale dal 1923, quando era sotto prepositura di Monteprandone. All'interno ci sono decorazioni pittoriche sambendettese Giuseppe Pauri.[44]
  • Chiesa di San Giacomo della Marca — Chiesa parrocchiale intitolata a Giacomo della Marca, costruita a fine anni settanta, è stata consacrata il 28 novembre 1982.[45]
  • Chiesa di Santa Lucia — Piccola e suggestiva chiesetta rurale, tanto cara agli abitanti di San Benedetto.[46] Il modesto edificio esistente è stato costruito nel 1785 da Bernardino Voltattorni. Il precedente, probabilmente molto antico, doveva trovarsi nelle vicinanze, e presumibilmente costruito sulle rovine di un antico tempio romano del locale forum o conciliabulum.La chiesetta di Santa Lucia, situata lungo la strada Panoramica, gode di una vista stupenda sulla città. Nel passato era mèta, nel giorno di Pasqua, di pellegrinaggio da parte dei devoti sambenedettesi i quali erano soliti fare un pic-nic nei suoi dintorni.[47]

Architetture civiliModifica

Architetture civili
 
La Palazzina Azzurra
 
Fontana Rotonda Giorgini
 
Il monumento gabbiano Jonathan
 
Monumento al pescatore
 
Monumento raffigurante la famiglia del pescatore
 
Largo Trieste lungomare nord
 
Zona pedonale del lungomare sud
  • Palazzina Azzurra — Il complesso della Palazzina Azzurra nasce dal progetto dell'ing. Luigi Onorati ingegnere capo del Comune di San Benedetto del Tronto. Commissionata dall'Azienda Autonoma di Cura, Soggiorno e Turismo, per "migliorare le proprie attrezzature ricettive e creare un luogo di ritrovo e divertimento" la Palazzina Azzurra fu inaugurata il 1º settembre 1934. In stile prettamente razionalistico, tipico dell'epoca fascista, fu costruita a fianco dei due campi da tennis e del Circolo Forestieri.L'edificio a due piani, dipinto di azzurro, ospitava al piano terra il bar, salotti, docce e servizi per signori e signore; al primo piano, al quale vi si accedeva e tuttora vi sia accede tramite una scalinata, erano dislocati la sala lettura, due salotti, uno spogliatoio ed un fumoir.I salotti, dalle pareti semicircolari e vetrate, consentivano di avere una visuale ottimale sul panorama della pineta nuova e sui campi sportivi. Un complesso architettonico abbastanza esclusivo, ma capace di soddisfare le diverse aspettative legate al tempo libero, allo svago estivo, nonché a quello sportivo e festaiolo dell'epoca. L'edificio senza essere di eccelso valore monumentale, ha avuto nella storia recente di San Benedetto un grande valore significativo per l'immagine turistica.La guerra mondiale che sottopose la città a pesanti bombardamenti ne condizionarono ogni attività: ma già il dopoguerra si caratterizzò per un rinvigorito entusiasmo. Essa si distinse per essere uno dei più ricercati luoghi di ritrovo serale e sala da ballo del Paese, per le generazioni e per la cultura musicale che si sono susseguite dagli anni cinquanta fino agli anni ottanta.Dopo un periodo di decadenza, che rifletteva le difficoltà di un'intera comunità cittadina, il progetto di restauro intrapreso dal Comune di San Benedetto (20 luglio 1996), restituiva alla cittadinanza la struttura nell'accezione più autentica, con spazi destinati alla promozione e alla diffusione dell'arte, con sale destinate all'esposizione, uffici e servizi, il tutto completato da parco. Nel suo cortile è ospitata Vale & Tino, eccezionale scultura in neon colorato di Marco Lodola.[48]
  • Monumento al gabbiano Jonathan — Realizzato dall'artista Mario Lupo nel 1986, il monumento a il gabbiano Jonathan Livingston, protagonista del libro di Richard Bach, sorge lungo la passeggiata del Molo sud, quella che è stata ribattezzata The Jonathan's way. L'opera, proiettata per 10 metri, racchiude in un cerchio azzurro la vita dei gabbiani e delle acque. È il simbolo della operosità generosa e della tenacia tipiche della gente di mare, gente abituata ad affrontare e superare silenziosamente ostacoli e difficoltà.
  • Monumento al pescatore — Questa statua è collocata nel punto in cui il lungomare si innesta con il molo sud del bacino portuale e riproduce la tenuta dei pescatori durante le tempeste, quando, per richiamare l'attenzione sul pericolo derivante dalla nebbia incombente sul mare, si servivano della tromba. È opera di Cleto Capponi, artista grottammarese.
 
Lungomare "viale Trieste", Palma delle Canarie e palma da datteri.
  • Lungomare - Nel 1932 su progetto dell'ingegner Luigi Onorati fu realizzato il lungomare che ancor oggi, oltre ad essere una via di comunicazione essenziale, è il centro pulsante della San Benedetto turistica ed è anche divenuto il luogo col quale si identifica l'immagine cittadina, in Italia e anche all'estero, per il portale virgilio.it quello di San Benedetto è uno dei lungomari più belli d'Italia.[49] Considerato spropositato all'epoca della costruzione, ha una sede stradale larga complessivamente 30 metri e parte dalla famosa e suggestiva rotonda Giorgini (la rotonda), al termine del centralissimo viale Secondo Moretti, e, nella sua parte più settentrionale, per il ritiro del mare conseguente al continuo ingrandimento del porto, risulta molto arretrato rispetto alla riva del mare. Conclude nella rotonda Salvo D'Acquisto a Porto d'Ascoli per una lunghezza complessiva di circa 6 km. È costeggiato da lussureggianti giardini, una pineta, campi da tennis, una pista di pattinaggio e un edificio, la "Palazzina Azzurra", storico locale della città, sulla foce del torrente Albula che determina la fine del primo tratto, a sud del quale parte la zona più propriamente turistica, con stabilimenti balneari sulla spiaggia da un lato e ville ed alberghi dall'altro lato della strada. Caratteristica peculiare del lungomare è l'abbondante presenza di palme (in prevalenza Phoenix canariensis e sylvestris) che sono diventate un po' il simbolo cittadino (oggi, tra giardini pubblici e privati e lungo i viali cittadini, si contano un totale di circa 8.000 palme di varie specie) in senso turistico, avendo preso la stessa azienda di promozione turistica il nome di Riviera delle Palme. Nel 2001 è stata completata la pista ciclabile che costituisce un'unica passeggiata fino a Cupra Marittima verso nord e fino a Porto d'Ascoli verso sud. La parte sud del lungomare, è stata oggetto di interventi in tempi diversi. Nel 2004 si è dato il via ad un rifacimento radicale che ha visto l'ammodernamento della prima parte del lungomare sud: sono state ampliate sia la zona pedonale che la pista ciclabile. Poi nel 2007 è stato inaugurato il 2º tratto. Il tracciato ciclabile fa parte del più esteso progetto denominato Ciclovia Adriatica che una volta completato collegherà l'intera costa adriatica. Oltre all'area pedonale ed alla pista ciclabile, sono presenti dei "giardini tematici", le "oasi": giardino arido, giardino umido, giardino delle palme, giardino delle rose, giardino della macchia mediterranea. I materiali scelti sono compatibili con la nuova vocazione del lungomare in modo da far apparire tali tratti veri e propri spazi naturali sul mare, ove sostare per ammirare il panorama, o per l'accesso diretto alla spiaggia. Sul sito ufficiale del Comune è possibile ammirare le foto del nuovo lungomare ed effettuare anche un giro virtuale. Nel 2016 sono iniziati i lavori di riqualificazione del lungomare nord, che si estende per circa 2 km e va dal "Palazzo Las Vegas" al torrente Albula.[50][51]
 
