Lucio Battisti

cantante, compositore, polistrumentista e produttore discografico italiano (1943-1998)
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Lucio Battisti (Poggio Bustone, 5 marzo 1943Milano, 9 settembre 1998) è stato un cantautore, compositore, polistrumentista, arrangiatore e produttore discografico italiano.

Lucio Battisti
BattistiLucio.jpg
Lucio Battisti alla fine degli anni sessanta
NazionalitàItalia Italia
GenerePop rock[1]
Soft rock[1][2][3]
Rock progressivo[3]
Rhythm and blues[4]
Musica latina[3][4]
Synth pop[3]
Elettropop[3]
Funk[3]
Disco[5]
Periodo di attività musicale1962 – 1998
Strumentovoce, chitarra, tastiera, pianoforte, batteria, mandolino, percussioni, güiro, chitarra hawaiana, basso, sintetizzatore
EtichettaDischi Ricordi, Numero Uno, CBS, Columbia
Album pubblicati111 (pubblicazioni postume incluse - album esteri non inclusi) (dettaglio)
Studio17 (album esteri non inclusi) (dettaglio)
Raccolte94 (di cui 16 cofanetti - pubblicazioni postume incluse) (dettaglio)
Sito ufficiale

Considerato uno dei maggiori cantautori italiani,[4] ha inciso in carriera 17 album in studio realizzando vendite per 25 milioni di dischi.[6][7] Fu interprete e autore di musica, che compose anche per altri artisti[8] (anche internazionali come Gene Pitney,[9] gli Hollies[10] e Paul Anka[11]), mentre per i testi si affidò sempre ai parolieri (con pochissime eccezioni[12][13]).

Il lungo sodalizio con Mogol fu il fulcro del suo successo e ne costruì l'immagine di interprete della vita e dei sentimenti comuni; questa, che ha segnato in Italia un'epoca musicale e di costume,[4] è rimasta la principale immagine del cantautore,[14] complice il ritiro totale dalle scene e dalla visibilità pubblica che Battisti, schivo nel rapporto con il pubblico e i media,[4] mise in pratica dai primi anni ottanta fino alla morte.[15]

Il ritiro non gli impedì di continuare a incidere, eleggendo Pasquale Panella (dopo la parentesi della collaborazione con la moglie Velezia) a paroliere più adatto alle sue esigenze di sperimentazione, per dar vita a una nuova stagione di musica più libera dagli schemi usuali e di testi che, se già con Mogol si erano fatti via via più complessi, erano diventati enigmatici, crittografici, surreali, ellittici, mai descrittivi, fino a spingersi al limite del nonsense.[16][17]

Musicista autodidatta, fu apprezzato chitarrista ritmico e cantante dalla voce caratteristica; quest'ultima lo espose a diverse critiche, a volte anche impietose, ma contribuì a determinare il suo successo con la capacità di trasmettere emozioni che molti le riconoscevano.[18] Battisti sostenne però il primato dell'emozione sulla tecnica vocale.[19]

La sua frequentazione, anch'essa autodidattica, di vari generi e stili del panorama angloamericano, gli permise di realizzare un'innovativa fusione tra questi e la tradizione della canzone in Italia, rendendolo un punto di riferimento nella produzione di musica leggera del Paese.[4] Negli Stati Uniti, nonostante un tentativo infruttuoso di lanciarsi sul mercato negli anni settanta,[20] la sua produzione è in fase di riscoperta.[21][22]

BiografiaModifica

I genitori portavano entrambi il cognome Battisti: il padre Alfiero (12 dicembre 1913 - 29 novembre 2008[23]) era impiegato al dazio, la madre Dea (18 aprile 1917 - 12 maggio 1983[24]) era casalinga.

EsordiModifica

1947-1962: infanzia e adolescenzaModifica

 
Battisti nutriva grande ammirazione per Ray Charles, che fu tra i suoi maggiori punti di riferimento e contribuì significativamente ad appassionarlo alla musica[25]

Nel 1947 la sua famiglia si trasferì nella frazione Vasche del comune di Castel Sant'Angelo,[26] sempre in provincia di Rieti, e nel 1950 a Roma[26] in Piazzale Prenestino 35.[27] A seguito della promozione in terza media,[26] il giovane Battisti chiese in regalo ai genitori una chitarra che cominciò a suonare principalmente da autodidatta, aiutato sporadicamente da un amico di famiglia.[28]

 
Lucio Battisti con Paolo Ordanini, pianista dei Campioni

L'interesse per la chitarra crebbe in lui fin quando nel 1961 iniziò a dedicarcisi intensamente, suonandola giorno e notte.[29] Questa passione lo portò, di conseguenza, a trascurare gli studi,[30] suscitando l'irritazione del padre Alfiero, il quale minacciò di non firmargli l'esenzione dal servizio militare (a cui aveva diritto in quanto figlio di un invalido di guerra) se non si fosse diplomato; il giovane Battisti obbedì (a condizione di potersi dedicare solo alla musica nei due anni successivi) e nel 1962 si diplomò regolarmente perito elettrotecnico.[31] Nel tempo, Battisti si costruì e coltivò una vasta cultura musicale, traendo ispirazione, principalmente, da artisti come Ray Charles, Otis Redding (e la musica afroamericana in generale), i Beatles, Donovan e Bob Dylan.[25][32]

1962-1966: i primi passi e l'incontro con MogolModifica

Il periodo di gavetta di Battisti ebbe inizio quando entrò a far parte come chitarrista nel gruppo Gli Svitati, il cui leader era il pianista e cantante Leo Sanfelice. Successivamente, nell'autunno del 1962, all'età di 19 anni, cominciò a suonare a Napoli con I Mattatori; la mancanza di soldi, sullo spirare dell'anno, lo portò tuttavia alla decisione di tornare a casa. Successivamente fece parte de I Satiri, gruppo romano che accompagnava Enrico Pianori, e che spesso suonava a Roma nel night Cabala.[33] Nello stesso locale si esibivano I Campioni, un gruppo ben più famoso che, dopo l'abbandono di Bruno De Filippi, era alla ricerca di un chitarrista. Una prima offerta era stata avanzata ad Alberto Radius, che però rifiutò, così il leader della band Roby Matano decise di offrire il ruolo a Battisti, il quale accettò entusiasticamente. Si trasferì quindi a Milano, principale zona di attività dei Campioni, e gravitò nell'ambiente che ruotava attorno al club Santa Tecla, allora tempio del jazz e della nascente musica rock italiana.

Battisti avrebbe vissuto tutto il resto della sua vita in Lombardia: inizialmente a Milano, poi nella zona di Città Studi, poi, dal 1973 fino alla sua morte, in una villa a Molteno, in Brianza.

All'inizio del 1964, I Campioni partirono per un tour in Germania e nei Paesi Bassi, dove tra l'altro ebbero la possibilità di ascoltare alla radio musica che in Italia non veniva trasmessa.

 
Battisti, i Dik Dik e Aldo Novelli durante un episodio di Teleset, 1966

Fu proprio Matano, che ha più volte rivendicato una sorta di "primogenitura" nella scoperta del talento di Battisti, a spronarlo a scrivere canzoni. Ne nacquero alcuni pezzi, alcuni con testi e musica di Battisti e altri con testi scritti da Matano (ma depositati a nome di Battisti, perché l'amico non era iscritto alla SIAE).[34] Molti dei brani rimasero perlopiù sconosciuti o addirittura mai pubblicati. Alcuni di questi furono successivamente rimaneggiati da Battisti sulla base di nuovi testi di Mogol, come Non chiederò la carità, poi divenuto Mi ritorni in mente.

Il 14 febbraio 1965, Battisti riuscì a ottenere un appuntamento con il discografico Franco Crepax: durante il provino, fu notato da Christine Leroux, un'editrice musicale di origine francese giunta a Milano negli anni sessanta, contitolare delle edizioni El & Chris. Ricercatrice di talenti per la casa discografica Ricordi, la Leroux rimase colpita dalle vocalità di Battisti[3] e fu lei a procurargli un appuntamento con il paroliere Giulio Rapetti, in arte Mogol. Quest'ultimo inizialmente era scettico, tuttavia rimase colpito dall'umiltà del cantante[35] e gli garantì che avrebbero qualche volta lavorato assieme «non per scrivere canzoni ma per fare degli esperimenti».[3] Superati i dubbi iniziali, i due iniziarono a collaborare e nello stesso anno scrissero insieme il primo brano, Hey ragazzo, inciso nel 1968 dall'Equipe 84.[3] Il sodalizio, ormai formato, continuò con alcuni brani affidati ad altri interpreti, fino a quando nel 1966 fu lo stesso Mogol a insistere con Battisti, scettico egli stesso circa le proprie doti vocali, perché cantasse in prima persona le sue canzoni, anziché limitarsi ad affidarle ad altri: «i tuoi provini sono sempre più belli delle versioni degli altri» gli ripeteva.[36] Mogol dovette superare non poche resistenze presso la Ricordi, la loro casa discografica (i cui esponenti sostenevano avesse una brutta voce[36]), ma alla fine, minacciando di dare le dimissioni, l'ebbe vinta.[37]

Battisti esordì come solista nel febbraio 1966 con il brano Adesso sì, composto e presentato al Festival di Sanremo 1966 dall'esordiente Sergio Endrigo e la cui cover è contenuta nella raccolta Sanremo '66 della Dischi Ricordi.[38] Seguì il primo 45 giri Dolce di giorno/Per una lira, con modestissimi risultati di vendite. Le due canzoni vennero poi portate al successo rispettivamente dai Dik Dik e dai Ribelli di Demetrio Stratos. Nel circuito degli "addetti ai lavori", Per una lira si fece notare come brano innovativo nel testo e nella scrittura musicale.

Nello stesso anno, durante una permanenza di una settimana a Londra con Mogol (che nell'occasione si incontrò con Bob Dylan), Battisti fu avvicinato dai produttori dei Beatles attraverso Paul McCartney (che successivamente si sarebbe rivelato un estimatore della musica di Battisti[39]): erano pronti a investire su di lui per lanciarlo nel mercato americano, ma Battisti rinunciò perché gli pareva eccessivo che i produttori si tenessero il 25%.[36][40][41]

1967-1968: il successo di 29 settembre e Balla LindaModifica

 
Lucio Battisti nel 1967

Nel 1967, Mogol e Battisti composero 29 settembre, il loro primo brano importante, nel quale si distinguevano già sonorità innovative tendenti alla psichedelia.[3] Interpretato dall'Equipe 84 e più volte trasmesso nel programma radiofonico Bandiera gialla, il brano si classificò al primo posto nella hit parade e divenne presto un classico della musica leggera.[42]

Sempre nel 1967 scrissero un altro brano interpretato e portato al successo dall'Equipe 84, Nel cuore, nell'anima; per Riki Maiocchi (ex de I Camaleonti) poi scrissero Uno in più, considerata una canzone-manifesto della cosiddetta linea verde, con cui Mogol, lavorando con giovani cantanti e autori, come Battisti,[43] intendeva perseguire un rinnovamento della tradizione musicale italiana. Per quanto riguarda la carriera da solista, Battisti produsse il suo secondo singolo, Luisa Rossi/Era, che conteneva un rhythm and blues e una canzone dalle atmosfere quasi medioevali, ma non riscosse grande successo. Ancora nel 1967, scrisse Non prego per me per Mino Reitano e suonò la chitarra in La ballata di Pickwick, sigla iniziale e finale dello sceneggiato Il Circolo Pickwick, mai pubblicata su disco; la canzone è cantata da Gigi Proietti.

