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Lingue dell'Italia

lista delle lingue parlate in Italia
(Reindirizzamento da Varietà linguistiche in Italia)
Diffusione delle lingue regionali nell'Italia odierna, comprese le isole linguistiche eteroglosse e alloglosse.
Lingue romanze

     Francoprovenzale (FP)

     Occitano (PR)

     Piemontese (PI)

     Ligure (LI)

     Lombardo (LO)

     Emiliano (EM)

     Romagnolo (RO)

     Gallo-italico di Basilicata (GB)

     Gallo-italico di Sicilia (GS)

     Veneto (VE)

     Catalano (CA)

     Dialetto toscano (Italiano) (TO)

     Dialetti italiani mediani (Clt)

     Dialetti italiani meridionali (Slt)

     Sassarese e Gallurese (CO)

     Sardo (SA)

     Ladino (LA)

     Friulano (FU)

     Siciliano (SI)

Lingue germaniche

     Sudtirolese (ST)

     Bavarese centrale (CB)

     Cimbro (CI)

     Mòcheno (MO)

     Walser (WA)


Lingue slave

     Sloveno (SL)

     Serbo-croato (SC)


Altre lingue

     Albanese (AL)

     Greco (GC)

Le lingue dell'Italia costituiscono il patrimonio linguistico più ricco e variegato all'interno del panorama europeo[1][2][3]. Ad eccezione di taluni idiomi stranieri legati ai moderni flussi migratori, le lingue che vi si parlano sono esclusivamente di ceppo indoeuropeo e appartenenti in larga prevalenza alla famiglia delle lingue romanze: compongono il paesaggio linguistico, altresì, varietà albanesi, germaniche, greche e slave.

Situazione generaleModifica

 
Situazione linguistica in Italia prima della seconda guerra mondiale secondo Clemente Merlo (Lingue e dialetti d'Italia, Milano 1937, p. 4).

     Toscani

     Italiani centro-meridionali

     Italiani settentrionali

     Corsi e sardo-corsi

     Sardi

     Occitani

     Franco-provenzali

     Catalani

     Retoromanzi

     Rumeni

     Tedeschi

     Slavi

     Albanesi

     Greci

 
Frequenza d'uso delle lingue regionali in Italia, in base ai dati ISTAT (2015).

La lingua ufficiale della Repubblica Italiana, l'italiano, discende storicamente dal toscano letterario, il cui uso in letteratura è iniziato con i grandi scrittori Dante, Petrarca e Boccaccio verso il XIII secolo, e si è in seguito evoluto storicamente nella lingua italiana corrente. La lingua italiana era scritta solo da una piccola minoranza della popolazione al momento dell'unificazione politica nel Regno d'Italia nel 1861, ma si è in seguito diffusa, mediante l'istruzione obbligatoria esclusivamente in lingua italiana standard e il contributo determinante e più recente della televisione che vede escluso, o molto limitato, l'uso sia dei dialetti che delle lingue di minoranza (salvo quanto previsto dagli accordi internazionali sottoscritti dall'Italia dopo la seconda guerra mondiale a favore delle minoranze linguistiche tedesca della provincia di Bolzano, slovena della regione Friuli-Venezia Giulia e francese della Valle d'Aosta) nonostante il fatto che, nel secondo caso, la legge 482/99 preveda l'obbligo per la RAI di trasmettere anche nelle lingue delle minoranze linguistiche.[4]

Dal punto di vista degli idiomi locali preesistenti, ne consegue un processo di erosione linguistica e di minorizzazione, processo accelerato sensibilmente dall'ampia disponibilità di mass media in lingua italiana e dalla mobilità della popolazione, oltre ad una scarsa volontà politica di tutelare le minoranze linguistiche (art. 6 Cost e L. 482/99) e riconoscere una valenza culturale ai dialetti (art. 9 Cost). Questo tipo di cambiamenti ha ridotto sensibilmente l'uso degli idiomi locali, molti dei quali sono ormai considerati in pericolo di estinzione, principalmente a causa dell'avanzare della lingua italiana anche nell'ambito strettamente sociale e relazionale[5]. Parallelamente al loro progressivo abbandono in ambito pratico, si è assistito negli ultimi anni ad una loro rivalutazione sul piano culturale in reazione ai processi omologativi della globalizzazione.

Secondo i più recenti dati statistici (La lingua italiana, i dialetti e le lingue straniere, Istat, 2012) l'84,8% degli italiani parla in modo esclusivo o prevalente l'italiano, il 10,7% lo alterna con una lingua locale, mentre solo il 1,7% si esprime esclusivamente nell'idioma locale. Bisogna però premettere che all'interno delle mura domestiche il numero di coloro che si esprime mediante l'uso della propria lingua locale aumenta, arrivando al 9% (percentuale che comunque risulta dimezzata rispetto a quella del 1987)[6]. Il noto linguista Tullio De Mauro, intervistato da un quotidiano nazionale il 29 settembre 2014, affermava che l'uso alternante di italiano e dialetto arriva oggi al 44,1% e coloro che adoperano solo l'italiano sono il 45,5%.[7]

Sempre secondo De Mauro, il plurilinguismo “italiano + dialetti o una delle tredici lingue di minoranza[8]” gioca un ruolo positivo in quanto “i ragazzi che parlano costantemente e solo italiano hanno punteggi meno brillanti di ragazzi che hanno anche qualche rapporto con la realtà dialettale” [9]

Lingue territorialiModifica

Lingua Popolazione Note Regione
Napoletano 5 700 000 - 7 500 000 [10] [11] Lazio meridionale, Campania, Marche meridionali, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria settentrionale, Puglia settentrionale e centrale
Siciliano 4 700 000 [12] Sicilia, Calabria centro-meridionale e Salento
Veneto 3 800 000 [13] Veneto, Trentino, Friuli-Venezia Giulia
Lombardo 3 600 000 [14] Lombardia, Piemonte, Trentino occidentale
Sardo 1 000 000 [15][16] Sardegna
Piemontese 700 000 [17] Piemonte, bassa Valle d'Aosta, alta Liguria
Emiliano e romagnolo 600 000 [18] Emilia-Romagna, Mantovano, Oltrepò Pavese, circondario di Pavia, Tortonese, Transpadana Ferrarese, Marche settentrionali (nella provincia di Pesaro-Urbino), Altotevere, Lunigiana e Carrara.
Ligure 500 000 [19] Liguria, basso Piemonte, aree appenniniche dell'Oltrepò Pavese, del Piacentino, del Parmense e dell'Oltrepò Pavese, isole del Sulcis in Sardegna
Friulano 550 000 - 600 000 [20][21] Friuli-Venezia Giulia (60%) e Veneto nell'ex Mandamento di Portogruaro
Bavarese, dialetti sudtirolese, cimbro e mocheno 345 000 [22][23][24] Alto Adige (69,15%), Friuli-Venezia Giulia, Trentino, Veneto
Albanese d'Italia 100 000 [25] Calabria, Sicilia, Molise, Campania, Basilicata, Puglia e in piccola parte Abruzzo
Francese 100 000 [26] Valle d'Aosta
Gallurese 100 000 [27] Sardegna in Gallura
Occitano 100 000 [28] Piemonte nelle valli di Cuneo e Torino; Calabria a Guardia Piemontese
Sassarese 100 000 [29] Sardegna nel nord della Provincia di Sassari
Sloveno 100 000 [30] Friuli-Venezia Giulia a Trieste (9,6%), a Gorizia (8%), a Udine (3%)
Francoprovenzale 70 000 [31] Piemonte a Coazze, in Val Cenischia, nelle Valli di Lanzo, in alta Valle Orco e Val Soana; Valle d'Aosta; Puglia in Val Maggiore (a Faeto e Celle di San Vito)
Gallo-italico di Sicilia 60 000 [32] Sicilia
Catalano algherese 44 000 [33] Sardegna ad Alghero
Greco d'Italia 20 000 [34] Calabria nella città metropolitana di Reggio, Puglia nella Grecia salentina e in Sicilia a Messina
Ladino 31 000 [35] Trentino-Alto Adige a Bolzano (4,19%), a Trento (1,69%), Veneto a Belluno (10%)
Walser 3 400 [36] Valle d'Aosta, Piemonte
Croato 1 000 [37] Molise

Lingue non territorialiModifica

Esistono poi «lingue non territoriali», parlate in Italia ma non in un territorio definito: come gli idiomi degli immigrati, dei nomadi Rom e Sinti, e la lingua dei segni italiana (LIS). Quest'ultima è parlata dalla comunità di persone sorde, diffusa in tutto il territorio italiano, e ha radici culturali, grammatica, movimento e morfologia, movimento spazio-tempo. La popolazione italiana dei sordi è composta da circa 3 524 906[38] persone che utilizzano la LIS e degli Assistenti alla Comunicazione e degli Interpreti, ed è riconosciuta dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata in Italia nel 2009. Spesso queste lingue trovano tutela solo nella legislazione regionale, come altre regioni tra cui la Sicilia che ha promosso la diffusione della LIS, con la L.R. 23/2011[39], in Piemonte la L.R. 31/2012[40], in Basilicata la LR 30/2017[41], in Lombardia la LR 20/2016[42], in Lazio con la LR 6/2015[43]. Esiste infine il metodo Malossi, una lingua tattile utilizzata dalle persone sordo-cieche e dai loro assistenti in varie parti d'Italia.

Lingue romanze d'ItaliaModifica

 
Raggruppamenti delle lingue e dei dialetti d'Italia[44][45][46][47].

     Lingua francoprovenzale

     Lingua occitana

     Lingue gallo-italiche

     Lingua veneta

     Dialetto sudtirolese

     Lingua friulana e lingua ladina

     Lingua slovena

     Dialetto toscano

(Italiano)

     Dialetti italiani mediani

     Lingua napoletana

     Lingua siciliana

     Lingua sarda

     Lingua corsa

Gran parte delle lingue romanze e le loro varietà parlate entro i confini italiani ad esclusione della lingua italiana (e delle sue varietà) sono spesso chiamate "dialetti" nella letteratura specialistica italiana e comprendono diversi gruppi, qui di seguito brevemente descritti.

Va notato che la categoria "dialetti italiani", come gruppo omogeneo che raggruppi le lingue italo-romanze d'Italia, ha poco senso dal punto di vista strettamente linguistico, data la grande differenza che può sussistere tra un dialetto e l'altro[48]. Inoltre, i dialetti in questione, essendo una evoluzione indipendente della lingua latina, al pari dell'italiano, vanno considerati "lingue sorelle" di quest'ultima[49][50]. Tuttavia, la dicitura dialetto milanese, dialetto napoletano, ecc. non è scorretta, data la diffusa accezione del termine in Italia nel senso alternativo di "lingua sociolinguisticamente subordinata a quella nazionale"[51] o "lingua contrapposta a quella nazionale"[52].

Lingue retoromanzeModifica

Questo gruppo linguistico, identificato nel suo insieme per la prima volta da Graziadio Isaia Ascoli, fu per molto tempo considerato un sottogruppo del gruppo italoromanzo; attualmente però è unanimemente considerato un sistema autonomo nell'ambito delle lingue romanze[53]. Le lingue riconosciute che ne fanno parte sono il romancio (parlato in Svizzera nel cantone Grigioni), il ladino ed il friulano; nel complesso queste tre lingue esauriscono l'intero gruppo.

La lingua friulana è parlata nelle province di Gorizia, Pordenone, Udine e in alcuni comuni di quella di Venezia. Oltre alla tutela statale, è riconosciuta ufficialmente dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia quale "lingua della comunità regionale".

La lingua ladina è parlata nell'area dolomitica (ladinia). È lingua coufficiale nella provincia autonoma di Bolzano, ha riconoscimento nella provincia autonoma di Trento e ne è stata recentemente introdotta la tutela anche nei comuni ladini della provincia di Belluno. Varie influenze linguistiche ladine sono presenti anche nel nones, parlato in Val di Non nella provincia autonoma di Trento, tanto che alcuni linguisti considerano questa parlata appartenente al gruppo linguistico ladino.

Lingue settentrionaliModifica

Altrimenti dette "altoitaliane" o "padane". Nella prima metà del Novecento i gruppi galloitalico e veneto erano considerati romanzi orientali[54], ora sono unanimemente considerati romanzi occidentali[55][56]. È stata ipotizzata l'esistenza di una koiné lombardo-veneta, una lingua comune che nel Medioevo sarebbe arrivata ad un certo grado di assestamento, prima di retrocedere di fronte al toscano; con il quale, pare, competesse per il ruolo di lingua letteraria[57].

Tra i tratti linguistici identificati come comuni nel diasistema italoromanzo Meyer-Lübke indica il passaggio da "cl" a "chi"; ma questo, come fa notare lo stesso Tagliavini, è valido solo per toscano e centromeridionale, mentre le lingue settentrionali palatizzano (cioè passano a "ci"), anche davanti ad "a".

Gruppo galloitalicoModifica

Il gruppo galloitalico presenta affinità con le lingue romanze occidentali ma per molti versi se ne discosta. Infatti alcuni tratti importanti sono italoromanzi: nel gallo-italico e nel veneto è assente il plurale sigmatico, cioè terminante in -s (il plurale è vocalico al femminile, mentre al maschile è vocalico o adesinenziale), sono assenti le s come desinenze verbali (eccetto nel piemontese occidentale nella seconda persona singolare dei verbi ausiliari e del futuro), sono pressoché assenti le "s" come desinenze pronominali ed i nessi consonantici sono semplificati (ad esempio piassa per piazza, mentre le lingue neolatine occidentali ed in misura minore le lingue neolatine orientali balcanoromanze mantengono i nessi consonantici). È altresì presente, in area adriatica, la metafonesi, caratteristica comune a napoletano, francese, portoghese e rumeno.

Caratteristiche considerate riconducibili alla Galloromania presenti negli idiomi gallo-italici sono l'indebolimento delle sillabe atone (fortissimo soprattutto nell'emiliano), la sonorizzazione delle consonanti occlusive intervocaliche e la riduzione delle geminate nella stessa posizione (lenizione), la caduta in molti casi delle consonanti finali e la presenza in molte varianti di fonemi vocalici anteriori arrotondati (/y, ø/, in passato dette "vocali turbate"). Vari linguisti hanno messo in relazione la similarità con gli idiomi gallo-romanzi con il comune sostrato storico celtico, questa ipotesi è ancora materia di discussione e alcuni linguisti attribuiscono l'indebolimento sillabico e i fonemi /y, ø/ ad un'evoluzione locale indipendente. Altre caratteristiche proprie di questo sistema sono la risoluzione palatale del gruppo cl-, gl-   e, per alcuni autori, il mantenimento di ca- e ga- (caratteristica tipica dell'italoromanzo); altri autori, e fra questi il Pellegrini, sostengono che però anticamente vi fosse palatalizzazione di ca- e ga-, tratto questo rapidamente retrocesso ed infine, per influenza toscana, andato perduto[58].

All'interno del gruppo gallo-italico possiamo riconoscere, grazie a più o meno rilevanti omogeneità linguistiche, sistemi più ristretti e distinti fra loro: ligure, piemontese, lombardo, emiliano, romagnolo, gallo-piceno[59], galloitalico di Sicilia, galloitalico di Basilicata.

Gruppo venetoModifica

Il veneto è generalmente meno innovativo rispetto ai dialetti galloitalici: non ha l'indebolimento delle sillabe atone e anche le vocali finali reggono abbastanza bene, fuorché dopo sonorante. Le varianti principali sono il veneto centrale o meridionale (Padova, Vicenza, Rovigo), il veneto lagunare (Laguna di Venezia), il veneto orientale (Trieste, Venezia Giulia, Istria e Fiume), il veneto occidentale (Verona, Trento) che ha alcuni caratteri in comune con le parlate orobiche, il veneto centro-settentrionale (Treviso), il veneto settentrionale (Belluno), il veneto dalmata (Dalmazia), i dialetti di valle e pedemontani, come il feltrino. La caratteristica più vistosa è la struttura sillabica che non tollera geminate in nessuna posizione.

Varianti toscaneModifica

Il toscano è costituito dalle varietà toscane e, infine, da quelle parlate nell'isola francese della Corsica e in quella italiana della Sardegna settentrionale. Nonostante non sia una lingua appartenente alla Romània occidentale, presenta molti caratteri tipici della zona altoitaliana[60]. L'italiano letterario è da considerarsi un'altra variante (sebbene molto influenzata da altri idiomi italoromanzi) del dialetto toscano. Il còrso settentrionale o di Cismonte e, in particolare, quello parlato nella regione storica del Capo Corso, è affine al toscano occidentale, dal quale però si differenzia per alcune forme lessicali e le finali in /u/.

Il gallurese, parlato nel nord-est della Sardegna, presenta notevoli influenze della lingua sarda a livello di morfologia e sintassi, ma è strettamente imparentato col còrso meridionale o di Pumonte, nello specifico con quello sartenese che si presenta praticamente identico nell'arcipelago della Maddalena. Il sassarese condivide un'origine simile al còrso, ma è distinta da quest'ultimo: è patrimonio delle popolazioni mercantili di differente origine (sarde, còrse, toscane e liguri) che nel XII secolo diedero impulso alla neonata città di Sassari, creando un dialetto mercantile che nel corso dei secoli si è esteso a diverse città limitrofe (tutta la costa del Golfo dell'Asinara da Stintino a Castelsardo), subendo inevitabilmente una profonda influenza da parte del sardo logudorese, dal catalano e dallo spagnolo.

Lungo il crinale appenninico tra la Toscana e l'Emilia (Sambuca Pistoiese, Fiumalbo, Garfagnana e altre località) le persone più anziane usano ancora delle parlate di transizione tra il sistema toscano e il sistema gallo-italico dette parlate gallo-toscane. Tali parlate sono di grandissimo interesse per i linguisti perché formano un sistema linguistico di transizione sia tra la Romània orientale e quella occidentale, sia tra le parlate altoitaliane e quelle tosco-meridionali.

Lingue centromeridionaliModifica

Gruppo medianoModifica

Il gruppo italiano mediano è quello di più difficile classificazione. Infatti le parlate si sono influenzate tra di loro in maniera considerevole e non lineare. Si distinguono i seguenti idiomi o sottogruppi:

I gruppi toscano e mediano sono comunque gruppi abbastanza conservativi: nel còrso non esiste nessun tipo di indebolimento consonantico, nel toscano e in parte dei dialetti umbri e marchigiani c'è la gorgia, altrove una lenizione non fonologica. Comune è la realizzazione fricativa delle affricate mediopalatali e nelle zone meridionali i raddoppiamenti di /b dZ/ semplici intervocalici.

Gruppo meridionale (Lingua napoletana)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetti italiani meridionali.

Il gruppo italiano meridionale, o alto-meridionale, è caratterizzato dall'indebolimento delle vocali non accentate (atone) e la loro riduzione alla vocale indistinta (rappresentata dai linguisti come ə o talvolta come ë). A nord della linea Circeo-Sora-Avezzano-L'Aquila-Accumoli-Aso, le vocali atone sono pronunciate chiaramente; a sud di questa linea già si presenta il suono ə, che si ritrova poi fino ai confini meridionali con le aree in cui i dialetti sono classificati come meridionali estremi, ossia alla linea Cetraro-Bisignano-Melissa.

Gruppo meridionale estremo (Lingua siciliana)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetti italiani meridionali estremi, Lingua siciliana, Dialetti calabresi e Dialetto salentino.

Il gruppo meridionale estremo comprende il siciliano, il calabrese centro-meridionale ed il salentino.

La caratteristica fonetica che accomuna i dialetti del gruppo siciliano è l'esito delle vocali finali che presenta una costante territoriale fortemente caratterizzata e assente nelle altre lingue e dialetti italiani:

  • da -A finale latina > -a
  • da -E, -I finali latine > -i
  • da -O, -Ọ finali preromanze > -u
  • da -LL- latina o altra > -ḍḍ- (trascritto nella letteratura come ḍḍ, dd, ddh, o ddr). In alcune zone della Calabria però, dal suono di una singola d, o una j (letta come semivocale i oppure come la j francese a seconda delle località).

Assenza totale delle mute e dello schwa.

È inoltre caratteristica principale e singolarità di molte varianti (ma non tutte), la presenza dei fonemi tr, str, e dd, i quali possiedono un suono retroflesso probabilmente derivante da un sostrato linguistico probabilmente pre-indeuropeo. Il siciliano non è attualmente riconosciuto come lingua a livello nazionale.

Lingua sardaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua sarda, Lingua sarda logudorese e Lingua sarda campidanese.

La lingua sarda è costituita da un continuum di dialetti interni reciprocamente comprensibili e tradizionalmente ricompresi in due tradizioni ortografiche: quella logudorese, nella zona centro-settentrionale, e quella campidanese, in quella centro-meridionale. Attualmente la lingua sarda è ufficialmente riconosciuta dalla Regione Autonoma della Sardegna e, dallo Stato, come una delle sue dodici minoranze linguistiche storiche.

Si caratterizza in quanto estremamente conservativa, tanto da essere considerata la lingua che nei secoli si sia meno discostata dal latino. La maggior parte degli studiosi ritiene che il gruppo sardo sia da considerarsi totalmente autonomo nell'ambito delle lingue romanze. Alcuni linguisti, quali il filologo Heinrich Lausberg, hanno anche proposto di considerare il sardo come l'unico esponente ancora in vita di in un sistema linguistico romanzo "meridionale", insieme agli ormai estinti dialetti corsi precedenti alla toscanizzazione dell'isola e all'altrettanto estinto numidico, l'antica parlata latina dell'Africa settentrionale che coesistette col berbero fino all'invasione araba.

Pregiudizi linguisticiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetto.

Dal punto di vista della linguistica, la discriminazione dei cosiddetti dialetti è ingiustificata, così come la presunzione di superiorità di alcune varietà rispetto ad altre[63]. I dialetti presenti in Italia hanno infatti una loro grammatica, un loro lessico e spesso una letteratura. La stessa lingua italiana deriva dal dialetto toscano letterario di base fiorentina del XIV secolo, che dal XVI secolo venne progressivamente impiegato nella penisola italiana e in Sicilia come modello linguistico esemplare[64].

I dialetti neo-latini, nati dalla disgregazione del latino a partire dal V secolo d.C., dopo secoli di contributi letterari si sono dotati di una o più forme standard di riferimento. La "varietà standard" è il dialetto che di norma per prestigio letterario diventa in un territorio l'idioma di riferimento anche per i migliori letterati parlanti gli altri dialetti.

Stante la difficoltà di definire il confine tra dialetto e lingua, al primo gli studiosi di linguistica alternano anche l'espressione "varietà linguistiche", che assieme alla "varietà standard" formano un sistema linguistico (varietà + standard). Qualsiasi idioma ha una grammatica e un lessico, perché senza grammatica e lessico non esisterebbe alcun linguaggio umano comprensibile.

Poiché per la linguistica tutti i dialetti e le lingue sono pertanto insiemi di segni e regole ordinati e funzionanti analogamente, secondo alcuni studiosi la distinzione avviene esclusivamente a livello politico e storico: ricorrendo al termine "lingua" molte culture fanno riferimento all'esistenza di un sistema riconosciuto dalle istituzioni, codificato e con a disposizione testi letterari e/o ufficiali scritti in quella lingua. È questo il caso del sardo e del friulano, che hanno anche ottenuto il riconoscimento statale di minoranze linguistiche per i propri parlanti[65]. La minoranza linguistica friulana e quella sarda parlano due lingue che non appartengono al gruppo italo-romanzo e che sono classificate alla unanimità in maniera autonoma nell'ambito delle lingue romanze[66]. Lo stesso Tullio De Mauro, nel suo libro più famoso, considera sardo, ladino e friulano come "formazioni autonome rispetto al complesso dei dialetti italoromanzi"[67]. Secondo Sergio Salvi, ascrivere la lingua friulana, come fanno alcuni linguisti italiani, al sistema dell'italiano "tout court" <<è possibile soltanto allargando talmente la definizione della lingua italiana da trasformarla, più o meno, in... lingua romanza. Se il friulano è un dialetto italiano, non si vede perché non lo debba essere, per esempio, anche l'occitanico>>[68]. Nel caso della lingua sarda e di quelle retoromanze (ladino e friulano), il legislatore italiano, con la legge 482/99 che riconosce lo status di minoranze linguistiche a ladini, friulani e sardi, ha preso atto di quanto già accertato scientificamente dalla linguistica (a cui si affiancano riconosciuti requisiti storici, antropologici e identitari) essendo l'indipendenza del friulano, ladino e sardo, rispetto alla lingua italiana e al gruppo degli idiomi italo-romanzi, un dato acquisito a livello internazionale.

A prescindere dal loro riconoscimento politico, la maggioranza dei dialetti d'Italia non è comunque costituita da "corruzioni", deviazioni o alterazioni della lingua nazionale di base toscana, bensì da parallele continuazioni del latino e pertanto lingue “sorelle” dell'italiano[69][70]. In questo senso, è improprio parlare di "dialetto della lingua ufficiale" in riferimento, ad esempio, al piemontese o al napoletano: essendo sì idiomi sviluppatisi dal latino, ma in modo indipendente dal toscano, non possono essere considerati varietà locali della lingua italiana. Più opportuno è allora parlare di dialetti italiani o dialetti d'Italia in riferimento alle varianti italo-romanze diffuse presso una regione, zona o città e non invece dialetti dell'italiano (ad esempio, si può affermare che il lombardo occidentale è un dialetto italiano perché parlato all'interno dei confini italiani, ma non è corretto dire che sia un dialetto dell'italiano, poiché è un dialetto della lingua lombarda). Tali parlate sono considerate dialetti romanzi primari, storicamente subordinate all'italiano solo da un punto di vista sociolinguistico a fronte di un'origine latina comune. Inoltre, per definire queste parlate si può fare ricorso appunto al termine varietà, che indica un sistema linguistico indipendentemente da riferimenti legati al prestigio, alla diffusione geografica e a tutte le equivocità veicolate dalla parola dialetto nell'uso comune[70]. O ancora, in gergo scientifico, è possibile riferirsi ai singoli dialetti locali utilizzati in condizione di diglossia o di bilinguismo con la lingua ufficiale.

Al contrario, si parla di "dialetti secondari" in riferimento alle manifestazioni linguistiche generate dalla diversificazione di un'unica lingua in vari territori, come nel caso dello spagnolo in America latina, dei vari dialetti arabi o del già citato inglese americano: non si tratta quindi di dialetti originati autonomamente dal latino o dal proto-germanico, ma varianti dello stesso sistema. I dialetti secondari dell'italiano sono quelli noti come "italiani regionali", cioè le varietà intermedie tra lingua standard nazionale e le altre varietà autonome[70].

Tuttavia, l'accezione di dialetto inteso come varietà della lingua nazionale è ancora radicata, con ambiguità e relativismo semantici. In particolare dal punto di vista politico, legislativo e giurisprudenziale, il termine dialetto è usato in questa accezione per definire qualsiasi idioma storico, romanzo e talvolta anche non-romanzo, parlato in un'area geografica del paese e che non goda dello status di "lingua" in regime di ufficialità, coufficialità e/o bilinguismo. Nella categoria ricadono numerosi idiomi italiani dotati di storia propria, non intercomprensibili e spesso fregiati di una propria tradizione letteraria di rilievo, come, ad esempio, il veneto e tanti altri. Eppure, nonostante la presenza di un corpus letterario, essi continuano ad essere percepiti come "dialetti" o lingue orali dalla popolazione, la gran parte della quale - compreso chi li parla - non è in grado di scriverli. Ciò è anche dovuto all'abitudine di ricorrere ad un'incompatibile ortografia italiana, che genera sistemi di scrittura variabili laddove questi idiomi vengano usati in forma scritta (internet, segnaletica e cartellonistica, messaggi)[71].

L'opinione alternativa, che sta incominciando a farsi strada anche tra alcuni linguisti di lingua italiana, rifiuta l'accezione di dialetto inteso come varietà della lingua nazionale preferendo quella di sistema linguistico indipendente dalla lingua nazionale. Ciò ha portato dunque in tantissimi casi[senza fonte] ad utilizzare il termine lingua in luogo di dialetto (ad esempio, lingua siciliana o lingua romagnola); questa posizione è stata condivisa, nel Parlamento Europeo, dal gruppo parlamentare dell'Alleanza Libera Europea e da quello dei Verdi, in un convegno internazionale che ha avuto luogo nel 1999[72]. Il Consiglio d'Europa nei suoi trattati non indica le lingue (e relative popolazione) da tutelare, né indica i criteri per distinguere una lingua da un dialetto, né riconosce ad alcun idioma lo status di lingua; tale competenza è sempre degli Stati, i quali hanno firmato e ratificato il trattato internazionale europeo.

Valore culturale dei dialetti in ItaliaModifica

Forti di una radicata tradizione verbale ma anche letteraria, le lingue italo-romanze non riconosciute, tradizionalmente chiamate dialetti, in Italia sono servite nel tempo da spunto per la realizzazione di molti lavori teatrali entrati poi stabilmente nel repertorio di uno specifico genere chiamato teatro dialettale.

Un valore particolare ai dialetti è stato attribuito specialmente in tempi relativamente recenti, da quando si è avuta piena consapevolezza dell'ormai predominanza nella comunicazione della lingua nazionale sulle parlate regionali. Affinché i dialetti non scompaiano diventando lingue morte, si è tentato e si tenta di studiare e recuperare appieno il significato storico e il senso culturale della parlata locale, anche in chiave di un recupero delle radici e dell'identità propri di ogni regione. All'interno di queste dinamiche si assiste recentemente ad un uso del dialetto nelle tifoserie di calcio, specie con l'esposizione di striscioni in dialetto che evidenziano un recupero dei dialetti con finalità di rivendicazione identitaria[73].

Lingue non romanzeModifica

Idiomi albanesiModifica

 
Diffusione della lingua albanese.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Arbëreshë.

In numerosi centri dell'Italia meridionale e insulare esistono storiche isole linguistiche dove si parla l'albanese che è parlato in 50 comunità sparse in sette regioni dell'Italia continentale e insulare, la loro parlata delle comunità albanesi d'Italia è quella diffusa nel sud d'Albania, il dialetto tosco.

Queste comunità sono presenti in Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Molise e Sicilia. Le comunità albanofone più numerose si trovano in Calabria, in provincia di Cosenza, in provincia di Catanzaro e in provincia di Crotone e in Sicilia nella città metropolitana di Palermo. Si stima che i parlanti albanofoni siano 100.000 circa[74].

Idiomi germaniciModifica

 
Distribuzione delle comunità cimbre; quelle con il puntino arancione sono tuttora esistenti.

Oltre alla provincia autonoma di Bolzano, nei cui comuni vige il bilinguismo italiano-tedesco, in tutto il Triveneto sussistono alcune isole linguistiche germanofone, sparse nelle regioni prealpine e alpine.

La lingua cimbra è un idioma di tipo bavarese, portato da un gruppo di migranti tedeschi che nel medioevo colonizzarono le zone al confine tra le provincie di Trento, Verona (Tredici Comuni) e Vicenza (Sette Comuni). Incalzato dai dialetti della lingua veneta, il cimbro è entrato in crisi già secoli fa e attualmente è parlato soltanto da poche centinaia di persone. La comunità più vivace è quella di Luserna (Lusern, TN), mentre sono ridotti a poche decine i parlanti di Giazza (Ljetzan, VR) e Roana (Robaan, VI). Praticamente scomparsa l'isola cimbra del Cansiglio (provincie di Belluno e Treviso), fondata all'inizio dell'Ottocento da un gruppo di roanesi.

La lingua mochena è ancora parlata nei villaggi della Val Fersina (collaterale alla Valsugana) e ha origini affini al cimbro, ovvero deriva da uno stanziamento di coloni tedeschi in epoca antica.

Isole germanofone si trovano anche in Carnia (Sauris, Zahre, Timau, Tischlbong e Sappada, Plodn) e hanno un'origine simile alle precedenti. Infine, il tedesco è diffuso su buona parte della Val Canale (Kanaltal), al confine con l'Austria.

In Piemonte e Valle d'Aosta, al gruppo tedesco (precisamente alemanno) appartengono le parlate walser presenti in alcuni comuni e imparentate con quelle del vicino cantone svizzero del Vallese.

Idiomi greciModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Grecia salentina, Dialetto greco-calabro e Greci di Messina.

In molti centri dell'Italia centro-meridionale esistono isole linguistiche dove si parla il greco. In particolare sono presenti comunità grecofone in Salento ed in Calabria.

Nel gennaio 2012 il Comune e la Provincia di Messina riconoscono ufficialmente la lingua greca[75].

Idiomi indo-ariiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Rom (popolo), Sinti e Lingua romaní.

Il romaní è parlato dai sinti e dai rom d'Italia in diverse forme dialettali influenzate dalle lingue dei paesi attraversati in passato, nonché dalle parlate regionali italiane con cui esse sono in contatto. Il romaní ha a sua volta influenzato i gerghi professionali di alcuni mestieri.[senza fonte]

Idiomi slaviModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua slovena in Italia, Dialetto resiano e Lingua croata molisana.

In Friuli-Venezia Giulia esiste una comunità che parla lo sloveno in tutta la fascia confinaria delle province di Trieste, Gorizia e Udine. In provincia di Udine esiste inoltre la comunità slovena nella Val di Resia, parlante, secondo alcuni studiosi, una variante dialettale distinta dello sloveno: il resiano. Il dialetto resiano, molto simile ai dialetti sloveni della vicina Carinzia (Austria), è ritenuto a livello internazionale [senza fonte][76][77][78], un dialetto della lingua slovena e il comune di Resia si è dichiarato, ai sensi della L. 482/99, di lingua slovena, ottenendo annualmente i fondi per la tutela come "minoranza linguistica slovena".

In Molise in alcuni centri esistono ancora comunità parlanti il ("na-našu"), antico dialetto slavo originario dell'entroterra dalmata, che discendono dagli slavi che arrivarono in Italia tra il XV-XVI secolo per sfuggire all'avanzata ottomana nei Balcani e si stanziarono nei paesi di Acquaviva Collecroce (Kruč), San Felice del Molise (Sti Filić) e Montemitro (Mundimitar) nell'attuale provincia di Campobasso; la lingua viene parlata da poco più di duemila persone[senza fonte]. Questi profughi e i loro discendenti venivano e vengono chiamati con la denominazione antica di "Schiavoni" (prob. dal latino Sclaveni ovvero Slavi, da cui deriva anche Sclavus ovvero schiavo), nome che è rimasto anche nella toponomastica del territorio.

Situazione giuridicaModifica

Legislazione stataleModifica

Lingua ufficialeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua italiana.

Nella Repubblica Italiana la lingua ufficiale è l'italiano. Oltre alla consuetudine, il riconoscimento si può ricavare indirettamente dal fatto che la Costituzione è redatta solo in italiano, mentre un riconoscimento espresso si trova nello Statuto del Trentino-Alto Adige, che formalmente è una legge costituzionale dello Stato:

«[...] [la lingua] italiana [...] è la lingua ufficiale dello Stato.»

(Statuto Speciale per il Trentino-Alto Adige, Art. 99)

Ulteriori riconoscimenti sono presenti nell'Art. 122 del codice di procedura civile, nell'Art. 109 del codice di procedura penale, e nell'Art. 1 della Legge 482/1999.

«In tutto il processo è prescritto l'uso della lingua italiana.»

(Codice di procedura civile, Art. 122)

«Gli atti del procedimento penale sono compiuti in lingua italiana.»

(Codice di procedura penale, Art. 109 (169-3; 63, 201 att.))

«La lingua ufficiale della Repubblica è l'italiano.»

(Legge 482/1999, Art. 1 Comma 1)

Minoranze linguisticheModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Legislazione italiana a tutela delle minoranze linguistiche.

La Costituzione prevede all'Art. 6[79] la tutela delle minoranze linguistiche, che ne riconosce i diritti linguistici. Per due minoranze in particolare su dodici, la tutela della lingua e della cultura - in forza di accordi internazionali - sono esplicitate negli statuti di autonomia:Trentino-Alto Adige e Valle d'Aosta.

«La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.»

(Costituzione della Repubblica Italiana, Art. 6)

«Nella regione la lingua tedesca è parificata a quella italiana [...]»

(Statuto di Autonomia della Regione Trentino-Alto Adige, Art. 99)

«Nella Valle d'Aosta la lingua francese è parificata a quella italiana.»

(Statuto della Valle d'Aosta, Art. 38)
 
Comunità riconosciute dallo Stato italiano come minoranze linguistiche storiche[80].

In seguito a un assai travagliato processo normativo[81], la Legge 482/1999 ha infine dato applicazione all'Art. 6 della Costituzione, riconoscendo la tutela di dodici "popolazioni autoctone storiche" parlanti idiomi diversi dall'italiano (oltre ad avere altre caratteristiche che le distinguono) e elencate in due gruppi di sei: nel primo albanese, catalano, germanico, greco, sloveno e croato, nel secondo francese, francoprovenzale, friulano, ladino, occitano e sardo[82]. La Repubblica ha inoltre firmato e ratificato nel 1997 la Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali, e ha firmato la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie il 27 giugno del 2000, ma non l'ha ratificata per cui non trova ancora applicazione in Italia.

Nella quotidianità non tutte le dodici lingue riconosciute a livello nazionale godono della stessa considerazione[81]: ad esempio, l'Agenzia delle Entrate mette a disposizione il modello 730 e le relative istruzioni solo in tedesco e in sloveno, oltre che ovviamente in italiano. I siti governativi e parlamentari non hanno una versione, nemmeno ridotta, in queste lingue, salvo rare eccezioni come la versione in francese del sito della Camera dei deputati[83]. Pur essendo vietato discriminare tra le 12 minoranze linguistiche che hanno pari diritti linguistici e costituzionali, tre minoranze linguistiche (minoranza francese della Valle d'Aosta; minoranza tedesca della provincia di Bolzano; minoranza slovena della provincia di Trieste) grazie a trattati internazionali stipulati prima della approvazione della L. 482/1999 e ratificati dal Parlamento italiano, godono di una maggiore tutela avendo scuole pubbliche statali in cui la lingua curriculare è quella della minoranza; un canale televisivo nella sola lingua della minoranza.

Legislazione regionaleModifica

Diverse regioni italiane hanno prodotto nel corso degli anni ulteriori leggi regionali a riconoscimento e tutela di vari idiomi, fra cui in ordine cronologico:

Tutti gli idiomi diversi dalle lingue parlate dalle "minoranze linguistiche storiche" riconosciute e tutelate ai sensi dell'art. 6 della Costituzione italiana, elencate nell'art. 2 della legge 482/99, possono essere esclusivamente valorizzati sul solo piano culturale ai sensi dell'art. 9 della Costituzione italiana, quale patrimonio culturale immateriale regionale.[104]

AtlanteModifica

NoteModifica

  1. ^ Maiden-Parry 1997, p. 1: «Italy holds especial treasures for linguists. There is probably no other area of Europe in which such a profusion of linguistic variation is concentrated into so small a geographical area». (EN)
  2. ^ Avolio 2015, p. 11: «[...] il paese europeo più ricco e differenziato dal punto di vista delle varietà di lingua».
  3. ^ Berruto 2018, p. 494.
  4. ^ https://friulisera.it/sindaci-friulani-chiedono-a-governo-e-rai-trasmissioni-televisive-in-lingua-friulana/
  5. ^ dialetti in “Enciclopedia dell'Italiano” – Treccani
  6. ^ http://www3.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070420_00/testointegrale.pdf
  7. ^ http://www.repubblica.it - Intervista di Francesco Erbani del 29 settembre 2014 - http://www.repubblica.it/cultura/2014/09/29/news/tullio_de_mauro_gli_italiani_parlano_anche_in_dialetto-96922903/
  8. ^ Tullio De Mauro include nelle minoranze linguistiche anche i Rom, poi esclusi dall'art. 2 della L. 482/99 perché privi dell'elemento "territorialità"
  9. ^ Tullio De Mauro, Distanze linguistiche e svantaggio scolastico: ”(...) L’Italia d’oggi continua a essere solcata da cospicue differenze di lingua tra coloro che praticano abitualmente il solo italiano o, accanto all’italiano, anche un dialetto (o una delle tredici lingue di minoranza) (...). L’aspetto più interessante, coincidente con risultati ottenuti in altre parti del mondo, è che la presenza del dialetto in famiglia non è di per sé correlata a bassi punteggi. Lo è se è una presenza esclusiva, ma i dati fanno vedere che una componente dialettale accanto all’italiano non disturba e addirittura sembra giocare un ruolo positivo: ragazzi che parlano costantemente e solo italiano hanno punteggi meno brillanti di ragazzi che hanno anche qualche rapporto con la realtà dialettale. Assai più che l’idioma parlato a casa, altri fattori incidono sui livelli di comprensione di testi (…) ” (tratto da: In Adriano Colombo, Werther Romani (a cura di), “È la lingua che ci fa uguali”. Lo svantaggio linguistico: problemi di definizione e di intervento, Quaderni del Giscel, La Nuova Italia, Firenze 1996, pp.13-24 ) http://giscel.it/wp-content/uploads/2018/04/Tullio-De-Mauro-Distanze-linguistiche-e-svantaggio-scolastico.pdf
  10. ^ Napoletano-Calabrese | Ethnologue
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  58. ^ G.B. Pellegrini, Il cisalpino e l'italoromanzo
  59. ^ Non tutti sono d'accordo con l'inserimento dei dialetti marchigiani settentrionali all'interno del dialetto romagnolo; si veda ad esempio: AA. VV. Conoscere l'Italia vol. Marche (Pag. 64), Istituto Geografico De Agostini – Novara – 1982; Le Regioni d'Italia, Vol X Collezione diretta da Roberto Almagià, Pubblicazione sotto gli auspici del Comitato Nazionale per la celebrazione del centenario dell'Unità d'Italia, 1961; Flavio Parrino, capitolo sui dialetti nella Guida d'Italia – volume Marche del Touring Club Italiano. In tutta la provincia di Pesaro-Urbino, nella parte settentrionale di quella di Ancona (zona di Senigallia) e nell'area del Cònero si parlano indubbiamente dialetto gallo-italici; dire però che in metà del territorio marchigiano si parli "dialetto romagnolo" appare in effetti forzato soprattutto agli abitanti delle zone marchigiane in questione. In effetti negli studi citati si chiamano i dialetti gallici parlati nelle Marche "gallico-marchigiani" o "gallo-piceni" e si rimarcano le somiglianze con il dialetto romagnolo (come esso, appartengono tutti al gruppo gallo-italico, ma anche le differenze innegabili che esistono tra i primi e il secondo.
  60. ^ Maurizio Dardano, Nuovo Manualetto di Linguistica Italiana, Bologna, Zanichelli, 2005
  61. ^ esclusi il circondario di Senigallia e l'area del Conero
  62. ^ Giacomo Devoto, Storia della Lingua di Roma, Bologna, Cappelli, 1969 (ristampa dell'ed. del 1944), pag. 366
  63. ^ Carla Marcato, guida allo studio dei dialetti, Clep, Padova, 2011, pag. 11
  64. ^ Carla Marcato, Dialetto, dialetti e italiano, Il Mulino, Bologna, 2002, pag 20
  65. ^ Carla Marcato, guida allo studio dei dialetti, Clep, Padova, 2011, pag. 12
  66. ^ Rainer Schlosser, Le Lingue Romanze, edizioni Il Mulino
  67. ^ Tullio De Mauro Storia linguistica dell'Italia unita - Laterza - prima edizione 1963 p.25-26
  68. ^ Sergio Salvi, Le Nazioni Proibite, Editore Vallecchi, Firenze 1973, pag. 341
  69. ^ Manuale di linguistica e filologia romanza, Lorenzo Renzi e Alvise Andreose, Il Mulino, Bologna, 2003, pag. 50
  70. ^ a b c Michele Loporcaro, Profilo linguistico dei dialetti italiani, Laterza, Roma-Bari, 2009, pagg. 4-5
  71. ^ Paolo Coluzzi, Language planning for italian regional languages ("dialects"), John Benjamins Pusblishing Company. URL consultato il 24 giugno 2019.
  72. ^ Le Lingue parlate nel territorio dello Stato italiano, su eleaml.org. URL consultato il 4 settembre 2016.
  73. ^ Il vohabolario degli ultras viola. Un revival del vernacolo fiorentino? Aspetti linguistici, semiotici e semantici della tifoseria calcistica fiorentina, L'Italia Dialettale - 2013; [http://www.academia.edu/1957083/I_poeti_della_curva._Unanalisi_sociolinguistica_degli_striscioni_allo_stadio, I poeti della curva. Un'analisi sociolinguistica degli striscioni allo stadio, Aracne- 2010
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  75. ^ Delimitazione ambito territoriale tutela delle minoranze linguistiche ai sensi della L. 482 del 15/12/1999
  76. ^ Le minoranze slovene del Friuli – Enciclopedia Treccani http://www.treccani.it/enciclopedia/comunita-slovena_(Enciclopedia-dell'Italiano)/ 2 Le minoranze slovene del Friuli - 2.1 Generalità - Appartengono alla provincia di Udine le comunità della Val Resia, delle Valli del Torre e del Natisone (che costituiscono il territorio della cosiddetta Benecia), nonché, separate da queste, più ad ovest, le comunità della Val Canale. Fatta eccezione per quelli della Val Canale (§ 2.5), si tratta di dialetti parlati sul versante occidentale delle Alpi Giulie, per la maggior parte circondati dall’area linguistica romanza, a contatto con la quale hanno vissuto per secoli.
  77. ^ Per la scienza internazionale il resiano è sloveno - https://bardo-lusevera-news.blogspot.com/2017/06/per-la-scienza-internazionale-il.html
  78. ^ (…) Un linguista colla parola sloveno vuole soltanto indicare quali siano le relazioni di consanguineità tra i vari dialetti parlati nella zona delle Alpe orientali. È ovvio che il resiano non è un dialetto romanzo o tedesco, nonostante i numerosi prestiti lessicali, ma un dialetto appartenente al gruppo di lingue slave. Tra quelle slave il più grande numero di concordanze di fenomeni linguistici lo troviamo con lo sloveno (….) Se di questo fatto linguistico, accettato unanimamente (…) Per trovare dialetti sloveni con legami più stretti col resiano, bisogna cercare verso nord (...) - Sangiorgini, Resiani e Sloveni di HAN STEENWIJK http://147.162.119.1:8081/resianica/ita/resslov.do.Johannes Jacobus (Han) Steenwijk dal 2001 a oggi, 2019, è responsabile della Cattedra di Lingua e letteratura slovena dell'Università di Padova, come professore associato. Dal 2013 a oggi insegna anche Lingua serba e croata come supplente https://didattica.unipd.it/off/docente/5B018C4704458BAA2A577A15558200A6
  79. ^ "La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche"
  80. ^ Lingue di minoranza e scuola, Carta Generale. Ministero della Pubblica Istruzione, su minoranze-linguistiche-scuola.it. URL consultato il 25 agosto 2016 (archiviato dall'url originale il 10 ottobre 2017).
  81. ^ a b Schiavi Fachin, Silvana. Articolo 6, Lingue da tutelare, su patriaindipendente.it.
  82. ^ Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche, su camera.it.
    «In attuazione dell'articolo 6 della Costituzione e in armonia con i princípi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo».
  83. ^ Chambre des députés, su fr.camera.it.
  84. ^ Consiglio Regionale del Piemonte - Legge regionale 10 aprile 1990, n. 26.. 1. La Regione Piemonte [...] tutela e valorizza l'originale patrimonio linguistico del Piemonte e ne promuove la conoscenza.
  85. ^ Consiglio Regionale del Piemonte - Legge regionale 17 giugno 1997, n. 37.
  86. ^ Consiglio Regionale del Piemonte - Legge regionale statutaria 4 marzo 2005, n. 1. Archiviato il 21 gennaio 2014 in Internet Archive. 4. La Regione tutela e promuove l'originale patrimonio linguistico della comunità piemontese, nonché quello delle minoranze occitana, franco-provenzale e walser.
  87. ^ http://www.minoranzelinguistiche.provincia.tn.it/binary/pat_minoranze_2011/normativa_regioni/LR_11_2009_Regione_Piemonte.1375436491.pdf
  88. ^ Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia - Legge regionale 22 marzo 1996, n. 15
  89. ^ http://lexview-int.regione.fvg.it/fontinormative/xml/xmlLex.aspx?anno=2007&legge=29&ART=000&AG1=00&AG2=00&fx=lex
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  91. ^ Legge regionale 16 novembre 2007, n. 26 Norme regionali per la tutela della minoranza linguistica slovena http://lexview-int.regione.fvg.it/fontinormative/xml/xmlLex.aspx?anno=2007&legge=26&ART=000&AG1=00&AG2=
  92. ^ Legge regionale 20 novembre 2009, n. 20 - Norme di tutela e promozione delle minoranze di lingua tedesca del Friuli Venezia Giulia. http://lexview-int.regione.fvg.it/fontinormative/xml/xmllex.aspx?anno=2009&legge=20
  93. ^ http://lexview-int.regione.fvg.it/fontinormative/xml/XmlLex.aspx?anno=2010&legge=5 - Legge regionale 17 febbraio 2010, n. 5 - Valorizzazione dei dialetti di origine veneta parlati nella regione Friuli Venezia Giulia. Art. 1 (Principi e finalità) 1. In attuazione dell'articolo 9 della Costituzione e in armonia con i principi internazionali di rispetto delle diversità culturali e linguistiche, la Regione valorizza i dialetti di origine veneta individuati all'articolo 2, quali patrimonio tradizionale della comunità regionale e strumento di dialogo nelle aree frontaliere e nelle comunità dei corregionali all'estero. 2. Le attività di valorizzazione previste dalla presente legge sono dirette a conservare la ricchezza culturale presente nel territorio regionale e nelle comunità dei corregionali all'estero, e renderla fruibile anche alle future generazioni, sviluppando l'identità culturale e favorendo l'utilizzo del dialetto nella vita sociale
  94. ^ a b c Legge Regionale 15 ottobre 1997, n. 26, Regione autonoma della Sardegna – Regione Autònoma de Sardigna.
  95. ^ Legge Regionale 3 Luglio 2018, n. 22, Regione autonoma della Sardegna – Regione Autònoma de Sardigna.
  96. ^ [1] «Nel caso del tabarchino le contraddizioni e i paradossi della 482 appaiono con tutta evidenza se si considera che questa varietà, che la legislazione nazionale ignora completamente, è correttamente riconosciuta come lingua minoritaria in base alla legislazione regionale sarda (L.R. 26/1997), fatto che costituisce di per sé non soltanto un assurdo giuridico, ma anche una grave discriminazione nei confronti dei due comuni che, unici in tutta la Sardegna, non sono in linea di principio ammessi a fruire dei benefici della 482 poiché vi si parla, a differenza di quelli sardofoni e di quello catalanofono, una lingua esclusa dall'elencazione presente nell'art. 2 della legge», Fiorenzo Toso, Alcuni episodi di applicazione delle norme di tutela delle minoranze linguistiche in Italia, 2008, p. 77.
  97. ^ Legge regionale 3 luglio 2018 n. 22 - Art. 2 - Oggetto, finalità e ambito di applicazione 1. La lingua sarda, il catalano di Alghero e il gallurese, sassarese e tabarchino, costituiscono parte del patrimonio immateriale della Regione, che adotta ogni misura utile alla loro tutela, valorizzazione, promozione e diffusione. 2. La presente legge disciplina le competenze della Regione in materia di politica linguistica. In particolare, essa contiene: a) le misure di tutela, promozione e valorizzazione della lingua sarda e del catalano di Alghero; b) le misure di promozione e valorizzazione del sassarese, gallurese e tabarchino;
  98. ^ Legge regionale 13 aprile 2007, n. 8
  99. ^ Sentenza n. 81 del 20 marzo 2018 della Corte Costituzionale italiana - https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2018&numero=81
  100. ^ Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana - Anno 65° - Numero 24
  101. ^ «La popolazione dei centri di dialetto gallo-italico della Sicilia si calcola in circa 60.000 abitanti, ma non esistono statistiche sulla vitalità delle singole parlate rispetto al contesto generale dei dialetti siciliani. Per quanto riguarda le iniziative istituzionali di tutela, malgrado le ricorrenti iniziative di amministratori e rappresentanti locali, né la legislazione isolana né quella nazionale (legge 482/1999) hanno mai preso in considerazione forme concrete di valorizzazione della specificità delle parlate altoitaliane della Sicilia, che pure rientrano a pieno titolo, come il tabarchino della Sardegna, nella categoria delle isole linguistiche e delle alloglossie». Fiorenzo Toso, Gallo-italica, comunità, Enciclopedia dell'Italiano (2010), Treccani.
  102. ^ Legge regionale Puglia n.5/2012
  103. ^ Legge Regionale 7 ottobre 2016 , n. 25 1. Ai fini della presente legge, la Regione promuove la rivitalizzazione, la valorizzazione e la diffusione di tutte le varietà locali della lingua lombarda, in quanto significative espressioni del patrimonio culturale immateriale, attraverso: a) lo svolgimento di attività e incontri finalizzati a diffonderne la conoscenza e l'uso; b) la creazione artistica; c) la diffusione di libri e pubblicazioni, l'organizzazione di specifiche sezioni nelle biblioteche pubbliche di enti locali o di interesse locale; d) programmi editoriali e radiotelevisivi; e) indagini e ricerche sui toponimi. 2. La Regione valorizza e promuove tutte le forme di espressione artistica del patrimonio storico linguistico quali il teatro tradizionale e moderno in lingua lombarda, la musica popolare lombarda, il teatro di marionette e burattini, la poesia, la prosa letteraria e il cinema. 3. La Regione promuove, anche in collaborazione con le università della Lombardia, gli istituti di ricerca, gli enti del sistema regionale e altri qualificati soggetti culturali pubblici e privati, la ricerca scientifica sul patrimonio linguistico storico della Lombardia, incentivando in particolare: a) tutte le attività necessarie a favorire la diffusione della lingua lombarda nella comunicazione contemporanea, anche attraverso l'inserimento di neologismi lessicali, l'armonizzazione e la codifica di un sistema di trascrizione; b) l'attività di archiviazione e digitalizzazione; c) la realizzazione, anche mediante concorsi e borse di studio, di opere e testi letterari, tecnici e scientifici, nonché la traduzione di testi in lingua lombarda e la loro diffusione in formato digitale.»
  104. ^ Sentenza Corte Costituzionale italiana nr.170 del 2010 e Sentenza nr.81 del 2018

