Cronologia della violenza politica in Italia 1919-1924

1leftarrow blue.svgVoci principali: Biennio rosso in Italia, Squadrismo.

CronologiaModifica

1919Modifica

Il 15 aprile 1919, a Milano avvenne l'Assalto all'Avanti!. Dopo una manifestazione di protesta gli anarchici organizzano un corteo verso piazza Duomo, ma incrociano al passaggio una colonna di duecento fascisti, Arditi, futuristi ed ex ufficiali che li disperdono con armi da fuoco. La colonna capitanata da Marinetti e Di Vecchi si dirige quindi verso la sede del L'Avanti!, dalle cui finestre viene sparato un colpo che uccide un mitragliere di guardia al giornale: gli altri militari lasciano quindi campo libero agli assalitori che distruggono i macchinari e uccidono due militanti socialisti.

Il 12 settembre 1919, a Fiume Gabriele D'Annunzio proclamò l'annessione al Regno d'Italia della città quarnerina dando vita all'Impresa di Fiume. Il giorno prima, D'Annunzio aveva chiesto sostegno a Mussolini con una lettera.[1]

Il 13 novembre 1919, dopo che un comizio fascista a Milano si è svolto regolarmente con l'intervento di Mussolini, a Lodi si verificano gravissimi incidenti in occasione di un comizio fascista al teatro cittadino Gaffurio: qui una consistente massa di manifestanti attacca il teatro, scagliandosi contro il palco, per impedire il comizio. Alcuni fascisti rispondono esplodendo colpi di pistola, che provocano un morto ed alcuni feriti. «Il gruppo fascista, rimasto padrone del teatro, è arrestato quasi per intero dalla forza pubblica finalmente sopraggiunta; l’elenco dei carcerati di Lodi comprende alcuni nomi destinati a diventare famosi nell’ambiente fascista e squadrista; vi sono, tra gli altri, Italo Bresciani, Leandro Arpinati, Arconovaldo Bonaccorsi, Luigi Freddi e Asvero Gravelli».[2]

Il 14 novembre 1919, a Milano, si chiude la campagna elettorale fascista con un comizio di Marinetti in piazza Sant'Alessandro. Colonne di squadristi, armati di bastoni, prima si recano alla sede del Popolo d'Italia, poi ingaggiano violenti scontri con le forze dell'ordine in piazza Duomo. Gli scontri sconvolgono la città fino a notte fonda con spari, cariche di cavalleria e getti di idranti. In seguito agli scontri verranno arrestati cinquanta Arditi (compresi Arpinati e Ferrari) e sequestrati armamenti.

Il 17 novembre 1919, a Milano, dopo la vittoria elettorale socialista avvengono grandi scontri. Le forze dell'ordine si frappongono tra arditi e fascisti da una parte e socialisti, provocanti per la vittoria riportata, dall'altra. Dopo violenti scontri generali, un ardito lancia una bomba thévenot nei pressi della sede de L'Avanti!, ferendo una dozzina di persone. La notte stessa viene arrestato quasi tutto lo Stato maggiore ardito e fascista (compresi Mussolini, Marinetti, Vecchi) e sequestrate numerose armi.

Il 1º dicembre 1919 aggressione da parte di studenti e militanti del Partito Nazionalista contro i deputati socialisti che, al mattino, abbandonarono la Camera all'entrata del re al grido di "Viva il socialismo! Viva la repubblica socialista". Questi fatti portarono alla proclamazione di uno sciopero di solidarietà nelle maggiori città italiane, che provoca gravi incidenti: a Torino un corteo di operai provoca scontri con degli studenti, che causano la morte di tre persone, a Milano tumulti provocati dai manifestanti causano la morte di tre operai e del carabiniere Luigi Cordola, mentre a Bologna muore l'anarchico Amleto Vellani.

Il 3 dicembre 1919 lo studente e scout Pierino Del Piano fu ucciso a Torino nel corso di tumulti[3][4], ad opera di «bolscevichi», per aver sostenuto che «non è delitto gridare viva l’Italia».[5].

1920Modifica

 
L'incendio dell'Hotel Balkan ad opera delle squadre d'azione il 13 luglio 1920.
 
Palazzo d'Accursio a Bologna, teatro dell'omonima strage.

Tra il 20 e il 29 gennaio 1920 il sindacato ferrovieri indice uno sciopero generale dei trasporti. Giovani nazionalisti assicurano il servizio, gestendo in prima persona la circolazione dei treni in molti casi. Gli scioperanti sabotano i binari, abbattono linee elettriche, attaccano i convogli e compiono attentati dinamitardi in risposta.

Il 29 febbraio a Milano, dopo un comizio della Lega proletaria mutilati e invalidi in Piazza Missori, le forze dell'ordine aprono il fuoco uccidendo un ferrotramviere ed un invalido[6]. Anarchici e sindacalisti indicono un sciopero di protesta che si prolunga per quattro giorni, dando luogo a scontri e barricate[7].

