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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'omonima scrittrice britannica, vedi Elizabeth Taylor (scrittrice).

Dame Elizabeth Rosemond Taylor, nota anche come Liz Taylor (Londra, 27 febbraio 1932West Hollywood, 23 marzo 2011), è stata un'attrice, filantropa e stilista statunitense, considerata l'ultima grande diva dell'era d'oro di Hollywood per le sue doti recitative e una delle più singolari bellezze cinematografiche[1][2]. Esordì al cinema ancora bambina, divenendo celebre grazie ai film Torna a casa, Lassie! (1943) e Gran Premio (1944), e raggiunse l'apice del successo fra gli anni cinquanta e sessanta, durante i quali fu l'attrice più pagata di Hollywood e ricevette enormi consensi da parte della critica.

Vinse due volte il Premio Oscar alla migliore attrice (a fronte di cinque candidature): nel 1961 per Venere in visone e nel 1967 per Chi ha paura di Virginia Woolf?; nel 1993 vinse l'Oscar Premio umanitario Jean Hersholt per le sue attività di beneficenza, in particolare per la lotta contro l'AIDS. Altri suoi celebri ruoli interpretati in età adulta sono quelli nei film Il padre della sposa (1950), Un posto al sole (1951), L'ultima volta che vidi Parigi (1954), Il gigante (1956), L'albero della vita (1957), La gatta sul tetto che scotta (1958), Improvvisamente l'estate scorsa (1959), Cleopatra (1963), La bisbetica domata (1967), Riflessi in un occhio d'oro (1968), X, Y e Zi (1972) e Assassinio allo specchio (1980). Oltre ai tre Oscar, la Taylor vinse quattro Golden Globe, un premio BAFTA e tre David di Donatello. Nel 1999 l'American Film Institute la inserì al settimo posto tra le più grandi star della storia del cinema, dietro Katharine Hepburn, Bette Davis, Audrey Hepburn, Ingrid Bergman, Greta Garbo e Marilyn Monroe.[3]

BiografiaModifica

Le origini e gli inizi della carriera di attrice bambinaModifica

 
Elizabeth Taylor nel 1942

Elizabeth Taylor nacque a Hampstead, Londra, seconda figlia dello storico Francis Lenn Taylor (1897-1968) e di Sara Viola Warmbrodt (1895-1994), due statunitensi residenti in Gran Bretagna[4]. Ebbe un fratello maggiore, Howard Taylor (nato nel 1929). A Elizabeth venne data la nazionalità statunitense e al fratello fu data la cittadinanza britannica. Entrambi i genitori erano originari di Arkansas City, nel Kansas. Suo padre era un commerciante d'arte e sua madre era un'ex-attrice, famosa col nome d'arte di Sara Sothern, ritiratasi dalle scene quando si sposò nel 1926 a New York.

Anche se molto spesso ci si riferisce a lei come Liz, la Taylor dichiarò sempre di preferire il suo nome proprio per esteso; i suoi nomi di battesimo vennero scelti in onore della nonna paterna, Elizabeth Taylor, nata Elizabeth Mary Rosemond (1869–1937), sposa di Francis Marion Taylor (1860–1946). I nonni materni si chiamavano Elizabeth Ann Wilson (1864-1932) e Samuel Sylvester Warmbrodt (1861-1948). Il bisnonno di Elizabeth, Samuel Warmbrodt (1838-1921), era originario della Svizzera.

All'età di tre anni Elizabeth cominciò a prendere lezioni di danza. Dopo l'entrata in guerra del Regno Unito i suoi genitori scelsero di tornare negli Stati Uniti per evitare le ostilità. Elizabeth e il fratello tornarono immediatamente assieme alla madre, mentre il padre per finire di sistemare gli affari a Londra li raggiunse poco tempo dopo. La famiglia si trasferì a Los Angeles, dove allora viveva la famiglia di Sara, i Warmbrodts.

Molti conoscenti della famiglia, e addirittura estranei, consigliarono ai suoi genitori di proporre Liz per il ruolo di Diletta in Via col vento (1939) di Victor Fleming, ma la madre rifiutò pensando che per la bambina il ruolo fosse troppo estraneo. All'età di nove anni, la Taylor apparve nel suo primo film, There's One Born Every Minute (1942), prodotto dagli Universal Studios. Scaduto il contratto con la Universal, che comprendeva solo quella pellicola, venne ingaggiata dalla Metro-Goldwyn-Mayer, dove il suo primo lavoro fu Torna a casa, Lassie! (1943), che la impose all'attenzione del pubblico.

Dopo un altro paio di pellicole, una delle quali "in prestito" alla 20th Century Fox, apparve nel suo primo film come protagonista, interpretando Velvet Brown, una bambina che allena un cavallo per vincere l'Aintree Grand National, nel film Gran Premio (1944), di Clarence Brown, con Mickey Rooney. La pellicola ottenne un grandissimo successo, con un incasso di oltre 4.000.000$ al botteghino, e le fece guadagnare lo status di "bambina-prodigio". Il successo di pubblico e le ottime critiche spinsero la casa di produzione a proporle un lauto contratto a lungo termine. Durante le riprese del film la dodicenne Taylor ebbe un incidente a cavallo che le procurò una frattura spinale. Da qui seguirono i problemi alla schiena che la afflissero fino a costringerla quasi perennemente su una sedia a rotelle negli ultimi anni di vita.