Il faro
  • Centro storico del mare — Ne fanno parte gli stabilimenti balneari della prima parte del lungomare nord, dal torrente Albula alla concessione numero 20 (inclusa la 29), e sono gli chalet storici della città costruiti intorno agli anni cinquanta e sessanta e che, per la maggior parte, hanno mantenuto caratteri tipologici di quegli anni.
  • Faro — Il faro è entrato in funzione ufficialmente nel 1957 ed è stato costruito tra la Rotonda e la zona portuale (in zona strategica e centrale all'area portuale), in considerazione del fatto che l'importanza di un faro è nella posizione e nella portata del fascio di luce.[52] È elemento necessario ai naviganti e marinai per l'avvicinamento alla costa, come richiamo nell'oscurità notturna per gli uomini in mare che localmente, prima della sua costruzione avevano come riferimento solo il Torrione e il suono delle campane; idealmente per questo motivo è stato costruito lungo la perpendicolare che parte dal Paese Alto in direzione est.[52][53] È una torre cilindrica su fabbricato ed è alta 31 metri. Sulla sua sommità si trova collocata una lampada alogena da 1000 W che emana una luce bianca che, grazie a delle lenti opportunamente combinate ed allineate, viene riflessa emergendo come un intenso fascio di raggi paralleli, quindi convogliata in un unico punto e proiettata in lontananza. La portata della luce del faro si proietta ad una distanza di 32 MN in condizioni di perfetta visibilità (22 Mn portata nominale).[52] Con il versante ovest oscurato (a prevenire fastidi alla città) ed è una luce ottica rotante che emana due lampi in un periodo di dieci secondi. Visibilità: 135 - 045 (270). In condizione di eventuale avaria, vi è anche un fanale più piccolo di riserva con una portata più contenuta (18 Mn). In presenza di nebbia si aziona pure il nautofono collocato sulla punta del molo sud che emana un segnale sonoro per le imbarcazioni che altrimenti non riuscirebbero a percepire i due fanali identificativi dell'imboccatura del porto, rispettivamente con luce verde nel molo nord e con luce rossa nel molo sud. La scala a chiocciola con 150 scalini porta alla sommità della struttura e ad una terrazza dalla quale è possibile vedere da levante l'intera città e le colline circostanti.[52][53] Il faro di San Benedetto del Tronto oggi funziona in automatico grazie a una fotocellula che lo aziona o lo spegne. Ma all'epoca della sua costruzione, era un faro manuale il cui funzionamento si realizzava dietro degli ingranaggi mossi da un peso motore che quotidianamente doveva essere ricaricato dal farista. Il faro assume una notevole importanza per tutta la marineria medio adriatica sia perché esso è l'unico che ha una portata notevole tra Ancona ed Ortona sia per la portata geografica (la distanza, cioè, alla quale può essere visto tenendo conto della curvatura della terra e della quota a cui è l'occhio dell'osservatore).[52][53]

Altri monumenti e sculture cittadineModifica

 
“Il carico del viaggio” molo sud San Benedetto, opera dello scultore e artista Genti Tavanxhiu.
  • I sognatori — opera in bronzo realizzata da Paolo Annibali rappresenta un tronco d'albero morto di quattro metri d'altezza, che offre riparo a vari animali e due bambini che dormono, mentre un ramo appena germogliato spunta dall'alto.[54][55][56]
  • Il saluto di Ubu — l'opera in bronzo realizzata da Enrico Baj si richiama ad un lavoro teatrale di Alfred Jarry, fondatore della patafisica.[57][56]
  • Vale & Tino — inaugurata il giorno di San Valentino, la straordinaria scultura in neon colorato di Marco Lodola è posizionata all'interno del cortile della Palazzina Azzurra.[58]
  • Allegro — si chiama semplicemente Allegro l'opera di Ugo Nespolo collocata nella fontana di viale Secondo Moretti.[59][56]
  • I bambini della guerra — in piazza Bambini del Mondo, su cui si affaccia il Municipio, anzi proprio su una parete del Palazzo comunale, colpisce l'attenzione una scultura di Ugo Nespolo intitolata I bambini della guerra.[60]
  • Il mare, il ritorno — sorge sulla banchina portuale Malfizia, dinanzi al mercato ittico al minuto, il complesso di sculture intitolato Il mare, il ritorno, opera dello scultore sambenedettese Paolo Annibali.[61][62]
  • Il monumento ai caduti — sorge in viale Secondo Moretti è un'opera in bronzo di Mario Cataldi e fu inaugurato il 14 agosto 1921.[63]
  • L'elefantino tra le palme — un'opera allegra, perfettamente integrata nel nuovo arredo del viale, che si è subito trasformata in un monumento "vivo e vissuto".[64][56]
  • La famiglia del pescatore — l'opera in bronzo, dello scultore offidano Aldo Sergiacomi, è dedicata alla famiglia del pescatore.[65]
 
“Lavorare, lavorare, lavorare, preferisco il rumore del mare”: questo il motto del “monumento di parole” di Ugo Nespolo.
  • La Retara — il monumento alla retara, opera in bronzo dello scultore Aldo Sergiacomi, è un doveroso omaggio a una delle figure tipiche della città.[56] Il basamento dell'opera è arricchito da una poesia in vernacolo, dedicata appunto alla figura della retara, del poeta sambenedettese Giovanni Vespasiani.[66][67]
  • Lavorare, lavorare, preferisco il rumore del mare — opera di Ugo Nespolo collocata all'inizio del lungomare della città.[68]
  • Principe — la fontana collocata in via Cairoli, una delle traverse del corso, è dominata da una scultura di Paolo Consorti.[56]
  • To see through is not to see into — opera di Mark Kostabi collocata nella zona pedonale del centro della città.[56][69]

AltroModifica

PiazzeModifica

Piazza Carlo Giorgini
 
Viale Bruno Buozzi
 
Piazza Giacomo Matteotti
 
Fontana del Borgo Marina
  • Piazza Carlo Giorgini — Punto nevralgico del corso, indiscusso punto riferimento e luogo di ritrovo della cittadina, è nata come Piazza Tommaso di Savoia, la suggestiva piazza Giorgini (o rotonda Giorgini), dedicata a Carlo Giorgini, uno dei più amati sindaci della città, famosa come la Rotonda, situata all'incrocio tra la fine di viale Secondo Moretti e l'inizio nord del lungomare. La caratteristica fontana situata al centro della piazza, è ormai diventata uno dei simboli e delle immagini più note della città.[70]
  • Piazza Giacomo Matteotti — Nata come Piazza d'Armi, in seguito fu denominata via dell'Ancoraggio, in quanto principale via di passaggio, dal vecchio incasato, in direzione del mare. Fu dedicata a Giacomo Matteotti, dopo la nascita della Repubblica Italiana, oggi è parte integrante dell'isola pedonale del centro cittadino.
  • Piazza Giuseppe Sacconi — Dedicata a Giuseppe Sacconi, sorge presso il Paese Alto di San Benedetto, dalla cui posizione si gode la vista del mare e della città. Nella piazza spicca la Torre dei Gualtieri antica postazione di comando.

Vie principaliModifica

  • Viale Secondo Moretti — Costruito agli inizi degli anni trenta del secolo scorso dall'ingegner Luigi Onorati nell'ambito del progetto che portò alla realizzazione del lungomare, lo storico viale Secondo Moretti denominato il corso è situato nel centro della città, perpendicolare all'inizio del lungomare nord, è ormai da decenni, il luogo d'incontro della popolazione sambenedettese e dei dintorni. Zona pedonale, recentemente ristrutturato, sede di locali storici è la via commerciale con i più esclusivi negozi della città. Da alcuni anni è arricchito da una collezione di opere di arte moderna, in particolare sculture, di Ugo Nespolo, Enrico Baj, Mark Kostabi, Paolo Consorti, Marco Lodola, Paolo Annibali.
  • Viale Bruno Buozzi — Progettato agli inizi degli anni trenta, dall'ingegner Luigi Onorati, il "lungomare Cristoforo Colombo", oggi viale Bruno Buozzi, è la porta d'ingresso al lungomare di San Benedetto del Tronto. Importante arteria di collegamento, fra la zona nord e sud della città, oggi è isola pedonale.
  • Via Salaria — È l'antica via consolare romana, percorsa dai Romani, che collegava Roma con il mare Adriatico; termina nel comune di San Benedetto del Tronto in località Porto d'Ascoli.[71]
  • Via XX Settembre — È una delle principali arterie viarie del centro di San Benedetto, all'interno del quartiere Marina centro, via dello shopping, ristorazione e arti visive.[72] Denominata in passato via degli Orefici, collega statale 16 al centro cittadino.[73] Un tempo adibita alla circolazione per i veicoli a motore, oggi è isola pedonale.[74]

