Apri il menu principale

Freddie Mercury

cantautore e musicista britannico
Freddie Mercury
Freddie Mercury performing in New Haven, CT, November 1977.jpg
Freddie Mercury durante un concerto a New Haven nel novembre 1977
NazionalitàRegno Unito Regno Unito
GenereGlam rock[1]
Hard rock[1]
Arena rock[1]
Rock progressivo
Art rock
Piano rock
Pop rock
Periodo di attività musicale1969 – 1991
Strumentovoce, pianoforte, sintetizzatore, tastiera, clavicembalo, chitarra, organo
EtichettaColumbia, Polydor, EMI, Parlophone
GruppiThe Hectics
Ibex
Wreckage
Sour Milk Sea
Queen
Smile
Album pubblicati39
Studio17 (2 da solista, 1 postumo)
Live6 (3 postumi)
Raccolte16 (14 postume, delle quali 5 da solista)
Logo ufficiale
Sito ufficiale

Freddie Mercury, pseudonimo di Farrokh Bulsara (Zanzibar, 5 settembre 1946Londra, 24 novembre 1991), è stato un cantautore, musicista e compositore britannico di origini parsi.

Ricordato per il talento vocale e la sua esuberante personalità sul palco, è considerato uno dei più celebri e influenti artisti nella storia del rock, universalmente riconosciuto come uno dei migliori frontman nella storia della musica, nel 2008 la rivista statunitense Rolling Stone lo classificò 18º nella classifica dei migliori cento cantanti di tutti i tempi,[2] mentre l'anno successivo Classic Rock lo classificò al primo posto tra le voci rock.[3]

Nel 1970, insieme al chitarrista Brian May e al batterista Roger Meddows-Taylor, fondò i Queen, a cui un anno più tardi si aggiunse il bassista John Richard Deacon. Per i Queen, con cui restò fino alla sua morte, fu autore di molti brani, tra i quali si annoverano maggiori successi come Bohemian Rhapsody, Crazy Little Thing Called Love, Don't Stop Me Now, It's a Hard Life, Killer Queen, Love of My Life, Play the Game, Somebody to Love e We Are the Champions. Oltre all'attività con i Queen, negli anni ottanta intraprese un breve percorso da solista con la pubblicazione di due album, Mr. Bad Guy (1985) e Barcelona (1988), quest'ultimo fu frutto della collaborazione con la cantante soprano spagnola Montserrat Caballé, il cui singolo omonimo divenne l'inno ufficiale dei Giochi della XXV Olimpiade svoltisi a Barcellona.[4]

Ammalatosi di AIDS, sviluppò a causa di ciò una grave broncopolmonite e altre gravi patologie che lo portarono a una prematura morte, sopravvenuta il giorno seguente alla pubblica dichiarazione del suo stato di salute terminale.[5] In suo onore, il 20 aprile 1992 fu organizzato a Londra il Freddie Mercury Tribute Concert, al quale parteciparono molti artisti musicali internazionali; i proventi dell'evento furono utilizzati per fondare The Mercury Phoenix Trust, organizzazione impegnata nella lotta all'HIV, il virus alla base della sindrome da immunodeficienza acquisita.

A Freddie Mercury sono stati dedicati numerosi tributi anche in forma scultorea, come la statua sulla riva del Lago Lemano a Montreux, in Svizzera, che lo ritrae in una delle sue pose più celebri[6]. In occasione di quello che sarebbe stato il suo settantesimo compleanno, nel settembre del 2016 l'asteroide 17473, scoperto nel 1991, anno della scomparsa dell'artista, è stato rinominato 17473 Freddiemercury.[7]

Indice

BiografiaModifica

Infanzia e adolescenza (1946-1964)Modifica

 
La casa natale di Mercury a Stone Town

Farrokh Bulsara nacque il 5 settembre 1946 presso il Government Hospital di Stone Town, centro storico della capitale dell'arcipelago di Zanzibar, all'epoca un protettorato britannico, distante venticinque chilometri dalla costa del Tanganika. Qui il piccolo Farrokh trascorse i primi anni dell'infanzia con i suoi genitori Bomi (1908-2003) e Jer Bulsara (1922-2016),[8][9] a cui nel 1952 si aggiunse la sorella minore Kashmira. Appartenente all'etnia parsi e di religione zoroastriana,[10] i Bulsara erano originari del Gujarat, una regione dell'India occidentale ma dovettero trasferirsi a Zanzibar a causa del lavoro del padre, cassiere della Segreteria di Stato per le Colonie;[11][12][13]

Tuttavia, la famiglia decise di mandare il piccolo Farrokh in India a vivere con la nonna e la zia Sheroo Khory e il 4 febbraio 1954, all'età di sette anni, Farrokh iniziò a frequentare la St. Peter's Boys School, uno stimato collegio scolastico britannico a Panchgani, nei pressi di Mumbai.[14] Qui Bulsara iniziò a essere chiamato "Freddie" e,[11] oltre a possedere un notevole talento artistico risultando eccellente nel disegno, il ragazzo iniziò a praticare anche alcuni sport a ottimi livelli; si rivelò infatti un abile velocista e pugile, raggiungendo buoni risultati anche in altre discipline sportive come l'hockey su prato e il tennis da tavolo.[11]

Il giovane Farrokh dimostrò anche interesse e predisposizione alla musica, tanto che venne notato dal preside del St. Peter College, che scrisse una lettera ai suoi genitori suggerendo che, con un aumento della retta mensile, il ragazzo avrebbe potuto prendere ulteriori lezioni musicali.[15] Con l'approvazione di Bomi e Jer, il ragazzo raggiunse il quarto grado di apprendimento di pianoforte, imparò a leggere la musica ed entrò a far parte del coro della scuola.[16][17] Durante la permanenza al collegio ebbe anche la sua prima esperienza con un gruppo musicale, formando insieme a quattro compagni i The Hectics,[18] una band che si esibiva durante feste o eventi scolastici e di cui Freddie era il pianista, suonando canzoni di Cliff Richard e Little Richard.[19] Farrokh dovette tuttavia lasciare il St. Peter College il 25 febbraio 1963, non avendo superato l'esame d'ammissione alla decima classe[14] ma continuò la sua formazione alla St. Mary's School di Mumbai.[20]

L'arrivo in Inghilterra e i gruppi pre-Queen (1964-1970)Modifica

Dopo aver trascorso una decina d'anni in India e aver fatto ritorno a Zanzibar, nel 1964, all'età di 18 anni, dovette nuovamente trasferirsi con la famiglia in Gran Bretagna per via della rivoluzione di Zanzibar, che stava minando la stabilità politica del paese e che portò alla successiva nascita dello stato indipendente della Tanzania.[21][22] I Bulsara si stabilirono così in una piccola casa a Feltham, nel Middlesex, nei pressi dell'Aeroporto di Heathrow, alla periferia sud-ovest di Londra.[23] Freddie proseguì la sua formazione al Isleworth Polytechnic[24] e, oltre ai suoi studi d'arte, nei suoi primi anni londinesi Farrokh lavorò saltuariamente per un servizio di catering presso il vicino aeroporto, poi come facchino addetto all'imbarco dei bagagli e come magazziniere nella zona commerciale a Feltham.[16]

Nella primavera del 1966 ottenne il massimo dei voti nell'esame di arte dell'Isleworth Polytechnic, punteggio che gli consentì l'ammissione all’Ealing Art College di Londra;[16] qui si iscrisse al corso di studi in Art and Graphic Design, trasferendosi a vivere nel quartiere di Kensington, in un piccolo appartamento condiviso con un amico in Holland Rd, al civico n.100, sita nei pressi di Kensington Market.[25] In parallelo con i suoi studi, Freddie si guadagnò da vivere creando una linea di abbigliamento vintage e scrisse brevi articoli per alcuni periodici londinesi.[14] Al college conobbe Tim Staffell, suo compagno di corso nonché cantante e bassista degli Smile, band di cui facevano parte anche il chitarrista Brian May e il batterista Roger Meddows-Taylor; Farrokh cercò più volte di convincere Staffell a farlo entrare nel gruppo come secondo cantante, senza tuttavia riuscirci.[11]

 
La casa della famiglia Bulsara al 22 di Gladstone Avenue a Feltham, dove Freddie abitò fino al 1966

Poco dopo aver ottenuto il diploma presso l'Ealing Art College, Farrokh si unì agli Ibex, una band di Liverpool influenzata dai Cream.[26] Pochi giorni dopo il primo incontro con il gruppo, Farrokh imparò a memoria tutti i brani presenti nel repertorio del gruppo; la sua prima esibizione in pubblico come cantante si tenne a Bolton il 23 agosto 1969.[16] Due giorni dopo gli Ibex tennero un concerto all'aperto, nel Queen's Park di Bolton;[26] in seguito i membri della band tornarono a Londra, dove cominciarono a lavorare con il nuovo cantante ad alcuni brani inediti. Questo fu un periodo economicamente difficile sia per la band di Farrokh sia per gli Smile; i musicisti passavano la maggior parte del loro tempo insieme in piccoli appartamenti, dormendo a volte sul pavimento e suonando la loro musica fino a tarda notte.[27] Bulsara e Roger Taylor, per soddisfare le loro esigenze, cominciarono a vendere vestiti usati a Kensington Market.[28] L'ultima apparizione ufficiale degli Ibex avviene il 9 settembre 1969 al The Sink, un piccolo club di Liverpool. Quella stessa sera, i membri di Smile stavano suonando in un club nella stessa città; secondo alcuni biografi, Taylor e May invitarono Bulsara sul palco per suonare alcuni dei loro brani.[26]

Negli ultimi mesi del 1969 Farrokh scelse di rinominare gli Ibex "Wreckage", cominciando a scrivere per la band numerosi pezzi, tra cui Stone Cold Crazy.[29] Tuttavia nessuna delle canzoni, eccetto una traccia dal titolo Green, ebbe il successo sperato ed il gruppo, per la mancanza di offerte nei locali, si sciolse.[30] Freddie Bulsara cominciò nuovamente a cercare un nuovo gruppo e rispose a un annuncio pubblicato sul Melody Maker dai Sour Milk Sea. Avendolo sentito in prova, gli altri membri del gruppo furono colpiti dalla sua voce e lo ingaggiarono, esibendosi fino a tre serate a settimana.[26] L'unico concerto in cui Bulsara ha certamente partecipato si è tenuto a Oxford nel marzo 1970 e l’arrivo del nuovo cantante, creativo ma esuberante, causò il deterioramento delle relazioni tra i membri del gruppo; Gallop e Chesney, dopo anni di amicizia, litigarono e i Sour Milk Sea decisero di separarsi.[26]

Gli anni settantaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Queen.

Il primo singolo degli Smile, Earth/Step On Me, registrato ai Trident Studios e pubblicato nel maggio 1969 dalla Mercury Records, uscì anche negli Stati Uniti senza ottenere tuttavia il successo sperato;[31] per questo motivo, Staffell decise di abbandonare i due compagni.[32] Con lo scioglimento di questa band e il contemporaneo fallimento dei progetti musicali del cantante, May, Taylor e Bulsara decisero di formare un nuovo gruppo insieme e grazie al suo talento artistico, fu Freddie stesso che progettò un primo logo della futura band che, su suggerimento di Freddie, si chiamò Queen.

(EN)

«Years ago I thought up the name Queen... It's just a name, but it's very regal, and it sounds splendid. It's a strong name, very universal and immediate. It had a lot of visual potential and was open to all sorts of interpretations. I was certainly aware of the gay connotations, but that was just one face of it.»

(IT)

«Anni fa pensai al nome Queen... È solamente un nome, ma è molto regale e suona sfarzoso. È un nome forte, molto universale e immediato. Aveva un sacco di potenziale visivo ed era aperto a ogni tipo di interpretazione. Ero certamente consapevole delle connotazioni gay, ma quella era soltanto una delle sue facce.»