La transizione verso i ruoli adulti (1949-1954)Modifica

 
Elizabeth Taylor nel 1947

Ancora adolescente, la giovane Elizabeth Taylor era riluttante a continuare la carriera di attrice, ma la madre la forzò a esercitarsi senza sosta per imparare a piangere a comando, controllandola durante le riprese e segnalandole errori. Elizabeth raramente incontrava persone della sua età sul set e la vita da attrice non le permetteva di avere una normale educazione: era così poco istruita da aver bisogno di usare le dita anche per le operazioni aritmetiche di base. A sedici anni la Taylor disse ai genitori che desiderava lasciare la recitazione per vivere un'adolescenza normale, ma la madre le rispose che era un'ingrata: «Tu hai una responsabilità, Elizabeth. Non soltanto con questa famiglia, ma con il paese adesso, col mondo intero».

Diversamente da altri bambini prodigio, la Taylor riuscì con facilità nella transizione verso i ruoli da adulta. Interpretò la vezzosa Amy March nel film Piccole donne (1949), dopodiché raggiunse l'Inghilterra per le riprese del film Alto tradimento (1949). Prima della distribuzione della pellicola nelle sale, un articolo di copertina del TIME la definì «un gioiello di grande valore, un vero zaffiro, una stella» e la principale tra le star della nuova generazione di Hollywood, al pari di Montgomery Clift, Kirk Douglas e Ava Gardner. Alto tradimento fu un fallimento al box-office, ma la sedicenne Taylor, che aveva già l'aspetto di una donna adulta e conturbante, riuscì a interpretare in maniera credibile il ruolo di una debuttante ventunenne che sposa, senza saperlo, una spia comunista (interpretata dall'allora trentottenne Robert Taylor): la critica la elogiò per il suo primo ruolo maturo. Anche il successivo film, la commedia La sbornia di David (1950), fu un flop al botteghino, ma per la Taylor fu il primo impegno cinematografico per cui ottenne un compenso di 2.000 dollari a settimana.

 
Elizabeth Taylor con Spencer Tracy ne Il padre della sposa (1950)

Il suo primo grande successo da adulta fu quello nel ruolo di Kay Banks nella commedia Il padre della sposa (1950), accanto a Spencer Tracy e Joan Bennett, pellicola che ebbe un notevole riscontro di pubblico e di cui venne realizzato un sequel, Papà diventa nonno (1951), che Tracy definì noiosissimo. Ma fu il successivo film, Un posto al sole (1951), a lanciare definitivamente Elizabeth Taylor verso una fortunata carriera di interprete di ruoli drammatici.

Le riprese di Un posto al sole iniziarono verso la fine del 1949, ma il film fu distribuito nelle sale soltanto nel 1951. La Taylor fu acclamata per la sua interpretazione di Angela Vickers, una ricca ragazza viziata che si frappone tra George Eastman (interpretato da Montgomery Clift) e la sua fidanzata, una povera ragazza, lavoratrice di fabbrica e per giunta incinta (interpretata da Shelley Winters). Il film, basato sul romanzo Una tragedia americana di Theodore Dreiser, rappresentava un atto di accusa al "sogno americano" e alle sue influenze corruttrici.

 
Elizabeth Taylor in L'ultima volta che vidi Parigi (1954)

Nonostante la Taylor, ancora diciassettenne, non fosse del tutto consapevole delle implicazioni psicologiche della storia e delle sue potenti sfumature, la sua interpretazione fu convincente e rappresentò il vero lancio della sua carriera. Il regista George Stevens, a proposito della giovane e bellissima star, disse che «il pubblico avrebbe capito perché George Eastman (Clift) avrebbe ucciso per un posto al sole con lei». La giornalista di Hollywood Hedda Hopper, a cui fu permesso di assistere alle riprese, rimase «a occhi aperti di fronte alla ragazzina di Gran Premio che seduceva Montgomery Clift dinanzi a una macchina da presa». Quando la scena fu conclusa, la Hopper andò da lei e le disse: «Elizabeth, dove mai hai imparato a fare l'amore a quel modo?». La critica acclamò il film come un classico, una reputazione che mantiene tuttora. A.H. Wiler del New York Times scrisse: «La rappresentazione di Elizabeth della ricca e avvenente Angela è lo sforzo più alto della sua carriera», mentre il recensore di Boxoffice affermò: «Miss Taylor merita un Premio Oscar».