FontaneModifica

  • Fontana Rotonda Giorgini
  • Fontana "Allegro"
  • Fontana del Borgo Marina
  • Fontana di Piazza Nardone

Aree naturaliModifica

  • Sentina - Situata a nord della foce del fiume Tronto, è un'area di 200 ettari nella quale sono presenti solo pochissimi edifici rurali e che, nonostante qualche zona coltivata e nonostante i tentativi di bonifica integrali effettuati nel passato, presenta una zona umida di grandissima importanza a livello biologico e aviofaunistico.[75] È indicata come una delle ultime zone umide per la migrazione dell'avifauna, presente tra la foce del Po e il Gargano ed è uno dei rarissimi tratti di spiaggia sabbiosa con retroterra non edificato di tutto l'Adriatico. È ricca di specie vegetali e animali a rischio o sempre più rare sul suolo italiano, e la sua importanza in ottica ambientalista è sempre crescente data la continua antropizzazione di tutte le zone costiere sia delle Marche che del confinante Abruzzo.[76][77]
  • Torre sul porto — Edificio del 1543 edificato come torre di avvistamento, si trova all'interno dell'area protetta dalla riserva.[78]

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[79]

Il comune al 31 dicembre 2012 conta 46.962 abitanti. Gli abitanti sono così ripartiti: 22080 maschi e 24882 femmine, le famiglie sono 20230.

Etnie e minoranze straniereModifica

Secondo i dati ISTAT al 1º gennaio 2016 i cittadini stranieri residenti nel comune erano 3 229. Le nazionalità maggiormente rappresentate erano:[80]

  1. Albania, 782
  2. Romania, 701
  3. Ucraina, 216
  4. Polonia, 182
  5. Cina, 149
  6. Marocco, 139
  7. Russia, 90
  8. Tunisia, 74
  9. Bangladesh, 69
  10. India, 59

Lingue e dialettiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetti marchigiani e Dialetti abruzzesi settentrionali.

«...la singolare cadenza di quel dialetto che si estrania da tutti gli altri delle Marche e dell'Abruzzo, un dialetto di adusti corsari provenuti chissà da quale parte del sud...»

(André Gide)
 
Vista panoramica di San Benedetto.

Il dialetto sambenedettese è compreso, al pari degli altri dialetti della provincia di Ascoli Piceno, nei dialetti marchigiani meridionali.[81]Tali parlate sono caratterizzate da una fonetica di tipo meridionale, che va dall'indebolimento delle vocali atone alla metafonesi delle toniche, assumendo forme diverse secondo le aree prese in considerazione.[81] Il dialetto sambenedettese è diffuso ormai nella sua forma più pura solamente tra le generazioni più anziane del centro storico e della zona portuale. Nelle zone agricole della parte meridionale del comune, come a Porto d'Ascoli e nella Sentina, si parla una varietà di sambenedettese con influenze dalla vicina Martinsicuro. Il sambenedettese è, tra i dialetti del gruppo aso-truentino, uno dei più conservativi, mantenendosi quasi immune dalle influenze fermane, ascolane e abruzzesi.[81]

«…..di questo paese che a me pare il più bello, il cui dialetto, che ad altri può sembrare barbaro, ha per me tanta poesia, tanta dolcezza di ricordi da sentirne l'acuta nostalgia nella lontananza, ho cercato di ritrarre le abitudini, i sentimenti semplicemente……»

(prefazione del saggio Poesia Vernacola Sambenedettese, Bice Piacentini)

Le principali caratteristiche del dialetto sambenedettese sono:[82]

  • Metafonesi sannita monottongata (alcuni esempi: tìmbë per "tempo", fùchë per "fuoco")
  • Monottongazione (alcuni esempi: mëstìrë per "mestiere", carbënìrë per "carabiniere", fìrë per "fiera");
  • Caduta della -a finale (alcuni esempi: la bàrchë per "la barca", la càsë per "la casa");
  • Assimilazione dei nessi consonantici "-l + consonante" senza sonorizzazione (alcuni esempi: atë per "alto", fazë per "falso", picé per "pulcino")
  • Uso dell'ausiliare essere in tutte le coniugazioni ad eccezione della terza persona, in cui è usato avere (alcuni esempi: sò magnàtë per "ho mangiato", tu scì fàttë per "tu hai fatto", éssë ha stàtë per "lui è stato");

La vera caratteristica propria del dialetto sambenedettese è il mantenimento degli antichi frangimenti vocalici, ormai estinti nella maggior parte degli altri dialetti aso-truentini. Infatti nel dialetto sambenedettese puro avviene l'apertura a catena di tutte le vocali toniche non metafonizzate (o derivate da un dittongo):

  • -ì- diventa é, ad esempio marétë per "marito", féjë per "figlio", cunéjë per "coniglio";
  • -é- diventa -è-, ad esempio nèrë per "nera", èssë per "lei, essa", strèttë per "stretta";
  • -ù- diventa -ó-, ad esempio lónë per "luna", lópë per "lupo", fërtónë per "fortuna";
  • -ó- diventa -ò-, ad esempio còrtë per "corta", còrrë per "correre", allòrë per "allora".

Il lessico presenta inoltre derivazioni greche come per esempio il termine cònë, "bella bambina" (cfr. Greco εἰκὸνη), e cucàlë (cfr. Greco κουκάλη) che significa "gabbiano".

Tradizioni e folcloreModifica

 
Rievocazione storica del martirio di San Benedetto
  • San Benedetto martire - Festa del patrono della città, per molti anni è stata organizzata ogni ultimo sabato di maggio, ma dal 2008 si è tornati a celebrarla nella data di origine, il 13 ottobre, giorno esatto a cui si fa risalire nell'anno 304, il martirio del soldato romano.[83][84] La Rievocazione storica del martirio, prevede celebrazoini nella città di Cupra Marittima[85], dove è stato martirizzato, e una processione via mare, dove la statua di San Benedetto imbarcata su un peschereccio, da Cupra Marittima approda al porto di San Benedetto del Tronto, per poi percorrere le vie cittadine e fare arrivo presso la chiesa di San Benedetto Martire.[86] Dal 1997 la festa è celebrata anche a Mar del Plata in Argentina dove è stata inaugurata un’altra chiesa a San Benedetto Martire.[87]
  • Carnevale sambenedettese — I primi documenti del carnevale sambenedettese risalgono al 1828.[88] Si svolge con cadenza annuale, nelle tre domeniche prima dell'inizio della quaresima che solitamente corrisponde all'inizio del mese di febbraio, è caratterizzato dalla sfilata dei carri allegorici e di gruppi mascherati.[89]
  • Festa Madonna della Marina — Uno degli eventi principali dell'estate sambenedettese, si svolge l'ultima domenica di luglio e consiste in una processione in mare con i pescherecci, in cui i pescatori rendono omaggio alla Madonna della Marina, l'imbarcazione principale, che precede il corteo di imbarcazioni, ospita il ritratto della Madonna proveniente dalla cattedrale. Dopo la benedizione da parte del vescovo e il ricordo delle vittime del mare, avviene il lancio in mare della corona di fiori. Segue poi una processione a terra fino alla cattedrale.[90].