(Freddie Mercury[33])

Nell'aprile 1970 il nuovo gruppo cominciò a cercare un bassista e contemporaneamente Farrokh Bulsara cominciò a farsi chiamare Freddie Mercury, poiché effettivamente cambiò il proprio nome legalmente, decisione presa in seguito alla composizione della canzone My Fairy King.[34] Il 27 giugno 1970, anno in cui May presentò a Mercury Mary Austin, con la quale andò presto a convivere in un appartamento di Victoria Road.[16] I tre, completati da Mike Grose, si esibirono per la prima volta in pubblico, a Truro, in un concerto di beneficenza per la Croce Rossa.[29] Nel 1971 la band venne completata dal bassista John Deacon, anno in cui i Queen, con lo scopo di acquisire maggior sicurezza sul palcoscenico, affrontarono il loro primo tour in Cornovaglia.[29] Nel 1972, Mercury disegnò il logo definitivo dei Queen, basandosi sullo stemma reale del Regno Unito e includendo nel logo i segni zodiacali dei quattro componenti della band.[35] L'anno successivo uscì il primo album della band, Queen, con brani registrati in precedenza presso i De Lane Lea Studios; prima dell'uscita del disco, Mercury pubblicò i singoli I Can Hear Music e Goin' Back, rispettivamente cover dei brani di The Ronettes e Dusty Springfield, sotto lo pseudonimo di Larry Lurex.[29]

 
L'abitazione di Freddie Mercury al 12 di Stafford Terrace, dove visse fino al 1984

Verso la metà degli anni settanta, Freddie Mercury cominciò ad avere la vera consapevolezza del proprio orientamento sessuale e la stessa Mary Austin realizzò che la loro convivenza sarebbe presto finita. Entrambi lasciarono il secondo appartamento di Holland Road e Freddie si trasferì da solo in un grande appartamento al 12 di Stafford Terrace, sempre nel distretto di Kensington; egli tuttavia rimase legato a Mary e fece in modo che lei si trasferisse in un appartamento adiacente, così da potersi vedere dalle rispettive finestre.[36]

 
Freddie Mercury durante un concerto a New Haven nel novembre 1977

Durante un'intervista del dicembre 1974 alla rivista New Musical Express, Freddie dichiarò di essere «gay come un narciso»[36] In questi anni Mercury, subendo il fascino del glam rock, divenne sempre più eccentrico e vestiva abiti della stilista Zandra Rhodes, con capelli lunghi e unghie con lo smalto.[11] Soprattutto a causa dell'eccentricità di Freddie, il primo decennio dei Queen fu caratterizzato da stravaganti esibizioni che spesso sfociarono in spettacoli teatrali; Mercury e May si presentavano truccati e vestiti totalmente in bianco e nero,[37] chiudendo i concerti lanciando rose agli spettatori, brindando con loro con champagne e intonando God Save the Queen, l'inno nazionale del Regno Unito.[38] Strinse per questo un forte legame con il pubblico, colpito dall'entusiasmo e dall'energia con cui il complesso e, in particolare, il frontman li coinvolgevano durante le apparizioni dal vivo.[37]

I primi album della band vennero ben accolti dalla critica, con un rapido incremento della popolarità dei Queen; la volontà di Mercury era comunque quella di innovare e contaminare il più possibile il loro stile musicale, attingendo ai più diversi generi musicali. Nel 1975 venne pubblicato A Night at the Opera, che consacrò definitivamente il quartetto.[39] Il singolo Bohemian Rhapsody divenne il simbolo della creatività del gruppo e soprattutto del suo cantante, che ne era l'autore; per la registrazione di questa sola canzone furono necessarie tre settimane, di cui una dedicata esclusivamente alla parte vocale centrale.[40] Nel 1976, durante il A Night at the Opera Tour, i Queen visitarono il Giappone, la cui cultura influenzò notevolmente Mercury.[16][41] Negli anni successivi, Mercury scrisse alcune tra le più importanti canzoni dei Queen, come Somebody to Love (A Day at the Races, 1976), We Are the Champions (News of the World, 1977), Don't Stop Me Now (Jazz, 1978), Crazy Little Thing Called Love (The Game, 1980).[22] Nell'ottobre 1979, il cantante si esibì con i ballerini del Royal Ballet in un galà di beneficenza presso il London Coliseum, cantando e ballando Crazy Little Thing Called Love e Bohemian Rhapsody.[42]

Gli anni ottantaModifica

Nel 1980 Mercury cambiò notevolmente il suo aspetto, tagliandosi i capelli e facendosi crescere i baffi, seguendo la moda "Castro clone" lanciata a San Francisco dalla comunità omosessuale dell'epoca.[43] Questa trasformazione fu inizialmente osteggiata da alcuni sostenitori, che inviarono al cantante rasoi da barba usa e getta.[44] Il 1981 fu un anno di transizione, poiché Freddie si trasferì a Monaco di Baviera, la cui vita notturna lo condizionò a tal punto da ammettere che non riuscì a lavorare «quasi mai in condizioni psicologiche perfette» e Freddie iniziò a pensare di realizzare un progetto da solista.[44]

Alla fine del 1982, i Queen, dopo il successo del The Game Tour e dell'Hot Space Tour, decisero di comune accordo di separarsi per un certo periodo; questo fu dovuto sia all'insoddisfazione del pubblico, così come della band, della qualità dell’ultimo album Hot Space, nel quale non si riconoscevano pienamente,[45] sia ad alcune tensioni maturate all'interno del gruppo.[44] I quattro cominciarono così a dedicarsi individualmente a propri progetti solisti. Mercury, che aveva già ipotizzato precedentemente di pubblicare un album proprio, collaborò a Monaco con Giorgio Moroder, compositore e arrangiatore italiano specializzato in musica dance, per la nuova colonna sonora della nuova versione restaurata del film di Fritz Lang Metropolis.[44] Con lui scrisse il brano Love Kills, il suo primo singolo da solista, che raggiunse la decima posizione nella classifica britannica. Nel 1983 Freddie si trasferì a vivere a New York per alcuni mesi[46] e, nell'agosto 1983, Freddie volle riunire nuovamente i Queen e registrarono insieme The Works,[47] inaugurando un nuovo tour mondiale nominato The Works Tour.

Alla fine del 1984 Freddie tornò a vivere a Londra, dove acquistò per cinque milioni di Sterline una grande villa a Kensington, nei pressi di Earl’s Court, che soprannominò Garden Lodge.[48] Tra il 12 e il 19 gennaio 1985, la band partecipò a Rock in Rio, dove suonarono davanti a circa 250 000 persone in due serate, un primato assoluto per l’epoca, e tra i momenti principali dell'evento vi fu il duetto tra Mercury e il pubblico sulle note di Love of My Life.[49]

Il 13 luglio 1985 vi fu un altro evento che segnò la storia dei Queen. Il gruppo partecipò al Live Aid,[50] un grande concerto umanitario trasmesso in mondovisione organizzato da Bob Geldof e che vide la partecipazione dei più importanti artisti internazionali, allo scopo di ricavare fondi in favore delle popolazioni dell'Etiopia, colpite da una grave carestia.[51] I Queen si esibirono al Wembley Stadium di Londra e i loro venti minuti di esibizione sul palco «consegnarono alla storia i Queen e fecero di Freddie Mercury una leggenda».[52] La loro performance è considerata una delle migliori di tutti i tempi e Mercury costruì in questa esibizione il «mito di insuperabile frontman».[31][53]

 
Francobollo del Benin dedicato a Mercury, ritratto nel concerto di Wembley del 1986

Il 29 aprile dello stesso anno uscì il primo album da solista di Mercury, Mr. Bad Guy,[22] un disco pop caratterizzato anche da sonorità disco e dance;[54] questo suo primo lavoro, prodotto da Reinhold Mack, contiene alcune tracce scritte da Mercury, originariamente composte per far parte di The Works, ma che in seguito furono scartate dalla band, come Made in Heaven, I Was Born to Love You, Man Made Paradise e There Must Be More to Life Than This; quest'ultima è frutto di una collaborazione con Michael Jackson risalente al 1983.[55] Living on My Own fu una della canzoni di maggior successo dell'album, che complessivamente non ottenne notevoli risultati da un punto di vista delle vendite, arrivando comunque al sesto posto nella classifica inglese e restandovi per 23 settimane; negli Stati Uniti Mr. Bad Guy si fermò solo alla 159ª posizione.[56]

Il 6 giugno 1986 i Queen inaugurarono a Stoccolma il Magic Tour, che fu la loro tournée più grande e spettacolare.[57] Nelle 26 date, la band raccolse circa un milione di spettatori; l'11 e 12 luglio tornarono a suonare al Wembley Stadium, davanti a un pubblico di 70 000 persone, in quelli che divennero due dei loro concerti più famosi e celebrati.[58] Nei concerti di questo ultimo tour Mercury indossò la celebre giacca gialla che divenne un’icona distintiva del cantante. Freddie concluse la scaletta di ogni concerto sulle note di God Save the Queen vestito da re, indossando un lungo mantello di pelliccia e la corona.[57] L'ultima esibizione dal vivo dei Queen si tenne il 9 agosto 1986 nel parco di Knebworth: questo fu l'ultimo concerto di Freddie Mercury, davanti a 120 000 spettatori.[59]

A seguito del grande trionfo di questo tour Mercury decise di dedicarsi a nuovi progetti personali e, nello stesso anno, partecipò alla stesura del musical Time di Dave Clark, scrivendo e interpretando le ballate Time e In My Defence.[59] L'anno successivo pubblicò come singolo la cover dei The Platters The Great Pretender, edita come singolo nel mese di febbraio, arrivando alla quarta posizione nella classifica inglese e risultando tra i maggiori successi della sua carriera solista.[46]

Nel 1988 egli pubblicò Barcelona, realizzato con la partecipazione di Montserrat Caballé, soprano spagnola conosciuta nel maggio 1983 a una rappresentazione de Un ballo in maschera presso la Royal Opera House;[16] questo disco esemplificò il desiderio del cantante britannico di avvicinarsi al mondo dell'opera, genere musicale in parte già utilizzato in canzoni come Bohemian Rhapsody.[60] Barcelona venne acclamato dalla critica, anche se a ciò non corrispose un notevole successo discografico, fermandosi all'ottava posizione della classifica del Regno Unito, ottenendo tuttavia maggior successo in Spagna.[61] La title track divenne nel 1992 l'inno ufficiale dei Giochi della XXV Olimpiade di Barcellona, motivo per cui venne originariamente scritta.[4]

Gli ultimi anni di vita e la morteModifica

 
La Garden Lodge, ultima dimora londinese di Freddie Mercury dal 1985 fino al 1991 a Earl's Court

Quando l'AIDS fece la sua drammatica comparsa intorno al 1982, Freddie Mercury vi prestò poca attenzione, come del resto in molti fecero nei primi tempi di diffusione di questa malattia; probabilmente egli contrasse l'HIV proprio intorno a quegli anni.

Nel corso del 1986 Mercury si accorse di avere dei seri problemi di salute, accusando alcuni sintomi preoccupanti, tuttavia egli mantenne un estremo riserbo sulle sue condizioni fisiche anche con gli altri membri dei Queen fino al 1987, quando decise di fare accertamenti clinici più specifici.[62] Durante questi esami, gli fu anche asportata parte di pelle dalla spalla sinistra e dalle analisi venne riscontrata la sua positività all'HIV; dopo pochi mesi gli fu anche diagnosticata la sindrome dell'AIDS, che in seguito gli causò l'insorgenza di altre patologie opportunistiche come la kaposi e gravi problemi respiratori cronici. Egli non conobbe mai con precisione da chi fosse stato contagiato,[63][64] ciononostante il cantante continuò a negare e dichiarare pubblicamente di essere risultato negativo alle analisi.[57]

Tuttavia Freddie abbandonò la sua vita pubblica, rinunciando a organizzare concerti e interrompendo il collaudato binomio album-tour.[43] Alcune testate giornalistiche cominciarono a sospettare che il cantante fosse effettivamente malato, questi sospetti derivavano principalmente dal suo aspetto, dalla decisione di sospendere i tour dei Queen, nonché dalle confessioni di alcuni amanti pubblicate sulle pagine dei tabloid inglesi del tempo.[65] Si fecero dunque più rare le sue apparizioni pubbliche e Mercury si rifugiò sempre più nella Garden Lodge, la sua grande casa in Logan Place a Londra.