La Taylor, che nel frattempo aveva frequentato la scuola direttamente negli studi della Metro-Goldwyn-Mayer, si diplomò alla University High School di Los Angeles il 26 gennaio 1950, lo stesso anno in cui, diciottenne, si sposò per la prima volta. Nella prima metà degli anni cinquanta divenne sempre più insoddisfatta dei ruoli che le venivano offerti. Mentre avrebbe voluto interpretare i ruoli da protagonista in La contessa scalza e in Piangerò domani, la MGM continuò a riservarle ruoli stereotipati in film come Marito per forza (1952), Ivanhoe (1952), Vita inquieta (1953), La pista degli elefanti (1954). L'ennesimo ruolo insoddisfacente nel dramma romantico Rapsodia (1954), si rivelò altrettanto frustrante. La Taylor interpretò Louise Durant, una bella ragazza ricca innamorata di un violinista (Vittorio Gassman) e di un giovane pianista (John Ericson). Un critico del New York Herald Tribune scrisse: «C'è senza dubbio bellezza nel film, con Miss Taylor che brilla nella scena a ogni inquadratura… ma le pretese drammatiche sono deboli, nonostante le espressioni nobili e graziosi manichini in posa». Il successivo Lord Brummell (1954), girato subito dopo La pista degli elefanti e Rapsodia, vide la Taylor nel ruolo di Lady Patricia, molto elaborato da un punto di vista figurativo, ma in sostanza splendidamente vuoto, utile solo a far da sostegno al protagonista del film, Stewart Granger. L'ultima volta che vidi Parigi (1954) le offrì invece un ruolo più complesso dei precedenti, e la riunì a Van Johnson, con cui aveva girato La sbornia di David. Il ruolo di Helen Ellsworth Willis era basato sulla figura di Zelda Sayre Fitzgerald, giornalista e scrittrice dalla vita spregiudicata e tragica, e la Taylor portò a termine il film (il quarto in dodici mesi), benché incinta del suo secondo figlio.

1956-1979Modifica

 
Elizabeth Taylor ne Il gigante (1956)

Desiderosa di interpretare ruoli più consistenti, nel 1956 la Taylor ottenne una scrittura più interessante ne Il gigante, epico film di George Stevens, quale protagonista femminile accanto a Rock Hudson (sul set nacque la loro amicizia, durata sino alla morte di quest'ultimo) e James Dean (nel suo ultimo film, prima della tragica scomparsa). Seguirono tre film di successo per i quali ottenne altrettante nomination agli Oscar come miglior attrice protagonista. Nel 1957 girò il film drammatico in costume L'albero della vita con Montgomery Clift, che, proprio durante le riprese di questa pellicola, ebbe il grave incidente stradale che lo sfigurò e lo condizionò per il resto della carriera. Fu proprio Elizabeth Taylor, sua grande amica, ad accorrere sul luogo e a salvargli la vita, estraendogli dalla bocca i denti spezzati che lo stavano soffocando[senza fonte].

 
Elizabeth Taylor insieme a Paul Newman ne La gatta sul tetto che scotta (1958)

Nei due anni successivi lavorò in due film tratti da celebri drammi di Tennessee Williams: La gatta sul tetto che scotta (1958), nel ruolo della bella ma infelice moglie di uno sportivo (Paul Newman), in crisi con sé stesso a causa della morte del suo migliore amico, il quale, prima di morire, gli aveva rivelato di aver avuto una relazione con sua moglie, e Improvvisamente l'estate scorsa (1959), dove interpretò una giovane donna, sostenuta dal suo medico (ancora Montgomery Clift), in lotta contro la potente zia (Katharine Hepburn), intenzionata a farla sottoporre a lobotomia per mettere a tacere uno scandalo familiare. Quest'ultima interpretazione rese la Taylor una delle attrici più acclamate, nella rosa dei dieci attori di maggior successo (sarebbe rimasta nella top ten per quasi tutto il decennio successivo). Nel 1961 ottenne l'ambita statuetta per il film Venere in visone, nel drammatico ruolo di una prostituta che tenta di riconquistare il suo primo amore ormai sposato. Tuttavia, alcuni critici ritennero che il premio le fosse stato conferito per compassione: infatti, alcuni mesi prima della premiazione, la Taylor aveva sfiorato la morte a causa di un attacco di polmonite.

 
Elizabeth Taylor in Cleopatra (1963)

Nel 1960 la Taylor era l'attrice più pagata di Hollywood, quando firmò un contratto da un milione di dollari (lievitati a sette alla fine delle riprese) con la 20th Century Fox per interpretare la regina Cleopatra nell'omonimo film in costume. Accanto avrebbe avuto Rex Harrison nel ruolo di Giulio Cesare e Richard Burton in quello di Marco Antonio. La lavorazione del film fu particolarmente complicata: le riprese iniziarono nel 1960 sotto la regia di Rouben Mamoulian, ma dopo poche settimane dovettero essere interrotte a causa della polmonite che portò la Taylor vicina alla morte (le fu praticata una tracheotomia). Dal momento che il rigido clima inglese non avrebbe permesso alla Taylor di ristabilirsi, l'intero set dovette essere smantellato e ricostruito a Roma. La produzione riprese nel 1961 con la regia di Joseph L. Mankiewicz e il film fu distribuito nel 1963. Nato come un progetto da 2 milioni di dollari, alla fine raggiunse l'esorbitante cifra di 44 milioni, che, rapportati all'inflazione, corrispondono a 323 milioni del 2012.