 
Battisti a Roma nella seconda metà degli anni sessanta; sullo sfondo il Colosseo, ripreso dal lato del Foro

A gennaio del 1968 fu invitato da Renzo Arbore e Gianni Boncompagni a Bandiera gialla, la sua prima apparizione radiofonica: cantò Il vento, canzone scritta per i Dik Dik. La registrazione dell'esibizione è tuttora inedita.[44]

In seguito pubblicò il singolo Prigioniero del mondo/Balla Linda. Prigioniero del mondo, canzone scritta da Carlo Donida con testo di Mogol, che doveva essere originariamente interpretata da Gianni Morandi; fu presentata con scarso successo alla manifestazione Un disco per l'estate 1968. Di questa canzone esiste anche un videoclip, che rappresenta tra l'altro il primo filmato in cui compare il cantante, girato su pellicola in bianco e nero a Tonezza del Cimone. Di maggiore successo si rivelò il retro, Balla Linda, una canzone melodica ma anch'essa già "sperimentale" per i canoni musicali dell'epoca, nel cui testo Battisti e Mogol rifiutarono la convenzione delle rime baciate.[45]

Con Balla Linda partecipò al Cantagiro 1968, classificandosi quarto[46] ed entrò, per la prima volta con una canzone da lui interpretata, in hit parade; con una versione in inglese intitolata Bella Linda ed eseguita dai The Grass Roots, ottenne un notevole esito anche negli Stati Uniti, piazzandosi al numero 28 della classifica di Billboard, per poi ottenere risonanza internazionale.[47] Il 24 ottobre[48] dello stesso anno pubblicò un altro 45 giri, composto da La mia canzone per Maria, pezzo dalle ritmiche esotiche, e da Io vivrò (senza te), brano dai ricercati arrangiamenti e denso di pathos.[3]

1969: la consacrazione come cantante e autoreModifica

«Trovo che le canzoni che ho scritto prima del mio debutto come cantante siano state ottimamente interpretate dai Dik Dik, Equipe 84, Riki Maiocchi etc... ma a un certo punto, mi sentivo di poter dire la mia anche come cantante, cioè di aggiungere qualche cosa, non di migliore ma di diverso, magari, a quella che era la mia canzone.»

(Battisti, rispondendo alla domanda su cosa l'avesse spronato a decidere di iniziare a cantare[49])

Dopo due partecipazioni consecutive come autore al 17º e al 18º Festival della canzone italiana rispettivamente con Non prego per me (interpretata da Mino Reitano e gli Hollies) e La farfalla impazzita (scritta per Johnny Dorelli e Paul Anka), Battisti prese parte come interprete (per la prima e unica volta in carriera) all'edizione numero 19 della rassegna con Un'avventura, un brano dalla venatura rhythm and blues interpretato in coppia con Wilson Pickett, esponente di punta di tale genere musicale. Il brano si classificò al 9º posto finale[50] con 69 voti.[51] La partecipazione a Sanremo aumentò di molto la sua popolarità, ma lo espose anche a critiche di vario genere: Alfonso Madeo, sul Corriere della Sera, definì l'interpretazione di Battisti «impacciata»,[52] Natalia Aspesi, sul Giorno, criticò duramente la sua voce,[53] mentre Paolo Panelli, sul Messaggero, ironizzò sulla sua capigliatura anticonformista e «selvaggia», equiparandolo a Pierino Porcospino e ad Attila, re degli Unni.[54] In concomitanza con la partecipazione al Festival, il 31 gennaio 1969[48] pubblicò il singolo contenente Un'avventura e Non è Francesca, canzone in cui sono presenti elementi di alcuni dei più disparati generi musicali.[55]

Il 4 marzo successivo[55] pubblicò il suo primo album, intitolato Lucio Battisti, una raccolta di brani già pubblicati nei precedenti singoli più sei brani già editi nelle versioni di altri gruppi e cantanti (come 29 settembre), qui reinterpretati da Battisti; tutti comunque destinati a divenire dei classici del repertorio musicale dell'autore.[3] L'album sarà il 3º più venduto in Italia nel 1969.[56]

Il 28 marzo[48] pubblicò il secondo singolo dell'anno, Acqua azzurra, acqua chiara/Dieci ragazze, e in primavera, in alcune interviste, svelò il fidanzamento con Grazia Letizia Veronese,[57][58] di professione segretaria di Miki Del Prete nel Clan Celentano[59] e in seguito sua compagna di vita; della Veronese si era parlato poco tempo prima in alcune riviste come presunta fidanzata di Gian Pieretti[60] (relazione che Pieretti smentì solo a distanza di più di quarant'anni, in un'intervista del 2014[61]).

Il 15 aprile partecipò per la prima volta a una trasmissione televisiva, Speciale per voi di Renzo Arbore (all'epoca in onda in seconda serata sul secondo canale della Rai): si esibì con la chitarra, accennando alcune delle sue canzoni più richieste e rispose alle domande del pubblico; durante la puntata lanciò il brano Acqua azzurra, acqua chiara, presto divenuto un tormentone estivo nell'estate 1969. Con questa canzone, Battisti arrivò terzo al Cantagiro 1969 con 861 voti[62] e vinse il Festivalbar di quell'anno[63] con 343 984 preferenze, distaccando I Camaleonti, secondi classificati, di quasi 50 000 voti.[64] Da qui in avanti Battisti sarebbe stato invitato a numerose trasmissioni, partecipò a Gli amici della settimana, programma di improvvisazione musicale sempre di Arbore e Boncompagni, con i giornalisti Adriano Mazzoletti e Renzo Nissim; successivamente fu ospite anche a Caccia alla voce, gara musicale condotta da Pippo Baudo e a Batto quattro.[44]

 
Battisti a Poggio Bustone nel 1969

Durante l'estate realizzò il suo primo tour, composto di 21 serate.[65] Sempre durante il periodo estivo, fondò insieme a Mogol una casa discografica indipendente, la Numero Uno. In questo progetto furono coinvolti la Formula 3, Bruno Lauzi, Edoardo Bennato, Adriano Pappalardo, Oscar Prudente e altri; tuttavia Battisti non poteva ancora passare all'etichetta per via degli obblighi contrattuali che lo legavano alla Ricordi.

Il 14 ottobre[48] pubblicò il terzo singolo dell'anno, Mi ritorni in mente/7 e 40; il lato A fu presentato il 19 ottobre con una sua partecipazione nel programma radiofonico Gran varietà condotto da Walter Chiari.[66] Tra i singoli che pubblicò quell'anno, questo fu quello che incontrò il successo maggiore: fu l'11º singolo più venduto del 1969 e raggiunse anche il primo posto in Hit parade.[67]

Il 4 novembre andò in onda sul Programma Nazionale uno speciale dal titolo Incontro con Lucio Battisti, che lo vide per la prima ed unica volta nelle vesti di conduttore affiancato da Loretta Goggi, anch'essa esordiente nei panni di conduttrice e reduce dal successo ottenuto dallo sceneggiato televisivo La freccia nera. Battisti, oltre a condurre, eseguì alcuni dei suoi brani del periodo come Acqua azzurra, acqua chiara, Non è Francesca, Mi ritorni in mente e 7:40. Balla Linda funse da sigla iniziale e finale del programma.

Nonostante il successo come interprete, la sua attività di autore per altri cantanti non si interruppe: soprattutto nei primi anni della sua carriera, partecipò costantemente come musicista e/o voce tra i cori alle incisioni di brani di altri artisti (inclusi alcuni di cui non era autore): sue sono canzoni di successo come Questo folle sentimento, dall'atmosfera vagamente psichedelica, affidata alla Formula 3; Mamma mia, affidata ai Camaleonti; infine Il paradiso della vita (una canzone scritta nel 1968 da Mogol e Battisti per Ambra Borelli, ma che non ottenne alcun successo) quell'anno fu ripresa dal gruppo inglese degli Amen Corner, con il titolo (If Paradise Is) Half as Nice, raggiungendo il primo posto delle classifiche di vendita britanniche.[68] Inoltre Patty Pravo, in un viaggio nel Regno Unito, rimase affascinata dal brano degli Amen Corner, ignorando che fosse stato scritto in origine dagli italiani Battisti e Mogol, e decise di farne una cover con il titolo di Il paradiso, rendendo la canzone popolare anche in Italia.[69]

Battisti, Mogol e la Numero UnoModifica

L'addio ai concerti
Battisti durante un'esibizione all'Altro Mondo di Rimini, 7 agosto 1970
Il 13 ottobre 1970 mentre si esibisce al Palasport di Torino interpretando Anna e Fiori rosa fiori di pesco per la trasmissione televisiva Seimilauno

Dopo quello del 1969, il tour dell'estate 1970 è il secondo ma anche l'ultimo della carriera di Battisti. Secondo le sue stesse dichiarazioni, una prima motivazione per la decisione di non fare più concerti è il maggiore tempo a disposizione, con ripercussioni positive sia in campo artistico che personale:

«Intanto, non vivi e, come ho detto, io intendo seguire questa professione, intendo guadagnare, intendo divertirmi, intendo avere successo, ma intendo anche vivere. […] Non solo, ma le ripercussioni più grandi quali sono? Proprio quelle del lavoro: e chi me lo dà il tempo di stare la mattina, da quando mi alzo, dalle otto alle quattro del pomeriggio, con la chitarra a suonare? Perché, ripeto, le canzoni mica scaturiscono così. […] Intendo conservare la mia autonomia, la mia personalità per quanto possibile, e una delle cose che ti spersonalizzano al massimo sono le serate.»

(Battisti, dicembre 1970[26])

Inoltre, una seconda motivazione è da ricercare nella volontà di essere giudicato esclusivamente per la musica composta, e di eliminare qualsiasi altro fattore "di disturbo":

«Faccio il musicista, non l'attore o il giornalista; le mie cose le dico tutte, complete, sui miei dischi; la mia musica dice tutto di me, i testi che canto mi stanno bene, li adatto a me, li sento. Se facessi l'attore parlerei, se facessi il giornalista userei la macchina da scrivere, se fossi un critico spiegherei. Non credo di dover spiegare quello che faccio; guai, significherebbe che non mi faccio capire da tutti...»