Il 18 febbraio 1990 Freddie Mercury fece la sua ultima apparizione televisiva in diretta, in occasione del conferimento del premio per il contributo dei Queen alla musica britannica ai BRIT Awards.[66]

La crescente diffusione di notizie su una possibile malattia di Mercury, amplificate dalla morte di Nikolai Grishanovich, uno dei suoi tanti amanti,[45] portò il gruppo a decidere di diffondere un comunicato stampa ufficiale, nel quale si smentiva ogni illazione sul cantante. Tuttavia, per fuggire alla stampa sempre più assillante nella primavera del 1991 Mercury si trasferì a Montreux, in Svizzera, dove affittò un’abitazione in riva al lago, la Duck House.[67] Qui lavorò insieme al gruppo al nuovo progetto discografico che incluse anche il suo ultimo videoclip della canzone These Are the Days of Our Lives, girato in bianco e nero; in quest’ultima apparizione il frontman appare molto dimagrito, quasi irriconoscibile.[68] La canzone venne comunque inserita nell’ultimo album dei Queen, Innuendo, il cui omonimo singolo venne tuttavia reso pubblico su precisa volontà di Freddie, soltanto dopo la sua morte. Durante il soggiorno a Montreaux Mercury continuò a registrare le sole tracce vocali di tutte le canzoni presso i Mountain Studios, nonostante fosse molto debilitato dalla malattia e costretto a riposo per molte ore al giorno; l’ultima canzone che Freddie Mercury registrò fu Mother Love, il 22 maggio 1991. Secondo quanto dichiarato da David Richards nel documentario Champions of the world Freddie interruppe le registrazioni per riposarsi, affermando che sarebbe ritornato per ultimare la canzone ma non tornò mai più, poiché egli fu costretto a smettere di cantare dai gravi problemi polmonari e invitò gli altri membri dei Queen a effettuare le aggiunte strumentali alle tracce vocali registrate per poterle poi pubblicare in seguito, pertanto la sessione di registrazione si concluse definitivamente nel giugno del 1991.[67]

Freddie rientrò a Londra a fine ottobre, per stare vicino ai suoi cari,[69] tuttavia le sue condizioni si aggravarono ulteriormente e venne sottoposto ad alcune cure palliative con medicinali sperimentali americani che arrivavano di nascosto alla Garden Lodge.[70] In queste ultime settimane Freddie fu attorniato dalla presenza costante della sua compagna Mary Austin, che trascorreva svariate ore in sua compagnia, inoltre ricevette anche molte visite dell’amico Elton John.

Negli ultimi giorni ci furono gruppi di giornalisti che si insediarono addirittura fuori dal portone della villa di Logan Place[69] e, il 22 novembre 1991, consapevole del suo stato terminale e della grande attenzione mediatica che egli suscitava, Mercury convocò nella sua casa lo storico manager dei Queen Jim Beach per redigere un comunicato ufficiale che venne consegnato alla stampa il giorno successivo:[5][71]

 
Il West London Crematorium del Kensal Green Cemetery, luogo del funerale di Freddie Mercury
(EN)

«...I wish to confirm that I have been tested HIV positive and have AIDS. I felt it correct to keep this information private to date to protect the privacy of those around me. However, the time has come now for my friends and fans around the world to know the truth and I hope that everyone will join with me, my doctors, and all those worldwide in the fight against this terrible disease...»

(IT)

«...Desidero confermare che sono risultato positivo al virus dell'HIV e di aver contratto l'AIDS. Ho ritenuto opportuno tenere riservata questa informazione fino a questo momento al fine di proteggere l’intimità di quanti mi circondano. Tuttavia è arrivato il momento che i miei amici e il mio pubblico in tutto il mondo conoscano la verità e spero che tutti si uniranno a me, ai dottori che mi seguono e a quelli del mondo intero nella lotta contro questa terribile malattia...»

(Freddie Mercury)

A poco più di ventiquattr'ore da questo comunicato, alle 18:48 del 24 novembre 1991, Mercury si spense all'età di 45 anni nella sua casa di Logan Place a causa di una polmonite aggravata da complicazioni dovute all'AIDS.[69][72] I funerali, che si svolsero al Kensal Green Cemetery, furono celebrati da un sacerdote zoroastriano;[73] Alle esequie parteciparono soltanto 35 persone tra cui i suoi genitori, la sorella Kashmira con il marito, i suoi compagni di band John Deacon, Brian May, Roger Taylor, la sua compagna Mary Austin e i cantanti Elton John, Michael Jackson e David Bowie.[74]

Secondo le sue ultime volontà, Mercury fu cremato e le sue ceneri affidate a Mary Austin, la quale le conservò nella sua camera da letto per circa due anni e successivamente le sparse segretamente nel luogo scelto dal cantante, il cui ultimo desiderio era quello che l'ubicazione rimanesse assolutamente sconosciuta. Mary Austin non rivelò mai il luogo preciso, pur ipotizzando che tra i possibili luoghi in cui le ceneri possono essere state sparse vi sono Zanzibar, sua isola natale, oppure l’area di South London.[75]

Nel suo testamento, il cantante affidò la metà esatta del suo patrimonio, pari a circa dieci milioni di sterline, oltre alla "Garden Lodge", a Mary Austin, mentre il resto del patrimonio fu diviso tra i genitori e la sorella Kashmira Bulsara-Cook.[76] Inoltre, lasciò £ 500 000 al cuoco Joe Fanelli, £ 500 000 all'assistente personale e amico Peter Freestone, £ 100 000 all'autista e guardia del corpo Terry Giddings. Mentre, a Jim Hutton, suo ultimo compagno dal 1984 fino alla sua scomparsa, lasciò £ 500 000 con le quali, comprò un appezzamento di terreno a Carlow, sua città natale in Irlanda, sul quale fece costruire una casa, dove si trasferì nel 1995, dimorandovi fino alla sua morte, avvenuta nel 2010.[77][78]

Freddie Mercury Tribute Concert e pubblicazioni postumeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Freddie Mercury Tribute Concert.
 
Elton John, amico di Mercury, suonò al Freddie Mercury Tribute Concert

Dopo aver superato il lutto della scomparsa del cantante, nel febbraio 1992 i rimanenti componenti dei Queen annunciarono, durante i BRIT Awards, il desiderio di organizzare un grande evento per rendere omaggio alla vita e alla carriera del cantante. Il Freddie Mercury Tribute Concert si tenne il 20 aprile 1992 al Wembley Stadium di Londra e vide la presenza di numerosi artisti internazionali come Tony Iommi, Metallica, Guns N' Roses, David Bowie, Roger Daltrey, Robert Plant, George Michael, Zucchero, Elton John, Lisa Stansfield, Annie Lennox, Liza Minnelli, Extreme e Def Leppard;[79][80] i 72 000 biglietti per questo evento terminarono in meno di sei ore, venendo inoltre visto in televisione da oltre un miliardo di persone.[81] Il concerto, oltre che per l'eccezionalità dell'evento musicale, si segnalò per l'aver richiamato il mondo sul dramma dell'AIDS;[58] i proventi dell'evento furono devoluti in beneficenza per dare vita all'associazione The Mercury Phoenix Trust.[22]

Il 16 novembre 1992, a quasi un anno dalla morte, uscì The Freddie Mercury Album (The Great Pretender negli Stati Uniti), una raccolta delle più celebri canzoni da solista.[11] È invece dell'anno seguente Remixes, una compilation di sei pezzi originali remixati da altri artisti.[82] Il 7 novembre 1995 venne invece pubblicato l'album Made in Heaven, destinato ad essere l'album dei Queen più venduto in Gran Bretagna;[11] il disco contiene le ultime tracce vocali di Mercury, registrate poco prima di morire, come A Winter's Tale, You Don't Fool Me e Mother Love, ultima traccia da lui incisa, che pare il cantante sia stato costretto a registrare da seduto a causa delle condizioni che gli aveva recato la sua malattia.[83] Agli inizi degli anni 2000 venne pubblicato Freddie Mercury Solo Collection, la più vasta raccolta di materiale in sua memoria; un box-set contenente dieci CD con sessioni di brani mai pubblicati ufficialmente e due DVD: The Untold Story e The Video Collection.[84] Il 5 settembre 2006, in concomitanza del suo 60º compleanno, fu messo in commercio Lover of Life, Singer of Songs: The Very Best of Freddie Mercury Solo, comprendente due CD e due DVD;[85] a tale progetto si aggiunse il libro Freddie Mercury: A Life, In His Own Words, dove, attraverso interviste e comunicati, Freddie racconta di sé e della sua vita.[86]

Stile e influenze musicaliModifica

 
Jimi Hendrix, uno dei musicisti preferiti da Freddie Mercury

Mercury dimostrò sin da bambino particolare interesse per la musica e crebbe ascoltando le sonorità orientali della cantante Lata Mangeshkar, che conobbe durante la sua gioventù in India.[87] Dopo lo spostamento a Londra, iniziò a conoscere la musica dei maggiori artisti del periodo;[11] tra i suoi cantanti preferiti vi erano Jimi Hendrix,[88] John Lennon,[1] Robert Plant[89] e Elvis Presley,[1] apprezzando inoltre Jim Croce ed Eric Clapton.[1][90] Di Hendrix, Mercury disse durante un'intervista:[91]

(EN)

«Jimi Hendrix is very important. He's my idol. He sort of epitomizes, from his presentation onstage, the whole works of a rock star. There's no way you can compare him. You either have the magic or you don't. There's no way you can work up to it. There's nobody who can take his place.»

(IT)

«Jimi Hendrix è molto importante. È il mio idolo. In qualche modo, riassume, con la sua performance dal vivo, tutti gli aspetti del lavoro di una rock star. Non si può paragonare a nessuno. O hai la magia o non ce l'hai. Nessuno può eguagliarlo. Nessuno può prendere il suo posto.»

(Freddie Mercury)

Mercury era inoltre attratto dalla cantante e attrice Liza Minnelli,[92] dichiarando in un'intervista: "Una delle mie prime influenze artistiche fu Cabaret. Adoro Liza Minnelli, il modo in cui interpreta i suoi brani è pura energia".[93] Elvis Presley rappresentò un esempio per Mercury, al quale rese omaggio con Crazy Little Thing Called Love, una canzone scritta in stile rockabilly; durante i concerti, spesso la band inglese era solita suonare brani di Presley, come Jailhouse Rock e (You're So Square) Baby I Don't Care.[1] Tra i gruppi musicali, venne fortemente influenzato da Led Zeppelin, The Beatles, Rolling Stones, Black Sabbath e The Who.[1][94] Lo stile glam di Mercury, ed in generale dei Queen, fatto di abiti bizzarri ed eccentrici, occhi truccati e unghie laccate, nacque alla fine degli anni sessanta, ed ebbe come primi esponenti David Bowie e T. Rex, artisti ai quali facevano riferimento i quattro musicisti anche da un punto di vista musicale. Mercury nutriva anche una grande passione per l’opera, in particolare per quella italiana, prediligendo autori come Mozart, Rossini, Verdi e Puccini.[95]

Nel corso della sua carriera, Mercury, come cantante di un gruppo musicale, ha toccato varie forme di musica rock già consolidate nel panorama musicale, come il progressive, l'art e il glam rock, attingendo tuttavia ad numerosi altri generi musicali, passando dall'hard al pop rock, dall'arena rock all'heavy metal, dal rock and roll al rock psichedelico.[11][96] Sperimentò anche sonorità lontane dalla sua radice musicale, come blues, dance rock, gospel, ragtime, funk, folk, musica classica e, più raramente, punk rock, vaudeville, rock sinfonico, rockabilly, dixieland e calypso.[11][58][96] Per quanto riguarda invece la carriera solista di Mercury, Mr. Bad Guy è caratterizzato maggiormente, rispetto agli album dei Queen, da sonorità pop, disco e dance, con un vasto utilizzo del sintetizzatore.[54] L'album Barcelona invece risentì notevolmente della collaborazione con Montserrat Caballé, in quanto vi sono numerosi elementi caratteristici del crossover classico, del opera rock e della stessa opera.[60]