Il 24 maggio 1920, a Roma, durante un corteo studentesco irredentista per la Dalmazia e contro il governo, avvengono violenti scontri con le forze dell'ordine. Muoiono cinque guardie regie e due arditi, più una bambina. Nella notte viene arrestato Giuseppe Bottai e numerosi irredentisti. Per protesta contro gli incidenti e gli arresti, i legionari fiumani oltrepassano il fiume Eneo (il vecchio confine fra la città di Fiume e il Regno di Croazia) e devastano la borgata di Sušak.

Il 22 giugno 1920, dopo un comizio, gli anarchici devastano il centro di Milano. Il giorno seguente, bloccano i mezzi pubblici in transito in piazzale Loreto. Il vicebrigadiere dei Carabinieri, in servizio presso la legione Milano, Giuseppe Ugolini, mentre si trova a bordo di un tram in corso Buenos Aires, viene intercettato da circa duecento manifestanti anarchici. Circondato dalla folla, rifiutatosi di consegnare il fucile, apre il fuoco uccidendo l'operaio Alfredo Cappelli e l'ex guardia di finanza Francesco Bonini e ferendo tre persone. Subito dopo viene linciato dai manifestanti[8].

Il 13 luglio 1920, a Trieste, il Fascio Triestino di Combattimento convoca una manifestazione in Piazza dell'Unità invitando la popolazione a "reagire contro i fatti di Spalato" del giorno precedente, nel corso dei quali erano stati uccisi due militari italiani disarmati (ten. Tommaso Gulli e motorista Aldo Rossi, della regia nave "Puglia") e un manifestante croato.[9] Durante il comizio del segretario cittadino Francesco Giunta, viene accoltellato, in circostanze mai chiarite, Giovanni Nini, diciassettenne cuoco del vicino albergo Bonavia.[10] Appena si sparge la notizia della morte del cuoco, qualcuno dal palco annuncia che un "ex combattente" è stato accoltellato da uno slavo[11]: tre squadre di camicie nere, armate di taniche di benzina, si dirigono verso il Narodni Dom, sede delle principali associazioni politiche, culturali ed economiche slovene e croate di Trieste.[12] Durante il tragitto, i manifestanti devastano diversi negozi gestiti da sloveni, alcune sedi di organizzazioni slave e socialiste, la sede del consolato jugoslavo di via Mazzini, e gli studi di diversi professionisti, tra cui quello dell'avvocato Josip Vilfan, uno dei principali leader politici sloveni di Trieste.[9] Quando i manifestanti giungono davanti al Narodni Dom, circondato da circa quattrocento fra militari, carabinieri e guardie rege, dal secondo piano vengono gettate due bombe a mano e partono colpi di fucile. Ci sono otto feriti, tra cui il tenente in licenza Luigi Casciana, che morirà la settimana successiva. I militari a quel punto cominciano a sparare verso l'edificio, lasciando via libera agli squadristi che penetrano nell'edificio e appiccano il fuoco.[13] La ricostruzione della dinamica della sparatoria tuttavia è tuttora controversa.[14][15] Per sfuggire alle fiamme, il farmacista lubianese Hugo Roblek, ospite dell'Hotel Balkan (una delle strutture ospitate all' interno del Narodni Dom) si getta da una finestra e perde la vita, mentre tutti gli altri presenti si pongono in salvo.[12] Secondo la stampa dell'epoca, il rapido propagarsi dell'incendio, con numerosi scoppi, sarebbe stato favorito dal fatto che gli slavi avrebbero celato all'interno dell'Hotel Balkan un arsenale di esplosivi e armi[16]. Renzo De Felice definisce l'incendio del Balkan "il vero battesimo dello squadrismo organizzato" e sottolinea come quest'episodio (assieme alla devastazione della tipografia dell'"Avanti!" avvenuta a Roma il 21 luglio) costituisca un salto di qualità per la violenza squadrista, che da allora inizia a perdere la caratteristica della occasionalità e ad assumere invece il requisito della premeditazione[17]. Nello stesso giorno, ci sono aggressioni antislave anche a Fiume da parte dei legionari dannunziani[12], mentre il 14 luglio viene dato alle fiamme il Narodni dom di Pola e a Pisino viene incendiata la sede del giornale sloveno cattolico Pučki Prijatelj[18]

Il 6 settembre i fascisti assaltano la Camera del Lavoro di Pola. L'attacco viene respinto dagli operai. I Carabinieri, intervenuti in difesa dei fascisti, sparano e uccidono il giovane socialista Vincenzo Foragioni.[12] Il 9 settembre, a Trieste, i fascisti assaltano il corteo funebre di Foragioni; negli incidenti di piazza che seguono, muore il marittimo Stefano De Radio; successivamente gli scontri si estendono a tutto il quartiere operaio di San Giacomo e costano la vita ad Angela Cremese (uccisa da un colpo vagante mentre è affacciata alla finestra), all'operaio Bruno Taboga, alla guardia regia Giovanni Giuffrida e al caporale della brigata Sassari Antonio Sessa. Il giorno seguente il quartiere di S.Giacomo viene espugnato a colpi di cannone dalla Brigata Sassari. L'azione costa la vita ad altre cinque persone. I carabinieri, rincalzati da una squadra di fascisti, perquisiscono il circolo di cultura di Valdoltra, vicino a Muggia: i socialisti resistono, e un difensore, l'operaio Santin, rimane ucciso.[12] Sempre il 10 settembre, gli squadristi assaltano il Narodni Dom di Pola[senza fonte].