 
Richard Burton e Elizabeth Taylor in Cleopatra

Sul set Elizabeth Taylor conobbe Richard Burton; tra i due nacque una storia d'amore, sebbene entrambi fossero già sposati (la Taylor era già al suo quarto matrimonio). Dopo i rispettivi divorzi, nel 1964, convolarono a nozze e, nonostante lo scandalo, la loro carriera non ne uscì intaccata.

Nel 1967 la Taylor ottenne il suo secondo premio Oscar come migliore attrice protagonista per Chi ha paura di Virginia Woolf? (1966). In un ruolo già ambito da altre attrici (Bette Davis, Ava Gardner), la Taylor nel film interpreta il personaggio di Martha, una donna alcolizzata e isterica, che affronta una grave crisi coniugale col marito George (interpretato dallo stesso Burton). La Taylor guardò al film come a una possibilità di cambiare recitazione ed emulare la sua attrice preferita, Vivien Leigh, tragica eroina per eccellenza. Temendo di non apparire abbastanza vecchia (il personaggio aveva vent'anni in più rispetto a lei), ingrassò, si tinse i capelli di grigio e adottò un trucco che appesantisse i lineamenti del volto per essere più credibile.

Nel corso degli anni sessanta la Taylor e Burton apparvero insieme in altri sei film: International Hotel (1963), Castelli di sabbia (1965) e La bisbetica domata (1967), fortunato adattamento di Franco Zeffirelli della commedia shakespeariana. Nel 1967 i loro film avevano guadagnato da soli ben 200 milioni di dollari. La pausa di tre mesi che i due attori presero dai set causò allarme a Hollywood, dal momento che quasi la metà degli incassi cinematografici statunitensi dipendeva da loro. Nel 1967 seguirono altri due film in coppia, Il dottor Faustus e, in un ruolo previsto per Anouk Aimée, I commedianti, mentre l'anno successivo La scogliera dei desideri, in un ruolo pensato anche per Simone Signoret. Nonostante l'impiego di ottimi registi, nessuno dei tre film ebbe tuttavia successo.

Da sola, Elizabeth Taylor apparve in Riflessi in un occhio d'oro (1967) di John Huston accanto a Marlon Brando (che sostituì Montgomery Clift, morto prima dell'inizio delle riprese) e in Cerimonia segreta (1968) accanto a Robert Mitchum e Mia Farrow. Alla fine degli anni sessanta il potere di attrazione ai box office della Taylor era molto diminuito, come dimostrò il fiasco del successivo film, L'unico gioco in città (1970). Benché sempre limitata da una «voce sottile e inflessibile», continuò a recitare in molti film di circuito per tutti gli anni settanta: X Y e Zi (1972) con Michael Caine, Una faccia di c... (1972) di Peter Ustinov, Il giardino della felicità (1976) di George Cukor e il musical Gigi (1978). Recitò ancora con Burton e con Peter O'Toole in Under Milk Wood (1972).

1980-Anni 2000Modifica

 
Elizabeth Taylor al Festival di Deauville 1985

Nel 1980 apparve come protagonista nel giallo Assassinio allo specchio, riuscito adattamento di un romanzo di Agatha Christie, con accanto l'amico Rock Hudson e Angela Lansbury, attori con cui aveva lavorato in fortunati film della sua giovinezza (rispettivamente Il gigante nel 1955 e Gran Premio nel 1945). Nel 1988 recitò di nuovo per Franco Zeffirelli ne Il giovane Toscanini, ma il film fu molto criticato. Il suo ultimo impegno cinematografico fu nel film I Flintstones (1994), nel divertente ruolo della suocera di Fred.

Teatro e televisioneModifica

Oltre al cinema, Elizabeth Taylor recitò in diversi film per la televisione, tra i quali Divorzia lui divorzia lei (1973), ultimo girato col marito Richard Burton. Nel 1985 interpretò la giornalista di cronaca rosa Louella Parsons in Malizia a Hollywood, accanto a Jane Alexander, che interpretava Hedda Hopper, e apparve anche nella miniserie Nord e Sud.

Negli anni ottanta Elizabeth Taylor cominciò a recitare anche a teatro, facendo il suo esordio a Broadway e nel West End nel 1982 col dramma Piccole volpi di Lillian Hellman. Recitò poi in Private Lives (1983) di Noël Coward accanto all'ex-marito Richard Burton.

La Taylor apparve in varie soap opera, tra cui General Hospital (1981) e La valle dei pini (1984). Nel 1996 comparve in un episodio della fortunata sitcom La tata nel ruolo di sé stessa. In quegli anni si dedicò anche al doppiaggio nel cartone I Simpson: una volta nel ruolo di sé stessa e una volta come voce di Maggie Simpson, quando pronuncia la sua prima parola («papà»). Nel 2001 recitò nel suo ultimo film televisivo These Old Broads.