Caratteristiche artisticheModifica

Profilo vocaleModifica

  • Categoria vocale: baritono
  • Estensione vocale: fa1-fa5 (F2-F6)
  • Tessitura: fa2-fa3 (F3-F4)

Nonostante la sua voce baritonale[97], Freddie Mercury cantava su tessiture da tenore leggero durante le incisioni dei suoi album, spesso spingendo al limite delle sue capacità la propria voce. Nel far ciò utilizzò, soprattutto nei primi periodi, la tecnica del falsetto, che dava alla sua voce la caratteristica timbrica ariosa e femminile che l'utilizzo di questa tecnica comporta, in modo da permettergli di raggiungere tonalità a lui poco congeniali in modo più agevole.[98] Tuttavia nel corso degli anni il fumo e la comparsa di noduli alla gola privarono la voce di Mercury di agilità e leggerezza. Il biografo David Bret ha detto che la sua voce era in grado di compiere "scale musicali in poche battute, passando da un ruggito rock gutturale ad un acuto puro e cristallino, una coloratura perfetta".[99] Dopo la morte, Montserrat Caballé disse di lui: «La sua tecnica era impressionante. Non aveva alcun problema di tempo, cantava con un senso del ritmo incisivo, scivolando da un registro vocale all'altro senza alcuno sforzo. Aveva grande musicalità. Il suo fraseggio poteva essere sottile, delicato e dolce o più energico e deciso. Era in grado di trovare il giusto timbro, la giusta sfumatura espressiva per ogni parola».[100][101]

 
L'estensione vocale di Mercury, comprensiva del falsetto

Tuttavia, le opinioni divergono per quanto riguarda la reale portata della sua capacità canora. Alcune fonti gli concedono una scala di note al di fuori dell'intervallo normale, arrivando a quattro ottave con l'aiuto del falsetto;[5] altre invece sono più caute, considerando i problemi di salute causati dalla comparsa dei già citati noduli alle corde vocali,[102] cosa che lo costrinse probabilmente, almeno durante gli ultimi concerti, a cantare utilizzando estensioni più baritonali.[102][103] Inoltre è probabile che i lunghi tour con i Queen gli causarono ulteriori difficoltà.[103] Caballé confermò comunque la tesi delle quattro ottave, dicendo che la sua voce si estendeva dal fa della prima ottava al fa della quinta (F2-F6 in notazione anglosassone),[101] raggiungendo il fa della quarta ottava (F5 nella notazione anglosassone) in voce piena, nota raggiunta in All God's People, brano tratto da Innuendo.[101]

Mercury è considerato uno dei più grandi e influenti artisti nella storia del rock; nel 2008, il magazine statunitense Rolling Stone lo ha collocato al 18º posto nella classifica dei migliori 100 cantanti di tutti i tempi,[2] mentre Classic Rock, nel 2009, lo ha classificato al primo posto tra i cantanti rock.[3] Secondo un sondaggio britannico effettuato nei primi anni 2000, al quale votarono 600 000 persone, Freddie Mercury è considerato il sesto miglior cantante di tutti i tempi.[104] AllMusic giudica la sua voce come "una delle più grandi voci di tutta la musica".[11] Nel settembre 2010, un sondaggio condotto tra i fan del rock nominò Mercury Greatest Rock Legend Of All Time, "la più grande leggenda rock di tutti i tempi", davanti a Elvis Presley, David Bowie, Jon Bon Jovi, Jimi Hendrix e Ozzy Osbourne.[105] Il cantante dei Queen si classificò al secondo posto sia nella classifica di MTV del 2003 22 Greatest Voices in Music, dietro Mariah Carey,[106] sia nel sondaggio della stazione radio Planet Rock del 2009 The Top 40 Greatest Voices in Rock, dietro a Robert Plant.[107] Nel 2011, i lettori delle riviste New Musical Express e Rolling Stone, in due sondaggi separati, hanno posto Mercury al secondo posto dei migliori cantanti di tutti i tempi[108][109] mentre in un sondaggio del sito TheTopTens è stato nominato "The Best Singer of All Time"; votarono più di 370 000 persone da tutto il mondo.[110]

CompositoreModifica

Per i numerosi singoli di successo da lui scritti, a Mercury viene riconosciuto il talento, oltre che nel canto, nel comporre e scrivere canzoni.[22] Numerosi sono infatti i premi e i riconoscimenti attribuiti alle sue opere; Bohemian Rhapsody, nel 2002, è stata eletta dal Guinness Book of Records miglior singolo britannico di tutti i tempi,[111] mentre nel 2004 la canzone è entrata nel Grammy Hall of Fame, seguita nel 2009 da We Are the Champions;[112] quest'ultima inoltre venne indicata da un sondaggio mondiale la miglior canzone al mondo.[113] Delle 180 tracce scritte dai Queen, il cantante ha composto 51 canzoni, risultando il maggior autore dei testi della band; inoltre, 10 canzoni sulle 17 presenti nella raccolta Greatest Hits furono scritte da Mercury: Bohemian Rhapsody, Seven Seas of Rhye, Killer Queen, Somebody to Love, Good Old-Fashioned Lover Boy, We Are the Champions, Bicycle Race, Don't Stop Me Now, Crazy Little Thing Called Love e Play the Game.

 
Freddie Mercury, in basso a sinistra, suona una chitarra in un concerto

La caratteristica principale della sua attività da compositore era la variegata gamma di stili musicali che riusciva a incorporare nelle proprie opere; in un'intervista del 1986 dichiarò: "Odio fare le stesse cose più volte. Mi piace osservare il modo in cui si evolve il mondo della musica, del cinema, del teatro e integrare gli elementi caratteristici di ognuno di essi." Rispetto ad altri celebri cantautori, l'artista britannico tendeva a creare anche complesse melodie, come Bohemian Rhapsody, canzone con un'articolata struttura di base e una molteplicità di accordi, e Innuendo,[114] in contrapposizione a brani incentrati sul ripetersi di alcuni semplici suoni come Crazy Little Thing Called Love. Nonostante il fatto che Mercury abbia scritto molte composizioni complesse da un punto di vista armonico e musicale in un susseguirsi di tonalità sempre differenti, lui stesso affermò che "riusciva a stento a leggere la musica".[102]

MusicistaModifica

Mercury, a partire da quando aveva nove anni, seguì corsi di pianoforte in India,[100] e più tardi, con il suo trasferimento a Londra, iniziò a suonare la chitarra, soprattutto per via dei suoi gusti musicali che non potevano prescindere da tale strumento, del quale tuttavia Mercury possedeva solamente conoscenze di base.[102] Canzoni come Ogre Battle e Crazy Little Thing Called Love sono state composte interamente con la chitarra; quest'ultima era l'unico brano che veniva suonato da Mercury con questo strumento anche sul palco. Dagli anni ottanta cominciò inoltre a fare grande uso anche di sintetizzatori in studio di registrazione.[senza fonte]

Mercury ha composto e suonato al pianoforte molte delle più importanti canzoni dei Queen, come Killer Queen, Bohemian Rhapsody, Good Old Fashioned Lover Boy, We Are the Champions, Somebody to Love e Don't Stop Me Now'. Il pianoforte era anche lo strumento con il quale Mercury componeva i suoi arrangiamenti.[16] In concerto suonava preferibilmente pianoforti a coda e, occasionalmente in studio, ha utilizzato strumenti simili, come il clavicembalo; tuttavia Mercury non si considerò mai un ottimo pianista, tant'è che per anni temette l'esecuzione live di Bohemian Rhapsody a causa del gran numero di accordi presenti nel brano, temendo di poterla rovinare. Brian May sostenne poi che Freddie usufruì sempre meno della sua capacità al piano, per muoversi con più facilità sul palcoscenico e per interagire maggiormente con gli spettatori; per questo motivo, durante i concerti dei Queen, Morgan Fisher prima, Spike Edney poi, cominciarono ad occuparsi delle tastiere.[58]

Influenze su altri artistiModifica

 
Dave Grohl, leader dei Foo Fighters e noto fan di Freddie Mercury

Molti musicisti di vari stili, nazioni e generazioni, hanno dichiarato di ispirarsi in parte al cantante britannico, tra cui Sebastian Bach,[115] Ben Folds Five,[116] Jeff Buckley,[117] Gary Cherone,[118] Cesare Cremonini,[senza fonte] Céline Dion,[119] Joe Elliott,[120] Frankie Goes to Hollywood,[121] Justin Hawkins,[122] Keane,[123] Adam Lambert,[124] George Michael,[125] Mika,[126] RuPaul,[127] Seal,[128] Billy Squier,[129] Right Said Fred,[130] Rufus Wainwright,[131] Robbie Williams[132] e Andrew Wood.[133] Anche Michael Jackson, amico di Freddie Mercury nei primi anni ottanta, citò "Hot Space" come ispirazione per Thriller, album a cui avrebbe dovuto partecipare lo stesso Mercury.[134]

Dave Grohl e Taylor Hawkins, due membri dei Foo Fighters, hanno più volte sottolineato il loro apprezzamento per la musica dei Queen e, in particolare, per il loro frontman, dicendo nel 2001, in occasione dell'inserimento dei Queen nella Rock and Roll Hall of Fame;[135]

(EN)

«Freddie Mercury has to be one of the greatest frontmen of all time. Making thousands and thousands of people connect with your music, it's not easy.»

(IT)

«Freddie Mercury è uno dei più grandi frontman di tutti i tempi. Unire migliaia e migliaia di persone con la tua musica, non è facile.»

(Dave Grohl)

Esibizioni dal vivoModifica

Freddie Mercury è spesso ricordato per sue le performance live, tenute solitamente negli stadi, con le quali riusciva a far interagire il pubblico con la sua teatralità, indipendentemente dalle dimensioni della manifestazione.[58] Il cantante voleva che ogni esibizione della sua band fosse uno spettacolo unico e originale, avvicinandolo ad un'opera teatrale, grazie anche alle sue doti di improvvisazione; il cantante era capace di creare uno stretto legame con il pubblico, caratteristica ammirata da numerosi artisti come Bob Geldof, David Bowie, George Michael, Kurt Cobain, Dave Gahan e Robbie Williams. Il frontman dei Queen era molto dinamico, spostandosi lungo tutto il palco, composto da scale e rampe, che dunque doveva essere necessariamente grande;[58][136] l'asta di sostegno del microfono, solitamente un Shure Unisphere 565 SD,[137] veniva privata della base, per facilitarne lo spostamento lungo tutto il palco, divenendo anch'essa parte integrante della sua presenza scenica.[138]

Nel corso della carriera il cantante di Stone Town tenne 707 concerti con i Queen, la maggior parte negli Stati Uniti d'America e nel Regno Unito, 4 con gli Ibex, 5 con i Wreckage e tre con i Sour Milk Sea, oltre ad alcuni con i The Hectics.[26] David Bowie, al Freddie Mercury Tribute Concert, descrisse il cantante come "un uomo capace di tenere il pubblico nel palmo della propria mano".[139] L'esibizione dei Queen al Live Aid del 1985, che vide il gruppo esibirsi allo stadio di Wembley davanti a 72 000 persone, è stata giudicata da un gruppo di esperti, ma anche dagli artisti presenti e dal pubblico, come la migliore esibizione dal vivo nella storia della musica rock;[52] tali risultati furono trasmessi da un programma televisivo britannico, intitolato The World's Greatest Gigs.[140]

(EN)

«Those who compile lists of Great Rock Frontmen and award the top spots to Mick Jagger, Robert Plant et al are guilty of a terrible oversight. Freddie, as evidenced by his Dionysian Live Aid performance, was easily the most godlike of them all.»

