Apri il menu principale

1leftarrow blue.svgVoce principale: Calcio (sport).

Calcio in Italia
Italia82.JPG
La Nazionale italiana campione del mondo 1982
Dati
Sport Football pictogram.svg Calcio
Paese Italia Italia
Organismo Federazione Italiana Giuoco Calcio
Origine fine XIX secolo
Praticanti 1 400 000[1] (al 2017)
Club 13 908[2] (al 2013)
Competizioni internazionali
Campionato mondiale
Campionato europeo
FIFA Confederations Cup
Campionato mondiale femm.
Campionato europeo femm.
Competizioni di club
Campionato
Coppa Italia
Campionato femminile
Coppa Italia femminile
Champions League
Europa League
Champions League femminile
Situazione aggiornata al 2 marzo 2015

Il calcio in Italia è lo sport più popolare. Importato dall'Inghilterra sul finire del XIX secolo, oggi il calcio italiano conta circa 1,4 milioni di praticanti e 14.000 club, che lo rendono lo sport più praticato. È gestito dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio che dirige e organizza le varie nazionali, oltre a controllare e coordinare le leghe che organizzano a loro volta i campionati e le coppe, sia professionistici sia dilettantistici.

Il campionato italiano di calcio, il cui livello più alto è chiamato Serie A, è uno dei più seguiti nel mondo, con la Liga spagnola e la Premier League inglese. Inoltre, i principali club calcistici italiani sono ai primi posti per numero di trofei internazionali vinti, con 50 titoli ufficiali (12 Coppe dei Campioni/Champions League, 7 Coppe delle Coppe, 9 Coppe UEFA/Europa League, 4 Coppe Intertoto, 9 Supercoppe UEFA, 7 Coppe Intercontinentale e 2 Coppe del mondo per club FIFA), che rendono l'Italia la nazione più vincente a livello europeo dopo la Spagna.

La nazionale di calcio maschile dell'Italia è tra le più titolate al mondo, con 4 campionati mondiali (a pari merito con la Germania e preceduta solo dal Brasile), 1 campionato europeo, 1 torneo olimpico e 2 Coppe Internazionali, oltre a numerosi piazzamenti. Anche le nazionali giovanili vantano vittorie nei campionati europei di categoria e medaglie d'oro calcistiche a manifestazioni multisportive, come le Universiadi e i Giochi del Mediterraneo.

Indice

EtimologiaModifica

Il termine calcio fu forse inventato da Luigi Bosisio, nel 1907. Prima, il gioco in Italia veniva chiamato foot-ball, come in originale. In realtà il Vicenza Calcio, nato nel 1902, ebbe fin da subito l'acronimo ACIVI, ossia Associazione del Calcio in Vicenza. Comunque, nel 1907, Bosisio propose la sostituzione dell'anglofono foot-ball con l'italico termine calcio, che in età rinascimentale era un gioco con la palla con regole in parte differenti dal calcio moderno. La proposta ebbe successo e il quotidiano sportivo La Gazzetta dello Sport, in un articolo del 17 ottobre di quell'anno, dal titolo «Foot-Ball o calcio?», scriveva:[3]

«Una proposta giudiziosissima ci vien posta dal nostro amico Rag. Bosisio il quale... ci consiglia ad iniziare l'invocata italianità del football sostituendo a questo ostico titolo straniero una parola italiana,... quella onde veniva denominato il giuoco nelle sue origini, allorquando la gagliarda gioventù vi si dedicava al tempo dei comuni italici tra una battaglia e l'altra sulle spianate dei dolci colli toscani. Il calcio! Questa proposta probabilmente avrà sapore di "forte agrume" per molti. Ed è per questo motivo che noi,... intitolando "Calcio" la presente rubrica, intendiamo abituare le orecchie ostili e degli ignari alla nostra idea ... in modo che il trapasso di abitudini sia automatico e quasi non avvertito. Gli italiani, purtroppo, non si creano d'un tratto.»

Le prime società calcisticheModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia delle prime società calcistiche in Italia.

Molte squadre protagoniste degli albori del football moderno - nel paese che vanta diverse versioni antiche del gioco con il pallone (vedi calcio fiorentino) - nacquero come sezioni calcistiche di società polisportive che prevedevano sezioni differenti per le diverse discipline praticate. I primi tornei di calcio, infatti, in cui si giocava una versione del football (denominata calcio ginnastico) poco dissimile da quella attuale, furono indetti da istituti non calcistici.

Il diritto di primogenitura nel calcio italiano è da sempre rivendicato dal Genoa, fondato ufficialmente nel 1893 ma in qualche modo attivo senza crismi di ufficialità già dal 1890, come risulterebbe dall'utilizzo del campo da gioco dato in comodato a una progenitrice squadra da due industriali scozzesi le cui aziende operavano nel capoluogo ligure - Wilson e McLaren - a Sampierdarena[4].

Di certo il Genoa è la più antica società italiana tuttora praticante il calcio, nonché l'unica a poter attualmente suffragare la propria tesi con documenti originali che ne certificano l'anno di fondazione (la reale pratica continuativa, nel tempo, di tale sport è fuori discussione). Il documento in questione attesta l'avvenuta fondazione del Genoa Cricket and Athletic Club il giorno 7 settembre 1893.[5] Si tratta di un libro mastro a partita doppia recante la firma del console inglese a Genova, Sir Charles Alfred Payton. Il documento è rimasto fino al 2004 nelle mani degli eredi del giornalista e scrittore Gianni Brera, a cui venne dato dall'ex segretario del Genoa Toso, e fu citato dallo stesso Brera alla pagina 23 della sua "Storia critica del calcio italiano". Nel 2004, in occasione della Mostra "Pallamondo", svoltasi nell'ambito delle celebrazioni per Genova capitale europea della cultura per il 2004, l'originale del documento è stato riconsegnato alla società del Genoa che ora lo espone nel Museo della Storia del Genoa nella sede della Fondazione Genoa 1893.

Ciononostante, alcune testimonianze attribuiscono la nascita del calcio in Italia alla città di Torino, nella quale sarebbero sorte tre squadre negli anni precedenti alla fondazione del Genoa, e in particolare alla figura pionieristica di Edoardo Bosio.[6]

Edoardo Bosio e il calcio a TorinoModifica

Edoardo Bosio, nato a Torino nel 1864, diplomato in ragioneria, commerciante, personaggio di spicco della Società Canottieri Armida, aveva cominciato a lavorare per una ditta britannica di prodotti tessili, che gli diede l'opportunità di un lungo soggiorno in Inghilterra, durante il quale ebbe l'occasione di frequentare alcuni ambienti calcistici di quel paese. Tornò a Torino nel 1887 con il ricordo dei verdi campi inglesi di football, con qualche pallone di cuoio (oggetto pressoché sconosciuto all'epoca in Italia) e, soprattutto, animato dalla volontà di diffondere la nuova disciplina sportiva: fu così che nello stesso 1887 nacque un nuovo gruppo sportivo, il Torino Football & Cricket Club, che praticava il canottaggio d'estate e il football d'inverno.[6] Nel 1889, ancora a Torino, nacque un'altra compagine calcistica, la squadra dei Nobili, così chiamata perché fondata da alcuni giovani esponenti dell'aristocrazia facenti capo al principe Luigi di Savoia, duca degli Abruzzi e al marchese Alfonso Ferrero de Gubernatis Ventimiglia.[6] Nel 1891 le due squadre si fusero dando vita all'Internazionale Football Club di Torino, una delle poche società che praticò fin dalle origini la sola specialità del calcio. Nella squadra militavano, fianco a fianco, nobili e lavoratori di una fabbrica che produceva articoli di ottica: le prime partite si giocavano in Piazza d'Armi, poi al Parco del Valentino e più tardi nel vecchio Stadium. Nel 1894 nasce la Torinese e nel 1897 costituirà una propria "sezione calcio" anche la Reale Società Ginnastica di Torino, prima società ginnica italiana, nata nel 1844 allo scopo di insegnare la ginnastica agli allievi dell'Accademia Militare. Nel 1900 il Football Club Torinese, a sua volta, assorbì l'Internazionale Football Club e infine, a sua volta, nel 1906 diede vita al Torino.

Il calcio approda a Genova e a VercelliModifica

 
Il Genoa Cricket and Football Club, primi campioni d'Italia

La prima città interessata dall'arrivo della nuova disciplina sportiva inglese è Genova, grande porto del Mediterraneo e meta privilegiata per gli scambi commerciali, dove i mercanti e i marinai inglesi si cimentano in improvvisate sfide che incuriosiscono gli spettatori locali. La Ginnastica Sampierdarenese, fondata nel 1891, aprì la rispettiva sezione calcio nel 1899. Il 7 settembre 1893 alla presenza del console inglese Sir Charles Alfred Payton nella città ligure era nato intanto il Genoa Cricket and Athletic Club che, sebbene già praticava sin dalla nascita il gioco del football non ne era l'attività principale, cosa che avvenne per opera dell'inglese James Spensley, il quale in data 2 gennaio 1899 propose alla società di cambiare il nome di Genoa Cricket and Football Club.

Anche i ginnasti della Andrea Doria, fondata nel 1895, incominciarono ad allargare le discipline praticate, dedicandosi pure al calcio, occupando a tale scopo lo spazio dell'attuale piazza Verdi, di fronte al quale si stava costruendo la stazione di Genova Brignole. L'Andrea Doria non partecipò ai primi campionati organizzati dalla Federazione Italiana del Football (F.I.F.) poiché si iscrisse invece ai tornei di calcio organizzati direttamente dalla Federazione Italiana di Ginnastica, alla quale appunto aderiva. Sempre a Genova la Ginnastica Sampierdarenese, fondata nel 1891, aprì la rispettiva sezione calcio nel 1899. Anche nella Riviera di Ponente e specialmente ad Albenga viene fondata l'Unione Sportiva San Filippo Neri che comincia quasi subito a praticare il gioco del calcio, senza però arrivare mai all'onore delle cronache. In modo pressoché parallelo al Genoa, a Vercelli, nel 1892, nasce la Società Ginnastica Pro Vercelli che nel 1903 istituirà anche una sezione per il calcio diventando subito una tra le squadre di maggior valore nei primi decenni del Novecento.

La JuventusModifica

 
La Juventus al suo esordio ufficiale, nel 1900, con la prima uniforme societaria rosanero

All'inizio dell'anno scolastico 1897/98, per l'esattezza in data 1º novembre 1897, alcuni allievi del Liceo Massimo D'Azeglio di Torino decisero anch'essi di dare origine a una loro società. Per la scelta del nome, quello di Sport-Club Juventus fu preferito alle altre due ipotesi che erano in campo: Società Massimo D'Azeglio e Società via Fort. Gli aderenti al club trovarono ospitalità presso il negozio di velocipedi dei fratelli Canfari in corso Re Umberto n. 42. Dai Canfari, appassionati di ciclismo e di sport in generale (Enrico ricopriva un incarico ufficiale nell'Unione Pedestre Italiana) giunsero i primi finanziamenti che, pochi anni dopo, consentirono il trasferimento della sede in piazza Solferino n. 20.

Eugenio Canfari fu il primo presidente e il campo di calcio era nel Giardino della Cittadella; la prima divisa da gioco fu una camicia bianca con calzoni neri, sostituita due anni dopo da una maglia rosa con cravatta e berretto, abbandonata nel 1903 poiché il colore rosa tendeva a scolorirsi: una ditta di Nottingham, specializzata in abbigliamento sportivo, fu incaricata della fornitura di una nuova divisa per la squadra torinese che, per dimenticanza, aveva spedito l'ordinazione senza precisare il colore prescelto. La ditta inglese inviò allora a Torino lo stesso equipaggiamento fornito alla squadra del Notts County, rendendo di fatto e per sempre la Juventus "bianconera".

La LazioModifica

 
La rosa della Lazio sul campo di Piazza d'Armi nel 1904

La Società Sportiva Lazio nasce a Roma il 9 gennaio 1900 come Società Podistica Lazio su iniziativa di quindici atleti capitolini, tra i quali il più carismatico Luigi Bigiarelli, sottufficiale dei Bersaglieri nonché podista. La società viene fondata come Polisportiva, con alcuni dei suoi tesserati che il 6 gennaio 1901, grazie all'italiano naturalizzato francese Bruto Seghettini, socio e calciatore del Racing Club di Parigi, vengono a conoscenza del gioco del calcio.

Come colori sociali vengono scelti il bianco e il celeste, in omaggio alla bandiera della Grecia, patria dei Giochi olimpici, ai cui ideali i padri della Lazio si ispirano; la fondazione avviene infatti tra la I Olimpiade, disputatasi ad Atene nel 1896, e la II, che si sarebbe tenuta a Parigi nell'estate del 1900. Il nome Lazio fu scelto poiché si cercò una denominazione che, nell'immaginario di Bigiarelli e degli altri soci, comprendesse un ambito più vasto della stessa Capitale, sì da coinvolgere nelle attività del nuovo sodalizio anche gli abitanti dell'intera sua regione. Come simbolo viene scelta l'aquila, animale che rappresentava Zeus, massima divinità ellenica, e soprattutto emblema dell'Impero romano.

Le squadre anglo-italiane in Sicilia: Palermo e MessinaModifica

La storia dell'arrivo del calcio a Palermo è legata, come in tutte le città di mare italiane, ai solidi rapporti che l'alta borghesia locale intratteneva col mondo britannico. Per lungo tempo si è addirittura pensato che la squadra fosse stata fondata nell'aprile 1898 per iniziativa dell'inglese Joseph Isaac Spadafora Whitaker e di altri suoi connazionali trasferitisi a Palermo. Tale teoria si basa forse su un equivoco: nell'aprile del 1897 era effettivamente nato un circolo, denominato Sport Club, dove probabilmente si praticò per la prima volta la disciplina calcistica.[7] Ufficialmente, la storia del Palermo risulta essere incominciata il 1º novembre 1900[8] per volere di Ignazio Majo Pagano, un giovane che aveva conosciuto il calcio in Inghilterra e aveva deciso di importare questo nuovo sport nella natìa Palermo.