BibliografiaModifica

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  • Manlio Cortelazzo, Carla Marcato, Dizionario etimologico dei dialetti italiani, Torino, UTET, 1992.
  • Paolo d'Achille, Breve grammatica storica dell'italiano, Roma, Carocci, 2001.
  • Maurizio Dardano, Nuovo manualetto di linguistica italiana, Bologna, Editore Zanichelli, 2005.
  • Maurizio Dardano, Gianluca Frenguelli (a cura di), La sintassi dell'italiano antico, atti del convegno internazionale di studi (Università di "Roma tre", 18-21 settembre 2002), Roma, Aracne, 2004.
  • Tullio De Mauro, Storia linguistica dell'Italia Unita, Biblioteca universale Laterza 1983.
  • Corrado Grassi, Alberto Sobrero, Tullio Telmon, Introduzione alla dialettologia italiana, Roma-Bari, Laterza, 2003.
  • Karl Jaberg, Jakob Jud, Atlante linguistico ed etnografico dell'Italia e della Svizzera Italiana, Milano, Unicopli, 1987.
  • Loporcaro, Michele, Profilo linguistico dei dialetti italiani, Nuova edizione, Roma-Bari, Editori Laterza, 2009, ISBN 978-88-593-0006-9.
  • Marcato, Carla, Dialetto, Dialetti e Italiano, Bologna, Il Mulino, 2002.
  • Lorenzo Renzi, Alvise Andreose, Manuale di linguistica e filologia romanza, Bologna, Il Mulino, 2003 (prima edizione); 2015 nuova edizione aggiornata e riveduta.
  • Giuseppe Patota, Lineamenti di grammatica storica dell'italiano, Bologna, Il Mulino, 2002.
  • Posner, Rebecca, The Romance Languages, Cambridge, Cambridge University Press, 2004.
  • Schlosser, Rainer, Le Lingue Romanze, Bologna, Il Mulino, 2005.
  • Sobrero, Alberto A. e Miglietta, A., Introduzione alla linguistica italiana, Bari, Laterza, 2006.
  • Gerhard Rohlfs, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, Torino, Einaudi, 1970.
  • Tagliavini, Carlo, Le origini delle lingue neolatine, Bologna, Pàtron, 1972.
  • Alberto Zamboni, I dialetti e le loro origini, in ItaDial (periodico specialistico), Bologna, Clueb.

Bibliografia di riferimento per la quarta classificazione propostaModifica

  • Geoffrey Hull, "La lingua padanese: Corollario dell’unità dei dialetti reto-cisalpini". Etnie: Scienze politica e cultura dei popoli minoritari, 13 (1987), pp. 50-53; 14 (1988), pp. 66-70.
  • Geoffrey Hull, The Linguistic Unity of Northern Italy and Rhaetia: Historical Grammar of the Padanian Language, 2 volumi. Sydney: Beta Crucis, 2017.
  • Pierre Bec, Manuel pratique de philologie romane (II, 472), Editions Picard, 1971.
  • G.B. Pellegrini, Il cisalpino ed il retoromanzo, 1993.
  • G.B. Pellegrini, Delle varie accezioni ed estensioni di "ladino".

Altre opereModifica

  • Maurizio Tani, La legislazione regionale in Italia in materia di tutela linguistica dal 1975 ad oggi, in LIDI-Lingue e Idiomi d'Italia (Lecce), I/1 (2006), pp. 115–158 Accademia.edu: La legislazione regionale in Italia in materia di tutela linguistica dal 1975 ad oggi
  • Carla Marcato, Dialetto, dialetti e italiano, Nuova edizione, Bologna, il Mulino, 2007, ISBN 978-88-15-11424-2.
  • Michele Loporcaro, Profilo linguistico dei dialetti italiani, Nuova edizione, Roma-Bari, Editori Laterza, 2013, ISBN 978-88-593-0006-9.
  • Daniele Bonamore - Lingue minoritarie Lingue nazionali Lingue ufficiali nella Legge 482/1999 - Editore Franco Angeli, Milano 2008.
  • Sergio Salvi - Le lingue tagliate - Storia delle minoranze linguistiche in Italia - Rizzoli Editore - Milano 1975.
  • Tullio De Mauro - Storia linguistica dell'Italia unita - Laterza - prima edizione 1963.

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