Istituzioni, enti e associazioniModifica

Ha sede a San Benedetto del Tronto l'Ospedale civile Madonna del Soccorso, al quale fanno capo i presidi sanitari posti nelle località di Centobuchi, Grottammare, Montefiore dell'Aso, Porto d'Ascoli e Ripatransone.[91]

CulturaModifica

IstruzioneModifica

BibliotecheModifica

  • Biblioteca Comunale G. Lesca
  • Biblioteca dello Studentato eucaristico

Istruzione secondariaModifica

Nel territorio cittadino sono presenti i seguenti istituti di scuola media superiore:

UniversitàModifica

Sono presenti nel comune alcune sedi distaccate dell'Università di Camerino[92][93] e dell'Università Politecnica delle Marche.[94][95]

MuseiModifica

Molo sud, gruppo scultoreo di travertino
Molo sud, scultura sugli scogli
  • Polo Museale "Museo del Mare" — Il Polo museale denominato "Museo del Mare" è composto da cinque sezioni: il Museo Ittico "Augusto Capriotti", il Museo delle Anfore, il Museo della Civiltà Marinara delle Marche, l'Antiquarium Truentinum e la Pinacoteca del Mare. I primi quattro sono ubicati negli spazi del Mercato Ittico all'Ingrosso. La Pinacoteca del Mare invece si trova all'interno del Palazzo Piacentini.[96]
  • Museo Ittico "Augusto Capriotti" — È tra i musei più importanti del territorio piceno. Intitolato all'insigne scienziato sambenedettese Augusto Capriotti, inaugurato nel 1956 comprende oggi oltre 9.000 esemplari suddivisi in: pesci, crostacei, molluschi, cetacei, echinodermi, celenterati e fossili. Interessante anche la biblioteca contenente più di 1.000 volumi comprendente anche testi rari e di valore storico e scientifico.[96]
  • Museo delle Anfore — Ospitato nei pressi del porto, rappresenta una singolare collezione di anfore di disparate epoche (cananee, fenicie, puniche, greche, romane e bizantine) raccolte in tutto il Mediterraneo dai pescherecci sambenedettesi che praticavano la pesca a strascico, tecnica già da anni non più consentita, che ha permesso di recuperare questi reperti perduti di civiltà passate.[96]
  • Museo della Civiltà Marinara delle Marche — Il Museo della Civiltà Marinara delle Marche è parte del polo museale ”Museo del Mare”, che comprende il Museo Ittico Augusto Capriotti, il Museo delle Anfore e la Pinacoteca del Mare a Palazzo Bice Piacentini. È situato nello stabile del Mercato Ittico ed espone una collezione permanente di oggetti legati alla vita marinara in un percorso espositivo multimediale.[96]

 

 

Molo sud, murales presso il Museo d'Arte sul Mare
  • Antiquarium Truentinum — Ultima sezione del polo museale "Museo del Mare", si trova anch'esso negli spazi del Mercato Ittico all'Ingrosso che già ospitano il Museo Ittico, il Museo delle Anfore e quello della Civiltà marinara delle Marche. L'Antiquarium raccoglie numerosi reperti archeologici recuperati negli anni scorsi dall'Archeoclub locale, e documenti antichi che narrano la storia di San Benedetto del Tronto e dei comuni limitrofi dal Neolitico fino al millequattrocento.[96][97].
  • Palazzo Piacentini — All'interno del Paese Alto, già dimora della poetessa Bice Piacentini, ora di proprietà del comune, ospita il Centro di esposizione di Arte Contemporanea, l'Archivio storico del comune di San Benedetto (con tutto il materiale documentario prodotto dal comune dal 1700 al 1970, e un documento del 1570 lo "Statuto dei Fermani", raccolta di leggi e regolamenti del dipartimento dello Stato Pontificio). Dal 4 aprile 2009 è inoltre sede della Pinacoteca del Mare, dove sono esposte oltre 180 opere del patrimonio comunale, con dipinti di Alfred Joseph Chatelain, Adolfo De Carolis, Angelo Landi e Armando Marchegiani, oltre ad una sezione dedicata alle fotografie storiche della città proveniente dagli archivi privati dei fotografi locali Sgattoni e Traini. Vi è inoltre allestita una mostra permanente sulla liuteria locale (strumenti ad arco e pizzico, accessori, modelli, fotografie e un fondo documentale sui musicisti e liutai storici della Provincia di Ascoli Piceno), che testimonia la lunga tradizione del Piceno nella costruzione degli strumenti musicali.
  • Museo d'Arte sul Mare (MAM) — Il Museo d'Arte sul Mare (MAM) è un museo permanente all'aperto che si sviluppa per 1.150 metri lungo la passeggiata del Molo sud della città. Esso contiene 189 opere delle quali 165 sono sculture realizzate sulle facce dei blocchi frangiflutti di travertino allineati lungo la passeggiata e 24 sono murali. Le opere sono state create negli anni da 164 artisti ospiti del Simposio artistico internazionale "Festival dell'Arte sul Mare" e provenienti da 37 nazioni di cinque continenti.[98]
  • Museo di arte sacra — Fa parte del circuito dei musei sistini della Diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto delle Marche, si trova nei pressi della Cattedrale (nell'ex caserma dei Carabinieri), e ospita una notevole collezione di arte sacra comprendente sculture lignee di pregio.
  • Museo Pietraia dei Poeti — Il museo pietraia dei poeti sorge in contrada Barattelle, a pochi chilometri dal centro cittadino, sulla sommità di una collina che sovrasta la città.[99] Di proprietà dello scultore locale Marcello Sgattoni, è un'esposizione permanente delle sue creazioni e delle sue sculture costituite da materiali derivati dal territorio stesso e per questo perfettamente integrate con l'ambiente circostante.[100]

Teatri e sale da concertoModifica

 
Teatro comunale Concordia
  • Teatro comunale Concordia — Il teatro "Concordia" nasce ufficialmente come progetto cittadino, nel corso di una riunione tenuta nell'aula consiliare, indetta dall'Associazione dei filarmonici locali, il giorno 28 luglio 1827. A seguito di un'accurata ristrutturazione è tornato nella piena disponibilità della cittadinanza il 30 aprile 2008, con una serie di spettacoli che ha visto alternarsi sul palcoscenico compagnie locali a professionisti di livello nazionale. Dispone di una sala da 314 posti a sedere.[101]
  • Palariviera — È una struttura polivalente dove si svolgono vari eventi: concerti, teatro, cinematografici, meeting aziendali, congressi e manifestazioni culturali.[102] Al suo interno presenta sale di varie dimensioni, di cui la sala auditorium principale che ha una capacità di 1000 posti a sedere, una sala da 386 posti, quattro sale da 150 posti, due sale da circa 100 posti, due sale sale esclusive per congressi, sale ricevimento, ludoteca, sala bar, sala divertimento e aree di ristorazione.[103]
  • CineTeatro San Filippo Neri — Ubicato nel quartiere "San Filippo Neri"; nella struttura si svolgono eventi per fini artistici e culturali.[104]Costruito nel 1960 e restaurato nel 2006 dispone di una capienza totale di 244 posti a sedere.[105]

CucinaModifica

Brodetto alla sambenedettese
Risotto ai frutti di mare una delle specialità della cucina sambenedettese
  • Brodetto alla sambenedettese — Il piatto tipico di San Benedetto del Tronto è il brodetto alla sambenedettese (lu vrudètte) una zuppa di pesce, senza pomodoro (al limite con pomodoro verde) e con l'aggiunta di peperoni e aceto, unica nel suo genere.[106] Questa pietanza esiste "da quando esistono i pescatori a San Benedetto", ed ha costituito per secoli il principale elemento del pasto dei marittimi.[106] Ha un'origine antica e prettamente popolare derivata dall'abitudine della gente di mare di cucinare, direttamente a bordo, quella parte del pescato non destinabile alla vendita, sia per la qualità (poco richiesta), sia per la taglia troppo piccola e sia infine per l'insufficienza quantitativa; da tale mescolanza di pesci, buoni seppur non di grandi dimensioni, nasce il brodetto.[106]Non esiste una ricetta codificata del brodetto, vi sono molte variazioni sul tema. C'è il brodetto di barca (preparato ancora dai marinai appunto a bordo) fatto con i pesci che sono a disposizione ed un brodetto, che sopravvive in alcune famiglie, più rigoroso nella ricerca di specie di pesci appropriati. C'è un brodetto di ristorante che ha inserito scampi o canocchie, vongole o cozze, irreperibili nelle ricette più tradizionali.[107]
  • Preparazione del Brodetto — In una casseruola o tegame in terracotta capiente rosolare la cipolla tritata con il peperoncino sott'olio. Appena sarà ben dorato unire i calamari e le seppie tritati, sfumare con vino bianco, aggiungere pomodori verdi e peperoni rossi e verdi, puliti e tagliati, e lasciare cuocere per qualche minuto. Aggiungere i vari pesci rimasti e aggiustare di sale, aggiungere un po' di aceto di vino bianco e lasciare cuocere a fuoco lento con il coperchio. Servire la zuppa con crostini di pane raffermo.[108]
  • Cucina tipica marinara — Le minestre di pesce i risotti ai frutti di mare, piatti tipici marinari, che si mangiavano la sera come piatto caldo. Sulla terraferma invece nacquero le prime cantine, dove si pagava solo lo “scomoto”, ossia il servizio al tavolo, il vino consumato e l’eventuale cottura di pasta condita con i sughi portati direttamente dai pescatori. La popolazione locale si riuniva presso le Cantine per passare del tempo insieme in allegria, bevendo il vino e gustando il pesce fresco appena pescato.