Il 19 settembre, un operaio rimane ucciso in uno scontro fra Guardie rosse e forze dell'ordine durante l'occupazione delle fabbriche a Torino[19].

Il 22 settembre, in altri scontri a fuoco, sempre a Torino, vengono uccisi un brigadiere dei carabinieri, una guardia regia e un passante. Nello stesso giorno, all'interno dello stabilimento occupato Nebiolo, l'impiegato oleggese Mario Sonzini, sindacalista, nazionalista, aderente ai Fasci di combattimento e membro della commissione interna alle Officine Metallurgiche, viene sequestrato dalle Guardie rosse; dopo una sorta di processo sommario, viene ucciso con un colpo alla nuca. A poche ore di distanza la guardia carceraria Costantino Scimula, anch'egli fascista, subisce la stessa sorte[20]. Il processo penale, che ebbe luogo nel 1922, portò alla condanna di undici imputati con pene che andarono da un anno a trent'anni di reclusione[21]

Il 14 ottobre 1920 socialisti e anarchici proclamano lo sciopero generale contro le ingerenze dei governi occidentali in Russia. Avvengono violenti scontri con forze dell'ordine e squadristi. A Bologna le guardie regie caricano i dimostranti che cercano di liberare dalle carceri cittadine alcuni manifestanti arrestati: sul terreno restano 4 manifestanti (il consigliere comunale socialista Erminio Zucchini, gli anarchici Augusto Fuzzì, Calisto Vacchi e Oreste Donati), il viceispettore Giuseppe La Volpe e il brigadiere Salvatore Colamasi. A Trieste viene ucciso il fascista redattore del Popolo d'Italia; a Milano avvengono forti scontri tra anarchici e fascisti, in cui i carabinieri sparano su entrambi i contendenti lasciando ucciso lo squadrista Armando Morganti; forze dell'ordine uccidono due socialisti anche a Brescia ed in provincia di Taranto.

Il 4 novembre 1920, nel secondo anniversario della vittoria nella prima guerra mondiale, avvengono pesanti scontri in varie località tra squadristi, nazionalisti e militanti di sinistra. A Bologna i fascisti distruggono la Camera del lavoro, il deputato socialista Bucco ordina alle guardie rosse di non difendere la Camera e nascondere le armi nel proprio appartamento. A Verona scontri nei pressi del municipio in cui muore un deputato socialista per una bomba da lui stesso trasportata; a Sestri Levante un anarchico lancia una bomba su un concerto patriottico, muore Vincenzo Cappellini; a Ferrara viene ucciso un socialista; a Ragusa i nazionalisti assaltano il municipio socialista, mentre in provincia muoiono negli scontri tre socialisti e una bambina.

Il 7 novembre, a Firenze è ucciso a revolverate il giovane Guido Fiorini ed una bomba sbriciola lo studente Guido Bolaffio, entrambi fascisti, e ferisce altre 10 persone. Squadre armate fasciste invadono il municipio di Castel San Pietro (Bo) e devastano le sedi della Camera del lavoro, della Lega barrocciai e della Lega coloni.

L'8 novembre – a Ravenna, i socialisti uccidono il repubblicano Guglielmo Malatesta.

Il 21 novembre 1920, a Bologna, le squadre fasciste furono coinvolte nella Strage di Palazzo d'Accursio, durante l'insediamento del neosindaco socialista Gnudi. I vincitori delle elezioni esposero alle finestre del palazzo comunale la bandiera rossa al posto del tricolore. Questo atto venne considerato dai fascisti una provocazione oltraggiosa, pertanto chiesero al prefetto di vietarla[22]. Non avendo ottenuto soddisfazione fecero circolare la minacciosa voce che avrebbero agito, mettendo in guardia la popolazione dal partecipare alle manifestazioni per l'insediamento della nuova giunta[22]. Il 21 novembre, quindi, nonostante la numerosa folla che si era radunata per acclamare la giunta, un gruppo di squadristi si fece strada verso il Palazzo d'Accursio a colpi di pistola.[22][23]. Si frapposero i regi carabinieri e le Guardie Regie[24]. La strage però si verificò con la deflagrazione di alcune bombe a mano, lanciate dall'interno del palazzo dalle guardie rosse, che provocarono la morte di dieci socialisti[25]. Nella sala del palazzo comunale una guardia rossa spara contro i consiglieri di minoranza e uccide il mutilato di guerra Giulio Giordani, eletto consigliere comunale democratico-radicale[12] nelle liste dei nazional-fascisti[22]. L'episodio è considerato l'inizio delle attività squadriste in Val Padana.[26]

Il 22 dicembre 1920 si verifica l'Eccidio del Castello Estense: nella città è organizzato un corteo funebre per commemorare la figura di Giulio Giordani[27], reduce mutilato e pluridecorato della Grande Guerra, ucciso il mese precedente a Bologna dalle Guardie Rosse, in occasione della strage di Palazzo d'Accursio.[28] Il corteo, commemorativo, si stava recando verso il Teatro comunale quando un folto gruppo di militanti socialisti esplose numerosi colpi di arma da fuoco lasciando a terra tre fascisti morti e numerosi feriti.[29][30]

Tra il 24-29 dicembre 1920, con il Natale di sangue ha tragico epilogo l'Impresa di Fiume.