(IT)

«Quelli che fanno le classifiche dei più grandi frontmen del rock e assegnano le prime posizioni a Mick Jagger, Robert Plant e altri sono colpevoli di una terribile dimenticanza. Freddie, come dimostrato dalla sua performance dionisiaca al Live Aid, è senza dubbio il più divino tra tutti loro.»

(John Harris[141])

Tributi e popolaritàModifica

 
La statua di Mercury che si affaccia sul Lago Lemano, a Montreux

Alcuni sondaggi di popolarità condotti nel corso degli anni duemila hanno indicato che la reputazione e la popolarità di Freddie Mercury potrebbero essere cresciute dalla sua morte. In una votazione del 2002, nella quale il pubblico del Regno Unito era chiamato a scegliere chi fosse il più importante britannico della storia, Mercury si è classificato al 58º posto; il sondaggio venne trasmesso dalla BBC con il nome 100 Greatest Britons.[142] Raggiunse invece la 52ª posizione in un'indagine giapponese del 2007 riguardante i 100 "eroi più influenti".[143] Lo scrittore Paul Russell incluse il cantante nel libro The Gay 100: A Ranking of the Most Influential Gay Men and Lesbians, Past and Present.[144]

La prematura morte di Mercury contribuì alla crescita della fama dei Queen nel mondo; negli Stati Uniti, nazione che osteggiò la band a partire dagli anni ottanta, le vendite dei dischi del gruppo britannico aumentarono considerevolmente nel 1992, anno seguente la morte del cantante. Nello stesso periodo, un critico statunitense osservò che era entrato in scena ciò che ai cinici piace definire fattore "star deceduta", e in questo modo i Queen trascorsero un periodo di rinascita.[145] Il film Fusi di testa, nelle sale pochi mesi dopo la scomparsa del cantante, diede grande popolarità al brano Bohemian Rhapsody, che venne ripubblicato come singolo, raggiungendo la seconda posizione della Billboard Hot 100, contribuendo anch'esso a riaccendere la popolarità della band in Nord America.[146] Secondo la Recording Industry Association of America, i Queen hanno venduto circa 41 milioni di album negli Stati Uniti, circa metà dei quali distribuiti dal giorno del decesso di Mercury.[147]

 
Una statua di Mercury presso il Dominion Theatre di Londra, dove, fino al 31 maggio 2014, si è tenuto il musical We Will Rock You

Nel 2006 la rivista TIME Asia lo ha nominato come uno dei più influenti eroi asiatici degli ultimi 60 anni;[106] l'articolo dice che Mercury "ha fatto con la musica ciò che altri indiani, come Salman Rushdie e Vikram Seth, hanno fatto con la letteratura: utilizzare la forma artistica dei colonizzatori meglio di quanto gli inglesi avessero mai creduto possibile".[106]

A Montreux, in Svizzera, venne costruita dalla scultrice ceca Irena Sedlecká una statua in onore del cantante; tale monumento si affaccia sul Lago Lemano e fu inaugurato il 25 novembre 1996 da Bomi Bulsara, padre del cantante, e da Montserrat Caballé. Dal 2003, ogni anno, il primo fine settimana di settembre, i fan del cantante si recano in Svizzera per rendergli omaggio, partecipando al Freddie Mercury Montreux Memorial Day.[148] Dal maggio 2002, all'ingresso al Dominion Theatre di Londra, sede da allora del musical We Will Rock You, si trova una grande statua di Mercury,[149] e un ulteriore monumento che lo rappresenta è stato eretto a Liverpool il 3 giugno 2011.[150]. In tutto il mondo sono sparse oltre cento sculture che lo rappresentano.[6][151]

La morte di Freddie Mercury rappresentò un significativo passo nella storia dell'AIDS, poiché informò milioni di fan in tutto il mondo della minaccia dell'HIV.[152] Dopo la morte del cantante, May, Taylor e Deacon fondarono il Mercury Phoenix Trust, un'organizzazione di volontariato che cerca di combattere l'AIDS in tutto il mondo, nata dai proventi del Freddie Mercury Tribute Concert.[81]

La Royal Mail, il servizio postale britannico, emise un francobollo raffigurante Mercury e facente parte di una speciale serie detta Millennium Stamp.[153] La National Entertainment Collectibles Association, casa produttrice di action figure, creò due statuette di Freddie Mercury: una nella tenuta che indossò durante il Live at Wembley Stadium del 1986, l'altra nell'abbigliamento da "biker" che l'artista era solito indossare durante alcune esibizioni dal vivo.[154] In memoria di Mercury, esiste una rosa di colore giallo, il suo preferito, che porta il suo nome.[155]

Il 24 novembre 2009, a 18 anni dalla sua morte, venne posta una targa a Feltham nei pressi dell'abitazione nella quale Mercury e la sua famiglia si erano trasferiti al loro arrivo in Inghilterra nel 1964; inoltre fu installata una stella nella Feltham High Street, in ricordo dei successi del cantante, alla cui inaugurazione erano presenti Jer Bulsara e Brian May.[156]

Film biograficoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Bohemian Rhapsody (film).

Nel 2010 Brian May annunciò che era in progetto un film sulla vita del cantante, la cui sceneggiatura sarebbe stata affidata a Peter Morgan[157] (famoso per aver scritto la sceneggiatura di film come The Queen e Frost/Nixon): a impersonare Freddie Mercury sarebbe stato il noto attore e comico inglese Sacha Baron Cohen[158], a produrre la pellicola sarebbe stata la TriBeCa e le riprese sarebbero dovute iniziare nel 2011[159].

Tuttavia, nel luglio 2013 Cohen affermò di aver rinunciato alla parte a causa di non meglio precisate "divergenze artistiche" tra lui e i membri della band[160]. Successivamente May dichiarò che la separazione fu consensuale e che avvenne perché ritennero che la presenza di Cohen avrebbe "distratto" gli spettatori[161]. Cohen anni dopo rilasciò alcune affermazioni durante un'intervista radiofonica con Howard Stern[162]:

«[alla domanda se i problemi fossero sorti per il fatto che lui voleva entrare nei dettagli della vita di Mercury, compresa quella sessuale] Sì, assolutamente. Ci sono storie sconvolgenti su Freddie Mercury, era una persona "selvaggia" e aveva uno stile di vita estremo, dissoluto... Lo sai, ci sono storie di... come chiamarli? "Persone di statura minuta" con un piatto cosparso di cocaina che andavano su e giù durante i suoi party. E lo capisco, loro sono una band e vogliono difendere l'eredità della band, lo comprendo benissimo. [...] Non avrei neanche dovuto portare avanti la cosa perché [alla prima riunione] un membro della band, non dirò chi... ["Brian May?"] Non dico niente! Mi disse "sai, questo sarà proprio un gran bel film, perché a metà succede qualcosa di sorprendente". Io gli faccio: "cosa succede?" e lui: "muore Freddie". "Ho capito ho capito: è un po' come Pulp Fiction, il finale è a metà, l'intermezzo è alla fine... Ok, è un film spericolato, interessante, non ci avevo pensato!". Lui mi risponde: "no no è un film normale". Così gli domando: "ma allora che succede nella seconda parte del film?" e lui: "diciamo che si vede un po' come la band va avanti facendosi forza, cose così...". Sicché gli dissi: "ascoltatemi, nessuno andrà mai a vedere un film dove il personaggio principale muore per AIDS e voi andate avanti!"»

A dicembre del 2013 venne annunciato che Ben Whishaw, noto per aver interpretato Q nel film Skyfall, avrebbe preso il posto di Cohen[163] e che la regia sarebbe stata affidata a Dexter Fletcher, il quale tuttavia si defilò dal progetto nel marzo dell'anno successivo[164] seguito nello stesso anno da Whishaw, impegnato nel nuovo film della serie su James Bond.

Alla fine del 2015 la casa di produzione GK Films assunse lo sceneggiatore neozelandese Anthony McCarten per redigere una nuova sceneggiatura, e dichiarò che il film sarebbe stato intitolato Bohemian Rhapsody[165]. Infine il 4 novembre 2016 venne annunciato che la 20th Century Fox, la New Regency e la GK Films avrebbero prodotto la pellicola, le cui riprese sarebbero iniziate nei primi mesi del 2017 e che avrebbe visto il vincitore degli Emmy Rami Malek nei panni di Freddie Mercury e Bryan Singer alla regia[166]. Il film avrebbe (secondo quanto trapelato) narrato la vita del cantante partendo dal 1970, anno della fondazione della band, fino al concerto durante il Live Aid nel 1985[167].

Il 4 dicembre 2017 la 20th Century Fox annuncia il licenziamento di Singer, dopo che un'assenza ingiustificata del regista aveva bloccato le riprese per una settimana[167]; al suo posto viene richiamato Dexter Fletcher[168].

A marzo 2018 la data d'uscita del film viene fissata il 24 ottobre 2018 nel Regno Unito e il 2 novembre dello stesso anno negli Stati Uniti d'America. Il film raccoglie un vasto consenso di pubblico a livello internazionale. È diventato il biopic musicale di maggior successo nella storia del cinema.[169], incassando al 21 gennaio 2019 oltre 798 milioni di dollari a livello mondiale. Ai Golden Globes del 2019 si aggiudica il premio come miglior film drammatico, e anche l'interprete Rami Malek è premiato come miglior attore in un film drammatico. Infine, il 24 febbraio 2019, Rami Malek si è aggiudicato l'Oscar al miglior attore.

Vita privataModifica

Dopo una relazione tra il 1969 e il 1970 con Rosemary Pearson, collega di corso all'Ealing College Of Art,[senza fonte] Mercury iniziò un lungo rapporto con Mary Austin; visse con la ragazza per circa sette anni, prima in Victoria Road, poi al 100 di Holland Road.[76] Nei primi anni settanta, Freddie Mercury cominciò ad avere le prime consapevolezze del proprio orientamento sessuale, espresse durante un'intervista del dicembre 1974 alla rivista New Musical Express;[36][170] questo portò al termine della sua relazione con Austin, alla quale rimase tuttavia molto legato nel corso degli anni. Mercury le lasciò in eredità, al momento della sua morte, metà del suo patrimonio e la Garden Lodge, la grande casa londinese del cantante;[76][171] in un'intervista del 1985 Mercury ha detto: «Tutti i miei amanti mi chiedono perché non possono sostituire Mary, ma questo è semplicemente impossibile. Lei è la mia unica amica e non desidero nessun altro. Per me è come se fosse mia moglie, per me è un matrimonio».[172]

Proprio durante la convivenza con la Austin, che aveva comunque intuito le preferenze sessuali di Mercury, questi sviluppò un interesse sempre più forte verso Eric Hall, il promoter della casa discografica EMI, nonché l'ispiratore della canzone Killer Queen. Fu un amore non ricambiato, ma la stima tra i due era reciproca.

Dal 1975 al 1978 ebbe la sua prima vera relazione con un uomo: l'amministratore di una casa discografica di nome David Minns, un giovane venticinquenne dichiaratamente gay. Mercury andò subito a vivere con lui, ed era lui il ragazzo a cui si rivolge in Good old fashioned lover boy.

Tra il 1978 e il 1979 ebbe una relazione con Joe Fanelli, diventato poi suo chef privato.[171] Alla fine degli anni '70, il ballerino Wayne Sleep, che Freddie soprannomino' "Bridget il nano", divenne il suo nuovo partner a Londra.

