Benetton Formula

scuderia di Formula 1
Benetton Formula
Logo Benetton Formula.png
SedeItalia Italia
Regno Unito Regno Unito
Witney (1986-1991)
Enstone (1992-2001)
Categorie
Formula 1
Dati generali
Anni di attivitàdal 1986 al 2001
FondatoreLuciano Benetton
DirettoreFlavio Briatore
Formula 1
Anni partecipazioneDal 1986 al 2001
Miglior risultato1 Campionato del Mondo Costruttori
(1995)
2 Campionati del Mondo Piloti
(1994, 1995)
Gare disputate260
Vittorie27
Note
Erede della Toleman e sostituita dalla Renault

La Benetton Formula (pronuncia italiana: benettón /benetˈton/[1]) è stata una scuderia anglo-italiana di Formula 1, di proprietà dell'omonima azienda tessile trevigiana, attiva dal 1986 al 2001.

Benetton fu il primo marchio non legato al mondo delle auto a dare il proprio nome a una monoposto da Gran Premi. Nonostante l'inesistente esperienza e tradizione motoristica seppe imporsi tra le migliori squadre del periodo, vivendo le proprie stagioni migliori a metà degli anni 1990 grazie a figure chiave quali il pilota Michael Schumacher, il manager Flavio Briatore e i tecnici Rory Byrne e Ross Brawn: nel suo quindicennio di attività la Benetton vinse 27 Gran Premi, due campionati mondiali piloti con Schumacher (1994 e 1995) e un campionato mondiale costruttori (1995).

StoriaModifica

«Quando la Benetton è entrata in Formula 1 mi sono detto che qualcosa stava cambiando. All'improvviso sono comparsi dei colori, tanti colori. E si è creata un'atmosfera mondana e di festa che ha fatto bene a tutti, costringendo anche gli altri a cambiare. È stata questa la grande rivoluzione che la Benetton ha portato. Ma non sarebbe stata credibile se poi non fossero arrivate le vittorie e i titoli mondiali a suggellare un impegno che era anche tecnico e industriale. Nelle corse, come nella vita, non si vince mai per caso.»

(Bernie Ecclestone[2])

1983-1985: gli inizi come sponsorModifica

 
La Tyrrell 011 di Michele Alboreto sponsorizzata Benetton nella stagione 1983

All'inizio degli anni 1980 la famiglia Benetton decise di impegnarsi in operazioni di sponsorizzazione sportiva, iniziando pertanto ad associare il proprio marchio di abbigliamento al mondo della Formula 1: l’automobilismo era infatti ritenuto un "supporto" ideale per propalare i valori di gioventù e dinamismo connaturati alle strategie di marketing del gruppo.

Il marchio Benetton debuttò quindi nel 1983 come sponsor principale della Tyrrell.[2] L'accordo durò tuttavia solo un anno, giacché nel 1984 il gruppo italiano associò il proprio marchio alla scuderia Euroracing, la squadra corse semiufficiale dell'Alfa Romeo, versante in condizioni economiche deficitarie. Gli ingenti investimenti di Luciano Benetton non furono comunque sufficienti a dare maggior competitività al team, sicché anche questa sponsorizzazione ebbe vita breve, risolvendosi già nel 1985.[2]

Chiusa la fallimentare relazione con la Euroracing, i Benetton optarono per legarsi a una squadra giovane e in ascesa, la Toleman, che nel 1984 aveva fatto debuttare nella massima categoria motoristica il promettente brasiliano Ayrton Senna e poteva vantare una struttura tecnica solida e competente, guidata dal giovane progettista sudafricano Rory Byrne.[2]

Nel 1985 la Toleman motorizzata Hart poté quindi contare sulla munifica sponsorizzazione trevigiana, che nel giro di un anno si risolse nella completa acquisizione della scuderia, poi fusasi con la Spirit (team appena ritiratosi dal mondiale) per andare ad assumere la denominazione di Benetton Formula: per la prima volta un marchio non legato al mondo delle auto dava il proprio nome a una monoposto da Gran Premi.[2]

Benetton corse con licenza automobilistica britannica fino al 1995 e con licenza italiana dal 1996; la sede operativa rimase comunque sempre in Inghilterra, a Witney fino al 1991 e a Enstone dal 1992.

1986-1989: il debutto come costruttoreModifica

La prima vittoria (1986)Modifica

Nel 1986 la Benetton fece dunque il suo esordio in Formula 1 come costruttore, schierando la monoposto B186, spinta dal motore 4 cilindri turbo BMW e affidata alla guida dell'italiano Teo Fabi e dell'austriaco Gerhard Berger. La nuova monoposto si fece notare in primis per la sua insolita livrea multicolore, financo alle spalle degli pneumatici, spiccando immediatamente in mezzo alle altre vetture in griglia.[2]

Dopo un buon inizio, segnato dall'ottenimento di 8 punti nelle prime tre gare, la squadra ebbe una lunga crisi di risultati, subendo molti ritiri soprattutto a causa di cedimenti meccanici. La stagione si chiuse però in crescendo: Fabi ottenne due pole position consecutive in Austria e Italia, e Berger vinse il Gran Premio del Messico,[2] consentendo alla Benetton di terminare sesta nel mondiale costruttori.

Anni di assestamento (1987-1988)Modifica

Nel 1987 iniziò la collaborazione con il motorista Ford, che durò per otto anni. I piloti erano il confermato Fabi e il belga Thierry Boutsen mentre il motore era il V6 turbo Ford, potente ma poi rivelatosi molto poco affidabile nel corso del campionato.[2] L'anno terminò con 28 punti, due podi e il quinto posto fra i costruttori.

Nel 1988 il team, passato sotto la presidenza di Alessandro Benetton, secondogenito del patron Luciano, che manterrà la carica per i successivi dieci anni, abbandonò anticipatamente i motori turbocompressi (destinati a essere banditi l’anno successivo) in favore di un V8 aspirato, sempre fornito dalla Ford.[2] Le vetture B188 guidate da Boutsen e dall'italiano Alessandro Nannini ottennero diversi podi e il terzo posto complessivo nella classifica costruttori con 39 punti, dietro alla Ferrari e alla McLaren, dominatrice assoluta del campionato.[2]

L'arrivo di Briatore (1989)Modifica

Il 1989 vide l'ingresso in squadra del manager Flavio Briatore, uomo di fiducia della famiglia Benetton e a posteriori punto di svolta nell'ascesa del team.[2] Sul piano sportivo Nannini vinse in Giappone (anche grazie alla squalifica di Ayrton Senna)[2] ma la squadra si piazzò quarta tra i costruttori, dietro anche alla Williams.

La seconda vettura fu inizialmente affidata al giovane britannico Johnny Herbert, ancora convalescente dopo un grave incidente occorsogli in Formula 3000 nel 1988. Vi furono però contrasti all'interno del team tra il nuovo arrivato Briatore e il direttore sportivo Peter Collins, a seguito dei quali sia Collins sia Herbert lasciarono la squadra;[2][3] al pilota inglese subentrò Emanuele Pirro.[2]

1990-1995: da Piquet ai trionfi di SchumacherModifica

Nuove ambizioni (1990)Modifica

Già alla fine del 1989 la Benetton si era assicurata per l'anno successivo le prestazioni dell'ex iridato Nelson Piquet, strappato a una nobile decaduta quale la Lotus, e del progettista John Barnard, transfuga dalla Ferrari, in sostituzione di Byrne.[2] Il giovane team anglo-trevigiano, pur non potendo vantare l'esperienza e la tradizione dei grandi marchi dell'automobilismo,[4] stava infatti iniziando a farsi un nome all'interno del circus: in pochi anni la famiglia Benetton aveva portato in Formula 1 nuovi stili di comunicazione e metodi manageriali, cominciando a impensierire sul piano sportivo le scuderie storicamente protagoniste della categoria e inimicandosene altre sul fronte politico.[4]

Nel campionato 1990 Piquet, seppure ormai nella fase calante della propria carriera, si rese protagonista di buone prestazioni: anche grazie alle vittorie nelle ultime due gare della stagione, il campione brasiliano chiuse al terzo posto la classifica piloti.[2] Lo stesso piazzamento venne conseguito dalla squadra tra i costruttori.[2] Verso la fine della stagione Nannini fu vittima di un grave incidente in elicottero, per i postumi del quale fu costretto a chiudere la sua carriera in Formula 1;[2] al suo posto venne chiamato Roberto Moreno[2] il quale arrivò secondo in Giappone dietro al connazionale e compagno di squadra Piquet.

L'inizio dell'era tecnica Brawn-Byrne (1991)Modifica

In vista del campionato 1991 la Benetton ottenne il munifico sostegno della R. J. Reynolds Tobacco Company, che ne divenne title sponsor attraverso il marchio Camel: le vetture abbandonarono pertanto la caratteristica livrea colorata con cui avevano corso nel precedente quinquennio,[5] venendo ripellicolate nel giallo aziendale del succitato marchio di sigarette.

Alla guida della B192 vennero confermati sia Piquet, giunto alla sua ultima stagione di attività, sia Moreno. In occasione del Gran Premio del Belgio, tuttavia, Briatore rimase colpito dalle prestazioni del debuttante Michael Schumacher,[2] frettolosamente chiamato dalla Jordan a sostituire Bertrand Gachot: anticipando il resto del circus, Briatore ottenne pertanto di poter scambiare il giovane tedesco con Moreno a decorrere dalla gara successiva di Monza.[2] L'annata vide Piquet conquistare una fortunosa vittoria in Canada e due terzi posti, mentre Moreno e Schumacher ottennero tre piazzamenti a punti a testa; la Benetton chiuse infine il campionato costruttori al quarto posto con 38,5 lunghezze.

Frattanto, a metà stagione, Barnard aveva lasciato la squadra, venendo sostituito alla direzione tecnica dal promettente Ross Brawn, fattosi notare grazie i successi della Jaguar XJR-14 nel mondiale sportprototipi, e al reparto progetti dal rientrante Byrne, quest'ultimo reduce da un periodo in Reynard:[2] un binomio che scriverà un pezzo di storia della Formula 1 negli anni seguenti, grazie a monoposto molto raffinate sia a livello meccanico sia aerodinamico,[2] facendo la fortuna dapprima della stessa Benetton e poi, ancor più, della Ferrari.

Crescita costante (1992-1993)Modifica

Ritiratosi Piquet, nel 1992 la Benetton confermò Schumacher e gli affiancò il britannico Martin Brundle.[2] Arrivò una vittoria in Belgio, a Spa-Francorchamps, la prima in carriera per Schumacher;[2] a riprova di una B192 non al top velocisticamente ma estremamente affidabile,[2] almeno una delle due monoposto andò a punti in tutte le gare. La stagione finì con 91 punti in cascina e il terzo posto tra i costruttori.[2]

Nel 1993 la scuderia anglo-italiana si mantenne sui livelli della stagione precedente. La B193 era concettualmente la prosecuzione della monoposto precedente, ma i progressi tecnici furono particolarmente lenti (il controllo di trazione non fu introdotto che da metà stagione[6]) sicché nella prima parte di campionato le prestazioni ne risultarono frenate, impedendo un reale confronto con la Williams punto di riferimento della griglia.[2]

Schumacher si confermò, vincendo il Gran Premio del Portogallo e facendo suo nettamente il confronto interno con il compagno di squadra, l'esperto italiano Riccardo Patrese,[2] alla sua ultima stagione in Formula 1.

Il primo titolo con Schumacher (1994)Modifica

 
Il presidente Alessandro Benetton con la prima guida designata Schumacher nella vittoriosa stagione 1994

In vista del campionato 1994 la Benetton terminò il rapporto di sponsorizzazione con Camel e si accordò con la concorrente Japan Tobacco: la nuova B194 venne dunque pellicolata nella livrea blu-azzurra del marchio Mild Seven, che accompagnerà la scuderia anglo-trevigiana per il resto della sua storia.[7] La monoposto, dalla veste molto razionale, vantava una notevole efficienza aerodinamica e affidabilità meccanica ed era spinta dal motore V8 Ford Zetec-R, prestazionalmente inferiore al V10 Renault della Williams campione uscente e al V12 Ferrari, ma estremamente solido:[8] questo pacchetto, unito alle prestazioni di uno Schumacher chiamato al definitivo salto di qualità, portò la Benetton a presentarsi al via della stagione come la principale candidata a insidiare il favorito Ayrton Senna su Williams.[9]

La scelta del team di puntare tutto su Schumacher, costruendo la vettura in funzione esclusiva del suo stile di guida, si rivelò pagante: il tedesco colse 8 vittorie e, anche complice le difficoltà patite dalla concorrenza, in primis da una Williams che dovette scontare la morte di Senna a Imola e la discontinuità del rendimento di Damon Hill (quest'ultimo, comunque, l'unico capace di rivaleggiare contro Schumacher per l'iride fino all'ultima gara[10]), si garantì il suo primo titolo mondiale.[10]

Non altrettanto fortunata fu la corsa all'alloro costruttori, che rimase appannaggio della scuderia di Grove per soli quindici punti: i tre piloti che si alternarono durante la stagione alla guida della seconda B194, prima JJ Lehto, poi Jos Verstappen e infine Johnny Herbert, non seppero infatti portarla allo stesso livello cui la spingeva Schumacher, il quale a sua volta si ritrovò frenato da varie squalifiche nel corso del campionato: dapprima una bandiera nera in Gran Bretagna, poi la revoca della vittoria in Belgio per l'eccessivo consumo del fondo della vettura, e infine l'impossibilità di prendere parte agli appuntamenti d'Italia e Portogallo per via di un'ulteriore sanzione relativa la succitata condotta irregolare di Silverstone.[11]

 
La Benetton B194 campione del mondo piloti 1994 con Schumacher

La stagione non fu inoltre esente da polemiche. Anzitutto la discrepanza di rendimento tra Schumacher e i compagni di squadra fece sorgere dubbi in merito alla regolarità della vettura guidata dal pilota tedesco;[12] in particolare riguardo ai sistemi informatici di bordo, accusati di contenere programmi inerenti launch e traction control (messi al bando alla fine del 1993) volti a massimizzare le prestazioni della B194.[12] Egualmente fonte di discussioni furono le pompe per il rabbocco volante di carburante nei pit stop (reintrodotti proprio in quell'anno), realizzate da un fornitore unico per tutta la pit lane e successivamente modificate dalla Benetton onde velocizzare, ma anche rendere più rischiosa, l'operazione;[12] vedi l'incendio che avvolse, senza conseguenze, la monoposto di Verstappen a Hockenheim.[12] Nessuna di tali circostanze venne tuttavia giudicata irregolare dagli organi di governo della Formula 1: la FIA non riuscì a dimostrare il presunto ricorso a software illegali da parte del team, mentre nel caso delle pompe di rifornimento la squadra confermò i fatti, presentando però una solida tesi difensiva che la mise al riparo da sanzioni.[13]

Nondimeno oggetto di critiche fu lo stile di guida di Schumacher il quale, al di là della sospensione dalle gare patita a metà campionato, dovuta anche alle indicazioni dategli dal muretto, fu sospettato di avere provocato coscientemente l'incidente che, nell'ultimo Gran Premio stagionale ad Adelaide, mise fuori gioco sia lui che Hill, garantendogli la conquista del titolo iridato.[10] Anche in questo caso, tuttavia, una successiva inchiesta FIA si risolse in favore del neocampione del mondo.[10]

La doppietta mondiale (1995)Modifica

Sul finire del 1994, con una manovra prettamente politica, il team principal Briatore acquistò momentaneamente la concorrente Ligier, versante in gravi difficoltà economiche. L'operazione, volta a portare la Benetton allo stesso livello prestazionale della rivale Williams, mirava essenzialmente a trasferire a Enstone la fornitura di motori V10 Renault che equipaggiava le monoposto francesi, aggirando così il veto di Grove che, da par suo, dal 1993 aveva instaurato una solida partnership tecnica con Ligier onde ostacolare un possibile accordo tra la scuderia anglo-italiana e la factory di Viry-Châtillon.[14] In attesa della formalizzazione dell'accordo, nel dicembre 1994 Schumacher poté così prendere confidenza con i propulsori francesi compiendo un test a Magny-Cours su una JS39.[14] Poco dopo Briatore cederà la Ligier all'ex benettoniano Tom Walkinshaw.[14]

 
Johnny Herbert alla guida della Benetton B195 campione del mondo costruttori 1995

Per la stagione 1995 venne quindi messa in pista la B195, che riprendeva gran parte dei validi concetti visti sulla monoposto iridata uscente.[15] Tale vettura, affidata a Schumacher ed Herbert, permise alla Benetton di egemonizzare il campionato con 11 successi su 17 corse, compresa una doppietta in Spagna: Schumacher, superato qualche imprevisto in avvio di stagione, grazie al nuovo motore Renault domò abbastanza facilmente la resistenza di Hill[15] e si riconfermò campione del mondo con nove successi, mentre le buone prestazioni del secondo pilota Herbert, il quale colse due affermazioni di prestigio a Silverstone e Monza, oltre a piazzarsi regolarmente a punti nel resto del campionato, consentirono al team di vincere per la prima e unica volta anche la classifica costruttori con 137 punti.[15]

Rimase questo il momento più glorioso della Benetton: infatti a fine campionato, quando era ormai divenuta la squadra di riferimento del circus, perse le prestazioni di Schumacher il quale già dall'estate precedente, a titolo virtualmente conquistato, aveva deciso di accettare l'ingaggio della Ferrari per il 1996.[16]

1996-2001: il lento declinoModifica

La coppia Alesi-Berger (1996)Modifica

Il 1996 vide la Benetton passare a correre sotto la licenza italiana; ciò non ebbe ripercussioni sulla logistica della squadra, che mantenne la propria sede operativa in Inghilterra. La nuova B196 appariva perlopiù come una versione lievemente rivisitata e adattata ai nuovi regolamenti (vedi l'adozione delle protezioni laterali per l'abitacolo) della monoposto campione uscente, piuttosto che un progetto completamente nuovo, tant'è che ben presto si dimostrò prestazionalmente un gradino sotto la Williams e quasi alla pari di una Ferrari rivitalizzata dall'ex Schumacher.

 
Il box anglo-trevigiano al Gran Premio del Portogallo 1996, all'opera intorno alla Benetton B196 di Jean Alesi durante un pit stop

I due nuovi piloti, Jean Alesi e Gerhard Berger, quest'ultimo di ritorno sotto le insegne Benetton dopo un decennio, nonostante gli sforzi non riuscirono a far rivivere i recenti fasti e, per la prima volta dal 1988, il team concluse la stagione senza vittorie; tuttavia la coppia ottenne costanti piazzamenti a punti (14 volte su 16 gare) e numerosi podi, risultati che permisero di mantenersi ai piani alti dello schieramento e chiudere il campionato costruttori al terzo posto — dopo avere peraltro perso la virtuale seconda piazza solo nell'ultimo appuntamento in Giappone.

Ciò nonostante, nell'inverno nel 1996 la Benetton dovette affrontare l'addio di due figure chiave nella propria ascesa, il direttore tecnico Brawn[17] e il progettista Byrne,[18] i quali raggiunsero Schumacher a Maranello. Una situazione che, a posteriori, chiuse definitivamente un'epoca nella storia della scuderia anglo-trevigiana.[19]

L'ultima vittoria (1997)Modifica

Nel 1997 la Benetton presenta la B197. La vettura, che il nuovo direttore tecnico Nick Wirth si ritrovò in parte ereditata da Byrne,[19] era profondamente rivista rispetto alla precedente; l'unico vero problema risiedeva nel fatto che soffrisse di mancanza congenita di carico aerodinamico, patendo quindi in circuiti come l'Hungaroring, con lunghi tratti guidati o lenti, e al contrario trovandosi a proprio agio in tracciati come l'Hockenheimring, dalle alte velocità di punta.

La coppia Alesi-Berger fu confermata, anche se l'austriaco annunciò che quella del 1997 sarebbe stata la sua ultima stagione prima del ritiro. Dopo una partenza di campionato tra alti e bassi (il ritiro di Alesi in Australia, poiché rimasto senza benzina e il secondo posto di Berger in Brasile, alle spalle di Villeneuve), il collaudatore Alexander Wurz sostituì il connazionale Berger, assente per motivi personali dopo la morte del padre, per tre Gran Premi a centro stagione (Canada, Francia e Gran Bretagna); a Silverstone colse anche un terzo posto alle spalle del compagno di squadra Alesi, giunto secondo, e del vincitore Villeneuve che conquistò la centesima vittoria per la Williams.

Al successivo Gran Premio di Germania, a fine luglio, Berger riprese il suo posto da titolare e immediatamente arrivò, dopo un 1996 avaro di soddisfazioni, un successo iridato, con l'austriaco che riuscì a conquistare la sua ultima vittoria in carriera:[19] quella di Hockenheim rimarrà anche l'ultima vittoria in Formula 1 per la Benetton, colta, curiosamente, dallo stesso pilota che undici anni prima aveva dato alla scuderia anglo-italiana la prima delle sue 27 affermazioni nel circus.

A fine stagione la Benetton fu ancora terza nel campionato costruttori anche se, questa volta, più staccata dalla coppia Williams e Ferrari. Sul finire dell'estate, inoltre, dopo otto anni Briatore aveva lasciato il suo incarico, ufficialmente per mancanza di ulteriori stimoli (la stampa speculò circa sopravvenuti dissidi tra il manager e la proprietà, tuttavia mai confermati dai diretti interessati), venendo sostituito dall'esperto dirigente britannico David Richards, arrivato dalla Prodrive e dai successi Subaru nel campionato del mondo rally, a sua volta coadiuvato dal giovane Rocco Benetton, quartogenito del patron Luciano.[4]

Piazzamenti sporadici (1998-1999)Modifica

L'anno successivo in Benetton si visse una stagione di transizione, dettata da un profondo svecchiamento dei ranghi.[4] Cambiarono i regolamenti e le vetture si restrinsero: la scuderia anglo-trevigiana passò a equipaggiare la sua B198 con i nuovi pneumatici Bridgestone, ora scanalati, e cambiò anche line-up con la promozione a titolare di Wurz e l'acquisto dell'italiano Giancarlo Fisichella.[20] Si dovette inoltre affrontare il ritiro del motorista Renault dalla Formula 1: i suoi propulsori della stagione precedente vennero passati alla Mecachrome che li aggiornò per distribuirli nel 1998, oltre alla Williams campione uscente, anche alla stessa Benetton che da par suo decise di rinominarli in Playlife per ragioni commerciali, onde promuovere l'omonimo marchio del gruppo Benetton.[19]

La resa dei nuovi motori Mecachrome/Playlife non riuscì però a eguagliare quella delle precedenti unità di Viry-Châtillon, inficiando negativamente sui risultati stagionali della squadra: dei due piloti il solo Fisichella mostrò qualche lampo, riuscendo a cogliere due secondi posti consecutivi nella prima parte di campionato, a Monaco e in Canada,[19] e firmando poi in Austria l'ultima partenza al palo della storia Benetton, mentre il compagno di box Wurz seppe raggiungere soltanto dei piazzamenti in zona punti. La scuderia battagliò comunque per tutto l'anno con Williams e Jordan per il terzo posto in classifica costruttori,[21] dietro alle inarrivabili McLaren e Ferrari, giungendo infine quinta.[19] Nell'ottobre del 1998, inoltre, irruppe l'ennesimo ribaltone ai vertici con le dimissioni di Richards, entrato in rotta con la proprietà circa i piani futuri del team,[22] sicché Rocco Benetton assunse la piena gestione a Enstone.[23]

Nella stagione 1999 le vicende della squadra tornarono indirettamente a incrociarsi con quelle di Briatore il quale, nel frattempo, tramite la sua azienda Supertec si era accordato con la Mecachrome per distribuire i propulsori francesi, sotto il nuovo nome, a vari team di Formula 1: oltre alla Benetton, anche la Wiliams e la neonata BAR si affidarono a queste unità, che la scuderia anglo-italiana continuò a ribattezzare Playlife.[19]

Neanche i nuovi motori Supertec/Playlife si dimostrarono all'altezza dei rivali e, unito ciò a una monoposto B199 poco competitiva, la squadra visse un'altra stagione travagliata, con l'unico sussulto della seconda piazza colta da Fisichella in Canada.[19] A fine campionato la Benetton venne surclassata in classifica costruttori anche dalla Stewart, chiudendo al sesto posto.

L'acquisizione Renault e la scomparsa (2000-2001)Modifica

Nel 2000, che vide l'avvicendamento tecnico tra Wirth e Mike Gascoyne,[19] sembrò esserci una parziale ripresa, con un quarto posto nella classifica costruttori frutto anche dei due terzi posti ottenuti da Fisichella in Canada e a Monaco; una ripresa dovuta giovando altresì alle pessime prestazioni della rivale Jordan, più veloce ma decisamente meno affidabile della solida B200. Fatto più importante, durante la stagione la famiglia Benetton, alle prese con un team da anni in parabola discendente e sempre più in crisi di capitali,[24] vendette la scuderia alla Renault, casa intenzionata a tornare nel circus stavolta nelle vesti di costruttore:[19] la nuova proprietà riportò immediatamente Briatore nel ruolo di direttore sportivo.[19]

Il 2001 fu l'ultimo anno di attività per la Benetton che, pur mantenendo formalmente ancora marchio, numero di telaio e licenza italiana per la B201, questa era ormai da considerarsi de facto una monoposto totalmente Renault.[19] Per via della natura sperimentale del nuovo motore francese,[19] la squadra non ottenne piazzamenti di rilievo eccezion fatta per il terzo posto di Fisichella in Belgio. Compagno di squadra dell'italiano era il promettente britannico Jenson Button, futuro campione del mondo, ma che in quella stagione colse solo due punti, contribuendo marginalmente alla settima piazza tra i costruttori della scuderia.[19]

Nel febbraio 2002 la Renault rilevò la licenza della scuderia ponendo così fine dopo quindici anni all'epopea Benetton.[19][24]

Risultati in F1Modifica

Anno Vettura Motore Gomme Piloti                                 Punti Pos.
1986 B186 BMW M12/13 tc P   Fabi 10 5 Rit Rit 7 Rit Rit Rit Rit Rit Rit Rit Rit 8 Rit 10 19
  Berger 6 6 3 Rit 10 Rit Rit Rit Rit 10 Rit 7 5 Rit 1 Rit
Anno Vettura Motore Gomme Piloti                                 Punti Pos.
1987 B187 Ford Cosworth GBA tc G   Fabi Rit Rit Rit 8 Rit 5 6 Rit Rit 3 7 4 Rit 5 Rit Rit 28
  Boutsen 5 Rit Rit Rit Rit Rit 7 Rit 4 4 5 14 Rit Rit 5 3
Anno Vettura Motore Gomme Piloti                                 Punti Pos.
1988 B188 Ford Cosworth DFR G   Nannini Rit 6 Rit 7 Rit Rit 6 3 18 Rit SQ 9 Rit 3 5 Rit 39
  Boutsen 7 4 8 8 3 3 Rit Rit 6 3 SQ 6 3 9 3 5
Anno Vettura Motore Gomme Piloti                                 Punti Pos.
1989 B188 e B189 Ford Cosworth DFR
Ford HBA1/HBA 4
G   Nannini 6 3 8 4 Rit SQ Rit 3 Rit Rit 5 Rit 4 Rit 1 2 39
  Herbert 4 11 14 15 5 NQ
  Pirro 9 11 Rit 8 10 Rit Rit Rit Rit 5
Anno Vettura Motore Gomme Piloti                                 Punti Pos.
1990 B189B e B190 Ford HBA4 G   Nannini 11 10 3 Rit Rit 4 16 Rit 2 Rit 4 8 6 3 71
  Moreno 2 7
  Piquet 4 6 5 SQ 2 6 4 5 Rit 3 5 7 5 Rit 1 1
Anno Vettura Motore Gomme Piloti                                 Punti Pos.
1991 B190B e B191 Ford HBA5 P   Moreno Rit 7 13 4 Rit 5 Rit Rit 8 8 4 38,5
  Schumacher 5 6 6 Rit Rit
  Piquet 3 5 Rit Rit 1 Rit 8 5 Rit Rit 3 6 5 11 7 4
Anno Vettura Motore Gomme Piloti                                 Punti Pos.
1992 B191B e B192 Ford HBA5/HBA7 G   Schumacher 4 3 3 2 Rit 4 2 Rit 4 3 Rit 1 3 7 Rit 2 91
  Brundle Rit Rit Rit Rit 4 5 Rit 3 3 4 5 4 2 4 3 3
Anno Vettura Motore Gomme Piloti                                 Punti Pos.
1993 B193A e B193B Ford HBA7/HBA8 G   Schumacher Rit 3 Rit 2 3 Rit 2 3 2 2 Rit 2 Rit 1 Rit Rit 72
  Patrese Rit Rit 5 Rit 4 Rit Rit 10 3 5 2 6 5 16 Rit 8
Anno Vettura Motore Gomme Piloti                                 Punti Pos.
1994 B194 Ford ECA Zetec-R G   Schumacher 1 1 1 1 2 1 1 SQ Rit 1 SQ ES ES 1 2 Rit 103
  Verstappen Rit Rit Rit 8 Rit 3 3 Rit 5 Rit
  Lehto Rit 7 Rit 6 9 Rit
  Herbert Rit Rit
Anno Vettura Motore Gomme Piloti                                   Punti Pos.
1995 B195 Renault RS7 G   Schumacher 1 3 Rit 1 1 5 1 Rit 1 11 1 Rit 2 1 1 1 Rit 137
  Herbert Rit 4 7 2 4 Rit Rit 1 4 4 7 1 7 5 6 3 Rit
Anno Vettura Motore Gomme Piloti                                 Punti Pos.
1996 B196 Renault RS8 G   Alesi Rit 2 3 Rit 6 Rit 2 3 3 Rit 2 3 4 2 4 Rit 68
  Berger 4 Rit Rit 9 3 Rit Rit Rit 4 2 13 Rit 6 Rit 6 4
Anno Vettura Motore Gomme Piloti                                   Punti Pos.
1997 B197 Renault RS9 G   Alesi Rit 6 7 5 Rit 3 2 5 2 6 11 8 2 Rit 2 5 13 67
  Berger 4 2 6 Rit 9 10 1 8 6 7 10 4 8 4
  Wurz Rit Rit 3
Anno Vettura Motore Gomme Piloti                                 Punti Pos.
1998 B198 Playlife GC37-01 B   Fisichella Rit 6 7 Rit Rit 2 2 9 5 Rit 7 8 Rit 8 6 8 33
  Wurz 7 4 4 Rit 4 Rit 4 5 4 9 11 16 Rit Rit 7 9
Anno Vettura Motore Gomme Piloti                                 Punti Pos.
1999 B199 Playlife FB01 B   Fisichella 4 Rit 5 5 9 2 Rit 7 12 Rit Rit 11 Rit Rit 11 14 16
  Wurz Rit 7 Rit 6 10 Rit Rit 10 5 7 7 14 Rit Rit 8 10
Anno Vettura Motore Gomme Piloti                                   Punti Pos.
2000 B200 Playlife FB02 B   Fisichella 5 2 11 7 9 5 3 3 9 Rit Rit Rit Rit 11 Rit 14 9 20
  Wurz 7 Rit 9 9 10 12 Rit 9 Rit 10 Rit 11 13 5 10 Rit 7
Anno Vettura Motore Gomme Piloti                                   Punti Pos.
2001 B201 Renault RS21 M   Fisichella 13 Rit 6 Rit 14 Rit Rit Rit 11 11 13 4 Rit 3 10 8 17 10
  Button 14 11 10 12 15 Rit 7 Rit 13 16 15 5 Rit Rit Rit 9 7

Campionati piloti vintiModifica

Campionati costruttori vintiModifica

Principali pilotiModifica

VettureModifica

Le vetture con cui la Benetton Formula ha corso in Formula 1 sono:

Partner motoristiciModifica

NoteModifica

  1. ^ Benetton, su dizionario.rai.it.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac Luca Ferrari, Benetton: da semplice sponsor a team di successo, su formulapassion.it, 22 agosto 2018.
  3. ^ (EN) Peter Collins, su grandprix.com.
  4. ^ a b c d Pino Allievi, Benetton, si cambia manovratore, in La Gazzetta dello Sport, 25 settembre 1997.
  5. ^ Simone Peluso, Livree iconiche | La Benetton ‘multicolor’ 1986-90, su formulapassion.it, 28 maggio 2020.
  6. ^ (EN) Benetton, su newsf1.free-online.co.uk, 1999.
  7. ^ Simone Peluso, Livree storiche | L’evoluzione della Benetton ‘Mild Seven’ 1994-2001, su formulapassion.it, 16 maggio 2020.
  8. ^ Benetton B194: il primo mondiale per Schumacher, su formulapassion.it, 2 febbraio 2012.
  9. ^ Cristiano Chiavegato, Nel Mondiale di Senna la voglia-Ferrari, in La Stampa, 21 marzo 1994, p. 13.
  10. ^ a b c d Luca Ferrari, Adelaide '94: 25 anni fa il primo mondiale di Schumacher, su formulapassion.it, 13 novembre 2019.
  11. ^ Benetton B194: la F1 chiacchierata, su wheels.iconmagazine.it, 1º marzo 2019.
  12. ^ a b c d Luca Ferrari, La regola del sospetto: le armi in più della Benetton B194, su formulapassion.it, 4 novembre 2015.
  13. ^ Luca Manacorda, L'incondannabile Ross Brawn (I), su formulapassion.it, 25 giugno 2013.
  14. ^ a b c Stefano Ollanu, 1994: il test di Schumacher con la Ligier, su formulapassion.it, 2 maggio 2020.
  15. ^ a b c Benetton B195: la prima e unica a vincere titolo piloti e costruttori, su formulapassion.it, 2 febbraio 2012.
  16. ^ Cristiano Chiavegato, Schumacher, ecco l'ultima scommessa della Ferrari, in La Stampa, 17 agosto 1995, p. 25.
  17. ^ Cristiano Chiavegato, «Non ci resta che vincere», in La Stampa, 20 dicembre 1996, p. 33.
  18. ^ Pino Allievi, Ferrari, inizia l'era Byrne, in La Gazzetta dello Sport, 12 febbraio 1997.
  19. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Luca Ferrari, Benetton story: da Schumacher mondiale alla lenta decaduta, su formulapassion.it, 15 gennaio 2013.
  20. ^ Andrea Cremonesi, Fisichella, via all'era Benetton, in La Gazzetta dello Sport, 19 novembre 1997.
  21. ^ Mario Vicentini, Williams, Benetton e Jordan guastafeste mondiali, in La Gazzetta dello Sport, 30 ottobre 1998.
  22. ^ Pino Allievi, Ribaltone alla Benetton: via Richards, poteri a Rocco, in La Gazzetta dello Sport, 20 ottobre 1998.
  23. ^ Pino Allievi, Rocco: "voglio che la Benetton parta subito per vincere nel 1999", in La Gazzetta dello Sport, 21 ottobre 1998.
  24. ^ a b Simone Peluso, One off: la Renault bianco-gialla del 2002, su formulapassion.it, 10 gennaio 2020.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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