I matrimoniModifica

Elizabeth Taylor è stata sposata otto volte e ha avuto sette mariti:

  • Conrad "Nicky" Hilton Jr., erede della famiglia Hilton (6 maggio 1950 - 29 gennaio 1951) - divorziata
  • Michael Wilding, attore, di 20 anni più anziano (21 febbraio 1952 - 26 gennaio 1957) - divorziata
  • Mike Todd, produttore, di 23 anni più anziano (2 febbraio 1957 - 22 marzo 1958) - vedova
  • Eddie Fisher, cantante (12 maggio 1959 - 6 marzo 1964) - divorziata
  • Richard Burton, attore (15 marzo 1964 - 26 giugno 1974) - divorziata
  • Richard Burton (2° matrimonio) (10 ottobre 1975 - 29 luglio 1976) - divorziata
  • John Warner, senatore (4 dicembre 1976 - 7 novembre 1982) - divorziata
  • Larry Fortensky, operaio edile (6 ottobre 1991 - 31 ottobre 1996) - divorziata

La Taylor ha avuto tre figli: Michael Howard Wilding (nato il 6 gennaio 1953) e Christopher Edward Wilding (nato il 27 febbraio 1955) dal matrimonio con Michael Wilding; e Elizabeth Frances Todd, detta Liza (nata il 6 agosto 1957) dal matrimonio con Mike Todd. Nel 1964 lei ed Eddie Fisher cominciarono le pratiche per l'adozione di una bambina tedesca, poi in seguito adottata da Richard Burton e chiamata Maria Burton (nata il 1º agosto 1961). Durante il suo matrimonio con Fisher, nel 1959, la Taylor si convertì all'Ebraismo, dopo aver fatto parte del Cristianesimo scientista dalla nascita. Elizabeth divenne suocera per la prima volta a 38 anni, e nonna a 39. Al momento della morte aveva dieci nipoti e quattro pronipoti.

Iniziative e causeModifica

Elizabeth Taylor ha sempre dichiarato la sua passione per la gioielleria. Nel corso degli anni ha posseduto una grande quantità di gioielli, tra i quali il Diamante Krupp di 33,19 carati (6,64 g) e il diamante Taylor-Burton, a forma di goccia, di 69,42 carati (13,88 g), che fu uno dei numerosi regali del marito Richard Burton. La sua collezione di gioielli venne immortalata dal libro My Love Affair with Jewelry (2002). Nel 2005 costituì una società con Jack e Monty Abramov della "Mirabelle Luxury Concepts" di Los Angeles per presentare la gioielleria "House of Taylor Jewelry".

Si occupò personalmente anche della creazione e del lancio di tre profumi col suo nome, "Passion," "White Diamonds" e "Black Pearls", che insieme hanno incassato circa 200 milioni di dollari.

La Taylor dedicò molto tempo e molte energie nella lotta all'AIDS, attraverso manifestazioni e raccolte fondi. Dopo la morte del suo collega e amico Rock Hudson fu tra le fondatrici della "American Foundation for AIDS Research" (AMFAR, amfar.org). Diede vita a una propria fondazione. Fino al 1999, contribuì a raccogliere circa 50 milioni di dollari per la lotta alla malattia.

Fu grande amica del cantante Michael Jackson, che conobbe nel 1985. Da quel momento unirono spesso il loro nome in diverse iniziative benefiche. Michael Jackson le dedicò la canzone Liberian Girl (1989) ed ebbe sempre per lei un'ammirazione colma di devoto e intenso affetto, del resto totalmente ricambiata. L'ultimo matrimonio di Liz, quello con l'operaio Larry Fortensky, fu celebrato proprio nel Neverland Ranch del cantante, e officiato da un'ancora semisconosciuta Marianne Williamson. [5] Inoltre fu Liz in persona a scrivere la bellissima prefazione al libro Dancing the Dream, di Michael Jackson, che uscì nel 1992.

Gli anni recentiModifica

Nel novembre 2004 la Taylor annunciò di essere affetta da una grave forma di insufficienza cardiaca, una condizione terminale nella quale il cuore non riesce a pompare nel corpo una quantità sufficiente di sangue. Nel corso della sua esistenza si infortunò alla schiena cinque volte, la prima delle quali all'età di nove anni mentre girava There's One Born Every Minute (1942); sopravvisse a un'operazione per la rimozione di un tumore benigno al cervello, un cancro alla pelle e a due polmoniti. Anche per colpa della cattiva salute, per lunghi periodi condusse un'esistenza da reclusa, dovendo spesso rinunciare ad apparizioni pubbliche. Secondo le ultime notizie, nell'ultimo periodo della sua vita la sua mobilità era ormai limitata e l'attrice era costretta su una sedia a rotelle.