Nacque così l'Anglo-Palermitan Athletic and Foot-Ball Club, che disputò la sua prima partita il 30 dicembre 1900 sul campo Varvaro contro l'equipaggio del "Nathan", una nave inglese approdata al porto, perdendo 5-0. Le prime partite della storia del club furono disputate tutte contro i team delle navi inglesi alla fonda nel porto di Palermo: il 3 aprile 1901 avvenne il primo incontro non risoltosi in una sconfitta, contro l'equipaggio del "Caterina Walker", pareggiato 1-1 grazie a una rete messa a segno dal cav. Ernesto Caneva.[9]

Ignazio Majo Pagano era rimasto in contatto con Alfredo Marangolo, un messinese suo compagno di college, il quale aveva fondato nella città peloritana il Messina Football Club. I due amici decisero così di far sfidare i club delle rispettive città. Il 18 aprile 1901 si disputò questo primo derby siciliano, terminato 3-2 per i palermitani. Seguirono altre sfide incrociate che poi diedero vita alla "Whitaker Challenge Cup", un trofeo d'argento messo in palio da Joshua Whitaker (conosciuto anche come Giosuè) e sua moglie Euphrosyne, tra i membri più appassionati di sport della famiglia[10]. Della Coppa Whitaker vennero disputate quattro edizioni, vinte due dal Palermo e due dal Messina. Dopo il tremendo terremoto avvenuto a Messina all'alba del 28 dicembre 1908 la manifestazione non venne più organizzata.

Il "nuovo" TorinoModifica

Il Torino Football Club nacque il 3 dicembre 1906, presso la birreria Voigt di via Pietro Micca angolo via Botero, dalla fusione tra il Football Club Torinese, di cui era vicepresidente Franz Josef Schönbrod, e alcuni "dissidenti juventini" tra cui lo stesso presidente Alfredo Dick. Schönbrod fu il primo presidente del club e la squadra esordì il 16 dicembre in una gara amichevole contro la Pro Vercelli, vinta dai torinesi per 3 a 1. Le divise indossate dai giocatori del Torino nell'incontro di esordio erano di colore nero-arancione, mentre il campo da gioco utilizzato per le partite casalinghe era il velodromo Umberto I "strappato" alla Juventus poiché il contratto d'affitto era intestato all'ex presidente Dick; i granata esordirono nello storico stadio Filadelfia solo vent'anni più tardi, il 17 settembre 1926.

Le regole, i primi tornei, la F.I.F. e i primi campionatiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Evoluzione del campionato italiano di calcio, Campionato italiano di calcio e Storia della Serie A.

Con la diffusione della disciplina del calcio divenne sempre più urgente creare delle regole certe e, naturalmente, queste vennero per lo più importate dall'Inghilterra. La pubblicazione del primo regolamento del calcio in Italia apparve nel 1895 a Udine ed è dovuto agli ambienti ginnastici. A questo regolamento, che rifletteva correttamente lo spirito e la forma del gioco praticato in Gran Bretagna, si aggiunse un testo di Francesco Gabrielli (1857-1899), che nel 1895[11] scrisse il primo manuale sul nuovo sport traducendo il regolamento della Football Association in italiano.

Il primo importante torneo di calcio in Italia, disputato nel 1896 a Treviso, fu organizzato dalla Federazione Ginnastica che continuò a operare fino al 1913 in concorrenza con la Federazione del Football, creata ad hoc per promuovere il nuovo sport. Il concorso trevigiano vide imporsi la squadra della Società Udinese di Scherma e Ginnastica, che giocò dalle 8 alle 13 contro la squadra di Treviso e contro quella di Ferrara: il premio era un gonfalone in seta ricamato dalle signore trevisane. Con questa prima vittoria in un torneo di calcio viene nominato anche il primo "capocannoniere": il capitano della squadra udinese Antonio Dal Dan, che siglò una doppietta contro la squadra di Ferrara. Nell'edizione successiva, invece, il torneo vide l'affermazione dell'Unione Pro Sport Alessandria. Tuttavia questi primi "scudetti" ante litteram non vengono riconosciuti come titoli ufficiali nella storia del calcio italiano, in quanto l'allora F.I.F. fu istituita solo pochi anni dopo (1898).

 
Il Velodromo Re Umberto, scenario del primo campionato italiano (1898)

Nel frattempo, l'intensificarsi dei rapporti fra le squadre di Genova e Torino diede origine al primo incontro tra Genoa e F.C. Torinese il 6 gennaio 1898 a Ponte Carrega. Il 6 marzo dello stesso anno alle due storiche compagini si unirono le altre squadre torinesi per dar vita a un torneo al velodromo di Torino. L'Archivio Storico conserva alcuni interessanti documenti tra cui una lettera, datata 1º marzo 1898, inviata al sindaco dal vice presidente della Torinese, Alfonso Ferrero de Gubernatis Ventimiglia, che richiedeva l'intervento di otto guardie municipali per garantire l'ordine all'interno del velodromo. In risposta il sindaco accordava le guardie, a patto che i richiedenti si assumessero le spese del servizio. Seguì una trattativa che finì con l'ingaggio di sole tre guardie municipali per cui Ferrero di Ventimiglia si dichiarava "pronto a soddisfare il regolare pagamento" che ammontava a 6 lire. Dalle cronache si apprende che "in 135 minuti erano stati disputati ben tre incontri a cui aveva assistito un pubblico scarso ma qualificato, che non aveva creato problemi alle forze dell'ordine".

Pochi giorni dopo (il 26 marzo 1898) a Torino nasceva la Federazione Italiana del Football (F.I.F.), sotto la presidenza dell'ingegnere Mario Vicary, formata dai rappresentanti di F.C. Torinese, Internazionale, Società Ginnastica Torino e Genoa allo scopo di organizzare le attività calcistiche e di garantire il rispetto delle regole del gioco. La sede della F.I.F. - che nel 1909 assunse il nome di FIGC, Federazione Italiana Giuoco Calcio - fu stabilita a Torino presso l'emporio di Adolfo Jourdan specializzato nella vendita di scarpe, cappelli, "chincaglierie in generi di lusso, finticolli, polsini, cravatte e camicie". Primo atto della neonata Federazione fu l'istituzione del campionato italiano di calcio, dedicato al duca degli Abruzzi.

 
Il Milan del primo scudetto nel 1901

Il primo campionato ebbe luogo al Velodromo Umberto I di Torino in una sola giornata (l'8 maggio 1898) e con la partecipazione di quattro formazioni (F.C. Torinese, l'Internazionale, il Genoa e la Società Ginnastica Torino): il Genoa prevalse nella partita finale per 2 reti a 1, dopo i tempi supplementari, aggiudicandosi il primo titolo italiano.

Il secondo campionato si disputò a Torino fra il 2 e il 16 aprile 1899 e il Genoa si aggiudicò nuovamente il titolo, fra accese contestazioni sull'operato dei giudici seduti alle spalle dei portieri, il cui compito era stabilire se il pallone avesse o meno varcato completamente la linea di porta; infatti all'epoca non erano ancora state introdotte le reti a rinchiudere la porta in uno spazio ben definito, per cui stabilire se la palla avesse varcato la linea di porta passando tra i due pali o fosse finita fuori non era semplice da stabilire, e l'operato dei giudici di porta chiamati ad aiutare l'arbitro ad assegnare i gol non era privo di errori.[12] Di lì a pochi anni l'arbitro, investito di maggiore autorità, avrebbe assunto anche le funzioni dei giudici di porta decretandone di fatto la scomparsa: l'introduzione delle reti, che impediscono quasi sempre ai palloni[13], una volta entrati in porta, di uscirne, contribuì certamente all'abolizione dei giudici di porta, riducendo la possibilità di errore.[12]

I primi campionati erano strutturati su un sistema a eliminazione diretta sul modello della Coppa d'Inghilterra. A partire dal 1900 ai primi turni, a carattere regionale, seguivano, in caso di qualificazione, le semifinali e le finali nazionali, queste ultime configurate come l'atto conclusivo della manifestazione a cui accedevano due sole squadre. In questo periodo, visto l'esito delle amichevoli, solo tre regioni potevano schierare squadre in grado di combattersi piuttosto equilibratamente: il Piemonte, la Liguria e la Lombardia, mentre le formazioni delle altre regioni anche nelle amichevoli rimediavano quasi sempre pesanti sconfitte da squadre del Nordovest anche non di primo piano.

 
I primi juventini campioni d'Italia nel 1905

Il Genoa fu indiscutibilmente la prima Grande del calcio italiano, aggiudicandosi i primi tre tornei. Fu il Milan, capitanato da Herbert Kilpin, la prima avversaria a riuscire a fermare la corsa degli assi genovesi, aggiudicandosi il titolo del 1901. I genoani, che nel frattempo adottarono quella che diverrà la loro classica casacca rossoblù, si rifecero vendicandosi dei rossoneri l'anno successivo, per infilare poi una seconda tripletta tricolore. La Juventus, squadra che aveva raggiunto le due precedenti finali, riuscì a cogliere il suo primo trionfo nel 1905 dopo un inaspettato scivolone casalingo del Grifone contro la Milanese all'ultima giornata.

Mentre le pionieristiche società avversarie pian piano chiudevano i battenti, rossoblù, rossoneri e bianconeri erano gli autentici pilastri di questo primordiale football italiano. Col passare degli anni, tuttavia, la primigenia matrice inglese cominciò ad attenuarsi, mentre larghissimo piede acquistò la nuova componente formata da giocatori svizzeri tedeschi: fu grazie a essi che il Milan tornò alla vittoria nel 1906 e nel 1907.

Alla fine del primo decennio del XX secolo si verificarono importanti cambiamenti. Le stagioni 1908 e 1909 si caratterizzarono per il tentativo della Federazione di "nazionalizzare" a forza il campionato, favorendo le nostrane Unioni Sportive e Ginniche a discapito degli esterofili Football Club. La Prima e la Seconda Categoria (ma non la Terza) furono sdoppiate in due competizioni: una "italiana" autarchica, che assegnava il tradizionale titolo di "Campione d'Italia", e una "federale" aperta a tutti, abbinata al neonato titolo di "Campione Federale d'Italia". La sottrazione agli stranieri del diritto di competere per il titolo di "Campione d'Italia" provocò la tenace reazione dei Football Club: essi dapprima saltarono un'intera stagione, rendendo il torneo "italiano" l'unico ufficiale del 1908, e successivamente boicottarono il solo campionato "italiano" 1909, imponendo alla FIF di riconoscere come titolo tricolore quello "federale". Ad approfittare della situazione fu la Pro Vercelli, che vinse i due scudetti regolari.

Il fallimento del progetto autarchico della Federazione determinò una nuova riforma che, sul modello della First Division inglese, nella stagione 1909-10 portò a un primo esperimento di girone unico, vinto dall'Inter dopo un polemico spareggio con i campioni uscenti della Pro Vercelli. I piemontesi ebbero poi la loro rivincita nelle tre annate successive. Nel 1914 venne la volta del piccolo Casale, sorprendente formazione del Monferrato mentre il successivo torneo fu bloccato a un passo dalla conclusione a causa dell'intervento italiano nella prima guerra mondiale. Per quest'ultima stagione il titolo del Genoa fu riconosciuto solo dopo la fine del conflitto.

La crisi del 1921 e la Prima DivisioneModifica

 
Vittorio Pozzo, ideatore del campionato di Prima Divisione

Con la ripresa postbellica del 1919 cominciarono intensi dibattiti in vista di una riduzione e razionalizzazione del campionato, discussioni che sfociarono però in un nulla di fatto a causa dell'ostruzionismo delle provinciali che temevano per il proprio futuro all'interno di un eventuale torneo più elitario. L'Inter nel 1920 e la Pro Vercelli nel 1921 si laurearono così campioni dopo una lunghissima serie di gironi e partite, molte delle quali inutili e scontate. Nella stagione 1920-21 si arrivò addirittura a ben 88 squadre di cui 64 iscritte al torneo del Nord, quello di gran lunga più importante, tant'è che la finalissima si dovette disputare addirittura il 24 luglio.

Vittorio Pozzo, sostenuto dalle grandi società, presentò quindi un piano di riforma che prevedeva la soppressione delle eliminatorie regionali, sostituite con grandi gironi estesi all'intero Nord Italia; ciò postulava ovviamente una decisa decurtazione delle partecipanti al campionato, e ci si orientò verso la cifra di 24 partecipanti divise in due gruppi, un livello leggermente superiore a quello delle 16 ammesse alle semifinali della stagione in via di conclusione, calcolato in modo da mantenere sostanzialmente invariato il numero di gare disputate dai futuri campioni d'Italia rispetto al recente passato. Il progetto Pozzo prevedeva così:[14]

  1. una Prima Divisione, o Divisione A a 24 squadre, così suddivise: 7 del Piemonte, 5 della Lombardia, 3 della Liguria, 4 dell'Emilia, 3 del Veneto e 2 della Toscana.
  2. una Seconda Divisione, o Divisione B a 48 squadre, a cui avrebbero partecipato le partecipanti al Campionato di Prima Categoria 1920-21 ma non ammesse alla nuova Prima Divisione, più le vincenti delle Finali di Promozione Regionale.
  3. una Terza Divisione, o Divisione C a livello regionale, a cui avrebbero partecipato le squadre di Promozione non ammesse alla Seconda Divisione, più le vincenti dei campionati di Terza Categoria Regionale.
  4. una Quarta Divisione, o Divisione D a livello regionale, corrispondente alla vecchia Terza Categoria Regionale.