I piatti tipici dell’epoca erano:

Soltanto dopo la nascita della pesca oceanica nacquero le trattorie, dove si mangiava sia carne che pesce, da cui iniziarono a svilupparsi le prime avvisaglie della ristorazione, e con essa, la nascita degli antipasti, le grigliate di pesce e le fritture fino ad arrivare al concetto di ristorazione attuale.[109]

CinemaModifica

«“Siete una piccola Miami, una realtà non concepita solamente per le vacanze”.[113]»

(Carlo Vanzina)
  • Nel 1975 a San Benedetto viene girato il film Il vizio ha le calze nere con Ninetto Davoli per la regia di Tano Cimarosa.[114]
  • Nel film L'allenatore nel pallone (1984) le immagini della partita in cui la Longobarda è promossa in Serie A, (Sambenedettese - Longobarda) sono in buona parte tratte dal repertorio di una partita di Serie B del 1983/84 tra la Samb e la Pistoiese, giocatasi alla penultima giornata di quel campionato allo Stadio Fratelli Ballarin di San Benedetto del Tronto. A provarlo c'è anche il cartellone pubblicitario della Banca Toscana che era sponsor istituzionale degli arancioni. La prima scena di esultanza del pubblico, che si vede alla fine dell'incontro, è in verità quella dei tifosi della Sambenedettese, che pareggiando quell'incontro 1-1 si poterono salvare con un turno di anticipo, la Pistoiese invece retrocesse. La prima immagine del film riguarda una panoramica della città vista dal Paese Alto. Sempre ad inizio film, vi è l'interno di un'abitazione sambenedettese, riconoscibile dalle foto sul muro.
  • Nel 1985 è stata la location del film Mezzo destro, mezzo sinistro, con Gigi Sammarchi ed Andrea Roncato per la regia di Sergio Martino; gran parte del film è stato girato tra il porto, la spiaggia e lo stadio Riviera delle Palme.

In televisioneModifica

Serie Tv
Altro

Dal 1998 al 2005, nella cornice del Palariviera (ex Palacongressi), si sono svolte le prefinali di Miss Italia.[116]Ampie sintesi delle serate andavano in onda sulla Rai.[117]

MediaModifica

EventiModifica

  • L'Antico e le Palme — È la mostra mercato dell'antiquariato più grande della Riviera. Nata a San Benedetto nel 1991 si svolge quattro volte l'anno con 200 espositori che provengono da tutta Europa.[118] Lo scenario delle Palme rende unica l'ambientazione di questo mercato di antiquariato.[119]
  • Premio "Libero Bizzarri" — Concorso sul cinema documentario a livello nazionale, si svolge ogni anno nel mese di luglio.[120].
  • Scultura Viva — Organizzato a giugno di ogni anno nell'ambito del MAM (Museo d'Arte sul Mare[98]), che si sviluppa lungo i 1.150 metri del molo sud, il Simposio internazionale d'arte "Scultura viva" è una delle più interessanti manifestazioni cittadine. Ad esso partecipano scultori e pittori muralisti provenienti da ogni parte del mondo, che, durante una settimana e alla presenza del pubblico, realizzano le loro opere sulle facce dei massi frangiflutto, allineati a margine della lunga passeggiata artistica.[121]
  • San Beach Comix — La fiera del fumetto di San Benedetto del Tronto, è la più grande delle Marche ad ingresso gratuito. Solitamente dura 2 giorni con una grande esposizione di settore, ospiti del mondo del fumetto, del cosplay e di youtube. Il festival è arrivato alla terza edizione e viene organizzato dall'Associazione Culturale Fumetti Indelebili.[122]

Geografia antropicaModifica

UrbanisticaModifica

Foto panoramica degli agglomerati urbani di San Benedetto del Tronto (in alto) e Grottammare.

La città presenta un nucleo antico, il "Paese alto", su un modesto rilievo a poca distanza dal mare, ai piedi del quale si sviluppa l'abitato originario della parte più recente, la "Marina". Questa è attraversata dal corso del torrente Albula e si è sviluppata con gli anni fino al fiume Tronto, a meridione, inglobando la località Porto d'Ascoli, mentre a nord si salda con il quartiere Ischia di Grottammare, con la quale costituisce un unico agglomerato urbano che giunge fin quasi al fiume Tesino. A sudovest seguendo l'argine del fiume Tronto si fonde con la frazione Centobuchi di Monteprandone.

QuartieriModifica

La città di San Benedetto del Tronto è suddivisa in 16 quartieri: Agraria, Albula centro, Europa, Fosso dei Galli, Mare, Marina centro, Marina di sotto, Paese Alto, Ponterotto, Porto d'Ascoli centro, Ragnola, Salaria, San Filippo Neri, Sant'Antonio da Padova, Santa Lucia, Sentina.

Area metropolitana di San Benedetto del TrontoModifica

Il comune di San Benedetto del Tronto e i comuni limitrofi di Grottammare, Acquaviva Picena, Monteprandone, Colonnella e Martinsicuro si configurano come un'unica entità urbana non essendovi soluzione di continuità tra gli abitati.

 
San Benedetto, panorama dalle colline di Acquaviva Picena.

Tale agglomerazione ha conosciuto un notevole e costante sviluppo dal dopoguerra ai giorni nostri: nel 1951 aveva 47.337 abitanti divenuti 70.140 nel 1971, 96.012 nel 2007 e 100.611 nel luglio 2010 distribuiti su un territorio di 125 km² e con una densità di popolazione pari a 805 ab/km².

Ben più vasta è tuttavia l'area (o regione) metropolitana di San Benedetto del Tronto, basata sui flussi pendolari e individuata con la metodologia del Functional Urban Regions (FURs). Secondo tale metodologia al polo metropolitano vanno aggregati tutti i comuni contermini che abbiano almeno il 10% di tasso di pendolarismo verso di esso. L'area metropolitana di San Benedetto del Tronto raggiunge in tal modo una popolazione di 175.818 abitanti, distribuita in 23 comuni entro un raggio di 15 km dalla città su un territorio di 472 km² e con una densità demografica pari a 366 ab/km².

EconomiaModifica

Pesca, cantieristica ed industria navaleModifica

 
Peschereccio all'interno del porto di San Benedetto
 
San Benedetto,cantiere navale nella zona portuale.

San Benedetto del Tronto è divenuto, nel corso dei secoli, un polo peschereccio e turistico di primaria importanza nazionale. Nel 1912 il varo di un porta-pesce a motore ha avviato un processo di trasformazione della propulsione dei natanti che, dalla vela, è giunto sino ai motopescherecci oceanici.[123] Accanto a queste vicende si sono avuti ammodernamenti e sviluppi anche in altri settori direttamente collegati alle attività sul mare, come la cantieristica, la lavorazione della canapa, la costruzione di cavi e di reti, le officine della motoristica navale, la strumentistica di bordo, la commercializzazione del pescato (San Benedetto vanta il mercato ittico all'ingrosso più importante d'Italia), le catene del freddo per il trasporto del pesce.[124] Sebbene in continuo calo, questo settore rimane trainante per l'economia locale se non si considera solo la parte propriamente marittima (si tenga presente che San Benedetto del Tronto è il secondo porto italiano, dietro Mazara del Vallo, per quantità di pesce pescato e numero di pescherecci ed uno dei maggiori mercati ittici d'Italia) ma si tiene conto di tutto l'indotto, e soprattutto la sviluppatissima industria conserviera che, nata a supporto della commercializzazione del pesce, oggi opera su tutti i prodotti alimentari, in primo luogo quelli ortofrutticoli (vedi Industria ortofrutticoli).