Nel 1980, adottato il look "Castro clone", ispirato probabilmente dalla comunità gay americana, Mercury diventò sempre più imprudente riguardo la propria vita sessuale e, oltre a partecipare a eventi e festini gay dove il fine era quello di avere avventure che non durassero più di una notte, ebbe alcuni partners occasionali, tra i quali si ricordano il trentaduenne barman Vince, ai tempi un motociclista che vide Mercury in un video sentendosene attratto per poi incontrarlo e venirne sedotto nel noto bar Spike; Thor Arnold, che fu compagno di Mercury per tre ore soltanto e Bill Reid, conosciuto nel 1982, con il quale ebbe una burrascosa relazione. Negli anni ottanta[173] ebbe una brevissima relazione con l'attrice austriaca Barbara Valentin, apparsa anche nel videoclip di It's a Hard Life.[64][174] Durante questa relazione, Freddie incontrò Winnie Kirchburger, un ristoratore di 33 anni, col quale rimase fino al 1985. Fortunatamente per lui, la Valentin era di larghe vedute così come Mary Austin, e lo accettò per ciò che lui era veramente. Nel 1985 iniziò invece la storia d'amore con un parrucchiere di nome Jim Hutton. L'uomo, che risultò anch'egli sieropositivo nel 1990, visse con Mercury nella Garden Lodge, per gli ultimi sette anni della vita del cantante, assistendolo nella malattia e rimanendo al suo fianco al momento della sua morte.[175]

La relazione con Rudolf Nureev, spesso smentita, è stata tuttavia confermata da molte lettere in cui questi confessava e descriveva con delicatezza il suo sentimento per il leader dei Queen. Nel 1987, in occasione di una serata di gala organizzata da re Juan Carlos a Madrid, Freddie incontrò per la prima volta il celebre ballerino russo. Da questo incontro nacque una delle più importanti relazioni sentimentali che legò i due celebri personaggi, come raccontato nel libro dell'autore russo Yuri Matthew Ryuntyu Nureyev senza trucco, che raccolse il contenuto svelato di un rapporto epistolare fra i due di circa una cinquantina di lettere. La relazione fra Nureev e il suo «Eddie», come il ballerino amò chiamarlo, fu discontinua ma caratterizzata da interminabili telefonate intercontinentali, costanti e improvvisi incontri al termine di spettacoli, concerti o esibizioni di entrambi in svariate parti del mondo.[176][177]

Mercury era un grande amante degli animali, in particolare dei gatti. Ne ha avuti infatti dieci: Tom, Jerry, Oscar, Tiffany, Delilah, Dorothy, Goliath, Miko, Romeo e Lily, che si faceva addirittura passare al telefono quando chiamava a casa durante i tour. Freddie aveva una predilezione per la sua gatta soriana, Delilah, a cui dedicò anche l'omonima canzone presente nell'album Innuendo.[178]

Critiche e controversieModifica

Alcuni biografi e giornalisti mossero delle critiche al frontman dei Queen riguardanti la decisione di nascondere al pubblico le sue origini parsi. Un amico intimo del cantante ha detto a David Bret: «Farrokh Bulsara è un nome che è stato sepolto. Non voleva parlare della sua vita prima di diventare Freddie Mercury».[179] Roger Taylor ha sostenuto che Mercury avesse respinto le sue origini perché le riteneva incompatibili con la sua immagine pubblica.[senza fonte]

Numerosi furono anche i giudizi discordanti riguardo alla sessualità di Freddie Mercury; il cantante riteneva che questa fosse una questione prettamente privata e fu sempre parco e a volte contraddittorio nelle dichiarazioni in merito.[180] Mentre alcuni critici sostengono che Mercury avesse più volte dichiarato pubblicamente la sua bisessualità,[36][106][170][181] altri affermano che il cantante dei Queen ha cercato di nascondere il proprio orientamento sessuale,[11][182] asserendo che avrebbe spesso preso le distanze da Jim Hutton, suo compagno negli anni ottanta, in occasione degli eventi pubblici.[77] Nell'agosto 2006 l'Islamic Mobilization and Propagation chiese la cancellazione delle celebrazioni in larga scala del 60º compleanno di Mercury a Zanzibar, asserendo che Mercury non fosse un vero e proprio zanzibariano e che non fosse conforme alla Shari'a in quanto omosessuale, sostenendo che «l'associazione di Mercury con l'isola degradasse Zanzibar come luogo dell'Islam». Le cerimonie previste vennero annullate.[181]

Mercury venne inoltre criticato per il suo rifiuto di rivelare al pubblico, fin dal 1987, la sua positività al test HIV, considerando il fatto che poteva usare la sua fama internazionale per raccogliere fondi a favore della ricerca contro la malattia. Al contrario, il suo atteggiamento avrebbe potuto suggerire al pubblico che l'AIDS fosse una malattia di cui bisognava vergognarsi.[183][184] Il Freddie Mercury Tribute Concert riuscì comunque a raggiungere l'obiettivo di informare con notevole efficacia l'opinione pubblica, favorendo anche la raccolta fondi per la prevenzione, grazie alla quale sorse The Mercury Phoenix Trust.

Nell'ottobre 1984, come gli altri membri del gruppo, Mercury fu al centro di numerose polemiche per via di alcuni concerti che i Queen tennero, nel corso del The Works Tour, a Sun City, città sudafricana considerata il simbolo dell'apartheid, in quanto popolata da facoltosi uomini bianchi;[49] }in passato le Nazioni Unite avevano vietato agli artisti di esibirsi in questo Stato, per la sua discriminazione nei confronti delle persone di colore.[senza fonte] Per l'idea di suonare comunque a Sun City, i Queen vennero molto criticati in tutto il mondo e accusati di mirare esclusivamente al denaro, legittimando inoltre l'apartheid.[49] Il gruppo rispose che decisero di suonare a Sun City in quanto non erano una band politicizzata, precisando inoltre che il pubblico dei loro spettacoli era composto da uomini di tutte le etnie.[senza fonte]

DiscografiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Discografia di Freddie Mercury.

Da solistaModifica

Con i QueenModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Discografia dei Queen.

