Gastone Moschin

attore italiano

Gastone Domenico Moschin (San Giovanni Lupatoto, 8 giugno 1929Terni, 4 settembre 2017[1]) è stato un attore italiano.

Moschin nel ruolo del ragionier Bisigato in Signore & signori (1965)

BiografiaModifica

Figlio di Giuseppe e di Amalia Baschera,[2] all'età di sette anni lasciò la provincia di Verona per Milano, dove il padre s'era trasferito per lavoro. I Moschin rientrarono a San Giovanni Lupatoto durante la guerra, per poi tornare a Milano, dove Gastone si sarebbe diplomato geometra e avrebbe iniziato a lavorare in banca. Ma la passione per il teatro lo spinse a Roma, per frequentare l'Accademia d'arte drammatica, dove si diplomò nel 1955.[3]

Nel 1960 sposò la collega Marzia Ubaldi, da cui nel 1963 ebbe l'unica figlia, Emanuela, a sua volta attrice per un periodo; dalla Ubaldi si separò quando la bambina aveva 7 anni[4] e negli anni Settanta convisse con Christine Loulier, nobildonna francese.[5]

Alla fine degli anni Ottanta ci fu il riavvicinamento con l'ex-moglie, quando per iniziativa della figlia, neo-diplomata all'Accademia, recitarono insieme alcune stagioni, tutti e tre. Fino al 1993, quando portarono in scena Tredici a tavola di Marc-Gilbert Sauvajon: in quella tournée lui fu colpito da un infarto e venne sostituito da Gianfranco D'Angelo.[6]

Dal 1990 Moschin s'era trasferito a Capitone, vicino a Narni, dove aveva avviato anche un maneggio di cavalli, divenuto il primo centro di ippoterapia dell'Umbria. Nel 2003 lui, la figlia e l'ex-moglie fondarono a Terni la scuola di recitazione "MUMOS" (il nome Mumos deriva dalle iniziali di Marzia Ubaldi Moschin), della quale furono docenti tutti tre. Un'esperienza che durò un decennio, fino alla primavera 2013.[7]

Gastone Moschin è morto il 4 settembre 2017 all'ospedale Santa Maria di Terni, dove era ricoverato dal 30 agosto, ed era da tempo sotto osservazione per una grave cardiopatia cronica.[8]

Il teatroModifica

Nel 1955, appena diplomatosi all'Accademia, intraprese la carriera teatrale debuttando[9] in Ivanov di Čechov, diretto da Mario Ferrero per la Compagnia del Teatro Stabile di Genova, della quale entrò a far parte, rimanendovi fino al 1958, quando passò al Piccolo Teatro di Milano. Vi restò alcuni anni, partecipando ad alcuni degli spettacoli epocali diretti da Giorgio Strehler.[10] Ha poi collaborato con il Teatro Stabile di Torino (Zio Vanja, di Čechov, 1977; I giganti della montagna, di Pirandello, 1979). Nel 1968 ha interpretato il ruolo di Lopachin ne Il giardino dei ciliegi di Čechov, di nuovo sotto la direzione di Mario Ferrero.

All'inizio degli anni Ottanta diede vita a una propria compagnia come capocomico, la "Compagnia Teatro d' Arte", interpretando spettacoli prodotti da impresari quali Mario Chiocchio e Massimo Chiesa.[11]

Pur avendo fatto oltre cento film, e preso parte a decine di produzioni televisive, non ha mai abbandonato il palcoscenico: è stato attivo in teatro per quasi quarant'anni, e ha lavorato con i maggiori registi italiani del Novecento, da Squarzina a Strehler, da Missiroli a Calenda, a fianco di generazioni di grandi attori e attrici, spaziando in tutti i generi, dalla commedia alla tragedia, dai classici ai contemporanei.

A riprova del suo profondo amore per il palcoscenico un episodio di inizio 1991, qualche settimana prima dell'uscita italiana di Il padrino - Parte III: intervistato da un giornalista[12] durante le repliche del Gabbiano, confidò che il regista Francis Ford Coppola gli aveva chiesto di recitare anche nel nuovo film della saga, ma di aver declinato la proposta per non fermare la compagnia teatrale: « Coppola mi aveva cercato, ma ero in tournée: non si può rinunciare a sei mesi di teatro per dieci pose in un film, a parte il piacere di lavorare insieme a un uomo come lui. »

Costretto a ritirarsi dalla scene teatrali nel 1993 per ragioni di salute, girò qualche film e serie tv ambientate in Umbria, firmando l'ultima fatica teatrale nel 2006, quando – per il gruppo amatoriale “Orion Theatre” di Terni, con cui collaborava da qualche anno – curò la messa in scena di Piccola Città di Thornton Wilder, spettacolo poi inserito dallo Stabile dell'Umbria nella stagione di prosa 2006-2007 dei teatri di Narni (TR) e Todi (PG).