1921Modifica

 
Sede della Lega dei Braccianti devastata da una azione squadrista a Bologna nel 1921
 
Fotografia raffigurante l'incendio dell'Avanti!, il 24 marzo 1921
 
Lo squadrista senese Rino Daus, ucciso dai socialisti a Grosseto il 29 giugno 1921
 
Renato Ricci con la sua squadra carrarese

Nel gennaio-febbraio 1921 si scatena l'offensiva fascista in tutta Italia: le azioni trovano appoggio e protezione negli organi separati dello Stato. Vengono distrutte le sedi delle organizzazioni operaie e avvengono scontri armati con i militanti socialisti, spesso forieri di vittime da entrambe le parti.

Il 27 febbraio 1921 un gruppo di anarchici aggredì[31] in piazza Antinori a Firenze, un corteo formatosi dopo l'inaugurazione del vessillo dei Fasci di avanguardia, provocando, anche con il lancio di una bomba, circa quindici feriti di cui alcuni gravi e due morti, il carabiniere Antonio Petrucci e lo studente Carlo Menabuoni (che morirà in ospedale il 14 marzo). Nel pomeriggio una squadra fascista assale l'Associazione comunista degli invalidi di guerra, uccidendo il sindacalista comunista Spartaco Lavagnini e devastando l'associazione. Il giorno successivo avvengono scontri nel quartiere di San Frediano tra squadristi e socialisti, durante i quali rimangono uccisi una dozzina di questi ultimi, un fante dell'esercito e feriti un centinaio di coinvolti. Muoiono anche quattro agenti di polizia. Lo stesso giorno, lo squadrista Giovanni Berta venne percosso sul Ponte sospeso delle Cascine e quindi scaraventato nell'Arno ancora vivo: il suo corpo verrà ripescato il giorno dopo.[32][33]

Il 1º marzo 1921 avvengono i cosiddetti Fatti di Empoli. Tre camionette che trasportavano 46 marinai, con il compito di riattivare le linee ferroviarie interrotte dagli scioperi di quei giorni a Firenze, e 18 carabinieri, vennero assaltate dalle Guardie Rosse provocando 9 morti e 18 feriti, tutti tra i militari. Il 4 marzo i fascisti fondano il Fascio di Empoli e attaccano in forze le organizzazioni socialiste della città, occupandola.

Nella notte tra il 23 e il 24 marzo avvengono sanguinosi scontri a Milano, in seguito alla strage del Diana, causata dall'esplosione di una bomba collocata da anarchici, probabilmente per uccidere il questore Giovanni Gasti. L'ordigno a causa dell'imperizia degli attentatori (Giuseppe Mariani, Giuseppe Boldrini, Ettore Aguggini) manca il bersaglio e provoca circa 80 feriti e 21 morti tra il pubblico e gli orchestrali di uno spettacolo al teatro Kursaal Diana.[34] Mezz'ora dopo un gruppo di squadristi assalta le sedi dell'Umanità Nova, di un circolo socialista e dell'Unione sindacale. Durante la notte avviene anche l'assalto alla sede dell'Avanti!, a cui gli squadristi appiccano il fuoco dopo essere stati respinti dalle forze dell'ordine.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Strage del Diana.

La sera del 21 aprile alcuni giovani fascisti uccidono a colpi di pistola, vicino al Ponte Coperto di Pavia, il principale dirigente del neonato Partito Comunista d'Italia nel pavese nonché ex segretario provinciale della Gioventù Socialista, Ferruccio Ghinaglia, ventunenne. Il giorno dopo il funerale del giovane comunista diventa un'imponente manifestazione di massa per il centro di Pavia.

Il 24 aprile ca. 290 squadristi accorsi a Bolzano da varie regioni italiane attaccano con bombe a mano, pistole e manganelli un corteo del Sindacato sudtirolese socialdemocratico (in tedesco Südtiroler Gewerkschaftsbund) che partecipava all'adunata in occasione della Fiera primaverile annuale.[35] Gli attacchi, chiamati fin dal principio nella stampa locale e in quella austriaca e tedesca "Bozner Blutsonntag"[36] ("domenica di sangue di Bolzano"), culminano nell'uccisione, a colpi di pistola, dell'insegnante di scuola elementare Franz Innerhofer di Marlengo, che si era rifugiato nel portone del palazzo Stillendorf, cercando di proteggere alcuni bambini.[37]

Tra il 28 e il 30 giugno avvengono i primi scontri a Grosseto, fino ad allora non toccata dalla guerra civile. Il 28 una squadra d'azione di Siena compie una spedizione a Grosseto, percuotendo antifascisti fino a contare un morto e cinque feriti. Il giorno successivo avviene l'agguato a Rino Daus, di guardia al bivacco squadrista a Porta Nuova, con conseguente rappresaglia fascista contro la Camera del lavoro, la tipografia de Il Risveglio e vari luoghi di ritrovo socialisti e comunisti. Il 30, ancora per vendicare la morte di Daus, numerose squadre d'azione convergono su Grosseto in assetto di guerra, sconfiggendo antifascisti e carabinieri e occupando la città. Muoiono tre squadristi e si contano trenta feriti.