Fu così che le 24 maggiori società italiane, approvando la riforma di Pozzo, si riunirono a Milano firmando il cosiddetto patto di Milano, che stabiliva che le squadre ammesse alla nuova Prima Divisione ridotta a 24 squadre sarebbero state solo loro.[15] Tale atto arbitrario generò alcune polemiche riguardo alla scelta delle 24 elette, perché se da un lato si ammettevano squadre che la stagione precedente avevano disputato campionati deludenti (come il Brescia processato per professionismo, eliminato nelle eliminatorie delle eliminatorie, e con il campo squalificato per indisciplina, oppure l'Hellas Verona, eliminato nel girone veneto), dall'altra parte si escludevano squadre che per meriti sportivi avrebbero avuto pieno diritto a parteciparvi, come il Bentegodi semifinalista subnazionale e Saronno e Trevigliese finaliste lombarde.[15] Le piccole società ritenevano inoltre che il numero di promozioni dalla Seconda alla Prima Divisione fosse troppo ridotto: solo la vincente della Seconda Divisione avrebbe sostituito una retrocedente dalla Prima Divisione, mentre le società minori pretendevano un numero maggiore di promozioni.[15] Fu così che le società minori proposero un piano di riforma alternativo di quello Pozzo, il progetto delle società minori, concordato a Novi e a Milano:[15]

  1. Prima Categoria a 72 squadre, suddivise in otto gironi eliminatori.
  2. Promozione, senza cambiamenti e con le sei vincenti promosse.
  3. Terza Categoria, con l'esclusione delle terze squadre.

Il progetto prevedeva inoltre la disputa di una Coppa Italia, riservata per le eliminate dalla Prima Categoria e dalla Promozione. Alcuni degli oppositori non erano del tutto contrari alla riduzione del numero di partecipanti alla Prima Categoria, perché effettivamente il campionato era diventato "elefantiaco", ma trovavano il numero di 24 squadre troppo ridotto e pretendevano un numero non inferiore a 40 partecipanti, magari da suddividere in quattro gironi da 10 per avere le finaliste entro diciotto domeniche, e la campione del Nord dopo ulteriori sei domeniche (le giornate del girone finale a quattro squadre).[14] Tra le squadre che si opponevano vi era la neopromossa Novese, che era a capo del gruppo di oppositrici e che avrebbe poi vinto il campionato FIGC successivo: essa, tramite il proprio organo di informazione, Il biancoceleste, dichiarò ironicamente di non essere del tutto contraria al progetto Pozzo ma che sarebbe stato meglio rinviare tale riforma per la stagione 1922-23, perché "...l'anno venturo vi saremo anche noi, nel novero delle migliori 24 squadre italiane!".[15] La predizione in un certo senso si avverò: dopo lo scudetto vinto nel 1922 nel campionato FIGC e l'ammissione alla provvisoria Prima Divisione a 36 squadre nel 1922-23, la Novese riuscì a essere ammessa nella ridotta Prima Divisione a 24 squadre nella stagione 1923-24. Tutto ciò durò poco: dopo appena una stagione, venne retrocessa nei campionati minori, non riuscendo più a risalire in massima serie e nemmeno in Serie B.

Fu così che Pozzo arrivò a presentare il suo progetto a Torino, sede della Federazione, in un clima di tensione la mattina di domenica 24 luglio, lo stesso giorno della finalissima fra Pro Vercelli e Pisa in programma nel pomeriggio nel capoluogo piemontese, e in occasione della quale il Consiglio Federale era stato convocato. Le piccole società, ritrovatesi a loro volta a Novi Ligure il giorno prima, erano decise a dar battaglia. E infatti il Consiglio Federale, con 113 voti contro 65, bocciò la riforma Pozzo. L'insofferenza delle società metropolitane era però giunta al culmine: fu così che 24 squadre, le più forti e rappresentative, abbandonarono la federazione fondando una Confederazione Calcistica Italiana col compito di organizzare un campionato sul sistema del Progetto Pozzo (ma con la sola differenza che le ultime classificate dei gironi di Lega Nord non sarebbero retrocesse direttamente, bensì avrebbero potuto disputare degli spareggi-salvezza contro le migliori compagini di Seconda Divisione).[16] Nel 1922 si ebbero così due campioni, la sorprendente Novese e una Pro Vercelli giunta al canto del cigno, mentre la Coppa Italia fu vinta dal sorprendente Vado, una squadra di Promozione; ma l'insostenibilità della situazione portò le due fazioni a riconciliarsi sulla base del Compromesso Colombo, che stabilì che:

  • le due associazioni sarebbero state riunificate mediante lo scioglimento della Confederazione e il reintegro delle società secessioniste nei ranghi federali;
  • il campionato 1922-23, ora denominato Prima Divisione sulla falsariga di quello organizzato dalla C.C.I., sarebbe stato composto da 36 squadre suddivise in tre gironi;
  • il nuovo torneo sarebbe stato gestito operativamente dalla Lega Nord e dalla Lega Sud della disciolta Confederazione e ora integrate nell'organigramma della Federazione;
  • nel settore meridionale si manteneva la solita struttura dei campionati regionali, riservandosi di operare tutte le misure necessarie per elevarne il tasso tecnico;
  • le vecchie categorie venivano abolite e tutte le squadre affiliate alla Federazione sarebbero state redistribuite su quattro livelli, di cui la Seconda Divisione e la Prima, a carattere nazionale e gestite dalle Leghe Nord e Sud, mentre i Comitati Regionali federali avrebbero continuato a organizzare i campionati regionali dove le precedenti categorie "Promozione" e Terza Categoria" sarebbero state trasformate in Terza e Quarta Divisione;
  • a partire dalla successiva stagione 1923-24, il campionato sarebbe stato formato da sole 24 squadre mediante la retrocessione di dodici squadre e il blocco una tantum delle promozioni;
  • la Federazione doveva riconoscere la piena validità del titolo di Campione d'Italia guadagnato dalla Pro Vercelli nel concluso torneo confederale.

Il Compromesso Colombo consacrava così la nuova massima categoria, la Prima Divisione, composta da una Lega Nord a 36 società, da ridursi a 24 a partire dalla stagione successiva, più una Lega Sud che invece continuava coi vecchi gironi regionali. La nuova Seconda Divisione comprendeva invece 48 società, suddivise in sei gironi da otto partecipanti, così stabilite:[17]

  • 4 perdenti gli spareggi previsti dal Compromesso Colombo, più le 2 perdenti gli spareggi-salvezza del torneo CCI;[16]
  • 28 provenienti dalla Prima Categoria FIGC;
  • 4 provenienti dalla Seconda Divisione CCI (i 4 campioni regionali);
  • 6 provenienti dalla Promozione FIGC (i 6 campioni regionali);
  • 2 provenienti dalla Venezia Giulia;
  • 1 indicata dalla CCI;
  • 1 indicata dalla FIGC.

In seguito allo scioglimento o la mancata iscrizione di ben dieci delle aventi diritto a parteciparvi, furono ammesse al loro posto le seconde classificate dei campionati regionali di Promozione FIGC e Seconda Divisione CCI.[18]

I vincenti dei gironi di finale di Terza Divisione venivano inoltre promosse, dopo spareggio con squadre della categoria superiore, in Seconda Divisione.

Il sodalizio della Juventus con la famiglia Agnelli e l'ingresso del fascismo nel calcioModifica

Nel 1923 e nel 1924 il Genoa completò la sua epopea vincendo i suoi due ultimi titoli e facendo in tempo a divenire la prima società a fregiarsi dello scudetto. La riforma del 1922 aveva definitivamente cambiato il calcio italiano, che si avviava verso il professionismo, chiudendo le porte alle provinciali e a molte Grandi di inizio secolo. Nuove forze facevano irruzione nel campionato.

Il 24 luglio 1923 fu una data storica per il calcio italiano, poiché l'elezione di Edoardo Agnelli alla presidenza della Juventus segnò l'ingresso della potentissima famiglia torinese proprietaria della FIAT nelle vicende del campionato. Gli abbondanti capitali di Casa Agnelli fecero rifiorire il sodalizio bianconero, in gravissima crisi dai tempi della scissione che aveva fatto nascere il Torino, e lo portarono nel giro di tre decenni a diventare la più titolata squadra italiana.

 
La formazione del Bologna scudettata nel 1925.

Nel frattempo però nacque anche l'astro del Bologna che sospinto dalle reti del bomber Angelo Schiavio, raggiunse lo scudetto nel 1925 dopo un'interminabile e polemicissima serie di finali contro i genoani, segnate da gravi disordini di ordine pubblico che sfociarono addirittura in scontri con colpi di armi da fuoco.

Dal caso Allemandi al girone unicoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Caso Allemandi e Girone unico.
 
Il Torino che rivinse lo scudetto nel 1928, dopo la revoca del precedente per illecito

La nuova formula della Divisione Nazionale prevedeva ora, in luogo della serie di finali, un raggruppamento conclusivo con le migliori sei squadre (tre per girone) della fase eliminatoria, mentre le escluse avrebbero partecipato a un torneo di consolazione detto Coppa CONI e le peggiori quattro (due per girone) retrocesse in Prima Divisione (il campionato cadetto). Il Torino, allestito dal presidente conte Enrico Marone di Cinzano, vinse il proprio girone e, trascinato dal cosiddetto Trio delle Meraviglie composto da Julio Libonatti, Adolfo Baloncieri e Gino Rossetti, spiccò il volo tagliando in testa il traguardo. La gioia dei granata fu però di breve durata, poiché nell'autunno successivo il sodalizio piemontese incappò nello scandalo del Caso Allemandi, in cui venne accusato di aver avvicinato e corrotto il terzino juventino Luigi Allemandi, e che gli costò la revoca dello scudetto. La reazione psicologica alla condanna avvenuta su base indiziaria e non probatoria, fu comunque la molla per il rilancio in classifica dei granata, partiti inizialmente un po' appagati nella nuova stagione. La sorte volle che la nuova annata divenisse quasi la copia della precedente, e il 22 luglio allo stadio Stadio San Siro di Milano il Torino si riaggiudicò nuovamente un titolo che questa volta non gli tolse nessuno.

Il deciso attivismo del presidente federale Leandro Arpinati partorì nell'estate del 1928 una novità che divenne tappa storica per il calcio italiano. Il mondo del pallone tricolore era infatti oramai pronto per dare una svolta che lo portasse ad assumere un'organizzazione simile a quella del campionato inglese, e fu così decisa quella svolta che portò all'introduzione anche in Italia della formula del Girone Unico, tra le proteste dei club più piccoli, spaventati all'idea di venire inghiottiti, come puntualmente avvenne, dalle categorie inferiori. Il 18 marzo una deliberazione del Direttorio Divisioni Superiori annunciava che:

«...nella stagione 1929-30 avremo in Divisione Nazionale 32 squadre delle quali 16 parteciperanno alla Serie A e 16 alla Serie B... Questo sistema in sostanza porta a quel girone unico da tanto tempo atteso, mentre crea tra la massima categoria e la Prima Divisione un utile cuscinetto. Nella stagione 1928-29 si avrà invece un campionato di transizione: verrà giocato su due gironi di 12 squadre ciascuno, cioè le attuali meno l'Hellas e la Reggiana, oltre ovviamente alle vincenti dei quattro gironi della Prima Divisione. Le prime quattro classificate di ogni girone (totale 8 squadre) disputeranno un girone finale per il titolo di campione d'Italia 1928-1929, mentre le 16 escluse disputeranno la Coppa CONI. Le prime quattro classificate di ogni girone della Coppa CONI (totale 8 squadre) andranno per la stagione 1929-30 a completare la Serie A con le otto finaliste, mentre le ultime quattro classificate di ogni girone, più le prime due classificate di ogni girone di Prima Divisione (totale 16 squadre) formeranno la Serie B della Divisione Nazionale.»

(Deliberazione della FIGC riportato da La Stampa del 19 marzo 1928, p. 2.)

Il nuovo campionato sarebbe stato quindi l'ultimo disputato con la formula dei due gironi introdotta nel 1921, mentre dalla stagione successiva le grandi squadre sarebbero state riunite in un nuovo torneo, la Serie A, mentre le escluse avrebbero costituito l'altrettanto inedita Serie B. Tuttavia, successivamente, Arpinati decise di allargare ulteriormente l'ultimo campionato di Divisione Nazionale. Con decreto del 28 giugno deliberò che:

«Nella prossima stagione al campionato di Divisione Nazionale parteciperanno 32 squadre, che giuocheranno in due gironi di 16 ciascuna... Le iscrizioni si chiuderanno il prossimo 10 luglio. In base alle medesime pervenute, il Direttorio Federale stabilirà i gironi fissando di conseguenza le varie squadre da promuovere. Tuttavia possiamo finora comunicarvi che in Divisione Nazionale entreranno otto squadre più delle previste seguendo nella scelta criteri politici oltre che sportivi. Oltre alle 24 che già hanno diritto, andranno dunque nella massima categoria le seguenti squadre: Hellas, Reggiana, Triestina (indipendentemente quest'ultima dal posto che occupa in classifica, ma in omaggio agli altri titoli della nobilissima Trieste), la Fiorentina, il Legnano, la Milanese, la Venezia e la Prato, tenendo per questa in conto che la cittadina toscana ha ben 155 giuocatori tesserati...»

(Deliberazione della FIGC riportato da La Stampa del 29 giugno 1928, p. 5.)

Ripescò quindi anche le due ultime classificate del campionato di Divisione Nazionale appena concluso (Verona e Reggiana) e vennero quindi promosse d'ufficio le seconde classificate dei quattro gironi della Prima Divisione appena conclusa, tra cui spiccavano due società rappresentanti capoluoghi regionali, cioè il Venezia e la giovanissima Fiorentina. A completare l'organico venne iscritta d'ufficio la Triestina, con l'evidente obiettivo politico di inserire nel giro del grande calcio quei territori orientali annessi dall'Italia nel 1919 con la vittoria nella Grande Guerra, ma che fino a quel punto non erano riusciti a scalfire le gerarchie del consolidato calcio della Penisola. Fu promossa a tavolino anche la US Milanese, che tuttavia prima dell'inizio del campionato fu costretta dalle autorità fasciste a fondersi con l'Inter, formando la nuova società dell'Ambrosiana; essendo rimasto un posto vacante a causa della fusione, fu ammessa in extremis in Divisione Nazionale la Fiumana, sempre con l'intento di inserire nel giro del grande calcio squadre provenienti dalla Venezia Giulia.

Tale allargamento una tantum dell'ultimo torneo di Divisione Nazionale, ottenuto ripescando tutte le retrocesse e includendovi varie squadre cadette, era finalizzato a dare maggiore rappresentatività geografica alla manifestazione. Le 32 società partecipanti al Campionato di Divisione Nazionale sarebbero state suddivise in due serie:

  1. le prime otto classificate di ogni girone avrebbero formato la Serie A;
  2. quelle intermedie tra la nona e la quattordicesima posizione sarebbero state ammesse alla Serie B insieme con le quattro vincenti della Prima Divisione;
  3. le ultime due classificate sarebbero state retrocesse in terza serie (Prima Divisione).

A campionato concluso, Arpinati decise tuttavia di allargare il primo campionato di Serie A a 18 squadre, ammettendovi quindi anche Napoli, Lazio e Triestina, e anche il campionato di Serie B venne allargato a 18 squadre, ripescando nel campionato cadetto le 4 retrocedenti in Prima Divisione. La finale tra le due vincenti dei gironi vide i granata soccombere al Bologna nello spareggio disputato al Flaminio di Roma.

Campionato italianoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Campionato italiano di calcio.
 
La formazione del Genoa che vinse il primo titolo di campione italiano nel 1898

Il campionato italiano di calcio è un insieme di tornei nazionali e regionali annuali istituiti dalla FIGC e organizzati attualmente in 9 livelli, con sistema di promozione e retrocessione dei club a seconda dei risultati. La vincitrice del livello più alto, chiamato Serie A, può fregiarsi del titolo de iure di «campione d'Italia» FIGC (denominato per esteso «campione assoluto d'Italia»),[19] e le viene assegnata la Coppa Campioni d'Italia,[20] oltre a poter utilizzare sulle proprie maglie la stagione successiva un distintivo tricolore a forma di scudo, chiamato appunto scudetto. Ogni dieci titoli italiani conquistati è inoltre concessa la possibilità ai club di fregiarsi permanentemente di una stella celebrativa sulla propria divisa di gioco.

Il primo campionato italiano di calcio venne giocato nel 1898, per essere disputato regolarmente ogni anno, fino ai giorni nostri, con l'esclusione del periodo delle due Guerre Mondiali (dal 1915 al 1919 e dal 1943 al 1945).

 
I calciatori della Juventus, i più titolati d'Italia, qui nella stagione della terza stella

Attualmente il club con il maggior numero di campionati italiani vinti è la Juventus con 35 scudetti e tre stelle, seguita da Inter e Milan con 18 scudetti e una stella ciascuno. Segue il Genoa con 9 titoli, che vinse i primi tre campionati consecutivamente.

I primi tre livelli (Serie A, Serie B e Serie C) sono inquadrati nell'area del professionismo mentre i restanti sei (Serie D, Eccellenza, Promozione, Prima Categoria, Seconda Categoria e Terza Categoria) sono a carattere dilettantistico. La Lega Nazionale Professionisti Serie A organizza e dirige il maggiore campionato, la Lega Nazionale Professionisti B organizza e dirige la Serie B mentre la Lega Italiana Calcio Professionistico sovrintende allo svolgimento del campionato di Serie C. I diversi campionati a carattere dilettantistico sono organizzati dalla Lega Nazionale Dilettanti, il cui campionato più importante, la Serie D, assegna ogni anno a un club il titolo di «campione d'Italia dilettanti».

I vari livelli sono disputati in più gironi all'italiana a doppio turno (con l'eccezione del primo e secondo livello a girone unico), in cui le squadre si affrontano due volte a campi invertiti. Il punteggio in classifica è così assegnato: 3 punti per la vittoria[21], nessun punto per la sconfitta, 1 punto a testa per il pareggio. Con l'eccezione della Serie A, tutti gli altri livelli prevedono sistemi di play-off e/o play-out per stabilire alcune promozioni/retrocessioni dei club.

Serie AModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Serie A e Storia della Serie A.

Il primo e più importante livello professionistico del campionato italiano di calcio, dal 1929 è disputato a girone unico e assume la denominazione di Serie A, ufficialmente chiamata Serie A TIM per ragioni di sponsorizzazione.[22] In precedenza il primo livello aveva avuto le seguenti denominazioni: Campionato Italiano di Football (1898-1903), Prima Categoria (1904-1922), Prima Divisione (1921-1926) e Divisione Nazionale (1926-1929 e 1945-1946).

 
L'Inter solleva la Coppa Campioni d'Italia nel 2009

La Serie A occupa attualmente il terzo posto nel ranking UEFA per i campionati europei, dopo la Liga spagnola e la Premier League inglese,[23] e ha guidato questa speciale graduatoria dal 1986 al 1988 e dal 1990 al 1999.[24] Il torneo è inoltre uno dei campionati di calcio più famosi al mondo. Dei 100 più grandi calciatori nella storia scelti dalla rivista FourFourTwo nel 2017, 42 giocatori hanno giocato in Serie A, più di qualsiasi altro campionato al mondo.[25]

Il numero dei club partecipanti alla Serie A è più volte variato nel tempo. Dal 2004 a ogni edizione partecipano venti club.[26] Dall'istituzione della Serie A a girone unico nel 1929, solamente un club ha partecipato a tutti i tornei svolti, l'Inter.

Al termine del torneo la prima classificata vince, dalla stagione 1960-1961, come detto la Coppa Campioni d'Italia, ed è ammessa alla Champions League.[N 1] Anche le formazioni giunte dal secondo al quarto posto sono qualificate per la fase a gironi della competizione.[27] All'Europa League partecipano invece due o tre squadre: la quinta e la sesta classificata oltre eventualmente alla settima, a seconda dei risultati della Coppa Italia. Retrocedono nel secondo livello, la Serie B, le ultime tre squadre della classifica, sostituite da altrettante formazioni promosse dal campionato cadetto.

Serie BModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Serie B.
 
L'Atalanta riceve il trofeo Coppa Ali della Vittoria al termine della stagione 2010-2011

Il secondo livello professionistico del campionato italiano di calcio, è disputato anch'esso a girone unico e dal 1929 assume la denominazione di Serie B, ufficialmente chiamata Serie BKT per motivi di sponsorizzazione.[28] Istituito nel 1904, in precedenza il secondo livello aveva avuto le seguenti denominazioni: Seconda Categoria (1904-1912), Promozione (1912-1922), Seconda Divisione (1921-1926), Prima Divisione (1926-1929), Serie B-C Alta Italia (1945-1946).

Il numero dei club partecipanti alla Serie B è più volte variato nel tempo. Dal 2019 a ogni edizione partecipano venti club[29] e, differentemente dalla Serie A, non tutti i campionati di Serie B sono stati disputati a girone unico. Dall'istituzione della Serie B nessun club ha mai disputato tutti i tornei. Le società con il maggior numero di partecipazioni sono il Brescia (61), il Verona (53), il Modena (50), il Bari e il Palermo (45).

Al termine del torneo, il regolamento prevede 3 promozioni in massima serie, a fronte di 4 retrocessioni in Serie C.[30] Le prime 2 classificate sono automaticamente promosse: la terza promozione viene invece decisa tramite i play-off, tranne nel caso in cui tra 3ª e 4ª classificata vi sia un distacco superiore a 14 punti. Al contrario, le formazioni dal 20º al 22º posto retrocedono direttamente: la 18ª e 19ª classificata disputano un play-out, a meno che quest'ultima non sia distanziata di 5 o più punti.[30]

La squadra vincitrice del torneo cadetto è premiata, dalla stagione 2006-2007, con la Coppa Ali della Vittoria consegnata con una premiazione sul campo. Il titolo non è, ovviamente, difendibile nella stagione successiva. Le società ad aver vinto più campionati di Serie B, o di secondo livello, sono l'Atalanta e il Genoa (sei titoli ciascuno), seguiti dal Palermo con cinque e dal Brescia con quattro.

Serie CModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Serie C.

Il terzo livello professionistico del campionato italiano di calcio, disputato attualmente in tre gironi, assume dal 2017 la denominazione di Serie C. Istituito nel 1905, in precedenza il terzo livello aveva avuto le seguenti denominazioni: Terza Categoria (1905-1922), Terza Divisione (1921-1926), Seconda Divisione (1926-1929), Prima Divisione (1929-1935), Serie C (1935-1978), Serie C1 (1978-2008), Lega Pro Prima Divisione (2008-2014), Lega Pro (2014-2017). Dal 1978 al 2014 la Serie C era suddivisa in due livelli. Al primo sopra citato (Serie C1 e Lega Pro Prima Divisione) seguiva un quarto livello, sempre professionistico, denominato prima Serie C2 (1978-2008) e in seguito Lega Pro Seconda Divisione (2008-2014).

Il regolamento del campionato di Serie C prevede un totale di 60 squadre divise in tre gironi da 20 squadre ciascuno, su base geografica. La composizione dei gironi è determinata all'inizio di ogni stagione. Al termine del campionato vengono promosse in Serie B le vincitrici dei tre gironi e la squadra vincitrice dei play-off, ai quali accedono le squadre piazzate dal secondo al decimo posto di ciascun girone più la vincitrice della Coppa Italia di Lega Pro. Retrocedono in Serie D un totale di 6 squadre: le ultime classificate di ogni girone retrocedono direttamente, mentre si disputano i play-out tra le squadre classificatesi al terzultimo e al penultimo posto per stabilire la retrocessione di un'ulteriore squadra per girone.

Al termine della stagione le squadre vincitrici di ogni girone vengono premiate con la Coppa della Vittoria.[31]

Serie DModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Serie D.

La Serie D è il quarto livello del campionato italiano di calcio, nonché il primo a carattere dilettantistico. Il campionato è gestito dalla Lega Nazionale Dilettanti e dal suo Dipartimento Interregionale. Il campionato prevede la partecipazione anche di una squadra straniera, il San Marino. Le società partecipanti alla Serie D sono ripartite in 9 gironi organizzati in base a criteri geografici. Istituito nel 1948, e chiamato dal 2000 a oggi Serie D, in precedenza il massimo livello dilettantistico aveva avuto le seguenti denominazioni: Promozione Interregionale (1948-1952), IV Serie (1952-1959), Serie D (1959-1981), Interregionale (1981-1992), Campionato Nazionale Dilettanti (1992-2000).

La prima classificata di ogni girone è promossa in Serie C e accede allo Scudetto Serie D per l'assegnazione del titolo di Campione d'Italia della Lega Nazionale Dilettanti.[32] Le squadre giunte dal secondo al quinto posto partecipano invece ai play-off, per stilare una graduatoria delle eventuali candidate a subentrare in Serie C, nel caso di rinuncia o di mancata iscrizione al campionato di altri club. Per ogni girone sono previste 4 retrocessioni nel campionato di Eccellenza: le ultime due direttamente, le altre attraverso i play-out tra le squadre classificate dal terzultimo al sestultimo posto.

Coppa ItaliaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Coppa Italia.
 
Il Vado, compagine vincitrice della prima edizione assoluta della Coppa Italia giocata nel 1922

La Coppa Italia, ufficialmente chiamata TIM Cup per ragioni di sponsorizzazione,[33] è la principale coppa calcistica italiana, nonché la seconda competizione professionistica nazionale per prestigio dopo il campionato italiano. Si tiene sotto la giurisdizione della FIGC ed è organizzata annualmente, dall'edizione 2010-2011, dalla Lega Serie A.

La squadra detentrice della Coppa Italia, che prende in consegna il trofeo per un anno intero, prima di essere restituito alla Lega per ricevere in cambio una copia di minor valore,[34] può sfoggiare sulle proprie divise ufficiali una piccola coccarda tricolore, e ottiene la qualificazione alla fase a gironi della UEFA Europa League per la stagione seguente. Qualora la squadra vincitrice abbia invece già ottenuto la qualificazione alla UEFA Champions League o alla UEFA Europa League tramite il piazzamento in campionato, dalla stagione 2015-16 è la squadra meglio piazzata in campionato esclusa dalla zona Europa League ad accedervi, partendo dai preliminari. Inoltre alla vincitrice della Coppa Italia spetta, quale riconoscimento accessorio, la Coppa Renato Dall'Ara.

Dalla stagione 2008-2009 la formula del torneo è così strutturata: partecipano tutte le squadre di Serie A, tutte le squadre di Serie B, con l'aggiunta di formazioni di Serie C e Serie D. Il tabellone è formato da turni a eliminazione diretta (con l'eccezione delle semifinali con partite di andata e una di ritorno) e le teste di serie esordiscono negli ottavi di finale. La finale è giocata in gara unica allo stadio Olimpico di Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana che premia le squadre a fine partita. In sua assenza, il compito è svolto dal Presidente del Senato.

Il primato di coppe vinte appartiene alla Juventus, a quota 13 trofei, seguita dalla Roma con 9 trofei, dall'Inter e dalla Lazio con 7 trofei.

Parallelamente alla coppa maggiore, le leghe inferiori della FIGC organizzano proprie coppe nazionali di categoria: la Coppa Italia Serie C, la Coppa Italia Serie D e la Coppa Italia Dilettanti.

Supercoppa italianaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Supercoppa italiana.
 
La vittoria del Milan nella prima edizione del 1988

La Supercoppa italiana, ufficialmente Supercoppa di Lega,[35] è una competizione calcistica istituita nel 1988 e mette annualmente di fronte, in gara unica, il club campione d'Italia e quello vincitore della Coppa Italia. Nel caso in cui nella stessa stagione un club detenga entrambi i trofei, la Supercoppa si disputa tra quest'ultimo e la squadra finalista sconfitta della Coppa Italia.

Solitamente la sede di gara della Supercoppa italiana è ad appannaggio dell'impianto casalingo della formazione campione d'Italia. È accaduto sovente però che la Lega Serie A derogasse a questa consuetudine: qualora si presenti l'occasione di disputare la sfida in campo neutro, ospiti di una Nazione straniera (la manifestazione ha infatti varcato in alcune edizioni i confini italici, per essere disputata negli Stati Uniti, in Libia, in Cina, in Qatar e in Arabia Saudita) oppure, per decisione federale, in casa della detentrice della Coppa Italia.[36]

Anche la Lega Italiana Calcio Professionistico, che gestisce il campionato di Serie C, organizza annualmente la Supercoppa di Serie C, che mette di fronte le squadre vincenti nei gironi del torneo.

Rappresentative nazionaliModifica

MaschileModifica

Nazionale maggioreModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Nazionale di calcio dell'Italia.
 
L'Italia celebra il suo primo titolo mondiale nel 1934

La nazionale di calcio dell'Italia, selezione maggiore maschile della Federcalcio, il cui nome ufficiale è nazionale A,[37] rappresenta l'Italia nelle varie competizioni ufficiali o amichevoli riservate alle squadre nazionali ed è una delle formazioni più titolate del mondo.

 
Giuseppe Meazza riceva la Coppa Jules Rimet nel 1938

Dopo l'esordio assoluto, avvenuto il 15 maggio 1910 all'Arena Civica di Milano contro la Francia vincendo per 6-2,[38] la nazionale italiana ebbe i suoi primi risultati importanti a partire dalla seconda metà degli anni venti dello scorso secolo, quando conquistò la medaglia di bronzo olimpica ad Amsterdam 1928, a cui fece seguito la prima Coppa Internazionale (1930), competizione continentale riconosciuta quale ufficiosa antesignana del campionato europeo.[39] Il decennio seguente però fu il periodo d'oro, con l'allenatore Vittorio Pozzo che guidò gli azzurri alla conquista di due titoli mondiali (Italia 1934 battendo in finale 2-1 la Cecoslovacchia e Francia 1938, sconfiggendo per 4-2 l'Ungheria all'ultimo atto), intervallati dalla seconda Coppa Internazionale vinta (1935) e, soprattutto, dalla medaglia d'oro olimpica a Berlino 1936 sconfiggendo in finale 2-1 l'Austria (la nazionale italiana è una delle cinque nazionali di calcio a potersi fregiare del titolo di "olimpionica", essendosi aggiudicata uno dei sette tornei olimpici riservati alle selezioni maggiori e disputati dal 1908 al 1948). Oggi l'Italia è l'unica nazionale, con il Brasile, ad aver vinto due mondiali consecutivi.

Al decennio migliore della storia azzurra seguì un lungo periodo di calo, complice la seconda guerra mondiale e la tragedia di Superga del 1949. Infatti l'Italia collezionò mediocri partecipazioni ai campionati del mondo, non qualificandosi neppure a quelli del 1958 e venendo eliminata in quelli del 1966 addirittura dai semi-professionisti della Corea del Nord.[40]

 
Giacinto Facchetti solleva l'unico trofeo continentale vinto dalla nazionale maggiore maschile

La rinascita avvenne con la vittoria nell'europeo di Italia 1968, che vide la nazionale di Ferruccio Valcareggi, padrona di casa, superare in finale la Jugoslavia.[41] Due anni dopo, ai Mondiali di Messico 1970, gli Azzurri diedero vita alla famosa semifinale contro la Germania Ovest, ricordata come la partita del secolo, vinta per 4-3 ai supplementari; in finale vennero poi sconfitti dal Brasile di Pelé per 4-1. Nella seconda metà degli anni settanta vi fu un profondo ricambio generazionale portato avanti da Enzo Bearzot che diede il risultato del quarto posto sia al mondiale di Argentina 1978 sia all'europeo di casa di Italia 1980, culminando con la vittoria del terzo titolo mondiale a Spagna 1982, battendo in finale per 3-1 la Germania Ovest.

 
La nazionale campione del mondo del 1982

Gli Azzurri passarono quindi nelle mani di Azeglio Vicini il quale rinnovò a sua volta il gruppo in vista dell'europeo di Germania Ovest 1988, dove raggiunsero la semifinale. Una bella nazionale si presentò al campionato del mondo 1990 casalingo, ma in semifinale, dopo i tiri di rigore, ebbe la meglio l'Argentina; nella finale per il terzo posto l'Italia sconfisse poi l'Inghilterra.[40] Con Arrigo Sacchi invece la nazionale arrivò in finale del seguente mondiale di Stati Uniti 1994, perdendo contro il Brasile anche stavolta ai rigori, dopo lo 0-0 nei tempi regolamentari.

Il nuovo millennio incominciò con il secondo posto all'europeo di Belgio-Paesi Bassi 2000, quando l'Italia di Dino Zoff perse in finale contro la Francia, con pareggio dei transalpini all'ultimo istante dei tempi regolamentari e successivo golden goal nei supplementari.[42] Fece seguito, sei anni dopo, il mondiale di Germania 2006, nel quale l'Italia di Marcello Lippi si laureò per la quarta volta campione del mondo, stavolta battendo la Francia ai rigori, dopo l'1-1 dei tempi regolamentari.[40]

Da quel momento ebbe inizio un nuovo declino della nazionale, dopo quello che avvenne nel secondo dopoguerra, che portò a due mondiali deludenti e la mancata qualificazione ai mondiali di Russia 2018. Queste delusioni furono intervallate comunque da due buone prestazioni, il secondo posto all'europeo di Polonia-Ucraina 2012, persi in finale contro la Spagna, e il terzo posto alla FIFA Confederations Cup 2013 battendo ai rigori l'Uruguay. Entrambi i risultati furono sotto la guida di Cesare Prandelli.

 
La festa degli Azzurri per la vittoria del loro quarto titolo mondiale

Nel dettaglio il palmarès della nazionale maggiore maschile è il seguente:

Competizione Risultati
Campionato Mondiale
Campionato Europeo
Torneo Olimpico
FIFA Confederations Cup
Coppa Internazionale

Nazionali minoriModifica

 
La nazionale Under-21 del 1986

Le nazionali maschili minori della Federcalcio sono selezioni che rappresentano, o hanno rappresentato nel corso degli anni, determinate categorie o fasce d'età.

Tra le selezioni minori vi sono la nazionale olimpica, che partecipa dal 1952 al torneo di calcio dei Giochi olimpici, ottenendo quale miglior risultato una medaglia di bronzo nell'edizione di Atene 2004 e la nazionale militare, che vanta 8 vittorie ai Campionati mondiali militari di calcio più una medaglia di bronzo ai Giochi mondiali militari (2003).

Le selezioni minori per fascia d'età sono invece le seguenti:

La nazionale italiana di calcio Under-23, rappresentativa che ha partecipato ad alcune edizioni del torneo di calcio dei Giochi del Mediterraneo, conquistando la medaglia d'oro nell'edizione del 1997.

La nazionale italiana di calcio Under-21, la più importante e seguita tra quelle minori costituendo il principale serbatoio giovanile per la Nazionale A.[43] È, a livello di Under-21, tra le squadre europee più titolate avendo vinto in 5 occasioni il campionato continentale di categoria (1992, 1994, 1996, 2000, 2004).[44] Nel torneo conta inoltre due secondi posti (1986, 2013) e cinque semifinali (1984, 1990, 2002, 2009 e 2017). La selezione annovera anche tre medaglie d'oro ai Giochi del Mediterraneo (1959, 1963, 1967), e una d'argento (2001).

La nazionale italiana di calcio Under-20, rappresentativa che partecipa al mondiale di categoria. Il miglior risultato ottenuto è il terzo posto nell'edizione del 2017. Inoltre vanta una medaglia d'argento ai Giochi del Mediterraneo del 2009.

La nazionale italiana di calcio Under-19, rappresentativa nata nel 2002 con l'istituzione del Campionato europeo di categoria, nel quale ha ottenuto una vittoria (2003) e tre secondi posti (2008, 2016 e 2018).

La nazionale italiana di calcio Under-18, rappresentativa che partecipa ai campionati europei di categoria, ottenendo due vittorie (1958 e 1966) e quattro secondi posti (1959, 1986, 1995 e 1999).

La nazionale italiana di calcio Under-17, rappresentativa che partecipa al campionato mondiale di categoria, senza particolari risultati, e al Campionato europeo di categoria, dove invece ha conseguito tre secondi posti (2013, 2018 e 2019).

La nazionale italiana di calcio Under-16, rappresentativa che partecipa al Campionato europeo di categoria, nel quale ha ottenuto una vittoria (1982) e tre secondi posti (1986, 1993 e 1998).

Nel dettaglio il palmarès delle nazionali minori maschili è il seguente:

Nazionale Trofeo
Nazionali minori maschili 8 Campionati mondiali militari (1950, 1951, 1956, 1959, 1973, 1987, 1989, 1991)
2 Universiadi (1997, 2015)
Nazionali giovanili maschili 4 Giochi del Mediterraneo (1959, 1963, 1967, 1997)
5 Campionati europei Under-21 (1992, 1994, 1996, 2000, 2004)
1 Campionato europeo Under-19 (2003)
2 Campionati europei Under-18 (1958, 1966)
1 Campionato europeo Under-16 (1982)

FemminileModifica

 
L'Italia durante una partita del campionato mondiale di calcio femminile 2019

La nazionale di calcio femminile dell'Italia, selezione maggiore femminile della Federcalcio, rappresenta l'Italia nelle varie competizioni ufficiali o amichevoli riservate a squadre nazionali.

Nei campionati mondiali non ha ottenuto particolari risultati, avendo raggiunto i quarti di finale in due occasioni, partecipando tra l'altro solamente a tre edizioni del torneo, mentre ai campionati europei ha conseguito due secondi posti (1993,[45] 1997) e due semifinali (1984, 1987). Non ha mai partecipato ai Giochi olimpici.

Tra le rappresentative minori o di categoria, nel calcio femminile, l'unico risultato di rilievo è stata la vittoria della Nazionale Under-19 femminile al campionato europeo di categoria del 2008.

Nel dettaglio il palmarès delle nazionali femminili è il seguente:

Nazionale Trofeo
Nazionali giovanili femminili 1 Campionato europeo Under-19 (2008)

Eventi organizzati in ItaliaModifica

Eventi per nazionaliModifica

Campionato mondialeModifica

 
Il manifesto ufficiale del campionato del mondo 1934

Nel corso della sua storia, la FIGC si è candidata per ospitare la fase finale del campionato mondiale di calcio in tre edizioni, ed esattamente per quelle del 1930, del 1934 e del 1990, disputando in Italia le ultime due citate.

La prima candidatura italiana si ebbe nel 1929 in occasione del primo campionato mondiale del 1930, in concorrenza alle candidature di Ungheria, Paesi Bassi, Spagna e Svezia, Argentina e Uruguay.[46] La FIGC e tutte le altre federazioni nazionali candidate, con l'eccezione dell'Uruguay, ritirarono le loro candidature prima della votazione finale del Congresso FIFA, riunito a Barcellona il 18 maggio 1929, poiché la nazione sudamericana era ampiamente favorita per molteplici fattori. Infatti la scelta dell'Uruguay quale paese ospitante del torneo avvenne all'unanimità.[47]

 Lo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di calcio 1934.

La FIGC ottenne invece l'incarico di ospitare l'edizione del 1934, la prima in Europa, a seguito del ritiro dalla corsa della Svezia, unica candidata oltre all'Italia, prima del voto. La decisione venne ratificata nel Congresso FIFA di Stoccolma e resa pubblica a Zurigo il 14 maggio 1932.[48] La FIGC però accettò l'incarico con riserva, sciogliendola ufficialmente solo il 9 ottobre. Benito Mussolini sin dagli inizi del regime fascista aveva promosso lo sport, e in particolare il gioco del calcio, anche a scopi propagandistici e nazionalistici: in un'Italia rurale e caratterizzata ancora dal campanilismo, il calcio era visto come strumento per favorire l'unità nazionale. L'evento venne ospitato nei seguenti stadi: Littoriale di Bologna, Giovanni Berta di Firenze, Via del Piano di Genova, San Siro di Milano, Partenopeo di Napoli, Nazionale del PNF di Roma, Littorio di Trieste e Municipale Benito Mussolini di Torino. La finale del torneo venne giocata allo Stadio Nazionale del PNF di Roma.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di calcio 1990.

La terza e ultima candidatura italiana avvenne per ospitare l'edizione del 1990, quando la FIGC si candidò contro l'Inghilterra, la Grecia e l'Unione Sovietica. Inglesi e greci ritirarono in seguito la loro candidatura, lasciando solo Italia e URSS in lizza al Congresso FIFA di Zurigo del 19 giugno 1984. La candidatura italiana risultò vincente, su quella sovietica, per 11 voti a 5 e, pertanto, il Bel Paese organizzò l'edizione del 1990.[49] Il comitato organizzatore fu guidato da Luca Cordero di Montezemolo, manager della Ferrari.[50][51] L'evento venne ospitato nei seguenti stadi: Stadio San Nicola di Bari, Renato Dall'Ara di Bologna, Sant'Elia di Cagliari, Artemio Franchi di Firenze, Luigi Ferraris di Genova, Giuseppe Meazza di Milano, San Paolo di Napoli, La Favorita di Palermo, Olimpico di Roma, Delle Alpi di Torino, Friuli di Udine e Marcantonio Bentegodi di Verona. La cerimonia di apertura e la gara inaugurale furono svolte al Giuseppe Meazza di Milano mentre la finale del torneo venne giocata allo Stadio Olimpico di Roma. La FIGC dovette affrontare la questione degli stadi, la maggior parte dei quali erano inadeguati.[52] Alcuni vennero riammodernati, mentre altri furono costruiti appositamente (Bari e Torino). Non mancarono polemiche e inchieste al riguardo,[53] dovendosi registrare costi elevati.[54]

Campionato europeoModifica

La FIGC si è invece candidata per ospitare la fase finale del campionato europeo di calcio in tre edizioni, ed esattamente per quelle del 1980, del 2012 e del 2016, ospitando in Italia le prima citata. Inoltre l'Italia venne scelta dell'UEFA per ospitare la fase finale dell'edizione del 1968 e per partecipare, con Roma, all'edizione del 2020 a sedi miste.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Campionato europeo di calcio 1968.
 
La formazione dell'Italia scesa in campo nella vittoriosa finale del campionato d'Europa 1968

Nelle prime cinque edizioni del torneo la fase finale veniva disputata da solo quattro nazionali, che giocavano semifinali e finali in una nazione scelta dall'UEFA tra le stesse qualificate. L'Italia arrivò in semifinale, tramite le qualificazioni, solamente nell'edizione del 1968 e la UEFA scelse proprio il Bel Paese per ospitare la fase finale di quel torneo. L'evento venne ospitato allo Stadio Comunale di Firenze, allo Stadio San Paolo di Napoli e allo Stadio Olimpico di Roma, dove venne disputata la finale per il primo posto.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Campionato europeo di calcio 1980.

Nel 1977 l'UEFA decise l'allargamento della fase finale del torneo a otto nazionali, a partire dall'edizione del 1980, con il paese ospitante stabilito prima delle qualificazioni. Il 17 ottobre 1977 la UEFA rese note le candidature di Inghilterra, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Svizzera e Germania Occidentale. Il 19 ottobre il Comitato Organizzatore dell'UEFA decise di assegnare l'evento o all'Inghilterra o all'Italia, e il 12 novembre la federazione europea annunciò che l'Italia era stata scelta all'unanimità per ospitare l'edizione del 1980. L'evento venne ospitato allo Stadio Giuseppe Meazza di Milano, allo Stadio San Paolo di Napoli, allo Stadio Comunale di Torino e allo Stadio Olimpico di Roma, dove venne disputata anche in questo caso la finale del torneo.

 
Il nazionale tedesco-occidentale Hrubesch festeggia sul terreno dell'Olimpico di Roma la vittoria al campionato d'Europa 1980

25 anni dopo, nel 2005 la FIGC si candidò ufficialmente per ospitare l'edizione del 2012, contro le candidature di Croazia-Ungheria, Polonia-Ucraina, Turchia e Grecia. Nel dossier consegnato all'UEFA, il torneo si sarebbe svolto in otto città: Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Udine, Firenze e Bari, più quattro riserve (Bologna, Cagliari, Verona e Genova) nel caso la fase finale fosse stata allargata a ventiquattro nazionali, anziché le sedici previste. Durante l'assemblea del Comitato Esecutivo UEFA dell'8 novembre 2005 a La Valletta vennero selezionate le tre candidate ufficiali all'organizzazione del campionato: Italia, Croazia-Ungheria e Polonia-Ucraina.[55] Il 18 aprile 2007 l'UEFA si riunì a Cardiff per assegnare l'organizzazione del torneo. La votazione, con la candidatura italiana favorita, ebbe a sorpresa il seguente risultato: Polonia-Ucraina 8 voti, Italia 4 voti, Croazia-Ungheria 0 voti. Pertanto il torneo venne disputato in Polonia e Ucraina.[56]

La FIGC ripropose la propria candidatura anche per l'edizione del 2016, contro le candidature di Francia e Turchia. In questo nuovo dossier consegnato all'UEFA, le città interessate eventualmente dal torneo sarebbero state dodici: Bari, Cagliari, Cesena, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Parma, Roma, Torino, Udine e Verona. La scelta della nazione ospitante venne effettuata il 28 maggio 2010 a Ginevra e l'Italia venne esclusa alla prima votazione (23 voti) contro i 43 voti della Francia e i 38 della Turchia. Nella seconda votazione prevalsero i francesi sui turchi per 7 voti a 6.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Campionato europeo di calcio 2020.

Solo per l'edizione del 2020 la UEFA rese noto che il torneo sarebbe stato svolto in tutto il continente europeo, anziché in un'unica nazione. La FIGC formalizzò l'interesse per ospitare gare del torneo a Roma o Milano, però candidò ufficialmente la capitale. Il 19 settembre 2014, l'UEFA annunciò le tredici città europee prescelte, tra le quali Roma con lo Stadio Olimpico, nel quale sarebbe stata giocata la gara inaugurale e la cerimonia di apertura.[57]

Torneo olimpico di calcioModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Giochi della XVII Olimpiade.
 
Un contrasto tra il britannico Brown e l'italiano Salvadore durante il torneo olimpico di Roma 1960

Il torneo olimpico di calcio è stato ospitato in Italia solamente nell'unica edizione dei Giochi svolta nello Stivale, e cioè Roma 1960. Come da tradizione, il calcio è l'unico sport olimpico a non coinvolgere solamente la città ospitante i Giochi ma anche altre località della stessa nazione e, pertanto, gli incontri di calcio del torneo olimpico furono giocati nei seguenti stadi: Comunale di Firenze, Comunale di Grosseto, Comunale de L'Aquila, Ardenza di Livorno, Fuorigrotta di Napoli, Flaminio e Olimpico di Roma. Alla capitale erano stati assegnati anche i Giochi dell'edizione del 1908 (e quindi pure il primo torneo olimpico di calcio della storia), ma l'Italia rinunciò a causa dell'eruzione del Vesuvio del 1906, che si accompagnava alla crisi economica che la nazione stava attraversando, determinando l'impossibilità di finanziare l'evento. Il CONI propose, senza successo, la capitale italiana anche per ospitare altre edizioni dei Giochi arrivando alla fase finale di selezione nel 1924, nel 1936 e nel 2004, o ritirando prima la candidatura, per vari motivi, nel 2020 e nel 2024. Nei dossier di Roma consegnati al CIO per queste ultime due candidature, il torneo di calcio avrebbe interessato tutte le grandi città italiane con i relativi impianti principali.[58]

Competizioni minoriModifica

Nelle competizioni giovanili, l'Italia ha ospitato il Campionato europeo di calcio Under-21 2019,[59] giocato allo Stadio Renato Dall'Ara di Bologna, al Mapei Stadium di Reggio Emilia, allo Stadio Dino Manuzzi di Cesena, allo Stadio Nereo Rocco di Trieste e allo Stadio Friuli di Udine.[59] In quest'ultimo è stata disputata la finale del torneo.[59]

In precedenza furono ospitati il Campionato europeo di calcio Under-18 1955,[60] il Campionato europeo di calcio Under-18 1973,[61] il Campionato europeo di calcio Under-16 1982,[62] il Campionato mondiale di calcio Under-17 1991[63] e il Campionato europeo di calcio Under-17 2005,[64] tutti disputati in Toscana, con l'eccezione del torneo del 1982 giocato nelle Marche.

Competizioni femminiliModifica

In ambito del calcio femminile, l'Italia non ha mai ospitato il Campionato mondiale di calcio femminile e nessun'altra competizione FIFA per categorie giovanili. Ha ospitato invece il Campionato europeo di calcio femminile 1993 (disputato a Santa Sofia, Rimini, Cesenatico, con finale al Dino Manuzzi di Cesena)[45] e il Campionato europeo di calcio femminile Under-19 2011 (giocato in Romagna).[65]

Eventi per clubModifica

 
I giocatori della Stella Rossa Belgrado festeggiano la vittoria della Coppa dei Campioni 1991 al termine della finale ospitata a Bari

Gli eventi internazionali principali per club corrispondono alle competizioni FIFA e UEFA riservate alle società. L'Italia non ha mai organizzato un evento per club della FIFA, mentre ha ospitato numerose finali dei tornei dell'UEFA, sia in campo maschile sia femminile.

Il principale torneo per club europeo, la UEFA Champions League (in precedenza Coppa dei Campioni) disputa gli incontri negli stadi dei club partecipanti. La finale invece, fin dalla prima edizione del 1956, è svolta in uno stadio designato dall'UEFA prima dell'inizio del torneo stesso. Gli stadi italiani hanno ospitato nove finali.[66] Ne sono state disputate quattro sia allo Stadio Olimpico di Roma (1977, 1984, 1996 e 2009) sia allo Stadio Giuseppe Meazza di Milano (1965, 1970, 2001 e 2016), una allo Stadio San Nicola di Bari (1991).[66]

La seconda coppa europea, l'UEFA Europa League, disputa la finale unica in campo "neutro" dal 1998, mentre in precedenza la finale veniva giocata con gare di andata e ritorno negli stadi delle squadre finaliste. La finale unica è stata disputata in Italia solo una volta, allo Juventus Stadium di Torino (2014).[67]

Anche la Supercoppa UEFA viene disputata in gara unica e campo neutro dal 1998, e non è mai stata ospitata in Italia.

La defunta Coppa delle Coppe UEFA svolgeva anch'essa la finale in uno stadio designato per l'occasione, con l'eccezione della prima edizione, e gli stadi italiani non hanno mai ospitato l'evento.

Il Mapei Stadium di Reggio Emilia ha ospitato invece l'unica finale italiana della UEFA Women's Champions League, nel 2016.[68]

StruttureModifica

ImpiantiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stadi italiani per capienza.
 
L'esterno dello stadio Giuseppe Meazza di Milano

Quasi tutti i principali stadi di calcio italiani sono di proprietà pubblica[69] e circa la metà è stata costruita prima del 1949, con un'età media di 64 anni.[69] L'ultimo rinnovamento architettonico generale dei maggiori stadi risale a Italia 1990, quando gli impianti coinvolti nell'evento subirono una ristrutturazione generale.[69] La metodologia di conservazione del costruito, con restyling periodico, che fa differire l'Italia dal resto d'Europa (dove gli impianti obsoleti vengono sostituiti con altri di nuova concezione), è dettata dal fatto che circa il 70% degli stadi italiani sia sottoposto a vincolo architettonico, cosa che ne impedisce la demolizione e ricostruzione.[69] Il primo stadio moderno d’Italia, nonché primo monumento sportivo del regime fascista, fu lo stadio Renato Dall'Ara di Bologna, inaugurato nel 1926.[69] Il primo stadio moderno di proprietà privata è stato invece l'attuale Mapei Stadium di Reggio Emilia, costruito nel 1995 dalla Reggiana e attualmente di proprietà del Sassuolo.[70]

 
L'interno dello Stadio Olimpico di Roma

I primi cinque stadi italiani, per ordine di capienza, sono lo stadio Giuseppe Meazza di Milano (soprannominato La Scala del calcio), di proprietà del Comune di Milano e utilizzato regolarmente da Inter e Milan, lo stadio Olimpico di Roma, di proprietà del CONI[69] nel quale giocano la Roma e la Lazio, lo stadio San Nicola di Bari, lo stadio San Paolo di Napoli e lo stadio Artemio Franchi di Firenze, questi ultimi anch'essi di proprietà comunale e utilizzati dalle rispettive squadre cittadine: il Bari, il Napoli e la Fiorentina. Al sesto posto per capienza vi è invece il più grande stadio italiano privato, lo Juventus Stadium a Torino, di proprietà della società bianconera. Lo Stadium è al momento l'unico impianto italiano sul "modello inglese", dove accanto allo stadio sorgono un centro commerciale, il museo del club, un centro poliambulatoriale[71] e il J-Village, struttura civile, sportiva e multifunzionale di proprietà della Juventus. Sono di proprietà dei club anche gli stadi dell'Atalanta (Gewiss stadium di Bergamo), del Bologna (stadio Renato Dall'Ara), del Frosinone (stadio Benito Stirpe) e dell'Udinese (Dacia Arena).

Le nazionali maggiori maschile e femminile, come anche le nazionali giovanili, non dispongono di uno stadio nazionale fisso. Giocano le loro partite a rotazione nei vari impianti italiani, scegliendoli di volta in volta a seconda dell'importanza della partita, dell'avversario che si incontra e dell'eventuale affluenza di pubblico.

L'UEFA classifica gli stadi in categorie, a seconda delle loro caratteristiche. Gli impianti italiani di categoria 4 (la maggiore) sono quattro: l'Olimpico di Roma, il Meazza di Milano, lo Juventus Stadium e lo stadio Olimpico Grande Torino di Torino. Questa classificazione permette a questi impianti di ospitare una finale di una competizione europea e partite del campionato europeo.[72]

Centri sportiviModifica

Gli Azzurri e tutte le selezioni svolgono la loro preparazione al Centro tecnico federale Luigi Ridolfi, noto come Coverciano,[73] dal nome del quartiere di Firenze dove ha sede. Oltre a essere la "Casa degli Azzurri" fin dal 1958, il centro ospita i corsi di maggiore livello per il mondo professionistico del calcio. A Coverciano sono infatti tenuti corsi per direttore sportivo, allenatore professionista UEFA Pro e UEFA A, allenatore di calcio a 5 di primo livello, preparatore atletico, osservatore calcistico, corsi di specializzazione per allenatore dei portieri e corsi per match analyst. Inoltre la FIGC dispone di cinquanta Centri Federali Territoriali[74] e di decine di scuole calcio "élite", sparsi in tutte le regione italiane, per la formazione tecnico-sportiva di giovani calciatori e calciatrici.[75]

 
Il Centro tecnico federale di Coverciano

Nella capitale i principali centri sportivi sono i seguenti: il Centro sportivo Giulio Onesti, costruito nel 1954 dal CONI per la pratica di numerosi sport tra i quali appunto il calcio; il Centro sportivo La Borghesiana, realizzato nel 1990, che in passato ha ospitato il ritiro della Nazionale maggiore, in alternativa a Coverciano, oltre a varie nazionali straniere e squadre di club impegnate a Roma;[76] il Centro sportivo Fulvio Bernardini, sorto nel 1979 e noto come Trigoria dal nome della località dov'è ubicato, di proprietà della Roma; il Centro sportivo di Formello, alla porte della città, realizzato nel 1997 e di proprietà della Lazio.

I centri sportivi delle due squadre di Milano sono invece tra i più antichi e sorgono lontani dal capoluogo lombardo. È del 1960 la realizzazione dell'attuale Centro Sportivo Suning di proprietà dell'Inter e localizzato ad Appiano Gentile (Como), mentre nel 1963 venne costruito Milanello, di proprietà del Milan, ubicato a Carnago (VA).

La società Juventus dispone invece da pochi anni di due centri sportivi all'avanguardia, gli Juventus Training Center realizzati nel 2006 a Vinovo (TO) e in aggiunta nel 2018 a Torino, per gli allenamenti della prima squadra e delle giovanili, con il secondo all'interno del J-Village, più ampia struttura con centri d'istruzione sportiva per giovani. Il Torino invece ha ristrutturato da poco il glorioso Stadio Filadelfia, facendone un moderno centro sportivo.

Altri famosi centri sportivi dei club professionistici di calcio sono il Centro sportivo di Castel Volturno, realizzato nel 2006 dal Napoli nell'omonima cittadina in provincia di Caserta; il Centro sportivo Gianluca Signorini (1951) e il Centro sportivo Gloriano Mugnaini (1980, noto come Bogliasco) localizzati a Genova e centri rispettivamente di Genoa e Sampdoria; il Centro tecnico Niccolò Galli di Bologna, dal 1976 sede di allenamento della squadra cittadina; il Torre del Grifo Village, edificato nel 2011 a Mascalucia (CT) dal Catania; il Novarello - Villaggio Azzurro, a Granozzo con Monticello (NO), realizzato nel 2007 dal Novara; il Centro Sportivo Bortolotti dell'Atalanta, localizzato a Zingonia (BG). Ultimo in ordine di realizzazione è il Mapei Football Center a Sassuolo (MO). L'Udinese e la Fiorentina invece svolgono i propri allenamenti in strutture adiacenti ai rispettivi stadi.

Musei del calcioModifica

 
Un sala del Museo del Calcio della FIGC

In Italia sorgono alcuni musei calcistici, creati quasi esclusivamente dalle società professionistiche, alle quali si aggiunge il museo della FIGC, e sono riuniti nella Federazione dei musei del calcio, con sede a Firenze. Sempre a Firenze, a Coverciano all'interno del Centro tecnico federale, è ubicato dal 2000 il Museo del Calcio della FIGC, luogo di documentazione storica sul gioco del calcio in Italia, nel quale sono esposti palloni, medaglie, scarpe, coppe, maglie della federazione italiana dal 1934 a oggi, e dispone di un centro informativo digitale con archivio di fotografie e filmati. Inoltre nel museo ha la sua sede la Hall of Fame del calcio italiano, con cimeli dei giocatori che ne fanno parte.

Sempre nel capoluogo toscano si trova il Museo della Fiorentina, dedicato alla storia della squadra cittadina, fondatore della suddetta federazione con il Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata, il Genoa Museum and Store e il Calcio Padova Museum. Hanno aderito in seguito il Pisa 1909 Football Museum, il Pro Patria Museum, il Museo del Parma Calcio Ernesto Ceresini, il AC Perugia Calcio Museo e il J-Museum, dedicato alla Juventus e collocato nel complesso dello Juventus Stadium. Quest'ultimo museo fa parte anche dell'International Council of Museums[77] e risulta il primo museo sportivo nel Paese per numero di visitatori[78] nonché l'unico del suo genere inserito nella classifica annuale dei cinquanta siti d'interesse più visitati a livello nazionale stilata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.[79] Non facenti parte della federazione, sono da segnalare il museo Mondo Milan, dedicato alla squadra rossonera, e il Museo San Siro, con cimeli di ogni genere appartenenti alle due squadre di Milano.[80]

Mass mediaModifica

RadioModifica

La prima partita di calcio in Italia con radiocronaca fu l'incontro Italia-Ungheria 4-3 del 25 marzo 1928,[81] trasmesso dall'EIAR.[82] Nel 1959 in Rai, in modo sperimentale con esordio ufficiale il 10 gennaio 1960, prese il via su Radiouno uno spazio radiofonico chiamato Tutto il calcio minuto per minuto, con la radiocronaca di diversi eventi in contemporanea, in preparazione dei Giochi della XVII Olimpiade di Roma del 1960, evento globale trasmesso televisivamente e radiofonicamente dalla stessa Rai.[81] Dopo l'Olimpiade, il programma continuò proponendo solo le radiocronache dei secondi tempi delle partite e, a partire dal 1987,[82] fu introdotta la copertura dell'intera partita. La struttura di base, rimasta inalterata nel corso dei decenni, prevede collegamenti a turno dai vari stadi con segnalazioni immediate per eventi di particolare rilievo (variazioni del punteggio e altro) da ogni campo. Negli anni settanta e ottanta, non essendovi ancora presente una concorrenza televisiva, la trasmissione toccò punte di 25 milioni di radioascoltatori.

Dopo la liberalizzazione dell'etere sancita dalla Corte costituzionale, nacquero decine di emittenti radiofoniche locali e nazionali, chiamate "radio libere", che trasmettevano in diretta l'incontro delle squadre locali di calcio. Dall'ottobre 1975 Radiolina incominciò a trasmettere flash in diretta delle partite di calcio del Cagliari.[83] È però dell'11 gennaio 1976 la prima radiocronaca diretta integrale di un incontro di calcio, ArezzoParma trasmesso sulla radio privata Radio Emilia Uno.[83]

Con l'avvento dei "diritti radio", i diritti per la radiocronaca di tutti i più importanti eventi calcistici sono sempre stati appannaggio della Rai, salvo casi di diritti acquisiti da Mediaset o RTL 102.5.[84]

TelevisioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Calcio in televisione in Italia e Diritti televisivi del calcio in Italia.
 
L'allenatore Giovanni Trapattoni esce dal campo, nella seconda metà degli anni 1970, ripreso da una telecamera della RAI

La prima partita di calcio trasmessa in televisione in Italia fu l'incontro di Serie A Juventus-Milan, il 5 febbraio 1950,[85] trasmessa solo a Torino. La Rai aveva incominciato le trasmissioni sperimentali e quella gara fu il primo programma realizzato in esterna con le telecamere.[86] Successivamente incominciò il programma La Domenica Sportiva, l'11 novembre 1953,[85] e le prime immagini furono dell'incontro Inter-Fiorentina.[87] Poco dopo, il 13 dicembre,[85] venne trasmesso sperimentalmente il primo incontro della nazionale italiana, contro la Cecoslovacchia.[88] La prima partita della televisione italiana fu però la gara di qualificazione per il campionato del mondo 1954 Italia-Egitto 5-1, il 24 gennaio 1954, trasmessa dalla Rai che aveva dato avvio ufficialmente alle trasmissioni televisive il 3 gennaio.[88] IFK Norrköping-Fiorentina 0-1, secondo turno di Coppa dei Campioni 1956-1957, fu la prima gara internazionale di un club italiano a essere trasmessa in televisione.[89]

 
L'allenatore di calcio Nereo Rocco con i giornalisti Adriano De Zan e Beppe Viola negli studi della Domenica Sportiva sul finire del 1978

Il 27 settembre 1970 nacque 90º minuto,[85] programma Rai che mandava in onda risultati e highlight di tutte le gare di Serie A.[90] Il 5 dicembre 1971 fu giocata invece la prima partita di calcio trasmessa da una emittente privata, l'incontro di Serie C Rimini-SPAL trasmesso da Babelis Tv.[91]

Il monopolio calcistico della Rai, a livello nazionale, fu interrotto sul finire degli anni settanta, quando alcune emittenti straniere (tra le quali Telemontecarlo e TeleCapodistria) incominciarono a trasmettere in lingua italiana, su buona parte del territorio, molti e importanti eventi sportivi.[85] Ma soprattutto il cambiamento epocale ebbe inizio nel 1980 quando Canale 5, di proprietà di Silvio Berlusconi, si aggiudicò i diritti del Mundialito.[85] Infatti, negli anni ottanta, era nato in Italia l'istituto giuridico dei "diritti televisivi in vendita". Il primo accordo per il campionato venne siglato nel 1981 tra la Rai e la Lega Calcio, inerente i diritti della Serie A.[92]

Nel 1993, con l'accordo tra la Lega Calcio e la piattaforma televisiva a pagamento Telepiù, fu importato dall'Inghilterra l'istituto giuridico dei "diritti televisivi criptati", facendo divenire l'originario istituto del 1981 quale "diritti televisivi in chiaro". Il 28 agosto 1993 venne trasmessa la prima partita di calcio a pagamento, la gara di Serie B Monza-Padova, su TELE+2.[93] Da quel momento i diritti a pagamento viaggeranno prima sul terrestre analogico (poi digitale) e in seguito anche su piattaforme satellitari (con Sky Italia), fino ad arrivare allo streaming con DAZN nel 2018.[85]

Con il nuovo millennio nacque anche il fenomeno dei canali televisivi tematici a pagamento di proprietà dei maggiori club, tra i quali Inter TV, Lazio Style Channel, Milan TV, Roma TV, Torino Channel e Juventus TV (quest'ultimo in streaming). È invece gratuita, sul digitale terrestre, Udinese TV.

Diritti televisivi attualiModifica

Dal 2011 per la legislazione italiana vi è una lista di eventi sportivi considerati di «particolare rilevanza per la società» per i quali deve essere garantita la possibilità, da parte della popolazione, di seguirli sui palinsesti televisivi in modo gratuito. Gli eventi calcistici presenti nella lista sono i seguenti: la finale e tutte le partite della nazionale italiana nel campionato del mondo di calcio; la finale e tutte le partite della nazionale italiana nel campionato europeo di calcio; tutte le partite della nazionale italiana di calcio, in casa e fuori casa, in competizioni ufficiali; la finale e le semifinali della Champions League e della Europa League qualora vi siano coinvolte squadre italiane.[94]

Al 2019 i diritti televisivi calcistici in Italia sono distributi come segue:

Competizione Diritti in chiaro Diritti a pagamento
Serie A Rai - Mediaset Sky Italia - DAZN
Serie B Rai DAZN
Coppa Italia Rai -
Supercoppa italiana Rai -
UEFA Champions League Mediaset Sky Italia
UEFA Europa League TV8 (gruppo Sky Italia) Sky Italia
Supercoppa UEFA Mediaset Sky Italia
Coppa del mondo per club FIFA - -
Nazionale italiana Rai -

StampaModifica

 
Il quotidiano La Gazzetta dello Sport in un bar italiano

Tutti i principali quotidiani a diffusione nazionale hanno una sezione dedicata allo sport, nella quale quasi sempre il calcio occupa il maggior spazio. Ovviamente allo stesso modo il calcio detiene l'attenzione, in copertina e nelle prime pagine, anche nei quotidiani sportivi italiani, che sono La Gazzetta dello Sport (fondata a Milano nel 1896), il Corriere dello Sport - Stadio (nato a Roma nel 1924 come Corriere dello Sport e unito nel 1977 a Stadio, a sua volta fondato a Bologna nel 1945) e Tuttosport (creato a Torino nel 1945). La Gazzetta è il terzo quotidiano italiano per diffusione, nonché il primo quotidiano sportivo del Paese[95] e il più antico d'Europa nel suo genere. Il Corriere risulta al quarto posto generale e primo nel suo genere per numero di lettori nell'Italia centro-meridionale.[96] Tuttosport infine, al terzo posto nei quotidiani sportivi, si caratterizza per una maggior preponderanza di temi legati alle due maggiori squadre del capoluogo piemontese, la Juventus e il Torino. Il quarto quotidiano sportivo italiano, di carattere locale, è Il Romanista, nato nel 2004 e primo quotidiano al mondo interamente dedicato a una società di calcio, la Roma.[97]

Tra i periodici il Guerin Sportivo, in edicola dal 1912, è al 2019 la pubblicazione sportiva più longeva del mondo,[98] che dedica gran parte della sua pubblicazione al gioco del pallone. Invece tra i periodici dedicati esclusivamente al calcio, nacque nel 1931 la rivista Il Calcio Illustrato (pubblicata fino al 1973) alla quale ha fatto seguito nel 1997 la rivista Calcio 2000. Altre riviste calcistiche sono le pubblicazioni ufficiali dei principali club italiani, come Hurrà Juventus[99] e Lazio Style 1900 Official Magazine, o lo sono state in passato come Forza Milan! Inoltre riviste dedicate in maniera non ufficiale a un club sono ad esempio LaRoma, Lazialità e Inter Football Club. La rivista Supertifo è invece dedicata in particolare alle tifoserie italiane ed estere.

NoteModifica

EsplicativeModifica

  1. ^ La vittoria del campionato comporta la partecipazione al massimo torneo europeo sin dalla sua nascita, nella stagione 1955-56, con il nome di Coppa Campioni; l'unica eccezione è costituita dalla Lazio che, dopo aver vinto lo Scudetto nel 1973-74, non partecipò alla Coppa dei Campioni 1974-1975 causa una squalifica comminatale dall'UEFA in precedenza.

BibliograficheModifica

  1. ^ La Figc dà i numeri: "4,6 milioni di praticanti, 1,4 milioni di tesserati", Gazzetta dello sport. URL consultato il 12 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 17 ottobre 2018).
  2. ^ Lo sport in Italia : numeri e contesto 2014 (PDF), Comitato Olimpico Nazionale Italiano. URL consultato il 23 febbraio 2015 (archiviato dall'url originale il 23 febbraio 2015).
  3. ^ Chiesa, p. 15.
  4. ^ da Genoacfc.it
  5. ^ da Mentelocale.it Archiviato il 26 settembre 2007 in Internet Archive.
  6. ^ a b c Antonio Papa e Guido Panico, Storia sociale del calcio in Italia, Il Mulino, Bologna 1993
  7. ^ Prestigiacomo 2001, p.15.
  8. ^ Storia del Palermo Calcio - 1900, Ilpalermocalcio.it. URL consultato il 25 settembre 2012 (archiviato dall'url originale il 3 giugno 2012).
  9. ^ Prestigiacomo 2001, p.26.
  10. ^ Rizzuto, p. 87.
  11. ^ Romanato, pag.217-218 "I giuochi ginnastici raccolti e descritti per la scuola e per il popolo" pubblicato a Milano dalla casa editrice Hoepli nei primi mesi dell'anno 1895..
  12. ^ a b Chiesa, p. 10.
  13. ^ Salvo imprevisti rimbalzi o respinte del portiere o dei difensori nel tentativo di salvare sulla linea quando la palla era già entrata.
  14. ^ a b La Cronaca sportiva del lodigiano e del cremasco (08/lug/1921, Fasc. 25), p. 1
  15. ^ a b c d e La Cronaca sportiva del lodigiano e del cremasco (15/lug/1921, Fasc. 26), p. 1
  16. ^ a b Stefano Olivari, Lo stile di Rosetta, in blog.guerinsportivo.it, 15 febbraio 2011. URL consultato il 13 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 19 gennaio 2013).
  17. ^ La Cronaca sportiva (07/lug/1922, Fasc. 25), pp. 2-3.
  18. ^ La Cronaca sportiva (03/nov/1922, Fasc. 36), p. 1.
  19. ^ Carlo Caliceti, Lo scudetto di nessuno, in Calcio 2000, 4 [40], aprile 2001, p. 56, ISSN 1126-1056 (WC · ACNP).
  20. ^ Premiazione scudetto, Lega Nazionale Professionisti Serie A, 13 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 17 luglio 2011).
  21. ^ Fino al 1994, erano assegnati 2 punti per la vittoria.
  22. ^ La Lega prolunga l'accordo con Tim fino al 2010, su gazzetta.it, 20 aprile 2006.
  23. ^ Ranking Uefa, l'aggiornamento: l'Italia è terza, vantaggio ottimale sulla Francia, su gazzetta.it, 23 novembre 2017.
  24. ^ Member associations - Italy - Honours –, su uefa.com.
  25. ^ 100 Greatest footballers ever - fourfourtwo.com, su fourfourtwo.com.
  26. ^ Emilio Marrese, La malattia globale del calcio, in Sport - la Repubblica (Roma), 22 maggio 2004, p. 48.
  27. ^ Paolo Condò, Champions con 4 italiane? L'ultima volta fu un trionfo, su gazzetta.it, 26 agosto 2018.
  28. ^ Nasce la Serie BKT: ecco il nuovo title sponsor del campionato, su legab.it, 18 giugno 2018.
  29. ^ Figc, serie B a 20 squadre dalla prossima stagione, su repubblica.it, 30 gennaio 2019.
  30. ^ a b Comunicato Ufficiale n. 57/A (PDF), su FIGC.it, 22 agosto 2013. URL consultato il 3 settembre 2013 (archiviato dall'url originale il 2 settembre 2013).
  31. ^ Sono a Lecce le coppe che saranno alzate al cielo domani al via del mare, su leccezionale.it.
  32. ^ Almanacco Illustrato del Calcio 2015, Modena, Panini, 2014, p. 47.
  33. ^ Tim e Lega Serie A: siglato l'accordo di sponsorizzazione per la fase finale della Tim Cup 2018-2019, su legaseriea.it, 23 aprile 2019. URL consultato il 23 aprile 2019.
  34. ^ Coppa Italia 2012/2013, 2013/2014 e 2014/2015 – Regolamento, su legaseriea.it, 4 giugno 2012 (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2013).
  35. ^ Regolamento della Lega Nazionale Professionisti, Federazione Italiana Giuoco calcio.
  36. ^ Supercoppa, ora è ufficiale: Juve-Lazio il 18 agosto a Roma, su repubblica.it, 2 luglio 2013.
  37. ^ Nazionale A - Nazionali, FIGC, su figc.it. URL consultato il 29-12-2014.
  38. ^ Sito ufficiale FIGC, Italia-Francia 15-5-1910, su figc.it. URL consultato il 25 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2016).
  39. ^ STATISTICHE - IL PALMARES DELL'ITALIA (NAZIONALE MAGGIORE), su italia1910.com. URL consultato l'11-06-2019.
  40. ^ a b c Storia - FIGC, su figc.it. URL consultato il 19-12-2014 (archiviato dall'url originale il 18 ottobre 2014).
  41. ^ Euro Story: 1968 acuto azzurro, su gazzetta.it. URL consultato il 29-12-2014.
  42. ^ La beffa più amara, k.o. al golden gol, su repubblica.it. URL consultato il 29-12-2014.
  43. ^ Nazionale, la settimana magica di Locatelli: dal gol alla convocazione in Under-21, su repubblica.it, 8 ottobre 2016.
  44. ^ Club Italia - Nazionale Under 21, figc.it. URL consultato il 6 giugno 2010.
  45. ^ a b (EN) 1991-93 UEFA Women's EURO, su uefa.com, 6 luglio 2019.
  46. ^ Federico Ferri, Federico Buffa, Storie Mondiali: Il grande Uruguay (1930), Sky Sport, 2014.
  47. ^ David Goldblatt, The Ball is Round: A Global History of Football, Londra, Penguin, 2007 p. 248
  48. ^ Il Littoriale, 10 ottobre 1932, prima pagina Archiviato il 5 giugno 2015 in Internet Archive. emeroteca.coni.it
  49. ^ Giuseppe Smorto, Bearzot: "Premiati i nostri risultati", in la Repubblica, 20 maggio 1984, p. 37.
  50. ^ Ecco i manager di Italia '90, in la Repubblica, 31 marzo 1987, p. 48.
  51. ^ Vittoria Sivo, Il Mundial '90 da gioco a business, in la Repubblica, 17 luglio 1987, p. 14.
  52. ^ Domenico Rocca, La grande abbuffata, su rivistacontrasti.it, 22 settembre 2017.
  53. ^ Alberto Stabile, Mondiali '90, in la Repubblica, 25 aprile 1989, p. 1.
  54. ^ Commissione d'inchiesta sull'affare dei Mondiali, in la Repubblica, 8 marzo 1991, p. 18.
  55. ^ Euro 2012: Italia in piena corsa
  56. ^ Gioia per Polonia e Ucraina
  57. ^ L'UEFA comunica le tredici città prescelte per ospitare Euro 2020: al Wembley di Londra si terrà la finale, selezionata anche Roma, Uefa.com, 19 settembre 2014.
  58. ^ Dossier su Roma 2024
  59. ^ a b c EURO Under 21 2019: tutti i risultati, su it.uefa.com, 6 luglio 2019.
  60. ^ UEFA Youth Tournament Under 18, 1955, su rsssf.com, 6 luglio 2019.
  61. ^ UEFA Youth Tournament Under 18, 1973, su rsssf.com, 6 luglio 2019.
  62. ^ European U-16 Championship 1982, su rsssf.com, 6 luglio 2019.
  63. ^ FIFA Under-17 World Championship Italy 1991, su fifa.com, 6 luglio 2019.
  64. ^ Köse porta al trionfo la Turchia, su it.uefa.com, 6 luglio 2019.
  65. ^ Germania forza otto, su it.uefa.com, 6 luglio 2019.
  66. ^ a b Tutte le finali giocate in Italia, su it.uefa.com, 6 luglio 2019.
  67. ^ Europa League, si giocherà a Torino la finale del 2014, su sport.sky.it, 6 luglio 2019.
  68. ^ A Reggio Emilia la finale della UEFA Champions League Femminile 2016, su sassuolocalcio.it, 6 luglio 2019.
  69. ^ a b c d e f Nuove case in Serie A, 9 luglio 2019.
  70. ^ Silvia Bia, Squinzi e il Sassuolo si prendono lo stadio Tricolore. Protestano i tifosi della Reggiana, in il Fatto Quotidiano, 9 dicembre 2013. URL consultato il 20 ottobre 2017.
  71. ^ IMPATTO NELLA COMUNITÀ LOCALE, 9 luglio 2019.
  72. ^ GLI STADI DELLA SERIE A 2017-2018, 9 luglio 2019.
  73. ^ Centro Tecnico di Coverciano, su figc.it (archiviato dall'url originale il 10 settembre 2018).
  74. ^ Programma Centri Federali Territoriali, su figc.it, 9 luglio 2019.
  75. ^ Elenco scuole calcio elite, su figc.it, 9 luglio 2019.
  76. ^ Centro sportivo "La Borghesiana", passione e serietà dal 1990, su iltempo.it, 9 luglio 2019.
  77. ^ Juventus Museum, una stagione da record!, su juventus.com, 2 luglio 2017.
  78. ^ Alessandro Martini, I primi cento musei in Italia nel 2017, in La classifica mondiale dei musei più visitati nel 2017, Il Giornale dell'Arte, nº 385, aprile 2018, ISSN 0394-0543 (WC · ACNP).
  79. ^ Il #JMuseum tra i 50 musei più visitati d'Italia, in juventus.com, 13 maggio 2014.
  80. ^ MUSEO SAN SIRO – INTER E MILAN, 9 luglio 2019.
  81. ^ a b La Storia del Calcio in Radio, su radiospeaker.it, 22 luglio 2019.
  82. ^ a b Il calcio alla radio, su rivistaundici.com, 22 luglio 2019.
  83. ^ a b Storia della Radiotelevisione italiana. 1975/76: prime radiocronache in diretta (o quasi) delle radio libere, su newslinet.com, 22 luglio 2019.
  84. ^ Non più solo Rai: a Rtl 102.5 i diritti degli Europei di calcio, su newslinet.it, 22 luglio 2019.
  85. ^ a b c d e f g Da Carosio a DAZN: storia del calcio italiano in TV e oltre, su goal.com, 22 luglio 2019.
  86. ^ 5 febbraio, trasmessa la prima partita in TV in Italia. Visibile solo a Torino, su tuttomercatoweb.com, 22 luglio 2019.
  87. ^ La prima Domenica Sportiva - 11 ottobre 1953, su raiplay.it, 22 luglio 2019.
  88. ^ a b 24 gennaio 1954, la tv italiana trasmette la prima partita di calcio, su tuttomercatoweb.com, 22 luglio 2019.
  89. ^ SPORT IN TV, Il nuovo libro di Massimo De Luca, https://www.firenzeviola.it/notizie-di-fv/sport-in-tv-il-nuovo-libro-di-massimo-de-luca-78308. URL consultato il 22 luglio 2019.
  90. ^ Mauro Guitto (a cura di), 90º minuto: a lanciarlo nel 1970 Paolo Valenti, Barendson e Pascucci, su La Gazzetta Digitale, 27 settembre 2016. URL consultato il 28 settembre 2016.
  91. ^ Addio a Romano Bedetti, la voce radiofonica e televisiva del Rimini Calcio. Aveva 82 anni, su altarimini.it, 22 luglio 2019.
  92. ^ DIRITTI TV: IL MONDO DEL CALCIO TRA BUSINESS E ANTITRUST (PDF), su tesi.luiss.it, 22 luglio 2019.
  93. ^ Sapevate che Juve-Samp detiene un record speciale?, https://sport.virgilio.it/sapevate-che-juve-samp-detiene-un-record-speciale-103231. URL consultato il 22 luglio 2019.
  94. ^ DELIBERA N. 131/12/CONS APPROVAZIONE DEFINITIVA DELLA LISTA DEGLI EVENTI DI PARTICOLARE RILEVANZA PER LA SOCIETÀ DI CUI È ASSICURATA LA DIFFUSIONE SU PALINSESTI IN CHIARO, su agcom.it, 22 luglio 2019.
  95. ^ Dati dicembre 2018 di Accertamenti diffusione stampa
  96. ^ Fonte Audipress, 2015.
  97. ^ Il Romanista online, "Chi Siamo" Archiviato il 3 marzo 2016 in Internet Archive., 22 dicembre 2011
  98. ^ Stefano Semeraro, Cent'anni di Guerin Sportivo, il calcio pagina per pagina, su lastampa.it, 3 gennaio 2012.
  99. ^ Un anno di Juve, pagina dopo pagina, su juventus.com, 15 dicembre 2015.

BibliografiaModifica

  • Maurizio Romanato, Francesco Gabrielli (1857-1899). Le origini del calcio in Italia dalla Ginnastica allo Sport, Edizioni Antilia S.a.s., ottobre 2008, ISBN 978-88-87073-86-7.
  • Antonio Ghirelli, Storia del calcio in Italia, Einaudi, 1954 (2ª ed. 1990)
  • John Foot, Calcio. 1898-2007. Storia dello sport che ha fatto l'Italia, Rizzoli, Milano, 2007, pp. 621
  • Giuseppe Bagnati - Gaetano Sconzo, Il primo capitano. Francesco Calì e la Nazionale, Antipodes, 2010, ISBN 978-88-96926-00-0
  • Carlo Chiesa, La grande storia del calcio italiano, Guerin Sportivo, 2012-
    • 1.a puntata: 1898-1907, pp. 1–16, in Guerin Sportivo #4 (aprile 2012), pp. 83–98.
    • 2.a puntata: 1908-1910, pp. 17–32, in Guerin Sportivo #5 (maggio 2012), pp. 83–98.
    • 3.a puntata: 1910-1912, pp. 33–48, in Guerin Sportivo #6 (giugno 2012), pp. 83–98.
  • Fabrizio Turco, Vincenzo Savasta, Il Calcio dimenticato. Toro, Genoa, Milan, Juve, il pallone dei pionieri, Roma, Editori Internazionali Riuniti, 2014, ISBN 978-88-359-9419-0.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

  Portale Calcio: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di calcio