 
L'asta del pesce di San Benedetto

A San Benedetto del Tronto inoltre troviamo un Centro di addestramento professionale per gli addetti alla pesca di altura.[123]

Pesca oceanicaModifica

«...gli ardimentosi pescatori di San Benedetto del Tronto si spingono dovunque: dall'Atlantico all'Artico, in Islanda, in Giappone, valenti in tecniche non consuete in Italia. Sono così diversi da tutti gli altri delle Marche, da costituire una specie di colonia e di razza a parte.»

(Viaggio in Italia, Guido Piovene)
 
Il rientro al porto di San Benedetto del Tronto di una Lampara dopo battuta di pesca.

La numerosa e ardita flottiglia a motore sambenedettese, i cui veloci scafi solcarono le rotte di Capo Bon, le azzurre platee levantine, le acque atlantiche dell’Equatore, quelle del Mar Rosso e i freddi mari del Nord, lasciano bene intendere l’epopea di quella che è stata la pesca oceanica. Dopo la fortunata esperienza della SAPRI dei fratelli Merlini prima della Seconda guerra mondiale, e dopo le prime pioneristiche campagne di pesca nel Mediterraneo, nel 1956 ha inizio la grande avventura atlantica.

La prima imbarcazione a superare le Colonne d'Ercole per raggiungere nuove zone di pesca è stata il Nicola Marchegiani a cui seguirono, con ritmo sempre più serrato e continuo, iniziative di altri intraprendenti armatori locali. Dopo le campagne di pesca in Oceano Atlantico, durante le quali i numerosi equipaggi delle diverse flottiglie facevano base all’isola di Las Palmas de Gran Canaria, fu la volta dell’Oceano Indiano ed infine anche del Oceano Pacifico, davanti alle coste del Perù.

Un periodo forse di breve durata ma sicuramente di notevole ed esaltante impatto sul tessuto socio-culturale ed economico della marineria sambenedettese e, per induzione, di tutta la città. è infatti quello per San Benedetto il periodo del boom e dei cambiamenti; proprio in virtù delle cospicue rimesse degli addetti alla pesca oceanica, la città si espande velocemente, nascono interi nuovi quartieri sino, ed oltre, i confini territoriali ed un benessere economico diffuso investe, in vari gradi, tutti i ceti cittadini.[125]

Il portoModifica

 
Panoramica aerea del porto di San Benedetto

Il porto di San Benedetto del Tronto che secondo la classificazione nazionale dei porti italiani è considerato di 2ª categoria, 1ª classe; è un importante centro di pesca. Esso è formato dal Molo Nord interamente banchinato e dal Molo Sud a tre bracci.[3] Tra la radice del molo nord e lo scalo d'alaggio si trova la Banchina del Mercato del Pesce, mentre tra lo scalo d'alaggio e la radice del molo sud si estende una Banchina di Riva. A sud dello scalo d'alaggio è stata realizzata la nuova Darsena Turistica con pontili nel suo interno. Due sono le banchine destinate alla pesca, lunghe 80 e 1150 m ed illuminate da torri faro.[3] L'imboccatura del porto è rivolta a nord. Possiede circa 380 posti barca, le imbarcazioni devono avere una lunghezza massima di 25 metri.[3] Il porto ospita una cospicua flotta di pescherecci ed è il secondo porto per importanza delle Marche dopo Ancona ed il primo come porto peschereccio.[3]

TurismoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Riviera delle Palme (Marche).

Il turismo rappresenta la voce più importante delle entrate cittadine. San Benedetto vanta una lunga tradizione turistica, fu infatti sul litorale sambenedettese che nel 1865 venne inaugurato il primo stabilimento balneare del Piceno.[126] Negli anni si è affermata, fin dai primi decenni del Novecento, come una delle più note e apprezzate stazioni balneari italiane. A partire dalla seconda metà degli anni sessanta, si è imposta anche come la prima meta turistica delle Marche per numero di presenze. Durante l'estate San Benedetto, triplica e a volte quadruplica i suoi abitanti, può raggiungere una popolazione giornaliera compresa tra i 150.000 e 200.000 abitanti tra turisti alloggiati nelle strutture ricettive e pendolari.[127][128] Nel 2014, per la prima volta, è risultata la seconda meta turistica per numero di presenze solo dopo Senigallia.[129]

Dal 1999, tranne che per un anno, San Benedetto si fregia del vessillo della Bandiera Blu[130], indice della salubrità delle acque di balneazione così come dell’attenzione posta sulla complessiva qualità ambientale della città, dalla tutela dell’acqua potabile ad un’attenta gestione della raccolta differenziata.[131]San Benedetto vanta anche la Bandiera Verde, riconoscimento che viene assegnato alle località costiere che sono idonee per i bambini.[132] La classifica viene stilata da un campione di pediatri italiani.[133] Investe nel promuovere e nel consolidare un'immagine acquisita ormai non solo a livello nazionale. Tale immagine è veicolata, da circa un decennio, con il marchio "Riviera delle Palme", nome che, accomunandoli sotto la stessa Azienda di Promozione Turistica, ingloba anche gli altri due paesi rivieraschi della parte più meridionale del Piceno, Grottammare e Cupra Marittima, oltre ad alcuni paesi dell'entroterra sambenedettese, Offida, Monteprandone, Acquaviva Picena, Ripatransone e al comune laziale di Accumoli (entrato a far parte del consorzio nel 2008). La consistenza ricettiva, tra esercizi alberghieri e appartamenti è notevole: San Benedetto del Tronto vanta oltre 200 esercizi tra alberghi, residence e B&B; vanno aggiunti 116 stabilimenti balneari e 42 spiagge libere lungo il litorale sambenedettese.[134]

 
Veduta panoramica della spiaggia di San Benedetto del Tronto

Industria ortofrutticoliModifica

Una delle maggiori attività che ha contraddistinto San Benedetto del Tronto per molti anni è l'esportazione dei prodotti ortofrutticoli. Questa attività ha contribuito al miglioramento economico ed alla evoluzione sociale della sua popolazione. La produzione è favorita dalla morfologia del terreno in gran parte pianeggiante e dal clima. Tale produzione sin dai primi dell'ottocento raggiunse un'intensità che sfociò in un alto indice di esportazione sia verso le province vicine sia verso la Romagna. Nel 1914 partì il primo vagone di prodotti ortofrutticoli diretto in Svizzera. L'attività si svolge in particolare nella località di Porto d'Ascoli dove sorgono magazzini, conservifici, fabbriche d'imballaggi e celle frigorifere. Dalla seconda metà degli anni novanta è in funzione il Centro Agro Alimentare Piceno, una area strutturata di circa 143.000 , tra le diverse attività sono soprattutto presenti: un mercato ortofrutticolo, laboratori per la lavorazione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti della pesca, distribuzione carni, distribuzione e commercio prodotti caseari e distribuzione alimentari.[135]

ArtigianatoModifica

Tra le attività economiche più tradizionali, diffuse e attive vi sono quelle artigianali, come la rinomata produzione di articoli per arredamento, in vimini o in midollino e l'arte del merletto apprezzata in tutta Italia.[136]

Importante è anche la lavorazione del rame, finalizzata alla realizzazione di una vasta gamma di prodotti, che spazia dal vasellame alle anfore, oltreché quella orafa e quella della ceramica.

Infrastrutture e trasportiModifica

San Benedetto è collegata con Roma, in tutte le fasce orarie della giornata, da una pluralità di corse di pullman di linea, attraverso la via Salaria o sul percorso autostradale A24.

StradeModifica

La città è collegata all'Autostrada A14 mediante il casello di San Benedetto del Tronto sito a sud della città, la parte nord è servita invece dal casello di Grottammare. Dal casello di San Benedetto è possibile raggiungere la città tramite la strada sopraelevata "SP227".

Tramite il raccordo autostradale RA11 da San Benedetto è possibile raggiungere velocemente Ascoli Piceno e conseguentemente le zone industriali e le cittadine poste lungo la vallata del Tronto.