Il 21 luglio 1921 si verificano i cosiddetti Fatti di Sarzana. All'alba circa cinquecento squadristi toscani prepararono una spedizione punitiva contro la città di Sarzana con lo scopo di liberare Renato Ricci, uno dei massimi esponenti dello squadrismo, incarcerato per le violenze compiute nei mesi precedenti. I fascisti però trovarono la strada sbarrata da un reparto di Guardie regie e carabinieri, e dopo un breve scontro a fuoco con questi, i fascisti in parte si asserragliarono nella stazione ferroviaria, e in parte fuggirono per i campi trovando l'opposizione dei cittadini, i quali esasperati da mesi di violenze diedero la caccia ai fuggitivi. Nel pomeriggio le istituzioni locali accondiscendenti con i fascisti, liberarono Ricci e prepararono un treno per evacuare gli squadristi. I fatti di Sarzana rappresentano uno dei pochi episodi di resistenza antifascista spontanea in risposta alle iniziali violenze squadriste.

Il 24 luglio del 1921 avviene il massacro di Roccastrada. Durante la spedizione formata da circa 70 fascisti (25 di Grosseto, 5 di Firenze, circa 40 di Pisa), a seguito del ferimento a morte di un componente della squadra d'azione, vengono uccisi 10 uomini scelti casualmente (fra i quali anche due anziani e uno storpio), alcuni dei quali di fronte ai familiari.[38] 15 mandati d'arresto contro comunisti e anarchici catturati, 33 contro i fascisti rimasti latitanti.

Il 1º maggio 1921 l'astensione dal lavoro è pressoché generale, i trasporti sono scortati da fascisti armati e fatti oggetto di colpi di arma da fuoco da socialisti e anarchici, sulla linea Pisa-Viareggio muore lo squadrista Pacino Pacini. A Romagnano Sesia i fascisti disperdono un corteo a colpi di pistola, uccidendo un comunista e ferendone due; conflitti a fuoco a Roma, Rieti, provincia di Milano e di Udine; ucciso un socialista a Ravenna, un anarchico e un cattolico in provincia di Reggio Emilia, due militanti di sinistra a Piacenza, un ferroviere a Napoli. A Trieste viene ucciso il fascista Giovanni Comisso e in rappresaglia assaltato Il lavoratore. Assaltate Camere del lavoro e sedi socialiste in provincia di Bari, Rovigo e Pordenone.

L'8 maggio 1921 avvengono i fatti di Cittadella: per liberare cinque squadristi arrestati dai Regi carabinieri, squadre d'azione provenienti da varie località del Veneto assaltano la locale stazione dei carabinieri. Tre squadristi e il comandante della guarnigione rimangono uccisi negli scontri.

Il 3 agosto 1921 viene firmato il Patto di pacificazione tra fascisti e socialisti, ma le violenze da ambo le parti continuano.

Tra il 12 e il 13 settembre avviene l'occupazione di Ravenna. Durante i festeggiamenti per il sesto centenario dalla morte di Dante, tremila squadristi comandati da Balbo, Grandi, Caradonna e Misuri entrano a Ravenna, assaltano la Camera del lavoro, sedi di partiti e cooperative socialiste e bastonano preti.

Il 26 settembre 1921 avvengono i fatti di Modena. Un commissario di polizia viene percosso dagli squadristi, in quanto non si è tolto il cappello di fronte a un gagliardetto di reduci di guerra. Ne seguono tensioni tra le due parti, che provocano sanguinosi scontri che provocano la morte di tre guardie regie e di otto squadristi con numerosi feriti, tra cui il deputato Marco Vicini. Viene sollevato dall'incarico il questore e arrestati il commissario di polizia e due agenti.

Tra il 9 e il 13 novembre è organizzato a Roma il congresso costitutivo del Partito Nazionale Fascista (PNF). Squadristi affluiscono da tutta Italia nella capitale. Il 9 novembre, alla stazione ferroviaria di San Lorenzo, i fascisti uccidono il ferroviere Guglielmo Farsetti[39]. Nei giorni successivi tutto San Lorenzo (all'epoca un quartiere popolare caratterizzato da una forte presenza operaia e artigiana) è teatro di una tenace lotta di strada contro i fascisti, che non riescono a prevalere contro la resistenza degli abitanti[40];

Si registrano scontri in tutta la città; in cinque giorni il bilancio è di sette morti e duecento feriti.

1922Modifica

 
Barricate durante i Fatti di Parma dell'agosto 1922.
 