Il 27 aprile 2006 si diffuse la notizia che la Taylor fosse vicina alla morte proprio per i suoi problemi cardiaci, e che, consapevole della fine imminente, stesse dettando le sue volontà per i funerali. La notizia venne prontamente smentita dal suo portavoce, Dick Guttman, secondo il quale le informazioni diffuse su Internet e da alcuni giornali non trovavano fondamento, mentre Elizabeth Taylor godeva di buona salute e conduceva un'esistenza impegnata sia negli affari, con le sue linee di profumi e gioielli, sia sul fronte umanitario con il suo impegno nella lotta all'AIDS.

Durante gli ultimi anni, secondo diverse fonti, la Taylor si affezionò sempre di più al suo cagnolino, un cucciolo di maltese di nome Sugar, senza il quale non si spostava mai. In un'intervista al magazine W raccontò che era più felice quando era con i mariti Todd e Burton, ma si doveva ora accontentare di Sugar per avere un po' di compagnia. Dopo la morte di Sugar, avvenuta nel giugno 2005, la Taylor nel settembre dello stesso anno adottò un nuovo cane di nome Daisy.

Nel febbraio 2007 festeggiò i 75 anni con un favoloso party a Las Vegas, al quale partecipò anche l'amica Debbie Reynolds.

 
La tomba di Elizabeth Taylor
(Forest Lawn Memorial Park, Los Angeles)

La morteModifica

Da tempo malata di cuore, Elizabeth Taylor morì il 23 marzo 2011, all'età di 79 anni al Cedars-Sinai Medical Center di West Hollywood. Nel mese di luglio 2010, a causa di problemi alle coronarie, era stata costretta a un ricovero in una clinica di Los Angeles[6][7]. Dopo i funerali venne sepolta presso il Forest Lawn Memorial Park di Los Angeles, California.

Ebraismo, Israele e sionismoModifica

Nel 1959, all'età di 27 anni, dopo nove mesi di studio, Elizabeth Taylor si convertì dal Cristianesimo scientista all'Ebraismo[8], assumendo il nome ebraico di Elisheba Rachel. Ha affermato che la sua conversione era stata valutata a lungo e non era legata ai suoi matrimoni. Era una seguace della Kabbalah e un membro del Kabbalah Centre[9]. Dopo la sua conversione, Taylor si dedicò al sionismo e a cause legate a Israele per tutta la vita.[10] Nel 1959 i suoi acquisti su larga scala di bond israeliani scatenarono il boicottaggio arabo dei suoi film[11]. Nel 1962 le fu impedito di entrare in Egitto per completare le riprese di Cleopatra; il governo egiziano annunciò che a Miss Taylor non sarebbe stato consentito l'ingresso in Egitto, poiché aveva adottato la fede ebraica e supportava le cause israeliane.

Nel 1974 la Taylor e Richard Burton valutarono di sposarsi in Israele, ma non poterono perché Burton non era ebreo[12]. Taylor contribuì a raccogliere fondi per organizzazioni come il Jewish National Fund, sostenne il diritto degli ebrei sovietici di emigrare in Israele e cancellò una visita nell'URSS a causa della sua condanna di Israele per la Guerra dei sei giorni, firmò una lettera di protesta contro la risoluzione 3379 dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 1975 che equiparava il sionismo al razzismo e si offrì come sostituta per gli ostaggi del gruppo di terroristi palestinesi del dirottamento Entebbe[12].

Eredità di immagineModifica

 
Elizabeth Taylor sulla copertina di una rivista nel marzo 1950

Elizabeth Taylor è stata definita dal biografo William J. Mann la «più grande stella cinematografica di sempre». Bambina prodigio all'età di dodici anni, fu presto lanciata dalla MGM di fronte al grande pubblico in una serie di film, oggi considerati grandi "classici". La sua risultante celebrità la rese una vera e propria icona di un'epoca e «creatrice del modello per la celebrità», sempre secondo Mann.

Altri osservatori espressero giudizi simili, come la critica sociale Camille Paglia, che descrive la Taylor come «la più grande attrice nella storia del cinema», anche grazie «al limpido regno di emozione» che riuscì a creare sullo schermo. La Paglia descrive l'effetto che la Taylor faceva in alcuni dei suoi film come «un'elettrica, erotica carica che fa vibrare lo spazio tra il suo volto e lo schermo. Si tratta di un fenomeno extrasensoriale, pagano».

Elizabeth Taylor ha avuto un ruolo chiave nella rivoluzione sessuale degli anni sessanta come immagine disinibita di sensualità. Fu una delle prime attrici di primo livello a posare quasi nuda su Playboy e sempre tra le prime ad apparire senza veli in un film di circuito. In Un posto al sole (1951), girato quando aveva soltanto diciassette anni, la sua sorprendente maturità sorprese la famosa giornalista di Hollywood Hedda Hopper, che scrisse della sua precoce sensualità. Lo storico cinematografico Andrew Sarris descrive le scene d'amore di questo film con Montgomery Clift come «snervanti-sibaritiche-come quando ci si rimpinza di gelato al cioccolato».

Nella vita reale fu considerata «una stella senza arie», nota Mann. La scrittrice Gloria Steinem similmente descrive la Taylor come «una regina del cinema senza ego… esperta in quello che fa, mai malevola nei suoi rapporti lavorativi con le altre attrici». Mike Nichols, che la diresse in Chi ha paura di Virginia Woolf? (1966), disse che tra tutti gli attori con cui lavorò, la Taylor era quella con «l'anima più democratica». Mann aggiunge che era solita trattare gli elettricisti e gli assistenti di scena «allo stesso modo di un Rothschild a un gala di beneficenza». George Cukor, celebre "regista delle donne", disse alla Taylor che possedeva «la più rara delle virtù: semplice gentilezza».

Il più famoso dei mariti di Elizabeth Taylor, Richard Burton, che lavorò con lei in numerosi film, espresse sempre grande ammirazione per il talento della moglie come attrice. Burton disse: «Penso che sia una delle attrici cinematografiche più sottovalutate che siano mai vissute, e credo sia una delle migliori mai vissute. Al suo meglio è incomparabile».

Premi e onorificenzeModifica

Elizabeth Taylor vinse due Oscar alla miglior attrice. La prima statuetta le venne attribuita per l'interpretazione in Venere in visone (1960) di Daniel Mann, e la seconda per Chi ha paura di Virginia Woolf? (1967) di Mike Nichols, che molti considerano la sua miglior performance. Per la stessa interpretazione ricevette un BAFTA quale attrice britannica dell'anno.

La Taylor ricevette dall'Academy of Motion Picture Arts and Sciences anche il Premio umanitario Jean Hersholt nel 1992. L'anno successivo, 1993, fu insignita dall'American Film Institute del Life Achievement Award, il premio alla carriera. Nel 2002 ricevette l'onorificenza del Kennedy Center Honors dal "John F. Kennedy Center for the Performing Arts".

Le impronte delle mani e dei piedi di Elizabeth Taylor sono impresse ed immortalate nel pavimento davanti al Grauman's Chinese Theatre, e ha una stella sulla Hollywood Walk of Fame, al numero 6336 di Hollywood Boulevard a Hollywood, California. Per i suoi successi come attrice bambina il suo nome è incluso anche nella Young Hollywood Hall of Fame (1940's).

Il 10 novembre 2005 fu premiata con il Britannia Award for Artistic Excellence in International Entertainment.

  Commendatore dell'Ordine delle Arti e delle Lettere
— 13 settembre 1985[13]
  Cavaliere della Legion d'Onore
— 14 maggio 1987
  Dama di Commenda dell'Ordine dell'Impero Britannico
— 31 dicembre 1999
  Presidential Citizen Medal
«Per i suoi meriti e l'impegno per fini filantropici»
— 8 gennaio 2001

FilmografiaModifica

CinemaModifica

TelevisioneModifica

DoppiaggioModifica

Doppiatrici italianeModifica

  • Germana Calderini in Torna a casa Lassie!, Le bianche scogliere di Dover, Gran Premio, Vita col padre, Cinzia, Così sono le donne, Piccole donne, Alto tradimento, La sbornia di David, Il padre della sposa, Papà diventa nonno, Un posto al sole, Ivanhoe
  • Rita Savagnone in Il coraggio di Lassie, Cleopatra, La bisbetica domata, Cerimonia segreta, L'unico gioco in città, X Y & Zi, Ad un'ora della notte, C'era una volta Hollywood, Il giardino della felicità, Assassinio allo specchio, Divorzia lui, divorzia lei
  • Fiorella Betti in Vita inquieta, Rapsodia, La pista degli elefanti, Lord Brummell, L'ultima volta che vidi Parigi, L'albero della vita, La gatta sul tetto che scotta, Venere in visone, International Hotel, Castelli di sabbia
  • Maria Pia Di Meo in I Flintstones, Poker Alice - La regina del gioco, Alto tradimento (ridoppiaggio)
  • Adriana De Roberto in Chi ha paura di Virginia Woolf?, La scogliera dei desideri
  • Gabriella Genta in Riflessi in un occhio d'oro, La lunga notte di Entebbe
  • Micaela Giustiniani ne Il gigante
  • Lydia Simoneschi in Improvvisamente l'estate scorsa
  • Ada Maria Serra Zanetti ne I commedianti
  • Valeria Valeri in Mercoledì delle ceneri
  • Ludovica Modugno ne Il giovane Toscanini
  • Alba Cardilli in Un amore impossibile
  • Federica Giulietti in General Hospital
  • Germana Dominici in Nord e Sud
  • Noemi Gifuni ne La dolce ala della giovinezza
  • Paola Tedesco in La tata
  • Emanuela Rossi in Torna a casa Lassie! (ridoppiaggio)
  • Silvia Tognoloni in Gran Premio (ridoppiaggio)

Premi e riconoscimentiModifica

Nei mediaModifica

Sulla storia di Elizabeth Taylor e sulla sua relazione con Richard Burton sono stati girati diversi film per la televisione.