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h (EN) Queen, su AllMusic, All Media Network. URL consultato l'8 gennaio 2014.
  2. ^ a b (EN) The 100 Greatest Singers of All Time: Freddie Mercury, in Rolling Stone, 27 novembre 2008. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 24 ottobre 2012).
  3. ^ a b 50 Greatest Singers in Rock, in Classic Rock, maggio 2009.
  4. ^ a b (EN) Sold on Song : Barcelona - Freddie Mercury and Monserrat Caballé, in BBC, marzo 2005. URL consultato il 6 luglio 2009 (archiviato il 14 gennaio 2010).
  5. ^ a b c (EN) Biography: Freddie Mercury, Lifetime. URL consultato il 23 ottobre 2015 (archiviato dall'url originale il 19 settembre 2015).
  6. ^ a b Freestone, Evans, 1999.
  7. ^ (EN) Sarah Knapton, A shooting star leaping through the sky: asteroid named after Freddie Mercury on '70th birthday', su The Telegraph, Telegraph Media Group Limited, 5 settembre 2016. URL consultato il 19 marzo 2019.
  8. ^ (EN) Love story made in Heaven - how Freddie Mercury met his Irish partner, su Sunday Independent, 28 novembre 2016. URL consultato il 16 dicembre 2018 (archiviato il 16 dicembre 2018).
  9. ^ (EN) Ashley Iasimone, Jer Bulsara, Freddie Mercury's Mother, Dies at 94, su Billboard, 20 novembre 2016. URL consultato il 16 dicembre 2018 (archiviato il 17 dicembre 2018).
  10. ^ The Religious Affiliation of Freddie Mercury, Adherents.com. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 7 maggio 2011).
  11. ^ a b c d e f g h i j k l (EN) Greg Prato, Freddie Mercury, su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 21 giugno 2012.
  12. ^ La famiglia Bulsara deve il proprio nome a Valsad, una città dello stato indiano del Gujarat, conosciuta in passato come Bulsar. Nel XVII secolo Bulsar era uno dei cinque centri della religione Zoroastra, quindi il cognome "Bulsara" è abbastanza frequente tra i seguaci di tale culto.
  13. ^ (EN) Exclusive interview with Freddie's sister Kashmira, in Mail on Sunday, 26 novembre 2000. URL consultato il 20 giugno 2009 (archiviato dall'url originale il 14 maggio 2009).
  14. ^ a b c Freddie Mercury, the Untold Story al tempo 1:52:03
  15. ^ Secondo altre fonti, la scoperta del talento di Mercury è da attribuirsi alla zia Sheroo Khory, che lo mostrò al preside del St. Peter College. Freddie Mercury, the Untold Story a 1:52:03
  16. ^ a b c d e f g h Freddie Mercury Biography, Freddie.ru. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 4 ottobre 2011).
  17. ^ Copia archiviata, su feelingrose.com. URL consultato il 7 settembre 2016 (archiviato il 5 ottobre 2012).
  18. ^ Gli altri elementi del gruppo erano Derrick Branche, Bruce Murray, Farang Irani e Victory Rana.
  19. ^ Hodkinson, 2004, pp. 2, 61.
  20. ^ (EN) Biography: Freddie Mercury, Helium.com, 6 settembre 2008. URL consultato il 22 novembre 2009 (archiviato dall'url originale il 18 gennaio 2012).
  21. ^ Star Of India, Sunday Times, 11 luglio 1996. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 15 luglio 2011).
  22. ^ a b c d e Freddie Mercury: La biografia, MTV.it. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 18 gennaio 2012).
  23. ^ (EN) Ed Saunt, Feltham insulted over Freddie Mercury plan, in The Hounslow Chronicle, 8 maggio 2009. URL consultato il 21 giugno 2009 (archiviato il 16 maggio 2013).
  24. ^ Dal 1993 West Thames College
  25. ^ Davis, 1996, pp. 1-10.
  26. ^ a b c d e f Freddie Mercury live: Early days, Queen Concerts. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 15 luglio 2011).
  27. ^ (FR) Freddie Mercury, Queen.comic.world.pagesperso-orange.fr. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 18 marzo 2012).
  28. ^ Secondo alte fonti, il luogo di Londra in cui Mercury e Taylor aprirono il banco era Piccadilly Circus. Freddie Mercury: Biografia, MTV.it. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 18 gennaio 2012).
  29. ^ a b c d Felsani, Primi, 2006, p. 9.
  30. ^ Early Mercury, Mr.Mercury.co.uk. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 10 aprile 2011).
  31. ^ a b Riva, 2005, p. 10.
  32. ^ Felsani, Primi, 2006, p. 8.
  33. ^ Queen Biography for 1970, Queen Zone. URL consultato il 26 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 23 luglio 2011).
  34. ^ Sutcliffe, 2006, p. 22.
  35. ^ (EN) Queen Logo, Famous Logo. URL consultato il 7 maggio 2011 (archiviato il 21 maggio 2011).
  36. ^ a b c d Julie Webb, Freddie Mercury Interviews - 03-12-1974 - NME, Queen Archives. URL consultato il 29 maggio 2011 (archiviato il 21 dicembre 2010).
  37. ^ a b Felsani, Primi, 2006, p. 10.
  38. ^ Felsani, Primi, 2006, p. 11.
  39. ^ Riva, 2005, pp. 13-14.
  40. ^ Felsani, Primi, 2006, p. 14.
  41. ^ (EN) Queen live on tour: A Night At The Opera, Queen Concerts. URL consultato il 1º maggio 2011 (archiviato il 15 luglio 2011).
  42. ^ Freddie Mercury live: Other appearances, Queen Concerts. URL consultato il 14 giugno 2011 (archiviato il 7 ottobre 2011).
  43. ^ a b Biografia - Freddie Mercury, Queen Freddie. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 2 aprile 2011).
  44. ^ a b c d Felsani, Primi, 2006, p. 19.
  45. ^ a b Riva, 2005, p. 19.
  46. ^ a b Rees, 1999, p. 809.
  47. ^ Felsani, Primi, 2006, p. 20.
  48. ^ Scomodo Freddie, ancora amatissimo!, Repubblica.it. URL consultato il 25 luglio 2012 (archiviato il 26 gennaio 2014).
  49. ^ a b c Felsani, Primi, 2006, p. 21.
  50. ^ (EN) Concert info 13.07.1985 Wembley Stadium, London, UK (Live Aid festival), Queen Concerts. URL consultato il 5 maggio 2011 (archiviato il 21 luglio 2011).
  51. ^ (EN) Live Aid - The Greatest Show On Earth, Herald.co.uk. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 7 giugno 2008).
  52. ^ a b Felsani, Primi, 2006, p. 22.
  53. ^ Riva, 2005, p. 22.
  54. ^ a b (EN) Mr. Bad Guy, All Music Guide. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 19 luglio 2011).
  55. ^ Freddie Mercury e Michael Jackson che cantano insieme "There must be more to life than this": il duetto inedito, Huffingtonpost.it, 2 febbraio 2013. URL consultato il 24 febbraio 2013 (archiviato il 20 febbraio 2013).
  56. ^ Felsani, Primi, 2006, pp. 19-20.
  57. ^ a b c Felsani, Primi, 2006, p. 23.
  58. ^ a b c d e f Mauro Vecchio, Queen - Rapsodia in rock, Onda Rock. URL consultato il 1º maggio 2011 (archiviato il 29 giugno 2011).
  59. ^ a b Riva, 2005, p. 23.
  60. ^ a b (EN) Barcelona, All Music Guide. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 22 dicembre 2010).
  61. ^ Rees, 1999, p. 810.
  62. ^ (EN) Tim Teeman, I couldn't bear to see Freddie wasting away, in The Times, 7 settembre 2006. URL consultato il 17 luglio 2009 (archiviato dall'url originale l'8 aprile 2007).
  63. ^ Jim Hutton dichiarò che il contagio potrebbe essere avvenuto nel breve periodo in cui Mercury si trasferì a New York nel 1983 o forse durante il suo soggiorno a Monaco di Baviera. Freddie Mercury, the Untold Story a 1:52:03
  64. ^ a b Freddie Mercury e Barbara Valentin… la loro vita insieme, Queen Heaven. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 7 luglio 2009).
  65. ^ Bret, 1996, p. 138.
  66. ^ (EN) Freddie Mercury Awards, Songwritershalloffame.org. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 10 novembre 2011).
  67. ^ a b Made In Heaven, Queen Heaven. URL consultato il 26 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 1º maggio 2012).
  68. ^ La pubblicazione del videoclip a colori avrebbe mostrato gli evidenti segni della malattia sulla sua pelle e sul suo corpo, pertanto per questo motivo Freddie scelse di girare il video in bianco e nero.
  69. ^ a b c David Wigg svela Freddie Mercury, Queen Heaven. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 4 ottobre 2012).
  70. ^ Gianni Poglio, Parla Peter Freestone, l'uomo che ha visto morire Freddie Mercury, in Panorama.it, 11 maggio 2009. URL consultato il 6 giugno 2011 (archiviato dall'url originale il 14 marzo 2012).
  71. ^ Bret, 1996, p. 179.
  72. ^ (EN) On This Day - 24 november - 1991: Giant of rock dies, BBC. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 7 marzo 2008).
  73. ^ Freddie, I'll Love You Always, Daily Mirror, 28 novembre 1991. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 12 ottobre 2014).
  74. ^ (EN) Elton's Sad Farewell, The Sun, 28 novembre 1991. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 12 ottobre 2014).
  75. ^ cfr. Freddie Mercury, Find a Death. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 15 dicembre 2010).
  76. ^ a b c Mary Austin – la mia vita con Freddie Mercury - P. 8, Queen Heaven. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 21 aprile 2015).
  77. ^ a b (EN) Staff Writer, Freddie Mercury's partner dies, PinkNews.co.uk, 8 gennaio 2010. URL consultato il 23 gennaio 2010 (archiviato il 22 gennaio 2010).
  78. ^ (EN) David Wigg, Mercury Left Me His Millions, in Daily Mail Weekend, 22 gennaio 2000. URL consultato il 17 luglio 2009 (archiviato il 30 ottobre 2007).
  79. ^ Felsani, Primi, 2006, pp. 26-27.
  80. ^ (EN) 20.04.1992 - Guest appearance: Brian May + Roger Taylor + John Deacon live in Wembley Stadium, London, UK (Freddie Mercury Tribute), Queen Concerts. URL consultato il 5 maggio 2011 (archiviato il 4 dicembre 2010).
  81. ^ a b Felsani, Primi, 2006, p. 27.
  82. ^ Freddie Mercury – Remixes, Discogs. URL consultato il 30 maggio 2011 (archiviato il 15 marzo 2016).
  83. ^ Felsani, Primi, 2006, p. 28.
  84. ^ [urlchttp://www.queenfreddie.com/freddie-mercury-biografia.html Freddie Mercury Solo Collection], Queen Freddie. URL consultato il 6 maggio 2011.
  85. ^ James Christopher Monger, Lover of Life, Singer of Songs, All Music Guide. URL consultato il 6 maggio 2011.
  86. ^ Freddie Mercury. Parole e pensieri, Queen Italia. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 14 ottobre 2011).
  87. ^ Bret, 1996, p. 7.
  88. ^ Hodkinson, 2004, p. 67.
  89. ^ Hodkinson, 2004, p. 127.
  90. ^ Hodkinson, 2004, p. 48.
  91. ^ (EN) Scott Cohen, Queen's Freddie Mercury Shopping For An Image In London, in Circus Magazine, 4 ottobre 1975. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 9 settembre 2011).
  92. ^ Hodkinson, 2004, p. 144.
  93. ^ (EN) Don Rush, Queen's Freddie Mercury, in Circus Magazine, 17 marzo 1979. URL consultato il 29 giugno 2009 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
  94. ^ (EN) Andy Davis, Queen Before Queen, in Record Collector Magazine, vol. 3, nº 199, marzo 1996, p. 2. URL consultato il 22 giugno 2009 (archiviato il 20 dicembre 2007).
  95. ^ Brooks–Lupton, 2009, p. 21.
  96. ^ a b (EN) Queen, All Music. URL consultato il 4 maggio 2011 (archiviato il 5 maggio 2011).
  97. ^ La voce di Freddie Mercury era speciale: lo conferma la scienza, su diregiovani.it, 19 aprile 2016. URL consultato l'8 aprile 2017 (archiviato il 9 aprile 2017).
  98. ^ Freestone, Evans, 1999, pp. 108-109.
  99. ^ Bret, 1996, p. 26.
  100. ^ a b (EN) Biography for Freddie Mercury, Internet Movie Database. URL consultato il 20 giugno 2009 (archiviato il 22 dicembre 2008).
  101. ^ a b c Soto, Morettini, Popular Singing: A Practical Guide To: Pop, Jazz, Blues, Rock, Country and Gospel, in A & C Black, 2006, ISBN 978-0-7136-7266-4.
  102. ^ a b c d Freddie Mercury : un uomo che vorrebbe essere una Regina – Interview 1981[collegamento interrotto], Queen Heaven. URL consultato il 6 maggio 2011.
  103. ^ a b Freddie Mercury Interviews, Circus Magazine, 12 maggio 1977. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 20 ottobre 2007).
  104. ^ Music Of The Millenium, Mr-Mercury.co.uk. URL consultato il 30 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 25 agosto 2011).
  105. ^ Freddie Mercury, Queenworld.com. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 16 maggio 2011).
  106. ^ a b c d Liam Fitzpatrick, 60 Heroes of Asian Heroes - Farrokh Bulsara, BrianMay.com. URL consultato il 30 agosto 2011 (archiviato il 15 maggio 2008).
  107. ^ (EN) Alison Maloney, Plant is still top of the tree, in The Sun, 2 gennaio 2009. URL consultato il 2011 (archiviato il 5 giugno 2011).
  108. ^ (EN) The greatest singers ever, NME.com. URL consultato il 29 settembre 2011 (archiviato il 17 settembre 2011).
  109. ^ (EN) Rolling Stone Readers Pick the Best Lead Singers of All Time, Rollingstone.com. URL consultato il 29 settembre 2011 (archiviato il 15 aprile 2011).
  110. ^ Best Singers of All Time - Top Ten List - TheTopTens®, su www.thetoptens.com. URL consultato il 23 aprile 2018 (archiviato il 20 aprile 2018).
  111. ^ (EN) Queen rock on in poll, in BBC News, 8 maggio 2002. URL consultato il 16 dicembre 2007 (archiviato il 29 gennaio 2008).
  112. ^ (EN) Grammy Hall Of Fame, Grammy.org. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 28 dicembre 2012).
  113. ^ (EN) Lester Haines, "We Are the Champions" voted world's fave song, in Theregister.co.uk, 29 settembre 2006. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 28 giugno 2011).
  114. ^ Neil, 1993.
  115. ^ (EN) Sebastian Bach, All Music. URL consultato il 1º maggio 2011 (archiviato il 15 marzo 2011).
  116. ^ (EN) Ben Folds Five, All Music. URL consultato il 1º maggio 2011 (archiviato il 24 giugno 2012).
  117. ^ (EN) Jeff Buckley, All Music. URL consultato il 1º maggio 2011 (archiviato il 28 maggio 2011).
  118. ^ (EN) Gary Cherone, All Music. URL consultato il 1º maggio 2011 (archiviato il 6 giugno 2011).
  119. ^ (EN) Celine Dion, All Music. URL consultato il 1º maggio 2011 (archiviato il 4 giugno 2011).
  120. ^ (EN) Joe Elliott, All Music. URL consultato il 1º maggio 2011 (archiviato il 23 aprile 2011).
  121. ^ (EN) Frankie Goes to Hollywood, All Music. URL consultato il 1º maggio 2011 (archiviato il 24 giugno 2012).
  122. ^ (EN) Justin Hawkins, All Music. URL consultato il 1º maggio 2011 (archiviato il 27 maggio 2011).
  123. ^ (EN) Keane, All Music. URL consultato il 1º maggio 2011 (archiviato il 7 maggio 2011).
  124. ^ (EN) Adam Lambert, All Music. URL consultato il 1º maggio 2011 (archiviato il 14 maggio 2011).
  125. ^ (EN) George Michael, All Music. URL consultato il 1º maggio 2011 (archiviato il 30 maggio 2012).
  126. ^ (EN) Emma Jones, Sound of 2007: Mika, All Music. URL consultato il 1º maggio 2011 (archiviato il 30 maggio 2012).
  127. ^ (EN) RuPaul, All Music. URL consultato il 1º maggio 2011 (archiviato il 17 marzo 2011).
  128. ^ (EN) Seal, All Music. URL consultato il 1º maggio 2011 (archiviato il 4 giugno 2011).
  129. ^ (EN) Billy Squier, All Music. URL consultato il 1º maggio 2011 (archiviato il 19 maggio 2011).
  130. ^ (EN) Right Said Fred, All Music. URL consultato il 1º maggio 2011 (archiviato il 5 giugno 2011).
  131. ^ (EN) Rufus Wainwright, All Music. URL consultato il 1º maggio 2011 (archiviato il 25 maggio 2011).
  132. ^ (EN) Robbie Williams, All Music. URL consultato il 1º maggio 2011 (archiviato il 30 maggio 2012).
  133. ^ (EN) Andrew Wood, All Music. URL consultato il 1º maggio 2011 (archiviato il 23 aprile 2011).
  134. ^ (ES) Nando Cruz, `Thriller´, de Michael Jackson, sigue imbatido 25 años después, in El Periódico Extremadura, 3 dicembre 2007. URL consultato il 1º maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 10 luglio 2011).
  135. ^ (EN) Dave Grohl Trivia and Quotes, Tv.com. URL consultato il 5 maggio 2011 (archiviato dall'url originale l'8 luglio 2011).
  136. ^ (EN) Queen on Tour, Queen Concerts. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 24 aprile 2011).
  137. ^ (EN) David Mellor, Yet more proof that you don't need a 'great' microphone, Record Producer, 20 febbraio 2011. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 26 febbraio 2011).
  138. ^ Corrado Antonini, L'asta di Freddie Mercury, Rsi.ch, 22 febbraio 2010. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 6 marzo 2011).
  139. ^ (EN) Jeffrey Ressner, Queen singer is rock's first major AIDS casualty, in Rolling Stone Magazine, vol. 621, gennaio 1992.
  140. ^ (EN) Queen win greatest live gig poll, in BBC, 9 novembre 2005. URL consultato il 6 luglio 2009 (archiviato il 19 marzo 2011).
  141. ^ (EN) John Harris, The sins of St Freddie, in Guardian.co.uk, 14 gennaio 2005. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 16 ottobre 2011).
  142. ^ 100 great British heroes, BBC, 21 agosto 2002. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 4 novembre 2010).
  143. ^ History’s 100 Most Influential People: Hero Edition (Video), Japanprobe.com. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 16 ottobre 2009).
  144. ^ (EN) Paul Russell, The Gay 100: A Ranking of the Most Influential Gay Men and Lesbians, Past and Present, Seacaucus: Kensington/Citadel, 2002, ISBN 0-7582-0100-1.
  145. ^ G. Brown, Queen's popularity takes ironic turn, in The Denver Post, 19 aprile 1992.
  146. ^ (EN) Chart Beat Bonus, Billboard.com. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 21 novembre 2011).
  147. ^ (EN) Top Selling Artists, RIAA. URL consultato il 9 luglio 2009 (archiviato il 1º luglio 2007).
  148. ^ (EN) Derek Bishton, Switzerland: Freddie's rhapsody, in The Daily Telegraph, 31 agosto 2004. URL consultato il 14 luglio 2009 (archiviato il 7 maggio 2009).
  149. ^ (EN) For the first time ever...Queen: Ten great hits from the sensational rock band in today's, The Mail on Sunday, 19 giugno 2009. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 7 ottobre 2014).
  150. ^ (EN) 15ft Freddie Mercury statue arrives in Liverpool, in Liverpool.echi.co.uk, 3 giugno 2011. URL consultato il 9 giugno 2011 (archiviato il 10 novembre 2011).
  151. ^ Freddie Mercury, in libreria vent’anni di mito, in Kataweb.it, 21 novembre 2011. URL consultato il 21 novembre 2011 (archiviato il 23 novembre 2011).
  152. ^ (EN) The history of The Mercury Phoenix Trust, The Mercury Phoenix Trust. URL consultato il 15 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 27 luglio 2010).
  153. ^ (EN) Mercury and Moore head millennium stamps, in BBC, 24 maggio 1999. URL consultato il 23 luglio 2009 (archiviato il 28 novembre 2010).
  154. ^ NECA: Freddie Mercury, OAFE. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 26 aprile 2011).
  155. ^ Rose Freddie Mercury, Giftaplant.com. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 3 maggio 2011).
  156. ^ Paul Teed, Freddie Mercury memorial unveiled in Feltham, Richmondandtwickenhamtimes.co.uk, 24 novembre 2009. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 16 luglio 2011).
  157. ^ (EN) BBC – Sacha Baron Cohen to play Freddie Mercury, in BBC News, 17 agosto 2010. URL consultato il 22 agosto 2010 (archiviato il 18 settembre 2010).
  158. ^ (EN) Sacha Baron Cohen to play Freddie Mercury, in BBC News, 17 settembre 2010. URL consultato l'8 giugno 2017 (archiviato il 21 aprile 2017).
  159. ^ (EN) 'Is it because I has a mankini?' Ali G creator to take on Queen, in The Independent, 18 settembre 2010. URL consultato l'8 giugno 2017 (archiviato il 1º luglio 2017).
  160. ^ Sacha Baron Cohen Leaves Freddie Mercury Biopic -- Creative Differences, su deadline.com, 23 luglio 2013. URL consultato l'8 giugno 2017 (archiviato dall'url originale il 23 luglio 2013).
  161. ^ (EN) Brian May Speaks on Queen Biopic Problems, su Ultimate Classic Rock. URL consultato l'8 giugno 2017 (archiviato il 25 giugno 2017).
  162. ^ The Howard Stern Show, Sacha Baron Cohen On What Happened With The Freddie Mercury Biopic, 8 marzo 2016. URL consultato l'8 giugno 2017 (archiviato il 30 marzo 2017).
  163. ^ (EN) Ben Whishaw joins Freddie Mercury biopic, in BBC News, 10 dicembre 2013. URL consultato l'8 giugno 2017 (archiviato il 9 marzo 2017).
  164. ^ (EN) Dexter Fletcher 'leaves Mercury biopic', in BBC News, 14 marzo 2014. URL consultato l'8 giugno 2017 (archiviato l'8 aprile 2017).
  165. ^ Freddie Mercury Movie: Anthony McCarten To Write Script; Ben Whishaw As Lead? | Deadline, su deadline.com, 16 ottobre 2016. URL consultato l'8 giugno 2017 (archiviato dall'url originale il 16 ottobre 2016).
  166. ^ Queen Movie: Rami Malek To Play Freddie Mercury For Bryan Singer | Deadline, su deadline.com, 5 novembre 2016. URL consultato l'8 giugno 2017 (archiviato dall'url originale il 5 novembre 2016).
  167. ^ a b Bryan Singer rimosso: non dirigerà più il film su Freddie Mercury, in Spettacoli - La Repubblica, 5 dicembre 2017. URL consultato l'11 dicembre 2017 (archiviato il 10 dicembre 2017).
  168. ^ 'Bohemian rhapsody', Dexter Fletcher sostituisce Bryan Singer, in Spettacoli - La Repubblica, 7 dicembre 2017. URL consultato l'11 dicembre 2017 (archiviato l'11 dicembre 2017).
  169. ^ Pierre Hombrebueno, Bohemian Rhapsody: il biopic su Freddie Mercury potrebbe avere un sequel?, Best Movie, 14 dicembre 2018. URL consultato il 14 dicembre 2018 (archiviato il 14 dicembre 2018).
  170. ^ a b Brian May ha definito Mercury come bisessuale, e non omosessuale, avendo nei primi anni settanta frequentato esclusivamente donne. Freddie Mercury non era gay, in Corriere della Sera, 19 dicembre 2008. URL consultato il 29 maggio 2011 (archiviato l'11 novembre 2011).
  171. ^ a b   (EN) Freddie's Loves, su YouTube, 2004, a 49 min 35 s. URL consultato il 6 giugno 2011.
  172. ^ The Mercury that's rising in Rock is Freddie the satiny seductor of 'Queen', Queen Archives. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 21 dicembre 2010).
  173. ^ Sutcliffe, 2009, p. 178.
  174. ^ The Star - AIDS Kills The King of Rock, Queen Archives. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 12 agosto 2011).
  175. ^ Intervista a Jim Hutton – The Big Breakfast 1994, Queen Heaven. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 4 dicembre 2012).
  176. ^ Rock Idol & Superstar: Freddie Mercury and Rudolf Nureev, Yuri Matthew Ryuntyu, The World Patrick White Intellectual Heritage, 2009, ISBN 9780980644609
  177. ^ https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/06/22/rudolph-freddy-amanti-segreti.html
  178. ^ (EN) Julie Miller, Bohemian Rhapsody: Freddie Mercury and His Cats, a Love Story, su Vanity Fair, 9 novembre 2018. URL consultato il 22 dicembre 2018.
  179. ^ Bret, 1996, p. 20.
  180. ^ Jim Hutton – 2006 Interview, Queen Heaven. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 23 agosto 2010).
  181. ^ a b Zanzibar angry over Mercury bash, BBC, 1º settembre 2006. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 29 agosto 2011).
  182. ^ Freddie, a very private rock star, in The Sunday Times, 10 settembre 2006. URL consultato il 6 maggio 2011.
  183. ^ Sky, 1994, p. 163.
  184. ^ (EN) Freddie's obituary, Rolling stone. URL consultato il 6 maggio 2011 (archiviato il 10 marzo 2016).