Squadristi in marcia su Roma.

Il 3 marzo 1922, nello Stato libero di Fiume, i fascisti guidati da Francesco Giunta, alleati ai nazionalisti e appoggiati anche dal 26º battaglione di fanteria[41] di stanza a Fiume, mossero all'assalto del palazzo del governatore occupandolo. Questa è una versione dei fatti esclusivamente di parte e soprattutto non trova conferma nei documenti dell'epoca, vedi documenti dell'archivio fiumano e libro "Fiume-10 gennaio 1921-23 marzo 1922" di Ernesto Cabruna Capo del Consiglio Militare. Il governatore Riccardo Zanella fu costretto a rassegnare le dimissioni. Giovanni Giuriati fu nominato commissario straordinario.

Il 1º maggio 1922 avvengono scontri su tutto il territorio nazionale durante la festa del lavoro. Vengono assaltate e date alle fiamme numerose Camere del lavoro e circoli e cooperative socialiste. Si conteranno alla fine della giornata sei morti socialisti e sei squadristi. Mussolini commenta sul Popolo d'Italia: "Da trent'anni a questa parte, non vi fu mai, nella storia del socialismo italiano, 1º Maggio più squallido e funereo di quello del 1922".

Il 31 maggio 1922 avviene l'occupazione di Bologna. Migliaia di squadristi ferraresi e modenesi si aggiungono ai bolognesi e occupano la città, comandate dal segretario del PNF Michele Bianchi. Vengono devastate sedi, cooperative e camere del lavoro socialiste e comuniste. Il ritiro avviene il 2 giugno, quando il governo richiama nella capitale il prefetto Mori, trasferendolo come da ultimatum dei fascisti.

Nel luglio del 1922 si intensificano le occupazioni delle città da parte delle squadre d'azione. Il 15 luglio viene occupata Cremona, il 18-19 Novara, il 30 Savona.

I primi di agosto, in occasione dello sciopero legalitario avvengono scontri violenti in tutto il territorio nazionale, con numerosissimi caduti sia fascisti sia socialisti che di forze dell'ordine. Vengono, tra l'altro, occupati dalle camicie nere i municipi di Milano, Pistoia, Varese, Alessandria, Firenze, Savona e vengono devastate le sedi e i circoli di socialisti e comunisti. Il 7 agosto il segretario nazionale del PNF ordina la smobilitazione delle truppe e fa rientrare le squadre d'azione.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Sciopero legalitario.

Negli stessi giorni avvengono i fatti di Parma. Nel quadro degli scontri finali precedenti alla Marcia su Roma, le squadre d'azione guidate da Italo Balbo assediano la città. Da una parte si trovano 10.000 squadristi, dall'altra il fronte unito antifascista composto da Arditi del Popolo e formazioni di difesa proletaria. Muoiono negli scontri circa 40 squadristi e 5 antifascisti. Il 6 agosto i fascisti lasciano l'assedio. I fatti di Parma rappresentano l'ultima grande vittoria antifascista.

Il 13 agosto il Comitato Centrale del PNF costituisce un "comando supremo di tre persone con il compito dell'esecuzione di ogni movimento di ordine militare che le circostanze e i programmi fascisti avessero a determinare".

Fino a ottobre aumentano considerevolmente di numero le occupazioni di municipi e intere città da parte delle squadre d'azione, vengono scarcerati d'imperio o con la forza decine di fascisti incarcerati per scontri con forze dell'ordine, socialisti e comunisti.

Il 22 settembre 1922, a Casignana, carabinieri e fascisti aprirono il fuoco contro i braccianti della cooperativa "Garibaldi", che avevano organizzato un'occupazione di terre di proprietà del principe di Roccella; rimasero uccisi l'assessore socialista Pasquale Micchia e due contadini, Rosario Conturno e Girolamo Panetta, mentre il sindaco Francesco Ceravolo rimase gravemente ferito; questo eccidio concluse tragicamente l'occupazione[42]. Il 4 ottobre 1922, all'inaugurazione del Fascio di Casignana partecipò Giuseppe Bottai; contro di lui furono sparati dei colpi di arma da fuoco, e una fucilata ferì al braccio un fascista che faceva parte del suo seguito; per ritorsione, gli squadristi devastarono la casa del presidente della cooperativa "Garibaldi", mentre i carabinieri arrestarono una decina di antifascisti[43]. A tali eventi si ispirò liberamente Mario La Cava per il suo romanzo I fatti di Casignana[44].

Tra il 27 e il 31 ottobre avviene la Marcia su Roma e l'occupazione contemporanea di pressoché tutti i centri cittadini italiani. La prima è Siena, la sera del 27, tutti gli altri tra il 28 e il 29, il 29 Mussolini ottiene l'incarico di formare un nuovo governo. Il 31 viene dato l'ordine di smobilitazione generale.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Marcia su Roma.

Il 27 novembre 1922 a Cagliari, in seguito a una manifestazione fascista scoppiarono tumulti in strada e gravi incidenti in cui si registrarono numerosi feriti e venne ucciso l'antifascista Efisio Melis.