(Battisti, 1973[70])

«Un musicista, se la propria musica comunica ed emoziona realmente, non ha nulla da spiegare e null'altro da aggiungere a quello che si ascolta nei suoi LP.»

(Battisti[71])

«Non faccio tournée né spettacoli perché mi sembra di vendermi, di espormi in vetrina: io voglio che il pubblico compri il disco per le qualità musicali e non per l'eventuale fascino del personaggio.»

(Battisti, 1980[72])

Secondo l'amico e fotografo Cesare Montalbetti, inoltre, un altro fattore che lo portò a questa decisione fu l'impossibilità di riprodurre dal vivo la perfezione dei suoni ottenuti in studio di registrazione.[73]

Altri sostengono inoltre che la decisione sia dovuta, almeno in parte, anche alla timidezza di Battisti, che lo rendeva poco adatto a intrattenere grandi folle, o ancora alle controverse doti vocali dell'artista,[74] che non gli avrebbero permesso di eseguire dal vivo performance soddisfacenti.

Mogol ha in seguito rivelato di essere stato lui a consigliare a Battisti di chiudere coi concerti, onde evitare accuse infondate inerenti allo schieramento politico del duo (vedi Opinioni politiche).[75]

Sebbene avesse chiuso con le esibizioni dal vivo, pare che una volta al mese cantasse per i bambini malati dell'Istituto dei tumori a Milano.[76]

Dal 1969 e per tutti gli anni settanta, Lucio Battisti raggiunge il culmine della popolarità e del successo. I suoi album sono costantemente tra i primi posti nelle classifiche di vendita degli anni 1969,[56] 1971,[77] 1972,[78] 1973,[79] 1975,[80] 1976,[81] 1977,[82] 1978[83] e 1980.[84] Nel 1973, caso raro nella storia discografica italiana, riesce a conquistare il primo e il secondo posto in classifica (con Il mio canto libero e Il nostro caro angelo), distanziando opere di respiro e successo internazionali come The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd (3º) e Don't Shoot Me I'm Only the Piano Player di Elton John (4º).[79]

Durante la collaborazione con Mogol, Battisti è solito comporre la base musicale dei brani prima della stesura del testo,[16][36][85] come confermeranno più avanti sia lo stesso paroliere sia alcuni colleghi e collaboratori (come Mario Lavezzi[86] e Gaetano Ria[87]). A tal proposito Mogol ricorda: «Lucio chiedeva la musica sempre prima, poi veniva, me la cantava in inglese inventato... Ci incontravamo la mattina alle 9, mai scrittura notturna, sempre di giorno. Lui stava sul divano e suonava e io scrivevo.»[88] «Facevo sempre così: prima la sua musica e poi le mie parole.»[89]

1970: la fortuna del sodalizio con MogolModifica

 
Mogol e Battisti in viaggio a cavallo nell'estate 1970

Nel 1970 compone Sole giallo, sole nero e Io ritorno solo per la Formula 3, Insieme e Io e te da soli per Mina, Per te per Patty Pravo, Mary oh Mary ed E penso a te per Bruno Lauzi, Io mamma, Uomini e Perché dovrei per Sara (una cantante da lui lanciata con discreto successo).[90]

Dal 21 giugno al 26 luglio, su iniziativa di Mogol, i due intraprendono un viaggio a cavallo da Milano a Roma, in segno di protesta ecologica; il viaggio sarà raccontato dallo stesso Battisti in tre articoli su TV Sorrisi e Canzoni.[91][92][93] Appena tornato dal viaggio iniziò i preparativi per il tour che intraprenderà quell'estate con la Formula 3: dieci date eseguite tra L'altro mondo di Rimini, La Bussola di Marina di Pietrasanta e il locale di Gino Paoli a Sestri Levante.[93] Sarà anche il suo ultimo tour.

Il 2 settembre Battisti si aggiudica per la seconda volta consecutiva (il primo interprete a farlo) la vittoria al Festivalbar, con la canzone Fiori rosa fiori di pesco.[94] In questa occasione annuncia di avere in mente di realizzare un concept album basato sul tema dell'amore visto con angolazioni nuove.[95]

Il 15 ottobre 1970[48] esce il singolo Emozioni/Anna. A novembre il concept album annunciato in occasione del Festivalbar, Amore e non amore (realizzato con i membri della PFM), è pronto:[96] essendo però un album piuttosto sperimentale e di nicchia (la metà dei brani sono strumentali e tendenti verso il prog folk[3]), la Ricordi decide di metterlo da parte e a dicembre pubblica invece un'altra raccolta,[97] intitolata Emozioni, dove si trovano in versione stereofonica i brani tratti dai singoli già pubblicati, stavolta senza neanche un inedito.[3] Dopo questa manovra commerciale da parte della Ricordi, i rapporti di Battisti con la casa discografica si cominciano a incrinare. La "compilation" ottiene comunque grande successo[98] e sarà il 4º album più venduto in Italia nel 1971, raggiungendo il primo posto nella classifica settimanale.[77]

1971: il passaggio alla Numero UnoModifica

Durante il 1971, Battisti compone Vendo casa per i Dik Dik, Eppur mi son scordato di te, Nessuno nessuno e Mi chiamo Antonio tal dei tali e lavoro ai mercati generali per la Formula 3, Amor mio e La mente torna per Mina, Amore caro amore bello e L'aquila per Bruno Lauzi, Un papavero per i Flora Fauna Cemento e La folle corsa, interpretata da Little Tony e dalla Formula 3.

Ad aprile[48] pubblica il singolo Pensieri e parole/Insieme a te sto bene. Il produttore discografico Alessandro Colombini, prima della pubblicazione, era molto scettico riguardo al singolo ed era sicuro che Pensieri e parole avrebbe decretato la fine del sodalizio Mogol-Battisti,[99] invece il 45 giri ebbe un successo tale da essere definito da Lelio Luttazzi «regina di Hit parade».[100]

Il 21 aprile partecipa alla trasmissione Formula Uno presentata da Paolo Villaggio. Battisti è coinvolto in un dibattito con Herbert Pagani, Pippo Franco, Memo Remigi, Sergio Endrigo, Bruno Lauzi, Pino Donaggio e Fabrizio De André. Alla domanda «Preferireste passare alla storia come cantante o come autore?» Battisti risponde concisamente: «come autore, perché a tutt'oggi la mia attività più importante è quella di autore» e ironicamente aggiunge: «comunque preferisco non passare alla storia della musica».[66]

In questo periodo la stampa inizia a lamentare la calante disponibilità di Battisti a essere intervistato e fotografato,[96] così il 27 aprile si esibisce al Circolo della stampa di Milano per i giornalisti e le loro famiglie.[99][101]

 
Lucio Battisti, Mariolina Cannuli e Mogol alla trasmissione radio Arriva il compressore, estate 1971

A luglio si reca a Campione d'Italia per dirigere un'orchestra di 25 elementi nell'esecuzione di 7 agosto di pomeriggio,[102] brano proveniente dall'album Amore e non amore, che nel frattempo è "congelato" da otto mesi negli archivi della Ricordi suscitando preoccupazione in Battisti riguardo al fatto che, dopo tutto quel tempo, potesse essere già musicalmente "superato" e pertanto meno moderno delle sue composizioni più recenti.[96][103]

Sempre nel mese di luglio, la Ricordi pubblica finalmente Amore e non amore,[97] accompagnato dal singolo Dio mio no/Era;[48] il brano Dio mio no viene censurato dalla Rai, a causa della presenza di risvolti erotici considerati inaccettabili.[104] L'album si posizionerà al 10º posto tra i dischi più venduti dell'anno.[77]

Il 31 luglio[102] viene registrata negli studi della Rai Tutti insieme, una trasmissione televisiva musicale ideata da Mogol, dove si esibiscono dal vivo Battisti e altri artisti appartenenti (o comunque legati) alla Numero Uno: Alberto Radius, i Dik Dik, i Flora Fauna Cemento, la Premiata Forneria Marconi, Lally Stott, Mauro Pagani, Adriano Pappalardo, la Formula 3, Bruno Lauzi, Edoardo Bennato e una giovanissima Mia Martini agli esordi, voluta proprio da Battisti perché rimasto affascinato dalla sua vocalità.[105] La trasmissione si conclude con una esuberante cover di gruppo del brano Proud Mary dei Creedence. Andrà in onda il 23 settembre,[106] con un ottimo esito soprattutto tra il pubblico più giovane.[107]

A settembre scade il contratto che lo legava alla Ricordi, ed è quindi libero di passare alla Numero Uno.[96][108] Per ricavare il più possibile da Battisti, che in quel momento godeva di grande popolarità, la Ricordi iniziò a sfruttare al massimo il materiale inedito che, come da contratto, aveva ancora diritto a pubblicare, così il 28 ottobre[97] mette sul mercato un'altra raccolta, Lucio Battisti Vol. 4, a discapito del nome in effetti una semi-antologia, dove i brani inediti sono appena tre, e il 24 ottobre[48] pubblica il singolo Le tre verità/Supermarket. In Le tre verità si fanno più evidenti gli echi internazionali, in particolare dei Led Zeppelin (tra i principali gruppi che Battisti ascoltava[32]).

A novembre[48] pubblica il suo primo singolo per la Numero Uno, contenente la drammatica Anche per te e La canzone del sole. Quest'ultima, divenuta presto un classico del repertorio battistiano, è considerata, per la semplicità degli accordi e l'ispirazione artistica, un brano ideale per chi si accinge a imparare a suonare la chitarra.

Il 31 dicembre partecipa alla trasmissione televisiva Cento di queste notti, dove prima di cantare La canzone del sole accenna con la chitarra l'introduzione strumentale di Dio mio no, come chiara ripicca verso la censura del brano.

1972-1974: la crescita artistica e il progressivo distacco dai mass mediaModifica

Evidentemente turbata dal successo di La canzone del sole/Anche per te, la Ricordi nel marzo del 1972[48] compie un ulteriore tentativo commerciale pubblicando il singolo Elena no/Una. È l'ultimo brano inedito che la Ricordi ha diritto a pubblicare.

Durante il 1972 compone Il mio bambino per Iva Zanicchi, Io mamma per Sara, È ancora giorno e Segui lui per Adriano Pappalardo, Mondo blu per i Flora Fauna Cemento, Aeternum (di cui scrive il testo), Sognando e risognando e Storia di un uomo e di una donna per la Formula 3 e Prima e dopo la scatola per Alberto Radius. Non comporrà più per altri cantanti, ad eccezione di due brani nel 1976.

Duetto Battisti-Mina a Teatro 10, 23 aprile 1972
Mina e Battisti prima dell'esibizione

Il 23 aprile partecipa alla trasmissione televisiva Teatro 10. Presentato da Alberto Lupo, canta in anteprima I giardini di marzo (in playback) e si esibisce dal vivo in un duetto con Mina, interpretando un medley composto da Insieme, Mi ritorni in mente, Il tempo di morire, E penso a te, Io e te da soli, Eppur mi son scordato di te ed Emozioni, accompagnati da Massimo Luca alla chitarra acustica, Angel Salvador al basso, Gianni Dall'Aglio alla batteria, Gabriele Lorenzi alle tastiere e Eugenio Guarraia alla chitarra elettrica. Il duetto è ritenuto una delle esibizioni più importanti della musica pop italiana[109][110] e sarà l'ultima apparizione televisiva di Battisti in Italia.