BibliografiaModifica

  • (EN) David Bret, Living on the Edge: The Freddie Mercury Story, Londra, Robson Books, 1996, ISBN 978-1-86105-256-8.
  • (EN) Greg Brooks, Simon Lupton, Freddie Mercury - His Life in His Own Words, Londra, Omnibus Press, 2009, ISBN 1-84772-650-X.
  • (EN) Ross Clarke, Freddie Mercury: A Kind of Magic, Oxted, Kingsfleet Publications, 1991, ISBN 978-1-874130-01-7.
  • (EN) Linda Curtis, Freddy Mercury... from Zanzibar to Logan Place, Lo Vecchio, 2006, ISBN 978-88-7333-149-0.
  • Max Felsani, Michele Primi, Mauro Saita, Queen. Tutti i testi con traduzione a fronte, Giunti Editore, 1997, ISBN 978-88-09-02418-2.
  • (EN) Peter Freestone, David Evans, Mister Mercury: An Appreciation, Tusitala, 1998, ISBN 978-0-9533341-0-0.
  • (EN) Peter Freestone, David Evans, Freddie Mercury: An Intimate Memoir By the Man Who Knew Him Best, Omnibus Press, 1999, ISBN 978-0-7119-8674-9.
  • (EN) Peter Freestone, David Evans, Freddie Mercury: The Afterlife, Tusitala, 2004, ISBN 978-0-9533341-1-7.
  • (EN) Roy Gyongy Fox, Thom Lessner, Killer Queen: The Freddie Mercury Story, Blue Q, 2008, ISBN 978-1-60167-148-6.
  • (EN) Jacky Gunn, Jim Jenkins, Queen: As It Began, Londra, Sidgwick & Jackson, 1992, ISBN 978-0-330-33259-0.
  • (EN) David Evans, David Minns, Freddie Mercury: This Is the Real Life, Londra, Britannia Press, 1993, ISBN 978-0-9519937-3-6.
  • (EN) Laura Jackson, Mercury: The King of Queen, Londra, Smith Gryphon, 1996, ISBN 978-1-85685-111-4.
  • Laura Jackson, Freddie Mercury. Chi vuol vivere per sempre?, Bologna, Odoya s.r.l., 2011, ISBN 978-88-6288-120-3.
  • (EN) Lesley-Ann Jones, Freddie Mercury: The Definitive Biography, Hodder & Stoughton, 1998, ISBN 978-0-340-67209-9.
  • (EN) Mark Hodkinson, Queen: The Early Years, Londra, Omnibus Press, 2004, ISBN 1-84449-012-2.
  • (EN) Jeffrey Hudson, Neville Marten, Freddie Mercury & Queen, Chessington, Castle Communications, 1995, ISBN 978-1-86074-040-4.
  • (EN) Jim Hutton, Tim Waspshott, Mercury and Me, Londra, Bloomsbury, 1995, ISBN 978-0-7475-2134-1.
  • (EN) Sr. David Neil, Queen: Greatest Hits - Off the Record, International Music Publications, 1993, ISBN 978-0-86359-950-7.
  • (EN) Dafydd Rees, Luke Crampton, The Rock Stars Encyclopaedia, Londra, DK Pub, 1999, ISBN 978-0-7894-4613-8.
  • (EN) Rick Sky, The Show Must Go on: The Life of Freddie Mercury, Londra, Carol Publishing Corporation, 1994, ISBN 978-0-8065-1506-9.
  • Beppe Riva, We Will Rock You, Milano, Arcana, 2005, ISBN 88-7966-398-4.
  • (EN) Paul Russel, The Gay 100: A Ranking of the Most Influential Gay Men and Lesbians, Past and Present, Kensington, 2002, ISBN 978-0-7582-0100-3.
  • (EN) Boyce Simon, Freddie Mercury, Bristol, Parragon, 1995, ISBN 978-0-7525-1105-4.
  • (EN) Phil Sutcliffe, Peter Hince, Reinhold Mack, Queen: The Ultimate Illustrated History of the Crown Kings of Rock, Londra, Voyageur Press, 2009, ISBN 978-0-7603-3719-6.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN71578767 · ISNI (EN0000 0001 0985 9100 · SBN IT\ICCU\CFIV\194607 · LCCN (ENn92107142 · GND (DE11907575X · BNF (FRcb138974149 (data) · NLA (EN35582745 · NDL (ENJA00621122 · WorldCat Identities (ENn92-107142
Questa è una voce in vetrina, identificata come una delle migliori voci prodotte dalla comunità.
È stata riconosciuta come tale il giorno 6 luglio 2011 — vai alla segnalazione.
Naturalmente sono ben accetti suggerimenti e modifiche che migliorino ulteriormente il lavoro svolto.

Segnalazioni  ·  Criteri di ammissione  ·  Voci in vetrina in altre lingue  ·  Voci in vetrina in altre lingue senza equivalente su it.wiki