Ad est è collegata con Roma e Rieti attraverso la Strada statale 4 Via Salaria (Roma-San Benedetto), arteria che necessita in alcuni tratti di ammodernamenti ma per la maggior parte ha caratteristiche di strada extraurbana secondaria e a scorrimento veloce.

In futuro è prevista la costruzione di una bretella collinare, che congiungerà da nord a sud la città, smaltendo così l'intenso traffico cittadino, concentrato principalmente sulla SS16 e sul lungomare.

 
La stazione ferroviaria nel 1955

FerrovieModifica

San Benedetto possiede due stazioni ferroviarie, una centrale nei pressi del porto e l'altra nella località di Porto d'Ascoli; entrambe sono poste sulla ferrovia Adriatica.

Dalla stazione di Porto d'Ascoli parte la diramazione per Ascoli, che serve tutta la vallata del Tronto e la città di Ascoli Piceno. Tale diramazione, secondo i progetti iniziali, avrebbe dovuto proseguire in direzione di Rieti fino ad arrivare a Roma, costituendo la Ferrovia Salaria.

Mobilità urbanaModifica

 
Tratto di pista ciclabile (lungomare sud)

A San Benedetto il servizio di trasporti pubblici urbani è gestito dalla società Start che con un buon numero di linee serve tutti i quartieri della città, le cittadine della vallata del Tronto ed i paesi collinari adiacenti al comune. È attiva anche una linea extraurbana per Ascoli Piceno, Giulianova, Civitanova Marche e Roma.

Piste ciclabiliModifica

La città presenta un cospicuo numero di piste ciclabili, tanto che è possibile percorrerla senza interruzioni da nord (dove presenta un collegamento con la pista ciclabile di Grottammare) a sud (immergendosi all'interno del Parco della Sentina). Dal 2001 al 2010 è stato completato il tratto che costituisce un'unica passeggiata fino a Cupra Marittima andando ad ampliare il lungo Corridoio Verde Adriatico.[137] Nei prossimi anni è prevista la costruzione di un ponte sul fiume Tronto, che renderà possibile il collegamento tra il tratto ciclabile all'interno della Sentina e la pista sul lungomare di Martinsicuro (TE).[138]

Presso la stazione ferroviaria centrale e la riserva naturale della Sentina è attivo un servizio di Bike Sharing gratuito, per turisti e residenti, chiamato C'entro in Bici. La pista ciclabile di San Benedetto del Tronto è inserita nel Corridoio Verde Adriatico, la pista ciclabile che costeggia la riviera adriatica e che attraversa cinque regioni dall'Emilia-Romagna alla Puglia.[139] Dalla Ciclovia Adriatica (nei pressi della Riserva naturale regionale Sentina) si dirama poi la Ciclovia Salaria, un percorso ciclistico che, una volta completato, andrà a collegare la costa adriatica con Roma e con la costa tirrenica (a Ostia) seguendo da vicino l'itinerario dell'antica Via Salaria.[140]

AmministrazioneModifica

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
6 giugno 1993 27 aprile 1997 Paolo Perazzoli Partito Democratico della Sinistra Sindaco
27 aprile 1997 27 maggio 2001 Paolo Perazzoli Partito Democratico della Sinistra
Democratici di Sinistra
Sindaco
27 maggio 2001 27 maggio 2006 Domenico Martinelli Forza Italia Sindaco [141]
28 maggio 2006 29 maggio 2011 Giovanni Gaspari Democratici di Sinistra
Partito Democratico
Sindaco [142]
30 maggio 2011 19 giugno 2016 Giovanni Gaspari Partito Democratico Sindaco [143]
20 giugno 2016 in carica Pasqualino Piunti Forza Italia Sindaco [144]

GemellaggiModifica

SportModifica

San Benedetto del Tronto è ben attrezzata per la pratica di molti sport. Negli anni, la città ha ospitato varie manifestazioni sportive nazionali e internazionali.

Calcio

Hanno sede nel comune le società di calcio: Sambenedettese, militante nel campionato di Serie C, fondata il 4 aprile 1923, vanta 21 partecipazioni al campionato di Serie B; ha trascorso buona parte della propria storia in Serie C e Serie C1,[155] S.S.D. Porto d'Ascoli S.r.l. (Eccellenza) 2019-2020, Torrione Calcio 1919 (Seconda Categoria) 2019-2020, Agraria Club (Seconda Categoria) 2019-2020. Si svolge annualmente il Città di San Benedetto del Tronto, torneo di calcio giovanile.[156]

Beach soccer

La società Sambenedettese Beach Soccer, disputa la Serie A,del campionato italiano di beach soccer.[157][158][159]. Ha vinto: lo Scudetto nel 2014, nel 2017 e nel 2019, la Coppa Italia, nel 2013 e nel 2017, la Supercoppa nel 2014, 2015 e 2017. La squadra femminile Sambenedettese Beach Soccer nata nel 2019[160], ha disputato e vinto la Serie A del campionato italiano di beach soccer dello stesso anno.[161]

Ciclismo

In due occasioni il Giro d'Italia passò per San Benedetto del Tronto, nel 1953 fu l'arrivo della 3ª tappa e nel 1964 fu l'arrivo della 11ª tappa (entrambi provenienti da Rimini). Dal 1967 San Benedetto del Tronto è sede fissa dell'ultima tappa della Tirreno-Adriatico.[162] Si svolge, ogni anno, nel mese di maggio la Granfondo San Benedetto del Tronto.[163]

Ginnastica artistica

Ha sede nel comune la società World Sporting Academy.

Maratona

Ha luogo a San Benedetto la Maratonina dei Fiori manifestazione podistica organizzata dall'Atletica Avis[164].

Pallavolo

Diverse sono le società che partecipano a campionati regionali: Riviera Samb Volley maschile e femminile, Athena Volley Sbt e la Polisportiva Gagliarda Società Cooperativa Sociale Sportiva Dilettantistica.

Pallacanestro

In città è presente la Sambenedettese Basket nata nel 1935, che oggi milita in Serie C regionale.[165] Altre società presenti sono: Cestiste Sambenedettesi, SambAcanestro e la San Benedetto City Basket.[166]

Pattinaggio

Nel 2010 il comune ha ospitato i campionati europei di pattinaggio in linea[167]; nel 2011 i campionati italiani.[168]

Rugby

La squadra Unione Rugby San Benedetto milita in C1. Importante ricordare l'esordio della nazionale italiana a San Benedetto del Tronto con l'incontro di test match Italia-Russia (85-15) giocato allo stadio “Stadio Riviera delle Palme” il 17 agosto 2019.[169]

Tennis

La San Benedetto Tennis Cup, in passato anche Carisap Tennis Cup e Banca dell'Adriatico Tennis Cup, è un torneo professionistico di tennis giocato sulla terra rossa. Fa parte dell'Challenger Tour.[170] Si gioca annualmente nel mese di luglio, nel Circolo Tennis Maggioni a San Benedetto del Tronto in Italia, dal 2001.In precedenza vi era già stato un torneo Challenger il San Benedetto Challenger, le cui uniche edizioni furono disputate nel 1981 e 1982.[171]

Vela

Si svolge annualmente il trofeo Jack la Bolina della Lega Navale Italiana di San Benedetto del Tronto. Il trofeo è intitolato ad Augusto Vittorio Vecchi, nato a Marsiglia nel 1842, figlio di Candido Augusto Vecchi patriota e garibaldino, in esilio in Francia per motivi politici.[172] Nel 1997, l'imbarcazione San Benedetto Riviera delle Palme, si aggiudica il Giro d'Italia a vela con gli skipper Vasco Vascotto e Tommaso Chieffi e con l'equipaggio, Stefano Spangaro, Alberto Barovier, Michele Paoletti, Gabriele Benussi e Sergio Blosi.[173] Le associazioni presenti sul territorio sono Centro Velico Le Palme, Circolo Nautico "Ragn'a Vela", Circolo Nautico Sambenedettese e la Lega Navale Italiana sezione di San Benedetto del Tronto.[174]