Il 24 aprile pubblica il suo primo album per la Numero Uno, Umanamente uomo: il sogno. Registrato tra gennaio e febbraio,[97] si tratta di un disco a due facce: di stampo "classico" ma al tempo stesso ardito e innovativo,[111] ora melodico e suggestivo, ora cupo e inquieto.[3] L'album è il 2º più venduto del 1972,[78] accompagnato dal singolo I giardini di marzo/Comunque bella,[48] che Battisti decide di cantare anche in lingua francese, affidando la traduzione dei testi a Eddie Marnay; il singolo verrà inciso a Parigi[112][113] e rappresenta la prima di una lunga serie di esperimenti esteri da parte del musicista.

In questo periodo inizia a rifiutarsi di posare per fotografie e rilasciare interviste e, rifiutandone una per il settimanale Sogno, dichiara di preferire l'olio di ricino alla televisione;[114] la stampa, in risposta, inasprisce i toni: Sogno lo accusa di essere incoerente alle sue dichiarazioni (avendo appena partecipato a Teatro 10) e di aver scelto di non farsi più intervistare solo per attirare l'attenzione e farsi pubblicità;[114] Oggi pubblica un dibattito tra musicisti e critici sul tema «Battisti è davvero un fenomeno?» in cui Riz Ortolani lo accusa di «scopiazzare», Augusto Martelli dichiara che «Battisti è un dilettante spaventoso» e «un pallone gonfiato», mentre Aldo Buonocore dichiara che «la sua voce è una lagna, uno strazio».[115]

A settembre del 1972 avvia le sessioni di registrazione del suo nuovo album, Il mio canto libero, che viene pubblicato a novembre,[97] contemporaneamente ai singoli Io vorrei... non vorrei... ma se vuoi/Confusione, Io vorrei... non vorrei... ma se vuoi/vento nel vento (mai distribuiti) e Il mio canto libero/Confusione.[48] L'album è il più venduto del 1973, solo nel giro iniziale di distribuzione vende 450 000 copie.[116] Il mio canto libero è un'opera spartiacque nella carriera del cantautore e uno tra i suoi dischi più importanti[3][98] nei cui testi, oltre al tema della libertà, si trovano accenni all'ecologia e all'inquinamento,[117] argomenti a cui Mogol teneva molto e che aveva già introdotto nei titoli di tre brani strumentali di Amore e non amore. Dal punto di vista musicale Il mio canto libero rappresenta, insieme a Umanamente uomo: il sogno, entrambi contenenti vari brani divenuti dei classici, un autentico punto di svolta nell'evoluzione della musica popolare italiana.[3][118] La title track viene incisa da Battisti anche in versione francese e spagnola, quest'ultima con i testi riadattati da Carlos Ramòn-Amàrt, ottenendo un buon riscontro.[119]

Appena dopo l'uscita de Il mio canto libero viene ospitato per la seconda volta al programma radiofonico Gran varietà, allo scopo di promuovere il disco, e a condurre stavolta è Raffaella Carrà. Anche in questa occasione, il botta e risposta viene palesemente manipolato: viene difatti replicata a mo' di tormentone la risposta "seccata" di Battisti «magari passerei subito alla canzone» alle varie domande poste dalla conduttrice, travisando di conseguenza la natura del dialogo e screditando la reputazione del cantautore.[44][66]

Di lì a poco, il 12 dicembre, avviene un'ulteriore partecipazione ad una trasmissione radiofonica, Supersonic, nella quale interpreta Comunque bella, Innocenti evasioni, La canzone del sole e Sognando e risognando[120]; Fabrizio Zampa su Il Messaggero lo stronca scrivendo che «la sua esibizione è stata una sagra della stonatura e dell'approssimazione».[121] Con l'ultima partecipazione televisiva italiana avvenuta ad aprile dello stesso anno e l'ultimo concerto risalente all'estate del 1970, questo evento costituisce l'ultima esibizione pubblica di Battisti in Italia.

 
Battisti alla chitarra durante la trasmissione radio Supersonic, nel dicembre 1972

Il 25 marzo 1973 nasce l'unico figlio di Battisti e Grazia Letizia Veronese, di nome Luca Filippo Carlo. Le reazioni della stampa a questo evento causeranno la definitiva rottura tra Battisti e i giornalisti: il 26 marzo Sogno pubblica un articolo su un fantomatico e improbabile flirt tra Battisti e l'attrice di cinema erotico Zeudi Araya,[122] il 27 marzo due fotografi irrompono violentemente nella stanza della clinica dove si trovava insieme alla compagna ed al bambino, iniziando a scattare fotografie all'impazzata e costringendo Battisti a cacciarli via in malo modo;[123] in risposta a questo isolamento, Novella 2000 scrive che il cantante «ha paura anche delle ombre», descrivendo un Battisti tirchio, burbero e apatico.[124] Nel periodo successivo la stampa non allenta la presa, anzi la ricerca dello scoop assume sempre di più l'aspetto di una caccia: il 14 maggio Novella 2000 documenta con un lungo articolo l'affissione della notifica di una grossa multa sulla porta della casa milanese di Battisti,[125] mentre il 10 giugno TV Sorrisi e Canzoni titola in prima pagina «abbiamo stanato col teleobiettivo Lucio, figlio e moglie in un misterioso rifugio in Brianza pieno di provviste»,[126] dove Battisti stava facendo costruire una villa accanto a quella di Mogol (a Dosso di Coroldo),[127] dove vivrà per il resto della sua vita.

Il suo distacco dalla stampa italiana e dalle esibizioni dal vivo diventa, a questo punto, totale: arriva infatti a rifiutare un'intervista per Enzo Biagi e una richiesta di Gianni Agnelli, che gli propone di esibirsi al Teatro Regio di Torino in uno spettacolo sponsorizzato dalla FIAT, per un compenso di 2 miliardi di lire.[128] Inizia invece a scrivere le musiche per un nuovo album, che incide successivamente tra luglio e agosto del 1973.[97] Parallelamente, avendo un vivo interesse per la lingua tedesca,[129] decide di cimentarsi anche nella lavorazione di un album completamente in tedesco, servendosi della collaborazione del cantante Udo Lindenberg per la pronuncia e la traduzione dei testi originali. Il disco, dal titolo Unser freies Lied, viene registrato in autunno ad Amburgo e verrà pubblicato nel 1974.[113] Successivamente nel 1979 Battisti stesso definirà l'album, comunque rivalutato dal pubblico negli anni,[130] come «un tentativo confuso».[131]

L'album in italiano, Il nostro caro angelo, viene pubblicato a settembre del 1973,[97] in contemporanea al singolo La collina dei ciliegi/Il nostro caro angelo.[48] Con questo disco, Battisti imprime alla sua musica una svolta piuttosto marcata verso le atmosfere progressive e jazz-rock, con uno stile più contenuto[3] e a tratti "quasi tribale":[111] rispetto ai due album precedenti, negli "arrangiamenti percussivi" compaiono con una certa importanza gli strumenti elettronici, tra cui il sintetizzatore, mentre si riduce il peso del pianoforte, archi e fiati (punto fermo dei lavori passati); i testi di Mogol risultano più "maturi" e orientati, oltre che sul ricorrente tema dell'amore, anche sul sociale,[132] e anche qui si trovano richiami ecologici.[3] L'album vende 500 000 copie[133][134] e si colloca al 2º posto tra i dischi più venduti del 1973, preceduto da Il mio canto libero.[79] Deciso a seguitare la sua esperienza con il mercato discografico straniero, incide il brano La collina dei ciliegi anche in spagnolo.

 
Battisti e Grazia Letizia Veronese nel marzo 1974

La notorietà di Battisti nel frattempo si espande ulteriormente, tanto che anche David Bowie (per il quale Mogol ha riadattato tre anni prima i testi in italiano di Space Oddity) e Mick Ronson si dichiarano suoi estimatori, realizzando una cover di Io vorrei... non vorrei... ma se vuoi, tra i brani più noti e di successo del cantautore italiano. La nuova canzone, dal titolo Music Is Lethal, viene poi inserita nel disco di debutto di Ronson, Slaughter on 10th Avenue.[135]

Nello stesso anno, inoltre, il nome di Battisti appare per la prima e unica volta nella locandina di un film, per la colonna sonora di La circostanza di Ermanno Olmi, nella quale compaiono canzoni da lui precedentemente scritte per la Formula 3.[136]

Tra la primavera e l'estate del 1974 compie, insieme a Mogol, un viaggio in Sudamerica, tra Argentina e Brasile, per prendere parte ad alcuni spettacoli televisivi.[137] La lunga permanenza ispira fortemente Battisti, che si affaccia a una nuova esperienza culturale e a «un'altra dimensione della musica»;[138] cosicché, non appena rientrato in Italia, ampliando e perfezionando il percorso musicale già intrapreso con Il nostro caro angelo, inizia a lavorare al nuovo album.

Il disco, che viene pubblicato a dicembre,[97] è Anima latina, probabilmente la sua opera più ambiziosa, complessa e sfaccettata:[139] originale fusione delle sonorità latine con alcune delle modalità espressive tipiche del progressive (brani lunghi, dall'orchestrazione e strumentazione estremamente composita e stratificata, ampio uso di sintetizzatori), con elementi che rimandano alla musica psichedelica, pop, folk, jazz e classica.[3][111] È un disco, come dirà lo stesso Battisti, votato alla valorizzazione del ritmo, reso a tratti ossessivo nelle sezioni per fiati, cori e percussioni; in buona parte dei brani il canto è soffuso e volutamente tenuto a volume basso nel missaggio (scelta che Mogol considerò «infelice»[140]), alla pari con gli altri strumenti, tanto da essere talvolta quasi impercettibile. I testi sono più criptici, quasi esoterici, in controtendenza col modo di scrivere di Mogol, e non mancano anche qui alcuni riferimenti all'ambiente e al sociale.[N 1] Tra i pezzi che ottengono maggior riscontro, la stessa Anima latina, con un testo che Mogol ritenne essere il migliore da lui mai scritto,[141] e Due mondi, in cui Battisti duetta con la cantante Mara Cubeddu; tuttavia, nessuno dei brani presenti nel disco è davvero rimasto nella memoria collettiva. Dall'album viene estratto, ma non distribuito, il singolo Due mondi/Abbracciala abbracciali abbracciati.[48] Mentre Battisti completa il mix dell'album, concede al giornalista di Ciao 2001 Renato Marengo una lunga intervista, nonostante fosse da tempo in silenzio stampa.[71][N 2] Fredda l'accoglienza della critica, modesta quella del pubblico: il disco vende 250 000 copie (la metà del precedente),[134][142] risultando essere l'8º album più venduto in Italia nel 1975,[80] ciononostante rimane in classifica per ben 65 settimane, di cui 13 al primo posto[5] (a tutt'oggi il record per un disco di Battisti[143]).