Il cinemaModifica

Attore poliedrico e capace, incomincia la sua attività cinematografica nel 1955 con La rivale, di Anton Giulio Majano. A partire da quello stesso periodo è stato attivo, seppur in maniera saltuaria, anche come doppiatore: per il cinema ha prestato la propria voce a Livio Lorenzon in Il vedovo di Dino Risi e ne La grande guerra di Mario Monicelli ed infine a Morando Morandini in Prima della rivoluzione di Bernardo Bertolucci.

La commedia all'italianaModifica

 
Moschin (accosciato, a sinistra) con il resto del cast di Io non vedo, tu non parli, lui non sente (1971)

Nel 1959 esordisce nella commedia all'italiana con Audace colpo dei soliti ignoti di Nanni Loy, ma il ruolo che lo farà emergere sarà quello del fascista codardo Carmine Passante nel film Gli anni ruggenti (1962) di Luigi Zampa. Di lì in avanti Moschin si dimostrerà una presenza assidua nelle commedie dell'Italia alternando ruoli da protagonista a ruoli da spalla di lusso.

Nel 1963 è un quarantenne deluso in La rimpatriata di Damiano Damiani e un camionista innamorato in La visita di Antonio Pietrangeli, nel 1965 centra un grande successo commerciale[13] e personale con il ruolo di Adolf nella commedia d'azione di Marco Vicario 7 uomini d'oro, film di culto che generò un sequel diretto dallo stesso regista (Il grande colpo dei 7 uomini d'oro) e un paio di imitazioni/variazioni (Sette volte sette, Stanza 17-17 palazzo delle tasse, ufficio imposte) sotto la direzione di Michele Lupo, e sempre con Moschin protagonista.

Il 1966 è l'anno di due importanti interpretazioni nell'autobiografico Le stagioni del nostro amore di Florestano Vancini e nel memorabile Signore & signori di Pietro Germi, che gli regala un Nastro d'argento come miglior attore non protagonista. Vengono poi nel 1968 l'avvocato guascone di Italian Secret Service di Luigi Comencini e quello onnipotente e cinico del grottesco Sissignore di Ugo Tognazzi, così come del resto l'anno successivo il banchiere di Dove vai tutta nuda? di Pasquale Festa Campanile.

Cinema di genere, da Ugo Piazza al MarsiglieseModifica

La poliedricità di Moschin si esprime anche nella capacità di passare da un genere all'altro senza mai fossilizzarsi in una sola tipologia di ruoli o di film. Nel 1969 Moschin esordisce nello spaghetti western con il commercialmente sfortunato Gli specialisti dello specialista del genere Sergio Corbucci. Nel 1970 - stesso anno della sua partecipazione a Il conformista di Bertolucci - interpreta un raro esempio di film fantasy italiano, L'inafferrabile invincibile Mr. Invisibile di Antonio Margheriti. Nel 1971 è un laido monsignore in Roma bene di Carlo Lizzani.

 
Moschin nel ruolo di Ugo Piazza in Milano calibro 9 (1972)

Nel 1972 è l'ambiguo Ugo Piazza del celebre noir Milano calibro 9, di Fernando Di Leo, con al fianco Barbara Bouchet e Mario Adorf, uno dei film capostipiti del genere poliziottesco. Lo stesso anno sostituisce Fernandel in Don Camillo e i giovani d'oggi di Mario Camerini. Nel 1973 è un convincente Filippo Turati ne Il delitto Matteotti, ancora di Vancini, mentre nel 1974 viene chiamato da Francis Ford Coppola per il ruolo del bieco don Fanucci ne Il padrino - Parte II e interpreta inoltre il crudele bandito detto Il Marsigliese nel poliziesco Squadra volante di Stelvio Massi, con Tomas Milian e Mario Carotenuto. Il personaggio del Marsigliese avrà successo tanto da essere citato in varie forme in numerosi poliziotteschi successivi.

Ancora la commedia: la trilogia di Amici mieiModifica

 
Moschin (al centro) nel ruolo del Melandri in Amici miei (1975)

È però ad un ruolo brillante quello a cui Moschin deve la popolarità maggiore, vale a dire il ruolo dell'architetto Rambaldo Melandri, inguaribilmente romantico, co-protagonista della trilogia di Amici miei insieme al conte Mascetti (Ugo Tognazzi), il giornalista Perozzi (Philippe Noiret), il chirurgo Sassaroli (Adolfo Celi) e il barista Necchi (Duilio Del Prete poi Renzo Montagnani). Il primo film, diretto da Mario Monicelli, esce nel 1975 e si classifica al primo posto negli incassi della stagione.[14]

Il seguito, sempre diretto da Monicelli e con Renzo Montagnani che sostituisce Duilio Del Prete, esce nel 1982 e si rivela il terzo incasso stagionale e il film italiano più visto dell'anno.[15] Il terzo film, diretto da Nanni Loy, esce nel Natale del 1985, e pur avendo un successo inferiore, regala a Moschin un secondo Nastro d'Argento. Proprio gli anni ottanta sono quantitativamente meno intensi nella carriera di Moschin, pur regalando - sempre agli inizi del decennio - altre interpretazioni degne di nota, come il deputato comunista di Si salvi chi vuole di Roberto Faenza e il potente ministro di Scherzo del destino in agguato dietro l'angolo come un brigante da strada di Lina Wertmüller.

 
Gastone Moschin nel film Don Camillo e i giovani d'oggi con Lionel Stander

Chiusa la trilogia di Amici miei, le apparizioni si diradano ancora di più, ma merita di essere ricordata la partecipazione al poetico I magi randagi di Sergio Citti. L'ultima interpretazione di Moschin per il grande schermo è del 1997 nel discusso Porzûs di Renzo Martinelli.

La televisioneModifica

Intensa l'attività televisiva dell'attore - che ha inizio nel 1955 con Istantanea sotto l'orologio di Gastone Tanzi, ma che viene lanciata nel decennio successivo con alcuni popolari sceneggiati di Sandro Bolchi, fra cui Il mulino del Po (1963) e I miserabili (1964), nella parte del protagonista Jean Valjean. Nel 1981 doppia Roboleon e altri personaggi del cartone animato Daikengo, il guardiano dello spazio. Nel 1991 recita nel telefilm francese Macaronì, ispirato al romanzo autobiografico di François Cavanna, figlio di un muratore italiano immigrato a Nogent-sur-Marne in Francia: Moschin interpreta il ruolo del padre di Cavanna. Nel 2000 e nel 2001 partecipa alle prime due stagioni delle serie televisive Don Matteo e Sei forte, maestro, che rappresentano le ultime apparizioni del popolare attore: ad eccezioni delle partecipazioni nei panni di sé stesso ai documentari Adolfo Celi, un uomo per due culture (2006) e L'ultima zingarata (2010), ricordando la realizzazione della trilogia di Amici miei.

La criticaModifica

Fin dagli esordi, e per tutta la carriera, Gastone Moschin ha ricevuto dalla critica giudizi concordemente molto positivi, in ogni campo del suo lavoro: teatrale, cinematografico e televisivo. Secondo Gianni Rondolino, per esempio, « i numerosi romanzi sceneggiati lo imposero per il carattere aperto è umano della recitazione »[16] mentre « nel cinema si affermò ben presto come uno degli attori più interessanti della [sua] generazione, sia in ruoli di cattivo sia in ruoli di burbero benefico, sia infine in ruoli più scopertamente comici e farseschi. Attore misurato – prosegue Rondolino – dalla vasta gamma espressiva, non alieno a volte da un certo tono corrivo e di facile drammaticità, Moschin ha dato vita ad alcuni dei personaggi di secondo piano più significativi nel cinema italiano. », cinema dove « si è presto imposto come validissimo caratterista nel registro comico e drammatico. »[17]

Dello stesso avviso Gianni Canova e i curatori di Le Garzantine – Cinema:[18] «Attore di grande tecnica e di istintiva carica emotiva, non bello ma dal volto particolare » ha spaziato « dai toni grotteschi ai tragici, rivelandosi molto utile a ricoprire i molti ruoli “di fianco” nel periodo d'oro della commedia all'italiana. »

Parole di elogio anche da parte di Aldo Grasso in Le Garzantine – Televisione:[19] « La sua carriera di attore è proseguita senza interruzioni in un crescendo di impegni e soddisfazioni anche in ambito cinematografico, dove si è imposto come validissimo caratterista nel registro comico. » Riguardo per esempio allo sceneggiato I miserabili, Grasso scrive che Moschin affrontò il ruolo di Jean Valjean « con una recitazione scarna e priva di indugi melodrammatici » e che poi « in tutti i ruoli televisivi interpretati (una quarantina, per lo più tratti dal repertorio classico) ha riproposto la sua tipica recitazione caratterizzata da una sapiente miscela di risorse del mestiere e stile personale. »

Una “critica” straordinaria, che gli diede particolare soddisfazione, fu quella di Arthur Miller, quando nel novembre 1984 il drammaturgo statunitense seguì il debutto di Uno sguardo dal ponte diretto da Antonio Calenda: oltre ad averlo applaudito a scena aperta, e lungamente a fine spettacolo,[20] l'autore scrisse una dedica sul copione di Moschin, definendo l'attore uno dei migliori interpreti di Eddie Carbone, il protagonista del dramma.

Alla sua morte, il Corriere della sera lo definì « attore poliedrico e trasformista, con quella faccia da uomo medio che spesso si trasformava in un punto interrogativo. »[21]

FilmografiaModifica

CinemaModifica

TelevisioneModifica

ProsaModifica

  • 1955-1956 I mariti di Achille Torelli, regia di Mario Ferrero
  • 1955-1956 Ivanov di Anton Cechov, regia di Luigi Squarzina
  • 1955-1956 Il potere e la gloria di Graham Greene, con Aroldo Tieri, Ivo Garrani, regia di Luigi Squarzina
  • 1956-1957 I dèmoni di Diego Fabbri da Fëdor Dostoevskij, con Tino Buazzelli, Enrico Maria Salerno, Valeria Valeri, regia di Luigi Squarzina
  • 1957-1958 Misura per misura di William Shakespeare, con Renzo Ricci, Enrico Maria Salerno, Franco Parenti, Valeria Valeri, regia di Luigi Squarzina
  • 1958-1959 Platonov e altri di Anton Cechov, con Tino Buazzelli, Tino Carraro, Valentina Cortese, Sarah Ferrati, regia di Giorgio Strehler
  • 1958-1959 Mercadet l'affarista di Honoré de Balzac, con Tino Buazzelli, Aldo Giuffrè, Giulia Lazzarini, regia di Virginio Puecher
  • 1958-1959 Come nasce un soggetto cinematografico di Cesare Zavattini, con Tino Buazzelli, Lamberto Maggiorani, Cesare Polacco, regia di Virginio Puecher
  • 1958-1959 L'opera da tre soldi di Bertolt Brecht, con Milly, Marina Bonfigli, Tino Buazzelli, Tino Carraro, regia di Giorgio Strehler
  • 1959-1960 Il misantropo di Moliere, con Tino Buazzelli, Eros Pagni, Franco Parenti, Mario Scaccia, regia di Luigi Squarzina
  • 1959-1960 La congiura di Giorgio Prosperi, con Tino Buazzelli, Tino Carraro, Valentina Cortese, Marzia Ubaldi, Gian Maria Volontè, regia di Luigi Squarzina
  • 1961-1962 Schweyck nella Seconda Guerra Mondiale di Bertolt Brecht, regia di Giorgio Strehler
  • 1964-1965 Troilo e Cressida di William Shakespeare, con Omero Antonutti, Claudio Gora, Eros Pagni, Marzia Ubaldi, Luigi Vannucchi, regia di Luigi Squarzina
  • 1975-1976 Gli emigrati di Sławomir_Mrożek, con Giulio Brogi, regia di Josè Quaglio
  • 1977-1978 Zio Vanja di Anton Čechov, con Giulio Brogi, Anna Maria Guarnieri, Monica Guerritore, regia di Mario Missiroli
  • 1979-1980 I giganti della montagna di Luigi Pirandello, con Gianni Agus e Anna Maria Guarnieri, regia di Mario Missiroli
  • 1981-1982 Sarah Barnum di John Murrell, con Lea Massari, regia di Georges Wilson
  • 1983-1984 Sior Todero Brontolon di Carlo Goldoni, con Maddalena Crippa, regia di Antonio Calenda
  • 1984-1985 Uno sguardo dal ponte di Arthur Miller, con Emanuela Moschin, regia di Antonio Calenda
  • 1986-1987 Il tartufo di Moliere, con Angiola Baggi, Anita Bartolucci, Giorgio Colangeli, regia di Antonio Calenda
  • 1987-1988 La scuola delle mogli di Moliere, con Emanuela Moschin, regia di Gianfranco De Bosio
  • 1989-1990 Erano tutti miei figli di Arthur Miller, con Emanuela Moschin e Marzia Ubaldi, regia di Mario Missiroli
  • 1990-1991 Il gabbiano di Anton Čechov, con Emanuela Moschin e Marzia Ubaldi, regia di Mario Missiroli
  • 1991-1992 L'impresario delle Smirne di Carlo Goldoni, con Emanuela Moschin e Marzia Ubaldi, regia di Mario Missiroli
  • 1992-1993 Delitto dell’isola delle capre di Ugo Betti, con Emanuela Moschin e Marzia Ubaldi, regia di Gastone Moschin
  • 1993-1994 Tredici a tavola di Marc-Gilbert Sauvajon, con Emanuela Moschin e Marzia Ubaldi, regia di Marco Parodi