Altri sportModifica

  • Arti marziali — a San Benedetto ci sono sette società: Asd Sambenedettese Karate, Hey Jo Shin Wado Karate Club Asd, Judo Kodokan, S22 Training Crew, Ser.Bar. Kung Fu Asd, Traditional Kung-Fu Association e World Sporting Academy.
  • Atletica leggera — sono quattro le società sportive: Asd F.C. Porto85 Polisportiva, Atletica Avis SBT, Collection Atletica Sambenedettese Asd e Maratoneti Riuniti Asd
  • Bocce — adiacente alla pista d'atletica vi è il Bocciodromo comunale, gestito dalla Asd Bocciofila Sambenedettese che organizza numerose gare di campionato provinciale, regionale, nazionale oltre alla quotidiana attività di gioco.[175][176]
  • Calcio a 5 — il calcio a 5 è molto praticato sul territorio sambenedettese e zone limitrofe, diverse sono le società in atività nei campionati dilettantistici regionali: San Benedetto City, A.S. Riviera delle Palme Calcio a 5 - Riviera Tecno, Asd San Giuseppe, Futsal Bulls Samb e Gigi Meroni Asd.[177]
  • Calcio da tavolo - Nel settembre 2015 ha ospitato, presso il Palaspeca, il Campionato del mondo Subbuteo successivamente F.I.S.T.F. di calcio da tavolo.[178]
  • Ippica — il Centro Ippico delle Palme, unica società presente nel come, diverse sono le discipline sportive; Scuola di equitazione, partecipazione a gare, turismo equestre.[179]
  • Motociclismo — si svolgono ogni anno numerosi raduni di moto d’epoca e di ultima generazione.[180][181] Nel comune sono presenti Club di motociclisti e appassionati: Aquile Millenarie Guzzi Club Centro Italia, Motoclub Sambenedettese e Vespa Club Sambenedettese.
  • Pesca sportiva — unica società è la Apsd San Benedetto Colmic diverse sono le discipline che svolge: attività di pesca sportiva surfcasting, canna da riva, canna da natante, corsi di pesca sportiva per ragazzi.
  • Pugilato — due le associazioni sportive la Accademia Pugilistica 1923 e Kaflot King Boxe nelle quali si svolgono attività pugilistica maschile e femminile.
  • Sport subacquei — presente in città quattro associazioni Asd Centro Attività Subacquea "Profondo Blu", BiQu Asd, Centro Subacqueo Sambenedettese Mamasa Club e Chimaera Association.

Impianti sportiviModifica

 
Stadio Riviera delle Palme veduta aerea

Di seguito è riportata la lista dei principali impianti presenti nel territorio comunale:

  • Stadio Riviera delle Palme — 13 786 pp. (posti numerati)
    Inaugurato il 10 agosto 1985, è uno stadio comunale, vi disputa le proprie gare interne la Sambenedettese.[182][183]
  • Palazzetto dello Sport Bernardo Speca — 1 600 pp. (posti numerati)
    Situato a fianco dello Stadio Riviera delle Palme. Impianto polivalente ha già ospitato, oltre alle manifestazioni sportive, anche diversi concerti (i concerti possono ospitare fino a 2 500 persone), manifestazioni culturali e spettacoli.[184]
  • Stadio Fratelli Ballarin — 13 000 pp. (in fase di demolizione dal 2018)
    Inaugurato nel 1931, fu denominato campo sportivo del Littorio e nel 1949 ai fratelli Ballarin, calciatori del grande Torino, vittime della tragedia di Superga. Ha ospitato le gare casalinghe della Sambenedettese Calcio fino al campionato di Serie B 1984-1985; è attualmente inattivo.[185]Il 7 giugno 1981, poco prima del calcio d'inizio dell'incontro Sambenedettese-Matera, si sviluppò un incendio nella gradinata sud. L'incendio causò la morte di due ragazze. Vi furono inoltre 64 ustionati di cui 11 in gravi condizioni e un totale di 168 feriti.[186][187]
  • Bocciodromo comunale — 500 pp. (posti numerati)
    Inaugurato nel 1983, dispone di 6 campi coperti e 8 scoperti, spogliatoi con docce, salone per riunioni e bar interno. Ospita numerose gare di campionato provinciale, regionale, nazionale oltre alla quotidiana attività di gioco.[188][189]
  • Campo di calcio "M.Ciarrocchi" — 500 pp. (posti numerati)
    Dispone di un campo da calcio ad 11 e un campo da calcio a 8 entrambi in erba sintetica. Ospita le gare interne di calcio del S.S.D. Porto d'Ascoli S.r.l..[190]
  • Campo di rugby "Nelson Mandela" — 200 pp. (posti non numerati)
    Inaugurato nel novembre 2014, è gestito dell’Unione Rugby San Benedetto Asd.[191] Nel 2019 ha ospitato gli allenamenti della Nazionale di rugby a 15 dell'Italia per l’amichevole Pre-Mondiale in Giappone contro la Russia.[169][192]
  • Centro sportivo "Sabatino D'Angelo" — 200 pp. (posti non numerati)
    La struttura polivalente dispone di campo da calcio ad 11, una tensostruttura per la ginnastica artistica, utilizzata dalla World Sporting Academy, e ospita raduni internazionali di ginnastica, tra cui quello pre-olimpico di Londra 2012 della nazionale italiana femminile. Il centro sportivo dispone di una palestra polivalente, inaugurata il 5 giugno 2005.[193][194]
  • Complesso tennistico "C.Maggioni" — 800 pp. (posti numerati)
    Sorge nella zona turistica della città, il complesso dispone di 8 campi in terra rossa e 2 campi coperti polifunzionali. Nel 1976 ha ospitato l’incontro di Coppa Davis Italia Olanda.[195] ospita tornei internazionali fra cui il torneo professionistico di tennis la San Benedetto Tennis Cup.[196][197]
  • Piscina comunale "Primo Gregori" — 250 pp. (posti non numerati)
    Ha ospitato le gare della FINP, per il campionato italiano nuoto per disabili[198]. Fra le altre attività e manifestazione si sono svolti i corsi di aggiornamento a livello nazionale di salvataggio acquatico per la F.I.S.A..[199][200]
  • Pista di pattinaggio "F. Panfili" — 500 pp. (posti numerati)
    Costruito negli anni sessanta, nel pattinodromo hanno luogo gare Pattinaggio Artistico, Pattinaggio corsa, Hockey e Pattinaggio freestyle. Ha ospitato Campionati Europei su pista.[201][202]
  • Pista di pattinaggio "Teresa e Pietro Merlini" — 500 pp. (posti non numerati)
    L'impianto inaugurato nell'agosto 2011, ha ospitato campionati italiani, europei e mondiali del 2012.[203][204]
  • Pista di atletica di via Sgattoni — 150 pp. (posti non numerati)
    La pista di atletica leggera sorge nel quartiere Ragnola, è stata omologata nel 2016 dalla FIDAL.[205]Dispone di una pista, a 8 corsie una lunghezza della corsia più interna è di 400 m e tutte le corsie sono larghe 122 cm. Oltre alla pista utilizzata per le gare di corsa,l'impianto comprende anche una pedane per i salti in estensione, una pedana per i salti in elevazione, una pedane per il lancio del giavellotto, una pedane per il getto del peso, una pedana per il lancio del disco e del martello.[206]

NoteModifica

  1. ^ a b [1] - Popolazione residente al 31 dicembre 2019.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  3. ^ a b c d e Museo del Mare - Il Porto, in comunesbt.it. URL consultato il 13 febbraio 2020.
  4. ^ San Benedetto Del Tronto - Turismo, su comunesbt.it. URL consultato il 19 agosto 2010 (archiviato dall'url originale il 22 agosto 2010).
  5. ^ Citazioni tratte da libri e guide varie su San Benedetto del Tronto
  6. ^ San Benedetto del Tronto - la città, storia e tradizioni, su comunesbt.it.
  7. ^ Comuni marchigiani per densità, in tuttitalia.it. URL consultato il 6 aprile 2020.
  8. ^ Rischio sismico di San Benedetto del Tronto, in tuttitalia.it. URL consultato il 6 aprile 2020.
  9. ^ I dati riportati in tabella sono estratti dal sito: climate-data.org
  10. ^ Classificazione climatica di San Benedetto del T., in tuttitalia.it. URL consultato il 6 aprile 2020.
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BibliografiaModifica

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