Anima latina ha rappresentato allora l'apice della maturazione nella ricerca musicale di Battisti oltreché una svolta nel modo di fare musica in Italia, ed è stato nel tempo ampiamente rivalutato, tanto da venir oggi riconosciuto come il massimo capolavoro di Battisti e uno dei migliori album italiani mai incisi.[142][144][145][146]

1975-1980: il nuovo percorso musicale e gli ultimi successiModifica

 
Battisti e Mogol negli anni settanta

Tra maggio e giugno del 1975 parte per un viaggio negli Stati Uniti visitando New York, San Francisco e Los Angeles. Durante questo periodo Battisti assorbe le novità musicali nello stile e nella tecnica di registrazione, in particolare le sonorità della disco music. La RCA gli propone di realizzare un album con i suoi maggiori successi cantati in inglese per conquistare il mercato statunitense, ma Battisti, contrario a utilizzare brani già pubblicati, dichiara che «è sciocco continuare a guardarsi indietro» pur confessando di essere «eccitato dall'idea di incidere un album qui». Inoltre risale a questo soggiorno la bozza di una canzone, ispirata dall'autostrada americana Interstate 5 e provvisoriamente intitolata San Diego Freeway, che sarebbe poi diventata Ancora tu.[147][148]

A settembre realizza due filmati con la regia di Ruggero Miti e Cesare Montalbetti in cui canta Ancora tu e La compagnia: secondo il giornalista e autore televisivo Michele Bovi si tratta del primo videoclip italiano, che anticipa di circa 2 mesi anche quello di Bohemian Rhapsody dei Queen.[149]

Nel gennaio 1976, quando i brani del nuovo album sono pronti, cede Un uomo che ti ama a Bruno Lauzi e Io ti venderei a Patty Pravo; Ancora tu fu offerta a Mina, ma la cantante la rifiutò.[150] Il nuovo disco, intitolato Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera, viene pubblicato a febbraio,[150] insieme al singolo Ancora tu/Dove arriva quel cespuglio.[48] Dopo il precedente Anima latina, Battisti cambia nettamente direzione realizzando un album funk con evidenti influenze della disco music; ritenuto all'avanguardia per l'armoniosità tra ritmo, melodia e parole,[111] l'album riposiziona Battisti ai vertici delle classifiche: vende alla sua uscita circa 500 000 copie[151] (il doppio di Anima latina) ed è il 3º disco più venduto del 1976.[81] Il brano Ancora tu viene perfino proposto nelle discoteche italiane, rimanendo costantemente al primo posto delle hit parade.[3] È l'ultimo album che Battisti incise interamente in Italia, e viene oggi generalmente annoverato tra i migliori lavori concepiti dal musicista;[140] da segnalare, durante la registrazione, la presenza di Ivan Graziani alla chitarra.[152][153] La versione in spagnolo, Lucio Battisti, la bateria, el contrabajo, etc, ottenne un ottimo esito presso il mercato discografico iberico e sudamericano.[113][140]

 
Lucio Battisti nella seconda metà degli anni settanta

In un'intervista nello stesso anno a Radio Monte Carlo, ai microfoni di Max Onorari, Battisti si spinge in un lungo discorso in cui accusa i giornalisti di spingere una narrazione manipolatrice, affermando di non riconoscersi negli articoli che parlano di lui e che si basano sulle sue dichiarazioni. Dichiara anche che nel lungo periodo di silenzio le cose scritte su di lui sarebbero non autentiche, in conclusione prende le distanze da questo tipo di rappresentazione.[44]

Il 3 settembre 1976[154] si sposa in matrimonio civile con Grazia Letizia Veronese.

In questo periodo accoglie la proposta fattagli dalla RCA l'anno precedente e inizia a lavorare ad un album in lingua inglese sulla base dei nuovi brani che stava componendo per il suo prossimo album. Alla traduzione dei testi lavora Marva Jan Marrow, una cantautrice statunitense immigrata in Italia dove faceva parte già da tempo della Numero Uno. Realizzati i provini, si reca con la Marrow in California per la realizzazione del disco e il 4 ottobre[155] iniziano le sessioni di registrazione. Alla fine del lavoro, dopo circa nove mesi, Mogol, non entusiasta del fatto che il significato originale venisse perso, e secondo Marva Jan Marrow invidioso del risultato raggiunto,[156][157] decise di far riscrivere i testi da capo affidando l'incarico a Peter Powell, chiedendogli di tradurli in maniera più letterale.

L'album in italiano, realizzato sempre in California (con alcune parti registrate in Italia), viene pubblicato nel marzo 1977[97] con il titolo di Io tu noi tutti, da cui viene estratto il singolo Amarsi un po'/Sì, viaggiare,[48] entrambi brani di punta della seconda fase musicale di Battisti. L'album, che risulta essere il 2º più venduto dell'anno,[82] compie un passo in avanti verso le sonorità e le ritmiche funk-disco,[3] risultandone un efficace connubio "di stampo americano" musicalmente fluido e molto affine al precedente, in cui Battisti dimostra di avere pieno controllo del pop contemporaneo.[98][111] Da questo disco in poi, Battisti si avvarrà solo ed esclusivamente della collaborazione di musicisti stranieri.[3]

L'album in inglese, intitolato Images, invece viene pubblicato ad agosto[97] sul mercato statunitense e inglese. Contiene alcuni dei brani presenti su Io tu noi tutti con l'aggiunta di La canzone del sole e Il mio canto libero, con nuovi arrangiamenti. L'album, però, ottiene scarsissimo successo: tra le cause del fiasco ci furono i difetti nella pronuncia inglese di Battisti, i testi tradotti male e in maniera troppo letterale per conservare un senso in una lingua diversa[157] e la scarsa pubblicizzazione del disco da parte della RCA.[158] Per alleggerire le perdite, la RCA Italiana a settembre commercializza l'album anche in Italia, dove ottiene comunque scarso successo e si piazza al 59º posto nella classifica degli album più venduti.[82] Per il mercato iberico e latinoamericano invece,[119] Battisti pubblica l'album Emociones, che contiene tutti i brani di Io tu noi tutti, ad eccezione di Questione di cellule che viene sostituito da La canzone del sole, con lo stesso arrangiamento usato per la versione in inglese.

 
Battisti sulla copertina della rivista Ciao 2001, dedicata all'uscita di Una giornata uggiosa

In autunno, lavora nuovamente all'incisione di un disco in italiano e uno in inglese: il primo, pubblicato nell'ottobre del 1978,[97] è Una donna per amico, accompagnato dal singolo Una donna per amico/Nessun dolore,[48] inciso anche in spagnolo. Il secondo avrebbe dovuto essere un altro tentativo di sfondare nel mondo anglofono e si sarebbe dovuto chiamare Friends o A Woman As A Friend;[159] avrebbe dovuto contenere gran parte dei brani pubblicati su Una donna per amico con l'aggiunta di E penso a te e Ancora tu, ma a seguito di pareri negativi e scoraggianti da parte di discografici e collaboratori, Battisti decise di non pubblicare il disco. Solo Baby It's You (Ancora tu) e Lady (Donna selvaggia donna) saranno pubblicate in un singolo nel 1979, con assai scarsi risultati di vendite[119] (le registrazioni delle tracce dell'album, alcune con nuovi arrangiamenti, sono a oggi inedite - sebbene circolino da tempo su Internet).

Al contrario, il disco in italiano, Una donna per amico, si rivela un successo: risulta essere il 4º album più venduto del 1978[83] e le sue vendite sono stimate, a secondo delle fonti, tra le 600 000 e 1 000 000 di copie,[7][160][161][162] affermandosi come il più fruttuoso successo commerciale della carriera di Lucio Battisti. È probabilmente il suo album più raffinato,[111] caratterizzato, anch'esso, da ritmi ispirati alla disco music (ritmi «imperativi» a detta dello stesso Battisti[131]) ma nel contempo eleganti e melodici; e la title track, dal ritmo e suono memorabili, rimane tra i suoi brani più famosi.[3][111] Una donna per amico è anche l'ultimo album in cui il cantautore appare in copertina; è questo, di fatto, l’ultimo servizio fotografico a cui si concede.[163]

Il 18 maggio del 1979, mentre si trova a Zurigo,[164] rilascia ai microfoni di Giorgio Fieschi della Radio Svizzera quella che resterà ufficialmente la sua ultima intervista: dove espone le cause del suo allontanamento dalla scena pubblica, parlando poi della sua concezione della musica,[165] dei risultati raggiunti e dei motivi che l'hanno spinto a incidere un album in inglese (mostrandosi perfettamente consapevole dell'insuccesso[166]); conclude parlando del suo rapporto con Mogol e dando alcuni accenni sulle musiche del nuovo disco in lavorazione.[131] Si tratta dell’unica intervista a Battisti che sia mai stata trasferita su un supporto audio per essere commercializzata.[66]

Il nuovo album, inciso tra giugno e dicembre all'estero e pubblicato nel febbraio del 1980,[97] è Una giornata uggiosa. Qui Battisti, appassionatosi agli effetti dei suoni elettronici, cambia decisamente rotta orientandosi verso il synth pop e assegnando, nella maggior parte dei brani, una funzione importante alle tastiere[164][167] (preludendo la svolta dell'album successivo[3]); ad ogni modo il disco mantiene «inevitabilmente molti punti in contatto con i lavori precedenti», come affermò Battisti nell'intervista.[131] L'album è ricordato soprattutto per l'incalzante brano omonimo, per la canzone Con il nastro rosa e per essere stato l'ultimo realizzato insieme a Mogol, rappresentando simbolicamente l'epilogo di un'epoca musicale in Italia. Una giornata uggiosa fu il 5º album più venduto del 1980[84] e il singolo estratto, Una giornata uggiosa/Con il nastro rosa,[48] venne anch'esso riadattato in spagnolo;[113] tutti i brani eseguiti in spagnolo hanno ottenuto un considerevole successo in Spagna e Sudamerica, e nel corso degli anni sono usciti svariati album del cantautore, sia in versione originale, sia con i brani cantati in italiano ma con i titoli in spagnolo, sia con le tracce riadattate in lingua spagnola.[119]

Nei primi anni ottanta appare l'ultima volta in TV, nella trasmissione Musik & Gäste della televisione svizzera di lingua tedesca, nella quale canta in playback Amore mio di provincia.[168] Da questo momento il silenzio di Battisti sarà totale.

La fine della collaborazione con MogolModifica

Lo scioglimento, avvenuto silenziosamente e senza litigi,[169][170] fu dovuto principalmente alla divergenza artistica tra i due, con un Mogol ancorato a un universo poetico dai ben saldi punti fermi e un Battisti perennemente impegnato a rinnovarsi. La causa secondaria fu la discrepanza nata sulla ripartizione dei diritti d'autore: gli introiti infatti andavano per un quarto a Battisti e un quarto a Mogol mentre il rimanente spettava alla società editoriale, la edizioni Acqua azzurra; all'interno di essa, però, Battisti aveva una quota del 40% mentre Mogol controllava appena il 10%. Mogol non era d'accordo con tale ripartizione (più che per questioni economiche, per questione di principio[171]) e voleva cambiare le quote azionarie della società, ma da Battisti ricevette solo il silenzio.[172] Mogol, pur evitando per scelta di parlare dell'argomento (in un'occasione dichiarò: «Delle persone io dico bene, oppure taccio. […] In questo caso taccio»), ha fatto capire che la moglie di Battisti avrebbe più volte interferito nel rapporto tra lui e il marito, spingendo Battisti a non assecondarlo nella questione dei diritti d'autore.[173][174]

Mentre Mogol inizierà una collaborazione con Riccardo Cocciante, per il quale continuerà a scrivere testi simili a quelli ideati per Battisti, secondo il suo consueto stile, Battisti continuerà la sua strada con Velezia (pseudonimo di Grazia Letizia Veronese) prima e con Pasquale Panella poi, soddisfacendo così il suo costante bisogno di sperimentare e di misurarsi in nuove esperienze musicali.

Dopo MogolModifica

1981-1985: E già e l'incontro con PanellaModifica

 
Lucio Battisti a Milano nel 1982

Il 14 settembre[97] 1982 pubblica l'album E già, registrato tra maggio e luglio negli studi di Roma e Londra, un disco che rappresenta un vero e proprio rinnovamento musicale,[98] in cui l'autore si cimenta nel new wave: l'album è composto da canzoni più brevi (solo un brano su 12 supera i quattro minuti di durata) e su arrangiamenti completamente elettronici dove gli unici strumenti usati sono le tastiere, i sintetizzatori e la batteria elettronica. I testi sono scritti dalla moglie sotto lo pseudonimo Velezia; tuttavia, i numerosi spunti autobiografici presenti nei testi fanno ritenere da parte della critica che autore o almeno coautore dei medesimi sia lo stesso Battisti.[175] Il disco, pur conquistando il primo posto in classifica,[143] non ebbe il riscontro di vendita dei precedenti. L'album, da cui viene estratto il 22º e ultimo singolo del cantautore, E già/Straniero,[48] si posizionerà al 14º posto dei dischi più venduti del 1982.[176]

Tra il 1982 e il 1983 collabora con Adriano Pappalardo alla realizzazione degli album Immersione e Oh! Era ora. Nel primo i testi sono scritti da Franca Evangelisti, mentre per Oh! Era ora Battisti decide di coinvolgere Pasquale Panella,[177] collaboratore stretto del cantautore Enzo Carella, entrambi molto stimati da Battisti.[178] Successivamente, nel 1984, Battisti si incontra con Lucio Dalla, che gli propone una collaborazione, ma rifiuta. A tal proposito, Dalla dichiarò: «lui ascoltava senza darmi importanza... disse che non si poteva fare, che si sentiva molto cambiato e che si stava muovendo in tutt'altra ricerca musicale».[179]

1986-1994: la collaborazione con Pasquale PanellaModifica

 
Battisti definì «incredibili» i testi di Panella[3] dopo essere giunto a considerare l'ermetismo un «fattore di fuga»[131]

Nella seconda metà degli anni ottanta comincia la collaborazione diretta tra Lucio Battisti e Pasquale Panella, proseguendo sullo stile che avevano inaugurato con il precedente album di Pappalardo. In quest'ultima fase della sua carriera, Battisti pubblica cinque album che continuano l'esplorazione musicale iniziata con E già trattando generi all'epoca emergenti nella scena musicale italiana; i testi di Panella sono completamente diversi da quelli scritti in precedenza da Mogol: di difficile comprensione, sono densi di giochi di parole e doppi sensi.[180] Come dichiarato da Panella in una recente intervista, questa elevazione stilistica è stata una scelta dettata dall'esigenza di "tirar fuori" Battisti dalla trivialità che caratterizzò il periodo precedente.[181] Per volere di Battisti gli album non vengono pubblicizzati in alcun modo nei mass media,[182] saranno accolti dal pubblico con un apprezzamento via via calante e dalla critica con pareri estremamente discordi, per poi essere notevolmente riscoperti solo a distanza di anni.[183][184]

Nel marzo del 1986[97] torna sul mercato discografico con il primo album realizzato con Panella, Don Giovanni, anch'esso inciso fra Roma e Londra, tra l'estate e inizio autunno 1985. Gli arrangiamenti risultano meno elettronici rispetto a E già, ne deriva una fusione tra le nuove sonorità elettroniche e quelle più tradizionali con le melodie ben definite che ben distinguevano il primo periodo del musicista: infatti Battisti reintroduce chitarre, pianoforte, violino, ottoni e inserisce perfino l'arpa, e lo stesso Panella rivelerà di aver scritto le liriche su melodie ancora canoniche nella forma, con tanto di strofa e inciso.[3] La critica accoglie l'album con pareri contrastanti: per Francesco De Gregori «Don Giovanni è una pietra miliare. D'ora in poi dovremo tutti fare i conti con un nuovo modo di scrivere la musica», Michele Serra scrive che «Don Giovanni ridimensiona gran parte della musica leggera degli ultimi dieci anni», mentre Gianfranco Manfredi dichiara senza mezzi termini che «il disco è una palla».[185] Ottiene comunque un buon successo commerciale: vende 350 000 copie[186] e risulta essere il 3º album più venduto dell'anno;[187] da qui in avanti, Battisti registrerà solamente negli studi del Regno Unito e il numero dei musicisti partecipanti sarà più ridotto. Don Giovanni nasce come opera di transizione e viene oggi considerato uno dei migliori album di Battisti e il capolavoro tra quelli realizzati con Panella.[3][98][111][188]

Il 7 ottobre 1988[97] esce l'album L'apparenza. Battisti era da sempre abituato, fin dagli anni sessanta, a comporre prima la musica con il susseguente apporto dei testi, ma a partire da questo album, su richiesta di Panella stesso, la tecnica di scrittura dei brani viene invertita: con Panella che stende i testi e Battisti che successivamente si ispira ad essi per scrivere la musica.[189] Anche per questo motivo, in questo disco, la struttura tradizionale della canzone prende notevolmente le distanze: all'interno dei brani le tipiche melodie si interrompono, appaiono e scompaiono quasi disarticolando il rapporto musica-testo.[98][111] Con L'apparenza le vendite registrano un calo rispetto al precedente Don Giovanni: è il 17º disco più venduto dell'anno,[190] con poco più di 200 000 copie vendute.[186]

Il 10 ottobre 1990[97] esce La sposa occidentale, pubblicato dalla CBS. In questo album Battisti si rinnova ancora, addentrandosi maggiormente nelle sonorità elettroniche e spingendosi anche nella musica techno,[111] affidando un ruolo predominante alle tastiere e alla batteria.[3] Nonostante le 400 000 copie vendute[191] l'album si piazza solo al 34º posto nella classifica.[192]

 
La copertina dell'album Hegel (1994). In riferimento al colore di sfondo di quasi tutte le copertine degli album con Panella e del loro stile minimalista, l'ultimo periodo di Battisti viene spesso chiamato periodo bianco[3]

In questo periodo tra il grande pubblico comincia a farsi strada un sentimento di nostalgia verso il duo Battisti-Mogol ed un rifiuto della sua produzione recente.[98] Sull'onda di questo sentimento ottengono grande successo gli Audio 2, un duo che fece dell'imitazione del Battisti prima maniera il proprio marchio. Inoltre l'ormai lunga assenza di Battisti dalle scene contribuisce a creare una vera e propria mitizzazione del personaggio, uno stato di cose ben fotografato dal singolo Battisti dei B-nario.

Il 6 ottobre 1992[97] pubblica Cosa succederà alla ragazza, stavolta sotto l'etichetta Columbia, nel quale combina insieme funk, dance, hip hop, techno,[3] arrivando a sfiorare persino il rap.[111] Dal punto di vista commerciale rappresentò un ulteriore passo indietro, piazzandosi al 57º posto nella classifica degli album più venduti, dove invece ottiene più successo una raccolta di vecchi brani scritti con Mogol, Le origini (al 26º posto).[193] Per quanto riguarda la critica Mario Luzzatto Fegiz scrisse che «Cosa succederà alla ragazza è un disco senza amore, un incubo»;[194] Alfredo Saitto parlò di «insulto al suo pubblico e alla sua stessa musica»; al contrario, Marco Mangiarotti scrisse che «Cosa succederà alla ragazza è un altro capolavoro».[194]

Nel gennaio 1994, quando il suo nuovo disco è quasi pronto, decide di non rinnovare il contratto con la Sony.[195] L'album, intitolato Hegel, viene pubblicato il 29 settembre di quell'anno[97] per la Numero Uno; i testi, complessi ed ermetici, contengono numerosi riferimenti al filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel e, musicalmente, l'album rappresenta uno dei punti massimi della ricerca e della sperimentazione battistiana.[98][111] Si posizionò al 68º posto della classifica degli album più venduti.[196] La critica, come al solito, fu estremamente discorde nel giudicare l'album: Sandro Veronesi dichiarò che «di Hegel si può anche guardare solo le figure […] e poi dire in coro che "Mogol-Battisti però era un'altra cosa", ma esaminato poco più attentamente […] finisce di farci vedere quanto è piccina, in confronto, l'attuale musica italiana», mentre Gigio Rancilio parlò della nuova musica di Battisti come di «uno scandalo non più accettabile».[197]

Nel periodo della pubblicazione di Hegel, Panella dichiara di non voler più scrivere testi per Battisti, «perché si rischiava la ripetizione».[198]

Gli ultimi anni e la morteModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Postumo (Lucio Battisti).

Negli anni trascorsi dall'uscita del suo ultimo disco, si parlerà con insistenza di un riavvicinamento artistico tra Battisti e Mogol,[199] ma tali voci non troveranno mai conferma e non si concretizzeranno.

Nel frattempo la stampa italiana non dà tregua tanto che ormai il cantautore è diventato il bersaglio preferito delle riviste di Gossip: numerose sono le foto scattate dai paparazzi che lo immortalano impegnato nelle più comuni attività giornaliere, sia in strada che nel giardino della sua villa.[200] Eva Tremila, dopo averlo sorpreso in bicicletta, scrive: «Lucio Battisti sei certamente ancora tu, senza i riccioloni ma con ancora tanto "peso" musicale»; «Nei venticinque anni di volontario esilio dalle scene, il cantautore si è appesantito e ha dovuto rinunciare alla chioma stile "hippy" ma non ha perduto il suo carisma»; «Pedala per smaltire»; «Che voglia imitare Marlon Brando?»,[201] mentre Novella 2000 riporta: «Battisti: anche quando non canto rimango un "grosso" personaggio».

Nell'autunno del 1996, data la regolarità biennale seguita dalle pubblicazioni di Battisti a partire da Don Giovanni, molti si aspettavano l'uscita di un nuovo disco. Da quel momento cominciarono a circolare voci sull'esistenza di un fantomatico nuovo album, che non sarebbe stato mai pubblicato a causa delle difficoltà da parte di Battisti nel trovare un accordo con le case discografiche, che non avrebbero accettato le sue richieste, troppo alte in rapporto al calo delle vendite degli ultimi album.

Il 27 febbraio 1997 viene scoperto l'asteroide "9115 Battisti", intitolato in onore del musicista.[202]

Durante l'estate del 1997 su Rai 1 la trasmissione televisiva Va ora in onda lancia la moda degli "abbattistamenti", aprendo l'omonima rubrica nel programma, nella quale vengono segnalati dai fan presunti "avvistamenti" dell'artista reatino in tutta Italia, trasmettendone anche fotografie e video.[203]

Tra il 29 e il 30 agosto 1998 si diffonde la notizia del ricovero di Battisti in gravi condizioni cliniche in un ospedale milanese, dove avrebbe affrontato un intervento chirurgico d'urgenza.[204][205] Durante gli 11 giorni di ricovero, per volere della stessa famiglia, non viene diffuso alcun bollettino medico.[206] Saputo del ricovero, Mogol scrive una lettera all'amico e la fa recapitare alla clinica, soltanto anni più tardi venne a sapere che Battisti si commosse leggendola.[36][75] Il 6 settembre le sue condizioni si aggravano ulteriormente e l'8 viene spostato nel reparto di terapia intensiva dell'Ospedale San Paolo di Milano.[207] Lucio Battisti muore la mattina del 9 settembre 1998, all'età di 55 anni; le cause della morte non sono mai state comunicate ufficialmente e l'unico bollettino medico reso disponibile riporta solamente che «il paziente, nonostante tutte le cure dei sanitari che lo hanno assistito, è deceduto per intervenute complicanze in un quadro clinico severo sin dall'esordio».[208] Secondo alcune voci non confermate il musicista sarebbe morto per un linfoma maligno che aveva colpito il fegato;[209] altre voci affermarono che avesse sofferto di glomerulonefrite.[210] Ai funerali, celebratisi in forma privata a Molteno, furono ammesse appena 20 persone, tra le quali Mogol, e il cantante venne sepolto nel cimitero del comune brianzolo.[209]

Il monumento a Lucio Battisti a Poggio Bustone

Dal 1998 in poiModifica

La vedova Grazia Letizia Veronese ha deciso di adottare una politica fortemente protezionistica nei riguardi dell'eredità artistica del marito, bloccando manifestazioni in tributo (come accadde nel 2006 per il festival Un'avventura, le emozioni di Molteno, ai cui organizzatori fu intentato un ricorso[211]) e impedendo la pubblicazione o la riedizione di singoli, album e video, come nel caso del videoclip per la versione dei Delta V di Prendila così (2004),[212] di un DVD dei Dik Dik (2005).[213] Venne finanche negata l'autorizzazione per l'apparizione di immagini di Battisti nella scenografia per il brano Buonanotte all'Italia in un concerto di Luciano Ligabue (2008).[214]

Il 6 settembre 2013, pochi giorni dopo la sentenza della Corte d'appello di Milano che aveva dato ragione al comune di Molteno, condannando gli eredi dell'artista a versare al comune brianzolo circa 50.000 euro a titolo di risarcimento, la salma di Battisti venne riesumata dal cimitero del piccolo comune lecchese e traslata in quello di San Benedetto del Tronto (residenza della vedova), dove tre giorni dopo, a quindici anni esatti dalla morte, venne cremata; le ceneri sono state quindi ritirate dalla famiglia e conservate privatamente.[215]

Per celebrare i vent'anni dalla scomparsa, il 14 settembre 2018 Sony Music pubblicò per la prima volta tutti gli album rimasterizzati dai nastri originali, in edizione limitata, numerata e in formato vinyl replica.[216]

Al termine di una lunga battaglia legale, a partire dal 29 settembre 2019 tutti i brani firmati da Mogol-Battisti sono stati resi disponibili sulle principali piattaforme di streaming musicale.[217]

Tecnica e stileModifica

Dotato di voce acuta (tenorile) non impostata, drammatica, senza vibrato,[18] dal timbro chiaro tendente al falsetto,[3] e di una tecnica vocale imperfetta,[218] Lucio Battisti trasse vantaggio da tali caratteristiche. Cosciente dei propri limiti di cantante, si riteneva soprattutto autore,[219] e tuttavia difendeva la peculiarità del suo stile, ponendo l'accento sull'emozione trasmessa per mezzo del canto.[19] A fronte di stroncature come quella di Natalia Aspesi («chiodi che gli stridono in gola»),[220] di critiche come quelle di Renzo Nissim («non ha una voce gradevole») e a volte del pubblico stesso,[19] stanno gli apprezzamenti di produttori come Christine Leroux, che ne ammirava proprio la voce «sporca» ma capace di tensione emotiva.[3] Ai giudizi tecnici di colleghi più orientati alla lirica, che vedono in lui un cantante «non troppo intonato» (Bocelli),[218] si contrappone la stima di altri come De Gregori, che fu onorato di ricevere da Battisti stesso un apprezzamento delle proprie doti vocali.[221]

Lucio Battisti fu quasi completamente autodidatta in tutti gli aspetti della sua attività.[219] La gavetta sul campo nei primi anni sessanta gli conseguì un ottimo livello tecnico (forgiato anche dall'uso di strumenti economici) di chitarrista ritmico, non virtuoso; si dimostrò tuttavia efficace anche nel ruolo solista.[47][222]

Benché privo di studi accademici,[219] fu ascoltatore di musica instancabile e non passivo, capace di analisi delle strutture:[18] frequentò il beat, il rhythm and blues, il soul, il folk, il rock progressivo, la musica latinoamericana, la new wave, il funk, l'elettropop, la disco, il minimalismo.[3][4] Nel corso della carriera, questo continuo processo di assimilazione di generi e stili gli permise di riversarli poi in modo originale[5] nella sua produzione, introducendo nella musica leggera italiana contaminazioni inedite, non forzate,[4] che gli valsero la fama di innovatore e rivoluzionario;[18][21][200] il tutto in coerenza con la sua visione della musica, attraversata da una tensione costante al rinnovamento.[223]

È noto il suo perfezionismo in sala di registrazione[3][5][224] e la cura quasi maniacale degli arrangiamenti,[3][5][225][226] contraltare di una molto maggiore immediatezza e spontaneità di composizione.[5]

La poeticaModifica

Periodo Mogol

La principale caratteristica delle canzoni di Battisti-Mogol è la tematica dell’amore, raccontata in modo da non farla cadere nella stucchevole banalità, mettendola prepotentemente in luce da quelle altre emozioni così complesse che non riescono a emergere all’esterno della nostra intimità. Sono i frammenti di un discorso amoroso che si compongono nel quasi paradossale racconto di Io vorrei... non vorrei... ma se vuoi..., brano che non spiega l’amore ma, in senso poetico, ne suggerisce parole che svelano tutta la sua essenza.

La filosofia di Battisti risiede nella sua musica, la quale rivela un percorso indicato da egli stesso: “Ascoltare significa qualcosa”. Questa filosofia popolare di Battisti individua nell’ascolto di musica e parole uno strumento per interpretare la vita, i suoi sentimenti, le emozioni, tutti tratti che caratterizzano la musica stessa e ciò che rende tali gli esseri umani. Dietro un linguaggio semplice che non scade mai in una banale rassicurazione o nella narrazione del già detto, riesce a far vivere e rivivere delle storie in cui si esprimono i confini di una identificazione amorosa universale.[227]

Tuttavia l'amore non è l'unico tema tramandato dalla discografia di Mogol-Battisti. Infatti non mancano brani in cui la poesia e la retorica incontrano l'autobiografia, come nel brano I giardini di marzo in cui Mogol ci parla della sua travagliata infanzia vissuta nel dopoguerra, tra la sofferenza e la carestia. I temi principali sono la voglia di libertà e riscatto, il bisogno di liberarsi delle catene che attanagliano l'animo, e soprattutto l'immancabile voglia di vivere.[228]

Periodo Panella

Una volta iniziata la collaborazione con Panella, la concezione poetico-letteraria Di Battisti cambia completamente; abbandonando una volta per tutte la giocosa ma intelligente semplicità che caratterizzava i testi di Mogol, per approdare in una complessità ermetica che spiazza completamente gli ascoltatori. Il tema principale rimane l'amore, ma stavolta esso è intriso di spiritualità, filosofia, storia e citazioni esoteriche che solo Battisti e Panella sembrano cogliere.[229]

La concezione dell'amore nel binomio Battisti-Panella è completamente diversa da quella fino ad allora proposta con Mogol. L'album Don Giovanni si apre con un brano (Le cose che pensano) che è un vero e proprio manifesto del disamore. Il protagonista non è più l'incarnazione dell'eterno innamorato, tutt'altro. È un ex innamorato, che quasi dimentica la storia d'amore appena lasciatasi alle spalle, scrollandosela di dosso senza tanta cura.[230]

Nell'album Hegel, ultimo realizzato da Battisti, si affronta il tema del nichilismo che avvolge l'uomo, che, derubato della sua interiorità, cade vittima dell'alienazione. L'album sposa la visione filosofica di Ernst Junger, secondo la quale l'uomo può liberarsi del nichilismo solo attraverso le emozioni positive, come l'amicizia, l'arte e l'amore.[231] Nella traccia Estetica, uno dei brani più complessi e raffinati di Battisti; Panella compie un omaggio al filosofo a cui è intitolato il disco, lanciandosi in un'articolata descrizione di una rottura, la quale può essere interpretata come la fine di un amore ma anche come la fine di una collaborazione artistica, forse a indicare la conclusione del suo sodalizio con Battisti.[232]

Nella cultura di massaModifica

 
Il profilo di Lucio Battisti, con la folta chioma entrata nell'immaginario collettivo, come compare nella copertina dell'album Emozioni
(EN)

«His fame and youthful following were such that he was sometimes compared to Bob Dylan, less for the political content of Mr. Battisti's songs than for the way they defined an era»

(IT)

«La sua fama e il suo seguito giovanile sono stati tali che a volte è stato paragonato a Bob Dylan, non tanto per i contenuti politici delle sue canzoni quanto per il modo in cui hanno segnato un'epoca.»

(New York Times)

Battisti ha lasciato 20 album ufficiali, e molti suoi brani, reinterpretati dai colleghi nei numerosi tributi in suo onore dopo la morte, conservano fama e apprezzamento presso il pubblico. Secondo un'indagine, ancora nell'estate 2009 il 75% dei giovani indicava i suoi classici come le canzoni preferite per cantare insieme.[233]

I versi di Mogol sono rimasti nella memoria collettiva e alcuni frasi sono diventate idiomatiche o vengono riusate come stereotipi, in particolare nel linguaggio giornalistico: così ad esempio «lo scopriremo solo vivendo»[234] (da Con il nastro rosa) e le varianti di «una donna per amico»[235] (dall'omonimo brano).

 
David Bowie è tra gli artisti stranieri che hanno maggiormente apprezzato la musica di Battisti

Omaggi e apprezzamentiModifica

La produzione musicale di Lucio Battisti è stata reinterpretata in numerose cover, e molti sono gli apprezzamenti espliciti di artisti italiani e internazionali. Tra questi ultimi si ricorda in particolare David Bowie, che fu autore del testo inglese della versione di Mick Ronson Music Is Lethal (1974), che già negli anni settanta lo citava come il suo artista italiano preferito[21] e che, interessato a una possibile collaborazione, nel 1997 lo definì il miglior cantautore del mondo insieme a Lou Reed.[112][135][236] Anche i francesi Daft Punk e Sébastien Tellier, e il cileno Ricardo Villalobos, in tempi più recenti (anni dieci) ne hanno scoperto e apprezzato la produzione.[21]

InnovazioniModifica

Si riconosce a Lucio Battisti l'introduzione nella musica leggera italiana di innovazioni tecniche e stilistiche, derivate dalla fusione della tradizione con nuove sonorità provenienti dai numerosi generi internazionali coltivati dal musicista.[3]

Alcune sue sperimentazioni, soprattutto di carattere ritmico,[224] produssero risultati anticipatori di mode ancora di là da venire come, secondo parte della critica, il drum and bass rinvenibile nell'album Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera (1976), sebbene per altri versi la raccolta sia segnata da semplice uniformazione alle tendenze dell'epoca (disco music);[3] nel medesimo album, il brano Il veliero suona in qualche modo pionieristico della musica house.[237][238]

Nella tecnica del suono Battisti introdusse il backmasking, sulla scia della musica psichedelica britannica e di contemporanei come i Beatles: tracce di chitarra registrate all'inverso sono rintracciabili in Era (1967), Io vivrò (senza te) (1968), Non è Francesca (1969).[3][239][240]

FilmografiaModifica

La lista dei film, telefilm e serie TV che contengono brani interpretati e/o scritti da Lucio Battisti.[241]

Opinioni politicheModifica

 
Battisti sul finire degli anni sessanta

Battisti si dichiarò sempre disimpegnato,[19][242] se non proprio apolitico,[243][244] mentre attribuiva all'amico Mogol idee socialiste; il testo di Io ti venderei e l'epiteto «stupida» rivolto alla protagonista della canzone gli alienarono inoltre la simpatia del movimento femminista e gli preclusero l'opportunità di prendere parte al Festival del proletariato giovanile organizzato dalla rivista di controcultura Re Nudo.[245]

Per mezzo dei testi di Mogol trattò sempre temi sentimentali o accennò al massimo ad argomenti ecologici, considerati all'epoca più elitari che popolari, e quindi marginali o addirittura sconvenienti rispetto ai temi cari alla sinistra.[246] La tematica battistiana fu in ogni caso sempre estranea agli interessi di artisti e gruppi «impegnati», attivi nell'epoca d'oro della canzone di protesta, come testimonia d'altronde il rifiuto di Non è Francesca da parte dei Nomadi,[247] che preferirono Dio è morto di Guccini.[248]

Nei primi primi anni settanta prese a circolare una voce, accreditata in apparenza da Re Nudo,[249] che attribuiva a Battisti simpatie fasciste e lo sospettava di finanziare Ordine Nuovo. Essa pare aver trovato terreno fertile proprio nel disimpegno dei brani e nell'assenza di temi politici di sinistra: vuoi per un'«appropriazione» di Battisti da parte della destra estrema,[250] vuoi (secondo la tesi di Mogol) per un suo «ripudio» da parte del movimento sessantottino.[251]

Tra i contemporanei, Bertoli sosteneva la vicinanza di Battisti al MSI come un fatto notorio, non bisognoso di prove;[252][253] Lauzi riferì invece di aver parlato dell'argomento con Battisti stesso, che avrebbe mostrato al riguardo un'indifferenza di comodo, rispondendo che la diceria alimentava la sua leggenda.[254]

L'interessato ebbe a smentire il finanziamento di Ordine Nuovo da parte sua, con un'autoironia sulla propria ben nota tendenza al risparmio.[255] La voce tuttavia si nutrì di vari presunti «indizi»: un'istantanea di Battisti a braccio teso (presa in uno studio televisivo mentre pare fosse intento, per mezzo di quel gesto, a dare un attacco all'orchestra),[256] passi delle canzoni e la copertina di un album (Il mio canto libero), dove si vollero rintracciare secondo i casi, anche con vistose forzature,[257] il simbolismo del nero,[258][259] i saluti romani,[260][261][262] l'esaltazione della patria.[263]

Va notato che la produzione di Battisti, se fu gradita agli ambienti giovanili di destra, altrettanto successo riscosse presso quelli di sinistra; perfino le Brigate Rosse, che scelsero anche un verso di Mogol come titolo di un manifesto,[264] nel 1978 ebbero tre membri arrestati in un covo che all'ispezione fu trovato fornito di tutti i dischi del cantautore.[89][265]

DiscografiaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Discografia di Lucio Battisti e Brani musicali di Lucio Battisti.

Quella che segue è la discografia ufficiale di Lucio Battisti in Italia, non vengono pertanto considerati i tre album e i vari singoli interpretati in altre lingue e pubblicati esclusivamente per il mercato discografico straniero. Per approfondire, si vedano le due voci sopraindicate.

Album in studioModifica

 
Battisti in sala d'incisione il 30 dicembre 1968, durante la registrazione di Non è Francesca

Raccolte ufficialiModifica

SingoliModifica

 
Battisti e Mina

Brani affidati ad altri interpretiModifica

Gli ineditiModifica

 
Lucio Battisti con l'Equipe 84 nel dicembre 1969

A partire dalla seconda metà degli anni novanta furono rinvenuti e quindi divulgati al pubblico, sia attraverso la radio e la televisione sia (in modo non sempre regolare) attraverso la distribuzione peer-to-peer (Napster, WinMX, eMule, ecc.), numerosi brani inediti o versioni alternative che l'artista aveva accumulato durante la sua carriera scartandoli, modificandoli o riscrivendone ora il testo, ora l'arrangiamento.[268]

Si possono dividere i brani inediti in quattro gruppi:

  • brani scritti con Roberto Matano tra il 1964 e il 1965, alcuni dei quali furono ripresi e riadattati in seguito con Mogol (come Se non sai cos'è un bacio del 1964 e Sei ancora mia / Sei stata mia del 1965[268]), di cui rimane la registrazione su nastro magnetico;[269]
  • canzoni scritte originariamente per altri cantanti a cui Battisti lasciò la registrazione di una sua versione da usare come linea guida (come La folle corsa della Formula 3 e Oh! Era ora del 1983[N 3] di Adriano Pappalardo);[268]
  • prove di registrazione e versioni alternative di brani pubblicati (come quella de Il nostro caro angelo, completamente diversa da quella poi inserita nell'album e dalla durata di quasi otto minuti);[268]
  • composizioni del tutto inedite, che non furono pubblicate in alcun modo e di cui non esiste alcuna versione edita, come Il paradiso non è qui del 1979 (che Mogol ha ritenuto essere «l'inedito più importante tra quelli scritti con Battisti»[89]) o Il gabbianone del 1985.[268]

TournéeModifica

  • Tour 1969 - 1969
  • Tour 1970 - 1970

Partecipazioni a manifestazioni canoreModifica

CantagiroModifica

Festival di SanremoModifica

FestivalbarModifica

Altre attivitàModifica

La Nazionale cantantiModifica

 
Battisti (terzo in piedi da destra) nella sua unica partita con la nazionale cantanti. Mogol è il primo da sinistra

Lucio Battisti giocò una sola partita con la nazionale italiana cantanti, la prima in assoluto, disputata contro la nazionale attori il 2 ottobre 1975. L'iniziativa della squadra non venne istituzionalizzata fino al 1981, tuttavia Battisti non vi partecipò più.[270]

La pitturaModifica

L'interesse di Battisti per il disegno e la pittura, sin dalla fine degli anni sessanta, è ben documentato e può essere compreso nella lunga intervista-autobiografia concessa a Sogno nel dicembre 1970, nella quale cita il disegno come uno dei suoi hobby.[26]

L'impegno di Battisti nelle arti figurative, tuttavia, è sempre rimasto nella dimensione dell'hobby, e nel corso della sua vita il cantautore non ha mai divulgato o esposto in pubblico alcuna sua opera. Le uniche eccezioni sono un bozzetto autografato disegnato all'epoca della partecipazione a Sanremo 1969[271] e intitolato «Occhi sulla sabbia» e, soprattutto, le cinque copertine degli album scritti con Pasquale Panella. Un dipinto riportante la firma di Battisti è inquadrato per pochi secondi nel documentario Pensieri e parole trasmesso nel 2004 da Rete 4, nel momento in cui viene citata questa passione di Battisti.[272]

NoteModifica

Annotazioni
  1. ^ Tematiche che Mogol non riprenderà più nei successivi album con Battisti, concentrandosi esclusivamente (salvo in qualche brano) sugli eventi quotidiani e sulla passione amorosa.
  2. ^ Marengo racconterà questa vicenda nel libro La vera storia dell'intervista esclusiva a Battisti.
  3. ^ L'album, completamente registrato.
Fonti
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  8. ^ http://discografia.dds.it/scheda_autore.php?ida=2
  9. ^ https://stonemusic.it/19725/rarita-discografiche-otto-volte-battisti-senza-mogol/
  10. ^ http://discografia.dds.it/scheda_titolo.php?idt=4332
  11. ^ http://discografia.dds.it/scheda_titolo.php?idt=4224
  12. ^ http://discografia.dds.it/scheda_titolo.php?idt=408
  13. ^ http://discografia.dds.it/scheda_titolo.php?idt=9590
  14. ^ Lucio Battisti, icona senza tempo della musica italiana, in Tgcom24, 18 marzo 2015. URL consultato il 5 settembre 2022.
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    «Ti racconto una storia: quando c'è stato questo allontanamento, dopo ci siamo visti un paio di volte. Una volta eravamo in giardino e si avvicinò la moglie, Grazia, che ci abbracciò tutti e due e disse: «Ma perché avete litigato?» Io le risposi: «Ma io non ho mai litigato». E Lucio anche disse: «Nemmeno io ho mai litigato con lui». »
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