CuriositàModifica

  • Nelle biografie scritte da Donald Spoto e J.Randy Taraborrelli viene posto in evidenza che Liz sarebbe venuta al mondo con una mutazione genetica chiamata distichiasi (doppia fila di ciglia), che spesso può creare disfunzioni cardiache.
  • Liz è sempre stata descritta come "la diva dagli occhi viola". Intervistata un giorno a tale proposito, rispose: "I miei occhi sono blu marino, ma hanno delle screziature rosse (vasi capillari visibili); quando illuminati dalla giusta luce il mix li fa apparire viola". Anche altre celebrità come Angela Lansbury, John Travolta, Robert Wagner, Paul Newman, George Michael, Larry King e Madonna hanno descritto come "viola" o "blu lavanda" il suo inusuale colore degli occhi. Inoltre i fotografi Douglas Kirkland e Bruce Weber lo hanno confermato in diverse occasioni.
  • Nel 1963 Andy Warhol le dedicò un ritratto, che venne realizzato con i suoi classici "Multipli" su fondo rosso, su fondo silver, su fondo giallo e su fondo bianco. L'opera fondo Silver - grande cm 101,6 x 101,6 - è conservata alla Hufkens Gallery di Bruxelles.[14]
  • Liz Taylor è apparsa su ben 14 copertine della rivista People, seconda in questa classifica soltanto alla Principessa Diana[15].
  • Nel 2001 le venne dedicato un aperitivo: lo spritz taylor[16]. Un omaggio del poeta e artista interdisciplinare Norman Zoia in occasione di un viaggio di Liz a Venezia.

NoteModifica

  1. ^ È morta Elizabeth Taylor, l'ultima diva di Hollywood. 8 mariti, 1 amore Archiviato il 14 gennaio 2013 in Internet Archive.
  2. ^ Elizabeth Taylor, addio ultima diva Archiviato il 26 marzo 2011 in Internet Archive.
  3. ^ (EN) AFI's 50 Greatest American Screen Legends, American Film Institute. URL consultato il 16 novembre 2014.
  4. ^ Elizabeth Taylor Biography (1932-)
  5. ^ https://www.thecut.com/2019/07/marianne-williamson-officiated-elizabeth-taylor-wedding.html
  6. ^ È morta Elizabeth Taylor, addio all'utima grande diva
  7. ^ La scheda di Elizabeth Taylor. Biografia e filmografia - Trovacinema
  8. ^ Benjamin Ivry, A Jew by Choice: Elizabeth Taylor, 1932-2011, su The Forward, 23 marzo 2011. URL consultato il 25 marzo 2011.
  9. ^ Jessica Ravitz, Exploring Elizabeth Taylor's Jewish conversion, CNN, 24 marzo 2011. URL consultato il 25 marzo 2011.
  10. ^ A Jew by Choice: Elizabeth Taylor, 1932-2011
  11. ^ Burstein, Nathan, Elizabeth Taylor and Israel, a lasting love (Washington Post), 25 marzo 2011. URL consultato il 26 marzo 2011.
  12. ^ a b "JTA Archive" Archiviato il 25 febbraio 2013 in Internet Archive., March 23, 2011
  13. ^ Vidéo Ina - Liz TAYLOR décorée par Jack LANG, vidéo Liz TAYLOR décorée par Jack LANG, vidéo Art et Culture Cinéma - Archives vidéos Art et Culture Cinéma : Ina.fr
  14. ^ "AndyWarhol Portraits" - Ed. Phaidon
  15. ^ Elizabeth Taylor Trivia and Quotes
  16. ^ Spritz Taylor, un'idea di Zoia per omaggiare Liz, la diva dai mitici occhi viola che il 31 prossimo è madrina a Venezia nel contesto della raccolta fondi per la lotta all'Aids, [..] un aperitivo speciale a base di chardonnay con aggiunta di Amaro Speziale, curaçao e due mirtilli al posto della solita fettina d'arancia.- La Tribuna di Treviso, Sandro Bolognini, 19 agosto 2001, pag. 24.

BibliografiaModifica

  • Alexander Doty, "Elizabeth Taylor: The Biggest Star in the World". In Wojcik, Pamela Robertson. New Constellations: Movie Stars of the 1960s. Rutgers University Press, 2012. ISBN 978-0-8135-5171-5.
  • David Dye, Child and Youth Actors: Filmography of Their Entire Careers, 1914-1985. Jefferson, NC: McFarland & Co., 1988, pp. 226–227.
  • David C. Heymann, Liz: An Intimate Biography of Elizabeth Taylor. Birch Lane Press, 1995. ISBN 1-55972-267-3.
  • Sam Kashner, e Nancy Schoenberger, Furious Love: Elizabeth Taylor, Richard Burton, and the Marriage of the Century. JR Books, 1995. ISBN 978-1-907532-22-1.
  • Kitty Kelley, Elizabeth Taylor: The Last Star. Simon & Schuster, 1981. ISBN 978-1-4516-5676-3.
  • Alexander Walker, Elizabeth: The Life of Elizabeth Taylor. Grove Press, 1990. ISBN 0-8021-3769-5.

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