Doppiatori italianiModifica

RiconoscimentiModifica

NoteModifica

  1. ^ F. Q., Gastone Moschin morto, addio all’ultimo dei mitici “Amici miei”. Aveva 88 anni: recitò anche ne Il Padrino, in Il fatto quotidiano, 4 settembre 2017. URL consultato il 4 settembre 2017.
  2. ^ L'Arena, 6 settembre 2017
  3. ^ Gianni Rondolino, Dizionario del cinema italiano 1945-1969, Einaudi Torino 1969
  4. ^ Intervista a Emanuela Moschin, in Radiophonica, 9 ottobre 2019. URL consultato il 25 marzo 2020.
  5. ^ Tutto Cinema – Il libro degli attori, a cura di Emilio de Rossignoli distr. Rizzoli 1977 pag. 168
  6. ^ Emanuela Moschin intervistata da Alessandro Ticozzi su Radiophonica, 9 ottobre 2019
  7. ^ Umbria 24, 23 maggio 2013. URL consultato il 25 marzo 2020.
  8. ^ Addio a Gastone Moschin, l'architetto Melandri di Amici Miei: l'ultimo bollettino medico dell'Ospedale umbro, in PerugiaToday. URL consultato il 7 settembre 2017.
  9. ^ Enciclopedia dello Spettacolo del '900, Baldini&Castoldi, Milano 1998
  10. ^ Lo Spettacolo Enciclopedia Garzanti, AA. VV. 1976
  11. ^ Emanuela Moschin, intervista citata
  12. ^ « Ho preferito il teatro al terzo “Padrino” », di Fabrizio Piccinini, Gazzetta di Ravenna del 22 gennaio 1991
  13. ^ Hit Parade Italia - Classifica Film 1965 - 66
  14. ^ Hit Parade Italia - Classifica Film 1975 - 76
  15. ^ Hit Parade Italia - Classifica Film 1982 - 83
  16. ^ Gianni Rondolino, Dizionario del cinema italiano 1945-1969, Einaudi Torino 1969
  17. ^ Lo Spettacolo Enciclopedia Garzanti, AA. VV. 1976
  18. ^ Le Garzantine – Cinema, AA.VV. a cura di Gianni Canova, 2007 Milano
  19. ^ Le Garzantine – Televisione, AA. VV., 2007 Milano
  20. ^ ANSA dell'11 novembre 1984
  21. ^ « Addio a Moschin, ultimo antieroe della combriccola di “Amici miei” », di Renato Franco, Corriere della sera del 5 settembre 2017

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN46972564 · ISNI (EN0000 0001 1471 9946 · SBN IT\ICCU\MILV\162092 · LCCN (ENnr2005026169 · GND (DE1061814866 · BNF (FRcb142090038 (data) · BNE (ESXX1568145 (data) · NLA (EN35216337 · WorldCat Identities (ENlccn-nr2005026169