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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Este (disambigua).
Casa d'Este
Coat of arms of the House of Este (1239).svg
D'azzurro, all'aquila d'argento, rostrata, linguata, armata e coronata d'oro
StatoDucado de Modena (antes de 1830).svg Signoria di Ferrara
Ducado de Modena (antes de 1830).svg Ducato di Ferrara
Flag of the Duchy of Modena.svg Ducato di Modena e Reggio
Casata di derivazioneObertenghi
Titoli

Croix pattée.svg Principe di

San Martino

Croix pattée.svg Arciduca di

Austria-Este

Croix pattée.svg Duca di

Ferrara
Modena e Reggio
Massa e Carrara
Guastalla
Brisgovia e Ortenau[1]

Croix pattée.svg Marchese di

Ferrara
Modena
San Martino
Montecchio
Scandiano
Dronero

Croix pattée.svg Conte di

Novellara

Croix pattée.svg Signore di

Ferrara
Signore di Modena
San Martino
Montecchio
FondatoreAlberto Azzo II
Ultimo sovrano
Attuale capo
Data di fondazione1039[3]
Data di estinzione
  • 1803[4] (ramo ducale)
  • 1875[2] (Asburgo-Este)
  • Data di deposizione1796 (ramo ducale)
    1859 (Asburgo-Este)
    Etniaitaliana
    Rami cadetti
    Welfen "cadetti"
    (dal 1055)
    Este di San Martino
    (1501-1752)
    Este di Montecchio
    (~1545-1628)
    Este di Scandiano
    (1643-1795)
    Asburgo-Este
    (1771-1875[2])

    Gli Este (o Estensi) furono una delle famiglie regnanti europee più longeve. I primi rappresentanti si possono individuare tra i discendenti dei duchi della Toscana legati a Carlo Magno (X secolo) mentre un ramo cadetto degli Estensi, gli Arciduchi d'Austria-Este, giunse sino al XIX secolo[5].

    NomeModifica

    Il nome della casata è legato alla cittadina veneta di Este perché compresa nei territori in possesso della famiglia a partire dall'XI secolo. Il marchese Alberto Azzo II d'Este nel 1073 vi trasferì la sua corte[6] e lì vi rimase sino al 1242, quando Azzo VII d'Este, dopo aver sconfitto Ezzelino III da Romano trasferì la famiglia a Ferrara. In questa città poi chiamata estense la famiglia, dalla fine del XII secolo, arrivò per allargare la sua sfera di influenza sino a quel momento in terra veneta.[7]

    StoriaModifica

    Gli Este rappresentano uno dei rami italiani più fiorenti della stirpe franca degli Obertenghi.

     
    Castello Estense e monumento a Girolamo Savonarola, a Ferrara.

    Ebbero il titolo di marchesi ereditandolo dagli Obertenghi, signori di estesi territori al nord Italia,[7] e in seguito quello di duchi. Questa investitura ducale fu duplice, e si riferì a Borso d'Este che nel 1452 ricevette la nomina a duca di Modena e Reggio dall'Imperatore Federico III d'Asburgo e nel 1471 divenne primo duca di Ferrara per investitura di papa Paolo II[8] Ferrara in quel momento era unita da vincoli di vassallaggio allo Stato Pontificio mentre Modena e Reggio dipendevano dal potere imperiale, rientrando nei confini del Sacro Romano Impero.[9]

    I loro domini si estesero a Fanano (1352), alla Garfagnana (1429/1451), a Carpi (1527), alla signoria di Correggio (1636), al ducato della Mirandola (1711), alla contea di Novellara e Bagnolo (1737) e al ducato di Massa e Principato di Carrara (1790).

    Alfonso II d'Este non ebbe eredi legittimi e questo causò, nel 1598, la devoluzione di Ferrara allo Stato Pontificio. Il ducato si ridusse quindi alle province di Modena e Reggio Emilia, territorialmente contigue, con Modena capitale, sino al 1796. Il territorio fece poi parte della Repubblica Cispadana, della Repubblica Cisalpina, della Repubblica Italiana e del Regno d'Italia.

    Con la restaurazione del 1814 l'antico ducato ritornò al ramo cadetto Asburgo-Este poiché la figlia di Ercole III d'Este, Maria Beatrice d'Este aveva sposato Ferdinando d'Asburgo-Este, figlio di Maria Teresa d'Austria. Nel 1829 si aggiunse il Ducato di Massa e Principato di Carrara e nel 1847 il Ducato di Guastalla. Il Ducato di Modena e Reggio cessò definitivamente di esistere con la sua annessione al Regno di Sardegna nel 1859 e poi al Regno d'Italia.

     
    Suddivisione generale dell'Italia attorno all'anno 1000.

    Origini e discendenza dei due rami principaliModifica

    La famiglia degli Estensi trasse origine dagli Obertenghi[10], signori di Milano e della Liguria occidentale verso la fine del X secolo; analoga origine ebbero le famiglie Pallavicino, Cavalcabò e Malaspina. Oberto I, marchese della Liguria, conte di Luni e conte palatino, vicario imperiale fu il capostipite delle quattro casate.[11]

    Guido di Toscana, che visse nel X secolo, era un discendente degli antichi duchi e marchesi della Toscana, figlio di Adalberto II.[12] Il figlio Adalberto III in un documento del 1011 viene ricordato col titolo di marchese, attribuito solo ai governanti di una delle marche o province in cui era divisa l'Italia. Nel caso Adalberto III si trattava della Marca obertenga, che comprendeva la Lombardia e la Liguria. Discendenti furono Oberto I, Oberto II, Alberto Azzo I e Alberto Azzo II d'Este.

    Alberto Azzo II ebbe tre figli: Folco, Guelfo e Ugo.

    EstensiModifica

    Da Oberto I e dal figlio Oberto II trae origine il ramo italiano degli Este. Alberto Azzo II d'Este, conte di Lunigiana e Milano, signore di Este e Rovigo, è il capostipite della casata.[13]

    La dinastia proseguì poi[14] con l'altro figlio di Azzo II, Folco I d'Este. Folco I ebbe alcune difficoltà nei momenti iniziali della sua signoria, ma le disposizioni del padre, che lasciavano a lui ed ai suoi discendenti il possesso dei territori italiani, fece sì che i fratelli si trasferissero; Ugo in Francia e Guelfo In Germania.

    Occorre ricordare la situazione a Ferrara in quel periodo, tale da rendere possibile l'affermazione della casata estense. Varie famiglie, tra queste i Canossa, si erano contese il suo territorio, la città risultava ancora formalmente retta da un governo comunale, attorno al 1122 si ebbe una prima rovinosa rotta del Po a Ficarolo, seguita da numerose altre, nel 1135 venne eretta la nuova cattedrale, altre potenti famiglie iniziarono a condendersi il controllo della cosa pubblica (Salinguerra e Torelli) inoltre si dovevano affrontare difficoltà economiche legate alle mutate condizioni sia commerciali (deviazione del corso del Po) sia di rapporti con i centri di potere più vicini, come Bologna, Ravenna e Venezia, oppure relativamente più lontani come Milano e Firenze.[15]

    Alberto Azzo II d'Este, al potere fino al 1097, fu marchese della città di Este[16][17] Fu il primo signore di Ferrara, podestà di Mantova e Verona. Mentre si trovava a Verona i Salinguerra cacciarono gli Este da Ferrara, quindi Azzo VI si trovò a dover combattere con Salinguerra Torelli e con Ezzelino il Monaco, suo alleato. L'imperatore Ottone IV di Brunswick scese in campo in suo favore e ottenne una tregua tra le forze contrapposte. L'imperatore Ottone IV, intanto, venne scomunicato, e Azzo VI, mutando strategia, prese le parti del papa combattendo stavolta al fianco di Federico II, destreggiandosi in modo molto attento con le allenze. Morì nel 1212, senza riuscire a vedere gli effetti della sua diplomazia.[18]

    Marchesi d'EsteModifica

     
    Statua di Alberto V d'Este posta sulla Cattedrale di San Giorgio di Ferrara.
     
    Il Castello Estense in un'immagine di Paolo Monti del 1965.

    Il titolo di marchesi d'Este può essere inteso come riferito alla casata oppure al luogo al quale si riferisce l'investitura.
    Obizzo I d'Este, al potere fino al 1193 fu il primo della casata a scegliere Ferrara come dimora per la sua corte e fu il primo che poté fregiarsi del titolo di marchese d'Este riferito alla città di Ferrara (Marchiobes de Este, dal nome dalla città di Este, non compare nei documenti storici ufficiali prima del 1171.[19]), godè di grande prestigio e, quando ebbe l'occasione, nel 1177, di prendere parte alle trattative di pace tra l'imperatore Federico Barbarossa ed il Papa Alessandro III si recò a Venezia con una scorta di 180 armati.[19]

    Azzo VI d'Este, al potere fino al 1212, fu il primo signore di Ferrara, podestà di Mantova e Verona. Mentre si trovava a Verona i Salinguerra cacciarono gli Este da Ferrara, quindi Azzo VI si trovò a dover combattere con Salinguerra Torelli e con Ezzelino il Monaco, suo alleato. L'imperatore Ottone IV di Brunswick scese in campo in suo favore e ottenne una tregua tra le forze contrapposte. L'imperatore Ottone IV, intanto, venne scomunicato, e Azzo VI, mutando strategia, prese le parti del papa combattendo stavolta al fianco di Federico II, destreggiandosi in modo molto attento con le allenze. Morì nel 1212, senza riuscire a vedere gli effetti della sua diplomazia.[18]

    Aldobrandino I d'Este, al potere dal 1212 al 1215, dopo la morte del padre, continuò nella sua politica di sostegno a Papa Innocenzo III ed al futuro imperatore Federico II e di contrasto all'imperatore Ottone. Venne coinvolto su vari fronti; i padovani con Ezzelino il monaco assalirono la rocca d'Este e la conquistarono, costringendolo a cedere la città da cui la dinastia traeva il nome, a Ferrara ottenne un accordo con i Salinguerra e tentò di difendere la Marca di Ancona. Per organizzare un esercito fu costretto a chiedere un prestito ai banchieri di Firenze che vollero come ostaggio a garanzia del pagamento il fratello, Azzo VII. Quando sembrava ormai aver riconquistata Ancona, Aldobrandino morì per cause misteriose, a soli 25 anni. In seguito la Marca di Ancona non appartenne più agli Este, anche se sino al 1330 la dinastia continuò a fregiarsi del titolo. A Ferrara intanto i Salinguerra presero il potere (e lo mantennero per 18 anni).[20]

    Azzo VII d'Este, al potere dal 1222 al 1264, venne riscattato dai banchieri fiorentini e tentò di riconquistare Ferrara a lungo, senza riuscirvi. I Salinguerra lo invitarono in città tendendogli una trappola, dalla quale si salvò a fatica ma nella quale molti dei suoi furono uccisi. La sua reazione lo portò ad assalire il castello della Fratta, dominio dei Salinguerra, vi uccise molti della loro fazione, venne nominato difensore della Chiesa nella lotta contro Ezzelino III da Romano da papa Innocenzo IV e nel 1240 riconquistò definitivamente Ferrara.[21] Il ritorno a Ferrara dopo quasi un ventennio di assenza a causa della famiglia Salinguerra avvenne solo grazie all'alleanza con la Repubblica di Venezia. La Serenissima in cambio ottenne importanti vantaggi commerciali e la presenza, presso la corte estense cittadina, di un visdomino, un suo alto magistrato con compiti di ambasciatore e controllore.[7]

    Obizzo II d'Este fu marchese, signore a vita di Ferrara dal 1264, signore di Modena nel 1288 e di Reggio Emilia dal 1289 al 1293. Dante gli riserva il girone dei violenti per la sua vita formente segnata da lotte anche sanguinose. Quando arrivò al potere seppe ottenere l'appoggio dell'arcivescovo di Ravenna per rendere stabile il dominio estense a Ferrara che, essendo feudo papale, rese gli Este vicari papali. Morì probabilmente ucciso dai due figli maggiori, Aldobrandino e Azzo, perché aveva indicato come suo successore il figlio minore Francesco.[22]

    Azzo VIII d'Este fu al potere dal 1293 al 1308. Nei primi anni fu osteggiato dai fratelli maschi sostenuti dal modenese Lanfranco Landone e dalla famiglia Boschetti. Azzo VIII prevalse e iniziò a stringere alleanze con le signorie confinanti per tentare rinsaldare il suo dominio, coinvolgendo in questa politica anche con Milano, visto che la sorella Beatrice si era sposata con Galeazzo I Visconti. Nel 1305 ebbe problemi con Modena e Reggio perché sia Bologna sia Parma ripresero le ostilità contro queste due città e la situazione divenne più difficile quando contro gli Estensi si schierarono anche Verona e Mantova. Nei primi mesi del 1306 Modena e Reggio vennero perdute. Il suo testamento che lasciava al nipote Folco tutti i possedimenti causò, alla sua morte, un periodo di conflitti per la successione che portò alla prima guerra di Ferrara. Ferrara, Modena e Reggio per alcuni anni vennero perdute dalla casata. Per un breve periodo, malgrado le sue diverse disposizioni, gli succedette Fresco d'Este.[23]

    Fresco d'Este rimase al potere per pochi mesi nel 1308, in un periodo di difficoltà della casata che perse per vari anni il dominio di Ferrara e dei territori ad essa legati. Questo avvenne perché Azzo VIII nel testamento aveva disposto che la signoria passasse al nipote Folco mentre il podestà di Ferrara aveva invece decretato che la successione sarebbe toccata a Fresco. Aldobrandino II d'Este e Francesco si opposero e chiesero l'intervento di papa Clemente V. Intervennero i veneziani ma le truppe pontificie riuscirono ad ottenere il controllo su Ferrara che per quasi nove anni, dal 309 al 1317, tornò sotto il diretto controllo dello Stato Pontificio. Fresco riparò a Venezia e vi rimase col figlio Folco sino alla sua morte, che avvenne nel 1312.

    Gli Este quindi perdettero per un certo periodo dall'inizio del XIV secolo i loro diritti ereditari. A Ferrara vennero costetti a cedere la signoria dal 1308 al 1317, a Modena dal 1306 al 1336 ed a Reggio dal 1306 al 1415.[24] Questo rese difficile stabilire, in quegli anni, le successioni al potere, che furono ulteriormente complicate da discordie tra gli stessi eredi della casata.

    Aldobrandino II d'Este salì al potere dal 1317 al 1326, in un periodo di rapporti molto difficili con il papato. Figlio di Obizzo II d'Este, alla morte del fratello maggiore Azzo VIII d'Este divenne solo formalmente marchese di Ferrara.[25]

    Obizzo III d'Este divenne signore di Ferrara dal 1326 al 1352 ma riuscì a riconciliarsi col papa solo nel 1344, riottenendo così da papa Clemente VI il vicariato sulla città. Da Manfredo I Pio ottenne nel 1336 la città di Modena in cambio di Carpi e San Marino. Quando morirono i fratelli (Rinaldo e Nicolò) rimase unico signore della città. Nel 1344 espanse i suoi domini anche verso Parma ma non riuscì mai a riconquistare la dittà di Reggio.[26]

    Aldobrandino III d'Este fu al potere dal 1352 al 1361. All'inizio tentò di raggiungere un accordo con Francesco d'Este, che viveva a Venezia, ma questi, sostenuto anche dal cugino Rinaldo, si oppose ed ottenne il sostegno dei Da Carrara di Padova, dei Malatesta di Rimini e dei Gonzaga di Mantova. Aldobrandino a sua volta ricevette il sostegno di Cangrande II della Scala e seppe ottenere da Carlo IV di Lussemburgo per sé e per il casato degli Estensi la signoria di Modena e Frignano. Fu per breve tempo in conflitto con i Visconti di Milano e per le contese sul dominio di Bologna si tenne su posizioni neutrali ottenendo in tal modo la riconferma del vicariato di Ferrara.[27]

    Niccolò II d'Este, al potere dal 1361 al 1388. Nei primi anni si alleò con Padova, Verona e Mantova contro Bernabò Visconti. Ottenne la protezione di papa Urbano V, abbellì Ferrara con alcuni edifici monumentali come come ad esempio, il monastero di San Guglielmo. Un fatto tragico e importante avvenne il 3 maggio 1385, quando una folla inferocita assalì la cancelleria della corte e anche le forze del marchese non poterono opporsi. Il massimo magistrato, ritenuto responsabile delle politiche fiscali necessarie alla vita di corte ma in realtà esecutore delle volontà del signore, Tommaso da Tortona, venne abbandonato dal marchese al suo tragico destino e ucciso dai rivoltosi. Pochi mesi dopo, sedata la rivolta, Niccolò II fece iniziare la costruzione del Castello Estense, affidandone il progetto a Bartolino da Novara. Il castello nacque così prioritariamente come difesa della corte contro i suoi stessi sudditi e divenne in seguito una principesca dimora rinascimentale.

    Alberto V d'Este, al potere dal 1388 al 1393. Appena insediato come signore di Ferrara, succedendo al fratello Niccolò II, dovette far fronte alla rivolta di Obizzo, figlio di Aldobrandino, e della madre Beatrice da Camino. Superato il pericolo e dopo aver messo a morte tutti i congiurati si dedicò alla guida del marchesato alleandosi con Gian Galeazzo Visconti e mantenendo buoni rapporti col papa. Si recò anche a Roma, come penitente, ottenendo da Papa Bonifacio IX riconferme riguardo ai diritti della casata, l'annullamento di debiti e la concessione a fondare lo Studio di Ferrara. Anche durante la sua signoria continuarono le guerre, in particolare contro Firenze, Bologna e Padova e intanto Ferrara si arricchì di importanti architetture, come il palazzo Paradiso e la villa di Belfiore.[28]

    Niccolò III d'Este, al potere dal 1393 al 1441. Rese Ferrara un grande centro culturale rinascimentale, anticipando l'azione dei suoi successori. Arrivò al potere giovanissimo, a soli 10 anni. Ebbe indubbie qualità diplomatiche e strategiche, ottenendo significativi risultati in molti campi. Seppe mantenere un atteggiamento prudente con le alleanze dovendo difendersi ad esempio da Padova, Venezia e Parma. Fece di Ferrara un nodo di interessi tanto da farvi tenere una sessione del Concilio che doveva trattare i rapporti con la Chiesa ortodossa, combattere le eresie e riformare la Chiesa cattolica. Riuscì ad annettere nuove terre alla signoria, come la Garfagnana, Lugo e territori del Polesine a nord del Po. Ottenne il controllo di feudi come Crema, Novara e Castelnuovo di Tortona. Si alleò con Filippo Maria Visconti che gli diede fiducia tanto da far ritenere che il figlio Borso avrebbe potuto diventare un candidato alla successione a Milano. Fu noto anche per la sua intensa attività extraconiugale (fece nascere il detto "di qua e di là dal Po sono tutti figli di Niccolò") e per la tragica vicenda di Ugo e Parisina.[7]

    Leonello d'Este, al potere dal 1441 al 1450. Durante i dieci anni nei quali fu marchese di Ferrara la città visse un periodo di grande vivacità culturale ed artistica. Fu un principe letterato e, forse unico tra tutti Este, credette fortemente nel valore della cultura. Per raggiungere l'obiettivo di rafforzare la situazione sempre precaria dello stato mirò al mantenimento della pace muovendosi con attenzione sul piano diplomatico e rilanciò lo Studio di Ferrara facendovi arrivare personalità che in seguito diedero vita ad un importante circolo letterario (ad esempio Angelo Decembrio, Tito Vespasiano Strozzi e Guarino Veronese).[7]

    Secondo lo storico dell'arte Hermann Gundersheimer nel periodo compreso tra l'ascesa al potere di Leonello d'Este (1441) e la fine del ducato di Ercole I d'Este (1505) si concentrarono eventi che si possono ritenere come il momento centrale del dominio estense e dello splendore della città di Ferrara. In quei 64 anni si realizzò la massima espansione territoriale della signoria, vennero create alcune delle più significative opere architettoniche, vennero prodotti grandi lavori letterari e venne perfezionato il modello del "dispotismo rinascimentale".[29]

    Duchi di Ferrara, Modena e Reggio (1452-1598)Modifica

     
    Ritratto di Borso d'Este, ultimo marchese e primo duca di Ferrara.
     
    Ritratto di Ercole I d'Este, duca di Ferrara.
     
    Ritratto di Alfonso I d'Este, duca di Ferrara.
     
    Ritratto di Ercole II d'Este, duca di Ferrara.
     
    Ritratto di Alfonso II d'Este, ultimo duca di Ferrara.

    Duchi di Ferrara, Modena e Reggio furono storicamente solo cinque sovrani, con le rispettive consorti, e il primo tra questi, Borso, ottenne l'investitura durante la sua signoria, essendo succeduto a Leonello d'Este col titolo di marchese, titolo che conservò a lungo.

    Borso d'Este, al potere dal 1450 al 1471, fu il primo a portare il titolo di duca della casata estense. Nel 1452 lo ricevette da Federico III d'Asburgo, divenendo duca di Modena e Reggio[30] e nel 1471 analogo titolo gli venne da Papa Paolo II.[31]

    Modena e Reggio facevano parte in quel periodo dei territori soggetti al Sacro Romano Impero, mentre Ferrara si trovava tra quelli soggetti alla Chiesa. Nel ventennio durante il quale fu signore indiscusso tentò senza successo di ampliare i confini territoriali dedicando tuttavia molte energie per ottenere le investiture ducali che, nel caso della nomina papale, arrivò a pochi mesi dalla sua morte. Fu personalità molto attenta alla sua immagine, e sono divenute famose alcune sue grandiose parate tese ad esaltare sia la grandezza del casato sia la sua personale.[7] Un'interpretazione storica più critica vede la sua nomina a duca da parte del papa come una forma di sottolineatura dello stato di feudo di Ferrara nei confronti dello Stato Pontificio, inoltre ne ridimensiona le virtù di buon governo, malgrado la sua celebrazione pittorica, in particolare in palazzo Schifanoia.[32]

    Ercole I d'Este, al potere dal 1471 al 1505, sposò Eleonora d'Aragona, figlia di Ferdinando I di Napoli, a dimostrazione del prestigio che godeva a quel tempo la casata estense.[32] Sin dall'inizio della sua signoria venne impegnato dalla Serenissima che intendeva estendere il territorio sotto il suo controllo e durante gli scontri che ne seguirono perse i domini estensi nel Polesine veneto a favore dei veneziani ma rinsaldò il suo controllo nelle terre a sud del Po. Ebbe difficoltà anche con la discesa in Italia di Carlo VIII di Francia, ma in questo secondo caso seppe destreggiarsi con più fortuna nelle alleanze. Dopo i primi anni di ducato divenne molto abile nel crearsi amicizie e legami, in particolare utilizzando il mezzo del matrimonio tra casate e famiglie al potere.

    Suo figlio Alfonso sposò Lucrezia, figlia del papa regnante, la figlia Isabella sposò il signore di Mantova e un'altra figlia, Beatrice, sposò Ludovico il Moro. A lui ed all'archietto di corte Biagio Rossetti si deve l'ampliamento della città, conosciuto come Addizione Erculea, che rese Ferrara la prima città moderna europea. Durante il suo ducato la città di Ferrara raggiunse uno splendore mai visto prima, anche se molto di questo venne pagato dalla popolazione che, specialmente nella sua parte più povera, visse anni difficili.[7]

    Alfonso I d'Este, al potere dal 1505 al 1534, fu noto anche come duca artigliere. Abile come uomo di guerra e ottimo conoscitore delle armi più moderne del suo tempo non ebbe uguali capacità sul piano amministrativo e diplomatico. Si scontrò con due papi: Papa Pio III (successore di Papa Alessandro VI del quale aveva sposato in seconde nozze la figlia illegittima Lucrezia) e Papa Giulio II ed arrivò quasi a perdere il ducato di Ferrara. Aderì alla Lega di Cambrai contro Venezia rimanendo alleato di Luigi XII di Francia anche dopo la pace tra i veneziani e Papa Giulio II. Il papa dichiarò il feudo di Ferrara vacante e lo scomunicò nel 1510 ma poco dopo Giulio II morì e Alfonso non subì conseguenze immediate da questo pesante atto del Vaticano che avrebbe potuto avere esiti drammatici.

    Tra il 1526 ed il 1527 partecipò alla spedizione di Carlo V d'Asburgo contro il Papa Clemente VII e riottenne la conferma a duca di Ferrara nel 1530. Nel periodo durante il quale fu al potere la dinastia estense attraversò una fase delicata legata alla ribellione dei fratelli di Alfonso, Ferrante e Giulio. I due tentarono di arrivare al governo della città di Ferrara ma furono sconfitti, grazie anche al sostegno che ricevette dall'altro fratello, Ippolito d'Este. I due rivoltosi furono imprigionati nelle segrete del Castello Estense. Ferrante morì ancora prigioniero, dopo 34 anni di carcere, nel 1540, mentre Giulio venne invece liberato solo nel 1559 da Alfonso II d'Este, quasi dimenticato da tutti.[7]

    Ercole II d'Este, al potere dal 1534 al 1559, sposò Renata di Francia, figlia del re di Francia Luigi XII e della duchessa Anna di Bretagna. Rese Ferrara un centro culturale importante, anche per la diffusione della Riforma in Italia, creando per questo attriti con la Chiesa. Con il papa e la Francia nel 1556 combatté la Spagna, ottenendo una pace separata nel 1558. Suo fratello, il cardinale Ippolito II d'Este fece costruire la celebre Villa d'Este a Tivoli.

    Alfonso II d'Este, al potere dal 1559 al 1597, visse da giovane per lunghi periodi presso la corte francese di Enrico II di Francia, dove si trovava anche quando morì il padre Ercole II d'Este. Tornò subito a Ferrara e tra le sue prime decisioni graziò Giulio d'Este, prigioniero nel castello ormai da 53 anni, e fece allontanare dalla città la madre, Renata di Francia, che non era gradita alla Chiesa. Si alleò con l'Austria e sostenne Massimiliano II d'Asburgo contro i turchi. Mantenne Ferrara tra le grandi capitali culturali del tempo ma durante la sua signoria dovette anche affrontare un terremoto ed un grave periodo di carestie. Ebbe tre mogli: Lucrezia di Cosimo I de' Medici, Barbara d'Austria e Margherita Gonzaga ma non ebbe alcun figlio legittimo quindi Ferrara, alla sua morte, essendo feudo papale, ritornò sotto la sovranità dello Stato Pontificio.

    Estensi a FerraraModifica

    Nei diversi secoli che videro gli Este al governo di Ferrara, secondo Marco Folin, questi mostrarono un loro stile diverso rispetto alle altre casate del periodo storico. Nel momento della massima espansione territoriale del ducato controllarono un'area molto ampia a sud del Po ed ebbero un quarto di milione di sudditi. Malgrado le differenze locali tra i vari centri si adattarono e conteporaneamente si sovrapposero alle istituzioni territoriali già presenti.

     
    il Quadrivio degli Angeli, il punto più significativo sul piano urbanistico dell'Addizione Erculea, in un'incisione di Andrea Bolzoni del 1747.

    Nel confronti di Ferrara, in particolare, ebbero molte attenzioni, ampliandola con numerose addizioni (la più importante fu l'Addizione Erculea) sino a darle l'aspetto di una città moderna e la dignità di una capitale. Anche se pochi tra i signori estensi furono veramente consapevoli delle implicazioni culturali del loro governo tutti colsero le ricadute a livello politico che derivavano della protezione delle arti e delle lettere nei confronti delle altre dinastie.

    Manifestarono grande tolleranza nei confronti degli ebrei accogliendoli sin dai primi tempi della loro presenza in città, e Ferrara divenne un punto di riferimento per gli esuli da Spagna e Portogallo, forse una delle poche alternative a Praga. E dagli ebrei ne ricevettero enormi vantaggi, ottenendo miglioramenti nei commerci ducali e, non di rado, sostegno economico per per loro imprese.

    Diverso fu l'atteggiamento con i protestanti. Nel periodo della permanenza in città di Renata di Francia Ferrara divenne un centro di proselitismo per i calvinisti e questo non poté che creare grosse difficoltà con il Vaticano, tali da diventare una delle premesse per la perdita del feudo.[33]

    Duchi di Modena e Reggio (1598-1796)Modifica

     
    Cesare d'Este, primo duca di Modena e Reggio.
     
    Laura Martinozzi, duchessa reggente del ducato dal 1662 al 1674.
     
    Ritratto di Ercole III d'Este, ultimo duca di Modena e Reggio.

    Con Alfonso II d'Este ebbe termine la discendenza diretta della famiglia e Ferrara cessò di essere la capitale del ducato. L'imperatore Rodolfo II d'Asburgo riconobbe il cugino di Alfonso, Cesare d'Este come duca di Modena e di Reggio, ma il Papa Clemente VIII si rifiutò di fare altrettanto per Ferrara e con la devoluzione la città tornò alle dirette dipendenze dello Stato Pontificio.

    Cesare d'Este, al potere dal 1598 al 1628, nipote illegittimo di Alfonso I d'Este, fu il primo sovrano del ducato di Modena e Reggio dopo la cessazione dello stato del ducato di Ferrara, Modena e Reggio, decretata con la fine del feudo papale di Ferrara, ritornato nell'amministrazione diretta del Vaticano. Visse la sua giovinezza a Ferrara e, dopo il matrimonio con Virginia de' Medici nel 1586, scelse come sua residenza il palazzo dei Diamanti, dove rimase sino al trasferimento della corte nella nuova capitale, Modena. Col trasferimento vennero trasferiti da Ferrara a Modena gli archivi di corte, molti beni appartenuti alla casata come opere d'arte, biblioteca, artiglierie ed altro, spogliando in parte l'antica capitale di beni preziosi. Durante i suoi primi anni al potere venne affiancato da un potente consigliere ducale, il primo ministro Giovanni Battista Laderchi.[34]

    Alfonso III d'Este rimase al potere dal 1628 al 1629, per soli sette mesi. Fu una personalità per certi aspetti contraddittoria; fiero difensore dell'onore degli Este sino a diventare assassino per questo ma anche estremamente religioso, legatissimo alla moglie Isabella di Savoia e capace di abdicare in favore del primogenito Francesco facendosi frate cappuccino a Merano. Fondò, col nome di Giambattista da Modena, un monastero a Gorizia[35], andò a Vienna e ad Innsbruck e poi, alcuni anni dopo, tornò di nuovo a Modena per predicare contro gli ebrei e in difesa di una più rigida morale a corte.[36]

    Francesco I d'Este rimase al potere dal 1629 al 1658. Divenuto signore del ducato giovanissimo si dimostrò uno dei sovrani più autoritari tra gli Este. Impose forti tasse al popolo per rafforzare le opere di difesa sul territorio in considerazione del periodo di guerre che stava attraversando l'intera Europa e, da subito, si trovo a dover affrontare anche una tremenda epidemia di peste che colpì in modo pesantissimo pure Modena, portando alla morte quasi metà della sua popolazione. Francesco fuggì dalla città e trasferì la sua corte a Rivalta riuscendo a salvare tutta la sua famiglia. Superati i primi tragici anni cercò di stringere alleanze con Francia e Spagna, e, in un suo viaggio a Madrid, venne ritratto in un celebre dipinto da Diego Velázquez. Francesco fu molto vanitoso, posò per altri ritratti o sculture, come ad esempio per un suo busto scolpito da Gian Lorenzo Bernini nel 1651, e si circondò di una corte accondiscendente ed adulante. Seppe tuttavia anche ascoltare il popolo, e protesse artisti e letterati come Alessandro Tassoni.[37]

    Alfonso IV d'Este rimase al potere dal 1658 al 1662, per soli quattro anni. Ottenne il dominio di Correggio con accordi che coinvolsero sia la Francia che la Spagna. Raggiunse tale risultato anche grazie ai consigli di strategia politica che ricevette dal cardinale Giulio Mazzarino, del quale aveva sposato una nipote, la contessa Laura Martinozzi. Tentò di riportare tra i territori estensi anche Ferrara e Comacchio, ma in questo non ottenne alcun risultato.[38]

    Laura Martinozzi, al potere come reggente dal 1662 al 1674. Fu l'esponente femminile della casata estense più rilevante nel periodo di Modena e Reggio. Pur non essendo previsto dalla linea di successione fu di fatto duchessa dalla morte del consorte, Alfonso IV, sino a quando il potere le venne sottratto dal figlio Francesco II, arrivato ai quattordici anni, su istigazione di Cesare Ignazio d'Este, che a tal fine ordì una congiura in un momento di assenza da Modena della reggente. Fu duchessa controversa, governò lo stato in un momento difficile ma ne risanò le finanze, fu spietata con alcuni della casata, dura con la comunità ebraica di Reggio che rinchiuse in un ghetto ma capace di grandi atti di carità. A lei si devono i lavori per ultimare il palazzo Ducale di Modena, della Delizia di Sassuolo e la fondazione del monastero della Visitazione[39] a Baggiovara.[40]

    Francesco II d'Este ebbe il potere effettivo dal 1674 al 1694. Divenne duca all'età di 2 anni quindi la madre Laura Martinozzi ebbe la reggenza sino al 1674 quando, su istigazione del cugino Cesare Ignazio, venne spodestata. All'iniziò delegò molti incarichi di governo a Ignazio. Nel 1692 sposò Margherita Maria Farnese, principessa di Parma, dalla quale non ebbe figli e morì all'età di 34 anni.[41]

    Rinaldo d'Este fu al potere dal 1694 al 1737. Divenne duca di Modena e Reggio dopo essere stato cardinale ed aver lasciato la via ecclesiastica per mantenere la linea ereditaria del ducato alla casata. Sposò Carlotta Felicita di Brunswick-Lüneburg e questo, dopo 600 anni di separazione tra le famiglie Este e Welfen, riunì i casati. Iniziò a tentare di risollevare le condizioni economiche del suo territorio ma la morte di Carlo II di Spagna scatenò la Guerra di successione spagnola che fece sentire le sue conseguenze anche a Modena e Reggio; le truppe francesi invasero Modena da Reggio e Rinaldo riparò a Bologna. Nel 1706 le truppe tedesche, alle quali Rinaldo si era alleato, riconquistarono il ducato e così gli Este riottennero il controllo che avevano perduto ma trovarono un ducato in condizioni economiche ancora peggiorate. Si ebbero poi nuove invasioni territoriali in seguito alla guerra di successione polacca ma, alla fine delle guerre, ottenne la Contea di Novellara. Quando morì la reggenza andò brevemente alle figlie Benedetta e Amalia poiché l'erede designato Francesco III d'Este si trovava in Ungheria al servizio dell'imperatore Carlo VI d'Asburgo per combattere contro l'Impero ottomano.[41]

    Francesco III d'Este fu al potere dal 1737 al 1780. Alla morte del padre si trovava in Ungheria e rientrò a Modena alla fine del 1737 mentre la moglie Carlotta Aglae di Borbone-Orléans, che era a Parigi, lo raggiunse a Modena solo alla fine del giugno 1739. Perse per un breve periodo il controllo del ducato, divenne ufficiale nell'esercito spagnolo e riottenne il ducato con la pace di Aquisgrana. Per risanare i bilanci dello stato sempre in cattive condizioni vendette molti tra i quadri della Galleria Estense ad Augusto III di Polonia che li trasferì a Dresda. Questa, che fu definita la vendita di Dresda, fu una delle più gravi alienazioni del patrimonio pittorico italiano. Intanto il ducato aveva raggiunto un periodo di pace e Francesco combinò il matrimonio della nipote Maria Beatrice Ricciarda con l'arciduca Ferdinando d'Asburgo-Lorena ma la carica ducale, che era rimasta agli Este, ormai aveva solo funzioni onorifiche poiché il potere era gestito quasi direttamente dall'imperatore a Vienna.[42]

    Ercole III d'Este, al potere dal 1780 al 1796, fu l'ultimo duca Modena e Reggio. Venne deposto dai francesi e morì nel 1803. Sua figlia Maria Beatrice sposò un figlio dell'imperatore Francesco II d'Asburgo-Lorena, l'arciduca Ferdinando d'Austria, dando così inizio al ramo degli Asburgo-Este.[43]

    Duchi di Modena, di Reggio, di Massa e Principi di Carrara (1814-1859)Modifica

    Dopo la restaurazione il ducato venne ricostituito ed il figlio di Maria Beatrice, Francesco IV d'Asburgo-Este, regnò come duca di Modena, Reggio, Massa e Principe di Carrara. Gli successe il figlio Francesco V d'Asburgo-Este, che fu deposto nel 1859 e il ducato fu annesso nel 1860 al Regno di Sardegna. Il ducato ebbe perciò vita molto breve, dal 1814 al 1859.

    WelfenModifica

     
    Guelfo IV, duca di Baviera

    La casata Welfen ebbe solo le orgini in comune con gli Este, rappresentate da Alberto Azzo II d'Este (1009 - 1097), figlio di Alberto Azzo I, che è considerato il progenitore dei Guelfi Duchi di Baviera, dei conti e poi Duchi di Brunswick-Lüneburg, dei Duchi di Sassonia-Lauenburg e degli elettori Hannover, da cui derivarono i Re di Gran Bretagna e di Irlanda.[44] Carlotta Felicita di Brunswick-Lüneburg (1671 - 1710), sposò Rinaldo d'Este, riunendo dopo 600 anni i due rami della originaria casa. Tra i Welfen si possono ricordare alcuni importanti membri:

    Altri rami della casa d'EsteModifica

    Marchesi e Principi di San Martino in Rio (1490-1752)Modifica

    Nel 1490[45] il feudo di San Martino in Rio con Campogalliano, Castellarano, San Cassiano e Rodeglia fu dato al cadetto Sigismondo I d'Este con il titolo di signoria indipendente. Alla fine del XVI secolo, come feudo imperiale, fu elevato a marchesato e nel 1747 a principato. Nel 1752 la linea sigismondina si estinse e sul finire del 1767 il feudo, fin lì concesso alla primogenita dell'ultimo Marchese, fu riassorbito dalla Camera Ducale.

     
    Torrione della rocca di Scandiano.

    Marchesi di MontecchioModifica

    La linea trasse origine da Alfonso d'Este, figlio del duca Alfonso I d'Este, al quale il padre aveva assegnato importanti possedimenti. L'imperatore Ferdinando I d'Asburgo nel 1569 aveva elevato il Titolo a Marchesato di Montecchio ai discendenti di Alfonso d'Este.[46]

    Marchesi di ScandianoModifica

    Ramo di TortoriciModifica

    Un ramo degli Este si è probabilmente trapiantato a Tortorici in Sicilia nella metà del XVI secolo, forse a causa di dissidi con il ramo ducale. I loro membri per oltre tre secoli ricoprirono importanti cariche pubbliche, ed appartengono alla casata ducale d'Este Orioles.[47] Alcuni discendenti nelle città di Tortorici e Civitavecchia sono pretendenti al titolo ducale ancora nel XXI secolo.[48]

    Eredi della casa d'EsteModifica

     
    Castello di Wildenwart, che fu proprietà di Francesco V d'Asburgo-Este[49].

    La famiglia Asburgo-Este si estinse nella linea maschile italiana con la morte di Francesco V d'Asburgo-Este, già deposto nel 1859 e morto nel 1875. Francesco V, dal momento della sua deposizione sino a quello della morte tentò di mantenere viva la possibilità di ricostituire lo Stato di Modena, Reggio e Carrara ed impose come condizioni testamentarie non derogabili alla sua successione che fossero conservati titolo e stemma di arciduca d'Austria-Este conservando così il nome degli Este nella famiglia Asburgo. Come altra condizione ci fu quella, alternativa, di far continuare la dinastia ad un principe di Borbone ma non ad un Wittelsbach di Baviera, e che in ogni caso il successore parlasse la lingua italiana.[50] Nominò erede l'arciduca Carlo Ludovico d'Asburgo-Lorena, fratello minore dell'imperatore Francesco Giuseppe I d'Austria, che in tal modo divenne d'Asburgo-Este. L'imperatore Francesco Giuseppe suggellò tale discendenza nell'arciduca Francesco Ferdinando che prese il nome di Asburgo-Este e nel 1896 divenne principe ereditario dell'impero asburgico, ma che fu assassinato il 28 giugno 1914 a Sarajevo.

    I figli dell'arciduca Francesco Ferdinando erano nati da un matrimonio morganatico e l'imperatore designò il pronipote di questi, Roberto d'Asburgo-Este, secondogenito del futuro imperatore Carlo I d'Austria-Ungheria, come successore nella linea ereditaria Asburgo-Este. Roberto era discendente di Ercole III d'Este, e il sangue degli ultimi duchi d'Este era così unito ancora al nome degli Asburgo-Este anche grazie alla madre Zita di Borbone-Parma, pronipote di Teresa di Savoia, duchessa di Lucca e Parma, che era figlia di Maria Teresa d'Asburgo-Este.

    La tradizione dinastica è mantenuta da Lorenzo d'Asburgo-Este, figlio maggiore dell'arciduca Roberto d'Asburgo-Este e sposato con la la principessa Astrid del Belgio, unica figlia di Alberto II dei Belgi. Dal 1991 i figli della coppia hanno il titolo di arciduca (arciduchessa) d'Austria-Este e principe (principessa) del Belgio. Nel 1995 Lorenzo ha ricevuto il titolo addizionale di principe del Belgio. Il maggiore dei loro figli è il principe Amedeo, arciduca d'Asburgo-Este, nato nel 1986.

    La patrilinearità diretta degli Este, distaccandosi dal ramo italiano, continua col ramo tedesco e con i discendenti di Guelfo IV d'Este. Guelfo fu duca di Baviera e, sposando Giuditta di Fiandra, originò il casato dei Welfen quindi il casato di Hannover. Secondo questa linea il discendente diretto degli Este è il principe Ernesto Augusto di Hannover.

    Nobili e sovrane della famiglia d'EsteModifica

     
    Busto di Lucrezia d'Este, opera di Antonio Canova.

    Altre personalità maschili della famiglia d'EsteModifica

     
    Ippolito d'Este (1502-1531)

    Principali edifici militari e civili legati agli EsteModifica

     
    L'ingresso della Delizia di Belriguardo.
     
    Palazzo Caserma Ducale Santa Margherita
     
    Rocca estense di San Felice sul Panaro
     
    Castello Campori
     
    Rocca di Castellarano
     
    Rocca estense di San Martino in Rio

    FerraraModifica

    Un primo nucleo fondamentale di strutture edificate dalla famiglia è costituito dalle Delizie estensi, quasi tutte nel territorio della provincia di Ferrara. Queste rappresentano in modo significativo la capacità degli Este di influenzare culturalmente, nel periodo rinascimentale, il paesaggio del Delta del Po e del resto del territorio ferrarese, contribuendo così a far inserire la città nella lista dei Patrimoni dell'umanità.[51] Alcune strutture meritano una particolare attenzione:

    ModenaModifica

    A Modena e provincia sono presenti anche:

    • Palazzo Caserma Ducale Santa Margherita
    • Carcere Ducale Santa Eufemia
    • Carcere Ducale Saliceta San Giuliano
    • Collegio dei Nobili san Carlo Zocca
    • Collegio dei Nobili Villa Molza Camposanto
    • Casino dei Nobili Palazzo Tacoli
    • Ospedale Ducale San'Agostino
    • Villa Pentetorri Ducale
    • Palazzo Ducale Milizia Estense Caserma Santa Chiara
    • Palazzo Ducale Intendenza delle Finanze estensi
    • Caserma Ducale Cavallerizza e Carrozze dei Dragoni Estensi
    • Palazzo Ducale - Palazzo Foresto
    • Castello e torre di Baggiovara
    • Casino Ducale Lesignana
    • Porto e Darsena Ducale di Bomporto
    • Castello di Campogalliano
    • Villa Ducale del Corletto Formigine
    • Castello di Magreta (Formigine)
    • Dosile Chiusa Ducale, Magreta
    • Bocchetta Chiusa Pincetti, Magreta
    • Palazzo Ducale Intendenza della Milizia Mirandola
    • Palazzina della Casiglia (Sassuolo)
    • Palazzina Ducale detto Ovile (Sassuolo)
    • Palazzina del Belvedere Ducale (Sassuolo)
    • Tenuta Ducale di Caccia delle Casiglie (Sassuolo)
    • Collegio dei Nobili San Carlo (Sassuolo)
    • Villa Ducale Conti Sorra (Castelfranco Emilia)
    • Ponte Ducale con Torrioni (San Cesario sul Panaro)
    • Palazzo Castellazzo Trotti Mosti D'Este (Palagano)
    • Palazzina e Bosco Ducale (Lama Mocogno)
    • Villa Ferri (San Felice sul Panaro)
    • Torrioni Ducali (San Prospero)
    • Castello Campori (Soliera)
    • Fabbrica Ducale Prodotti Esplodenti (Spilamberto)
     
    Castello di Canossa

    Reggio EmiliaModifica

    A Reggio Emilia e provincia sono presenti anche:

    • Palazzo Ducale Caserma Zucchi
    • Palazzo Ducale Deposito Stalloni
    • Carcere Ducale Forte di Rubiera
    • Casino dei Nobili Palazzo Rangoni Macchivelli
    • Villa ducale di Rivaltella
    • Villa d’Este e la Vasca di Corbelli
    • Castello di Brescello (Brescello)

    GarfagnanaModifica

    Altre province italianeModifica

    In altre province italiane sono presenti anche:

    Altri PaesiModifica

    StemmaModifica

    Dall'armoriale di casa d'Este risulta che lo stemma degli Este è costituito da un'aquila d'argento in campo azzurro, che fregia la bandiera di famiglia fin dal 1239. L'azzurro era il colore usato dalla fazione guelfa mentre i Ghibellini adoperavano per lo più il rosso. I tre gigli in campo azzurro dentellato d'argento vennero aggiunti dal marchese Nicolò III, cui aveva concesso l'ambito privilegio Carlo VII, re di Francia. L'aquila imperiale in campo d'oro denota invece il feudo imperiale di Modena e Reggio, ottenuto nel 1452 dall'imperatore Federico III, gli concesse l'aquila imperiale in campo d'oro per denotare il feudo imperiale di Modena e Reggio e nello stesso tempo l'aquila, divisa longitudinalmente in una metà argentea in campo azzurro e nell'altra metà nera in campo oro, rappresenta la contea di Rovigo istituita allora. Le chiavi pontificie sono il simbolo della rinnovata investitura di Ferrara da parte di Papa Sisto IV a Ercole I nel 1474, come il triregno lo è del vicariato della Chiesa. Il gonfalone venne inserito nel 1368, nell'occasione della nomina del marchese Niccolò II a gonfaloniere perpetuo di Santa Romana Chiesa.

  • Stemma della famiglia d'Este dal 1431 al 1452
  • Stemma della famiglia d'Este dal 1452 al 1471
  • Stemma della famiglia d'Este nel 1471
  • Stemma della famiglia d'Este dal 1471 al 1535
  • Stemma della famiglia d'Este dal 1535 al 1741
  • Stemma della famiglia d'Este dal 1741 al 1803
  • Stemma della famiglia Asburgo-Este
  • Stemma della famiglia d'Este Orioles

  • MottoModifica

    Non è possibile attribuire in modo certo un motto alla casata degli Estensi. Un motto erroneamente legato a tutta la casata: Ab insomni non custodita Dracone, deve essere in realtà legato ad uno solo dei suoi rappresentanti illustri, il cardinale Ippolito d'Este, fratello di Alfonso I d'Este e figlio di Ercole I d'Este. Il legame tra i tre estensi ed il particolare momento storico nel quale vissero, col ducato di Ferrara, Modena e Reggio nel periodo della sua maggiore importanza, ha alimentato tale convinzione.[52][53]

     
    Wor Bas sulla lapide della torre dei leoni del Castello Estense

    Nel 1921 è uscito un volume dal titolo Ferrara - Ab insomni non custodita dracone che già dal titolo si riferiva all'araldica, con significati non tutti decifrabili e con un richiamo esplicito all'aquila estense ed al nome della città, e anche questo ha creato la convizione che tale frase in latino e di origine classica fosse il motto della casata.[54][55]

    Sulla torre dei leoni del Castello Estense si può vedere una lastra marmorea restaurata all'inizio del XXI secolo che riporta la scritta Wor Bas,[56] forse avrebbe il significato di "Sempre avanti" e, con maggior probabilità, è da intendersi come motto della casata.[57][58]

     
    Ingresso della chiesa del Corpus Domini a Ferrara.

    Luoghi di sepoltura degli EsteModifica

    I luoghi di sepoltura degli Estensi sono diversi.
    A Ferrara molte personalità della dinastia riposano nel monastero del Corpus Domini e nella basilica minore di San Francesco.
    Borso d'Este e Marfisa d'Este riposano in certosa.
    Molti riposano a Modena, nella chiesa di San Vincenzo ed a Vienna, nella Cripta dei Cappuccini della Kapuzinerkirche.
    Altri nell'abbazia della Vangadizza, nella cattedrale di San Giorgio, nella chiesa della Natività di Scandiano e al cimitero di Gubiano di Varese.

    In onore degli EsteModifica

     
    Palazzina di Marfisa d'Este in un'immagine di Paolo Monti del 1969.

    ArchitetturaModifica

    AstronomiaModifica

    GeografiaModifica

    Musei e culturaModifica

    AltroModifica

     
    Francesco del Cossa, particolare delle corse del palio nel salone dei mesi in palazzo Schifanoia.

    Rievocazioni storicheModifica

    NoteModifica

    1. ^ Ercole III d'Este (17271803), duca di Modena e Reggio dal 1780 al 1796, e suo genero Ferdinando d'Asburgo-Lorena (17541806) furono gli unici due duchi di Brisgovia e Ortenau, rispettivamente dal 1801 al 1803 e dal 1803 al 1805.
    2. ^ a b c L'effettivo ed ultimo discendente di questo ramo cadetto fu il duca Francesco V, che morì nel 1875. Tuttavia quest'ultimo concesse il nome, i titoli e gran parte del suo patrimonio al cugino Francesco Ferdinando d'Asburgo-Lorena, a condizione che questi aggiungesse il nome "Este" al suo cognome; ma Francesco Ferdinando non era un effettivo discendente degli Este e i suoi figli nacquero da un matrimonio morganatico. Tuttavia, l'imperatore Carlo I concesse armi, titoli e nome di Asburgo-Este a suo figlio Roberto e alla sua discendenza.
    3. ^ Alberto Azzo II d'Este divenne marchese d'Este, verso il 1039; l'anonimo autore di un importante cronaca imperiale che si creda sia stata redatta, verso il 1150, nell'abbazia benedettina di Nienburg in Sassonia-Anhalt, Germania, noto come l'Annalista Saxo, quando parla del suo matrimonio con Cunegonda, lo cita come marchese di Este in nord Italia (Longobardia) ((LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus VI, Annalista Saxo, anno 1126, pag 764.
    4. ^ Ercole III d'Este (17271803), duca di Modena e Reggio dal 1780 al 1796, morì privo di eredi maschi legittimi il 14 ottobre 1803. Sua figlia, Maria Beatrice d'Este, sposò nel 1771 Ferdinando d'Asburgo-Lorena, figlio dell'Arciduchessa d'Austria Maria Teresa d'Asburgo e dell'Imperatore del Sacro Romano Impero Francesco I di Lorena (fondatori della dinastia degli Asburgo-Lorena); la coppia diede vita in questo modo ad un nuovo ramo, quello degli Asburgo-Este. Maria Beatrice morì il 14 novembre 1829.
    5. ^ C.M.Goldoni, pp.290-293.
    6. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, p.33.
    7. ^ a b c d e f g h Ferrara1: Po, Cattedrale e Corte, pp.109-115.
    8. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, p.43,p.87,p.101.
    9. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, p.32.
    10. ^ voce:Este p.396, Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti, XIV ENO-FEO, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1949.
    11. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, p.28.
    12. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, pp.24-25.
    13. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, p.33.
    14. ^ Chiappini, p.22.
    15. ^ Carlo Bassi: Storia di Ferrara, pp.30-37.
    16. ^ Litta, Tav.II.
    17. ^ Il titolo di marchese gli pervenne da nomina imperiale (v. Litta, Tav.II).
    18. ^ a b Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, p. 43.
    19. ^ a b Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, p. 34.
    20. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, p.45.
    21. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, p.47.
    22. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, p.51.
    23. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, p.55.
    24. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, p.291.
    25. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, pp.53-57.
    26. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, p.69.
    27. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, p.73.
    28. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, p.77.
    29. ^ Carlo Bassi: Storia di Ferrara, pp.58-59.
    30. ^ Graziano Delrio, nelle pagine introduttive di Atlante estense, ricorda l'importante presenza degli Este a Reggio Emilia, tale da influenzarne l'urbanistica, l'architettura, l'utilizzo delle terre agricole, la crescita culturale e, seppure spesso in contrapposizione con l'autorità ducale, lo stesso senso di comunità civile.Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, p.8.
    31. ^ Tiziano Tagliani ricorda che la storia degli Estensi è legata in modo indissolubile con quella di Ferrara, che grazie a loro divenne una capitale di importanza europea.Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, p.7.
    32. ^ a b Carlo Bassi: Storia di Ferrara, p.53.
    33. ^ Carlo Bassi: Storia di Ferrara, pp.68-73.
    34. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, p.109.
    35. ^ Tettoni e Saladini, Teatro araldico, ovvero Raccolta generale delle armi ed insegne gentilizi e delle piu illustri e nobili casate, su books.google. URL consultato il 30 settembre 2019.
    36. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, pp.118-119.
    37. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, pp.122-123.
    38. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, pp.126-127.
    39. ^ Monastero Della Visitazione SM Baggiovara, Monastero Della Visitazione. URL consultato il 1º ottobre 2019.
    40. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, pp.128-131.
    41. ^ a b Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, pp.130-131.
    42. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, pp.138-139.
    43. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, pp.150-151.
    44. ^ Chiappini, pp. 22-23.
    45. ^ Mauro Severi, San Martino in Rio. La collegiata e la facciata del Piermarini., Silvana Editoriale, 2017, p. 24.
    46. ^ Litta, Tav.XIII.
    47. ^ Serenissima Ducale e Comitale Casa d'Este Orioles
    48. ^ Tribunale di Lecce. Rende Noto. Sentenza arbitrale 20 febbraio 2013 (PDF), su regione.puglia.it, Regione Puglia, 2017. URL consultato il 23 settembre 2019.
    49. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, p.200.
    50. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, pp.199-203.
    51. ^ Ferrara, Città del Rinascimento e il suo Delta del Po, su ferraradeltapo-unesco.it.
    52. ^ (FR) Ab insomni non custodita Dracone, French Emblems at Glasgow. URL consultato il 10 ottobre 2019.
    53. ^ Una delle fatiche di Ercole, eroe preferito in casa d’Este, in la Nuova Ferrara, 7 novembre 2011. URL consultato il 10 ottobre 2019.
    54. ^ Carlo Vassi, Ab insomni non custodita dracone, in Ferrara. Le voci di una città, 2005. URL consultato il 10 ottobre 2019.
    55. ^ Ferruccio De Lupis.
    56. ^ Restaurata la pietra "Wor Bas" del Castello, estense.com, 17 giugno 2011. URL consultato il 14 settembre 2019.
    57. ^ Piero della Francesca Edgarda Ferri Edizioni Mondadori 2010, su books.google.it.
    58. ^ Araldica del Foulard. L'aquila sulla ruota, Contrada Rione San Paolo. URL consultato il 15 settembre 2019.
      «“Wor Bas” è il motto, o grido d'arma, della Casa d'Este. Deriva dal longobardo, primitiva origine della casata, ed equivale al nostro: “sempre meglio, più oltre”. Forse è la chiave di lettura per il significato della Ruota».
    59. ^ Giostra della Quintana Cybea - Massa, Metatoscana. URL consultato il 27 settembre 2019.
    60. ^ Claudio Maria Goldoni: Atlante estense, pp.281-283.
    61. ^ Alla Corte degli Estensi, Reitia - Associazione Culturale. URL consultato il 27 settembre 2019.
    62. ^ Finalestense 2019. Taverne, musici, nobili a corte e Palio delle Cerchie per le vie del paese, ModenaToday. URL consultato l'8 ottobre 2019.

    BibliografiaModifica

    Voci correlateModifica

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