Nel dicembre 1922 - e quindi quando Mussolini era già al governo - avvenne la strage di Torino. Vennero uccise 11 persone, sindacalisti e attivisti politici antifascisti, prelevati dalle loro abitazioni (a cui poi venne dato fuoco) e uccise sotto gli occhi dei familiari. Ad alcuni di loro venne fracassato il cranio. L'azione nasceva dall'uccisione di due squadristi, morti per motivi che poco avevano a che vedere con la politica.

1923 - 1924Modifica

Il 12 settembre 1924 Armando Casalini, vicesegretario generale delle Corporazioni, viene ucciso su un tram con tre colpi di pistola da Giovanni Corvi, che affermò di voler così vendicare Giacomo Matteotti.

NoteModifica

  1. ^ Leandro Castellani, L'impresa di Fiume, su Storia illustrata nº 142, Settembre 1969, pag. 36
  2. ^ https://www.ereticamente.net/2013/09/13-novembre-1919-che-diluvio-al-gaffurio-parte-seconda.html
  3. ^ Documento senza titolo
  4. ^ http://www.zio-zeb.it/Pierino_del_Piano.pdf
  5. ^ Questa la ricostruzione riportata dalla storica Assunta Trova in Alle origini dello scoutismo cattolico in Italia: promessa scout ed educazione religiosa, 1905-1928, Franco Angeli Editore, Milano 1986, p. 95.
  6. ^ F. Giulietti, Gli Anarchici italiani dalla grande guerra al Fascismo, Franco Angeli, Milano, 2015, p. 119.
  7. ^ G. Pini, D. Susmel, Mussolini, l'uomo e l'opera, La Fenice, Firenze, 1954, vol. II, p. 64.
  8. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009, pag. 291
  9. ^ a b M. Pahor, op. cit.
  10. ^ Nel 1924 il Prefetto Mosconi parlerà de “[…]l'uccisione di un cittadino in un comizio di protesta, ritenuta (sic) opera di uno slavo…” (Antonio Mosconi, “I primi anni di governo italiano nella Venezia Giulia”, Lib. Cappelli Editore, Bologna- Trieste 1924, pag. 22). Secondo lo storico Attilio Tamaro, irredentista, volontario di guerra, e successivamente diplomatico durante il ventennio fascista, "mentre si svolgeva l'imponente comizio e Francesco Giunta, segretario del fascio, parlava, uno slavo uccise un fascista, che s'era intromesso per salvare un ufficiale da quello aggredito." (A. Tamaro,Venti anni di storia, op. cit., pag. 79). Secondo lo storico antifascista C. Schiffrer, "in realtà il disgraziato giovane (il cuoco pugnalato) si trovava lì per caso e quando fu colpito..., secondo le cronache giornalistiche, esclamò: "io non c'entro!". La verità è che a Giunta occorreva la "scintilla", occorreva un morto, ed i suoi provvidero." Cit. in Elio Apih, Italia, Fascismo ed Antifascismo nella Venezia Giulia (1918-1943), op. cit., pag. 124).
  11. ^ Notizia tratta dalle cronache sul giornale triestino Il Piccolo, raccolte da Sergio Siccardi in La falsa verità sul Ten. Luigi Casciana, Fondazione Rustia-Traine, Trieste 2010.
  12. ^ a b c d e f Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Milano, 2009.
  13. ^ Elio Apih, Italia, Fascismo ed Antifascismo nella Venezia Giulia (1918-1943), op. cit., pag. 121 e seguenti
  14. ^ Scrive C. Schiffrer: "Alcuni anni più tardi [...] uno dei peggiori caporioni del fascismo triestino si vantò di aver fissato lui stesso, quella mattina, una camera all'albergo, di avervi trasportato valigie contenenti bombe, recipienti di benzina ed altro materiale incendiario, e di aver compiuto lui gli atti di provocazione". Cit. in Elio Apih, Italia, Fascismo ed Antifascismo nella Venezia Giulia (1918-1943), op. cit., pag. 124. La ricostruzione di Schiffrer è però considerata "poco fondata" dalla storica Marina Cattaruzza: "Tale versione si basa su una testimonianza orale di seconda mano, prodotta asseritamente nel 1943 da fascisti che si trovavano in carcere in seguito alle devastazioni di negozi ebrei". M.Cattaruzza, L'Italia e il confine orientale: 1855-2006, Il Mulino, Bologna 2007, p. 143.
  15. ^ Si veda anche, per una ricostruzione più dettagliata, L'incendio del Narodni Dom a Trieste di M. Kacin Wohinz, in Vivere al confine. Sloveni e italiani negli anni 1918-1941, GMD, Gorizia 2005, pagg. 79 ss.
  16. ^ Si vedano le cronache sul giornale triestino Il Piccolo, raccolte da Sergio Siccardi in La falsa verità sul Ten. Luigi Casciana, Fondazione Rustia-Traine, Trieste 2010.
  17. ^ Renzo De Felice, Mussolini il rivoluzionario. 1883-1920, Einaudi, Torino 1965, pag. 624.
  18. ^ M.Cattaruzza, op. cit., p. 144.
  19. ^ Rosso Europa, I rischi di una rivoluzione, p. 39, testo in pdf scaricabile presso: http://www.homolaicus.com/storia/contemporanea/fonti/Rosso%20Europa.pdf; visitato 01/09/2019.
  20. ^ “I drammatici particolari rivelati dall'indagine giudiziaria nell'assassinio dell'impiegato Sonzini e della guardia carceraria Scimula”, in La Stampa, 12 ottobre 1920
  21. ^ Paolo Spriano, L'occupazione delle fabbriche. Settembre 1920,Einaudi,Torino 1973, (quartaedizione), p. 156 e nota.
  22. ^ a b c d Salvatore Lupo, Il fascismo: la politica in un regime totalitario, pag. 66, Donzelli, 2005
  23. ^ Non è chiaro chi abbia aperto il fuoco per primo: secondo Jonathan Dunnage (The Italian police and the rise of Fascism: a case study of the Province of Bologna. 1897-1925, Greenwood Pub. Inc., 1997, pag. 105) è probabile che siano stati i fascisti e che i socialisti abbiano risposto al fuoco
  24. ^ Sempre Dunnage (ibidem) - pur escludendo una qualche forma di premeditazione e accordo fra squadristi e forze di polizia - fa notare come i Carabinieri all'esterno del palazzo e le Guardie Regie all'interno praticamente si schierassero dalla parte dei fascisti. All'interno in particolare si accese uno scontro a fuoco fra Guardie Regie e Guardie Rosse, mentre sia i Carabinieri sia i Regi spararono anche sulla folla
  25. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Milano, 2009, pag. 299:"..le "Guardie rosse" gettano bombe dalla casa municipale: 10 morti (tutti di parte socialista: Antonio Amadesi, Attilio Bonetti, Gilberto Cantieri, Enrico Comastri, Vittorio Fava, Livio Fazzini, Marino Lenzi, Ettore Masetti, Leonilda Orlandi, Carolina Zacchi), una sessantina i feriti.
  26. ^ Almanacco della Repubblica a cura di Mario Ridolfi, Bruno Mondadori, 2003, pag. 48
  27. ^ Salvatore Botta, Ezio Villani: un socialista di Galliera nell'Assemblea costituente, Pendragon, Bologna, 2008.
  28. ^ Del Fante, Giulio Giordani, martire del fascismo, Galleri, Bologna, 1934.
  29. ^ Francesco Protonotari, Nuova Antologia, University of Michigan, 1934.
  30. ^ Giorgio Alberto Chiurco, Storia della Rivoluzione Fascista, Vallecchi.
  31. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Milano, 2009, p. 48: "Un gruppo di anarchici assale in piazza Antinori un corte formatosi dopo l'inaugurazione del vessillo dei Fasci di avanguardia...
  32. ^ Bruno Frullini, Squadrismo fiorentino, Selecta Editrice
  33. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Milano, 2009
  34. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Milano, 2009, pag. 312
  35. ^ Stefan Lechner, Der „Bozner Blutsonntag“: Ereignisse, Hintergründe, Folgen, in Hannes Obermair, Sabrina Michielli (a cura di), Erinnerungskulturen des 20. Jahrhunderts im Vergleich – Culture della memoria del Novecento a confronto (Hefte zur Bozner Stadtgeschichte/Quaderni di storia cittadina, 7), Bolzano, 2014. ISBN 978-88-907060-9-7, pp. 37–46.
  36. ^ Norbert Mumelter, 24. April 1921, der Bozner Blutsonntag und sein Todesopfer Franz Innerhofer - Gedenkschrift zur 60. Wiederkehr des Tages, Merano, 1981.
  37. ^ Stefan Lechner, "Die Eroberung der Fremdstämmigen". Provinzfaschismus in Südtirol 1921–1926, Innsbruck, Wagner, 2005. ISBN 3-7030-0398-7
  38. ^ Nicola Capitini Maccabruni, La Maremma contro il nazifascismo, La Commerciale, Grosseto, 1985
  39. ^ Alessandro Portelli, L'ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria, Feltrinelli, Milano 2012, pag. 70.
  40. ^ Alessandro Portelli, L'ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria, Feltrinelli, Milano 2012, pagg. 70-2.
  41. ^ Marina Cattaruzza, L'Italia e il confine orientale, Società Editrice Il Mulino, 2007 Bologna, pag. 165
  42. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista 1919-1922, Mondadori, Milano 2003, pagg. 393-4.
  43. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista 1919-1922, Mondadori, Milano 2003, pagg. 192 e 396.
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BibliografiaModifica

SaggiModifica

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  • Roberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo. L'Italia dalla grande guerra alla marcia su Roma, 3 voll., Bologna, Il Mulino, 1991.

Diari personaliModifica

  • Bruno Frullini, Squadrismo fiorentino, Vallecchi, 1933.
  • Mario Piazzesi, Diario di uno squadrista toscano, Seb, 2010.

Periodici e giornaliModifica

FilmografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica