Elezioni politiche italiane del 2001

Elezioni politiche italiane 2001
Stato Italia Italia
Data 13 maggio 2001
Legislatura XIV Legislatura
Affluenza 81,35 % (Red Arrow Down.svg 1,19 %)
Silvio Berlusconi 2001.jpg Rutelli per wikipedia.jpg
Leader Silvio
Berlusconi
[1]
Francesco
Rutelli
[1]
Partito Forza Italia.svg
Forza
Italia
Democrazia è Liberta con Rutelli.svg
La
Margherita
Coalizione Casa delle Libertà.svg
Casa delle Libertà
L'Ulivo per Rutelli.svg
L'Ulivo
Voti 18.398.246[2][3]
49,56 %
13.023.651[2][3]
35,08 %
Seggi
368 / 630
(Camera)[4]
176 / 315
(Senato)[4]
250 / 630
(Camera)[4]
130 / 315
(Senato)[4]
Differenza % Green Arrow Up.svg7,49[5] Red Arrow Down.svg8,21
Differenza seggi Green Arrow Up.svg182[5][6] Red Arrow Down.svg114[6]
Altri
 · Fausto Bertinotti (Rifondazione Comunista): 11 (5,03 %)[2][3]
Elezioni Camera 2001 Comuni.png
Presidente del Consiglio uscente
Giuliano Amato (L'Ulivo)
Left arrow.svg 1996 2006 Right arrow.svg

Le elezioni politiche italiane del 2001 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano  – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 13 maggio 2001.

Indice

Sistema di votoModifica

Le elezioni politiche del 2001 si tennero con un sistema di voto – la cosiddetta «legge Mattarella» – in attuazione del referendum del 18 aprile 1993, introdotto con l'approvazione delle leggi 4 agosto 1993 n. 276 e n. 277, che prevedeva per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica un sistema elettorale misto: maggioritario a turno unico per la ripartizione del 75% dei seggi parlamentari unito, per il rimanente 25% dei seggi, ad recupero proporzionale dei più votati non eletti per il Senato (attraverso un meccanismo di calcolo denominato «scorporo») e al proporzionale con liste bloccate e sbarramento del 4% alla Camera.

Per la parte maggioritaria quindi (75% dei seggi), il territorio nazionale venne suddiviso in 475 collegi uninominali per la Camera, e in 232 per il Senato. L'attribuzione di questo primo gruppo di seggi avveniva in base ad un sistema maggioritario a turno unico plurality: veniva eletto parlamentare il candidato che avesse riportato la maggioranza relativa dei suffragi nel collegio. Nessun candidato poteva presentarsi in più di un collegio.

I rimanenti seggi (25%) erano invece assegnati con un metodo proporzionale, funzionante però con meccanismi differenziati fra le due assemblee. Per quanto riguarda la Camera, l'elettore godeva di una scheda elettorale separata per l'attribuzione dei 155 seggi residui, cui accedevano solo i partiti che avessero superato la soglia di sbarramento nazionale del 4%. Il calcolo dei seggi spettanti a ciascuna lista veniva effettuata nel collegio unico nazionale mediante il metodo Hare dei quozienti naturali e dei più alti resti; tali seggi venivano poi ripartiti, in ragione delle percentuali delle singole liste a livello locale, fra le 26 circoscrizioni plurinominali in cui era suddiviso il territorio nazionale, e all'interno delle quali i singoli candidati – che potevano corrispondere a quelli presentatisi nei collegi uninominali – venivano proposti in un sistema di liste bloccate senza possibilità di preferenze. Il meccanismo era però integrato dal metodo dello scorporo, volto a dar compensazione ai partiti minori fortemente danneggiati dall'uninominale: successivamente alla determinazione della soglia di sbarramento, ma antecedentemente al riparto dei seggi, alle singole liste venivano decurtati tanti voti quanti ne erano serviti a far eleggere i vincitori nell'uninominale – cioè i voti del secondo classificato più uno – i quali erano obbligati a collegarsi ad una lista circoscrizionale.

Per quanto riguarda il Senato, gli 83 seggi proporzionali venivano assegnati, secondo il dettato costituzionale, su base regionale. In ogni Regione venivano assommati i voti di tutti i candidati uninominali perdenti che si fossero collegati in un gruppo regionale, ed i seggi venivano assegnati utilizzando il metodo D'Hondt delle migliori medie: gli scranni così ottenuti da ciascun gruppo venivano assegnati, all'interno di essa, ai candidati perdenti che avessero ottenuto le migliori percentuali elettorali. Ancor più che alla Camera, ove lo scorporo era «parziale», lo scorporo «totale» previsto per il Senato faceva funzionare la quota proporzionale di fatto come una stramba quota minoritaria, in aperto contrasto con l'impianto generale della legge elettorale.

Le «liste civetta»Modifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Lista civetta.

Nelle elezioni valide per il rinnovo della Camera, sia la Casa delle Libertà che L'Ulivo (anche se quest'ultimo in un numero minore di collegi), aggirarono il meccanismo dello scorporo collegando i propri candidati nei collegi uninominali a liste circoscrizionali fittizie, dette «liste civetta», create appositamente per non essere votate da nessuno. Infatti, dato che i candidati dei collegi uninominali erano collegati a tali liste, era a queste liste che furono sottratti i voti dei candidati nei collegi uninominali, mandando così i voti della lista sotto il 4%.

Le due liste furono chiamate rispettivamente «Abolizione Scorporo» (per intero: «Movimento per l'abolizione dello scorporo e per il rispetto della sovranità popolare – per l'abolizione dello scorporo, per la stabilità di governo, no ai ribaltoni»)[7] e «Paese Nuovo». Curiosamente, entrambe le liste furono in realtà votate: la lista di Abolizione Scorporo ricevette comunque quasi 27.000 suffragi, mentre quella di Paese Nuovo ne ottenne più di 34.000.

La presenza di tali liste civetta, unita all'ampio successo ottenuto in quelle elezioni dal centrodestra, provocò però un risultato paradossale per la coalizione di centrodestra: non fu possibile assegnare tutti i seggi della quota proporzionale perché non c'erano sufficienti candidati nelle vere liste proporzionali, in particolare quelle di Forza Italia[8].

CircoscrizioniModifica

Come detto il territorio nazionale italiano venne suddiviso alla Camera dei deputati in 475 collegi uninominali e 26 circoscrizioni plurinominali ed al Senato della Repubblica in 232 collegi uninominali e 20 circoscrizioni plurinominali, corrispondenti alle regioni italiane.

Camera dei deputatiModifica

Le circoscrizioni della Camera dei deputati furono le seguenti:

  1. Piemonte 1;
  2. Piemonte 2;
  3. Lombardia 1;
  4. Lombardia 2;
  5. Lombardia 3;
  6. Veneto 1;
  7. Veneto 2;
  8. Friuli-Venezia Giulia;
  9. Liguria;
  10. Emilia-Romagna;
  11. Toscana;
  12. Umbria;
  13. Marche;
  14. Lazio 1;
  15. Lazio 2;
  16. Abruzzo;
  17. Molise;
  18. Campania 1;
  19. Campania 2;
  20. Puglia;
  21. Basilicata;
  22. Calabria;
  23. Sicilia 1;
  24. Sicilia 2;
  25. Sardegna;
  26. Valle d'Aosta.

Senato della RepubblicaModifica

Le circoscrizioni del Senato della Repubblica furono invece le seguenti:

  1. Piemonte;
  2. Valle D'Aosta;
  3. Lombardia;
  4. Trentino-Alto Adige;
  5. Veneto;
  6. Friuli-Venezia Giulia;
  7. Liguria;
  8. Emilia-Romagna;
  9. Toscana;
  10. Umbria;
  11. Marche;
  12. Lazio;
  13. Abruzzo;
  14. Molise;
  15. Campania;
  16. Puglia;
  17. Basilicata;
  18. Calabria;
  19. Sicilia;
  20. Sardegna.

Quadro politicoModifica

La XIII legislatura, formatasi con le precedenti precedenti elezioni, restò in carica per tutta la durata naturale del mandato, ma vide il susseguirsi di ben quattro governi di centrosinistra: Prodi I, D'Alema I, D'Alema II, Amato II. Durante il corso della legislatura infatti, vi furono in più occasioni contrasti fra le aree più moderate de L'Ulivo e il PRC, che portarono nel caso del primo governo Prodi, alla caduta dell'esecutivo stesso. Ciò portò la coalizione a presentarsi divisa alle elezioni politiche del 2001: il PRC, infatti, decise di presentarsi come lista autonoma. Sul fronte del centrodestra invece, Silvio Berlusconi fondò la Casa delle Libertà, lo schieramento che riproponeva la formazione che si presentò alle elezioni del 1994. Con la nascita della Casa delle Libertà infatti, la Lega Nord decise di riallearsi nuovamente con la coalizione di centrodestra, che questa volta comprendeva anche il Partito Socialista - Nuovo PSI e il PRI.

Principali forze politicheModifica

Lista Collocazione Ideologia Leader[1]
Casa delle Libertà
Coalizione composta da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega Nord, Centro Cristiano Democratico, Cristiani Democratici Uniti, Partito Socialista - Nuovo PSI e Partito Repubblicano Italiano (in FI)
Centro-destra Liberalismo, Liberismo, Cristianesimo democratico, Conservatorismo, Conservatorismo nazionale, Conservatorismo liberale, Populismo di destra, Nazionalismo, Euroscetticismo, Federalismo, Autonomismo, Regionalismo, Anticomunismo, Antistatalismo Silvio Berlusconi
L'Ulivo
Coalizione composta da Democratici di Sinistra, La Margherita[9]
(I Democratici, Partito Popolare Italiano, Lista Dini - Rinnovamento Italiano e Unione Democratici per l'Europa), Il Girasole[10] (Federazione dei Verdi e Socialisti Democratici Italiani), Partito dei Comunisti Italiani, Repubblicani Europei, Südtiroler Volkspartei, Con Illy per Trieste e Partito Sardo d'Azione

Centro-sinistra Socialdemocrazia, Cristianesimo sociale, Cristianesimo democratico, Progressismo, Ecosocialismo, Socialismo, Ecologismo, Comunismo, Eurocomunismo, Neomarxismo, Socialismo democratico, Antifascismo, Antiliberalismo, Anticorruzione, Laicismo, Legalitarismo, Ambientalismo, Pacifismo Francesco Rutelli
Partito della Rifondazione Comunista Sinistra Comunismo, Eurocomunismo, Neomarxismo, Antifascismo Fausto Bertinotti
Lista Di Pietro - Italia dei Valori Centro-sinistra Centrismo, Anticorruzione Antonio Di Pietro
Democrazia Europea Centro Cristianesimo democratico, Europeismo, Centrismo Sergio D'Antoni
Lista Emma Bonino Centro-sinistra Radicalismo, Liberalismo, Libertarianismo, Antiproibizionismo, Europeismo Emma Bonino

Schieramenti a confrontoModifica

La Casa delle LibertàModifica

La Casa delle Libertà, coalizione di centrodestra guidata da Silvio Berlusconi, era costituita da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Centro Cristiano Democratico-Cristiani Democratici Uniti, Lega Nord e Partito Socialista - Nuovo PSI.

L'UlivoModifica

L'Ulivo era il nome assunto dalla coalizione di centrosinistra, guidata da Francesco Rutelli. La coalizione era formata da Democratici di Sinistra, Democrazia è Libertà - La Margherita, Federazione dei Verdi, Socialisti Democratici Italiani e Partito dei Comunisti Italiani.

Il Partito della Rifondazione Comunista giunse ad un accordo elettorale con l'Ulivo (patto di non belligeranza), in base al quale il PRC non si sarebbe presentato nella quota maggioriaria della Camera; l'Italia dei Valori, invece, decise di correre in autonomia. Fuori dai due schieramenti principali si presentarono poi Democrazia Europea (che nel 2002 confluirà dell'UDC) e la Lista Emma Bonino (che nel 2006 darà luogo con i Socialisti Democratici Italiani alla Rosa nel Pugno).

Campagna elettoraleModifica

Nei mesi precedenti le elezioni, Silvio Berlusconi annunciò di voler candidarsi nuovamente come leader della coalizione di centro destra della Casa delle Libertà.

La campagna elettorale fu caratterizzata da forti polemiche tra il candidato della CdL (e i suoi alleati) e alcune trasmissioni Rai (successivamente cancellate dai palinsesti)[11] che avevano parlato dei processi in cui era imputato Berlusconi, e dei rapporti tra il suo entourage e Cosa nostra[11]: in seguito a queste polemiche e alle minacce del centrodestra di «ripulire la stalla» e fare «piazza pulita» in Rai[12] molti intellettuali parlarono di pericolo per la democrazia[13][14], mentre il settimanale The Economist lo ritenne inadatto e a governare il Paese[15].

L'8 maggio, nel corso del programma televisivo Porta a Porta, Berlusconi si impegnò a firmare un cosiddetto «contratto con gli italiani». In questo documento, Berlusconi sostenne il suo impegno a migliorare diversi aspetti dell'economia e della vita italiana.

In primo luogo, si impegnò a semplificare il sistema fiscale complesso con l'introduzione di due sole aliquote (33% per coloro che guadagnano più di 100.000 euro e del 23% per tutti coloro che guadagnano meno di quella cifra: chi guadagna meno di 11.000 euro l'anno non sarebbe tassato), in secondo luogo promise di dimezzare il tasso di disoccupazione, in terzo luogo, si impegnò a finanziare e sviluppare un massiccio programma di nuovo opere pubbliche. In quarto luogo, promise di aumentare il tasso minimo di pensione mensile di 516 €, e in quinto luogo, disse che avrebbe represso l'ondata di crimine con l'introduzione di agenti di polizia per pattugliare tutte le zone locali e le aree nelle principali città italiane.

Berlusconi si impegnò a non ricandidarsi per le successive elezioni, se non fosse riuscito a onorare almeno quattro di queste cinque promesse.

Sondaggi pre-votoModifica

Istituto Mese L'Ulivo
(Francesco Rutelli)
PRC
(Fausto Bertinotti)
Casa delle Libertà
(Silvio Berlusconi)
termometropolitico.it dicembre 2000 33,6 6,0 46,5
termometropolitico.it gennaio 2001 36,3 5,5 46,9
termometropolitico.it febbraio 2001 35,5 5,6 46,1
termometropolitico.it marzo 2001 33,3 6,1 48,0
termometropolitico.it aprile 2001 33,2 7,1 46,2
L'Ulivo
(Francesco Rutelli)
PRC
(Fausto Bertinotti)
Casa delle Libertà
(Silvio Berlusconi)

I sondaggi mostravano sin da 5 mesi prima delle elezioni un buon vantaggio della coalizione guidata da Silvio Berlusconi, che negli ultimi cinque anni era stata all'opposizione di alcuni governi di centro-sinistra. I circa 10 punti di vantaggio avrebbero poi permesso al leader della Casa delle Libertà un buon numero di seggi nel maggioritario, destinati a salire nel proporzionale grazie alla lista Abolizione Scorporo.

In ogni caso i sondaggi (che in questo caso non tenevano conto della lista Unione dei Democratici Cristiani e di Centro), riguardando la quota proporzionale, avevano leggermente sottostimato entrambe le maggiori coalizioni di circa 2,5 punti, mentre sovrastimavano di poco più dell'1,5% la lista di sinistra guidata da Fausto Bertinotti.

RisultatiModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Grafico delle elezioni politiche italiane.

Camera dei deputatiModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Risultati delle elezioni politiche italiane del 2001 (Camera dei deputati).

MaggioritarioModifica

Lista Voti (%) Voti Seggi Differenza (%)  / 
  Casa delle Libertà 45,57 16.915.513 282  5,48[5]  113[5]
  L'Ulivo 43,15 16.019.388 183  4,71  45
  Lista Di Pietro - Italia dei Valori 4,01 1.487.287 0 - -
Democrazia Europea (DE) 3,53 1.310.119 0 - -
  Lista Emma Bonino 1,23 457.117 0  0,04[16]  [16]
  Südtiroler Volkspartei[17] 0,51 190.556 5 - -
  Südtiroler Volkspartei 0,47 173.735 3  0,05  
Liga Fronte Veneto (LFV) 0,47 173.618 0 - -
Fiamma Tricolore (FT) 0,33 121.527 0 - -
Con Illy per Trieste 0,21 78.284 1 - -
Partito Sardo d'Azione - Sardigna Natzione (PSd'Az - SN) 0,11 40.692 0 - -
Vallée d'Aoste - Autonomie Progrès Fédéralisme (VA-APF) 0,07 25.577 1  0,03  
Altre Liste 0,72 266.292 0 - -
Totale[18] 100,00 37.259.705 475

ProporzionaleModifica

Lista Voti (%) Voti Seggi differenza (%)  / 
  Forza Italia 29,43 10.923.431 62  8,86  25
  Alleanza Nazionale 12,02 4.463.205 24  3,64  4
  Lega Nord 3,94 1.464.301 0  6,13  20
CCD - CDU 3,22 1.194.040 0  2,62  12
Partito Socialista - Nuovo PSI 0,95 353.269 0 - -
Totale Casa delle Libertà 49,56 18.398.246 86  7,49  9
  Democratici di Sinistra 16,57 6.151.154 31  4,49[19]  5[19]
  Democrazia è Libertà - La Margherita 14,52 5.391.827 27 - -
Il Girasole 2,17 805.340 0 - -
  Partito dei Comunisti Italiani 1,67 620.859 0 - -
  Südtiroler Volkspartei 0,54 200.059 0 - -
Totale Ulivo 35,47 13.169.239 58  7,92  
  Partito della Rifondazione Comunista 5,03 1.868.659 11  3,54  9
  Lista Di Pietro - Italia dei Valori 3,89 1.443.725 0 - -
Democrazia Europea 2,39 888.269 0 - -
  Lista Emma Bonino 2,24 832.213 0  0,36[16]  [16]
Fiamma Tricolore 0,39 143.963 0 - -
Liga Fronte Veneto 0,20 74.353 0 - -
  Partito Pensionati 0,18 68.349 0 - -
Altre Liste 0,63 235.780 0 - -
Totale[3] 100,00 37.122.776 155

Senato della RepubblicaModifica

Lista Voti (%) Voti Seggi Differenza (%)  / 
  Casa delle Libertà 42,53 14.406.519 176  5,18[5]  60[5]
  L'Ulivo 38,70 13.106.860 125  1,19  27
Partito della Rifondazione Comunista 5,04 1.708.707 4 - -
  Lista Di Pietro - Italia dei Valori 3,37 1.140.489 1 - -
Democrazia Europea 3,15 1.066.908 2 - -
  Lista Emma Bonino 2,00 677.725 0  0,44[16]  1[16]
Fiamma Tricolore 1,00 340.221 0 - -
Lega per l'Autonomia-Alleanza Lombarda-Lega Pensionati 0,91 308.559 1  0,58  1
Südtiroler Volkspartei[20] 0,52 175.635 3 - -
Liga Fronte Veneto 0,41 138.134 0 - -
Südtiroler Volkspartei 0,37 126.177 2 - -
Va pensiero Padania 0,35 119.058 0 - -
Fronte Sociale Nazionale 0,29 98.132 0 - -
Democrazia Europea - Socialisti Autonomisti 0,23 79.002 0 - -
  Partito Pensionati 0,23 78.572 0  0,04  
Forza Nuova 0,12 39.545 0 - -
Verdi Verdi 0,11 35.743 0  0,08  
Partito Sardo d'Azione - Sardigna Natzione 0,10 32.822 0 - -
Vallée d'Aoste - Autonomie Progrès Fédéralisme 0,10 32.429 1    
Altre Liste 0,46 160.025 0 - -
Totale[21] 100,00 33.871.262 315

ElettiModifica

Camera dei deputatiModifica

 
La composizione della Camera dei deputati della XIV legislatura.
  Lo stesso argomento in dettaglio: Deputati della XIV legislatura della Repubblica Italiana ed Eletti alla Camera dei deputati nelle elezioni politiche italiane del 2001.

Di seguito viene proposta l'attribuzione finale dei seggi[3], per coalizione, alla Camera:

Lista Seggi
Casa delle Libertà[22]
Forza Italia
Alleanza Nazionale
Totale Casa delle Libertà
282
62
24
368
L'Ulivo[22]
Democratici di Sinistra
Democrazia è Libertà - La Margherita
L'Ulivo - Südtiroler Volkspartei[22]
Südtiroler Volkspartei[22]
L'Ulivo - Con Illy per Trieste[22]
Totale L'Ulivo
183
31
27
5
3
1
250
Partito della Rifondazione Comunista 11
Vallée d'Aoste - Autonomie Progrès Fédéralisme 1
Totale 630[3]

Senato della RepubblicaModifica

 
La composizione del Senato della Repubblica della XIV legislatura.
  Lo stesso argomento in dettaglio: Senatori della XIV legislatura della Repubblica Italiana ed Eletti al Senato della Repubblica nelle elezioni politiche italiane del 2001.

Di seguito viene proposta l'attribuzione finale dei seggi[21], per coalizione, al Senato:

Lista Seggi
Casa delle Libertà 176
L'Ulivo
L'Ulivo - Südtiroler Volkspartei
Südtiroler Volkspartei
Totale L'Ulivo
125
3
2
130
Partito della Rifondazione Comunista 4
Democrazia Europea 2
Lista Di Pietro - Italia dei Valori 1
Lega per l'Autonomia-Alleanza Lombarda-Lega Pensionati 1
Vallée d'Aoste - Autonomie Progrès Fédéralisme 1
Totale 315[21]

Analisi territoriale del votoModifica

 
Partiti maggioritari nelle singole province per la Camera.

La coalizione della Casa delle Libertà di Silvio Berlusconi vince le regioni Abruzzo, Calabria, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria (tranne la Provincia di Genova), Lombardia, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, e le province di Parma, Piacenza e Rimini (Emilia-Romagna), di Macerata e Ascoli Piceno (Marche), di Massa-Carrara e Lucca (Toscana) e di Trento (Trentino-Alto Adige)[3].

La coalizione dell'Ulivo di Francesco Rutelli vince le regioni Emilia-Romagna (tranne le province di Piacenza, Parma e Rimini), Marche (province di Ancona e Pesaro-Urbino), Toscana (tranne le province di Massa-Carrara e Lucca), Umbria, e la Provincia di Genova (Liguria)[3].

Conseguenze del votoModifica

La vittoria della Casa delle libertà fu netta e il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi conferì a Silvio Berlusconi l'incarico di formare il nuovo Governo. Nacque così il governo Berlusconi II (dopo il primo esecutivo costituitosi nel 1994) che rimase in carica fino al 2005, battendo in tal modo il record di durata fino ad allora detenuto dal governo Craxi I. In seguito alla sconfitta nelle elezioni regionali Berlusconi diede le dimissioni e fu incaricato di formare un nuovo esecutivo (governo Berlusconi III) che durò fino a fine legislatura.

NoteModifica

  1. ^ a b c A partire dal 1994, con la nascita delle coalizioni politiche, viene espresso un leader della forza politica che si presenta alle elezioni. Tale figura è tuttavia ufficiosa, in quanto la vigente legge elettorale (legge Mattarella) non prevede l'indicazione di un candidato vero e proprio.
  2. ^ a b c Voti di tutta la coalizione alla Camera dei deputati (quota proporzionale).
  3. ^ a b c d e f g h Archivio Storico delle Elezioni – Camera del 13 maggio 2001, in Ministero dell'Interno. URL consultato il 15 marzo 2011.
  4. ^ a b c d Seggi di tutta la coalizione.
  5. ^ a b c d e f Confronto con il Polo per le Libertà, nome della coalizione alle precedenti elezioni.
  6. ^ a b Differenza rispetto alle precedenti elezioni, della somma totale dei seggi di Camera e Senato della coalizione.
  7. ^ Simbolo (JPG), comune.jesi.an.it. URL consultato l'8 agosto 2010.
  8. ^ Sistema elettorale – La questione dei seggi vacanti, camera.it. URL consultato il 23 novembre 2013.
  9. ^ Democrazia è Libertà, nella quota proporzionale della Camera raggruppa I Democratici, Partito Popolare Italiano, UDEUR e Rinnovamento Italiano.
  10. ^ Il Girasole, nella quota proporzionale della Camera raggruppa Federazione dei Verdi e Socialisti Democratici Italiani.
  11. ^ a b Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Marco Travaglio, Mani pulite. La vera storia, 20 anni dopo, Milano, Chiarelettere, 2012.
  12. ^ Marco Travaglio, Montanelli e il Cavaliere, Milano, Garzanti, 2004.
  13. ^ La domanda che dovreste porvi, in Corriere della Sera, 18 marzo 2001. URL consultato il 1º maggio 2017.
  14. ^ Raffaella Polato, Modigliani: la democrazia in Italia è a rischio se vince Berlusconi, in Corriere della Sera, 5 maggio 2001. URL consultato il 1º maggio 2017 (archiviato dall'url originale il 1º novembre 2015).
  15. ^ Antonio Polito, L'Economist e il Cavaliere Perché non può governare, in la Repubblica, 27 aprile 2001. URL consultato il 1º maggio 2017.
  16. ^ a b c d e f Confronto con la Lista Pannella, nome del partito alle precedenti elezioni.
  17. ^ La lista è collegata a L'Ulivo.
  18. ^ Archivio Storico delle Elezioni – Camera del 13 maggio 2001, in Ministero dell'Interno. URL consultato il 15 marzo 2011.
  19. ^ a b Confronto con il Partito Democratico della Sinistra, nome del partito alle precedenti elezioni.
  20. ^ La Lista è collegata a L'Ulivo
  21. ^ a b c Archivio Storico delle Elezioni – Senato del 13 maggio 2001, in Ministero dell'Interno. URL consultato il 15 marzo 2011.
  22. ^ a b c d e Eletti nel maggioritario.

BibliografiaModifica

  • Costituzione della Repubblica Italiana

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica