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Fußball-Club Bayern München

società polisportiva tedesca
(Reindirizzamento da Bayern Monaco)
Bayern Monaco
Calcio Football pictogram.svg
Campione di Germania in carica Campione di Germania in carica
Detentore della Coppa di Germania Detentore della Coppa di Germania
FC Bayern München logo (2017).svg
Der FCB, Die Bayern (I Bavaresi), Die Roten (I Rossi)
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
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Maglietta
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Pantaloncini
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Calzettoni
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Casa
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Trasferta
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Maglietta
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Pantaloncini
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Terza divisa
Colori sociali Bianco e Blu a scacchi bordati di Rosso.svg Rosso, bianco
Inno Stern des Südens (La stella del Sud)
Willy Astor
Dati societari
Città Monaco di Baviera
Nazione Germania Germania
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Germany.svg DFB
Campionato Bundesliga
Fondazione 1900
Presidente Germania Herbert Hainer
Allenatore Germania Hans-Dieter Flick
Stadio Allianz Arena
(75,024 posti)
Sito web www.fcbayern.de
Palmarès
10 campionati tedeschi10 campionati tedeschiCampionato tedescoCampionato tedescoCampionato tedescoCampionato tedescoCampionato tedescoCampionato tedescoCampionato tedescoCampionato tedescoCampionato tedesco 10 Coppe di GermaniaCoppa di GermaniaCoppa di GermaniaCoppa di GermaniaCoppa di GermaniaCoppa di GermaniaCoppa di GermaniaCoppa di GermaniaCoppa di GermaniaCoppa di Germania Coppa di Lega tedescaCoppa di Lega tedescaCoppa di Lega tedescaCoppa di Lega tedescaCoppa di Lega tedescaCoppa di Lega tedesca Supercoppa di GermaniaSupercoppa di GermaniaSupercoppa di GermaniaSupercoppa di GermaniaSupercoppa di GermaniaSupercoppa di GermaniaSupercoppa di Germania Coppa dei CampioniCoppa dei CampioniCoppa dei CampioniCoppa dei CampioniCoppa dei Campioni Coppa delle Coppe Coppa UEFA Supercoppa europea Coppa IntercontinentaleCoppa Intercontinentale Coppa del mondo per club
Titoli di Germania 29
Trofei nazionali 19 Coppe di Germania
7 Supercoppe di Germania
6 Coppa di Lega tedesca
Trofei internazionali 5 Coppe dei Campioni/Champions League
1 Coppe delle Coppe
1 Coppe UEFA/Europa League
1 Supercoppe UEFA
2 Coppe Intercontinentali
1 Coppe del mondo per club
Soccerball current event.svg Stagione in corso
Si invita a seguire il modello di voce

Il Fußball-Club Bayern München AG, noto internazionalmente come Bayern München e in lingua italiana come Bayern Monaco, è una società polisportiva tedesca avente sede a Monaco di Baviera, celebre per la sua sezione calcistica, che milita nella Bundesliga, la massima divisione del campionato tedesco di calcio. Fondato nel 1900 da alcuni membri del MTV 1879 München, la polisportiva comprende sezioni di scacchi, pallavolo, pallacanestro, ginnastica, pallamano, bowling, tennis tavolo e squadre di calcio, per un totale di più di 1.100 sportivi tesserati.

La sezione calcistica della polisportiva bavarese è la più titolata di Germania, avendo vinto 29 campionati, 19 coppe nazionali, 7 Supercoppe di Germania e 6 Coppe di Lega tedesche, nonché una tra le più vittoriose del mondo, potendo vantare 5 Coppe dei Campioni/Champions League, una Coppa UEFA, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa europea, 2 Coppe Intercontinentali e un mondiale per club FIFA.

Insieme con la Juventus, l'Ajax, il Chelsea e il Manchester United, il Bayern Monaco è una delle cinque squadre di calcio ad aver vinto le tre principali competizioni UEFA per club e tutte le competizioni UEFA a cui ha partecipato.[1] Nella stagione 2012-2013, con la vittoria di campionato, coppa nazionale e Champions League, è diventato il solo club tedesco ad aver realizzato il treble.[2] In Coppa dei Campioni/UEFA Champions League vanta la disputa di 10 finali (di cui 5 vinte), risultando quarto nella graduatoria dei piazzamenti nel torneo, dopo Real Madrid, Milan e Liverpool e terza per numero di finali disputate, dietro a Real Madrid e Milan. Nella classifica storica della competizione, inoltre, occupa la seconda posizione, dietro al Real Madrid e davanti al Barcellona.[3] La squadra bavarese è quella che attualmente milita da più stagioni consecutive nella massima serie del campionato tedesco (ininterrottamente dalla stagione 1965-66 ad oggi) ed è seconda per numero di presenze in Bundesliga, assieme all'Amburgo e dietro al Werder Brema.

Il Bayern Monaco è stato membro fondatore del G-14, associazione di club calcistici europei consorziatisi per ottenere una tutela comune dei diritti sportivi, legali e televisivi di fronte all'UEFA e alla FIFA. Dalla stagione agonistica 2005-2006 disputa le partite interne nello stadio Allianz Arena di Monaco di Baviera, impianto da 75.000 posti. Nei 33 anni precedenti aveva giocato le partite interne nell'Olympiastadion di Monaco (69.250 posti).

Indice

StoriaModifica

Dalla fondazione alla Bundesliga (1900-1965)Modifica

Fondazione ed esordi (1900-1910)Modifica

 
Il Bayern Monaco nel 1900

Il Bayern Monaco viene fondato il 27 febbraio 1900 a Monaco di Baviera, precisamente nel Café Gisela, che si trova nel distretto di Schwabing[4]. I primi undici membri provengono dal MTV 1879 München, e sono capitanati da Franz John[4]. La fondazione di una società separata si rende necessaria in quanto l'MTV è incentrato maggiormente sulla ginnastica, mentre i fuoriusciti vogliono aderire alla SFV, l'associazione dei club di calcio della Germania meridionale[5].

Il Bayern adotta come colori sociali il bianco e l'azzurro[5], che sono anche quelli della Baviera, e la prima divisa consiste semplicemente in una maglia bianca e dei pantaloncini neri[6]. John viene eletto presidente della neonata società[5], con gli altri fondatori che provengono in gran parte da Berlino, Friburgo, Lipsia e Brema. A pochi giorni dalla nascita, il 1º marzo, viene giocata la prima partita, contro il Monaco 1896, che viene vinta per 5-2[5]. Ben presto la squadra inizia ad attrarre numerosi calciatori, tra cui tre provenienti dal Monaco 1860.

Nel 1905 si verifica la prima unione, quella con il Münchner SC, e in questa occasione vengono adottati gli attuali colori, il bianco e il rosso[5]; di qui a poco, inoltre, il club comincia a giocare in un campo sulla Leopoldstraße[7], inoltre Max Gablonsky diventa il primo calciatore del Bayern ad essere convocato in Nazionale[5].

Primo dopoguerra e primi titoli (1918-1932)Modifica

 
L'inglese William Townley, che guida il club negli anni dieci

Dopo la sospensione delle attività causata dalla prima guerra mondiale, un campionato regolare viene ripristinato nella stagione 1919-1920. Contemporaneamente, nell'ottobre 1919, il Bayern Monaco si fonde con il Turnverein Jahn TuSpV Bayern[5], e la carica di allenatore passa all'inglese William Townley. Già negli anni prima della guerra il club aveva avuto degli allenatori d'Oltremanica: Taylor e Charles Griffith, oltre allo stesso Townley. Nella primavera del 1924 la società attua la Reinliche Scheidung (netta separazione di discipline sportive) con il TuSpV Baviera, e si costituisce come sodalizio indipendente con il nome FC Bayern München. L'allenatore è Jim McPherson, un altro inglese.

La squadra intanto ha iniziato a giocare nelle competizioni regionali bavaresi, ottenendo presto successo. Qui le rivali più agguerrite si chiamano Norimberga e Fürth[5], e proprio contro questi ultimi si gioca la finale del campionato della Germania meridionale del 1926. La partita di ritorno viene giocata in quello che è da poco diventato il teatro delle partite casalinghe, il Grünwalder Stadion, e viene trasmessa in diretta radiofonica: alla fine a prevalere sono i padroni di casa, per 4-3. I Rossi partecipano così alla fase nazionale ma vengono eliminati negli ottavi di finale, dopo aver perso 2-0 contro il Fortuna Lipsia. Una nuova partecipazione allo stesso torneo è datata 1928: in quest'edizione il Bayern, guidato dell'ungherese Leo Weisz, batte Wacker Halle e SpVgg Sülz 07 prima di raggiungere la semifinale. Qui il cammino però si arresta: fatale è l'incontro con i futuri campioni dell'Amburgo, che vincono la sfida per 8-2.

Il primo titolo tedesco arriva ad ogni modo poco dopo, nel 1932, al quarto tentativo, quando Richard Kohn guida un gruppo che comprende tra gli altri Oskar Rohr, Josef Bergmaier e Ludwig Goldbrunner[8]. Il Bayern sconfigge in semifinale il forte Norimberga prima di accedere alla finale nazionale, che si gioca contro l'Eintracht Francoforte proprio a Norimberga: in città accorrono migliaia di sostenitori dei bavaresi[7], che vedono vincere i Rossi per 2-0.

Gli anni del Terzo Reich (1933-1945)Modifica

La situazione cambia però rapidamente: il nazismo prende il potere in Germania, e il Bayern viene presto considerato dalle autorità come un club ebreo[9]. Così Kohn si trasferisce in Spagna, mentre peggior sorte ha il presidente Kurt Landauer, che viene deportato per trentatré giorni nel campo di concentramento di Dachau[10].

Comunque anche da un punto di vista strettamente calcistico la squadra non ha vita facile durante la dittatura di Adolf Hitler[9]: in seguito alla riforma del campionato voluta dal regime si ritrova a giocare nella Gauliga Bayern, ma non ottiene risultati significativi in questo periodo. Solo nel 1944 riesce a vincere il proprio campionato, ma non fa molta strada nella competizione nazionale.

Secondo dopoguerra, anni bui e risalita (1945-1957)Modifica

Nel dopoguerra Monaco entra a far parte della Germania Ovest, e nel novembre 1945 i bavaresi vengono quindi inseriti in una delle cinque neo costituite massime divisioni nazionali, l'Oberliga Süd. Pur essendo questi anni positivi per la crescita del club, che arriva ad avere a più di mille membri, il Bayern stenta però ad emergere. Tocca infatti uno dei punti più bassi della propria storia nella stagione 1955-1956, quando, con in rosa anche il campione del Mondo Hans Bauer, si trova a giocare in seconda divisione. La squadra viene comunque subito promossa, e nel 1957 conquista la Coppa della Germania meridionale, che dà l'accesso alla coppa nazionale. Qui i Rossi ottengono il loro primo successo, dopo aver sconfitto per 1-0 il Fortuna Düsseldorf, davanti a 42.000 spettatori[11].

Verso la Bundesliga (1957-1965)Modifica

Il 16 ottobre 1962 il Bayern esordisce in campo internazionale, sconfiggendo il Basilea XI per 3-0 nel primo turno della Coppa delle Fiere 1962-1963; viene poi eliminato nei quarti di finale (1-4 e 0-0) dalla futura finalista della manifestazione, la Dinamo Zagabria.

Un grosso cambiamento si verifica nel 1963, quando nasce la Bundesliga, cioè il primo massimo campionato tedesco occidentale composto da un unico girone all'italiana. Vi accedono sedici squadre provenienti dalle cinque Oberligen, ma tra queste non figura il Bayern: questo perché la Federazione decide di non ammettere più di un club per città[11][12], e sono già presenti i concittadini del Monaco 1860. Ad ogni modo la società ingaggia Zlatko Čajkovski, allenatore jugoslavo che ha già vinto il campionato tedesco con il Colonia, e accede ad una delle neonate seconde divisioni, la Regionalliga Süd.

L'ingresso in Bundesliga è comunque rimandato di poco, al 1965, quando i Rossi vincono i play-off e vengono promossi, dopo aver mancato questo risultato la stagione precedente. Parte del merito va sicuramente a Rainer Ohlhauser, che segna ben quarantadue gol e stabilisce un record di marcature arrivato fino ai giorni nostri[12], tuttavia fanno già parte di questa squadra tre giocatori sui quali il club costruirà i propri successi negli anni a venire: Sepp Maier, Franz Beckenbauer e Gerd Müller.

Gli anni d'oro (1965-1979)Modifica

Consolidamento in Bundesliga (1965-1970)Modifica

I bavaresi si adattano presto alla nuova realtà: nella prima stagione ottengono subito un terzo posto in campionato, inoltre conquistano la seconda coppa nazionale. Grazie a questo successo partecipano poi alla Coppa delle Coppe 1966-1967, e qui, anche grazie ai gol del capocannoniere Müller, arrivano a disputare la finale di Norimberga. La partita, giocata contro i Rangers, viene risolta ai tempi supplementari da un gol di Franz Roth, e il trofeo così conquistato segue quello dei connazionali del Borussia Dortmund. Nella stessa stagione la squadra conquista la terza coppa nazionale, mentre in quella successiva è protagonista di un'altra buona prova nella Coppa delle Coppe, arrivando fino alle semifinali. Qui affronta il futuro vincitore, il Milan di Nereo Rocco, perdendo all'andata in Italia per 2-0 e pareggiando senza gol nel ritorno.

È il successore di Čajkovski, Branko Zebec, a guidare i Rossi alla vittoria del primo titolo in Bundesliga nella stagione 1968-1969, nella quale viene conquistata anche la Coppa di Germania: è il primo double nella storia del calcio tedesco; a livello personale Müller diventa invece per la seconda volta il capocannoniere del campionato. La prima partecipazione alla Coppa dei Campioni termina però al primo turno, dopo l'incontro con il Saint-Étienne, e nel marzo 1970 Zebec viene sostituito da Udo Lattek.

Successi internazionali (1970-1975)Modifica

Lattek è il secondo di Helmut Schön sulla panchina della nazionale, ma è giovane e non ha molta esperienza alle spalle. Ad ogni modo viene contattato da Beckenbauer per conto della dirigenza prima di un'amichevole disputata a Siviglia[13], e decide di accettare l'incarico. Più offensivo del suo predecessore, decide di dare spazio alle individualità dei singoli[14]: inizia subito conducendo i bavaresi al secondo posto in campionato, e lo stesso fa in quello successivo. Però in quest'ultimo caso i Rossi vengono sorpassati dal Borussia Mönchengladbach nell'ultima giornata, anche se conquistano la quinta Coppa Nazionale. Intanto al gruppo si sono aggiunti anche Hans-Georg Schwarzenbeck, Paul Breitner e Uli Hoeneß, mentre Müller ha già ottenuto importanti riconoscimenti a livello personale: nel 1970 vince sia il Pallone d'oro che la Scarpa d'oro, ed è anche capocannoniere ai Mondiali messicani.

Con Lattek il Bayern conquista il titolo tedesco nella stagione 1971-1972, e stabilisce inoltre numerosi record, tra cui quello del numero di punti ottenuti e dei gol fatti. Anche in questa occasione è decisiva la sfida dell'ultima giornata, che si disputa ora contro lo Schalke 04: i bavaresi sono infatti in testa alla classifica, ma gli avversari sono indietro di un solo punto[15]. Questa partita, che inaugura il nuovo Olympiastadion[14], è anche la prima di Bundesliga ad essere trasmessa in diretta televisiva, e viene vinta dai padroni di casa per 5-1[16]. Intanto nella Coppa delle Coppe i tedeschi erano stati eliminati in semifinale dai futuri campioni dei Rangers, ma negli ottavi avevano sconfitto il Liverpool. Nella stagione successiva arriva il quarto titolo tedesco, mentre in Coppa dei Campioni il Bayern viene eliminato dall'Ajax di Johan Cruijff che si avvia a conquistare il terzo titolo consecutivo nella manifestazione; intanto Beckenbauer ha vinto il suo primo Pallone d'oro precedendo Müller, che, miglior marcatore d'Europa, è stato invece premiato con la seconda Scarpa d'oro e diventa anche capocannoniere nell'Europeo in Belgio, vinto con la Nazionale.

 
Hans-Georg Schwarzenbeck con la maglia della Nazionale mentre solleva la Coppa del Mondo 1974

I tedeschi partecipano alla Coppa dei Campioni 1973-1974, dove nel primo turno incontrano l'Åtvidabergs. Vincono l'incontro casalingo per 3-1, ma nel ritorno si trovano in svantaggio per 3-0; si assicurano comunque il passaggio del turno ai calci di rigore, e decidono di acquistare dagli svedesi il protagonista della gara, Conny Torstensson, autore tra l'altro di una doppietta. In seguito il Bayern elimina tra gli altri i cugini della Dinamo Dresda, e arriva poi a disputare la finale di Bruxelles contro l'Atlético Madrid. I Rossi arrivano nella capitale belga con i favori del pronostico[17] ma non riescono a sbloccare la partita, che prosegue ai tempi supplementari. Inaspettatamente sono però gli spagnoli a portarsi in vantaggio, grazie ad un gol di Luis Aragonés a sei minuti dal termine. Ad ogni modo, poco prima che la partita finisca, Schwarzenbeck riesce a pareggiare con un tiro da 25 metri[18], e in base al regolamento vigente, per la prima e unica volta nella storia è necessaria la ripetizione della partita. Questa si gioca il 17 maggio sempre nello stesso stadio, e vede questa volta prevalere nettamente il Bayern per 4-0, grazie alle doppiette di Hoeneß e Müller; intanto la squadra aveva già vinto il quinto titolo tedesco, mentre poco dopo molti giocatori del club vincono il Mondiale di casa.

Nella stagione 1974-1975 si registrano l'addio di Breitner, che si trasferisce al Real Madrid, e l'ingresso nella rosa titolare del giovane Karl-Heinz Rummenigge. La società, prendendo una decisione simile a quella dall'Ajax di qualche anno prima, sceglie di non partecipare alla Coppa Intercontinentale. Non si tiene invece l'edizione della Supercoppa UEFA, nella quale il Bayern avrebbe dovuto incontrare il Magdeburgo; le due squadre si incontrano però nella successiva Coppa dei Campioni, e sono i bavaresi a passare il turno.

La squadra aveva tuttavia iniziato il campionato perdendo per 6-0 contro il Kickers Offenbach[19], e in gennaio Lattek viene licenziato[20] quando il club si trova in quattordicesima posizione[21]. Viene sostituito da Dettmar Cramer, che, pur non riuscendo a migliorare di molto le sorti in campionato, porta i tedeschi a disputare la seconda finale di Coppa dei Campioni consecutiva. La partita si gioca il 28 maggio 1975 a Parigi contro il Leeds United di Joe Jordan, e viene vinta dal Bayern per 2-0 grazie ai gol di Franz Roth e di Gerd Müller. Tuttavia Björn Andersson deve abbandonare il campo nei primi minuti a causa di un duro contrasto, mentre Uli Hoeneß subisce un grave incidente al ginocchio che condizionerà il prosieguo della sua carriera[22]; gli inglesi si lamentano invece per alcune decisioni arbitrali a loro sfavorevoli[23]. Purtroppo questa finale sarà ricordata anche per le violenze degli hooligan inglesi, che inducono la UEFA a squalificare il Leeds dalle competizioni europee per qualche anno[23].

 
Franz Roth, autore di tre gol in altrettante finali europee con la maglia del Bayern.

Nella stagione 1975-1976 la Coppa Intercontinentale non viene disputata, ma nella Supercoppa UEFA i sovietici della Dinamo Kiev riescono a vincere entrambe le gare, e ad aggiudicarsi quindi il trofeo. I tedeschi partecipano alla Coppa dei Campioni 1975-1976 come detentori del trofeo, ed eliminano anche il Real Madrid di Breitner prima di arrivare per il terzo anno consecutivo in finale. La partita si disputa a Glasgow contro il Saint-Étienne, squadra francese già battuta nell'edizione precedente della manifestazione, e viene vinta grazie ad un gol di Franz Roth nel secondo tempo. In questo modo il giocatore segna il suo terzo gol in una finale europea, mentre il Bayern conquista per tre volte consecutive il trofeo e se lo può quindi tenere definitivamente.

Anni di transizione (1976-1979)Modifica

La stagione 1976-1977 inizia con la sconfitta nella Supercoppa UEFA, che viene vinta dall'Anderlecht, ma prosegue con la Coppa Intercontinentale. La partita di andata, disputata a Monaco nella neve, vede i Rossi sconfiggere i brasiliani del Cruzeiro per 2-0 grazie ai gol di Gerd Müller e di Jupp Kapellmann, che arrivano verso la fine dell'incontro; un pareggio a reti inviolate in Sudamerica vale poi la conquista della coppa.

Il trofeo mondiale è però l'ultimo successo di questo periodo: i bavaresi incontrano nuovamente la Dinamo Kiev, nei quarti della successiva Coppa dei Campioni, e ne escono sconfitti. Intanto Beckenbauer ha vinto il Pallone d'oro 1976, ma a fine stagione si trasferisce nel New York Cosmos; va così a giocare nella NASL, e due anni dopo sarà seguito anche da Müller, che si legherà invece al Fort Lauderdale Strikers. Sempre nello stesso periodo il Bayern raggiunge il peggior piazzamento di sempre in campionato, un dodicesimo posto nel 1977-1978, mentre continuano gli addii: Uli Hoeneß si trasferisce per una stagione al Norimberga prima di abbandonare il calcio giocato a soli ventisette anni, Hans-Georg Schwarzenbeck lascia per la rottura del tendine di Achille, ed infine Sepp Maier è vittima di un incidente automobilistico e deve terminare anch'egli la carriera.

Dal FC Breitnigge al FC Hollywood (1979-1998)Modifica

Il ritorno al successo (1979-1991)Modifica

A fronte dei numerosi addii si registrano comunque nuovi inserimenti, tra i quali quelli di Klaus Augenthaler e di Dieter Hoeneß, fratello minore di Uli, assunto invece come dirigente. Si assiste anche al ritorno di Paul Breitner, che guida in campo la squadra insieme a Karl-Heinz Rummenigge; si parla infatti di FC Breitnigge.

Durante la stagione 1978-1979 è l'ungherese Pál Csernai a sedersi sulla panchina del club, ed attua subito dei cambiamenti: introduce un nuovo schieramento della difesa[24] e sposta Rummenigge dalla posizione di trequartista a quella di attaccante[25]. Così, nella stagione 1979-1980 la squadra torna a vincere il campionato dopo sei anni, e arriva inoltre alle semifinali di Coppa UEFA insieme ad altre tre squadre della Germania Ovest. Viene però battuta nettamente dai futuri campioni dell'Eintracht Francoforte, proprio come nell'edizione 1977-1978 della stessa manifestazione. Anche nella stagione successiva il Bayern conquista il campionato e raggiunge nuovamente le semifinali in una competizione europea, questa volta nella più prestigiosa Coppa dei Campioni. Ad avere la meglio, grazie alla regola dei gol fuori casa, sono però i futuri campioni del Liverpool, ad ogni modo Rummenigge è il capocannoniere della manifestazione. L'attaccante vince poi il Pallone d'oro per il secondo anno consecutivo, e in questa edizione Breitner si classifica al secondo posto. Nella stagione 1981-1982 viene vinta la sesta coppa di Germania e viene raggiunta la quarta finale della Coppa dei Campioni. Anche se nei primi tre posti della classifica marcatori della manifestazione figurano Hoeneß, Rummenigge e Breitner, a Rotterdam è nuovamente una squadra inglese a vincere, l'Aston Villa.

 
Klaus Augenthaler, capitano della squadra tra il 1984 e il 1991, in una foto del 2009

La stagione 1983-1984 inizia con il ritorno in panchina di Udo Lattek, che nel frattempo è diventato il primo allenatore a vincere tutti i tre principali trofei continentali con altrettante squadre[26]. Il Bayern vince subito la settima coppa di Germania senza più Breitner in campo, e poco dopo anche Rummenigge lascia il club per trasferirsi all'Inter. Ad ogni modo i bavaresi acquistano Lothar Matthäus e Roland Wohlfarth e vincono il campionato 1984-1985. L'annata è inoltre nuovamente impreziosita da un'altra buona prova in campo europeo, nella Coppa delle Coppe: qui i tedeschi eliminano anche la Roma nei quarti, e vengono successivamente sconfitti in semifinale di futuri campioni dell'Everton. Infine, dopo aver conquistato un nuovo double nella stagione 1985-1986 raggiungono la quinta finale della Coppa dei Campioni nell'edizione 1986-1987. In questa manifestazione eliminano anche il Real Madrid, mentre l'ultimo ostacolo è rappresentato dal Porto. A Vienna, però, sono proprio i portoghesi a prevalere: al settantottesimo minuto Rabah Madjer riesce a pareggiare con un famoso[27] gol di tacco l'iniziale vantaggio di Ludwig Kögl, mentre due minuti dopo Juary batte nuovamente Jean-Marie Pfaff segnando la rete del definitivo 2-1. Intanto la squadra ha conquistato il decimo titolo tedesco, e Lattek lascia.

La stagione 1987-1988 inizia con Jupp Heynckes in panchina che conquista la prima Supercoppa di Germania, e si conclude con il trasferimento di Lothar Matthäus e Andreas Brehme all'Inter. Proprio i nerazzurri sono avversari dei bavaresi negli ottavi della Coppa UEFA 1988-1989: l'incontro di andata, giocato a Monaco, verrà ricordato anche per il bel gol di Nicola Berti[28] che, intercettata la palla poco fuori dalla propria area di rigore fugge inseguito dai giocatori tedeschi verso la porta difesa da Raimond Aumann riuscendo poi a batterlo. La squadra italiana riesce a vincere l'incontro 2-0, ma la situazione cambia al termine della partita di Milano: i Rossi segnano tre gol in sette minuti, e riescono a qualificarsi grazie alla vittoria per 3-1. In seguito il Bayern viene eliminato in semifinale dal Napoli capitanato da Diego Armando Maradona che vincerà poi il trofeo, ma poco dopo arriva la conquista dell'undicesimo titolo. I bavaresi vincono il campionato anche nella stagione successiva, e in questo modo partecipano a due edizioni di Coppa dei Campioni; come già successo più volte in passato, però, in entrambe le occasioni vengono eliminati dalla squadra che si aggiudicherà la coppa, e sempre in semifinale: prima dal Milan, poi dalla Stella Rossa.

Alla ricerca del giusto allenatore (1991-1998)Modifica

Heynckes lascia durante la stagione 1991-1992, che si rivela travagliata: sulla panchina del club si siedono anche Søren Lerby ed Erich Ribbeck. Il Bayern è eliminato nei sedicesimi della Coppa UEFA dopo aver subito contro il B 1903 la peggiore sconfitta esterna nelle competizioni europee, un 6-2[29], mentre il primo campionato dopo la riunificazione tedesca, dopo aver pericolosamente stazionato a ridosso della zona retrocessione nel marzo 1992 (quando Lerby è esonerato), è concluso al decimo posto, peggior piazzamento dalla stagione 1977-1978.

Decisa a non ripetere la disastrosa annata, per il 1992-1993 la dirigenza del club bavarese compie una campagna acquisti di rilievo, spendendo l'equivalente di 12 milioni di euro per portare al Bayern Thomas Helmer, il capitano della nazionale brasiliana Jorginho, Lothar Matthäus e Mehmet Scholl, mentre lasciano la Baviera Stefan Effenberg e Brian Laudrup. La ricostruita squadra va vicino alla riconquista del titolo, ma non riesce a far propria la vittoria, concludendo al secondo posto la Bundesliga.

 
Giovanni Trapattoni, alla guida del Bayern in due riprese nella seconda metà degli anni '90.

La nuova annata vede, alla fine di dicembre 1993, l'avvicendamento tra Ribbeck e Beckenbauer, che torna così alla guida della squadra. Il Bayern torna al successo in campionato proprio nella stagione 1993-1994, ma Kaiser Franz lascia la panchina del club dopo il successo per tornare a ricoprire il ruolo di presidente. Nella stessa stagione la squadra subisce una clamorosa eliminazione al secondo turno della Coppa UEFA contro gli inglesi del Norwich City.

Nella sessione estiva di calciomercato del 1994 sono ingaggiati tra gli altri Oliver Kahn, Alain Sutter e il Pallone d'oro Jean-Pierre Papin, mentre in panchina arriva l'italiano Giovanni Trapattoni. La stagione inizia male, con la sconfitta contro il Werder Brema in Supercoppa di Germania, e prosegue peggio, con l'eliminazione al primo turno della Coppa di Germania per la terza volta in quattro anni. I bavaresi raggiungono la semifinale di UEFA Champions League, dove la corsa si interrompe contro l'Ajax poi vincitore della competizione (gli olandesi si impongono per 5-2 in casa dopo lo 0-0 dell'andata). In campionato la squadra del Trap delude e chiude sesta.

All'italiano subentra Otto Rehhagel, reduce da ottime annate alla guida del Werder Brema, ma la squadra, pur rinforzata con gli innesti della punta Jürgen Klinsmann e del difensore Andreas Herzog, continua a fare notizia più sui giornali scandalistici che per le imprese sul campo, tanto che la squadra è soprannominata FC Hollywood per via della frequenza con cui i suoi calciatori appaiono sulle pagine di gossip[30]. Per disaccordi con i dirigenti, Rehhagel è silurato e sostituito da Beckenbauer, che subentra nuovamente nelle vesti di allenatore della squadra. Sotto la guida del Kaiser, nella stagione 1995-1996 i tedeschi chiudono al secondo posto il campionato, a sei punti dalla vetta, ma si aggiudicano l'ultima delle tre principali competizioni UEFA per club che manca al loro palmarès: battendo per due volte nella doppia finale il Bordeaux di Zinédine Zidane e Bixente Lizarazu (2-0 in casa e 3-1 in trasferta) vincono infatti la Coppa UEFA, con Jürgen Klinsmann che si laurea capocannoniere della manifestazione. Per i bavaresi è il primo trofeo internazionale dopo vent'anni.

È di nuovo Giovanni Trapattoni a sedere sulla panchina del Bayern nell'estate del 1996. Pur eliminata al primo turno della Coppa UEFA da detentrice, la compagine bavarese riuscirà alla fine ad aggiudicarsi la Bundesliga 1996-1997 dopo un lungo testa a testa con il Borussia Dortmund campione in carica, anche se alla fine il Bayern precederà il Bayer Leverkusen di due punti, con il titolo vinto alla penultima giornata.

Nel 1997-1998 il Trap guida i bavaresi a due successi nelle coppe, la Coppa di Lega (2-0 in finale allo Stoccarda) e la Coppa di Germania (2-1 in finale al Duisburg), mentre il campionato è terminato al secondo posto alle spalle della grande sorpresa Kaiserslautern, laureatasi campione da neopromossa e capace di sconfiggere il Bayern alla prima giornata. Rimane molto famosa una conferenza stampa tenuta il 10 marzo 1998 dall'allenatore italiano, che con veemenza accusa alcuni suoi calciatori di scarso impegno e di mancanza di professionalità[31].

Nuovi successi nazionali e la Champions del 2001 (1998-2008)Modifica

L'era Hitzfeld (1998-2004)Modifica

 
Ottmar Hitzfeld guida il Bayern Monaco alla conquista della UEFA Champions League 2000-2001, la quarta della storia del club

Nell'estate del 1998 è Ottmar Hitzfeld a sedersi sulla panchina del club. L'allenatore, laureatosi campione d'Europa con il Borussia Dortmund poco più di un anno prima, comincia la stagione con la vittoria della Coppa di Lega (4-0 in finale allo Stoccarda) e guida il Bayern verso la sua sesta finale di UEFA Champions League: partendo dai preliminari i tedeschi vincono il gruppo precedendo Manchester Utd e Barcellona, mentre in seguito, nell'ultima partita giocata proprio nella città catalana ritrovano gli inglesi. La partita pare andare nel verso giusto per i bavaresi, che segnano in apertura con Mario Basler e mantengono il vantaggio fino al novantesimo, tuttavia i minuti di recupero sono a loro fatali: lo United segna due gol a tempo scaduto e conquista così la coppa. In questa stagione la squadra ha comunque messo in bacheca il titolo tedesco e lo stesso fa nella successiva: questa volta il campionato è vinto raggiungendo il Bayer Leverkusen all'ultima giornata e prevalendo grazie alla miglior differenza reti. Poco prima la squadra era stata eliminata nella semifinale di UEFA Champions League dai futuri campioni del Real Madrid, che però erano finiti dietro ai tedeschi nella seconda fase a gruppi del torneo.

La stagione 2000-2001 è sicuramente da ricordare: il Bayern mette in bacheca la quarta Champions League. Durante il cammino i tedeschi eliminano le due grandi favorite per la conquista del trofeo nonché le detentrici delle ultime due edizioni, ovvero il Manchester United e il Real Madrid, rispettivamente ai quarti e in semifinale, ottenendo anche quattro vittorie in altrettante partite. La settima finale della storia del club si gioca a Milano contro il Valencia, e qui i calci di rigore sono protagonisti: nei tempi regolamentari segnano infatti dal dischetto prima Gaizka Mendieta per gli spagnoli poi Stefan Effenberg, mentre in precedenza Mehmet Scholl si era fatto parare il rigore del possibile pareggio. Questo risultato rimane immutato anche alla fine dei tempi supplementari, e il Bayern vince il trofeo dagli undici metri, dopo che Oliver Kahn riesce a parare il tiro a Mauricio Pellegrino. Intanto qualche giorno prima è arrivata anche la conquista del diciassettesimo titolo, grazie alla rete segnata da Patrik Andersson su calcio di punizione indiretto: in questo modo viene tenuto a distanza lo Schalke 04.

La stagione successiva si apre con la sconfitta dei tedeschi nella Supercoppa UEFA dal Liverpool e prosegue con l'eliminazione nei quarti della Champions League ad opera del Real Madrid. Ad ogni modo l'avvenimento principale è la conquista della seconda coppa Intercontinentale: il 27 novembre è Samuel Kuffour a segnare nei supplementari il gol che permette di battere il Boca Juniors a Tokyo.

Il Bayern conquista poi un double nella stagione 2002-2003, quando Giovane Élber è il capocannoniere del campionato e Bastian Schweinsteiger fa il suo esordio in prima squadra. In Champions League, invece, le cose vanno decisamente peggio: i bavaresi, teste di serie ai sorteggi, si issano all'ultimo posto, dopo aver ottenuto due soli punti all'attivo. Nell'ultima stagione di Hitzfeld viene ingaggiato Roy Makaay, e la squadra termina con il secondo posto in campionato, alle spalle del sorprendente Werder Brema.

I successi interni (2004-2008)Modifica

Nell'estate 2004 è invece Felix Magath ad assumere la guida del Bayern, che si comporta molto bene in ambito nazionale, ma non ottiene altrettanto successo in campo internazionale. Infatti nella stagione 2004-2005 e in quella successiva, la prima giocata nell'Allianz Arena, arrivano due double, ma nella Champions League il massimo traguardo raggiunto sono i quarti, disputati nell'edizione 2004-2005 contro il Chelsea di José Mourinho.

Magath viene esonerato durante la stagione 2006-2007[32] e sostituito con il rientrante Hitzfeld, che conduce i bavaresi al quarto posto finale, ma a dieci punti dallo Stoccarda vincitore e a sei dal Werder Brema terzo. Per il secondo anno consecutivo è il Milan, autentica bestia nera dei bavaresi, ad eliminare il Bayern dalla Champions League, nei quarti: dopo un incoraggiante 2-2 ottenuto a San Siro i rossoneri vincono 2-0 a Monaco.

Nell'estate del 2007 la dirigenza conclude alcuni acquisti importanti, tra i quali quelli di Luca Toni, Franck Ribéry e Miroslav Klose, e la squadra partecipa alla Coppa UEFA. In questa competizione i bavaresi sono considerati i grandi favoriti, ma raggiungono le semifinali: sono eliminati dallo Zenit San Pietroburgo, che dopo l'1-1 in Baviera infligge ai tedeschi un pesante 4-0 nel ritorno giocato allo Stadio Petrovskij. Poco dopo il Bayern conquista in patria sia la Coppa, ottenuta battendo in finale il Borussia Dortmund dopo i tempi supplementari, che il campionato, conquistato aritmeticamente grazie al pareggio alla trentaduesima giornata con il Wolfsburg[33]. È l'ultimo trofeo vinto da Oliver Kahn, mentre Luca Toni, con 24 gol realizzati, si aggiudica il titolo di capocannoniere della Bundesliga.

Anni di alterne fortune (2008-2011)Modifica

Nella stagione 2008-2009 l'allenatore è Jürgen Klinsmann[34]. Sotto la sua guida, i bavaresi vincono complessivamente 12-1 contro lo Sporting Lisbona negli ottavi della Champions League, stabilendo tra l'altro il maggior scarto nei turni ad eliminazione diretta della manifestazione[35], ma sono eliminati nel turno successivo dal Barcellona dopo aver subito un altro 4-0 esterno. Anche nella Coppa di Germania il Bayern viene eliminato ai quarti, mentre Klinsmann è esonerato il 27 aprile, in seguito alla sconfitta casalinga contro lo Schalke 04 subita in Bundesliga[36]. Qui la squadra si trova in terza posizione[37], e viene condotta al secondo posto finale da Jupp Heynckes.

Nell'estate 2009 la società assume Louis van Gaal come allenatore, e ingaggia tra gli altri Arjen Robben; viene anche acquistato Mario Gómez, tuttavia il tecnico olandese dichiara che l'ingente spesa (trenta milioni) non era necessaria per il suo progetto[38]. In dicembre i tedeschi vincono 4-1 in casa della Juventus e si guadagnano la qualificazione alla fase ad eliminazione diretta della Champions League, dove eliminano prima la Fiorentina poi il Manchester Utd, entrambe grazie alla regola dei gol fuori casa. Viene poi sconfitto anche il Olympique Lione, e arriva così la qualificazione all'ottava finale, che si gioca il 22 maggio a Madrid contro l'Inter. Per i due club conquistare la coppa significa anche centrare il treble: entrambi hanno infatti già vinto sia il campionato che la coppa nazionale. A riuscire nell'impresa sono però i nerazzurri, che vincono l'incontro grazie alla doppietta di Diego Milito, autore di un gol per tempo. Nella stagione successiva il Bayern non può inizialmente far affidamento su Robben, che è vittima di un infortunio[39], e in campionato la squadra chiude il girone di andata al quinto posto, a quattordici punti di distanza dalla capolista Borussia Dortmund[40]. In gennaio il capitano Mark van Bommel viene ceduto al Milan, mentre negli ottavi della Champions League i tedeschi ritrovano l'Inter, e sono nuovamente sconfitti. Il 10 aprile van Gaal viene esonerato[41], e viene sostituito fino alla fine della stagione da Andries Jonker; i bavaresi vengono condotti al terzo posto in campionato.

Un'era di successi nazionali e internazionali (2011-presente)Modifica

La gestione Heynckes e il treble del 2013Modifica

 
Arjen Robben, grande protagonista della vittoria della UEFA Champions League 2012-2013 con il suo gol decisivo in finale

Come annunciato il 25 marzo 2011, il nuovo allenatore per la stagione 2011-2012 è per la terza volta Jupp Heynckes. Il Bayern conquista subito la nona finale di Champions League: la partita è in programma proprio nello stadio di casa, mentre l'avversario è il Chelsea. I tedeschi sbloccano l'incontro all'ottantatreesimo con il gol di Thomas Müller, ma cinque minuti dopo, poco prima del termine, Didier Drogba riesce a battere Manuel Neuer; alla fine sono gli inglesi a sollevare il trofeo, dopo i calci di rigore. In ambito nazionale, invece, i bavaresi finiscono alle spalle del Borussia Dortmund sia in campionato che nella Coppa nazionale, dove vengono battuti in finale dai giallo-neri. La situazione si inverte però nella stagione successiva: il Bayern vince contro i rivali la Supercoppa nazionale, mentre in Bundesliga stabilisce il record di punti, di vittorie, di distacco dalla seconda e di turni di anticipo per la conquista matematica del ventitreesimo titolo e conquista il Deutsche Meisterschale il 6 aprile 2013 con sei giornate d'anticipo, in seguito alla vittoria per 1-0 sull'Eintracht Francoforte. Intanto in Champions League la squadra si era qualificata per la fase ad eliminazione diretta dopo aver vinto il proprio girone eliminatorio. Aveva poi battuto prima l'Arsenal, poi la Juventus ed infine il Barcellona, complessivamente per 7-0, prima di arrivare così alla terza finale in quattro anni. Questa si gioca a Londra, e anche qui il Bayern si trova di fronte la squadra di Dortmund, che viene battuta per 2-1 grazie ai gol di Mario Mandžukić e Arjen Robben; il club può così festeggiare il quinto successo nella manifestazione. I bavaresi conquistano anche la sedicesima Coppa di Germania battendo in finale lo Stoccarda, e centrano così lo storico treble.

Eptacampioni di GermaniaModifica

 
Josep Guardiola, alla guida del Bayern dal 2013 al 2016.

Nella stagione 2013-2014, in seguito al ritiro di Heynckes, a guidare il Bayern è Josep Guardiola. L'allenatore spagnolo esordisce ufficialmente con la sconfitta nella Supercoppa di Germania, tuttavia poco dopo conduce la squadra alla conquista della prima Supercoppa UEFA: questo dopo aver sconfitto a Praga il Chelsea. In dicembre poi, in seguito alla vittoria a Marrakech contro il Raja Casablanca, vene messa in bacheca anche la prima Coppa del mondo per club FIFA. Il Bayern è poi eliminato dal Real Madrid nella semifinale di Champions League, stabilendo però il record di vittorie consecutive nella manifestazione, dieci[42], e conquista il ventiquattresimo titolo nazionale con sette giornate d'anticipo, vincendo le ultime diciannove partite e stabilendo numerosi record[43]. L'annata è impreziosita dal double, arrivato con la vittoria della diciassettesima Coppa di Germania. Nelle due stagioni successive i bavaresi raggiungono sempre le semifinali della Champions League (eliminazioni contro Barcellona e Atlético Madrid) e conquistano altrettanti titoli di Bundesliga, arrivando così al record di quattro successi consecutivi nella manifestazione. Sempre in campionato il 24 ottobre 2015 la squadra ottiene, in seguito al 4-0 contro il Colonia, la millesima vittoria[44]. Il Bayern conquista anche la diciottesima Coppa di Germania.

Come noto dal 20 dicembre 2015, il successore di Guardiola per la stagione seguente è Carlo Ancelotti, che firma un contratto triennale[45]. Il tecnico italiano inizia la sua esperienza a Monaco vincendo la Supercoppa di Germania (2-0 sul Borussia Dortmund), ed in seguito conduce i suoi sino ai quarti di finale di Champions League, dove l'eliminazione giunge per mano del Real Madrid, e alla semifinale di Coppa di Germania, dove i bavaresi cadono contro il Borussia Dortmund. Il quinto titolo tedesco consecutivo è ottenuto con tre giornate di anticipo grazie ad un 6-0 contro il Wolfsburg. La stagione 2017-2018 inizia con la vittoria della Supercoppa di Germania ai tiri di rigore contro il Borussia Dortmund, ma il 28 settembre Ancelotti è esonerato in seguito ad un avvio non brillante in campionato ed alla sconfitta per 3-0 patita contro il Paris Saint-Germain nella fase a gironi di Champions League[46]. All'allenatore reggiano subentra qualche giorno più tardi il rientrante Jupp Heynckes, che il 7 aprile 2018 conduce i suoi alla vittoria del ventottesimo titolo nazionale, il sesto consecutivo: decisiva è la vittoria per 4-1 in casa dell'Augusta. In Champions League è ancora il Real Madrid di Zinédine Zidane ad eliminare i bavaresi, stavolta in semifinale, mentre in Coppa di Germania il Bayern arriva in finale, dove è sconfitto clamorosamente per 3-1 dall'Eintracht Francoforte allenato da Niko Kovač.

La stagione 2018-2019, l'ultima al Bayern per Franck Ribéry e Arjen Robben, si apre con la vittoria di un altro trofeo, la Supercoppa di Germania, sotto la guida del nuovo tecnico Niko Kovač (come noto da aprile[47]). Il tecnico croato inizia l'annata sconfiggendo per 5-0 la sua ex squadra, l'Eintracht Francoforte[48], e guida i bavaresi al loro 29º titolo nazionale, il settimo di fila, e alla vittoria della Coppa di Germania (3-0 in finale all'RB Lipsia), centrando un treble di trofei nazionali che mancava da sei anni. Grazie a questi due successi, Kovač diventa il primo nella storia del calcio tedesco a conseguire un double sia da giocatore che da allenatore. Il cammino in Champions League il cammino dei bavaresi si interrompe, invece, già agli ottavi di finale, contro il Liverpool futuro campione.

Dopo tre successi di fila, nell'estate del 2019 il Bayern, giunto all'ottava gara consecutiva nel torneo, perde la Supercoppa di Germania (2-0 contro il Borussia Dortmund). Il 3 novembre 2019, in seguito ad un avvio di stagione 2019-2020 contrassegnato da risultati altalenanti[49], il club comunica la rescissione consensuale del contratto con Kovač, dopo la sconfitta per 5-1 sul campo dell'Eintracht Francoforte[50][51]. Sulla panchina del Bayern subentra Hans-Dieter Flick, prima ad interim e, dopo un positivo esordio, in via definitiva[52].

CronistoriaModifica

Bayern Monaco Football Club
  • 1900 - Nasce il Bayern Monaco Football Club.

  • 1900-1901 - Partecipa al Campionato della Germania meridionale come primo club della Baviera, poi rinuncia a giocare la semifinale
  • 1901-1902 - Vince un Campionato cittadino non ufficiale con le altre squadre di Monaco di Baviera, ma non prende parte alle finali del Campionato della Germania meridionale
  • 1902-1903 - Vince la Coppa di Monaco di Baviera ed accede allo spareggio di Süddeutsche Meisterschaft ma perde quest'ultimo e non partecipa alle finali nazionali della prima edizione del campionato tedesco di Verbandliga
  • 1903-1904 - Vincitore del Campionato di Monaco di Baviera MFB, perde lo spareggio di Süddeutsche Meisterschaft per l'ammissione alle finali nazionali del campionato tedesco di Verbandliga
  • 1904-1905 - Vincitore del Campionato di Monaco VMFV e quindi del gruppo Oberbayern (unico gruppo dell'intera Baviera in quest'edizione) e poi 4° nel gruppo finale di Südkreis, Campione di Baviera (1º titolo)
  • 1905-1906 - Vincitore del campionato di Monaco VMFV. 2° nel gruppo Südkreis Südbayern
  • 1906-1907 - 2° nel gruppo Ostkreis Oberbayern
  • 1907-1908 - 1° nel gruppo Ostkreis Gau Oberbayern, 2° nel gruppo Ostkreis finale
  • 1908-1909 - 2° nel gruppo Ostkreis Staffel Oberbayern
  • 1909-1910 - 1° nel gruppo Ostkreis Staffel Süd, poi 1° nel gruppo Ostkreis finale e infine 2° nel gruppo finale Süddeutsche Meisterschaft, Campione di Baviera (2º titolo), non accede alle finali nazionali del campionato tedesco di Verbandliga

  • 1910-1911 - 1° nel gruppo Ostkreis di Süddeutsche Meisterschaft e poi 2° nel gruppo finale di Süddeutsche Meisterschaft, Campione di Baviera (3º titolo), non accede alle finali nazionali del campionato tedesco di Verbandliga
  • 1911-1912 - 2° nel gruppo Ostkreis di Süddeutsche Meisterschaft
  • 1912-1913 - 2° nel gruppo Ostkreis di Süddeutsche Meisterschaft
  • 1913-1914 - 5° nel gruppo Ostkreis di Süddeutsche Meisterschaft
  • 1914-1917 - Campionato nazionale tedesco sospeso per cause belliche
  • 1917-1918 - Campionato nazionale tedesco sospeso per cause belliche, perde la doppia finale di Süddeutsche Meisterschaft
  • 1918-1919 - Campionato nazionale tedesco sospeso per cause belliche
  • 1919-1920 - 2° nel gruppo Sud di Süddeutsche Fußballmeisterschaft

  • 1920-1921
  • 1921-1922 - 2° nel gruppo I di Verbandsliga Südbayern
  • 1922-1923 - 1° nel gruppo di Verbandsliga Südbayern, eliminato nel turno di qualificazione al girone finale di Süddeutsche Meisterschaft
  • 1923-1924 - 3° nel gruppo di Verbandsliga Bayern, non accede alle finali nazionali del campionato tedesco di Verbandliga
  • 1924-1925 - 4° nel gruppo di Verbandsliga Bayern, non accede alle finali nazionali del campionato tedesco di Verbandliga
  • 1925-1926 - 1° nel gruppo di Verbandsliga Bayern e poi 1° nel gruppo finale Süddeutsche Meisterschaft, Campione di Baviera (4º titolo) e Campione della Germania meridionale (1º titolo), ottavi di finale nel campionato nazionale tedesco di Verbandsliga
  • 1926-1927 - 5° nel gruppo di Verbandsliga Bayern, non accede alle finali nazionali del campionato tedesco di Verbandliga
  • 1927-1928 - 1° nel gruppo di Verbandsliga Südbayern e poi 1° nel gruppo finale Süddeutsche Meisterschaft, Campione di Baviera (5º titolo) e Campione della Germania meridionale (2º titolo), semifinale nel campionato nazionale tedesco di Verbandsliga
  • 1928-1929 - 1° nel gruppo di Verbandsliga Südbayern e poi 2° nel gruppo finale Süddeutsche Meisterschaft, quarti di finale nel campionato nazionale tedesco di Verbandsliga
  • 1929-1930 - 1° nel gruppo di Verbandsliga Südbayern e poi 3° nel gruppo finale Süddeutsche Meisterschaft, non accede alle finali nazionali del campionato tedesco di Verbandsliga

  • 1930-1931 - 1° nel gruppo di Verbandsliga Südbayern e poi 3° nel gruppo finale Süddeutsche Meisterschaft, non accede alle finali nazionali del campionato tedesco di Verbandliga
  • 1931-1932 -   Campione di Germania (1º titolo)
  • 1932-1933 - 1° nel gruppo di Verbandsliga Südbayern e poi 4° nel gruppo finale Est/Ovest di Süddeutsche Meisterschaft, non accede alle finali del campionato tedesco
  • 1933-1934 - 3° in Gauliga Bayern
  • 1934-1935 - 4° in Gauliga Bayern
  • 1935-1936 - 3° in Gauliga Bayern
  • 1936-1937 - 3° in Gauliga Bayern
  • 1937-1938 - 5° in Gauliga Bayern
  • 1938-1939 - 7° in Gauliga Bayern
  • 1939-1940 - 8° in Gauliga Bayern


  Retrocesso in 2.Oberliga Süd
  Promosso in Oberliga Süd
Vince la Coppa di Germania meridionale (1º titolo)
  Vince la Coppa di Germania (1º titolo)

Eliminato nei quarti della Coppa delle Fiere.
  Non si qualifica alla neonata Bundesliga; ammesso in Regionalliga (istituito come 2º livello dopo la riforma dei campionati)
  • 1963-1964 - 2° in Regionalliga Süd, perde il girone finale per la promozione in Bundesliga
  • 1964-1965 - 1° in Regionalliga Süd
  Promosso in Bundesliga
  Vince la Coppa di Germania (2º titolo)
  Vince la Coppa di Germania (3º titolo)
  Vince la Coppa delle Coppe (1º titolo)
Semifinalista nella Coppa delle Coppe.
  Vince la Coppa di Germania (4º titolo)
Eliminato nel primo turno della Coppa dei Campioni.

Eliminato nei quarti della Coppa delle Fiere.
  Vince la Coppa di Germania (5º titolo)
Semifinalista nella Coppa delle Coppe.
Eliminato nei quarti della Coppa dei Campioni.
Vince la   Coppa dei Campioni. (1º titolo)
Vince la   Coppa dei Campioni. (2º titolo)
Vince la   Coppa dei Campioni. (3º titolo)
Eliminato nei quarti della Coppa dei Campioni.
Vince la Coppa Intercontinentale (1º titolo)
Eliminato negli ottavi della Coppa UEFA.
Semifinalista nella Coppa UEFA.

Semifinalista nella Coppa dei Campioni.
Finalista nella Coppa dei Campioni.
  Vince la Coppa di Germania (6º titolo)
Eliminato nei quarti della Coppa delle Coppe.
Eliminato negli ottavi della Coppa UEFA.
  Vince la Coppa di Germania (7º titolo)
Semifinalista nella Coppa delle Coppe.
Eliminato nei quarti della Coppa dei Campioni.
  Vince la Coppa di Germania (8º titolo)
Finalista nella Coppa dei Campioni.
Eliminato nei quarti della Coppa dei Campioni.
  Vince la Supercoppa di Germania (1º titolo)
Semifinalista nella Coppa UEFA.
Semifinalista nella Coppa dei Campioni.

Semifinalista nella Coppa dei Campioni.
  Vince la Supercoppa di Germania (2º titolo)
Eliminato nei sedicesimi della Coppa UEFA.
Eliminato nei sedicesimi della Coppa UEFA.
Semifinalista nella Champions League.
  Vince la Coppa UEFA (1º titolo)
Eliminato nei trentaduesimi della Coppa UEFA.
Eliminato nei quarti della Champions League.
  Vince la Coppa di Germania (9º titolo)
Vince la Coppa di Lega tedesca (1º titolo)
Finalista nella Champions League.
Vince la Coppa di Lega tedesca (2º titolo)
Semifinalista nella Champions League.
Vince la Coppa di Lega tedesca (3º titolo)
  Vince la Coppa di Germania (10º titolo)

Vince la Coppa di Lega tedesca (4º titolo)
Vince la   Champions League. (4º titolo)
Eliminato nei quarti della Champions League.
Vince la Coppa Intercontinentale (2º titolo)
Eliminato nella fase a gruppi della Champions League.
  Vince la Coppa di Germania (11º titolo)
Eliminato negli ottavi della Champions League.
Eliminato nei quarti della Champions League.
Vince la Coppa di Lega tedesca (5º titolo)
 Vince la Coppa di Germania (12º titolo)
Eliminato negli ottavi della Champions League.
  Vince la Coppa di Germania (13º titolo)
Eliminato nei quarti della Champions League.
Semifinalista nella Coppa UEFA.
Vince la Coppa di Lega tedesca (6º titolo)
  Vince la Coppa di Germania (14º titolo)
Eliminato nei quarti della Champions League.
Finalista nella Champions League.
  Vince la Coppa di Germania (15º titolo)

Eliminato negli ottavi della Champions League.
  Vince la Supercoppa di Germania (3º titolo)
Finalista nella Champions League.
  Vince la Supercoppa di Germania (4º titolo)
  Vince la Coppa di Germania (16º titolo)
Vince la   Champions League. (5º titolo).
Semifinalista nella Champions League.
  Vince la Coppa di Germania (17º titolo)
  Vince la Supercoppa UEFA (1º titolo)
Vince la Coppa del mondo per club (1º titolo)
Finalista della Supercoppa di Germania.
Semifinalista nella Champions League.
Semifinale della Champions League.
  Vince la Coppa di Germania (18º titolo).
  Vince la Supercoppa di Germania (5º titolo)
Quarti di finale della Champions League.
  Vince la Supercoppa di Germania (6º titolo)
Semifinale della Champions League.
  Vince la Coppa di Germania (19º titolo).
  Vince la Supercoppa di Germania (7º titolo)
Ottavi di finale in Champions League.
Finalista della Supercoppa di Germania.

Colori e simboliModifica

ColoriModifica

I colori tradizionali del Bayern sono il rosso e il bianco, la cui preminenza sulle divise ha variato spesso nel corso della storia. Anche il blu è stato ripetutamente utilizzato. Ciononostante, agli albori del club, il Bayern giocò originariamente in tenute bianco-azzurre, prima e caratterizzate da maglia bianca e calzoncini neri fino al 1905, quando la squadra si unì al Münchner Sport Club, il quale stabilì che si dovesse giocare in calzoncini rossi. Per gran parte della prima fase della propria storia, il Bayern indossò divise casalinghe rosse o amaranto. Nella stagione 1968-69 il Bayern cambiò radicalmente il suo aspetto in campo, scegliendo un completo a strisce rosso-blu con calzettoni e pantaloncini blu. Tra il 1969 ed il 1973, invece, scese in campo con maglia sempre a strisce verticali, ma bianco-rosse. Nel 1973-74 la squadra indossò un completo bianco con una banda verticale rosso-blu laterale. Dal 1974 si scelse di tornare al completo tradizionale e da allora il Bayern ha per la maggior parte dei casi utilizzato divise rosse con dettagli più o meno marcati bianchi o più raramente blu. Nel biennio 1995-97 si è tornati dopo poco meno di trent'anni alla maglia rosso-blu a strisce, riadottata anche nel 2014-15. La divisa più lontana dalla tradizione del club fu quella proposta da Adidas nel 1997, un completo blu notte con una vistosa banda orizzontale sulla maglia rossa. Meno lontana dalla tradizione, ma comunque particolare, fu la divisa Rotwein (vino rosso) scelta per le partite di Bundesliga tra il 2001 e 2003 e per la Champions League 2006-07, in riferimento alle scelte cromatiche a volte avvenute prima degli anni '60.[53]

Le divise da trasferta sfoggiate dal club sono state dei colori più svariati, anche perché quella casalinga ha subito vari stravolgimenti nel tempo. Il colore più usato è stato il bianco, ma non sono mancate maglie nere, blu, verde-oro. Sono state adottate anche divise apposite per le campagne europee (una notissima grigio-amaranto, con cui la squadra perse la finale di Champions League nel 1998-99).

Negli anni '80 e '90 il Bayern era solito indossare una maglia speciale da trasferta contro il Kaiserslautern, con i colori della nazionale brasiliana, giallo e blu, proposta per scaramanzia dovuta al fatto che la squadra della Renania-Palatinato fosse la "bestia nera" dei bavaresi, che difficilmente riuscivano a vincere nel loro stadio.[54]

Divise storicheModifica

Simboli ufficialiModifica

StemmaModifica

 
1900–01
 
1906–19
 
1923–38
1945–54
 
1954–61
 
1961–65
 
1965–70
 
1970–79
 
1979–96
 
1996–02
 
2002–

Il simbolo del Bayern Monaco presenta al centro dei diamanti azzurri e bianchi; questi richiamano la bandiera della Baviera (Bayern in tedesco), e sono contenuti da un anello rosso su cui c'è la scritta "FC Bayern München".

Questo stemma è stato però adottato in una forma molto simile all'attuale solo a partire dal 1970: inizialmente era infatti composto dalle lettere F, B, C e M tra loro sovrapposte, mentre la bandiera della Baviera comincia a comparire dal 1961[55].

InnoModifica

L'inno della squadra si chiama Stern des Südens (Stella del Sud); è stato composto nel 1998 da Willy Astor.

MascotteModifica

La mascotte ufficiale della squadra è l'orso Berni[56].

StruttureModifica

StadioModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Grünwalder Stadion, Olympiastadion (Monaco di Baviera) e Allianz Arena.
 
L'Allianz Arena, inaugurata nel 2005, è uno degli stadi più moderni del mondo

Nei primi anni di vita il Bayern inizia a giocare in un campo da gioco situato nei pressi della Karl-Theodor-Straße, poi si trasferisce in un altro sulla Leopoldstraße, sempre a Monaco; quest'ultimo poteva contenere fino a 8 000 spettatori[57].

A partire dal 1926 il Bayern si trasferisce nel Grünwalder Stadion, che è situato nella periferia meridionale della città. L'impianto, costruito dal Monaco 1860 nel 1911, viene danneggiato durante la seconda guerra mondiale e ricostruito totalmente nel 1948. Nel 1972 la squadra si trasferisce poi nel nuovo Olympiastadion, impianto che viene edificato dall'amministrazione cittadina per ospitare i Giochi della XX Olimpiade che si tengono proprio in questo anno in città. È dotato di una buona capienza, tanto che viene utilizzato anche per ospitare le finali dei Mondiali del 1974 e degli Europei del 1988, oltre ad altre partite di queste manifestazioni; è anche sede di tre finali di Coppa dei Campioni - Champions League e dei campionati europei di atletica leggera 2002.

Nel 2002 il Bayern e il Monaco 1860 iniziano ad edificare un nuovo stadio, la modernissima Allianz Arena, che sorge invece nella parte nord della città. L'impianto è agibile dalla stagione 2005-06, e vanta una capacità di 69 900 persone; è una costruzione ultratecnologica, capace di illuminarsi all'esterno con i colori della squadra di casa, e che, data la sua forma viene soprannominata Schlauchboot, gommone. La prima rete segnata in questo stadio è stata di Owen Hargreaves il 5 agosto 2005 nella partita Bayern - Borussia Mönchengladbach[58].

Il Monaco 1860, che era inizialmente comproprietario dell'impianto, ha venduto le sue quote dello stadio al Bayern Monaco[59] per 11 milioni di euro nell'aprile del 2006 a seguito di gravi difficoltà economiche. Tuttavia i due club si sono accordati affinché il Monaco 1860 potesse continuare a giocare nell'impianto.

Nelle competizioni europee il Bayern Monaco ha perso soltanto sette partite in questo stadio negli anni che vanno dal 2005 al 2013: sei nella Champions League (Bayern-Milan 0-2 nei quarti di finale l'11 aprile 2007, Bayern-Bordeaux 0-2 nei gironi il 3 novembre 2009, Bayern-Inter 2-3 negli ottavi di finale il 15 marzo 2011, nella finale Bayern-Chelsea del 19 maggio 2012, Bayern-Arsenal 0-2 negli ottavi di finale il 13 marzo 2013 e in Bayern-Manchester City 2-3 nella fase a gironi il 10 dicembre 2013), e una nella Coppa UEFA (Bayern-Anderlecht 1-2 negli ottavi di finale il 12 marzo 2008).

Campo di allenamentoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Säbener Straße.
 
Vista parziale

La società dispone di un centro di allenamento che occupa una superficie di 80 000 metri quadrati. Ospita cinque campi da gioco e una palestra, e viene usato sia dalla prima squadra che dalle formazioni giovanili[60].

SocietàModifica

Il Bayern è una società posseduta da soli privati. La squadra professionistica di calcio è gestita dal FC Bayern München AG, le cui quote azionarie sono state ridefinite nel febbraio 2014, a seguito dell'ingresso in società della Allianz, già partner del club e titolare dei diritti di denominazione sullo stadio (poi estesi con diritto d'opzione sino al 2041): il 75% è detenuto dalla casa madre, FC Bayern München e. V. (e. V. è il diminutivo di Eingetragener Verein), mentre un 8,33% ciascuno è di proprietà della Adidas, maggiore sponsor del club e fornitore tecnico, di Audi e, appunto, della Allianz, che per entrare in possesso di tale quota ha versato nelle casse della AG 110 milioni di Euro (una cifra superiore ai 77 milioni versati dalla Adidas nel 2002 e ai 90 milioni versati da Audi nel 2009 per ottenere allora il 9,1% ciascuna), finanziando, soprattutto, l'estinzione delle obbligazioni ancora insistenti sulla Allianz Arena.[61]. Principali sponsor sono la Deutsche Telekom, l'Audi, la Siemens, la Lufthansa, la Coca-Cola e la Paulaner, anch'essa bavarese (al pari di Adidas, Allianz e Audi).

Il Presidente della società madre è Herbert Hainer, il quale è anche membro del consiglio d'amministrazione della AG, mentre Franz Beckenbauer, presidente dal 1994 al 2009, è ora presidente onorario. Il capo della AG è Karl-Heinz Rummenigge, precedente giocatore del club.

Organigramma societarioModifica

 
FCB EV

Fonte: Sito ufficiale[62].

  • Herbert Hainer - Presidente
  • Walter Mennekes - Vicepresidente
  • Dieter Mayer - Vicepresidente
  • Franz Beckenbauer - Presidente onorario
  • Uli Hoeneß - Presidente onorario
 
FCB AG

Fonte: Sito ufficiale[63].

  • Karl-Heinz Rummenigge - Presidente
  • Jan-Christian Dreesen - Consigliere di amministrazione
  • Andreas Jung - Consigliere di amministrazione
  • Jörg Wacker - Consigliere di amministrazione

Modifica

 
Cronologia degli sponsor ufficiali

Cronologia degli sponsor ufficiali[64].

Impegno nel socialeModifica

Dal 2005 è attiva la "FC Bayern – Hilfe e.V."[65].

Settore giovanileModifica

 
La seconda squadra

Al pari di molte altre compagini tedesche il Bayern Monaco, oltre alle squadre giovanili ha una seconda squadra, il Fußball-Club Bayern München II[66]; nella stagione 2014-2015 milita in Regionalliga Bayern, una delle cinque divisioni del quarto livello del campionato tedesco di calcio. Gioca le partite nel Grünwalder Stadion, impianto in passato utilizzato dalla prima squadra tra il 1926 e il 1972.

Per quanto riguarda il settore giovanile, la società è dotata di un proprio centro giovanile che ospita i giocatori; tra quelli che ci hanno vissuto figurano Holger Badstuber, Bastian Schweinsteiger, Owen Hargreaves, Piotr Trochowski e Samuel Kuffour[67].

GiocatoriModifica

  Le singole voci sono elencate nella Categoria:Calciatori del F.C. Bayern München

Hall of FameModifica

Di seguito l'elenco dei giocatori inseriti nella "Hall of Fame" del club[68]:

CapitaniModifica

Di seguito l'elenco dei capitani del Bayern Monaco dal 1965 a oggi, con il periodo in cui hanno portato la fascia[69].

Vincitori di titoliModifica

Campioni del mondo

Di seguito l'elenco dei giocatori che hanno vinto il campionato mondiale di calcio durante il periodo di militanza nel Bayern Monaco[70]. Con 24 giocatori, il Bayern Monaco è al secondo posto dietro la Juventus (25). Considerando solo i calciatori campioni del mondo con la Nazionale Tedesca, è a quota 21 calciatori.

Premi individuali dei giocatoriModifica

Tre giocatori del Bayern Monaco hanno ricevuto il Pallone d'oro, per un totale di cinque volte: Gerd Müller (1970), Franz Beckenbauer (1972 e 1976) e Karl-Heinz Rummenigge (1980 e 1981). Da notare inoltre che nel 1972 e nel 1981 anche al secondo posto è stato appannaggio di un giocatore del Bayern, rispettivamente Müller e Paul Breitner; inoltre Oliver Kahn è stato proclamato Miglior giocatore dei Mondiali al termine dei Mondiali del 2002.

Premi Nome Anno/i
Pallone d'oro (Calciatore europeo dell'anno)
  Gerd Müller 1970
  Franz Beckenbauer 1972, 1976
  Karl-Heinz Rummenigge 1980, 1981
UEFA Best Player in Europe Award
  Franck Ribéry 2013
Onze d'or
  Karl-Heinz Rummenigge 1980, 1981
Miglior giocatore dei Mondiali
  Oliver Kahn 2002
Miglior portiere dell'anno IFFHS
  Jean-Marie Pfaff 1987
  Oliver Kahn 1999, 2001, 2002
  Manuel Neuer 2013, 2014, 2015, 2016
UEFA Club Footballer of the Year
  Stefan Effenberg 2001
UEFA Club Football Awards - Miglior portiere
  Oliver Kahn 1999, 2000, 2001, 2002
Calciatore asiatico dell'anno
  Ali Daei 1999
Calciatore tedesco dell'anno
  Gerd Müller 1967, 1969
  Franz Beckenbauer 1966, 1968, 1974, 1976
  Sepp Maier 1975, 1977, 1978
  Karl-Heinz Rummenigge 1980
  Paul Breitner 1981
  Lothar Matthäus 1999
  Oliver Kahn 2000, 2001
  Michael Ballack 2003, 2005
  Franck Ribéry 2008
  Arjen Robben 2010
  Bastian Schweinsteiger 2013
  Manuel Neuer 2014
  Jérôme Boateng 2016
Calciatore danese dell'anno   Brian Laudrup 1992
Calciatore ghanese dell'anno   Samuel Kuffour 1998, 1999, 2001
BBC African Footballer of the Year
  Samuel Kuffour 2001
Calciatore paraguaiano dell'anno   Roque Santa Cruz 1999
Guldbollen   Patrik Andersson 2001
England Player of the Year   Owen Hargreaves 2006
Calciatore francese dell'anno   Franck Ribéry 2008, 2013
Calciatore croato dell'anno   Ivica Olić 2009, 2010
  Mario Mandžukić 2012
Calciatore austriaco dell'anno   David Alaba 2011, 2012, 2013
Trofeo Bravo   Owen Hargreaves 2001
  Thomas Müller 2010

Altri riconoscimenti individualiModifica

Gerd Müller ha conquistato per due volte la Scarpa d'oro quale miglior marcatore europeo: nel 1970 e nel 1972, oltre ad essere stato per quattro volte capocannoniere in Coppa dei Campioni e sette in campionato; inoltre, con la maglia della Nazionale ha vinto anche la classifica marcatori in due manifestazioni internazionali: Messico 1970 e Belgio 1972.

Scarpa d'oro
Nome Anno/i (Reti)
  Gerd Müller 1970 (38), 1972 (40)
Capocannoniere della UEFA Champions League
Nome Anno/i (Reti)
  Gerd Müller 1973 (11), 1974 (8), 1975 (5), 1977 (5)
  Karl-Heinz Rummenigge 1981 (6)
  Dieter Hoeneß 1982 (7)
Capocannoniere della Coppa UEFA
Nome Anno/i (Reti)
  Dieter Hoeneß 1980 (7)
  Jürgen Klinsmann 1996 (15)
  Luca Toni 2008 (10)
Capocannoniere della Bundesliga
Nome Anno/i (Reti)
  Gerd Müller 1967 (28), 1969 (30), 1970 (38), 1972 (40), 1973 (36), 1974 (30), 1978 (24)
  Karl-Heinz Rummenigge 1980 (26), 1981 (29), 1984 (26)
  Roland Wohlfarth 1989 (17), 1991 (21)
  Giovane Élber 2003 (21)
  Luca Toni 2008 (24)
  Mario Gómez 2011 (28)
  Robert Lewandowski 2016 (30)
Scarpa d'oro adidas - Capocannoniere del Campionato del mondo
Nome Anno/i (Reti)
  Gerd Müller 1970 (10)
  Thomas Müller 2010 (5)
Capocannoniere del Campionato europeo
Nome Anno/i (Reti)
  Gerd Müller 1972 (4)
Bomber dell'anno IFFHS
Nome Anno/i (Reti)
  Jürgen Klinsmann 1995 (17)
  Robert Lewandowski 2015 (22)

Allenatori e presidentiModifica

AllenatoriModifica

Di seguito la lista degli allenatori del Bayern Monaco dal 1900 ad oggi[71]

 
Allenatori

PresidentiModifica

Di seguito viene riportata la lista dei presidenti del Bayern Monaco dal 1900 ad oggi[72]:

Uli Hoeneß, ex massimo dirigente della società, e Franz Beckenbauer, in carica dal 1994 al 2009 e oggi presidente onorario
 
Presidenti
  • 1900 - 1903: Franz John
  • 1903 - 1906: Willem Hesselink
  • 1906 - 1907: Kurt Müller
  • 1907 - 1913: Angelo Knorr
  • 1913 - 1914: Kurt Landauer
  • 1914 - 1915: Fred Dunn
  • 1915: Hans Tusch
  • 1915: Fritz Meier
  • 1915: Hans Bermühler
  • 1916 - 1919: Fritz Meier
  • 1919 - 1921: Kurt Landauer
  • 1921 - 1922: Fred Dunn
  • 1922 - 1933: Kurt Landauer
  • 1933 - 1934: Siegfried Hermann
  • 1934 - 1935: Karl-Heinz Oettinger
  • 1935 - 1937: Richard Amesmeier
  • 1937 - 1938: Franz Nußhardt
  • 1938 - 1943: Franz Kellner
  • 1943 - 1945: Josef Sauter
  • 1945: Franz Xaver Heilmansseder
  • 1945: Josef Bayer
  • 1945 - 1947: Siegfried Herrmann
  • 1947 - 1951: Kurt Landauer
  • 1951 - 1953: Julius Scheuring
  • 1953 - 1955: Adolf Fischer, Karli Wild, Hugo Theisinger
  • 1955 - 1958: Alfred Reitlinger
  • 1958 - 1962: Roland Endler
  • 1962 - 1979: Wilhelm Neudecker
  • 1979 - 1985: Willi O. Hoffmann
  • 1985 - 1994: Fritz Scherer
  • 1994 - 2009: Franz Beckenbauer
  • 2009 - 2014: Uli Hoeneß
  • 2014 - 2016: Karl Hopfner
  • 2016 - 2019: Uli Hoeneß
  • 2019 - : Herbert Hainer

PalmarèsModifica

Di seguito vengono riportati i trofei ed i principali piazzamenti del club nella sua storia[73]:

Competizioni nazionaliModifica

61 trofei

1931-1932, 1968-1969, 1971-1972, 1972-1973, 1973-1974, 1979-1980, 1980-1981, 1984-1985, 1985-1986, 1986-1987, 1988-1989, 1989-1990, 1993-1994, 1996-1997, 1998-1999, 1999-2000, 2000-2001, 2002-2003, 2004-2005, 2005-2006, 2007-2008, 2009-2010, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2018-2019
1956-1957, 1965-1966, 1966-1967, 1968-1969, 1970-1971, 1981-1982, 1983-1984, 1985-1986, 1997-1998, 1999-2000, 2002-2003, 2004-2005, 2005-2006, 2007-2008, 2009-2010, 2012-2013, 2013-2014, 2015-2016, 2018-2019
1987, 1990, 2010, 2012, 2016, 2017, 2018
1997, 1998, 1999, 2000, 2004, 2007

Competizioni internazionaliModifica

11 trofei

1976, 2001
2013
1973-1974, 1974-1975, 1975-1976, 2000-2001, 2012-2013
  •   Coppa delle Coppe: 1 (record tedesco condiviso con Amburgo, Borussia Dortmund, Werder Brema e Magdeburgo)
1966-1967
1995-1996
2013

Altre competizioni internazionaliModifica

  • International Champions Cup: 1
2004

Competizioni regionaliModifica

1964-1965
  • Campionato della Germania meridionale: 2
1926, 1928
1905, 1910, 1911, 1926, 1928
  • Coppa della Germania meridionale: 1
1957

Competizioni giovaniliModifica

1953

Altri piazzamentiModifica

Secondo posto: 1969-1970, 1970-1971, 1987-1988, 1990-1991, 1992-1993, 1995-1996, 1997-1998, 2003-2004, 2008-2009, 2011-2012
Terzo posto: 1965-1966, 1975-1976, 1981-1982, 2001-2002, 2010-2011
Finalista: 1984-1985, 1998-1999, 2011-2012, 2017-2018
Semifinalista: 1967-1968, 1973-1974, 2001-2002, 2010-2011, 2014-2015, 2016-2017
Finalista: 1989, 1994, 2013, 2014, 2015, 2019
Finalista: 2006
Finalista: 1981-1982, 1986-1987, 1998-1999, 2009-2010, 2011-2012
Semifinalista: 1980-1981, 1989-1990, 1990-1991, 1994-1995, 1999-2000, 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016, 2017-2018
Semifinalista: 1967-1968, 1971-1972, 1984-1985
Semifinalista: 1979-1980, 1988-1989, 2007-2008
Finalista: 1975, 1976, 2001

Statistiche e recordModifica

Partecipazione ai campionati e ai tornei internazionaliModifica

Campionati nazionaliModifica

Dalla stagione 1909-1910 alla stagione 2019-2020 compresa, la squadra ha partecipato a:

Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Ostkreis-Liga 5 1909-1910 1913-1914 103
Kreisliga Südbayern 4 1919-1920 1922-1923
Bezirksliga Bayern 10 1923-1924 1932-1933
Gauliga Bayern 12 1933-1934 1944-1945
Oberliga Süd 17 1945-1946 1962-1963
Bundesliga 55 1965-1966 2019-2020
2. Oberliga Süd 1 1955-1956 3
Regionalliga Süd 2 1963-1964 1964-1965

Partecipazione alle coppe europeeModifica

Alla stagione 2019-2020 il club ha ottenuto le seguenti partecipazioni ai tornei internazionali[74]:

Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione
Coppa dei Campioni/UEFA Champions League 36 1969-1970 2019-2020
Coppa delle Coppe 5 1966-1967 1984-1985
Coppa Intercontinentale 2 1976 2001
Supercoppa UEFA 4 1975 2013
Coppa UEFA/UEFA Europa League 9 1977-1978 2007-2008
Coppa del mondo per club FIFA 1 2013
Coppa delle Fiere 2 1962-1963 1970-1971

Statistiche individualiModifica

Il giocatore con più presenze nelle competizioni europee è Oliver Kahn a quota 132, mentre il miglior marcatore è Gerd Müller con 62 gol[74].

Di seguito i record di presenze e di gol con la maglia del club; in 'grassetto' i calciatori ancora in squadra

Dati aggiornati al 26 novembre 2019.

 
Record di presenze

I primi dieci giocatori per numero di presenze[75]:

 
Record di reti

I primi dieci giocatori per numero di gol[76]:

Statistiche di squadraModifica

A livello internazionale la miglior vittoria è per 10-0, ottenuta contro l'Anorthosis nel primo turno della Coppa UEFA 1983-1984, mentre la peggior sconfitta è il 6-2 subito contro il B 1903 nel secondo turno della Coppa UEFA 1991-1992[74].

TifoseriaModifica

Il Bayern Monaco è considerato senza ombra di dubbio il maggiore club calcistico della città e della nazione. La sua popolarità va ben oltre i confini tedeschi, coinvolgendo appassionati di tutto il mondo.

RivalitàModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Derby di Monaco di Baviera e Der Klassiker.
 
Tifosi

Il Bayern è uno dei tre club professionistici del capoluogo bavarese. Il principale rivale cittadino è il Monaco 1860, attualmente in terza divisione tedesca. La rivalità, molto sentita negli anni '60, quando il Monaco 1860 era una potenza del calcio tedesco, ha perso importanza negli ultimi anni, ma il derby di Monaco di Baviera rimane un evento molto atteso. L'altra società, l'Unterhaching, che ha sede in un paese vicino a Monaco, ha partecipato ad alcuni campionati di prima divisione (il primo dei quali nel 1999-2000), ma ha quasi sempre militato in seconda divisione.

Dagli anni '20 si sviluppò una rivalità con il Norimberga, rivale bavarese che negli anni '20 e '30 era più titolato del Bayern[77]. La partita tra le due squadre è definita derby di Baviera.

Molto sentita è la rivalità con il Kaiserslautern, che trae origine da una sfida del 1973 persa per 7-4 dal Bayern, che era in vantaggio con il punteggio di 4-1[78][79], e riaccesa dopo il referendum successivo alla seconda guerra mondiale, che decretò l'indipendenza di Kaiserslautern e del Palatinato dalla Baviera.

Negli ultimi decenni è cresciuta la rivalità sportiva con il Borussia Dortmund, che ha saputo contendere al Bayern Monaco il primato nazionale. La partita tra le due squadre è nota come Der Klassiker. Numerosi sono i duelli tra le due squadre per la conquista del titolo nazionale e della Coppa di Germania, nella cui finale i club si sono incontrati varie volte (2008, 2012, 2014 e 2016). Nel 2012 la sconfitta per 5-2 patita contro il Borussia Dortmund nella finale di Coppa di Germania fu la più larga subita dal Bayern in una finale. Molti sono stati anche gli incontri tra le due squadre in Supercoppa di Germania (1989, 2008, 2012, 2013, 2014 , 2016, 2017 e 2019). Nel 2012-2013 le due squadre si sono ritrovate anche in finale di Champions League, la prima tra due squadre tedesche nella storia del torneo[80].

GemellaggiModifica

In campo internazionale si segnala il gemellaggio con i supporters italiani della Civitanovese e della Sambenedettese. In Germania invece, esiste un gemellaggio con i tifosi del Bochum.

OrganicoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Fußball-Club Bayern München 2019-2020.

RosaModifica

Rosa aggiornata al 24 agosto 2019.[81]

N. Ruolo Giocatore
1   P Manuel Neuer (capitano)
4   D Niklas Süle
5   D Benjamin Pavard
6   C Thiago Alcántara
8   C Javi Martínez
9   A Robert Lewandowski
10   C Philippe Coutinho
11   C Mickaël Cuisance
14   A Ivan Perišić
15   A Jann-Fiete Arp
17   D Jérôme Boateng
18   C Leon Goretzka
19   C Alphonso Davies
N. Ruolo Giocatore
21   D Lucas Hernández
22   A Serge Gnabry
24   C Corentin Tolisso
25   A Thomas Müller (vice-capitano)
26   P Sven Ulreich
27   D David Alaba
29   A Kingsley Coman
32   C Joshua Kimmich
33   D Lars Lukas Mai
36   P Christian Früchtl
39   P Ron-Thorben Hoffmann
42   A Kwasi Okyere Wriedt

Staff tecnicoModifica

Tratto dal sito ufficiale, aggiornato al 3 novembre 2019.[82]

 
Staff tecnico

Altre sezioni della polisportivaModifica

Il Bayern è una società polisportiva, quindi, oltre al calcio maschile esistono altre sezioni.

Calcio femminileModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Fußball-Club Bayern München Frauenfußball.

La sezione di calcio femminile è il Bayern München Frauenfußball. La squadra è stata fondata nel 1970 ed è diventata campione nazionale nel 1976, mentre nel 2002 ha conquistato la coppa nazionale[83]. Gioca le partite nel Grünwalder Stadion, utilizzato fino al 1972 dalla prima squadra maschile.

PallacanestroModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Fußball-Club Bayern München Basketball.

La sezione di pallacanestro si chiama Bayern München Basketball. Fondata nel 1946 milita nella Basketball-Bundesliga; nella stagione 2017-2018 ha vinto il 4º campionato. Gioca le partite casalinghe nella Audi Dome[84].

Altre sezioniModifica

 
La sezione di scacchi

Le altre sezioni del club sono:

NoteModifica

  1. ^ (PDF(ES) Domènec García, Un dilema histórico, in El Mundo Deportivo, 23 settembre 2003. URL consultato il 3 agosto 2009.
  2. ^ dopo Celtic (1967), Ajax (1972), PSV (1988), Manchester United (1999), Barcellona (2009 e 2015) e Inter (2010).
  3. ^ (EN) uefa.com, https://www.uefa.com/MultimediaFiles/Download/EuroExperience/competitions/Publications/02/28/56/90/2285690_DOWNLOAD.pdf.
  4. ^ a b (EN) FC Bayern celebrate 117th birthday, in fcbayern.com. URL consultato il 23 aprile 2017.
  5. ^ a b c d e f g h (EN) The Early Years: Foundation & First Title, in fcbayern.com. URL consultato il 23 aprile 2017.
  6. ^ Camaleontico Bayern: quante divise diverse dal ’90 ad oggi!, in soccerstyle24.it. URL consultato il 23 aprile 2017.
  7. ^ a b (EN) Success from the start, in fcbayern.com. URL consultato il 23 aprile 2017.
  8. ^ (EN) FC Bayern München, in abseits-soccer.com. URL consultato il 22 agosto 2014.
  9. ^ a b Calcio, dittature e propaganda, in paperblog.com. URL consultato il 24 agosto 2014.
  10. ^ (EN) Kurt Landauer, in fcbayern.de. URL consultato il 22 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 3 settembre 2014).
  11. ^ a b (EN) Hard times and reconstruction, in fcbayern.com. URL consultato il 24 aprile 2017.
  12. ^ a b Il Bayern dalle fondamenta, in wordpress.com. URL consultato il 13 novembre 2014.
  13. ^ (EN) The man who changed everything, in espnfc.com. URL consultato il 24 agosto 2014.
  14. ^ a b Forza fisica e grandi individualità. Il Bayern di Beckenbauer, in frickfoot.it. URL consultato il 25 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 3 settembre 2014).
  15. ^ (DE) 1. Bundesliga - Spieltag / Tabelle, in kicker.de. URL consultato il 25 agosto 2014.
  16. ^ (DE) 1. Bundesliga - Spieltag / Tabelle, in kicker.de. URL consultato il 25 agosto 2014.
  17. ^ Spunti di Sport Amarcord: Atletico Madrid – Bayern (1974), in blog.guerinsportivo.it. URL consultato il 25 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 27 agosto 2014).
  18. ^ Schwarzenbeck, il cartolaio di Beckenbauer, in archiviostorico.gazzetta.it. URL consultato il 3 aprile 2017.
  19. ^ (DE) 1. Bundesliga - Spieltag / Tabelle, in kicker.de. URL consultato il 1º ottobre 2014.
  20. ^ Quando Inter e Bayern Monaco erano il calcio in bianco e nero, in corriere.it. URL consultato il 25 agosto 2014.
  21. ^ (DE) 1. Bundesliga - Spieltag / Tabelle, in kicker.de. URL consultato il 13 novembre 2014.
  22. ^ ULI HOENESS, in calcioitaliastory.it. URL consultato il 26 agosto 2014.
  23. ^ a b 1975 - Bayern Monaco, in gazzetta.it. URL consultato il 25 agosto 2014.
  24. ^ È morto Pál Csernai, in calciocorea.altervista.org. URL consultato il 29 agosto 2014.
  25. ^ Karl-Heinz Rummenigge il campione che ha vinto “quasi” tutto, in informarea.it. URL consultato il 29 agosto 2014.
  26. ^ Benítez eguaglia Lattek, in it.uefa.com. URL consultato il 31 agosto 2014.
  27. ^ Il momento magico di Madjer, in it.uefa.com. URL consultato il 12 settembre 2014.
  28. ^ DALLA GALOPPATA DI BERTI ALLA DOPPIETTA DI MILITO, in storiesportive.it. URL consultato il 3 settembre 2014 (archiviato dall'url originale il 13 settembre 2014).
  29. ^ (EN) FC Bayern München, in uefa.com. URL consultato il 6 novembre 2014.
  30. ^ (EN) Under Louis van Gaal, Bayern have mastered the art of the comeback., in www.goal.com. URL consultato il 12 settembre 2014.
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BibliografiaModifica

  • Thomas Donati, Stella della Germania. Storia e gloria del Bayern Monaco, Limina, 2007, ISBN 88-6041-028-2.

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